Vai al contenuto


- - - - -

Situazione ex-Jugoslavia


  • Please log in to reply
164 replies to this topic

#1 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 22 novembre 2007 - 15:53

temo che a breve ci saranno nuovamente grosse tensioni.
questo considerando il fatto che l' area è tutt' altro che pacificata, che le pulizie etniche sono andate avanti anche sotto gli occhi dell' onu e della nato, hanno solo cambiato bandiera.
tuttavia le ultime elezioni del kosovo mi fanno credere che la situazione possa di nuovo soltanto peggiorare. complimenti al mostro creato ad arte dalla nato e dall' onu quando decisero di intervenire univocamente e di assegnare all' uck il ruolo di polizia ufficiale

eh sì, a distanza di anni si può proprio dire che nato e onu abbianmo fatto proprio un bel lavoro

KOSOVO, IL TERRORISTA DIVENTA PRESIDENTE

Lunedì, 19 Novembre 2007 - 13:30 -
di Giuseppe Zaccagni

Per il Kosovo Tirana esulta; Pristina si divide tra gli applausi degli albanesi-kosovari e l??indignazione dei serbi; Washington incassa un risultato che gli è costato soldi e manovre geopolitiche al fine di disintegrare la Serbia; i terroristi dell??Uck alzano la testa e si fanno chiamare ??ex guerriglieri? pur restando militanti di un??organizzazione militare con una struttura cellulare e territoriale, modellata sui clan albanesi; Belgrado prevede tempi duri e nuove guerre; Mosca insiste nelle trattative diplomatiche; l??Europa tace e acconsente e la Nato continua a tenere aperte le porte degli hangar. E così, sull??onda delle elezioni svoltesi in Kosovo in queste ultime ore, tornano in primo piano scenari difficili, per molti versi imprevedibili. Tutto avviene in seguito alla consultazione locale che - osteggiata dalla minoranza serba che si oppone ai progetti albanesi di proclamare l'indipendenza da Belgrado - ha visto la vittoria dell??uomo dell??Uck, Hashim Thaci, chiamato ??serpente? perché non va per il sottile con nessuno. Elezione contestata e osteggiata, tutto sommato invalidata, pur se dalle urne è uscito un risultato che va oltre il 35% dei voti, superando per la prima volta dalla fine della guerra nel 1999 la Lega democratica degli eredi di Ibrahim Rugova.

Ed ora la parola è a Thaci, il terrorista dell??Uck che, forte della consultazione elettorale, punta a guidare l??intera regione verso l??indipendenza totale da Belgrado, cercando di formare un governo di coalizione inglobando la ??Lega democratica? che fu di Rugova. Ma non è solo una questione di governo perché Thaci cerca di accelerare i tempi annunciando - con un processo di cicatrizzazione -che l??indipendenza del Kosovo sarà annunciata il 10 dicembre. C??è quindi una data ben precisa che dovrebbe segnare la nascita in Europa di una nuova nazione. Che sarebbe pur sempre un ??satellite? dell??Albania e una sorta di ??protettorato? americano. Thaci manda a dire all??occidente che con la sua vittoria ??comincia il nuovo secolo?. Non precisa quali saranno le strategie del paese e quali i rapporti che stabilirà in Europa. Ma è chiaro che si giungerà - stando anche alle bandiere americane esposte nel momento della vittoria elettorale - ad un Kosovo legato più che mai a Washington, quindi ben disposto ad ospitare basi militari per appoggiare il Pentagono nella sua escalation verso le aree dell??Iran e dell??Iraq. Si annunciano catastrofi storiche e politiche.

Si sa, intanto, che la data del 10 dicembre rappresenta la scadenza delle trattative a oltranza fra serbi, albanesi e comunità internazionale per definire lo status della provincia. La maggioranza albanese vuole l??indipendenza subito e senza compromessi, ma la minoranza serba è pronta a opporsi con ogni mezzo a questa ipotesi. Thaci, comunque, prevede un futuro normale sostenendo anche che ??i kosovari hanno mandato un messaggio al mondo, mostrando che siamo una società democratica, pronta a portare il nostro Paese nell??Unione Europea?.

