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Genere Noir


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249 replies to this topic

#41 Guest_vegeta_*

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Inviato 02 luglio 2007 - 17:24


Era chiaramente un dubbio moooooolto retorico..


Io non sono così d'accordo. Parliamone.


vuoi davvero buttare nella tazza tutto quello che Lang ha diretto in America?

#42 satyajit

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Inviato 02 luglio 2007 - 17:34

Assolutamente no. Ha sempre fatto dei film eccellenti, tuttavia ha canonizzato il suo cinema perdendo di inventiva, soprattutto con l'andare del tempo.
I film tedeschi di Lang sono pietre miliari della cultura del novecento, non solo dell'arte cinematografica. Anche i primi film americani si avvicinano a questo status. Ma successivamente Lang ha prodotto "solo" degli ottimi film di genere, avendo il merito di riuscire spesso a inserirvi le tematiche proprie del suo cinema. Ci sono poi le eccezoni: Il grande caldo riesce a essere entrambe le cose. Ma un film come La strada scarlatta, che pure è fatto molto bene, cosa aggiunge rispetto a La cagna o rispetto alla poetica di Lang?
In breve, credo che i suoi film tedeschi, per quanto imperfetti (M compreso) siano  più interessanti dei flm perfetti dei decenni successivi.
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#43 Guest_vegeta_*

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Inviato 02 luglio 2007 - 18:08


In breve, credo che i suoi film tedeschi, per quanto imperfetti (M compreso) siano  più interessanti dei flm perfetti dei decenni successivi.


bè, direi che il tuo discorso suona molto diversamente dal "buttare tutto nella tazza!" :D

Concordo sul fatto che l'ultima produzione USA di Lang si fosse un po' troppo standardizzata. Fermo restando che "Gardenia Blu" o "L'alibi era perfetto" sono ottimi noir, manca la scintilla che fa scattare il capolavoro. Tuttavia anche oltreoceano il nostro ci ha consegnato pagine di grande cinema, capolavori senza dubbio non inferiori a "M" ("Metropolis" non mi ha mai fatto impazzire sai). Oltre ai già citati "Furia" o "Il Grande Caldo" è impossibile non menzionare "La donna del ritratto" (forse il suo film più bello), "Quando la città dorme" (un film talmente in anticipo sui tempi da essere giudicato pessimo da tutta la critica dell'epoca) o anche "Sono Innocente" e "Prigioniero del Terrore", che sotto la patina del puro divertissment e dell'ironia è uno dei film più impregnati dello spirito pessimista del regista.

Insomma, per me le due parti di carriera di Lang (non cito di proposito il terzo periodo "indiano") si equivalgono in quanto a bontà.

#44 satyajit

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Inviato 02 luglio 2007 - 18:27



In breve, credo che i suoi film tedeschi, per quanto imperfetti (M compreso) siano  più interessanti dei flm perfetti dei decenni successivi.


bè, direi che il tuo discorso suona molto diversamente dal "buttare tutto nella tazza!" :D


Ovvio, avercene film così!

Tra i film che hai citato aprrezzo molto Sono innocente e Furia, in cui i temi più alti del regista emergono con grande forza.
Quando la città dorme non mi fa impazzire del tutto (sarà che non amo i film corali) e non lo vedo così in anticipo sui tempi. Forse anche il pessimismo antropologico è un po' troppo esibito. Un buon lavoro, ma non direi un capolavoro.
La donna del ritratto mi folgorò, qualche hanno fa, ma non temo che rivedendolo giungerei a un giudizio analogo al flm precedente.
Gli altri non li hoi visti. Com'è il periodo "indiano"?

Alla fin fine del Lang americano mi resta il rammarico di un grandissmo talento incanalato in binari troppo rigidi.
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#45 Guest_vegeta_*

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Inviato 02 luglio 2007 - 18:38



Alla fin fine del Lang americano mi resta il rammarico di un grandissmo talento incanalato in binari troppo rigidi.


lui stesso si lamentava di non poter lavorare in totale libertà.

Non ho visto i due film avventurosi che hanno fatto seguito a "Quando la città dorme" (tra cui "Il sepolcro indiano", di cui ho sentito parlare molto bene), ma il suo ultimo lavoro, "Il Diabolico Dr. Mabuse", si.

