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Motorpsycho


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119 replies to this topic

#101 Plozzer

Plozzer

    Haddaway

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Inviato 05 marzo 2014 - 17:45

Io lo dico da anni che è il miglior disco dei 90 e prima o poi il tempo mi darà ragione

quest'anno sarebbe pure il ventennale, chissà che non facciano qualche mattata dal vivo (sta per uscire un disco nuovo, sarà mediocre come gli ultimi cinque o sei, ma è un'ottima ragione per tornare in tournée)
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Whatever you do, don't


#102 Plozzer

Plozzer

    Haddaway

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Inviato 10 marzo 2014 - 15:34

Ah comunque quello nuovo è la solita noia ben confezionata
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Whatever you do, don't


#103 M83

M83

    bring me the head of the fortune teller

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Inviato 25 maggio 2015 - 10:31

Me li sto riascoltando uno dietro l'altro

 

Timothy's Monster  è un capo dall'inizio alla fine. i 13 minuti della conclusiva The Golden Core sono da lacrime agli occhi. Bellissime ovviamente anche Kill Some Day , On My Pillow  e Now It's time To Skate.

 

Blissard all'inizio non è che mi abbia convinto più di tanto , ma con un secondo ascolto sono riuscito a cogliere alcune sfumature che mi erano sfuggite . Molto belle Nerve Tatoo , 's Numbness  , Manmower e Fools Gold ( con quel retrogusto lo fi che mi fa impazzire proprio)

 

Adesso sto ascoltando Angels and Daemons at Play e al momento In The Family è la canzone che mi ha colpito di più.


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*lastfm*

 

 

 

As I collapsed to watch the movie a hand reached out and pulled me through the screen, angels descending from the rooftops they want to take me to all these places I've never seen. But I'm going to live forever, I'm going to cause a diversion and head them off at the pass 

 


#104 jap zero

jap zero

    Banned in Spain

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Inviato 25 maggio 2015 - 13:45

 

Adesso sto ascoltando Angels and Daemons at Play e al momento In The Family è la canzone che mi ha colpito di più.

si vede che sei un fan degli Afghan Whigs, ricorda un po' il loro stile ( con quel riff avvolgente e la progressione)

 

favolose anche

 

la folle "Pills, powders and passionplays" , degna dei migliori dEUS

 

https://www.youtube....h?v=wh3fyXP0R3o

 

"un chien d'espace",  Buñuel + space rock

 

https://www.youtube....h?v=h2HM25MezDA


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#105 M83

M83

    bring me the head of the fortune teller

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Inviato 25 maggio 2015 - 15:33

Dato che è da un bel po’ che ho perso il treno delle novità mi sto riavvolgendo sulle certezze o su classici mai apprezzati fino in fondo (grazie all’attuale adorazione di Bone Machine sento che Waits è finalmente a portata di mano). Complice il nuovo disco e il DVD in uscita è sul trio norvegese che mi sono riaffacciato ultimamente.
Approfitto dei riascolti per buttare giù una personale guida motorpsychedelica. Chiedo perdono anticipato per l'inutilità e la prolissità.

Maiden Voyage (1990): demo su cassetta, quattro pezzi, registrazione degna del black metal che andava al momento a quelle latitudini, lo stile, un punk hard mai veramente grunge. Gran pezzo la svelta Queen Chinee mentre l’acustica Blueberry Daydream fa intravedere delle potenzialità non comuni.

Lobotomizer (1991): alla batteria sedeva ancora tale Killer, Bent aveva un amplificatore del basso scassato e la rotta del trio era un truce stoner-grunge-metal. Muri di elettricità, voce da sgozzato, sound violento e grezzo. Purtroppo lo stile è ancora da affinare, buoni i pezzi che si muovono un po’ fuori dal coro ossia la calvacatona seventies Hogwash e Frances dove fanno capolino una chitarra acustica e una melodia istantanea.