La realtà è ben diversa e non si esclude che attorno al nodo dell??indipendenza si riaccenda il conflitto fra serbi e albanesi. Intanto Belgrado torna a farsi sentire dopo aver sollecitato i serbi kosovari a tenersi lontani dalle urne. Le accuse serbe sono rivolte in particolare agli americani, ritenuti da sempre colpevoli della guerra contro la Jugoslavia. La Casa Bianca - secondo la dirigenza serba - persegue ''una brutale politica di forza, apertamente ispirata alla disintegrazione della Serbia''. E Kostunica - l??attuale primo ministro che è stato l??uomo simbolo della rivolta contro il regime socialnazionalista di Slobodan Milosevic nel 2000 - interviene con una serie di dichiarazioni tese tutte a sollecitare l'orgoglio nazionale serbo. Arriva a dichiarare che quanto fatto da Washington nei confronti del Kosovo va considerato come ??una provocazione?. Non solo, ma Kostunica sostiene ora che ??Gli Stati Uniti e la Nato bombardarono brutalmente e illegalmente la Serbia'' nel 1999 non già per fermare la repressione del regime di Milosevic in Kosovo, ma ''semplicemente per strappare alla Serbia il 15% del suo territorio''. ''La Serbia - torna ad ammonire Kostunica - non riconoscerà mai la costituzione di un'entità illegale sul proprio territorio e insisterà ogni giorno e in ogni angolo del mondo a ricordare che il Kosovo non può essere un trofeo di guerra della Nato. E che i confini riconosciuti di uno Stato sovrano sono destinati a restare immutati fino a quando esisterà la Carta dell'Onu''. E mentre il primo ministro ribadisce la linea della fermezza sulla questione kosovara il segretario del ministero per il Kosovo e Metohija nel governo di Serbia - Dušan Proroković - rilancia un??ipotesi di trattativa precisando che i negoziati sulla soluzione dello status del Kosovo non hanno alternativa.

Ma nello stesso tempo per Belgrado sembra annunciarsi un nuovo fronte, anche questo carico di incognite. Torna ad affacciarsi, infatti, sulla scena della geopolitica balcanica, la questione della regione della Vojvodina (21mila chilometri quadrati, con due milioni di abitanti) che si trova in Serbia, ma che è contesa da Budapest che insiste sulla forte presenza della popolazione magiara. L??intera zona - è noto - ha un carattere altamente strategico per Belgrado. Ha una posizione geografica che la pone al centro dell'Europa Sud-Orientale e di conseguenza come snodo di traffici fra il Nord e il Sud, l'Ovest e l'Est del continente. Da Novi Sad - capitale della Vojvodina - si raggiungono Trieste o Capodistria in sei ore, Budapest in tre, Vienna in cinque e Salonicco in otto, utilizzando percorsi interamente o quasi interamente autostradali?

Ma oltre alle questioni di carattere ??ambientale? e ??logistico?, per Belgrado il problema maggiore è che nella regione di Novi Sad la componente serba - pur essendo maggioritaria - si trova pur sempre a fare i conti con gli ungheresi e con le altre minoranze: slovacca, romena e rutena, quest??ultima originaria della Ucraina sub-carpatica. Il rischio è che nella Vojvodina prenda corpo un movimento secessionista alimentato dai nazionalisti di Budapest: per Belgrado si potrebbe aprire un nuovo e pericoloso fronte. Tanto più che a Novi Sad operano già attivamente formazioni neonaziste.

C??è stato, in proposito, un fatto che ha messo la regione di confine al centro di scontri che il mondo serbo non intende sottovalutare. Tutto è avvenuto nelle settimane scorse quando la comunità islamica della Serbia si è spaccata in due blocchi alla vigilia del Bairam, la più importante festività dei musulmani; nel corso dei festeggiamenti ci sono stati seri incidenti durante alcune manifestazioni a Novi Sad.

Per Belgrado la Vojvodina diviene così una regione a rischio. Tenendo anche conto del fatto che qui operano alcune Organizzazioni non governative, come l??Helsinki Committee for Human Rights, che percepiscono fondi e finanziamenti da parte di George Soros, banchiere e uomo di fiducia della famiglia Rothschild, nelle cui mani si accentrano numerose società e multinazionali che hanno colonizzato la Vojvodina. E sempre a Novi Sad ci sono forze che fomentano conflitti etnici e sociali, tanto che si arriva a pensare che la Vojvodina potrebbe rappresentare il Kosovo del futuro, essendo una terra di confine contesa da tempo con l'Ungheria e al cui interno si trovano, appunto, minoranze etniche pronte ad agire per rivendicare la propria indipendenza. E c??è anche dell??altro.