#46 Jules

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Inviato 02 luglio 2007 - 19:07

Tutto nasce per rispondere al carmelo che criminalizzava in toto il cinema mainstream come la rovina del cinema (controsenso autentico se si pensa che almeno metà del cinema mondiale è mainstream)...e il primo nome che m'è venuto in mente era il Lang americano, esempio di cinema di classe che, abolendo per partito preso dall'arte cinematografica l'industria, non avremmo potuto avere..
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#47 Guest_carmelo bene_*

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Inviato 02 luglio 2007 - 19:22

Tutto nasce per rispondere al carmelo che criminalizzava in toto il cinema mainstream come la rovina del cinema (controsenso autentico se si pensa che almeno metà del cinema mondiale è mainstream)...e il primo nome che m'è venuto in mente era il Lang americano, esempio di cinema di classe che, abolendo per partito preso dall'arte cinematografica l'industria, non avremmo potuto avere..

questo e'il primo intervento che cerco di quotare in qualche parte.soprattutto su Lang devo darti ragione.
ma paradossalmente il cinema implicato nelle convulsioni industriali ammanta di nero anche i miei film preferiti:sono siamo vittime del capitalismo,inconsciamente .
possiamo demolire il capitalismo attraverso le "impalcature semantiche" della rappresentazione?rappresentiamo il concreto il mentale del capitalismo in ogni film della catena industriale.
solo attraverso la figura dello spettatore critico si puo'avviere un discorso di decostruzione dei "segni" del capitale rappresentato .il miracolo spetta pero'al regista che attraverso filtri futuristi(spingere la velocita'oltre alla percezione sensoriale fino a trasformare la pellicola in un tutto espanso di niente)renda il cinema un'arte automatica,oltre la protesi e la volgarita' della digitalizzazione.



#48 Guest_vegeta_*

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Inviato 02 luglio 2007 - 19:25

il miracolo spetta pero'al regista che attraverso filtri futuristi(spingere la velocita'oltre alla percezione sensoriale fino a trasformare la pellicola in un tutto espanso di niente)renda il cinema un'arte automatica,oltre la protesi e la volgarita' della digitalizzazione.



cambia spacciatore

#49 Guest_carmelo bene_*

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Inviato 02 luglio 2007 - 19:31


il miracolo spetta pero'al regista che attraverso filtri futuristi(spingere la velocita'oltre alla percezione sensoriale fino a trasformare la pellicola in un tutto espanso di niente)renda il cinema un'arte automatica,oltre la protesi e la volgarita' della digitalizzazione.



cambia spacciatore


passami il tuo




#50 Guest_vegeta_*

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Inviato 02 luglio 2007 - 19:32



il miracolo spetta pero'al regista che attraverso filtri futuristi(spingere la velocita'oltre alla percezione sensoriale fino a trasformare la pellicola in un tutto espanso di niente)renda il cinema un'arte automatica,oltre la protesi e la volgarita' della digitalizzazione.



cambia spacciatore


passami il tuo




ok, ti mando un mp

#51 Jules

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    Pietra MIliare

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Inviato 02 luglio 2007 - 19:47


Tutto nasce per rispondere al carmelo che criminalizzava in toto il cinema mainstream come la rovina del cinema (controsenso autentico se si pensa che almeno metà del cinema mondiale è mainstream)...e il primo nome che m'è venuto in mente era il Lang americano, esempio di cinema di classe che, abolendo per partito preso dall'arte cinematografica l'industria, non avremmo potuto avere..

questo e'il primo intervento che cerco di quotare in qualche parte.soprattutto su Lang devo darti ragione.
ma paradossalmente il cinema implicato nelle convulsioni industriali ammanta di nero anche i miei film preferiti:sono siamo vittime del capitalismo,inconsciamente .
possiamo demolire il capitalismo attraverso le "impalcature semantiche" della rappresentazione?rappresentiamo il concreto il mentale del capitalismo in ogni film della catena industriale.
solo attraverso la figura dello spettatore critico si puo'avviere un discorso di decostruzione dei "segni" del capitale rappresentato .il miracolo spetta pero'al regista che attraverso filtri futuristi(spingere la velocita'oltre alla percezione sensoriale fino a trasformare la pellicola in un tutto espanso di niente)renda il cinema un'arte automatica,oltre la protesi e la volgarita' della digitalizzazione.



Allora, qui le cose sono due:

1) Sei un fake, e allora cominci a tirare fuori la stoffa del vero disturbatore...in questo intervento c'è tutto...ideologia sterile, ottusità nelle idee, sintassi marziana...

2) Se sei di carne ed ossa mi preoccupo: se questi pregiudizi dovessero mai prendere piede il cinema non sopravvivrebbe un solo giorno..
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#52 Guest_carmelo bene_*

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Inviato 02 luglio 2007 - 20:05



Tutto nasce per rispondere al carmelo che criminalizzava in toto il cinema mainstream come la rovina del cinema (controsenso autentico se si pensa che almeno metà del cinema mondiale è mainstream)...e il primo nome che m'è venuto in mente era il Lang americano, esempio di cinema di classe che, abolendo per partito preso dall'arte cinematografica l'industria, non avremmo potuto avere..

questo e'il primo intervento che cerco di quotare in qualche parte.soprattutto su Lang devo darti ragione.
ma paradossalmente il cinema implicato nelle convulsioni industriali ammanta di nero anche i miei film preferiti:sono siamo vittime del capitalismo,inconsciamente .
possiamo demolire il capitalismo attraverso le "impalcature semantiche" della rappresentazione?rappresentiamo il concreto il mentale del capitalismo in ogni film della catena industriale.
solo attraverso la figura dello spettatore critico si puo'avviere un discorso di decostruzione dei "segni" del capitale rappresentato .il miracolo spetta pero'al regista che attraverso filtri futuristi(spingere la velocita'oltre alla percezione sensoriale fino a trasformare la pellicola in un tutto espanso di niente)renda il cinema un'arte automatica,oltre la protesi e la volgarita' della digitalizzazione.



