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Movimento " Fermare Il Declino"


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684 replies to this topic

#61 Giovanni Drogo

Giovanni Drogo

    Non lo so

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Inviato 07 ottobre 2012 - 11:33

Basta vedere quanto denaro, in continua crescita, ci chiede di sborsare per il suo mantenimento


Embé? Semplicemente perché funziona male, non perché sia deleteria la presenza dello stato nei settori italiani in cui è presente. La corruzione dei politici non è un obbligo scritto nella nostra costituzione.
Succede anche nel privato che si chiedano molti più soldi di quanto sia lecito chiedere, è colpa dello stato se alcuni articoli offerti da aziende che hanno una situazione di monopolio in un settore costino quattro volte tanto di quanto sarebbe lecito metterli sul mercato?
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Statisticamente parlando, non lo so.


#62 astrodomini

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Inviato 07 ottobre 2012 - 11:40

è vero astro, ma la classe imprenditoriale non è da meno per quanto riguarda corruzione e delinquenza (berlusconi, ilva, thiessen e saras i primi esempi che mi vengono in mente). mi sembra che l'imprenditore sia un po' troppo idealizzato, eppure c'abbiamo già battuto il muso con berlusconi


Premesso che il nostro tessuto economico vive principalmente di medio-piccoli, non credo tutti ladri e farabutti. Anzi, è pieno di eccellenze che però nessuno si caga. Gli imprenditori, come ho detto chiaramente in un mio precedente intervento, non sono esenti da colpe. Però, se devo pensare a un rilancio, secondo me questo non potra mai venire dallo stato che considero in metastasi.

Niente, non si riesce a uscire da questa logica da "uomo della provvidenza".


Ma per me puoi dirmene anche 50 o 100, se parli di lasciare ad altri fammi almeno i nomi di questi altri...

Embé? Semplicemente perché funziona male, non perché sia deleteria la presenza dello stato nei settori italiani in cui è presente. La corruzione dei politici non è un obbligo scritto nella nostra costituzione.


Contestavo semplicemente il tuo parlare di aroma, per me ha una presenza molto forte nelle nostre vite e nei nostri risparmi. La corruzzione non è un obbligo costituzionale ma è un dato di fatto che, a mio parere, nessun grande partito vuole eliminare. Stante questa situazione mettere ancora più soldi nella macchina statale è un suicidio.
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#63 soul crew

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    stocazzo

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Inviato 07 ottobre 2012 - 11:43

ma il problema è proprio che abbiamo solo PMI funzionanti (e anche su questo ci sarebbe da ridire, fallimenti, bancarotte e aggeggiamenti vari intasano i tribunali quotidianamente), con quelle lo stato boccheggerà sempre anche perchè di lavoro ne danno poco e arricchiscono solo i proprietari. la gestione dello stato è una cosa più complessa che fare i soldi per se stessi
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#64 combatrock

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    utente antifrastico-apotropaico

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Inviato 07 ottobre 2012 - 11:45

Niente, non si riesce a uscire da questa logica da "uomo della provvidenza".


Ma per me puoi dirmene anche 50 o 100, se parli di lasciare ad altri fammi almeno i nomi di questi altri...


Non sono tanto presuntuoso quanto quei signori: non ho soluzioni facili, né credo che partire dai nomi avrebbe qualche senso. Comunque mi pare che neanche tu abbia grandi soluzioni da proporre, se non seguire queste grandi alzate di genio che ogni tanto ammorbano il dibattito politico, e che per conto mio valgono quanto il contratto con l'Italia di Berlusconi.
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Rodotà beato te che sei morto


A voi la poesia proprio non piace eh?Sempre a rompere il cazzo state.


Con trepidazione vivo solo le partite dell'Inter.