E cioè che la Vojvodina, rientra nel "Progetto Danubio", promosso dalla stessa famiglia Rothschild per creare, insieme con Croazia, Ungheria e Romania, una sorta di Regione europea. Per raggiungere tale scopo sono da tempo iniziate le acquisizioni di cooperative agricole, raffinerie di zucchero, caseifici, raffinerie di petrolio e banche. Molti degli appezzamenti di terreno della Vojvodina sono stati acquistati da società croate: ??Agrokor? ha acquistato ??Dijamant? e ??Frikom?, il ??Nekse Group? ha acquistato ??Polet IGK?, ??Strazilovo? e alcune partecipazioni di ??Toza Markovic?, società per la produzione di materiali di costruzione. Anche Austria e Germania, stanno posizionando le loro società, come la tedesca ??Nordzucker?, la ??Commerce MG? , ??Stada? e ??VAC? , mentre la ??Austrian Erste Bank?, insieme con la ??OTC banking group and Metals bank? stanno prendendo il controllo di Novi Sad. Allo stesso tempo, si sta assistendo ad una massiccia penetrazione di società ungheresi in Serbia, grazie sempre all'intercessione dei Rothschild. Si è, forse, alla vigilia di nuovi sconvolgimenti nel cuore dell??Europa che potrebbero condizionare pesantemente il futuro.

#2 Claudio

Claudio

    I am what I play

  • Administrators
  • 34282 Messaggi:
  • LocationRoma

Inviato 22 novembre 2007 - 16:52

Già, situazione molto delicata.
E aggiungiamoci questa dichiarazione di oggi di Kostunica, che ribadisce quanto mi disse quando lo intervistati nel lontano 2000 (non era ancora presidente ed era nemico giurato di Milosevic), a proposito del Kosovo.

SERBIA:KOSOVO;KOSTUNICA, RAPINATI COME CECOSLOVACCHIA NEL'38
BELGRADO, 22 NOV - Il riconoscimento da parte dell'Occidente della secessione della provincia a maggioranza albanese del Kosovo rappresenterebbe per la Serbia un trattamento analogo a quello subito alla Conferenza di Monaco del 1938 dalla Cecoslovacchia, smembrata dalle grandi potenze per soddisfare gli appetiti della Germania nazista. Lo ha affermato oggi in un'intervista all'agenzia Tanjug il premier serbo, Vojislav Kostunica riproponendo un sinistro paragone già avanzato di recente a margine di una visita a Belgrado del ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema.


Sicuramente non è stato fatto un buon lavoro in Kosovo, ma la situazione era già stata resa disperata dalla politica suicida (e omicida) di Milosevic, che fece di tutto per portare all'esasperazione la regione.

Il paradosso è che oggi la Serbia, l'unico paese che voleva mantenere unita la Jugoslavia, rischia di perdere nuove terre e diventare un lillipuziano politico anche al cospetto di paesi scissionisti come Croazia e Slovenia. In pratica, la giovane democrazia di Belgrado paga ancora il conto lasciato da Milosevic e rischia una specie di "cupio dissolvi" proprio nel momento in cui si sta avvicinando all'Europa.

Da non sottovalutare, comunque, anche la situazione nel Sangiaccato (regione serba a maggioranza musulmana) e nella stessa Bosnia, rimasta un rebus irrisolto.

Le responsabilità, al solito, sono europee: la disintegrazione jugoslava andava prevista e prevenuta vent'anni prima.
  • 0

#3 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 22 novembre 2007 - 17:00

chissà perchè lo immaginavo che la prima risposta sarebbe stata la tua, Claudio.
io oltre alle indiscusse responsabilità di milosevic punterei il dito maggiormente contro le manovre dell' occidente in quell' area. secondo me intervenendo contro la serbia e dando potere all' uck, sapevano benissimo che avrebbero alimentato grosse tensioni etniche anche nel resto della serbia e ne avrebbero provocato lo smembramento totale, non prima di nuovi bagni di sangue tra popolazioni civili.
ho sempre criticato quella guerra, definita da tanti "umanitaria". in realtà nel dare il pieno appoggio ad una milizia irregolare sanguinosa e dai metodi barbari, non c' è nulla di umanitario e c' è molto di criminoso.
potrei raccontare storie raccapriccianti che si protraggono dal '98 fino ad oggi, su come si comporta l' UCK in quei territori nei confronti delle minoranze etniche. la loro non è una lotta politica, non sono rivoluzionari che agiscono per l' autodeterminazione dei popoli, le loro azioni sono guidate dalla vendetta e dall' eliminazione di tutti i civili non albanesi dell' area.

la serbia ha disperatamente bisogno di tenersi il kosovo, altrimenti tutte le altre regioni dove sono presenti altre etnie esploderanno come bombe ad orologeria. questo l' UE dovrebbe capirlo e contrastare le parole della Rice che parla di "kosovo indipendente con ogni mezzo e ad ogni costo".

