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Il Lavoro Migliore


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326 replies to this topic

#41 Jeffrey Lee

Jeffrey Lee

    Non parlate mai agli sconosciuti

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Inviato 02 novembre 2014 - 13:08

Ortodosso, talvolta dici cose condivisibili, talvolta sono in profondo disaccordo*, ma riesci ogni tanto a toglierti questo tono da "io so tutto e voi non sapete un cazzo"? Così, renderebbe più stimolante la discussione, non per altro.

 

 

 

No, Ortodosso è così e gli vogliamo bene per quel che è, un insopportabile cagacazzi che però ne sa un sacco e non parla quasi mai a vanvera.


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You’ll be there. You’re the type. Who else would defend my right to be lonely?


#42 sud afternoon

sud afternoon

    Si legge sud afternùn.

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Inviato 02 novembre 2014 - 13:23

però dai, anche il lavoro più appassionante del mondo, ha i suoi aspetti noiosi


Dico anche io la mia sul punto. Avere un lavoro che ti piace, che più o meno cioè corrisponde a una delle tue passioni, non è per niente bello. Oddio, forse avere un lavoro di merda che odi a prescindere è pure peggio, per carità. Ma sono convinto che chi se la canta con "sono felice perché il mio lavoro è anche la mia passione", o mente, o è uno che lavora poco.

Per definizione il lavoro ti impone di fare certe cose con orari più o meno fissati, in quantità più o meno fissata (se non te li ha fissati qualcuno, sei comunque tavazzianamente costretto a fissarteli te). Questi constraint tendono a rendere normalmente inviso a ogni lavoratore la sua attività lavorativa. La condizione del lavoratore è quella di provare - come minimo - un certo continuo discreto fastidio per il proprio lavoro. Detto questo, nel momento in cui il tuo lavoro concerne proprio qualcosa che ti piace, che ti interessa, diciamo pure "che ti appassiona", allora la sensazione è doppiamente fastidiosa: il lavoro ti fa sottilmente odiare qualcosa che altrimenti ameresti incondizionatamente. Chiamatemi pure sputasentenze, ma ne sono convinto, e lasciatemelo ripete: se il vostro lavoro vi rende felici, vuol dire che non siete seri lavoratori.
  • 0

#43 sud afternoon

sud afternoon

    Si legge sud afternùn.

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Inviato 02 novembre 2014 - 13:32

Comunque, non vedo perché bisognerebbe indirizzare un 13 enne verso "il lavoro ideale" (posto che esista, e posto che un buon / ottimo lavoro forse basterebbe). Ha solo 13 anni, ne ha davanti molti per capirlo. La sola cosa che si può fare è ascoltarlo, capirlo, osservarlo e vedere in cosa riesce meglio e cosa gli dà soddisfazione. La


Ma anche no, gli adolescenti sono più animali che persone, entità in formazione che meglio vale non tentare di interpretare. Certo, tenere sott'occhio che non stiano collassando sotto il peso di questa merda di società, che non stiano volando verso la depressione e il suicidio. Ma accertato questo, la gente sotto i venti anni va ascoltata e osservata il meno possibile.
  • 1

#44 solaris

solaris

    Simmetriade.

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Inviato 02 novembre 2014 - 13:43

Mah, non sono d'accordo, seguirne le inclinazioni se se ne ha responsabilità è un dovere (suona molto famiglia-progressista-bene, non intendo quello, qualcosa di molto più discreto).


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#45 Claudio

Claudio

    I am what I play

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Inviato 02 novembre 2014 - 13:43

Concordo sul fatto che si tenda troppo spesso ad abbinare l'idea di felicità con l'appagamento delle proprie esigenze di lavoro. La felicità per me non può dipendere dal lavoro, né il lavoro può mai essere quello "ideale", proprio per tutta la serie di condizionamenti che citava Sud. In generale, credo che per attenuare quel "fastidio", che esiste comunque, anche quando riesci a occuparti di qualcosa che ti interessa, le due condizioni ideali siano: ritagliarsi il massimo di libertà possibile nel gestirsi il proprio lavoro; cercare di avere a che fare con un ambiente lavorativo in sintonia con il tuo approccio e possibilmente "vivibile". Ho verificato che, con gli anni, il primo obiettivo è diventato quasi una ragione di vita (lavorativa), per cui forse il mio consiglio si indirizzerebbero verso tipologie di lavoro che ti consentono, con gli anni, di guadagnare una certa autonomia.