8 Soothing Songs For Rut (1992): raccolta del singolo 3 Songs For Rut e del mini Soothe. Arriva Geb alla batteria e sia lo stile che il sound iniziano ad evolversi. A lato dei soliti assalti (Have Fun, Loaded), impressionano la lunga e malinconica Lighthouse Girl e Sister Confusion, brano che al di là dell’oceano avrebbe potuto fare veri disastri. In chiusura una versione “watchtowery” di California Dreaming.

Demon Box (1993): le cose si fanno finalmente serie. Deathprod e Lars Lien (altra presenza fondamentale nel gruppo, i due sono un po’ le facce di una medaglia: lo sperimentatore e l’arrangiatore) entrano in organico in pianta stabile, gli altri tre finalmente iniziano a prendere confidenza con sempre più strumenti e sempre più stili. Demon Box si apre e si chiude con la stessa canzone suonata prima in maniera acustica e poi elettrica (trascinante in maniera pazzesca quest’ultima, trattenersi dal cantare è un’impresa), si passa poi per l’hard grunge (Nothing To Say, altro classico, anche se non l’ho mai amato), per la lobotimizerisiana (??) Feedtime e via via tra lo-fi acustico casalingo (Tuesday Morning, Come On In), tirate elettriche (Sunchild, Junior). Restano da citare la monumentale Demon Box, la cover di All Is Loneliness di Moondog e la splendida Plan#1.

Mountain EP (1993): la versione in vinile di Demon Box includeva tre pezzi non presenti su cd, due sono superflui, il terzo no, Moutain è un macigno da dieci e più minuti, la scelta quindi è quella di farne un mini dando l’avvio ad una serie di EP che accompagneranno gli album maggiori. Lo standard è: cinque pezzi, una cover o un remake, un po’ di weirdness, il tutto per 20-30 minuti di durata. Qui oltre alla title track sfilano Flesh Harrower, forse il loro brano più violento (Deathprod come cantante-screamer è un grande), una cover apocalittica di House Of The Pooneil Corners e un altro paio di strambezze (Viscount Grisnah è un brave strumentale per batteria, organo e echoplex registrato attraverso il muro del bagno).

Another Ugly EP (1994): altro mini, anche migliore del precedente, oltre ai tributi ai Kiss, ai Motorhead e allo zio di Geb, sfilano la strambissima Another Ugly Tune, il remake di Blueberry Daydream e lo splendido crescendo di She Used To Be A Twin.

Timothy’s Monster (1994): cambio di etichetta. Abbandonata la Voices Of Wonders i Motorpsycho passano alla neonata Stickman (se non sbaglio nata proprio per produrre loro). L’ispirazione compositiva è allo zenit e Timothy’s Monster risulta essere il loro personale capolavoro. Lo stile inoltre evolve ulteriormente, il lato hard viene abbandonato in favore di quella slackeness di cui i Pavement erano i massimi portavoce al momento, gli arrangiamenti si fanno più curati, le parti acustiche acquistano sempre più peso, il lato pop emerge sempre più.
Nel primo cd sfilano Feel, lofi acustico/intimista che apre il disco, i potenziali singoli killer Trapdoor e Wearing Yr Smell, Beatiful Sister (da qualche parte avevo letto Syd Barrett incatenato a pane e feedback), la sognante On My Pillow (vedere I’m Only Sleeping dei Beatles), Kill Some Day, potenziale inno della generazione x (solito discorso di stare dalla parte sbagliata dell’oceano), Now It’s Time To Skate, incanto acustico che si elettrifica nel finale (con un Geb sempre più smaliziato al banjo) e in chiusura Watersound altra meraviglia che parte soffusa e tremolante per esplodere in mille frammenti.
La divisione in doppio cd in questo caso è significativa, infatti sul primo sfilano canzoni più o meno standard, il secondo è molto più sperimentale e tira un po’ le somme del gruppo. I quattro brani sono esemplificativi delle forze che hanno spinto il gruppo finora, The Wheel è un mostruoso monumento alla reiterazione, il gioiellino Sungravy dice che Nick Drake è un’influenza non indifferente, Grindstone chiude definitivamente col passato metal, la conclusiva The Golden Core, che solitamente viene etichettata come il loro parto migliore (concordo) e che deve parecchio alle stratificazioni orizzontali di Loveless (accompagna con la voce anche Anneli Drecker dei Bel Canto), è un’ estasi malinconica da contemplazione universale.