#4 Claudio

Claudio

    I am what I play

  • Administrators
  • 34282 Messaggi:
  • LocationRoma

Inviato 22 novembre 2007 - 17:11

Ma io infatti ho parlato proprio dell'Europa come responsabile (non tirerei in ballo gli Usa, perché sono stati gli europei a tirarceli dentro quando hanno visto che non sapevano come uscirne).

Sicuramente è stato un errore abbandonare il Kosovo ai fondamentalisti e ai terroristi, su questo non c'è dubbio. Resta il fatto che quella regione è sempre stata abitata in prevalenza da albanesi (ora direi quasi esclusivamente) e questi ultimi non ne vogliono sapere di restare sotto la Serbia. Belgrado vuole disperatamente il Kosovo, ma il suo atteggiamento verso le popolazioni di quella regione ha lasciato ferite tropo profonde e ora è troppo tardi per tentare di recuperare.

Sinceramente non vedo alternative a un Kosovo indipendente se non lambiccate forme di federalismo estremo, alcune delle quali proposte proprio da Kostunica, ma sicuramente i kosovari si opporrebbero e si rischierebbe di andare a un nuovo scontro armato.

La speranza di una soluzione tipo "Good Friday" in Irlanda del Nord, al momento, mi sembra veramente utopistica, anche perché la Serbia non è l'Inghilterra e non avrebbe più neanche le capacità militari per continuare a mantenere la regione sotto la sua sovranità.
Insomma, sono molto pessimista, anche perché da quelle parti, purtroppo, regna da troppo tempo l'irragionevolezza, e le politiche europee non fanno altro che mettere pezze, lasciando aperte le ferite.
  • 0

#5 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 22 novembre 2007 - 17:16

sì infatti lasciando andare la situazione si è arrivati ad un punto che qualsiasi "cura" si provi ad applicare, ci saranno comunque degli effetti gravi. se il kosovo non diventa indipendente la guerriglia riprenderà, se lo diventa, insorgeranno regioni come la voijvodina e altre e rivendicheranno l' indipendenza pure loro. almeno a me il quadro sembra questo. fermare in qualche modo l' uck secondo te è una cosa irrealizzabile? la serbia da sola sicuramente non è in grado, in più correrebbe il rischio di essere scambiata nuovamente per il paese delle sanguinose persecuzioni etniche, nonostante dal punto di vista del diritto nazionale ed internazionale, avrebbe tutte le carte in regola per reprimere i guerriglieri (non i civili, i quali però vengono visti cme fiancheggiatori e simpatizzanti).
insomma un bel pasticcio

#6 Russian

Russian

    populista

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 5908 Messaggi:

Inviato 22 novembre 2007 - 18:54

chissà perchè lo immaginavo che la prima risposta sarebbe stata la tua, Claudio.


Io invece non mi capacito del fatto che non ha bollato con un bel "Antisemita" o "Visionario sostenitore del complotto plutogiudaico" l'autore o l'articolo da te postato...

Messa così sembra che alcuni poteri forti non abbiano "pace" finche' la Serbia non diventi grande come Belgrado,meglio ancora se divisa in due da un bel muro...da una parte i nazionalisti e dall'altra i progressisti...
Ma vanno di moda le intercettazioni telefoniche e quelle fatte in tempi non sospette dicono che Fassino,quand'era ministro (o sottosegretario al commercio estero), disse dell'Albania che se voleva,a quegli sottosviluppati,lui metteva sua zia a capo del governo.Ora,sapendo anche mia nipotina che l'UCK è stata creata anticipatamente dagli americani,chi ha il coraggio di ipotizzare chi vuole a capo del Kossovo un criminale (non è nemmeno il primo se è per questo) in una regione deserbizzata con la violenza internazionale e diventata ricettacolo di tutti i più immondi traffici svolti sotto la supervisione dell'ONU,dei suoi dirigenti e capi corrotti,e di quant'altre organizzazioni malavitose più o meno istituzionali ?
C'è questo da capire prima di immaginare come si evolverà la vicenda della ex Jugoslavia.
  • 0

Qua sul forum non è mai sbarcato un povero profugo o un povero clandestino, ovviamente.