In ogni caso forse è vero che le passioni che si hanno a 13 anni possono influenzare negativamente: io a quell'età da almeno 2-3 anni già sognavo di fare il giornalista e non avevo la minima idea di cosa mi attendesse ;D (anche se la massima barziniana secondo cui "è sempre meglio che lavorare" continua ad avere il suo perché).


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#46 Giovanni Drogo

Giovanni Drogo

    Non lo so

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Inviato 02 novembre 2014 - 14:54

Mah, non sono d'accordo, seguirne le inclinazioni se se ne ha responsabilità è un dovere (suona molto famiglia-progressista-bene, non intendo quello, qualcosa di molto più discreto).

 

 

Diciamo che bisogna calibrare bene gli sforzi nel tentare di capirlo senza essere troppo intrusivi, che del resto è ciò che riesce più o meno bene in base alle abilità di un educatore (sia esso un genitore o un insegnante).

 

In base alla mia esperienza di persona che insegna qualcosa a dei bambini/ragazzini vedo persone naturalmente dotate di orecchio musicale* la cui dote però da sola non ha alcuna utilità nel portarli a trovare un lavoro nell'ambito musicale (purtroppo secondo me), perché nel raggiungimento di quell'obiettivo contano molto di più altre capacità nella società di oggi. Non è una critica, è semplicemente il modo in cui è impostato il sistema e la società, una persona con zero musicalità e orecchio come sua base di partenza (oserei dire genetica) che si presenta bene, ha personalità di altro tipo (magari carismatico) o studia con metodicità alcuni aspetti professionali e rappresentativi della musica, ha più possibilità di trovare spazio dal punto di vista lavorativo di una persona dotata e magari anche appassionata che però se ne fotte di tutte queste cose per sua indolenza o mancanza di personalità.

 

 

*Gente che fa con naturalezza ciò che altri impareranno meccanicamente con anni di lavoro. 


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Statisticamente parlando, non lo so.


#47 solaris

solaris

    Simmetriade.

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Inviato 02 novembre 2014 - 15:19

(forse un po' ot)

 

Io ho sofferto molto la realizzazione di quanto, molto più dell'eccellenza personale (sia dal punto di vista della ricerca/qualità "professionale", sia dell'etica, morale o raffinatezza di pensiero), conti la capacità di stringere relazioni, in assoluto. È una cosa di cui tra l'altro capisco la motivazione ed è persino sensata (si vive di quello, e tutto è quello, direttamente o indirettamente), ma si scontra con lo sviluppo privato quando lo scarto aumenta e non si è convinti di trovare nell'altro un individuo in grado di capire o desiderare quello che vuoi tu, o non si è neanche troppo interessati ai criteri altrui, a valle d'un investimento d'energie pesante ed esclusivo nella propria crescita. È un conflitto che crea problemi sia nelle varianti becere (il cosiddetto doversi vendere, gli intrallazzi necessari nelle professioni, ma neanche mi ci dilungo) sia in quelle più alte (il rapporto fra sé e il mondo, il valore delle collaborazioni o di ciò che si è in grado di trasmettere al mondo, ecc) ed entrambe costituiscono grossi limiti quotidiani e nel lungo termine per personalità con un rapporto conflittuale con la realtà.

 

Non so se però sono realizzazioni che è salutare trasmettere, in fondo io non ho avuto nessuno ad anticiparmelo (o non ho voluto ascoltarlo) e mi va bene così, nonostante i problemi che crea. È giusto che ciascuno faccia il proprio percorso di crescita da solo.

 

Ho due nipoti molto piccoli, e ho una paura ansiosa d'influenzarli male anche indirettamente. Perché si fa presto a dire che è meglio non interferire, ma nella realtà dei fatti interferisci naturalmente e inconsapevolmente di continuo, anche solo per come sei e per le scelte che fai.


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#48 joseph K.

joseph K.