Tussler (1994): non paghi di aver appena rilasciato un triplo vinile, quei tre folli si reinventano come gruppo country rock per la colonna sono di un film western di serie b. I pezzi sono quasi tutti o cover o remake di loro cose precedenti. Ex assalti elettrici rifatti che diventano canzoni da festa paesana, da sedia a dondolo sotto il porticato, sempre e comunque in un tripudio di banjo e steel guitar. L’album era irreperibile per molti anni e la ristampa del 2004 aggiunge tutto il materiale che mancava e, manco a dirlo, le bonus track sono splendide, vedere le cover di Albuquerque, Lazy Days, o i rifacimenti di A Memory (loro pezzo del ’90), Queen Chinee, o l’inedita (e un po’ fuori posto) Illinois. Per i fan un album spassosissimo.

Wearing Yr Smell EP (1994): ok, con tutto quanto avevano tirato fuori in due anni questo EP è trascurabile, giusto va citata un versione polediana di Junior e la bella cover di President Block di un gruppo norvegese mai sentito.

Blissard (1996): Deathprod resta in organico ma solo per le registrazioni in studio (e il suo intervento è sempre minore) e la malinconia di Timothy’s Monster fa spazio a sventagliate elettriche supersoniche tirate a lustro. Sono queste a tenere banco per gran parte del disco e raggiungono il loro apice con la colossale S.T.G. Per il resto ci sono il singolone The Nerve Tattoo, la dimessa e triste Manmower e un paio di altri numeri buoni (Sinful Wind Borne, Greener).

The Nerve Tattoo EP (1996): primo EP di Blissard e tra le uscite piccole la mia preferita. Dopo il weirdismo di Geb, passano in rassegna un versione follemente acustica di The Wheel (chitarre banjo e violino), la fosca e spaziale Pale Day (made by Deathprod) e Mad Sun, pezzo seriamente killer.

Manmower EP (1996): secondo EP, la consueta stramberia di Geb, una cover di Heaven & Hell, l’introversa 7th Dream e la dedica ai Velvet seconda maniera con Sterling Says.

Angels & Daemons At Play (1997): anche se restano i pezzi sonici (Walking On The Water, Starmelt/Lovelight,  Like Always, In The Family) si prosegue virando verso una psichedelia scura, soprattutto nei lunghi brani cosmici Heartattack Mack e Un Chien D’Espace.

Starmelt EP (1997): altro EP ottimo, solito formato, weirdismo, cover (hard sguaiatissimo degli Humble Pie), Wishing Well, canto in libertà e registrazione in no-fi e il pezzone da novanta Flick Of The Wrist.

Trust Us (1998): altro doppio cd questa volta influenzato dalla psichedelica e soprattutto dal kraut (Can in testa). Dal primo cd si impone Vortex Surfer, melodia sadness e climax totale, perfetto brano da chiusura dei concerti e che da subito diventa un culto da parte dei fan, per il resto ci sono gli heavy spaziali Psychonaut e 577, il singolo Ozone e l’eterea (e bellissima se non fosse tirata troppo per le lunghe) The Ocean In Her Eyes. Il secondo viaggia a ritmi alterni, Radiance Freq soffre della stessa malattia di The Ocean In Her Eyes (leggi lunghezza, anche se il finale ripaga di tutto), Hey Jane è l’altro singolo che per quanto buono risulta essere un po’ stucchevole. Meglio Taifun con la sua coda di Theremin e la piccola e dolce Coventry Boy.