Ma è approdato dopo lunga deriva un bisognoso di un qualche aiuto, magari non lo ha chiesto, poverino aveva evidenti sbandamenti emotivi oltre che psicologici...ha chiesto di essere cancellato perchè gli sono arrivati solo calci in faccia, derisione e manifestazione di fastidio per la sola presenza...che per lorsignori significava rompere l'idilliaca armonia tipica degli attaccabrighe benpensanti, la fottuta rogna di dover leggere ( chissà perchè poi ) le sue inestricabili parabole di giochi di parole fatte per liberare il proprio pensiero...e ovviamente l'invasione del loro territorio.

 

W la solidarietà. Quella vera !


#7 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 25 novembre 2007 - 21:25

BELGRADO, 21 NOV - Un gruppo extraparlamentare serbo di fede ultranazionalista, ribattezzatosi nei mesi scorsi Guardia dello Zar Lazar (in ricordo del principe cristiano che s'immolo' contro gli invasori turchi nel 1389 sulla terra del Kosovo attuale), ha rilanciato oggi la minaccia di un'azione armata per la difesa del Kosovo se la provincia a maggioranza albanese dovesse dichiararsi indipendente. Il proclama - accolto come una fanfaronata dall'establishment di Belgrado, ma anche dall'assicurazione che il governo ''non permettera' provocazioni'' di sorta - e' contenuto in un appello pubblico che i militanti della 'Guardia' hanno spedito oggi ai deputati serbi invitandoli a unirsi a loro. ''Noi siamo pronti a entrare con la forza nel Kosovo in caso di una proclamazione unilaterale d'indipendenza da parte dei terroristi albanesi manovrati dalla Nato, dagli Usa e dall'Unione Europea'', e' scritto nel testo. Nell'attesa, il gruppo ha annunciato una ''manifestazione disarmata'' al confine amministrativo serbo-kosovaro per il prossimo 28 novembre, giorno del previsto ultimo round negoziale fra Belgrado e Pristina sul contrastato status della provincia, chiedendo ai parlamentari serbi di partecipare. Le prime risposte sono state nette. Il ministro dell'Interno, Dragan Jocic, fedelissimo del premier Vojislav Kostunica, ha affermato che ''la polizia non ha elementi'' per ritenere questo gruppo realmente consistente, ma ha anche ammonito che il governo ''non permettera' provocazioni'' tali da danneggiare lo sforzo diplomatico della odierna ''Serbia democratica'' a tutela della sua sovranita' sul Kosovo. Di ''pagliacciata indegna di risposta'' ha parlato invece Vladan Batic, dell'opposizione liberale. Mentre, sul fronte opposto, Dragan Todorovic, vicepresidente del Partito Radicale (Srs, opposizione nazionalista), si e' chiesto perche' ''solo i serbi non abbiano il diritto di difendere la propria terra'', ma ha comunque evitato di aderire all'iniziativa. La sedicente Guardia dello Zar Lazar ha annunciato la propria nascita nel maggio scorso, sostenendo di poter contare su 5000 militanti, inclusi veterani delle guerre degli anni '90. La prima uscita, a Krusevac (Serbia meridionale), si e' rivelata tuttavia un mezzo fiasco e si e' conclusa per di piu' col fermo di alcuni partecipanti da parte della polizia serba per esibizione di simboli vietati. Mentre in Kosovo l'amministrazione Onu (Unmik) ne ha vietato ogni attivita'. La sua comparsa - sullo sfondo dell'irrisolta contesa sul Kosovo - ha riproposto in ogni caso nella mente di piu' d'uno lo spettro delle bande paramilitari co-protagoniste del bagno di sangue della ex Jugoslavia nel decennio scorso. Tanto piu' poiche' negli stessi mesi non sono mancati segnali analoghi sull'avversa trincea albanese-kosovara, alimentati dalla denuncia di presunte nuove azioni di miliziani clandestini del disciolto Esercito Nazionale d'Albania (Ana): una organizzazione gia' bollata come terroristica dall'Onu. (ANSA). LR
21/11/2007

#8 RedFreedom

RedFreedom

    pivello

  • Members
  • Stelletta
  • 8 Messaggi:

Inviato 27 novembre 2007 - 22:22

Se Tito fosse ancora vivo..... :'(
  • 0

#9 Russian

Russian

    populista

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 5908 Messaggi:

Inviato 30 novembre 2007 - 13:45

Noi sosterremo qualsiasi soluzione accettata dalle due parti, serbi e kosovari. Se non fosse possibile trovare un accordo, l'ineluttabile indipendenza del Kosovo dovrà allora inserirsi nel quadro tracciato dall'inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, Martti Ahtisaari, per garantire in particolare il rispetto dei diritti delle minoranze. La comunità internazionale, e in particolare l'Unione Europea dovranno assumersi le loro responsabilità nell'accompagnare l'indipendenza


Indovinate chi dei due ha proferito tali parole  asd

Immagine inserita
  • 0

Qua sul forum non è mai sbarcato un povero profugo o un povero clandestino, ovviamente.

Ma è approdato dopo lunga deriva un bisognoso di un qualche aiuto, magari non lo ha chiesto, poverino aveva evidenti sbandamenti emotivi oltre che psicologici...ha chiesto di essere cancellato perchè gli sono arrivati solo calci in faccia, derisione e manifestazione di fastidio per la sola presenza...che per lorsignori significava rompere l'idilliaca armonia tipica degli attaccabrighe benpensanti, la fottuta rogna di dover leggere ( chissà perchè poi ) le sue inestricabili parabole di giochi di parole fatte per liberare il proprio pensiero...e ovviamente l'invasione del loro territorio.

 

W la solidarietà. Quella vera !


#10 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 30 novembre 2007 - 21:36

KOSOVO: SERBIA AVVERTE, INDIPENDENZA APRE VASO PANDORA
BELGRADO - Attenti all'indipendenza unilaterale del Kosovo: ''riaprirebbe il vaso di Pandora'' della frammentazione balcanica. E' questo l'avvertimento che riecheggia a Belgrado, a commento del fallimento - tutt'altro che inatteso - dei negoziati di Vienna sul futuro status della provincia secessionista a maggioranza albanese, e in vista di una radicalizzazione dello scenario cui la Serbia non esclude di poter rispondere con ritorsioni economiche o diplomatiche, pur senza rispolverare velleita' militari.

Un fallimento che sancisce l'inconciliabilita' fra le posizioni di serbi e albanesi, sottolinea all'ANSA Ivan Vejevoda, uno dei piu' autorevoli analisti liberali belgradesi, vicino al presidente Boris Tadic e gia' consigliere di politica estera del defunto premier riformatore Zoran Djindjic. Ma e' frutto anche delle divisioni in seno alla comunita' internazionale: spaccata, al di la' degli abbellimenti di facciata della troika, fra il pieno sostegno di Washington alle rivendicazioni indipendentiste dei kosovari-albanesi, la posizione filo-serba di Mosca (che stasera per bocca del ministro Serghiei Lavrov ha definito ''allarmanti'' gli ultimi sviluppi) e gli affannosi tentativi conciliatori dell'Ue.

''Adesso - sottolinea Vejevoda - non resta che aspettare la riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu del 10 dicembre''. La sua previsione e' che, in un modo o nell'altro, si continuera' a discutere ''fino a meta' gennaio''. Ma che alla fine Pristina ''proclamera' unilateralmente l'indipendenza'' - come gia' annunciato a piu' riprese dai suoi leader - e non lo fara' ''piu' tardi di fine febbraio o inizio marzo''. Giusto il tempo di avere l'avallo formale degli Usa e di quei governi europei disposti a riconoscere il fatto compiuto. Quanto alla reazione della Serbia, l'ex braccio destro di Djindjic si attende che i vertici istituzionali di Belgrado non abbasseranno i toni della polemica, nonostante abbiano a disposizione carte limitate da giocare. ''Rigetteranno la dichiarazione d'indipendenza come nulla e forse decideranno il ritiro temporaneo degli ambasciatori serbi da quei Paesi che dovessero riconoscere il Kosovo''.

A giudizio di Vejevoda, d'altro canto, Belgrado dovrebbe essere cauta. La difesa dell'integrita' territoriale e della sovranita' della Serbia sulla provincia contesa e' in linea con il diritto internazionale, premette, ''ma non deve farci dimenticare l'obiettivo dell'integrazione europea. Che significa anche investimenti importanti per la nostra economia''. Una preoccupazione che tuttavia altri non sembrano tenere in gran conto in queste ore. L'opposizione revanscista pretende ad esempio una sessione straordinaria del Parlamento, per poter minacciare fuoco e fiamme. E non pare gradire neppure la rassicurazione del ministro della Difesa, Dragan Sutanovac, sul fatto che l'Esercito non intende in nessun caso gettarsi in avventure analoghe a quelle dell'era Milosevic e restera' leale alle decisioni dell'attuale governo democratico del Paese ex jugoslavo.