    Tout est pardonné

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Inviato 02 novembre 2014 - 16:26

Io mi trovo con quanto dice Sud, il lavoro è comunque una forma di "sofferenza", non a caso i termini che lo contraddistinguono come "travaglio", "labor" ecc. hanno questa radice. Io credo che una cosa importante sia la comprensione di quanto il proprio lavoro ha un'azione positiva sul mondo. Voglio dire: posso fare 3 anni di orrendi calcoli e verifiche ma poi avrò un certo orgoglio se produco che so una molecola utile per una certa malattia o un edificio pubblico di valore. Ma banalmente sarò orgoglioso di faticare ore e rendere e tenere pulita una strada, è la stessa cosa.

Uno può insegnare alle serali, è pesante per orari, tipologie di persone incontrate, luogo di lavoro, sistema  scolastico, paga, ma c'è una soddisfazione nell'"opera" creata (e infatti il termine latino opera è diverso da labor), cioè nel fine raggiunto che ha una durata e un'incidenza nella realtà.

 

Il concetto di ambizione ortodossiano lo sottoscrivo. Il problema è che spesso da noi si confonde ambizione, che è un sano desiderio di "primeggiare", di "riuscire", di "fare", di agire sul mondo avendone i giusti riconoscimenti e i risultati visibili, con il concetto di "arrivare". L'ambizioso è diverso dall'arrivista, così come il leader funzionale è diverso dal privilegiato truffatore chiaccherone. Il contesto sociale poi conta e se vivi nel contesto del "cavarsela", della lode della "creatività" intesa come riuscire a tirare a campare, fregare prima degli altri, fregare prima di essere fregato allora ecco che l'ambizione diventa sospetta e l'ambizioso diventa in sé temuto/pericoloso. Lo si identificherà sempre con l'arrivista.


  • 2

Ora l'inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole di York, e tutte le nuvole che incombevano minacciose sulla nostra casa sono sepolte nel petto profondo dell'oceano.


#49 ucca

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Inviato 02 novembre 2014 - 18:47

sono d'accordo con claudio quando dice che l'ambiente di lavoro è i

 

Concordo sul fatto che si tenda troppo spesso ad abbinare l'idea di felicità con l'appagamento delle proprie esigenze di lavoro. La felicità per me non può dipendere dal lavoro, né il lavoro può mai essere quello "ideale", proprio per tutta la serie di condizionamenti che citava Sud. In generale, credo che per attenuare quel "fastidio", che esiste comunque, anche quando riesci a occuparti di qualcosa che ti interessa, le due condizioni ideali siano: ritagliarsi il massimo di libertà possibile nel gestirsi il proprio lavoro; cercare di avere a che fare con un ambiente lavorativo in sintonia con il tuo approccio e possibilmente "vivibile".

 

questo è molto importante, se stai con gente di merda 40 ore a settimana diventi una persona peggiore.


  • 3

https://www.facebook...sychomusicband/

 

Mettere su un gruppo psichedelico a 40 anni.


#50 Claudio

Claudio

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Inviato 02 novembre 2014 - 19:12

sono d'accordo con claudio quando dice che l'ambiente di lavoro è i
 

Concordo sul fatto che si tenda troppo spesso ad abbinare l'idea di felicità con l'appagamento delle proprie esigenze di lavoro. La felicità per me non può dipendere dal lavoro, né il lavoro può mai essere quello "ideale", proprio per tutta la serie di condizionamenti che citava Sud. In generale, credo che per attenuare quel "fastidio", che esiste comunque, anche quando riesci a occuparti di qualcosa che ti interessa, le due condizioni ideali siano: ritagliarsi il massimo di libertà possibile nel gestirsi il proprio lavoro; cercare di avere a che fare con un ambiente lavorativo in sintonia con il tuo approccio e possibilmente "vivibile".

 
questo è molto importante, se stai con gente di merda 40 ore a settimana diventi una persona peggiore.

 

Ma ancora peggio è dipendere da gente di merda e doverne seguire le direttive tutti i giorni: questo alla lunga può veramente sfiancarti (lo vedo quotidianamente con mia moglie, che ne ha passati parecchi...). Quel minimo di autonomia che ci si può ritagliare aiuta anche a evitare questo tipo di frustrazione. Poi dipende anche dalle persone: io tendenzialmente mi colloco subito in un'ottica critica/scettica/antiaziendalista (probabilmente è un mio difetto) e quindi devo proprio trovare persone con cui sono in splendida sintonia per condividere scelte quotidiane di lavoro, altri, forse più flessibili, vivono con minor difficoltà questo doversi modellare e adattare a persone diverse (un mio amico, a forza di fare così, è riuscito davvero a svoltare e mettersi in proprio in modo soddisfacente, quindi non è detto affatto che essere più benevolenti coi capi ti condanni al servilismo permanente).


