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Chiesa, morale e insabbiamenti


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#1 Naksh-i-dil

Naksh-i-dil

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Inviato 02 settembre 2006 - 12:41


Quando il virus non ha morale. Il virus dell'Hiv è presente in modo sproporzionato fra i sacerdoti, ma la Chiesa cattolica conosce un solo modo per affrontare il problema: negare, nascondere, e chiedere di "aggiustare" i certificati di morte.

Storia di un'epidemia che "non esiste" di Fabrizio Sandri da "Pride" il mensile gay italiano di Luglio

Preti ammalati d'Aids, suore molestate da preti e indotte ad abortire dagli stessi, preti gay in totale crisi esistenziale, ecclesiastici coinvolti in sordide vicende di pedofilia. Situazioni umane di sofferenza che pochi conoscono, ma che sono il risultato della contraddittoria morale sessuale cattolica e dell'ipocrisia di facciata (definita "prudenza") della Santa Sede, che non nega i fatti perché non può, ma ripete la prassi del "sedare", del "sopire". Sono avvolti nel mistero, nessuno ne parla, nessuno ne scrive.

Il Magistero della Chiesa dichiara l'orientamento omosessuale "oggettivamente disordinato" e i rapporti intimi tra le persone dello stesso sesso "intrinsecamente cattivi".
Recentemente il Vaticano ha dichiarato le unioni omosessuali una "deplorevole distorsione" e l'adozione da parte di genitori gay "un grave pericolo". I documenti papali sostengono che alle lesbiche e ai gay dovrebbe essere rifiutato il diritto di adottare, di condividere l'esercizio della patria potestà, di allenare, di essere ordinati sacerdoti o di prestare servizio militare. I preti che difendono i loro parrocchiani gay sono ridotti al silenzio e persino allontanati dal loro ministero.
Se poi affrontiamo un problema come l'Aids, la Chiesa si rivela, per la sua ferma condanna all'uso del preservativo, un vero e proprio attentato alla salute pubblica.
L'impossibilità, in questo mondo complesso, di sostenere ancora i metodi contraccettivi cosiddetti "naturali" ha portato la Chiesa più tradizionale ad equiparare la contraccezione all'odio per la vita, e quindi ad una forma di omicidio, e l'Aids a una sorta di castigo divino per omosessuali, drogati e per chiunque viva una sessualità "disordinata".

Viste queste posizioni, non stupisce che il caso dei preti malati di Aids sia occasione non di applicazione delle virtù cristiane, ma del massimo disagio e della massima ipocrisia.
La problematica è salita alla ribalta del dibattito pubblico grazie ad un articolo, del 1 febbraio 2000, del quotidiano americano "Kansas City star".
Dall'inizio degli anni Ottanta diverse centinaia di preti cattolici sono morti di Aids o vivono con il virus Hiv. Secondo il "Kansas City star", i sacerdoti cattolici sarebbero colpiti dal virus Hiv addirittura quattro volte di più della media della popolazione americana. E, dulcis in fundo, per nascondere lo "scandalo" la causa del decesso viene "addomesticata" sul certificato di morte.
L'inchiesta svolta dal giornale americano si faceva forza oltre che dall'esame dei certificati di morte anche da un questionario confidenziale distribuito a 3.000 dei 46.000 sacerdoti statunitensi. I sacerdoti che hanno risposto sono stati 801: tra questi, sei su dieci hanno dichiarato di conoscere almeno un collega morto di Aids, un terzo di conoscere un sacerdote malato di Aids e alla domanda sul loro orientamento sessuale il 15% si è dichiarato gay e il 5% bisex.

Non si conosce precisamente il numero dei preti morti di Aids o Hiv positivi: spesso infatti l'unico loro compagno è il silenzio, e i pochi che hanno il coraggio di confidarlo a un superiore vengono confinati e tenuti nascosti.
Suscitò comunque scalpore il caso dell'arcivescovo Moore, che lasciò l'arcidiocesi di New York nel 1995 e si ritirò nel Minnesota, dove morì di Aids. Sul suo certificato di morte fu definito? operaio e il decesso fu attribuito a "cause naturali sconosciute". La protesta di un gruppo gay costrinse i funzionari a modificare la causa in Aids, ma non la sua occupazione di "operaio".
Il Vaticano di fronte a tale inchiesta non ha commentato, ha rimandato la risposta al vescovo del luogo che ha così commentato: "Il numero di sacerdoti morti per aver contratto il virus dell'Aids o che sono sieropositivi e continuano a vivere nel clero è solo una pallida percentuale rispetto la crescente onda esponenziale, che è stata accertata in America e nel resto del mondo".
Una risposta chiarissima su come il tema venga giustificato malamente, e non affrontato.