 


#65 Giovanni Drogo

Giovanni Drogo

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Inviato 07 ottobre 2012 - 11:49

Contestavo semplicemente il tuo parlare di aroma, per me ha una presenza molto forte nelle nostre vite e nei nostri risparmi


Sì ok forse quello era un termine sbagliato, era per dire che purtroppo molte cose dello stato italiano funzionano male e in maniera inefficiente, ma questo non vuol dire che debbano essere tagliate, devono cambiare le persone che gestiscono questi asset e quindi è la selezione stessa di chi mettere a capo di questi organismi che deve cambiare.
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Statisticamente parlando, non lo so.


#66 astrodomini

astrodomini

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Inviato 07 ottobre 2012 - 12:04


Contestavo semplicemente il tuo parlare di aroma, per me ha una presenza molto forte nelle nostre vite e nei nostri risparmi


Sì ok forse quello era un termine sbagliato, era per dire che purtroppo molte cose dello stato italiano funzionano male e in maniera inefficiente, ma questo non vuol dire che debbano essere tagliate, devono cambiare le persone che gestiscono questi asset e quindi è la selezione stessa di chi mettere a capo di questi organismi che deve cambiare.


Io non ci credo più a queste cose, non le ha mai fatte nessuno se non per tempi limitati. La politica non può riformare un sistema in cui sguazza e mangia, a me sembra la più grande di tutte le pie illusioni.

Comunque mi pare che neanche tu abbia grandi soluzioni da proporre


Per me in quel manifesto sono concentrati molti dei problemi che andrebbero affrontati in maniera seria ma che nessuno ha mai voluto affrontare se non per proteggere il proprio tornaconto personale e imprenditoriale. Sarà poco ma è già molto di più di quello che propongono tutte le altre forze politiche del parlamento (cioè il nulla).
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#67 satyajit

satyajit

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Inviato 07 ottobre 2012 - 13:29

Premessa: ho zero stima degli autori del blog noisefromamerika. Loro di solito lavorano così: prima di tutto scelgono un tema che non conoscono. Ad esempio, Boldrin che io sappia non ha mai prodotto uno studio scientifico sui problemi specifici dell’Italia. Stessa cosa Moro. Se qualcuno può smentire questa cosa me lo faccia sapere (non vale il libro su Tremonti, che è un testo divulgativo). Negli ultimi anni Boldrin si è occupato di proprietà intellettuale, argomento non proprio in linea con i temi del documento. Insomma, come possano fornire soluzioni valide per problemi che non hanno mai approfondito, non è dato sapere.
Scelti argomenti che conoscono poco, raccolgono un po’ di dati a caso e ne traggono conclusioni con valenza generale sulla base del loro quadro teorico di riferimento, che quello di un liberismo tra i più radicali. I loro lettori sono mediamente ignoranti e li idolatrano, ma appena interviene nel blog qualcuno ben informato sugli argomenti li fa a pezzi.

Detto questo, i punti elencati li trovo intrinsecamente errati, apertamente autocontraddittori, ma soprattutto fortemente in linea con le poltiche attuate negli ultimi anni con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Sono talmente in disaccordo su tutto che non saprei da che parte iniziare, per cui lascio la parola a a chi ha avuto il tempo di soffermarvisi.




Fermare il “delirio”. Analisi di un manifesto liberista

Posted by keynesblog on 8 agosto 2012 in Economia, Italia
Immagine inserita
“Fermare il declino” è il titolo del manifesto di quello che si candida ad essere un nuovo partito liberale-liberista-libertarian, promosso da alcuni liberisti noti al grande pubblico come Oscar Giannino e Michele Boldrin. Al manifesto hanno aderito anche diversi esponenti del partito di Fini e della fondazione di Luca Cordero di Montezemolo.
Analizzeremo qui, punto per punto, le proposte avanzate nel documento.

