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Motorpsycho


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#41 starmelt

starmelt

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Inviato 12 maggio 2008 - 09:52

Sì.
Di quel concerto allo 041 di Marghera ricordo un monolite da mezz'ora Painting The Night Unreal->Hogwash->Tristano che ti risucchiava la materia cerebrale dalle orecchie, e le sorprese Watersound e All Is Loneliness.

Tra l'altro nei momenti di psychonautismo molesto mi ero scaricato il concerto che sarà il terzo Roadwork, a memoria mi piaceva parecchio.
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#42 starmelt

starmelt

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Inviato 21 maggio 2008 - 07:59

Dato che è da un bel po’ che ho perso il treno delle novità mi sto riavvolgendo sulle certezze o su classici mai apprezzati fino in fondo (grazie all’attuale adorazione di Bone Machine sento che Waits è finalmente a portata di mano). Complice il nuovo disco e il DVD in uscita è sul trio norvegese che mi sono riaffacciato ultimamente.
Approfitto dei riascolti per buttare giù una personale guida motorpsychedelica. Chiedo perdono anticipato per l'inutilità e la prolissità.

Maiden Voyage (1990): demo su cassetta, quattro pezzi, registrazione degna del black metal che andava al momento a quelle latitudini, lo stile, un punk hard mai veramente grunge. Gran pezzo la svelta Queen Chinee mentre l’acustica Blueberry Daydream fa intravedere delle potenzialità non comuni.

Lobotomizer (1991): alla batteria sedeva ancora tale Killer, Bent aveva un amplificatore del basso scassato e la rotta del trio era un truce stoner-grunge-metal. Muri di elettricità, voce da sgozzato, sound violento e grezzo. Purtroppo lo stile è ancora da affinare, buoni i pezzi che si muovono un po’ fuori dal coro ossia la calvacatona seventies Hogwash e Frances dove fanno capolino una chitarra acustica e una melodia istantanea.

8 Soothing Songs For Rut (1992): raccolta del singolo 3 Songs For Rut e del mini Soothe. Arriva Geb alla batteria e sia lo stile che il sound iniziano ad evolversi. A lato dei soliti assalti (Have Fun, Loaded), impressionano la lunga e malinconica Lighthouse Girl e Sister Confusion, brano che al di là dell’oceano avrebbe potuto fare veri disastri. In chiusura una versione “watchtowery” di California Dreaming.

Demon Box (1993): le cose si fanno finalmente serie. Deathprod e Lars Lien (altra presenza fondamentale nel gruppo, i due sono un po’ le facce di una medaglia: lo sperimentatore e l’arrangiatore) entrano in organico in pianta stabile, gli altri tre finalmente iniziano a prendere confidenza con sempre più strumenti e sempre più stili. Demon Box si apre e si chiude con la stessa canzone suonata prima in maniera acustica e poi elettrica (trascinante in maniera pazzesca quest’ultima, trattenersi dal cantare è un’impresa), si passa poi per l’hard grunge (Nothing To Say, altro classico, anche se non l’ho mai amato), per la lobotimizerisiana (??) Feedtime e via via tra lo-fi acustico casalingo (Tuesday Morning, Come On In), tirate elettriche (Sunchild, Junior). Restano da citare la monumentale Demon Box, la cover di All Is Loneliness di Moondog e la splendida Plan#1.

Mountain EP (1993): la versione in vinile di Demon Box includeva tre pezzi non presenti su cd, due sono superflui, il terzo no, Moutain è un macigno da dieci e più minuti, la scelta quindi è quella di farne un mini dando l’avvio ad una serie di EP che accompagneranno gli album maggiori. Lo standard è: cinque pezzi, una cover o un remake, un po’ di weirdness, il tutto per 20-30 minuti di durata. Qui oltre alla title track sfilano Flesh Harrower, forse il loro brano più violento (Deathprod come cantante-screamer è un grande), una cover apocalittica di House Of The Pooneil Corners e un altro paio di strambezze (Viscount Grisnah è un brave strumentale per batteria, organo e echoplex registrato attraverso il muro del bagno).

Another Ugly EP (1994): altro mini, anche migliore del precedente, oltre ai tributi ai Kiss, ai Motorhead e allo zio di Geb, sfilano la strambissima Another Ugly Tune, il remake di Blueberry Daydream e lo splendido crescendo di She Used To Be A Twin.