Ozone EP (1998): cover di Young Man Blues, poi le bordate titaniche da un accordo di Back To Source, che stava sul vinile di Angels & Daemons At Play, e la dolcissima e spensierata The Skies Are Full Of… Wine?

Hey Jane EP (1998): mini dai toni estremamente stravaganti. Due i pezzi da tramandare: Celestine weirdismo melodico sconvoltissimo e The Ballad Of Pat & Put ballata lo-fi che si perde nello spazio-tempo.

Roadwork Vol.1, Heavy Metal Iz A Poze, Hardt Rock Iz A Leifschteil, Life In Europe 1998 (1998): visto che i fan sono sempre più dei moderni deadheads si apre la serie che dovrebbe documentare le loro esibizioni live (vera forza del gruppo). Sul retro del cd un invito a comprarlo solo se già si conoscono le uscite in studio, nel cd 80 minuti di rock totale. I primi tre pezzi (The Other Other Foll, A K9 Suite e Super/Wheel) sono biglietti di andata e ritorno per l’iperspazio, poi si picchia durissimo con You Lied e Black To Comm (brano mai registrato ufficialmente degli MC5 e che praticamente consta di un solo accordo). In chiusura la giusta presenza di Vortex Surfer.

Let Them Eat Cake (2000): una netta cesura col passato. Ciao hard, ciao cavalcate, ciao tutto insomma. Il disco è un tributo al pop psichedelico anni sessanta. I fan si dividono, alcuni  gridano allo scandalo, si sentono traditi, altri apprezzano il tentativo di rinnovamento (io tra questi). Le atmosfere sono colorate, gli arrangiamenti ricercatissimi, i toni floreali, un tripudio di canzoni all’acquarello. Non tutto funziona perfettamente ma un pugno di pezzi eccellenti c’è: la sognante Upstairs-Downstairs, il pop di Big Surprise e di My Best Friend, la lenta e malinconica (azzarderei quasi post) Stained Glass.

The Other Fool EP (2000): niente di memorabile, giusto il Funk ’99 (titolo autoesplicativo).

Walking With J EP (2000): l’EP più astruso, solo weirdismi (Captain Geebheart si spiega da sé).

Roadwork Vol.2, The MotorSource Massacre, Motorpsycho, The Source & Deathprod, Live At Kongsberg Jazzfestival 1995 (2001): facciamo un passo indietro, nel ’95 era appena uscito Timothy’s Moster, un album country & western, il gruppo aveva suonato ad alcuni importanti festival metal quando i The Source gli chiesero di fare un doppio concerto jazz. Due band sul palco in contemporanea più Deathprod. Esperienza coraggiosa e giustamente documentata su cd, ma non particolarmente riuscita, soprattutto per le troppe lungaggini.

Barracuda EP (2001): dopo il pop floreale un torrido album hard funk con fiati, cori e tutto il resto. Il tributo a High Time degli MC5 (e al film Punto Zero) è piuttosto evidente. Sette canzoni, qualcuna funziona di più qualcuna di meno, nel complesso si fa ascoltare. Bella l’iniziale Heartbreaker e la psichedelica Dr Hoffman’s Bicycle.

Phanerothyme (2001): si prosegue sulla scia di Let Them Eat Cake, l’effetto sopresa è però svanito e l’impressione inizia ad essere di semplice revivalismo. I Motorpsycho però si ricordano ancora come scrivere canzoni e in alcuni casi ne vengono fuori di buone, Bedroom Eyes con lo spettro di Drake sempre presente, la tirata For Free e Painting The Night Unreal che funziona bene soprattutto dal vivo. Purtroppo c’è anche quell’abominio di Go To California, che se è uno scherzo non l’ho mai capito. (Niente EP di contorno per Phanerothyme)

It’s A Love Cult (2002): disco che chiude (in netto calare) la trilogia west coast. Proprio volendo l’unico pezzo da salvare è The Mirror & The Lie.

