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Il Divo


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85 replies to this topic

#21 bowman

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Inviato 10 giugno 2008 - 11:33

Più Nosferatu (di Herzog) che Viale del tramonto. Stile sontuoso, inquadrature nere, fotografia cupo-sanguigna,movimenti di macchina insinuanti. Ma c'è un grande "ma".
Non riesco a cogliere il nucleo tematico del film. Lo dobbiamo trovare nel monologo in cui Andreotti ci dice che per avere il bene è necessario il male? Non so. A me il film non restituisce questa visione se non attraverso le parole di Andreotti.
Stilisticamente non mi è piaciuto l'uso banale del montaggio alternato nella prima parte e il fatto che Andreotti si esprima solo e sempre con battute ironiche. Un po' troppo stereotipata e banale come idea.
Da un punto di vista storico ne viene fuori una carrellata di malefatte imputate ad Andreotti che non mi sembra aggiungere molto a quel che si sapeva né nello spirito né nei contenuti.
Il ritmo e l'architettura complessiva sono tenuti in piedi da una forma che ha i suoi meriti in una messa in scena onirico-dark-pop, e i suoi demeriti in quella sensazione fastidiosa di mega-videoclip.

Gli aspetti che ho apprezzato ed alcune scene sono talmente belle che mi viene da dire positivamente sul film. Ma nel complesso non mi ha convinto. Anche se dai toni e dalle tinte meno ciclopiche, L'amico di famiglia (figura ciclopica della quotidianità) rimane il mio preferito di Sorrentino.

Delle tre ultime opere delle nuove grandi leve italiane, Crialese, Garrone e Sorrentino, preferisco Nuovomondo, quindi Gomorra ed infine Il divo.
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#22 Homer

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Inviato 10 giugno 2008 - 12:01

Il vero punto di forza della pellicola di Sorrentino è la messa in scena, più che la sceneggiatura. D'altronde credo che la scelta di rendere macchiette i personaggi, rientri tutto nell'atmosfera grottesca ed iperbolica del film.

Comunque, pensandoci sopra in questi giorni, credo mi sia piaciuto di più del potente film di Garrone (a cui devo concedere assolutamente una seconda visione per poterlo godere appieno).
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"Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Vlues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracey"

"Saigon. Merda. Sono ancora soltanto a Saigon. Ogni volta penso che mi risveglierò di nuovo nella giungla"


#23 popten

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Inviato 13 giugno 2008 - 07:15

da un puinto di vista estetico mi ha colpito. mi son piaciute molto certe videate, angolature di riprese. certi giochi con la luce-buio.
e gli attori, immensi.specie Buccirosso e Servillo.

un po' meno mi ha convinto il film, comunque molto buono. mi è piaciuta molto la vita privata di andreotti, meno la successione di eventi storico/politici che a tratti mi è risultata indigesta, non metabolizzata. ma ho pensato anche che la cosa è voluta, per rendere forse l'idea di quanto sia intricato il quadro del personaggio.

***1/2
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#24 100000

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Inviato 17 giugno 2008 - 07:18

visto domenica sera, mi è piaciuto molto!
ho apprezzato un sacco anche la colonna sonora...
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#25 tiresia

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Inviato 19 giugno 2008 - 21:14