1) Ridurre l’ammontare del debito pubblico: è possibile scendere rapidamente sotto la soglia simbolica del 100% del PIL anche attraverso alienazioni del patrimonio pubblico, composto sia da immobili non vincolati sia da imprese o quote di esse.
E’ stato già fatto negli ultimi 20 anni. Dopo la cessione a Fiat dell’Alfa Romeo (anni 80), nel decennio seguente l’Italia ha realizzato un’enorme dismissione di partecipazioni statali, tra cui:
  • Alimentari: Sme, Gs, Autogrill, Cirio Bertolli De Rica, Pavesi
  • Siderurgia, alluminio, vetro: Italsider, Acciarieri di Terni, Dalmine, Acciaierie e Ferriere di Piombino, Csc, Alumix, Cementir, Siv
  • Chimica: Montefibre, Enichem Augusta, Inca International, Alcantara
  • Meccanica ed elettromeccanica: Nuovo Pignone, Italimpianti, Elsag Bailey Process Automation, Savio Macchine Tessili, Esaote Biomedica, VitroselEnia, Dea, Alenia Marconi Communication
  • Costruzioni: Società Italiana per Condotte d’Acqua
  • TLC: Telecom Italia
  • Editoria e pubblicità: Seat Pagine Gialle, Editrice Il Giorno, Nuova Same
  • Banche e assicurazioni: BNL, INA, IMI, ecc.
  • Trasporti: Società Autostrade
Negli anni 2000, inoltre, il governo ha messo sul mercato ingenti quantità di immobili di proprietà dello stato.
Questo non ha fatto “scendere rapidamente” il debito pubblico, visto anche che molte di queste società sono state vendute a prezzi bassi a causa della crisi degli inizi degli anni ’90.
Il risultato netto di queste privatizzazioni è che oggi le imprese italiane che hanno una qualche rilevanza internazionale sono solo le due principali aziende ancora controllate dallo stato: Eni ed Enel. L’esatto opposto di quello che i promotori dell’appello sostengono riguardo la presunta efficienza del privato e la irriformabile inefficienza del pubblico.
Immagine inserita
2) Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell’arco di 5 anni. La spending review deve costituire il primo passo di un ripensamento complessivo della spesa, a partire dai costi della casta politico-burocratica e dai sussidi alle imprese (inclusi gli organi di informazione). Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione, introducendo meccanismi competitivi all’interno di quei settori. Riformare il sistema pensionistico per garantire vera equità inter—e intra—generazionale.
Al di là degli ammiccamenti populisti (“i costi della casta politico-burocratica”; chissà perché non i costi della casta degli economisti che sbagliano le previsioni) il punto centrale è “Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione”. Ma la nostra spesa sanitaria non è affatto eccessiva, anzi è sotto la media OCSE. Addirittura è minore della sola spesa pubblica pro-capite negli Stati Uniti, assicurando però una copertura maggiore, ed è inferiore a quella di paesi come il Regno Unito, il Canada, la Francia, la Germania.
Immagine inserita
Spesa sanitaria procapite (pubblica e privata); fonte OCSE 2007, elaborazione Sole24Ore
Gli estensori dell’appello forse dovrebbero essere più chiari: quanti infermieri e medici occorre licenziare? Quanti insegnanti perderanno il loro posto di lavoro? E che dire della spesa per gli altissimi interessi che paghiamo sul debito pubblico? Perché non se ne fa alcun cenno?
Riguardo i sussidi alle imprese, rimandiamo a quanto già detto in un precedente articolo.
3) Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d’impresa. Semplificare il sistema tributario e combattere l’evasione fiscale destinando il gettito alla riduzione delle imposte.
Tutti vogliamo meno tasse. Il problema è fare in modo che il maggiore reddito disponibile non finisca in risparmio. Per ora quel che succede è che lo Stato preleva dalle tasche degli italiani troppo e lo destina in quantità sempre crescenti a pagare gli interessi ai rentier (sia italiani che stranieri) detentori di titoli di stato. Forse sarebbe il caso di analizzare come risolvere questo problema, dopodiché abbassare le tasse sarà facile senza compromettere i servizi.
4) Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari). Privatizzare le imprese pubbliche con modalità e obiettivi pro-concorrenziali nei rispettivi settori. Inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, contro privilegi e monopoli d’ogni sorta. Privatizzare la RAI, abolire canone e tetto pubblicitario, eliminare il duopolio imperfetto su cui il settore si regge favorendo la concorrenza. Affidare i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, tramite gara fra imprese concorrenti.
La concorrenza nei trasporti ferroviari c’è da alcuni mesi: il risultato è che le tariffe standard sono sostanzialmente le stesse tra operatore pubblico e privato, mentre le FS, pressate dalla concorrenza, sono indotte a ridurre i servizi meno remunerativi (treni notte, trasporto locale).
L’energia è già liberalizzata. Per la verità, se si guarda questo grafico, si nota come le tariffe di mercati liberalizzati da più tempo siano cresciute più delle nostre e soprattutto più di quelle francesi, dove la liberalizzazione è molto indietro e il principale operatore è una società controllata dallo stato (ma è largamente indipendente dal petrolio).
Immagine inserita
Variazioni dei prezzi dell’elettricità nei principali paesi europei
(percentuali sull’anno precedente) – Autority energia ed Eurostat