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#51 veryc

veryc

    E i ramo' ?

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Inviato 02 novembre 2014 - 20:49

1. Famiglia media mi sa molto di anni 60 (o 80), adesso ce ne sono ben poche. Dici "mantenerlo agli studi senza problemi", ma cosa vuol dire? Se questo ha 13 anni chi dà la sicurezza al padre (facciamo 43enne) di essere stabilmente impiegato allo stesso stipendio per altri dieci anni, magari dovendo mantenere anche fratelli e sorelle? La madre lavora o no? La casa è di proprietà o no? Arriva un'eredità dai nonni o no?

 

Ho capito che bisogna tener conto di tutto, ma cosa te ne fai di tutti questi dati se anche te li dessi?

Hai sviluppato un algoritmo che li prenda come input e restituisca in uscita il lavoro adatto?

 

2. Le "capacità psico-attitudinali" non sono il carattere, e perdipiù sono un'altra clamorosa puttanata, quella dell' "ognuno ha le sue inclinazioni, tu sei bravo in X e quell'altro in Y". Quelli bravi a scuola sono bravi in tutte le materie, e viceversa. Io cagavo in testa alla gente in latino e in matematica non perché fossi portato per il latino o la matematica, ma perché mi fregava qualcosa di non fare schifo, allo stesso modo Bruno Conti da Nettuno se non avesse giocato a calcio sarebbe stato il primo italiano nella MLB di baseball, così come gran parte degli atleti da giovani eccellevano in più sport. 

 

Per carattere intendo i suoi gusti, di cosa gliene importa un qualcosa, quanto e come essere ambiziosi è una scelta. C'è gente che lavora 100 ore da Goldman Sachs e gente che potrebbe farlo ma decide invece di fare 40 ore da Google o 120 da Medici senza Frontiere. C'è chi è motivato dai soldi, chi dal potere, chi dal lavorare il meno possibile, c'è chi è disposto a fare 10-15 anni nei comedy club sperando di essere notato da HBO e chi è a 25 anni pensa al fondo pensione, chi non riesce a stare in un ufficio al chiuso. Queste son le vere differenze, all'interno di ognuno di questi gruppi è possibile fare scelte più o meno intelligenti, ma la partenza è capire chi sei altra cosa impossibile dato che a tredici anni non sei ancora formato.

 

Io ci credo alla predisposizione naturale. L'attitudine a fare determinate cose o la capacità di capirne altre non sono intrinsecamente uguali per tutti gli esseri viventi sul pianeta. Che sia dovuto a motivi genetici o si sviluppi nel corso della propria infanzia non lo so.

L'esempio di Conti ne è la conferma: lui era portato per lo sport, di certo non per l'arte, nè per la chimica o tantomeno nell'economia ed infatti ha avuto successo nello sport, soprattutto perchè ha iniziato da giovanissimo.

Questo però non vuol dire che lavorare sodo non possa comunque portare successi!

Non ci avevo mai riflettuto, ma in effetti quanto si è ambiziosi condiziona parecchio il proprio rapporto col lavoro.

 

3. Già come dicevo altrove il fatto che si debba fare una scelta a 13 anni è un problema dell'Italia, ma comunque è una scelta che ha zero rilevanza sul lavoro futuro, e di ritorno pensare di scegliere la scuola superiore in base "a quello che voglio fare da grande" è una roba boh, che forse si poteva sentire negli anni Ottanta. Che uno vada a intuito senza preoccuparsi più di tanto (e preoccupandosi invece di quello che farà fuori da scuola, dove vige il libero arbitrio, nei prossimi cinque anni), e lasciar perdere il lavoro dai.

 

A me non sembra che la scelta di cosa fare a 13 anni abbia zero rilevanza sul lavoro futuro.

Tra decidere di non proseguire gli studi e scegliere il primo lavoro che capita ed iscriversi in un liceo classico ci passa molta differenza.