Mentre da cio' che rimane della minoranza serbo-kosovara arriva il monito di Oliver Ivanovic, uno dei leader piu' moderati della comunita': secondo cui, di fronte a un passo unilaterale degli albanesi sara' difficile evitare un'azione unilaterale di segno contrario da parte della maggiore enclave serbofona della provincia, quella settentrionale di Kosovska Mitrovica, confinante col resto della Serbia e tentata a sua volta dal colpo della secessione da Pristina. ''Ogni iniziativa unilaterale (da parte albanese) riaprirebbe il vaso di Pandora, nei Balcani come in altre regioni del mondo, provocando inevitabilmente altre iniziative unilaterali'', ha avvertito il giovane ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, addossando sulla parte avversa ''la grave responsabilita''' di aver rifiutato un compromesso accettabile.

Uno sbocco al quale d'altronde il governo di Belgrado era gia' preparato da tempo. Tanto da aver stilato fin dalle settimane scorse ''un piano d'azione'' (o meglio, di reazione) che lascia immaginare un tentativo d'embargo attorno al Kosovo: la cui economia disastrata dipende ormai poco da fattori esterni, ma che almeno in termini di approvvigionamento d'energia elettrica potrebbe risentirne pesantemente.
29/11/2007 11:07

#11 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 02 dicembre 2007 - 20:38

KOSOVO: KOSTUNICA; PACE O CAOS, RESPONSABILITA' USA

BELGRADO - I Balcani sono in bilico fra stabilita' e caos, e tutto dipende dalla volonta' degli Stati Uniti di rispettare o meno la sovranita' serba sulla provincia a maggioranza albanese del Kosovo. Lo ha affermato oggi il primo ministro della Serbia, Vojislav Kostunica, criticando Washington e ribadendo il rifiuto di Belgrado non solo a ogni ipotesi di riconoscimento della secessione di Pristina, ma anche al progetto di una missione di pace Ue nella regione in caso di una proclamazione unilaterale d'indipendenza.

''La stabilita' e la pace dell'intera regione balcanica dipendono dagli Usa'', ha detto Kostunica in un'intervista all'agenzia Tanjug. Spetta a Washington - ha proseguito - decidere se ''rispettare la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu (il documento varato dopo i raid Nato del 1999 contro l'allora regime di Slobodan Milosevic a conferma dei diritti formali di sovranita' di Belgrado sul Kosovo, ndr) o violare in modo brutale la Carta dell'Onu appoggiando l'indipendenza del Kosovo''.

Dopo il fallimento nei giorni scorsi a Vienna dell'ultimo tentativo negoziale patrocinato dalla troika Usa-Russia-Ue, il dossier kosovaro pare giunto a un punto di non ritorno: stretto com'e' fra le pretese degli albanesi - che considerano l'indipendenza irrinunciabile, con l'avallo degli Usa e di diversi governi europei - e la strenua posizione opposta della Serbia, sostenuta da Mosca.

A giudizio di Kostunica, tuttavia, una via d'uscita potrebbe ancora esserci se la Casa Bianca modificasse il suo atteggiamento e prendesse in considerazione l'offerta di ampia autonomia - o di autogoverno senza indipendenza - avanzata in extremis da Belgrado per la provincia contesa.

''Se gli Usa dichiarassero di voler osservare la risoluzione 1244... e di accettare uno status di autonomia essenziale per gli albanesi-kosovari, sarebbe senza dubbio possibile raggiungere una soluzione di compromesso in grado di garantire gli interessi basilari di tutte le parti'', ha detto il premier. ''Altrimenti - ha tuonato - nascera' solo uno Stato fantoccio garante degli interessi militari americani''.