Quanto alle privatizzazioni, di cui si è già detto, aggiungiamo che questo è senz’altro il momento meno indicato a causa della svalutazione delle nostre imprese, che già sta favorendo importanti acquisizioni estere.
5) Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti. Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa in cui lavoravano, devono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario, scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato. Il pubblico impiego deve essere governato dalle stesse norme che sovrintendono al lavoro privato introducendo maggiore flessibilità sia del rapporto di lavoro che in costanza del rapporto di lavoro.
Dal 2003 l’Italia ha diminuito le protezioni dai licenziamenti (cioè ha aumentato la flessibilità) più di ogni altro paese OCSE. Il risultato è che l’occupazione non è aumentata, l’incertezza è diventata la condizione standard del lavoratore, i figli guadagnano meno dei padri. Ovviamente non si è proceduto ad alcuna compensazione in termini di welfare: difficile sostenere contemporaneamente che occorre diminuire la spesa pubblica mentre si propongono misure che la farebbero aumentare a dismisura. A meno che tali costi non siano a carico di imprese e lavoratori, ovvero si trasformino in un aumento dei contributi (quindi dell’imposizione). Ma non si era detto al punto 3) di diminuire la tassazione su lavoro e imprese?
Da questo punto in poi procederemo più velocemente perché si tratta di ovvietà o di ripetizioni dei punti precedenti.
6) Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d’interesse.
Nulla da dire.
7) Far funzionare la giustizia. Riformare il codice di procedura e la carriera dei magistrati, con netta distinzione dei percorsi e avanzamento basato sulla performance; no agli avanzamenti di carriera dovuti alla sola anzianità. Introdurre e sviluppare forme di specializzazione che siano in grado di far crescere l’efficienza e la prevedibilità delle decisioni. Difendere l’indipendenza di tutta la magistratura, sia inquirente che giudicante. Assicurare la terzietà dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Gestione professionale dei tribunali generalizzando i modelli adottati in alcuni di essi. Assicurare la certezza della pena da scontare in un sistema carcerario umanizzato.
Un sistema carcerario umanizzato richiede più spesa, ma non possiamo farla perché il punto 2) dice che dobbiamo ridurla. Stranamente però, il manifesto “liberale” non dice nulla circa la depenalizzazione dei reati “fascistissimi” che non sono percepiti più come tali: consumo di droghe, violazioni del copyright, ingiuria, ecc. Questo farebbe risparmiare tempo e denaro e farebbe funzionare più speditamente la giustizia, molto più che la “netta distinzione dei percorsi”.
8) Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico. Non esiste una singola misura in grado di farci raggiungere questo obiettivo; occorre agire per eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società e, finalmente, rifondare il sistema educativo.
“Eliminare il dualismo occupazionale” richiederebbe dare ai giovani le stesse garanzie dei padri. Ma questo è l’opposto di quanto affermato in precedenza. L’alternativa è fare il contrario, ovvero togliere garanzie ai lavoratori a tempo indeterminato, come si è iniziato a fare con la riforma dell’art.18. Ma come questo aiuterebbe i giovani è difficile immaginarlo. Riguardo gli “strumenti di assicurazione contro la disoccupazione” si è già detto.