Timothy’s Monster (1994): cambio di etichetta. Abbandonata la Voices Of Wonders i Motorpsycho passano alla neonata Stickman (se non sbaglio nata proprio per produrre loro). L’ispirazione compositiva è allo zenit e Timothy’s Monster risulta essere il loro personale capolavoro. Lo stile inoltre evolve ulteriormente, il lato hard viene abbandonato in favore di quella slackeness di cui i Pavement erano i massimi portavoce al momento, gli arrangiamenti si fanno più curati, le parti acustiche acquistano sempre più peso, il lato pop emerge sempre più.
Nel primo cd sfilano Feel, lofi acustico/intimista che apre il disco, i potenziali singoli killer Trapdoor e Wearing Yr Smell, Beatiful Sister (da qualche parte avevo letto Syd Barrett incatenato a pane e feedback), la sognante On My Pillow (vedere I’m Only Sleeping dei Beatles), Kill Some Day, potenziale inno della generazione x (solito discorso di stare dalla parte sbagliata dell’oceano), Now It’s Time To Skate, incanto acustico che si elettrifica nel finale (con un Geb sempre più smaliziato al banjo) e in chiusura Watersound altra meraviglia che parte soffusa e tremolante per esplodere in mille frammenti.
La divisione in doppio cd in questo caso è significativa, infatti sul primo sfilano canzoni più o meno standard, il secondo è molto più sperimentale e tira un po’ le somme del gruppo. I quattro brani sono esemplificativi delle forze che hanno spinto il gruppo finora, The Wheel è un mostruoso monumento alla reiterazione, il gioiellino Sungravy dice che Nick Drake è un’influenza non indifferente, Grindstone chiude definitivamente col passato metal, la conclusiva The Golden Core, che solitamente viene etichettata come il loro parto migliore (concordo) e che deve parecchio alle stratificazioni orizzontali di Loveless (accompagna con la voce anche Anneli Drecker dei Bel Canto), è un’ estasi malinconica da contemplazione universale.

Tussler (1994): non paghi di aver appena rilasciato un triplo vinile, quei tre folli si reinventano come gruppo country rock per la colonna sono di un film western di serie b. I pezzi sono quasi tutti o cover o remake di loro cose precedenti. Ex assalti elettrici rifatti che diventano canzoni da festa paesana, da sedia a dondolo sotto il porticato, sempre e comunque in un tripudio di banjo e steel guitar. L’album era irreperibile per molti anni e la ristampa del 2004 aggiunge tutto il materiale che mancava e, manco a dirlo, le bonus track sono splendide, vedere le cover di Albuquerque, Lazy Days, o i rifacimenti di A Memory (loro pezzo del ’90), Queen Chinee, o l’inedita (e un po’ fuori posto) Illinois. Per i fan un album spassosissimo.

Wearing Yr Smell EP (1994): ok, con tutto quanto avevano tirato fuori in due anni questo EP è trascurabile, giusto va citata un versione polediana di Junior e la bella cover di President Block di un gruppo norvegese mai sentito.

Blissard (1996): Deathprod resta in organico ma solo per le registrazioni in studio (e il suo intervento è sempre minore) e la malinconia di Timothy’s Monster fa spazio a sventagliate elettriche supersoniche tirate a lustro. Sono queste a tenere banco per gran parte del disco e raggiungono il loro apice con la colossale S.T.G. Per il resto ci sono il singolone The Nerve Tattoo, la dimessa e triste Manmower e un paio di altri numeri buoni (Sinful Wind Borne, Greener).

The Nerve Tattoo EP (1996): primo EP di Blissard e tra le uscite piccole la mia preferita. Dopo il weirdismo di Geb, passano in rassegna un versione follemente acustica di The Wheel (chitarre banjo e violino), la fosca e spaziale Pale Day (made by Deathprod) e Mad Sun, pezzo seriamente killer.

Manmower EP (1996): secondo EP, la consueta stramberia di Geb, una cover di Heaven & Hell, l’introversa 7th Dream e la dedica ai Velvet seconda maniera con Sterling Says.

Angels & Daemons At Play (1997): anche se restano i pezzi sonici (Walking On The Water, Starmelt/Lovelight,  Like Always, In The Family) si prosegue virando verso una psichedelia scura, soprattutto nei lunghi brani cosmici Heartattack Mack e Un Chien D’Espace.

Starmelt EP (1997): altro EP ottimo, solito formato, weirdismo, cover (hard sguaiatissimo degli Humble Pie), Wishing Well, canto in libertà e registrazione in no-fi e il pezzone da novanta Flick Of The Wrist.