Allora, qui le cose sono due:

1) Sei un fake, e allora cominci a tirare fuori la stoffa del vero disturbatore...in questo intervento c'è tutto...ideologia sterile, ottusità nelle idee, sintassi marziana...

2) Se sei di carne ed ossa mi preoccupo: se questi pregiudizi dovessero mai prendere piede il cinema non sopravvivrebbe un solo giorno..


3)non hai capito nulla di cio'che dico.

#53 Jules

Jules

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Inviato 02 luglio 2007 - 20:06

Ma eri tu che replicavi al mio intervento!

Che mito!
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#54 Guest_carmelo bene_*

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Inviato 02 luglio 2007 - 20:08

Ma eri tu che replicavi al mio intervento!

Che mito!

appunto:
ho replicato al tuo intervento.e tu non hai capito niente di cio'che ho detto.


#55 Jules

Jules

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Inviato 02 luglio 2007 - 20:10

Massimo rispetto.
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#56 verdoux

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Inviato 07 luglio 2007 - 09:59

rivisto dopo tanto tempo, su fuori orario, casco d'oro, di Jacques Becker, un capolavoro; il noir è francese, francese, francese, per il modo con cui affronta senza giudizio e pregiudizio il microcosmo della malavita; è un diverso approccio dal poliziesco americano;

ps:

viale del tranmonto è un film su Hollywood che distrugge i suoi miti, sulla fine del muto, su Gloria Swanson ed Eric von Stroheim che si ritrovano 20 anni dopo queen kelly, il film che ne ha stroncato le rispettive carriere;

la morte corre sul fiume è un film che attraversa vari generi e non è classificabile come noir;
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#57 dick laurent

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Inviato 07 luglio 2007 - 11:22

il noir è francese, francese, francese


e quale legge lo stabilirebbe? Quali sarebbero i paletti del genere per cui film come la fiamma del peccato, chinatown, il grande caldo o la signora di shangai non sarebbero più noir?
  • 0

dai manichei che ti urlano o con noi o traditore libera nos domine


#58 Vietnamita

Vietnamita

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Inviato 07 luglio 2007 - 11:29

non sono un esperto di noir, quindi non so se possa definirsi noir, ma, senza considerarlo un capolavoro, a me è piaciuto molto l'ultimo di salvadores "que vadis baby"
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#59 corey

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Inviato 07 aprile 2008 - 15:11

Legittima difesa (Quai des Orfèvres 1947) di Henri-Georges Clouzot, con Louis Jouvet, Bernard Blier, Suzy Delair

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Morbosissimo noir tratto dal romanzo Légitime defénse di S.A. Steeman, Quai des Orfèvres è il ritorno alla regia di Henri-Georges Clouzot dopo il fraintesissimo Il corvo (1943), assurdamente accusato di collaborazionismo dalla sinistra dell'epoca per aver fornito un'immagine supinamente negativa della Francia (un po' come i rimproveri di disfattismo piovuti addosso, ma da destra stavolta, ai film del Neorealismo italiano). Come al solito Clouzot interpreta il genere in chiave sottilmente sociologica, sfruttando le atmosfere torbide e ambigue del noir per lanciare strali infuocati al perbenismo imperante. Nulla e nessuno è risparmiato dal furioso livore di questo ritratto in nero: la raccapricciante prepotenza dell'alta borghesia, l'opportunismo delatorio del ceto medio, l'arrivismo delle classi più umili, il colonialismo canagliesco della patria tutta. Un impressionante vuoto morale vissuto nella più totale indifferenza. Donde la sordida immagine urbana, popolata da figure anonime, a testa bassa, immerse nell'ombra.

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In questo grigio inferno quotidiano, la seducente cantante di music-hall Jenny (Suzy Delair) cerca di sfondare nel mondo del cinema avvalendosi della concupiscenza del laido ma influente Brignon (Carles Dullin). Il possessivo marito Maurice (Bernard Blier) non è d'accordo e, in preda a un tremendo raptus di gelosia, si precipita a casa di Brignon armato di pistola. Ma una volta arrivato qui trova il ripugnante Brignon accasciato al suolo con la testa fracassata. Chi lo ha ucciso? Per quale motivo? Si scatenano le indagini dell'ispettore aggiunto Antoine (Louis Jouvet), squallido tutore dell'ordine animato da un infallibile esprit de géométrie.