“Facilitare la creazione di nuove imprese”: è stato già fatto. Ora si può aprire un’impresa con un solo euro. Trovare un cliente che si fidi di una società senza capitali è altro discorso. Peraltro il problema del nostro paese è l’esatto opposto: ci sono troppe aziende e troppo piccole per realizzare quelle necessarie economie di scala che permettano l’aumento della produttività.
9) Ridare alla scuola e all’università il ruolo, perso da tempo, di volani dell’emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. Non si tratta di spendere di meno, occorre anzi trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca. Però, prima di aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, occorre farla funzionare bene. Questo significa spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Vanno pertanto introdotti cambiamenti sistemici: la concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo. Va abolito il valore legale del titolo di studio.
Ma come, non si era detto al punto 2) che bisogna intervenire anche sull’istruzione per ridurre le spese? Riguardo all’abolizione del valore legale del titolo di studio, gli unici che se ne avvantaggerebbero sono le scuole e le università private, come accade negli Stati Uniti.
10) Introdurre il vero federalismo con l’attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. Un federalismo che assicuri ampia autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali rilevanti ma che, al tempo stesso, punisca in modo severo gli amministratori di quegli enti che non mantengono il pareggio di bilancio rendendoli responsabili, di fronte ai propri elettori, delle scelte compiute. Totale trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici con l’obbligo della loro pubblicazione sui rispettivi siti Internet. La stessa “questione meridionale” va affrontata in questo contesto, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell’ultimo mezzo secolo.
Il federalismo porta ad aumentare l’inefficienza moltiplicando i centri di spesa e di decisione. Non a caso infatti nella spending review si è puntato molto sugli acquisti centralizzati. Si guardi alle Regioni che già oggi sono più autonome, come la Val d’Aosta e la Sicilia: non esattamente un modello in termini di efficienza. Certo, il manifesto parla di “pareggio di bilancio”, ma dare alle Regioni una più ampia autonomia in termini di entrate significa una cosa semplice: più tasse. Darla in termini di spesa significa più spesa, magari in prebende agli amici degli amici, come ci ricordano sempre gli stessi firmatari del manifesto. Il pareggio di bilancio si fa anche tassando al 100% i redditi privati e spendendo il 100% degli introiti: gli estensori dell’appello vogliono una repubblica federale socialista?
La strada è semmai opposta, a partire dall’abolizione delle province (tutte).
In conclusione, il manifesto “Fermare il declino” potrebbe tradursi in “accelerare la caduta” o “ripetere gli stessi errori”. I suoi estensori appaiono in definitiva animati da una sorta di visione “delirante” della crisi, in quanto staccata dalla realtà dei fatti e spesso autocontraddittoria. Ma, al di là della buona fede di costoro, il ridimensionamento del settore pubblico ha ben altri e più smaliziati sponsor.
Il gioco di parole “Fermare il declino”/”Fermare il delirio” è del nostro lettore Paolo Maiellaro