Trust Us (1998): altro doppio cd questa volta influenzato dalla psichedelica e soprattutto dal kraut (Can in testa). Dal primo cd si impone Vortex Surfer, melodia sadness e climax totale, perfetto brano da chiusura dei concerti e che da subito diventa un culto da parte dei fan, per il resto ci sono gli heavy spaziali Psychonaut e 577, il singolo Ozone e l’eterea (e bellissima se non fosse tirata troppo per le lunghe) The Ocean In Her Eyes. Il secondo viaggia a ritmi alterni, Radiance Freq soffre della stessa malattia di The Ocean In Her Eyes (leggi lunghezza, anche se il finale ripaga di tutto), Hey Jane è l’altro singolo che per quanto buono risulta essere un po’ stucchevole. Meglio Taifun con la sua coda di Theremin e la piccola e dolce Coventry Boy.

Ozone EP (1998): cover di Young Man Blues, poi le bordate titaniche da un accordo di Back To Source, che stava sul vinile di Angels & Daemons At Play, e la dolcissima e spensierata The Skies Are Full Of… Wine?

Hey Jane EP (1998): mini dai toni estremamente stravaganti. Due i pezzi da tramandare: Celestine weirdismo melodico sconvoltissimo e The Ballad Of Pat & Put ballata lo-fi che si perde nello spazio-tempo.

Roadwork Vol.1, Heavy Metal Iz A Poze, Hardt Rock Iz A Leifschteil, Life In Europe 1998 (1998): visto che i fan sono sempre più dei moderni deadheads si apre la serie che dovrebbe documentare le loro esibizioni live (vera forza del gruppo). Sul retro del cd un invito a comprarlo solo se già si conoscono le uscite in studio, nel cd 80 minuti di rock totale. I primi tre pezzi (The Other Other Foll, A K9 Suite e Super/Wheel) sono biglietti di andata e ritorno per l’iperspazio, poi si picchia durissimo con You Lied e Black To Comm (brano mai registrato ufficialmente degli MC5 e che praticamente consta di un solo accordo). In chiusura la giusta presenza di Vortex Surfer.

Let Them Eat Cake (2000): una netta cesura col passato. Ciao hard, ciao cavalcate, ciao tutto insomma. Il disco è un tributo al pop psichedelico anni sessanta. I fan si dividono, alcuni  gridano allo scandalo, si sentono traditi, altri apprezzano il tentativo di rinnovamento (io tra questi). Le atmosfere sono colorate, gli arrangiamenti ricercatissimi, i toni floreali, un tripudio di canzoni all’acquarello. Non tutto funziona perfettamente ma un pugno di pezzi eccellenti c’è: la sognante Upstairs-Downstairs, il pop di Big Surprise e di My Best Friend, la lenta e malinconica (azzarderei quasi post) Stained Glass.

The Other Fool EP (2000): niente di memorabile, giusto il Funk ’99 (titolo autoesplicativo).

Walking With J EP (2000): l’EP più astruso, solo weirdismi (Captain Geebheart si spiega da sé).

Roadwork Vol.2, The MotorSource Massacre, Motorpsycho, The Source & Deathprod, Live At Kongsberg Jazzfestival 1995 (2001): facciamo un passo indietro, nel ’95 era appena uscito Timothy’s Moster, un album country & western, il gruppo aveva suonato ad alcuni importanti festival metal quando i The Source gli chiesero di fare un doppio concerto jazz. Due band sul palco in contemporanea più Deathprod. Esperienza coraggiosa e giustamente documentata su cd, ma non particolarmente riuscita, soprattutto per le troppe lungaggini.

Barracuda EP (2001): dopo il pop floreale un torrido album hard funk con fiati, cori e tutto il resto. Il tributo a High Time degli MC5 (e al film Punto Zero) è piuttosto evidente. Sette canzoni, qualcuna funziona di più qualcuna di meno, nel complesso si fa ascoltare. Bella l’iniziale Heartbreaker e la psichedelica Dr Hoffman’s Bicycle.

Phanerothyme (2001): si prosegue sulla scia di Let Them Eat Cake, l’effetto sopresa è però svanito e l’impressione inizia ad essere di semplice revivalismo. I Motorpsycho però si ricordano ancora come scrivere canzoni e in alcuni casi ne vengono fuori di buone, Bedroom Eyes con lo spettro di Drake sempre presente, la tirata For Free e Painting The Night Unreal che funziona bene soprattutto dal vivo. Purtroppo c’è anche quell’abominio di Go To California, che se è uno scherzo non l’ho mai capito. (Niente EP di contorno per Phanerothyme)

It’s A Love Cult (2002): disco che chiude (in netto calare) la trilogia west coast. Proprio volendo l’unico pezzo da salvare è The Mirror & The Lie.