Gli insegnamenti sull'omosessualità e la dottrina da medioevo della Chiesa cattolica sulle virtù del celibato hanno contribuito al dilagare dell'Aids: chi entrava in seminario nell'America degli anni Settanta non riceveva nessun riferimento ed aiuto, etero o gay che fosse, sull'imperversare dell'Aids anche fra i preti. Questo fatto, invece di far prendere sul serio il problema, ha costretto molti preti a trascinare la loro malattia e a morire nel silenzio.

Questo clima di assoluta segretezza viene testimoniato da Joseph Barone, psichiatra ed esperto di Aids, che a Roma tra il 1983 e il 1993 diresse uno studio sull'Aids con i seminaristi del North American College.
Barone istituì di nascosto una ricerca sull'Aids nel clero. Effettuò analisi e controlli su decine di seminaristi del College, fornendo loro nomi fittizi. I seminaristi vennero remunerati come volontari per la ricerca. Il risultato fu che uno su 12 era sieropositivo. La maggior parte era gay e aveva contratto l'Aids attraverso il rapporto sessuale. Un prete che aveva contratto il virus lo aveva trasmesso ad altri otto preti.

Nell'agosto del 2001 viene pubblicato da Michael Kelly un altro articolo, questa volta in Australia: apparve sul quotidiano "Sydney Morning Herald".
Kelly è un ex seminarista francescano, autore di testi di spiritualità e portavoce internazionale del "Raimbow sash movement", organismo di cattolici gay.
L'articolo di Kelly era un appello a riconoscere la presenza massiccia di preti gay all'interno della Chiesa cattolica e in particolare nella Chiesa australiana, nonché una denuncia contro un gruppo di preti legati all'arcivescovo di Sidney (definiti "Spice girls") nascostamente gay ma durissimi nei confronti dei cattolici gay dichiarati, al punto da rifiutare loro la comunione durante le funzioni religiose.
Questo, racconta Kelly, è il mondo del segreto clericale, dove la mano sinistra rifiuta di sapere cosa fa la destra; dove i vescovi che condannano con forza l'omosessualità in privato sono noti per essere loro stessi gay, dove nessuno si stupisce realmente quando un parroco conservatore muore d'infarto in un sex club gay. In questo mondo molti preti conducono giochi coperti e complicati "per il bene della Chiesa".

Ma in Italia qual è la situazione?
Anche in Italia i casi di preti sieropositivi o con Aids sono avvolti nel mistero. Ma ci sono.
Il settimanale "Panorama", in due articoli apparsi nel giugno e nel novembre del 2000, rivelò che anche da ci sono centri specializzati per la cura dei sacerdoti omosessuali malati di Aids. La ricerca ne ha individuati due: uno a Trento, e uno a Genova.
E anche da noi il problema è sempre lo stesso: un ritratto di preti sconfitti, lunghi tunnel di depressione, di quadri clinici complessi. "La Chiesa", dice un sacerdote del centro di Trento, "ci vuole perfetti, non ci incoraggia a dire la verità. Molte deviazioni andrebbero individuate in seminario e curate subito".
La Chiesa Italiana, però, per non smentire se stessa e la sua più intima essenza, mostra il pugno di ferro: il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nel 1986 ha inviato una lettera pastorale condannando l'omosessualità come un'inclinazione morale "disordinata" e nell'agosto 1999 ha sospeso due religiosi americani impegnati per più di vent'anni in un'attività di accompagnamento pastorale rivolto agli omosessuali?