Serpentine EP (2002): i pezzi che avanzavano di It’s A Love Cult, fate un po’ voi...

In The Fishtank [Motorpsycho + Jaga Jazzist Horns] (2003): collaborazione per la serie dell’etichetta olandese Konkurrent. Funziona molto bene una versione soffusa e fumosa di Pills Powders & Passionplay e il climax Tristano.

Motorpsycho Presents The International Tussler Society (2004): una porcheria. Il tentativo di un secondo Tussler fallisce miseramente, manca l’ispirazione, mancano le canzoni ma soprattutto la freschezza e l’ingenuità del primo.

Black Hole/Black Canvas (2006): perso per strada anche Geb (si dedica al banjo per il suo progetto bluegrass HGH) il duo si gira indietro e cerca di riconquistare il sound corposo che per tanti anni l’aveva distinto. Le canzoni quindi si orientano alla loro stagione d’oro, e in alcuni casi riescono bene (Hyena, anche se una copia di The One Who Went Away, funziona alla grande), nella maggior parte però non vanno oltre il compitino, in altri casi sono proprio pezzi scarsi. In ogni caso troppi e troppo lumghi.

Little Lucid Moment (2008): ogni tanto mi dico “ma sì qui è carino”, “dai qui funziona bene” ecc. poi vado a riascoltare una qualsiasi cosa e più che disappunto per un disco non riuscito, provo tenerezza per quei due capelloni che, non potendo vivere senza musica, vanno ancora avanti indifferenti a tutto e tutti.

 

grazie davvero per questa "guida all'ascolto" Mi è stata davvero utilissima.


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#106 lazlotoz

lazlotoz

    Classic Rocker

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Inviato 28 ottobre 2016 - 14:52

Motorpsycho-endof2008.jpg

 

Il duo di Trondheim ormai è in giro da un venticinque/sei anni. Dagli inizi pesi, e forse poco apprezzabili di Lobotomizer (ma avevano 22 anni, io li perdono), han preso una strada dettata dalla varietà di stili e generi. La loro carriera per ora ha due grandi capitoli, a seconda di chi c’era dietro la batteria.

Diciamo da Demon Box fino a It’s a Love Cult con Gebhardt.

Poi la parentesi Black Hole/Black Canvas che manco ce l’avevano un batterista (e dal vivo non ricordo chi ci suonava, ma mi dicevano che era uno abbastanza scarso)

E da Little Lucid Moment fino a ieri con Kapstad.

 

Ora Kapstad se n’è andato. Non so bene come si giocheranno la cosa ma nel dispiacere di non poter più vedere quel megabatterista nei live, son molto curioso di vedere come affronteranno creativamente il salto.

Diciamo che Kapstad aveva portato i due in un territorio che hanno esplorato in lungo e in largo… In questo un po’ mi mancava negli ultimi anni il disco che rivoluziona il loro stile.

Lo hanno fatto più volte in carriera, non so se a quasi 50 anni abbiano voglia di fare un nuovo salto.

 

Partendo dal metal, son passati per il folk (il violino che apre Demon Box) 

 

 

poi al rock più orecchiabile e romantico (alcune robe in Timothy’s monster)

 

 

poi alle vette della forma canzone Blissard, Angels, Trust (in parte, perché poi Trust è tutt'altro)

 

https://www.youtube.com/watch?v=Zkz6Lx246WU

 

poi al rock tamarro e divertente di Barracuda

 

https://www.youtube.com/watch?v=vVV5NSQwWwo

 

al pop che guarda indietro agli anni 60-70 Let Them, Phanerothyme, It’s love

 

https://www.youtube.com/watch?v=6TL7KNI9KgU

 

e poi tutto quello che sta negli anni 70… appunto da Little Lucid moments.