Serpentine EP (2002): i pezzi che avanzavano di It’s A Love Cult, fate un po’ voi...

In The Fishtank [Motorpsycho + Jaga Jazzist Horns] (2003): collaborazione per la serie dell’etichetta olandese Konkurrent. Funziona molto bene una versione soffusa e fumosa di Pills Powders & Passionplay e il climax Tristano.

Motorpsycho Presents The International Tussler Society (2004): una porcheria. Il tentativo di un secondo Tussler fallisce miseramente, manca l’ispirazione, mancano le canzoni ma soprattutto la freschezza e l’ingenuità del primo.

Black Hole/Black Canvas (2006): perso per strada anche Geb (si dedica al banjo per il suo progetto bluegrass HGH) il duo si gira indietro e cerca di riconquistare il sound corposo che per tanti anni l’aveva distinto. Le canzoni quindi si orientano alla loro stagione d’oro, e in alcuni casi riescono bene (Hyena, anche se una copia di The One Who Went Away, funziona alla grande), nella maggior parte però non vanno oltre il compitino, in altri casi sono proprio pezzi scarsi. In ogni caso troppi e troppo lumghi.

Little Lucid Moment (2008): ogni tanto mi dico “ma sì qui è carino”, “dai qui funziona bene” ecc. poi vado a riascoltare una qualsiasi cosa e più che disappunto per un disco non riuscito, provo tenerezza per quei due capelloni che, non potendo vivere senza musica, vanno ancora avanti indifferenti a tutto e tutti.

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#43 Plozzer

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    Haddaway

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Inviato 22 maggio 2008 - 07:20

Per quanto mi riguarda, ineccepibile.
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#44 Köhntarkösz

Köhntarkösz

    Groupie

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Inviato 23 maggio 2008 - 16:34

Tra l'altro nei momenti di psychonautismo molesto mi ero scaricato il concerto che sarà il terzo Roadwork, a memoria mi piaceva parecchio.

Roadwork 3??  O_O O_O

Che concerto è? E cosa suonano?
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#45 starmelt

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Inviato 24 maggio 2008 - 10:58

E' tutto scritto una pagina fa :P
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#46 starmelt

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Inviato 09 luglio 2008 - 08:21

Hair Cuts: già dall'aspetto è monumentale, confezione digipack, libretto e i due dvd.

I video contenuti nel primo dvd sono di qualità variabile, il budget spesso è più immaginario che reale, i tre davanti alla telecamera non sono proprio smaliziati (e non è necessariamente un male, a volte sono molto buffi) in più non sempre le idee di base (specie all'inizio) sono forti. Il bello è che si vede passo passo l'evoluzione del gruppo, da capelloni incazzati a quarantenni sognatori. Alcuni video validi in assoluto comunque ci sono: Manmower con i pupazzetti, Mad Sun, Wearing Yr Smell e ancora qualcos'altro.

Poi ci sono i due documentari, This Is Motorpsycho è un on the road con qualche pezzo registrato dal vivo (l'ultimo Demon Box con Deathprod, la tussleriana The One Who Went Away suonata all'aperto e ancora qualcosina), l'altro non l'ho ancora visto.

Primo dvd assolutamente impeccabile (ci sono anche due diverse tracce audio coi commenti) secondo dvd meno. Il live (spettacolare eh) non è completo e la scelta dei pezzi, avendo ascoltati gli altri, non è esaltantissima (un po' di fuffa degli ultimi anni). Il peccato è che tanto spazio su dvd è occupato dal terzo documentario che essenzialmente è una versione grezza di This Is Motorpsycho.

Vabbè. Nel complesso una roba definitiva che se apprezzate il gruppo va assolutamente preso.
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#47 BlackiceLORDofSILENCE

BlackiceLORDofSILENCE

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Inviato 09 luglio 2008 - 10:44

secondo me invece il secondo Tussler è meraviglioso: orecchiabilissimo e pieno di pezzetti pop.
anche il primo non è male, ma sai purtroppo io ho ascoltato prima L'international Tussler Society del 2003 e poi il Tussler del 1994.
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<a href="http://rateyourmusic...ofSILENCE"><img border=0 src="http://rateyourmusic...DofSILENCE.png" width=250 height=72></a>

http://rateyourmusic...ceLORDofSILENCE
http://www.anobii.com/people/moro/
http://www.lastfm.it...r/BlackiceLORD/

la mamma dei sottogeneri del metal è sempre incinta

Che poi Hitler è un personaggio così black metal... esteticamente impossibile non restarne colpiti. Stalin è più death-grindcore. Mussolini garage-punk, Mao invece è doom.