Come sempre avviene nella storia, alla rigidità della Chiesa istituzionale fa fronte la Chiesa di base, quella che nasce dall'esperienza umana diretta, e spesso la sollecitudine di singoli pastori salva e aiuta a risolvere questi problemi.
Don Domenico Pezzini (prete da sempre attento alla realtà gay milanese) e Don Mazzi, sono solo alcuni dei sacerdoti impegnati a dare un senso umano alle sofferenze di questi preti o cattolici gay coinvolti anche in situazioni di malattia e di sofferenze.
Don Pezzini si esprime così in un articolo sulla rivista "Crescere": "In Italia le cose sono più complicate perché la morale cattolica dominante ha impresso alla cultura italiana la sua propria lettura della omosessualità. Eppure non vi è altro aspetto della vita umana come quello della sessualità in cui il divario tra le regole morali dettate dal magistero cattolico e il comportamento delle persone sia così abissale. Una morale contraddittoria. Come si può mettere realmente in pratica l'indicazione pastorale del Catechismo della Chiesa cattolica in cui si dice che gli omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza, quando poi si afferma che in nessun caso possono essere approvati perché contrari alle legge di Dio?".
E Don Mazzi, sempre attraverso un'intervista a "Panorama" rincara la dose. Il fenomeno dei preti sieropositivi, afferma Mazzi, in Italia c'è, e riguarda, per sua esperienza diretta, preti eterosessuali. Che Don Mazzi ha assistito fino alla morte.
Ma il dilemma riguarda sempre la domanda: "E come affronta la Chiesa di Roma questo tipo di problemi?"
Al che Don Mazzi risponde: "Delega ai vescovi. Ma se il mondo va male non è perché nella Chiesa qualche sacerdote ha fatto l'amore o un figlio, ma perché tutti gli altri sono poco preti.
Anche quelli con la tiara in testa".

www.gayroma.it/cronache/attualita/at-2luglio2002.asp

Davvero non ho parole, queste cose dovrebbero leggerle tutti i cosiddetti "cristiani" (di nome ma non di fatto) che minimizzano o addirittura negano che tutto ciò esista... che schifo!!! p.s. è possibile (chiedo ai mod) usare questo thread per postare altri articoli sullo stesso argomento del titolo? ne avrei altri di interessanti... 8)


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#2 astrodomini

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Inviato 02 settembre 2006 - 14:36

Io però mi chiedo cosa spinga questi sacerdoti a restare nella Chiesa, mi chiedo perchè piuttosto di riconoscere se stessi e cercare di crearsi una nuova vita lontana da un organizzazione religiosa che non riconoscerà mai il proprio status sessuale si preferisca restare al suo interno e subire la frustrazione di non poter palesare se stessi e i propri problemi.
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#3 ucca

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Inviato 02 settembre 2006 - 15:12

Io però mi chiedo cosa spinga questi sacerdoti a restare nella Chiesa, mi chiedo perchè piuttosto di riconoscere se stessi e cercare di crearsi una nuova vita lontana da un organizzazione religiosa che non riconoscerà mai il proprio status sessuale si preferisca restare al suo interno e subire la frustrazione di non poter palesare se stessi e i propri problemi.



come campa un sacerdote che esce dalla Chiesa? Pensi che tutti abbiano il coraggio di ricominciare da zero? Io credo che molti preti dubitino persino dell'esistenza di Cristo, ma restano dentro per una questione di sicurezza. Conosco anche dei miei amici che hanno risolto le loro crisi adolescenziali rifugiandosi nelle sicurezze della Chiesa. Io stesso lo feci poi ne uscii..è difficile accettare la precarietà, e soprattutto la propria vera natura, ci si sente sporchi all'inizio, è una questione di educazione.
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https://www.facebook...sychomusicband/

 

Mettere su un gruppo psichedelico a 40 anni.


#4 astrodomini

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Inviato 02 settembre 2006 - 16:25

come campa un sacerdote che esce dalla Chiesa?


Lavorando ad esempio?

Esistono anche forme di assistenza esterne alla Chiesa.

Pensi che tutti abbiano il coraggio di ricominciare da zero?


No ma piuttosto di rimanere in un posto in cui devo castrare ciò che sono e vivere attorniato da persone che mi disprezzano o predicano contro il mio modo di essere io una vita alternativa tento in tutti i modi di crearmela.

Io credo che molti preti dubitino persino dell'esistenza di Cristo, ma restano dentro per una questione di sicurezza.


Qui dipende dalla scala dei valori del singolo. La Chiesa è questa e cambiarla è praticamente impossibile, quando scopri che la tua natura è in contrapposizione con essa devi scegliere fra sicurezza e tu.