 

Ovvio che poi in mezzo ci son stati anche le robe d’orchestra, e quella d’opera (forse l’unico disco che fatico ad ascoltare). Insomma un mischione bello grosso ma con un’impronta sempre personale.

Questa cosa a me piace molto perché alla fine mi vado a beccare i dischi che rispecchiano il mood del momento. Quindi alla fine vanno sempre bene per me.

 

Detto questo, la loro dimensione è quella live. In maniera evidente dimostrano che è gente che ama suonare. Nei concerti danno tutto, certe volte pure troppo per alcuni. Concerti fiume interminabili in cui passano un’energia davvero sorprendente.

 

Ultimo appunto, le loro collaborazioni fisse con il mondo Supersilent. Deathprod  (Halge Sten) dall’inizio, poi Storlokken. Li vorrei vedere anche con Henriksen. E perché no con Vespestad alla batteria.

 

E boh. Fate voi.


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#107 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 01 novembre 2016 - 14:40

Mi rileggevo i post vecchi. L'odio abbastanza manifesto per Little Lucid Moments mi pare davvero esagerato. Sarà che è stato il primo tour che mi son visto loro ma secondo me quello è un disco molto bello. Più che altro contiene una delle mie preferite in assoluto:

 

Una nenia ridondante e ipnotica. Credo possa essere odiata proprio per questo. Ma per me è sempre un trip, un bel trip. Con il tema che torna e ritorna, un solo tanto preciso ed esaltante.

Insomma è qui l'inizio dei Motorpsycho che piacciono di meno a chi seguiva i Motorpsycho. Ma per me sempre roba di primissima scelta.


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#108 lazlotoz

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Inviato 02 novembre 2016 - 12:59

E per riagganciarmi, oggi scrivono questo sul loro sito: 

 

We thank all the drummers that have offered their services over the last few months for their good words and faith in us, it means a lot, but we have yet to figure out how we want Motorpsycho to continue in the future and if we even need a permanent drummer again (they’re like keyboarplayers you know, they never seem to last…!).
It is in many ways tempting to just let the creative core of Snah & Bent be the band and hire whoever suits the new music we’ll be writing the best whenever new material is ready for recording or touring. This makes it more of a project than a band though, and we don’t know if it is a good thing to do in order to get the best out of MP as possible. But it is certainly a different way of doing things, if nothing else!
Having the history we have as a band is a heavy responsibility and a heavy baggage to carry around and represent at all times (and a bitch to have to teach to yet another new guy…), so it’s tempting to use the oportunity to change things up a bit and not just go back to the default trio mode. But we’ll see – all of a sudden things might make new sense: something or someone will show up that will force our hand in some direction!
That is what always happened in the past, and if we’re patient it will happen this time as well. Frankly, it is kinda exciting to be rudderless like this for a while too you know: everything is wide open!

 

Routine is the killer of art, and this at least brings new hope.


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#109 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 03 gennaio 2017 - 15:23

Alla fine hanno il nuovo batterista, e stanno già mettendo giù roba nuova per far uscire il disco in autunno. 

Arriva Tomas Järmyr, che non so chi diavolo sia. Se non che è il batterista degli Zu.

E ha dei progetti improjazz/ambient/drone (Yodok III, The Void Of Expansion). La cosa mi fa pensare che i Motorpsycho cambieranno di nuovo pelle.


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#110 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 12 luglio 2017 - 23:02

Oggi mi è arrivato questo:front-cover.jpg

 

Ecco, la loro capacità di cambiare ancora e ancora è davvero spettacolare.

Disco di accompagnamento alle immagini, ma che sta in piedi da solo. Non una roba da sottofondo. Ci son delle perle. E secondo me queste idee verranno sviluppate nel disco che uscirà a settembre.

 

La confezione di questo disco è bellissima. Doppio vinile a 10pollici, cd+dvd. 


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#111 Folagra

Folagra

    young signorino di una certa età

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Inviato 13 luglio 2017 - 10:25

Oggi mi è arrivato questo:

 

http://www.indie-roc...ok.php?id=18294

vieni?