E' un film straordinario.
Ed è straordinario per qualità filmica:  surreale e simbolico, l'inizio è spettacolare, camera che si avvicina ad Andreotti mentre parla, alza il viso ed è una smaccata citazione da Hellraiser, le passeggiate notturne sono al limite del metafisico di de Chirico, sospese nel tempo e nello spazio, le Iene per la corrente (ma dentro c'è anche un porporato)...come rappresentare il non rappresentabile. La macchiana da presa si muove continuamente, ma ogni volta che c'è Andreotti insieme ad altri si intrufola negli spazi, lunghissimi piano sequenza (quello della festa è mirabolante e farà scuola) e con ampie volute gira intorno a Giulio per poi inquadrarlo di fronte, il più delle volte lui in posizione centrale all'inquadratura e alla disposizione di tutti gli altri (c'è anche una perfetta ultima cena con tanto di Evangelisti/san giovanni con il capo piegato).
Grande perchè propone una precisa ricostruzione di un periodo di storia italiana astraendola in una riflessione sul potere in una delle sue declinazione, ossia il potere non ostentato, il potere che si ammanta di una finalità moralmente giustificatoria per autoperpretrarsi.
Non c'è nulla di grottesco, molto di surreale e Servillo è perfetto e l'incedere di andreotti è quasi statico, come se non camminasse, ma apparisse improvvisamente. Ma perfetta anche la Bonaiuto, in questa moglie solidale e tenera che improvvisamente sgrana gli occhi, il dubbio le si palesa, infinito.
Un uomo solo e un uomo fortunato, un uomo potente.
Intorno a lui i momenti più importanti della nostra storia, almeno degli ultimi 40 anni, i morti degli ultimi 40 anni, una infinità di omicidi che hanno legato i destini della finanza del nord con gli interessi della mafia del sud.
Omicidio Lima, guardare come Sorrentino rappresenta il momento in cui lui ne viene a conosceza, riflesso su uno specchio, quasi uno sdoppiarsi che si ripete quando tranquillamente risponde al telefono ad una parente, allucinante.
E la ferita della nostra storia recente che è stato Moro, l'unico morto che lo abbia mai scosso.
Ma il fantasma di Moro lo perseguita, Moro che cammina nella sua prigione, andando verso la macchina da presa e Andreotti che macina metri su metri nel labirinto del corridoio di casa.

Stilisticamte è molto, molto bello.
E' pur vero che la tensione si perde nel finale, come se la spinta brillante dell'inizio non avesse più verve.

Ma quello che vorrei sottolineare ora sono le parole di Andreotti alla commissione per le autorizzazioni a procedere, lui che ammonisce di non far governare la magistratura, lui che dice che le accuse rivolte a lui sono fango all'italia, per via del suo ruolo istituzionale:insomma l'origine del berlusconianesimo, stesse parole, stesso sprezzo della magistratura, stessa indignazione di lesa maestà!

E poi l'intervista con Scalfari, immaginaria, uno Scalfari che assurge a ruolo del cittadino, colui che non ha prove, non ha certezze, ma solo dubbi e domande sull'incredibile coincidenza di fatti, di luoghi, tempi, accuse, di amicizie certamente non pulite, di frequentazioni problematiche: è il punto di vista del film, non è una indagine, non ci sono certezze, nulla accusa chiaramente (a parte una certa sentenza), ma solo domande.


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#26 Brucaliffa

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Inviato 24 giugno 2008 - 10:00

Un film davvero spettacolare, come annunciato dal sottotitolo. La sceneggiatura, pur essendo più che altro un accumulo di scene, alla fine risulta molto efficace (le mie scene preferite sono quelle con la moglie), così come l'interpretazione di Servillo, che temevo fosse troppo caricaturale, in realtà mi è sembrata l'unica possibile dato il personaggio, semplicemente perfetta, impressionante. Ma le cose che più mi resteranno imrpresse di questo film sono tutti gli aspetti della regia e della messa in scena, pura goduria cinematografica.  :-*

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Better Call Saul!