http://keynesblog.co...esto-liberista/
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#68 satyajit

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Inviato 07 ottobre 2012 - 13:34

Aggiungo un cosa io in risposta a Number e ad altri: non è vero che in Italia e in Grecia ci siano tanti dipendenti pubblici:

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E non mi sembra che i paesi che ne hanno di più se la passino così male.
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#69 astrodomini

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Inviato 07 ottobre 2012 - 13:49

E non mi sembra che i paesi che ne hanno di più se la passino così male.


In Italia è il contrario, le regioni più sviluppate sono quelle che ne hanno di meno:

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Tra gli stati UE membri del G8 supera la media europea solo la Francia; UK, Italia e Germania sono in media o al di sotto:

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Tutti gli altri sono paesi nemmeno avvicinabili alla nostra economia.
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#70 astrodomini

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Inviato 07 ottobre 2012 - 16:00

Negli anni 2000, inoltre, il governo ha messo sul mercato ingenti quantità di immobili di proprietà dello stato.
Questo non ha fatto “scendere rapidamente” il debito pubblico, visto anche che molte di queste società sono state vendute a prezzi bassi a causa della crisi degli inizi degli anni ’90.
Il risultato netto di queste privatizzazioni è che oggi le imprese italiane che hanno una qualche rilevanza internazionale sono solo le due principali aziende ancora controllate dallo stato: Eni ed Enel. L’esatto opposto di quello che i promotori dell’appello sostengono riguardo la presunta efficienza del privato e la irriformabile inefficienza del pubblico


Veramente tutte le altre sono private, come due su ventuno dovrebbero dimostrare la superiorità del pubblico sul privato non si sa.
Poi si potrebbe dire molto su come siano state gestite le privatizzazioni in Italia, avvenute in un sistema fortemente clientelare e corrotto a cui non si è mai messo mano seriamente. Inutile vendere, privatizzare o far gestire in maniera privatistica le proprie aziende quando poi le metti prone davanti agli interessi della politica.

Al di là degli ammiccamenti populisti (“i costi della casta politico-burocratica”; chissà perché non i costi della casta degli economisti che sbagliano le previsioni) il punto centrale è “Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione”. Ma la nostra spesa sanitaria non è affatto eccessiva, anzi è sotto la media OCSE. Addirittura è minore della sola spesa pubblica pro-capite negli Stati Uniti, assicurando però una copertura maggiore, ed è inferiore a quella di paesi come il Regno Unito, il Canada, la Francia, la Germania.


Ripensare non significa tagliare, se esistono da esempio pesanti differenze interne al paese nella qualità e nella diffusione dei servizi (specie sanitari) significa che attualmente non spendiamo bene. Sui quanti medici etc. licenziare (tra l'altro il numero di medici e tra i più alti in Europa) stendiamo un velo pietoso, quello sì che è populismo.

Tutti vogliamo meno tasse. Il problema è fare in modo che il maggiore reddito disponibile non finisca in risparmio. Per ora quel che succede è che lo Stato preleva dalle tasche degli italiani troppo e lo destina in quantità sempre crescenti a pagare gli interessi ai rentier (sia italiani che stranieri) detentori di titoli di stato. Forse sarebbe il caso di analizzare come risolvere questo problema, dopodiché abbassare le tasse sarà facile senza compromettere i servizi.


In realtà quello che succede da ben prima della crisi è che lo stato preleva dalle tasche degli italiani troppo ma non si sa come quel troppo non si trasforma in tanti servizi. Solo uno stupido metterebbe ancora benzina in un serbatoio che perde senza prima tappare il buco.

Sull'energia non conosco bene la situazione ma credo sia decisamente più complessa di come la mettono giù lì.

La concorrenza nei trasporti ferroviari c’è da alcuni mesi: il risultato è che le tariffe standard sono sostanzialmente le stesse tra operatore pubblico e privato, mentre le FS, pressate dalla concorrenza, sono indotte a ridurre i servizi meno remunerativi (treni notte, trasporto locale)


Anche qui non ne so molto ma i prezzi dei treni italiani sono già tra i più bassi in Europa, immagino non ci siano enormi margini per abbassarli ulteriormente anche da parte dei privati (e non conosco bene i servizi offerti da essi, ad esempio Italo è un treno molto diverso dall'Eurostar classico).

Sul lavoro, punto delicato, dovrebbero essere più puntuali e chiari.

“Facilitare la creazione di nuove imprese”: è stato già fatto. Ora si può aprire un’impresa con un solo euro.


Già, peccato che chiunque faccia impresa sa benissimo cosa significhi rapportarsi con lo stato da quando la apri a quando soprattutto devi farti pagare. Ridurre il problema a adesso apri un'impresa con un euro è ridicolo.