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Ha già fatto tutto Black Mirror

 


#52 dirac

dirac

    mainstream Star

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Inviato 02 novembre 2014 - 22:06

A me non sembra che la scelta di cosa fare a 13 anni abbia zero rilevanza sul lavoro futuro.
Tra decidere di non proseguire gli studi e scegliere il primo lavoro che capita ed iscriversi in un liceo classico ci passa molta differenza.


solo un pazzo potrebbe consigliargli di lasciare gli studi e andare a lavorare a 13 anni.

ma si puo ancora fare? non ho mai ben approfondito le riforme scolastiche degli ultimi anni.
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#53 Life Is Insignificant

Life Is Insignificant

    Deadman

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Inviato 02 novembre 2014 - 22:52

 

Io ci credo alla predisposizione naturale. L'attitudine a fare determinate cose o la capacità di capirne altre non sono intrinsecamente uguali per tutti gli esseri viventi sul pianeta. Che sia dovuto a motivi genetici o si sviluppi nel corso della propria infanzia non lo so.

 

Che esista un minimo di attitudine innata per fare determinate attività piuttosto che altre può anche essere vero, ma di sicuro questa predisposizione è sopravvalutata nella quasi totalità dei casi (vedi la classica frase "non sono portato per la matematica"). 

Ti consiglio di leggere questo libro a questo proposito: http://www.amazon.co...s/dp/1591842948


  • 1

#54 Ortodosso

Ortodosso

    baby even the losers

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Inviato 02 novembre 2014 - 23:51

Libro fondamentale.


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Battibecco dovete domandare a Sarri, che è un razzista; e gli uomini come lui non possono stare nel mondo del calcio.


#55 khonnor

khonnor

    xy

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Inviato 03 novembre 2014 - 00:18

 

2. Le "capacità psico-attitudinali" non sono il carattere, e perdipiù sono un'altra clamorosa puttanata, quella dell' "ognuno ha le sue inclinazioni, tu sei bravo in X e quell'altro in Y". Quelli bravi a scuola sono bravi in tutte le materie, e viceversa. Io cagavo in testa alla gente in latino e in matematica non perché fossi portato per il latino o la matematica, ma perché mi fregava qualcosa di non fare schifo, allo stesso modo Bruno Conti da Nettuno se non avesse giocato a calcio sarebbe stato il primo italiano nella MLB di baseball, così come gran parte degli atleti da giovani eccellevano in più sport. 

 

Sono in larghissima parte d'accordo con te. Ma una domanda mi sorge: ricordo le mie superiori. Alla maturità, agli scritti ebbi il record negativo in regione (21/45), rimontai con un orale che cristo ancora se lo ricordano lì. Uscii con un 60/100, che sa molto di calcio in culo e fuori dai coglioni. Non mi considero un totale idiota - credo di sovrastimarmi anzi, o che gli altri mi sovrastimino -, però ricordo 5 anni di sudate nei pomeriggi/sere a forza di ripetizioni di latino e greco con l'obiettivo del 6. Sputando sangue, nel bene e nel male, ce la feci. Questo non ha significato cagare in testa agli altri, ma ha significato raggiungere un obiettivo realistico, cioè quel che "potevo dare". Tu questa la vedi come una diminutio o cosa? Il confine per me è molto sottile, trattandosi tra l'altro di scuola italiana ancor di più (essendo quindi ancorata spesso ad un approccio essenzialmente nozionistico ed antistorico. inutile dire che sono io ora a cagare in testa ai miei ex compagni :shifty: ).


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noncuranti della fine, del calore, di poterci sciogliere.

or | mail


#56 Seattle Sound

Seattle Sound

    Non sono pigro,è che non me ne frega un cazzo.

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Inviato 03 novembre 2014 - 01:34

3. Già come dicevo altrove il fatto che si debba fare una scelta a 13 anni è un problema dell'Italia, ma comunque è una scelta che ha zero rilevanza sul lavoro futuro, e di ritorno pensare di scegliere la scuola superiore in base "a quello che voglio fare da grande" è una roba boh, che forse si poteva sentire negli anni Ottanta. Che uno vada a intuito senza preoccuparsi più di tanto (e preoccupandosi invece di quello che farà fuori da scuola, dove vige il libero arbitrio, nei prossimi cinque anni), e lasciar perdere il lavoro dai.