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Affidando alle luci di Armand Thirard il compito di creare un clima figurativo dominato da contrasti e chiaroscuri, Clouzot riserva tuttavia immagini di sfacciata luminosità per esaltare il provocante erotismo di Jenny Lamour e l'accecante desiderio coltivato per lei dalla migliore amica del marito, la bionda fotografa Dora (Simone Renant). Splendida soluzione visiva per comunicare obliquamente una tensione erotica altrimenti inconfessabile.

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Ma il profilo psicologico più sofferto e toccante è quello dedicato a Maurice Martineau, marito completamente dedito al culto della sua Jenny, divorato dalla gelosia e vittima di un retaggio mentale imprigionante, quello della normalità. Il male si disegna sul suo volto bianchiccio come ombra inesorabile, la consapevolezza di essere schiavo di convenzioni alienanti non gli è concessa: sente l'ingiustizia franargli addosso come un evento naturale. Solo, sepolto sotto un senso di colpa che si mescola micidialmente alla fatalità, vede una sola via d'uscita all'infelicità: il vetro dell'orologio in frantumi, il suo polso, le vene...

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Un noir meraviglioso, molto più malato del successivo I diabolici (1955), molto più malvagio del precedente Il corvo, nonostante il finale codardamente consolatorio.
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i periti hanno dimostrato che non vi è alcuna certezza.

#60 corey

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Inviato 07 aprile 2008 - 15:14

I gangsters (The Killers, 1946) di Robert Siodmak, con Burt Lancaster, Edmond O'Brien, Ava Gardner

"'Ho commesso un errore una volta': sono le ultime parole che ha detto a Nick. Che significa: 'Ho commesso un errore una volta?".
Con questa frase inizia l'indagine di Jim Reardon (Edmond O'Brien), agente delle assicurazioni inviato a Brentwood per far luce sulla morte di Ole Anderson detto "Lo Svedese" (Burt Lancaster). Freddato da due sicari arrivati nel piccolo paese del New Jersey apposta per lui, Lo Svedese ha lasciato come beneficiaria della sua polizza una donna semisconosciuta di Atlantic City. Perché proprio lei? Perché Anderson è stato assassinato?

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Due uomini in macchina, la strada buia e deserta investita dai fari, l'insegna BRENTWOOD, NEW JERSEY, DRIVE CAREFULLY. Poi la stazione di servizio e lì davanti una tavola calda illuminata: i due gangster si avvicinano lentamente, il commento musicale di Miklos Rosza, tra impennate drammatiche e improvvise smorzate, crea una tensione ininterrotta. Uno degli incipit più belli e laconici della storia del genere, quello di The Killers, strepitoso noir diretto dal regista di origine tedesca Robert Siodmak, già autore del magnifico La scala a chiocciola (1945).

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Portando sullo schermo l'omonimo racconto di Ernest Hemingway (l'adattamento è opera di Anthony Veiller, Richard Brooks e John Huston), Siodmak adotta un'impronta stilistica debitrice all'Orson Welles di Citizen Kane: non soltanto la frase enigmatica pronunciata in punto di morte e tanti flashback quanti personaggi interrogati, ma anche la tendenza a privilegiare i piani sequenza, le illuminazioni marcate e le composizioni in profondità di campo.

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Un universo di angoscia attanagliante, in cui la passione assoluta provata dallo Svedese per la fatale Kitty Collins (Ava Gardner) si colora di argentee sfumature masochistiche, esprimendo chiaramente il desiderio latente dell'uomo di essere punito, mortificato, abbattuto. Ex pugile costretto a ritirarsi per una brutta frattura alla mano destra, Anderson (Lancaster al suo debutto cinematografico) è difatti individuo votato alla voluttà proibita dell'autolesionismo, come dimostra il suo disinteresse nei confronti dell'amore sincero di Lilly (Virginia Christine).

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Innumerevoli i passaggi memorabili di questo noir luminosamente masochista, dal già citato incipit ai dialoghi in interni girati con magistrali long take, passando per il finale "espressionisticamente" girato su uno scalone. Ma il vero e proprio morceau de bravure, classicamente collocato poco dopo l'inizio della seconda parte del film (luogo canonico dei pezzi di bravura), è il piano sequenza della rapina: un'inquadratura di 2' in cui una sontuosa gru accompagna il blitz in pieno giorno (arrivo, colpo e fuga) dei quattro gangster nell'ufficio delle paghe di una fabbrica di cappelli. Letteralmente indimenticabile.
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i periti hanno dimostrato che non vi è alcuna certezza.




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