#27 100000

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Inviato 24 giugno 2008 - 14:16

E' un film straordinario.
Ed è straordinario per qualità filmica:  surreale e simbolico, l'inizio è spettacolare, camera che si avvicina ad Andreotti mentre parla, alza il viso ed è una smaccata citazione da Hellraiser, le passeggiate notturne sono al limite del metafisico di de Chirico, sospese nel tempo e nello spazio, le Iene per la corrente (ma dentro c'è anche un porporato)...come rappresentare il non rappresentabile. La macchiana da presa si muove continuamente, ma ogni volta che c'è Andreotti insieme ad altri si intrufola negli spazi, lunghissimi piano sequenza (quello della festa è mirabolante e farà scuola) e con ampie volute gira intorno a Giulio per poi inquadrarlo di fronte, il più delle volte lui in posizione centrale all'inquadratura e alla disposizione di tutti gli altri (c'è anche una perfetta ultima cena con tanto di Evangelisti/san giovanni con il capo piegato).
Grande perchè propone una precisa ricostruzione di un periodo di storia italiana astraendola in una riflessione sul potere in una delle sue declinazione, ossia il potere non ostentato, il potere che si ammanta di una finalità moralmente giustificatoria per autoperpretrarsi.
Non c'è nulla di grottesco, molto di surreale e Servillo è perfetto e l'incedere di andreotti è quasi statico, come se non camminasse, ma apparisse improvvisamente. Ma perfetta anche la Bonaiuto, in questa moglie solidale e tenera che improvvisamente sgrana gli occhi, il dubbio le si palesa, infinito.
Un uomo solo e un uomo fortunato, un uomo potente.
Intorno a lui i momenti più importanti della nostra storia, almeno degli ultimi 40 anni, i morti degli ultimi 40 anni, una infinità di omicidi che hanno legato i destini della finanza del nord con gli interessi della mafia del sud.
Omicidio Lima, guardare come Sorrentino rappresenta il momento in cui lui ne viene a conosceza, riflesso su uno specchio, quasi uno sdoppiarsi che si ripete quando tranquillamente risponde al telefono ad una parente, allucinante.
E la ferita della nostra storia recente che è stato Moro, l'unico morto che lo abbia mai scosso.
Ma il fantasma di Moro lo perseguita, Moro che cammina nella sua prigione, andando verso la macchina da presa e Andreotti che macina metri su metri nel labirinto del corridoio di casa.

Stilisticamte è molto, molto bello.
E' pur vero che la tensione si perde nel finale, come se la spinta brillante dell'inizio non avesse più verve.

Ma quello che vorrei sottolineare ora sono le parole di Andreotti alla commissione per le autorizzazioni a procedere, lui che ammonisce di non far governare la magistratura, lui che dice che le accuse rivolte a lui sono fango all'italia, per via del suo ruolo istituzionale:insomma l'origine del berlusconianesimo, stesse parole, stesso sprezzo della magistratura, stessa indignazione di lesa maestà!

E poi l'intervista con Scalfari, immaginaria, uno Scalfari che assurge a ruolo del cittadino, colui che non ha prove, non ha certezze, ma solo dubbi e domande sull'incredibile coincidenza di fatti, di luoghi, tempi, accuse, di amicizie certamente non pulite, di frequentazioni problematiche: è il punto di vista del film, non è una indagine, non ci sono certezze, nulla accusa chiaramente (a parte una certa sentenza), ma solo domande.



quoto tutto, ciò riesce a esprimere bene ciò che non ho detto nel mio brevissimo intervento precedente (brevissimo per motivi di tempo ed ignoranza cinematografica)
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#28 bowman

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Inviato 25 giugno 2008 - 11:39

L'analisi della messa in scena del film che fa tiresia è molto condivisibile. E' un'analisi che mette in evidenza la rappresentazione stilistica delle singole scene. A me rimane il dubbio della forma film nel suo complesso, e non mi riferisco ai contenuti, ma proprio alla forma. Temo che visto tra 15-20 anni la pellicola possa risultare formalmente molto meno efficace nel suo complesso. Si pensi al fatto che in pratica il ritmo del film è scandito a suon di musica. La colonna sonora è infinita. Non sono certo che tale struttura regga al tempo. Nella peggiore delle ipotesi potrebbe apparire come un mega-videoclip.
A parer mio Sorrentino è enorme (non solo in questo film) quando deve rappresentare personaggi e atmosfere si perde nell'organizzazione complessiva della trama e del film in generale.
Per il resto ritengo che il film sia debole nel voler essere "metafora di". Come metafora del potere o del tema machiavellico del male necessario per ottenere il bene, lo trovo un po' fiacco.
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#29 tiresia