La Chiesa è ipocrita e lo sappiamo, la vita di un sacerdote omosessuale al suo interno però lo è altrettanto.

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#5 Guest_PadovaScoppia_*

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Inviato 02 settembre 2006 - 18:38

si preferisca restare al suo interno e subire la frustrazione di non poter palesare se stessi e i propri problemi.


L'omosessualità è un problema?

#6 Naksh-i-dil

Naksh-i-dil

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Inviato 02 settembre 2006 - 18:45


Io però mi chiedo cosa spinga questi sacerdoti a restare nella Chiesa, mi chiedo perchè piuttosto di riconoscere se stessi e cercare di crearsi una nuova vita lontana da un organizzazione religiosa che non riconoscerà mai il proprio status sessuale si preferisca restare al suo interno e subire la frustrazione di non poter palesare se stessi e i propri problemi.


C'è anche da dire che chi prende i voti sa benissimo che poi quei voti li deve rispettare, che non è un gioco. voglio dire, pur comprendendo i drammi che molti preti vivono, mi viene spontaneo pensare che in fondo l'hanno voluto loro, nessuno è stato obbligato (non siamo ai tempi della monaca di Monza) e sapevano che la castità è uno dei voti da rispettare, quindi... prendere o lasciare. e se prendi devi anche assumerti le tue responsabilità e non concederti i piaceri che vuoi come se fossi un laico (o peggio, conosco dei preti che farebbero impallidire Casanova!)... anch'io penso che certi sacerdoti non credano né in Cristo né nell'esistenza di un qualsiasi Dio perché altrimenti si comporterebbero diversamente. cioè... un prete che abusa di minori non crede che ci sia una giustizia divina perché se ci credesse col cavolo che toccherebbe un bambino! avrebbe troppa fifa anche solo a pensare certe cose (perché Dio conosce anche i pensieri)...  :o
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#7 astrodomini

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Inviato 02 settembre 2006 - 19:37

si preferisca restare al suo interno e subire la frustrazione di non poter palesare se stessi e i propri problemi.


L'omosessualità è un problema?


Lo è nel tipo di società in cui viviamo, purtroppo.

Lo è se vuoi essere Cattolico.

Poi non si parla solo di omosessualità ma anche di HIV e questo un problema lo è e molto grave, indipendentemente dalla società in cui si vive.




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#8 Guest_PadovaScoppia_*

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Inviato 03 settembre 2006 - 07:45


si preferisca restare al suo interno e subire la frustrazione di non poter palesare se stessi e i propri problemi.


L'omosessualità è un problema?


Lo è nel tipo di società in cui viviamo, purtroppo.

Lo è se vuoi essere Cattolico.

Poi non si parla solo di omosessualità ma anche di HIV e questo un problema lo è e molto grave, indipendentemente dalla società in cui si vive.





L'hiv credo che non lo palesi volentieri nessuno, preti e non.


Comunque quell'articolo mi ha fatto venire la nausea, viene da sentirmi deluso a me che sono nato in un ambiente di mangiapreti comunisti...

#9 fra Roberto

fra Roberto

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Inviato 03 settembre 2006 - 10:29

La Chiesa è ipocrita e lo sappiamo
Strano paradosso però: chi ha inventato il concetto stesso di ipocrisia lo puoi conoscero solo andando in chiesa.
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Abortisti non si nasce, si diventa. Se ti fanno nascere. (Clericetti)

#10 Jazzer

Jazzer

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Inviato 03 settembre 2006 - 10:43

Ed infatti, conosciuta la chiesa e la sua ipocrisia dopo frequentazioni scolastiche e parrocchiali me ne sono andato e, almeno da quel punto di vista, la mia qualità di vita è migliorata.
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non sono asociale...sono socialmente selettivo


#11 Naksh-i-dil

Naksh-i-dil

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Inviato 03 settembre 2006 - 12:01




si preferisca restare al suo interno e subire la frustrazione di non poter palesare se stessi e i propri problemi.


L'omosessualità è un problema?


Lo è nel tipo di società in cui viviamo, purtroppo.

Lo è se vuoi essere Cattolico.