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When the seagulls follow the trawler, it is because they think that sardines will be thrown into the sea


#112 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 14 luglio 2017 - 08:14

 

Oggi mi è arrivato questo:

 

http://www.indie-roc...ok.php?id=18294

vieni?

 

 

Direi di sì! Penso che farò sia quello che a Trezzo a novembre.
Ci sarai anche tu?


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#113 Folagra

Folagra

    young signorino di una certa età

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Inviato 14 luglio 2017 - 08:49

 

 

Oggi mi è arrivato questo:

 

http://www.indie-roc...ok.php?id=18294

vieni?

 

 

Direi di sì! Penso che farò sia quello che a Trezzo a novembre.
Ci sarai anche tu?

 

probabile, sì. ti scrivo qualche giorno prima cmq.


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#114 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 22 novembre 2018 - 15:13

digitalcover-250x250.jpg

 

Il 15 febbraio 2019 nuovo disco. 

 

Sempre con Tomas Järmyr alla batteria.

In produzione Andrew Scheps che ha un giro molto pop, ma soprattutto torna Deathprod. Che negli ultimi anni ha un po' fatto avanti e indietro. Spero gli tiri un po' le orecchie a quei tre lì.


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#115 lazlotoz

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Inviato 06 febbraio 2019 - 19:45

Se ho capito bene il disco nuovo son 3 tracce.

9, 11 e 21 minuti. Come dire, che chi li odia li odierà ancor di più, chi li adora vabbè, e chi li ignora li ignorerà ancora.

 

Ascoltata la traccia da 11 minuti devo dire che nonostante sia esattamente quello che uno si può aspettare dai Motorpsycho di oggi è riuscita a sorprendermi e a piacermi un bel po' in più di un momento, soprattutto nel lavoro effettivamente eccezionale di Tomas Järmyr. Secondo me Deathprod ha ben messo lo zampino in quel momento acidissimo fra chitarra e tastieroni. 

In mezzo ci son robe anche parecchio rimasticate. 

 

Mi ripeto, li vorrei di nuovo nella versione pop rock di fin 90 inizio 2000. Ma li prendo pure così. 


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#116 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 03 giugno 2019 - 08:25

Visti sabato a Genova. Premetto che per me è sempre un piacere vederli dal vivo ma questa volta forse si son superati. Uno dei più bei concerti per scaletta e presa bene.

Certo ha aiutato il posto, della giusta dimensione. Un 250 persone, quindi molto raccolta come situazione. 

Volumi a tratti assurdi, ma ben calibrati. Il difetto più grosso, che comunque si portano dietro da quasi sempre, son le voci, che faticano a uscire e nella cambogia sonora che scatenano spesse volte escono fuori gracchianti e danno in testa.

Non capisco bene perché non vogliano risolvere quel problema. Ma quel che ci rimettono in quel versante viene ampiamente compensato da una voglia di suonare che è encomiabile. Non credo si possa fingere quel sentimento lì.

 

Per dire la scaletta:

Year Zero
Eagle's Son >>
Spin
Greener
H Mac
Lux
Blueberry
Feel
The Crucible
Psychotzar
Hogwash
577
 
Tower >>
Hell part 7, Victim of Rock

 

 

I pezzi di un tempo son venuti una bomba. Quelli nuovi, che su disco faticano un po', son perfetti. La questione è che la loro strada è chiaramente presa da anni. Un percorso nel quale alla fine la scelta di Järmyr alla batteria mi è diventata chiara. Hanno bisogno di uno che stia dietro. Drittissimo e preciso ma che non strafaccia come il biondo di prima. Vogliono una base su cui costruire le loro cavalcate estenuanti. Su quello è da prendere o lasciare.

 

Per me spettacolari. In forma smagliante. Li aspetto già per l'anno prossimo.