#48 starmelt

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Inviato 05 giugno 2009 - 14:53

Motorpsycho + Steve Albini:

Celebrating 20 years: At the beginning of June, Motorpsycho will be releasing a VINYL-ONLY album titled Child of the Future. It consists of seven songs recorded last year with Steve Albini at his studio in Chicago and which they recently finished recording and mixing in Norway.

Sono in ritardo giusto di tre lustri e spiccioli.
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#49 Plozzer

Plozzer

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Inviato 08 giugno 2009 - 16:53

Sono in ritardo giusto di tre lustri e spiccioli.


asd

Solo vinile perché presumibilmente sarà mediocre.
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#50 starmelt

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Inviato 18 agosto 2009 - 11:13

Mediocre a esser buoni, questi si sono messi a copiare male i Led Zeppelin stanchi.
Ma anche al di là del genere non c'è un momento uno che si ricordi, una melodia azzeccata, un ritornello da canticchiare.
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#51 Guest_teddy_*

Guest_teddy_*
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Inviato 18 agosto 2009 - 11:19

Io ho apprezzato moltissimo Trust Us. Mi consigliate di andare su Timothy's Monster e sui Roadwork?

#52 starmelt

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Inviato 18 agosto 2009 - 11:33

Timothy's Monster senza dubbio. Poi non saprei, dipende molto da cosa ti interessa, da Demon Box al primo Roadwork (il secondo lascialo pure perdere) dove peschi peschi bene. E' più questione di gusti personali che altro.


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#53 Guest_teddy_*

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Inviato 18 agosto 2009 - 12:23

Amo i loro trip psichedelici, in particolare mi piacciono canzoni come Vortex Surfer, che partono piano per poi esplodere.
Certo è che con tutti sti doppi album sono un gruppo di una prolificità stupefacente!

#54 Plozzer

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Inviato 18 agosto 2009 - 14:26

primo Roadwork


Questo è perfetto come best of del periodo Trust Us e dintorni, vacci tranquillo. Timothy's Monster invece è il disco più bello degli anni Novanta, quindi vedi tu.
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#55 Plozzer

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Inviato 19 agosto 2009 - 07:24

Tra l'altro ho appena ascoltato "Child of the Future" e in effetti è orrendo, sembra sciacquatura di piatti del periodo "Trust Us", indegno di nota. Almeno una volta quando si impegnavano poco uscivano cose divertenti come l'Ep "Barracuda", qui siamo proprio a livello zero.
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#56 Plozzer

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Inviato 12 gennaio 2010 - 09:09

Mi auguravo che si sciogliessero o perlomeno proseguissero solo come live band, per evitare altre debacle tipo "Child of the Future", e avevo torto marcio:con Albini hanno evidentemente registrato i fondi di magazzino, e il meglio degli ultimi tempi se lo sono tenuto per "Heavy Metal Fruit", disco in uscita (su Rune Grammofon, mi pare). Ho ascoltato un'anteprima in mp3 rippati da schifo, ma pare davvero siano in forma smagliante, fermo restando che il meglio l'hanno già dato: è la prima volta dal 2000 che mettendo su un disco dei Motorpsycho non esclamo "bravi sì ma che palle" dopo cinque minuti di skip. Per la cronaca, come impatto e sonorità siamo dalle parti di "Trust Us".
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#57 starmelt

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Inviato 12 gennaio 2010 - 10:41

Da qualche anno competono per l'accoppiata copertina/titolo peggiori della storia.
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#58 frankie teardrop

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Inviato 12 gennaio 2010 - 10:50

Mi sembra leggermente superiore al precedente...
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#59 Plozzer

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Inviato 12 gennaio 2010 - 18:42

Ovviamente parlavo ai fan, per il resto del mondo potrebbero/dovrebbero essere morti e sepolti all'incirca dal 2000.
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#60 frankie teardrop

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Inviato 12 gennaio 2010 - 19:52

Ma come lo vedi quest'ultimo lavoro rispetto al disco precedente?
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