Poi non si parla solo di omosessualità ma anche di HIV e questo un problema lo è e molto grave, indipendentemente dalla società in cui si vive.





L'hiv credo che non lo palesi volentieri nessuno, preti e non.


Comunque quell'articolo mi ha fatto venire la nausea, viene da sentirmi deluso a me che sono nato in un ambiente di mangiapreti comunisti...



E allora la tua nausea aumenterà leggendo questo:


Colombia - Primo aborto legale per undicenne stuprata.  

Sono stati scomunicati i medici che hanno operato il primo aborto legale in Colombia, su una ragazza di undici anni violentata dal patrigno. 
Bogotà - Sono stati scomunicati i medici che hanno operato il primo aborto legale in Colombia, su una ragazza di undici anni violentata dal patrigno. Il provvedimento è stato annunciato dal cardinal Alfonso Lopez Trujillo, colombiano, prefetto del pontificio consiglio per la Famiglia. «Ogni cristiano cattolico che provoca un aborto, direttamente o indirettamente, sarà scomunicato - ha detto il porporato - La ragazza è caduta nelle reti di questi malfattori che subiranno tutto il peso della legge». Solo nello scorso maggio la Corte costituzionale colombiana aveva legalizzato l'aborto nei casi in cui il feto sia gravemente malforme, la gravidanza sia il frutto di uno stupro o la vita della madre sia in pericolo. Un migliaio di donne muoiono ogni anno per aborti clandestini a Bogotà: è la quinta causa di decessi nella capitale. 

http://www.arcigaymilano.org/index.asp

E questo Trujillo era papabile... bah!  :-X



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#12 Mr Repetto

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Inviato 03 settembre 2006 - 19:20

La Chiesa è ipocrita e lo sappiamo
Strano paradosso però: chi ha inventato il concetto stesso di ipocrisia lo puoi conoscero solo andando in chiesa.


Dai su Fra Roberto non ci lasciare sulle spine e soprattutto non costringerci a partecipare a riti medievali per sapere la risposta al quiz...
Era Gesù parlando dei Farisei? Dai diccelo....

No ma piuttosto di rimanere in un posto in cui devo castrare ciò che sono e vivere attorniato da persone che mi disprezzano o predicano contro il mio modo di essere io una vita alternativa tento in tutti i modi di crearmela.

La fai facile. Vallo a spiegare a mamma che hai abbandonato Cristo in nome del popparuolo!




(A tutti quelli che si indignano per l'ipocrisia della Chiesa)
Io capisco quelli che sono in qualche modo dentro l'organizzazione e non condividendone certe posizioni protestano per un rinnovamento o decidono di andarsene.

Ma non capisco il sentimento di indignazione di chi di questa organizzazione non  fa parte. Evidentemente quello che regge la Chiesa è un sistema di valori diverso, contro cui non metto in dubbio che sia giusto combattere se si sostengono altri principi etici. Ma da dove viene tutto questo risentimento?
A me spiace solamente che ci siano ancora persone che si sottopongono volontariamente al supplizio della castità e che ci sia un'organizzazione che non riesce a venire a patti con il fallimento di quei precetti dal punto di vista esistenziale.
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#13 fra Roberto

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Inviato 03 settembre 2006 - 19:51

Bastava partecipare alla S. Messa di oggi per sapere la risposta. Comunque ti aiuto. Ecco il vangelo che è stato letto:

...quei farisei e scribi lo interrogarono: "Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?". Ed egli rispose loro: "Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: ''Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini''. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini".
Chiamata di nuovo la folla, Gesù diceva loro: "Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: prostituzioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo".
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#14 Mr Repetto

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Inviato 03 settembre 2006 - 20:19

[OT/]
Avevo capito bene, il Vangelo di oggi diceva proprio "ipocriti" (in Chiesa non c'era il foglietto). In particolare mi è piaciuta l'interpretazione del sacerdote che ha ricordato ai fedeli due cose:
1)la natura "sovversiva" di Gesù a dispetto dell'immagine di docile bontà che talvolta gli viene attribuita.
2)come questa paura dell'esterno sia un modo che utilizza l'uomo per sfuggire alle proprie responsabilità (vedi persone che chiedano che sia benedetta la casa quando le cose cominciano ad andare male in famiglia).