Insomma, ne hanno sparate parecchie anche gli amici Maynard.
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#71 BillyBudapest

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Inviato 07 ottobre 2012 - 16:04

mai piaciuto maynard james keenan.
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HarryBudini - Licence To Kill (album, file rar)
 
intero album in italiano: Licenza di uccidere (rar)

 


#72 ucca

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Inviato 07 ottobre 2012 - 17:37

Io sono ancora in attesa che qualche pazzo da destra o sinistra, cominci a parlare di valorizzare e non di vendere.
Non capisco perchè lo Stato deve essere inefficiente a prescindere, privo di iniziativa, clientelare, è una roba inaccettabile.
Abbiamo invece molte eccellenze, anche nel sistema sanitario che tutto il mondo ci invidia (fino a qualche anno fa eravamo complessivamente dietro solo alla Francia, era il 2005 adesso non sono aggiornato). Bisogna estendere i modelli positivi
e punire i modelli negativi. E' di destra? Non credo. Il fatto che abbiamo non so quante caserme dismesse spesso nei
centri storici e che non riusciamo a farci un cazzo (che so, la butto li, un albergo comunale gestito da una cooperativa
di giovani scelti secondo il progetto piu' innovativo), è normale? Ne ho sentito parlare solo Renzi ma di sfuggita.
Tutti gli altri sono o per difendere lo status quo come il migliore dei mondi possibili oppure per vendere.
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Mettere su un gruppo psichedelico a 40 anni.


#73 astrodomini

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Inviato 07 ottobre 2012 - 18:17

Io sono ancora in attesa che qualche pazzo da destra o sinistra, cominci a parlare di valorizzare e non di vendere.


Lo aveva fatto Ciampi nel 1998-2002 chiamando Passera come AD di Poste, rimesse in piedi anche a suon di licenziamenti. Poi, passato il momento, pur con una gestione migliore sono ritornate le logiche clientelari della politica. Aziende pubbliche e politici devono essere divisi da un muro.

Il fatto che abbiamo non so quante caserme dismesse spesso nei
centri storici e che non riusciamo a farci un cazzo


Non è normale ma è problematico penso sotto il profilo normativo. Qui ne siamo pieni fino a sopra i capelli, ne parlano da ventanni e non se ne cava un ragno dal buco!
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#74 satyajit

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Inviato 07 ottobre 2012 - 18:31

Astro, dai, non prendiamoci in giro. Cosa vuoi che intendano gli ultra liberisti con 'ripensare la spesa della sanità' se non ridurla drasticamente (con gli ospedali che cadono a pezzi...)? Contando anche che è nello stesso paragrafo di 'tagliare la spesa pubblica di 6 punti in cinque anni'. Ci rendiamo conto delgi effetti su PIL, occupazione e tariffe di manovre simili?
Oppure scrivano chiaramente che tali 'ripensamenti' saranno fatti a parità di saldo.

Che poi, ripeto, si tratterebbe semplicemente di insasprire quanto già fatto. Il grafico che hai postato mostra chiaramente che i paesi in crisi hanno tutti pochi dipendenti pubblici e che molti di essi negli ultimi anni li hanno ulteriormente ridotti. Facciamo un bilancio finale di queste politiche? Io piuttosto stenderei un velo di silenzio.
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#75 ucca

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Inviato 07 ottobre 2012 - 18:57

Le politiche dei tagli sono utili se tagli i rami secchi e metti un pò di soldi su qualcosa che:
- è essenziale (es. l'assistenza ai portatori di handicap)
- fa da moltiplicatore (es. se riesco a creare distretti hi-tech)

Altrimenti non servono a un cazzo. Nel caso poi in contemporanea aumenti pure le tasse ottieni il risultato
che sta ottenendo Monti, purtroppo.
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#76 satyajit

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Inviato 07 ottobre 2012 - 19:07

Aggiungo, Astro, che non è vero quanto scrivi sul numero dei medici. Per i dottori praticanti l'Italia è poco sopra la media Ocse, 3,4 su mille abitanti contro 3,1, ma sotto almeno nove stati europei. Ma estendendo il discorso a tutto il personale sanitario, l'Italia è molto sotto la media Ocse, 7,3 ogni cento lavoratori contro 10,1 e sotto una quindicina di stati europei.
http://www.oecd.org/...ta/49105858.pdf
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#77 lasa

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Inviato 07 ottobre 2012 - 20:17

Aggiungo un cosa io in risposta a Number e ad altri: non è vero che in Italia e in Grecia ci siano tanti dipendenti pubblici:

Immagine inserita

E non mi sembra che i paesi che ne hanno di più se la passino così male.