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#117 xtc

xtc

    Gianfranco Marmoro

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Inviato 03 giugno 2019 - 09:33

Visti sabato a Genova. Premetto che per me è sempre un piacere vederli dal vivo ma questa volta forse si son superati. Uno dei più bei concerti per scaletta e presa bene.

Certo ha aiutato il posto, della giusta dimensione. Un 250 persone, quindi molto raccolta come situazione. 

Volumi a tratti assurdi, ma ben calibrati. Il difetto più grosso, che comunque si portano dietro da quasi sempre, son le voci, che faticano a uscire e nella cambogia sonora che scatenano spesse volte escono fuori gracchianti e danno in testa.

Non capisco bene perché non vogliano risolvere quel problema. Ma quel che ci rimettono in quel versante viene ampiamente compensato da una voglia di suonare che è encomiabile. Non credo si possa fingere quel sentimento lì.

 

Per dire la scaletta:

Year Zero
Eagle's Son >>
Spin
Greener
H Mac
Lux
Blueberry
Feel
The Crucible
Psychotzar
Hogwash
577
 
Tower >>
Hell part 7, Victim of Rock

 

 

I pezzi di un tempo son venuti una bomba. Quelli nuovi, che su disco faticano un po', son perfetti. La questione è che la loro strada è chiaramente presa da anni. Un percorso nel quale alla fine la scelta di Järmyr alla batteria mi è diventata chiara. Hanno bisogno di uno che stia dietro. Drittissimo e preciso ma che non strafaccia come il biondo di prima. Vogliono una base su cui costruire le loro cavalcate estenuanti. Su quello è da prendere o lasciare.

 

Per me spettacolari. In forma smagliante. Li aspetto già per l'anno prossimo.

visti ad AVELLINO, quasi tre ore tra perfette simmetrie tra musica luci e immagini proiettate alle spalle, (il luogo era un cinema teatro) le voci sono purtroppo l'unico elemento non all'altezza del resto, ma il concerto è stato fantastico, ed il batterista è straordinario 


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#118 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 03 giugno 2019 - 10:06

 

visti ad AVELLINO, quasi tre ore tra perfette simmetrie tra musica luci e immagini proiettate alle spalle, (il luogo era un cinema teatro) le voci sono purtroppo l'unico elemento non all'altezza del resto, ma il concerto è stato fantastico, ed il batterista è straordinario 

 

 

Minchia ad Avellino han fatto una scaletta forse anche meglio di quella di Genova che già mi è sembrata ottima. 

 

Sì il batterista per me anche è molto buono, nulla da dire. Ma rispetto a Kenneth Kapstad è chiaramente un altro modo di intendere lo strumento. Subito non ero convinto, ma visto il lavoro di sabato va a finire che han fatto bene.


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lazlotoz, [...]: sei un gigantesco coglione. Ma proprio un cretino senza pari, [...] Sparati, che fai un favore al mondo.


#119 Tom

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Inviato 03 giugno 2019 - 10:13

Quello delle voci e' sempre stato un loro limite (per me non indifferente) anche in studio, posso immaginare dal vivo.


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#120 lazlotoz

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Inviato 03 giugno 2019 - 14:15

Quello delle voci e' sempre stato un loro limite (per me non indifferente) anche in studio, posso immaginare dal vivo.

 

No, se per te in studio han quel problema non ti puoi immaginare dal vivo :)

Son proprio un disastro, perché i volumi usati son alti, altissimi. E mi dicono dalla regia che è un limite fisico/tecnico. Oltre quella soglia è difficile non "gracchiare" con i microfoni. 

Però boh. Lo riconosco come un difetto, ma son sicuro che alla fine quello che fanno sia esattamente quello che vogliono fare, e quindi accetto la cosa.

 

Poi, davvero, in questo tour qui, mi son sembrati fottutamente in forma. 


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lazlotoz, [...]: sei un gigantesco coglione. Ma proprio un cretino senza pari, [...] Sparati, che fai un favore al mondo.





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