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Inviato 25 giugno 2008 - 12:46

Ho visto il Divo 2 volte e ahimè il film non regge per tutta la sua lunghezza. Davvero c'è una cesura non indifferente al momento in cui comincia la parte diciamo processuale, la sua struttura generale risulta quindi poco equilibrata ed è un limite non da poco. Nel rivederlo ovviamente saltano ancora di più agli occhi la parte dedicata al skateboard e la parte di Andreotti vs gatto, la costruzione di intere sequenze che sono la limite del virtuosistico (notare l'incontro con Riina e la celta dei colori). Ma ciò non può colmare il cedimento di cui parlavo.

Sul fatto delle metafore che possano essere valide anche tra qualche anno ciò dipende dall'approccio  e dalla lettura del film stesso, certamente non sono metafore trattate universalisticamente, ma agganciate alla storia del Paese e alla storia del potere in Italia con la sua commistione fra apparato politico, apparato religioso, mafie, clientelismo, affari, alla particolarità della posizione geopolica dell'italia in un momento storico ben determinato. Ma alcune cose sul potere non ostentato le vedrei comunque valide....


E' vero che il legame musica/immagini come ben dici è fortissima

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#30 Jules

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Inviato 25 giugno 2008 - 12:53

Concordo, diciamo che "Il Divo" perde un minimo di punteggio nell'ultimo quarto d'ora...però è un difetto che personalmente gli perdono volentieri per il bello che ho visto fino a quel momento...rimango convinto che Sorrentino deve un pochino imparare qualcosa dal suo collega Garrone, specie nel non farsi mettere alle strette dalla sua stessa sceneggiatura che sembra sempre prendere il sopravvento..
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#31 Guest_lorenzo s._*

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Inviato 11 agosto 2008 - 12:44

Bello, "Il Divo". Ammetto che avevo talmente apprezzato i suoi film precedenti da aspettarmi anche di più. Invece l'ultima mezz'ora è inutilmente pesante, e la sceneggiatura piena di frasi ad effetto (difetto già presente in "L'amico di famiglia" ma qui sono quasi tutte citazioni)si rivela stucchevole. Mi ha colpito, dopo averlo visto in Tv ripetere all'infinito di aver fatto un film "surreale", la quantità ossessiva dei riferimenti alla cronaca, non si è perso davvero niente. In definitiva è un film importante perché prova a trattare la materia politica con un linguaggio alternativo a quello realista, riuscendo a mantenere la cifra "simenoniana"(con le ripetizioni infinite di gesti e azioni quotidiane del protagonista, col disvelarsi del male nei dettagli)dei precenti film di Sorrentino. Trovo che però sia più riuscito "Gomorra", che invece il linguaggio neorealista prova a resucitarlo in chiave moderna, sia in senso assoluto (trarre un film da Saviano non era facile) sia per le prospettive che offre a eventuali prosecutori. Sorrentino lo vedo un po' come un brillante isolato, e per questo mi è molto simpatico.

#32 astrodomini

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Inviato 05 gennaio 2009 - 23:17