Occhio però a trarre conclusioni da questa tabella che si spiega anche con il fatto che l'Italia è un paese particolarmente vecchio e quindi con tanti lavoratori "vecchi" e con tanti pensionati, anche rispetto agli altri stati Europei. Il primo dato sarebbe più interessante vederlo non sulla popolazione totale (come sembra sia stato fatto) ma sulla popolazione occupata o almeno sulla popolazione in età lavorativa 15-64.
Probabilmente il dato dei tanti dipendenti pubblici over 50 deriva in gran parte dai tanti over 50 presenti in Italia rispetto alla popolazione delle fasce d'età più giovani.
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#78 satyajit

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Inviato 07 ottobre 2012 - 20:42

Sì, hai ragione, alto tasso di anzianità e basso tasso di attività mitigano il dato, anche se non saprei quantificare l'entità della correzione.
Non credo però che l'alta età media degli occupati derivi da questo, bensì dal blocco del turnover, da cui anche la riduzione del numero di impiegati verificatasi negli ultimi anni. Inoltre, la Germania ha un tasso di vecchiaia superiore al nostro ma un'età media dei dipendenti pubblici di ben undici anni inferiore. Il Giappone è un paese di vecchietti ma gli statali sono giovanissimi! :o

Questa rettifica è però ininfluente se ci interessa l'entità della spesa pubblicità che va nei salari, notoriamente bassi (politici a parte) dei lavoratori pubblici, in assoluto o in rapporto al PIL (e agli altri paesi). In questo caso il dato riferito alla popolazione totale mi sembra più utile.


EDIT Secondo il Cnel, l'alta età media deriva, in parte, dalle politiche di blocco del turnover che sono state attuate e che implicano un invecchiamento progressivo e, in parte, dalle modificazioni della normativa previdenziale, che hanno ritardato l' andata in pensione delle persone rispetto alla prassi precedente
http://archiviostori...111228019.shtml
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#79 astrodomini

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Inviato 07 ottobre 2012 - 21:09

Astro, dai, non prendiamoci in giro. Cosa vuoi che intendano gli ultra liberisti con 'ripensare la spesa della sanità' se non ridurla drasticamente (con gli ospedali che cadono a pezzi...)? Contando anche che è nello stesso paragrafo di 'tagliare la spesa pubblica di 6 punti in cinque anni'. Ci rendiamo conto delgi effetti su PIL, occupazione e tariffe di manovre simili?
Oppure scrivano chiaramente che tali 'ripensamenti' saranno fatti a parità di saldo.


Per me andrebbe rivista, rimodulata e purgata dagli sprechi (è inammissibile che funzioni bene a macchia di leopardo). Non mi interessa sia bassa, alta o media; se funziona già piuttosto bene bisognerebbe farla funzionare ancora meglio cercando di spendere bene ogni singolo euro. Questo non lo vuole fare nessuna forza politica.

Il grafico che hai postato mostra chiaramente che i paesi in crisi hanno tutti pochi dipendenti pubblici e che molti di essi negli ultimi anni li hanno ulteriormente ridotti


Veramente mostra una situazione abbastanza diversificata, ci sono paesi in crisi con molti dipendenti pubblici e paesi virtuosi con pochissimi. Noi siamo divisi a metà: pochi nelle zone più più sviluppate, tanti in quelle meno. Poi immagino che qualitativamente il nostro impiego pubblico sia inferiore ai paesi nordici, così a occhio eh... ?_?
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#80 tabache

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Inviato 08 ottobre 2012 - 08:02

Da quei 10 punti si parla per lo più di economia... mancano parecchie cose...

Ma giannino non fu un sostenitore di Silvio? Io lo conosco pochissimo, ma ho questo vago ricordo... o no?
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