Beh, che c'è, non sarò mica l'unico quasi ateo che frequenta la Chiesa per costruirsi una rispettabilità borghese vero? Vogliamo lasciar loro il monopolio dell'ipocrisia?

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#15 Basilide

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Inviato 05 settembre 2006 - 14:22

- Il sostantivo ypokriths compare già in Aristotele e Platone, con il significato primario ma non unico di "attore";
- L'abituale perizia di quei grandi conoscitori del greco (suppergiù ai miei livelli) che ci hanno dato la mirabile traduzione che tanta ilarità porta ad ogni nuova analisi filologica mi porta a sconsigliare di discettare di "cultura" (oddio!) cristiana a partire da un termine di tale versione.
- L'ipocrisia ha certamente un ruolo centrale nel cristianesimo, come d'altra parte la sprovvedutezza.
Sciascia, facendo riferimento a Labriolle, sostiene che Luciano abbia "capito perfettamente le cose essenziali della nuova religione. E cioè: l'importanza dei Libri Sacri; il rispetto e la venerazione verso il primo legislatore; il credito eccezionale accordato ai confessori" e altri elementi secondo me piuttosto centrati.
"Ma capisce anche qual è il punto debole, il punto della sconfitta: i cristiani non si preoccupano che la scelta della povertà, la pratica della comunione dei beni, sia da ciascuno e da tutti rigorosamente provata, e cioè testimoniata, vissuta. Ci si può dire cristiani senza effettualmente esserlo: e dunque quella legge, quella sapienza, in sé mirabili, altro non sono che un'utopia; un utopia foriera di un nuovo (e antico) modo di sfruttamento dei molti da parte dei pochi, degli ingenui da parte dei furbi. Questa breve frase - <<credenza che essi ammettono senza preoccuparsi che sia rigorosamente testimoniata>> - cade come una epigrafe tombale sulla speranza cristiana.".

Secondo secolo. Caspita è vero che senza voi cristiani non sapremmo nemmeno cos'è l'ipocrisia, ma da qui a vantarcene, mio ipocrita lettore...
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#16 fra Roberto

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Inviato 05 settembre 2006 - 14:33

"? meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo"
(S. Ignazio di Antiochia, Lettera agli Efesini, 13-18.1).

I secolo.
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#17 pepper

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Inviato 05 settembre 2006 - 22:14

"? meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo"
(S. Ignazio di Antiochia, Lettera agli Efesini, 13-18.1).

I secolo.


sì, questo dovrebbero cercare di ricordarlo certi alti prelati.
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#18 Basilide

Basilide

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Inviato 06 settembre 2006 - 11:23

"? meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo"
(S. Ignazio di Antiochia, Lettera agli Efesini, 13-18.1).

I secolo.

Grazie per aver portato a supporto della tesi di Sciascia che facevo mia: se già tra i padri della chiesa qualcuno sentiva il bisogno di porre questo ammonimento, se ne sarà sentito il bisogno già allora, a far fronte ad un rischio sostanzialmente connaturato alla religione cristiana, si potrebbe ipotizzare per il suo carattere puramente metafisico e la conseguente frattura indotta nel fedele.
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#19 fra Roberto

fra Roberto

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Inviato 06 settembre 2006 - 11:59

Il rischio in realtà è connaturato alla natura umana, come il raffreddore e la stitichezza.
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#20 Russian

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Inviato 06 settembre 2006 - 12:13

Il rischio in realtà è connaturato alla natura umana, come il raffreddore e la stitichezza.


Allora affidiamoci alla fede e non agli uomini,di fede....
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Qua sul forum non è mai sbarcato un povero profugo o un povero clandestino, ovviamente.

Ma è approdato dopo lunga deriva un bisognoso di un qualche aiuto, magari non lo ha chiesto, poverino aveva evidenti sbandamenti emotivi oltre che psicologici...ha chiesto di essere cancellato perchè gli sono arrivati solo calci in faccia, derisione e manifestazione di fastidio per la sola presenza...che per lorsignori significava rompere l'idilliaca armonia tipica degli attaccabrighe benpensanti, la fottuta rogna di dover leggere ( chissà perchè poi ) le sue inestricabili parabole di giochi di parole fatte per liberare il proprio pensiero...e ovviamente l'invasione del loro territorio.

 

W la solidarietà. Quella vera !





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