Riporto su perchè sono riuscito a vedere il film solo recentemente dopo mesi di colpevole attesa. Che dire, una delusione totale!
a) Quello non è Andreotti ma la semplice trasfigurazione stereotipata che ne ha mezza Italia (specie a sinistra) stile Nosferatu (non a caso la camminata è una spudorata citazione dal vampiro di Murnau) quando il personaggio reale è completamente diverso: molto più affabile, con movenze ed espressioni da infante e un modo di fare totalmente differente (nel film sembra un ragioniere con la paresi, totalmente inespressivo). Ovviamente tutto ciò diminuisce brutalmente la resa della pellicola e la dicotomia fra aspetto affabile e presunta prassi illecita ne esce deteriorato, il tentativo di introdurre il proverbiale umorismo risulta spento e in linea con il ragionierismo che affligge questo Andreotti.
b) Il film è troppo confusionario in particolare sull'aspetto storico, mescola decenni senza un filo logico e senza spiegare in maniera precisa ciò che la pellicola sta illustrando (ricordiamo che l'italiano e la storia non vanno molto d'accordo). Si rischia di perdere il filo fra storia, personalità e problematicità andreottiana e descrizione del personaggio.
Insomma ciò che ne esce è un accozzaglia sul personaggio Andreotti che pecca nella resa del personaggio stesso e nel ritrovare un filo logico storico e narrativo, tanti concetti resi in maniera approssimativa. Certo alcuni spunti sono interessanti e le basi per fare un film molto migliore ci sono (la solitudine del grande politico, il compromesso, la freddezza e le palle di vivere quei tempi e di farlo in quella maniera, le colpe e le sensazioni), quello che ho visto butta tutti i temi in un calderone poco coeso.
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#33 Maldon

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Inviato 06 gennaio 2009 - 12:31

Se non hai capito l'operazione di Sorrentino
non può  esser certo colpa sua.


saluti
krisis
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«Omaggio a Sarah Kane. Le corde vocali di Staples diventano marmo su cui scivolano le parole della drammaturga britannica. Il mood Velvet Underground aleggia su questo brano...
è il miglior momento di Waiting for the Moon.»
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#34 Jules

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Inviato 06 gennaio 2009 - 12:40

Mi spiace tu sia rimasto deluso astro, ma l'"Operazione Sorrentino" che kris ricordava è effettivamente quanto di più lontano possa esserci da una riesumazione storica dei 50 anni di regno Andreotti. Il calco su ciò che la gente pensa del personaggio è voluto (penso) proprio per mettere in scena una caricatura nazional-popolare del mito (molto pop e poco nazionale). L'interpretazione di Servillo non è certo in competizione con i calchi (mi viene in mente Jamie Foxx che fa il verso a Ray Charles); semmai sfida i vari Gigi Sabani con le loro gobbe finte.

Io l'ho rivisto recentemente e penso che sia una delle cose più incredibilmente coraggiose fatte in Italia, non solo il miglior film di Sorrentino.
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#35 Maldon

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Inviato 06 gennaio 2009 - 13:13

Mi spiace tu sia rimasto deluso astro, ma l'"Operazione Sorrentino" che kris ricordava è effettivamente quanto di più lontano possa esserci da una riesumazione storica dei 50 anni di regno Andreotti. Il calco su ciò che la gente pensa del personaggio è voluto (penso) proprio per mettere in scena una caricatura nazional-popolare del mito (molto pop e poco nazionale). L'interpretazione di Servillo non è certo in competizione con i calchi (mi viene in mente Jamie Foxx che fa il verso a Ray Charles); semmai sfida i vari Gigi Sabani con le loro gobbe finte.

Io l'ho rivisto recentemente e penso che sia una delle cose più incredibilmente coraggiose fatte in Italia, non solo il miglior film di Sorrentino.


;) ;) asd
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#36 astrodomini

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Inviato 06 gennaio 2009 - 13:28

Mi spiace tu sia rimasto deluso astro, ma l'"Operazione Sorrentino" che kris ricordava è effettivamente quanto di più lontano possa esserci da una riesumazione storica dei 50 anni di regno Andreotti. Il calco su ciò che la gente pensa del personaggio è voluto (penso) proprio per mettere in scena una caricatura nazional-popolare del mito (molto pop e poco nazionale). L'interpretazione di Servillo non è certo in competizione con i calchi (mi viene in mente Jamie Foxx che fa il verso a Ray Charles); semmai sfida i vari Gigi Sabani con le loro gobbe finte.

Io l'ho rivisto recentemente e penso che sia una delle cose più incredibilmente coraggiose fatte in Italia, non solo il miglior film di Sorrentino.