 
A me non sembra che la scelta di cosa fare a 13 anni abbia zero rilevanza sul lavoro futuro.
Tra decidere di non proseguire gli studi e scegliere il primo lavoro che capita ed iscriversi in un liceo classico ci passa molta differenza.


 
idee chiare
 
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Alfonso Signorini: "Hai mai aperto una cozza?"
Emanuele Filiberto: "Sì, guarda, tante. Ma tante..."
(La Notte degli Chef, Canale 5)

 

"simpatico comunque eh" (Fily, Forum Ondarock)

 

"passere lynchane che finiscono scopate dai rammstein"

"Io ho sofferto moltissimo per questo tipo di dipendenza e credo di poterlo aiutare. Se qualcuno lo conosce e sente questo appello mi faccia fare una telefonata da lui, io posso aiutarlo"
(Rocco Siffredi, videomessaggio sul web)


"Ah, dei campi da tennis. Come diceva Battiato nella sua canzone La Cura"


#57 Ortodosso

Ortodosso

    baby even the losers

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Inviato 03 novembre 2014 - 02:59

 

 

2. Le "capacità psico-attitudinali" non sono il carattere, e perdipiù sono un'altra clamorosa puttanata, quella dell' "ognuno ha le sue inclinazioni, tu sei bravo in X e quell'altro in Y". Quelli bravi a scuola sono bravi in tutte le materie, e viceversa. Io cagavo in testa alla gente in latino e in matematica non perché fossi portato per il latino o la matematica, ma perché mi fregava qualcosa di non fare schifo, allo stesso modo Bruno Conti da Nettuno se non avesse giocato a calcio sarebbe stato il primo italiano nella MLB di baseball, così come gran parte degli atleti da giovani eccellevano in più sport. 

 

Sono in larghissima parte d'accordo con te. Ma una domanda mi sorge: ricordo le mie superiori. Alla maturità, agli scritti ebbi il record negativo in regione (21/45), rimontai con un orale che cristo ancora se lo ricordano lì. Uscii con un 60/100, che sa molto di calcio in culo e fuori dai coglioni. Non mi considero un totale idiota - credo di sovrastimarmi anzi, o che gli altri mi sovrastimino -, però ricordo 5 anni di sudate nei pomeriggi/sere a forza di ripetizioni di latino e greco con l'obiettivo del 6. Sputando sangue, nel bene e nel male, ce la feci. Questo non ha significato cagare in testa agli altri, ma ha significato raggiungere un obiettivo realistico, cioè quel che "potevo dare". Tu questa la vedi come una diminutio o cosa? Il confine per me è molto sottile, trattandosi tra l'altro di scuola italiana ancor di più (essendo quindi ancorata spesso ad un approccio essenzialmente nozionistico ed antistorico. inutile dire che sono io ora a cagare in testa ai miei ex compagni :shifty: ).

 

 

 

Non ho capito la tua domanda: questa la vedi come una diminutio? Questa cosa? Pensieri che mi vengono in mente:

 

1. Come diceva Life sopra, non è che l'attitudine per questo o per quello non esistano (potrei avere grandissima attitudine per il basket, però sono alto 177cm, mentre il 17% della gente sopra i 220cm negli USA è giocatore professionista di basket), è che una considerazione di trentasettesimo grado rispetto al primo che è imparare ad imparare. Fondamentalmente quelli "portati" per la cosa X spesso, più che essere portati per la cosa X in sé, si sono trovati (magari casualmente) ad imparare X in una maniera vicina all'ottimale poco dopo essere stati esposti a X per la prima volta. Così come il contrario (che può essere quello che è successo a te in greco e latino). Poi l'inerzia positiva o negativa (anche perché non ci si può fermare, bisogna fare il programma) fa il resto: sono sicuro che la stessa versione di greco che consegnata in seconda liceo col nome ASQUINI prendeva 4, consegnata da me col nome MEDRI prendeva 7. Il professore che ti guarda il libretto prima di mettere il voto, stessa cosa.

 

2. E allora come imparare ad imparare con metodo? La tua storia dimostra che lo sforzo bruto per le cose poco più che elementari può non bastare. Ripeto quello che ho detto in qualche intervento sopra: c'è gente, in questo momento in Italia, che ha come professori degli utenti di Ondarock che conosciamo: Sgrignoli, Franci, Nunziata. Campione di tre, ma dati due su tre io non porrei troppa fiducia nella sintesi numerica del rendimento ad opera unilaterale di soggetti del genere. Non mi piacciono i test standardizzati ma meglio di questa roba sono di sicuro.

 

3. In una scuola decente, avresti potuto fare due lezioni di latino e greco, capire che non era il tuo sport e andare a fare qualcos'altro. Un altro avrebbe potuto finire un anno (senza te tra i coglioni che rallentavi) e poi basta. Un altro andare avanti per cinque anni con classi progressivamente più sfidanti e uscire a 18 anni sapendo davvero il latino e il greco (cosa che nessun diplomato "100 e lode"* sa)

 

4. Che poi come hai detto tu, adesso sei laureato, hai fatto il giornalista etc (il tutto in Italia, un miracolo), cagando in testa ai tuoi compagni**. Quindi evidentemente ci sono doti (intraprendenza, capacità di convincere le persone, di muoversi togliendosi la cosiddetta paglia dal culo), che però non avevano cittadinanza nella scuola superiore italiana. Se invece ne avessero? Forse avresti avuto un'esperienza meno stressante. Vogliamo credere che Ross Douthat non sia diventato il più giovane editorialista della storia del Times anche perché scriveva nel Crimson (trascurando tutto il resto)? Il Crimson è una zuppetta di merda politically correct, però come palestra è meglio di "Tra i Leoni" della Bocconi. 

 

Quindi sì, "play to your strenghts", però funziona solo se hai la possibilità di scoprirle, se hai qualcuno/qualcosa che ti aiuta ad imparare ad imparare, e in ogni caso quali siano ad anni 13 non si può avere idea.

 

Poi basta che ho già scritto quattro pipponi assurdi

 

* ecco, se dovessi riassumere il concetto di terronata in una locuzione, sceglierei questa: 100 e lode. 

** che poi, appunto per la nostra mania di giudicare le persone e non le azioni (e di interpretare giudizi alle azioni come giudizi sulle persone), questi sono casi non infrequenti: quello che al liceo è andato sul velluto si aspetta il velluto e la prende in culo, quello che si è preso i pesci in faccia ha la scimmia sulla spalla e finisce per fare bene. Sul tema molto il futuro Nobel Salman Khan ma anche tanti tanti libri


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Battibecco dovete domandare a Sarri, che è un razzista; e gli uomini come lui non possono stare nel mondo del calcio.


#58 brachilone

brachilone

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Inviato 03 novembre 2014 - 14:21

Io mi limito a riportare la mia esperienza finora, relativamente al discorso laurea: tutte le persone che conosco che guadagnano più di me (mio capo compreso) non hanno una laurea, e prendono dai 2000€ in su soprattutto perché hanno iniziato a lavorare prima che la fottuta crisi fottesse qualsiasi possibilità di carriera per anzianità di servizio. Ergo, io se tornassi indietro inizierei a lavorare dopo il diploma di maturità scientifica, perché vorrebbe dire che adesso lavorerei da 6-7 anni in più; e sono abbastanza certo che, se avessi seguito lo stesso percorso, adesso avrei per lo meno la stessa capacità e lo stesso tipo di lavoro, guadagnando quasi il doppio.


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#59 ucca

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    CRM

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Inviato 03 novembre 2014 - 15:01

Io alla laurea non rinuncierei comunque, non tutto è monetizzabile.


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Mettere su un gruppo psichedelico a 40 anni.


#60 100000

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Inviato 03 novembre 2014 - 15:18

Ma il discorso di brachilone non vale, è evidentemente calato in un contesto storico (che è anche il mio) del tutto particolare.
Anche i miei compagni usciti dall´istituto tecnico prendono il doppio (almeno) di un ingegnere qualsiasi (anche dopo 2-3 anni di lavoro), lavorando anche di meno, ma ci sono stati quei 5-6 anni in mezzo che non sono stati anni qualsiasi.
Anch´io mi rodo il fegato, anche perché avevo un diploma spendibile, ma anch´io non mi lamento/pento degli anni universitari.


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