Il problema è che a mio avviso questo calcare la mano su un immagine stereotipata, conosciuta e condivisa da molti di Andreotti rende la pellicola scontatissima. Si calca la mano sul pensiero normale che la gente ha di Andreotti quando una resa (più) realistica della persona sarebbe stata a mio avviso molto più profondamente cupa e agghiacciante, io non vedo coraggio nel riproporre ciò che tutti pensano e immaginano riguardo al politico e alla persona.
Questo Andreotti è penosamente normale (cit.) nel sembrare un diavolo, un esecutore asettico della politica, un politico che per anni è stato rappresentanto da chiunque in questa esatta maniera. Insomma mi aspettavo una pellicola di maggior spessore, più profonda e meglio realizzata invece ho visto solo tanto già visto e già sentito un infinità di volte; questo per me non è assolutamente coraggio ma il placido incanalarsi nel pensiero comune.
L'operazione non è di Sorrentino ma dei vari Noschese, Il Male, Grillo, Sabani, Forattini etc., il regista si è limitato a sintetizzare il tutto in un film.
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#37 Maldon

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Inviato 06 gennaio 2009 - 19:29

Il suo cinema non è mimetico, non è caricaturale, non è semplificatoriamente "reale". La Realtà è alterata, anzi, sembra l'altrove della realtà.
Vuoi vedere che dall'altrove osservi meglio la realtà?
In questo altrove, poi, riaffiorano modelli antichi, modelli di un cinema italiano ineschivabile: (ri)penso al Petri di Todo Modo e mi convinco ancor di più che certo cinema il pubblico italiano non se lo merita.

saluti
krisis
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#38 astrodomini

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Inviato 06 gennaio 2009 - 23:12

Il suo cinema non è mimetico, non è caricaturale, non è semplificatoriamente "reale". La Realtà è alterata, anzi, sembra l'altrove della realtà.
Vuoi vedere che dall'altrove osservi meglio la realtà?


L'altrove proposto nel film di Sorrentino è un altrove così trito e ritrito che suona clamorosamente già sentito, dovrei esaltarmi per l'ennesima rappresentazione di Andreotti alla medesima maniera? O per un rappresentazione del potere così banale da rispecchiare i più ripetuti luoghi comuni sulla DC e sulla politica in generale? Il film di Sorrentino è una pellicola a mio parere ruffiana, mostra a un certo target di pubblico quello che vuole vedere.

In questo altrove, poi, riaffiorano modelli antichi, modelli di un cinema italiano ineschivabile: (ri)penso al Petri di Todo Modo e mi convinco ancor di più che certo cinema il pubblico italiano non se lo merita.


Io sono sempre stato convinto che il cinema in generale non si merita certi esperti.
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#39 Guest_telegram_*

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Inviato 06 gennaio 2009 - 23:47

Ma fedeltà o meno riguardo al personaggio Andreotti, che ritengo alquanto irrilevante, non ti ha colpito niente? Le inquadrature, i primi piani, il montaggio, la recitazione? Io trovo tutto a dir poco incredibile, come del resto negli altri film di Sorrentino: questo per giunta lo trovo perfetto anche nella trama.

#40 astrodomini

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Inviato 06 gennaio 2009 - 23:57

Ma fedeltà o meno riguardo al personaggio Andreotti, che ritengo alquanto irrilevante


Essendo un film su Andreotti questo a mio parere doveva essere il fulcro del tutto e invece il protagonista è stato reso in maniera assolutamente scontata.

non ti ha colpito niente? Le inquadrature, i primi piani, il montaggio, la recitazione? Io trovo tutto a dir poco incredibile, come del resto negli altri film di Sorrentino: questo per giunta lo trovo perfetto anche nella trama.


Ci sono alcune scene di spessore ma è il film, la resa del personaggio, la confusione che non mi hanno assolutamente convinto.
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