''E' dunque evidente - secondo Kostunica - che tutta la responsabilita' ricade ora sugli Usa''. Di certo ''non sara' possibile consolidare la pace e la stabilita' nei Balcani perseguendo una politica di violenza e illegalita''', ha concluso il capo del governo di Belgrado, escludendo che - al di fuori della risoluzione 1244 - possa essere persino progettata una missione di pace dell'Ue come quella che dovrebbe sostituire l'attuale presenza Onu nel Kosovo.
30/11/2007 21:10 (Ansa)


#12 Russian

Russian

    populista

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 5908 Messaggi:

Inviato 03 dicembre 2007 - 13:46

Il Kosovo verso l??indipendenza E la Serbia rischia di esplodere

http://www.ilgiornal....pic1?ID=224805
  • 0

Qua sul forum non è mai sbarcato un povero profugo o un povero clandestino, ovviamente.

Ma è approdato dopo lunga deriva un bisognoso di un qualche aiuto, magari non lo ha chiesto, poverino aveva evidenti sbandamenti emotivi oltre che psicologici...ha chiesto di essere cancellato perchè gli sono arrivati solo calci in faccia, derisione e manifestazione di fastidio per la sola presenza...che per lorsignori significava rompere l'idilliaca armonia tipica degli attaccabrighe benpensanti, la fottuta rogna di dover leggere ( chissà perchè poi ) le sue inestricabili parabole di giochi di parole fatte per liberare il proprio pensiero...e ovviamente l'invasione del loro territorio.

 

W la solidarietà. Quella vera !


#13 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 03 dicembre 2007 - 20:49

che ne pensate di questo pastrocchio?

02.12.2007 - Kosovo: strategie per la secessione
Si fanno sempre più chiare le strategie internazionali per indorare la pillola della secessione di Pristina. Il segretario generale dell??Onu, Ban Ki-moon e l??Alto rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza dell??Ue, Javier Solana secondo fonti dell??agenzia di stampa Beta, stanno pensando ad implementare il cosiddetto ??piano B? per il Kosovo.


Il progetto avrebbe come scopo un??apertura più rapida dell??ingresso in Europa della Serbia. Uno stratagemma per trovare consensi nei settori più filo-atlantici e filo-occidentali di Belgrado, e ottenere così il loro assenso all??indipendenza unilaterale di Pristina. Da Londra intanto il quotidiano britannico The Guardian ha reso noto che la Gran Bretagna si è offerta per affiancare i contingenti della Nato inviando altre truppe in Kosovo entro le prossime settimane. Sono proprio i conservatori che si dichiarano preoccupati per quella che ritengono possa trasformarsi in una violenta crisi in grado di esplodere nell??area se verrà proclamata l??indipendenza di Pristina.

Dalla capitale britannica come al solito giungono le critiche sia dei laburisti che dei conservatori alla posizioni assunte dal Cremlino sul futuro status del Kosovo, così come pretendono i diktat unilaterali di Washington. Tutti però sembrano dimenticare le loro colpe nella balcanizzazione dell??area che provocò un tremendo conflitto a suon di bombardamenti ??umanitari?? e indiscriminati sulla popolazione civile dell??ex Jugoslavia, le cui conseguenze sono percepibili tuttora. Al ventilato invio di soldati britannici si è aggiunto quello vero voluto dal governo tedesco del cancelliere Angela Merkel che ha garantito l??arrivo in Kosovo di un contingente di 500 militari, a cui se ne sono aggiunti altri 90 dell??esercito statunitense. Il comportamento del cancelliere tedesco è riconducibile al recente viaggio compiuto negli Stati Uniti alla corte del presidente George W. Bush in cui molto probabilmente ha preso ordini capo della Casa Bianca sui più svariati temi di politica estera. Il leader dei Tory, David Cameron, ha accusato la Russia di risvegliare le ansie nei Balcani e ha messo in guardia per una nuova crisi entro Natale. Anche il premier britannico Gordon Brown, leader del Labour Party, ha usato lo stesso linguaggio nei confronti di Mosca colpevole di essere contraria all??indipendenza del Kosovo dalla madre patria. Ipocritamente con il consueto stile britannico anche Lord Paddy Ashdown, ex governatore della Bosnia- Erzegovina, ha accusato i governi di Serbia e Russia di fomentare contrasti in Kosovo e Bosnia, e ha chiesto di rafforzare la presenza militare per mantenere - a suo dire - la pace. Intanto ieri il Segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer ha visitato il Kosovo. Nel corso della visita ha incontrato i rappresentanti degli occupanti albanesi, ovvero il presidente Fatmir Sejdiu, il primo ministro uscente Agim Ceku, il neo primo ministro Hashim Thaci, e ancora Koli Berisha e Skander Hyseni. Successivamente de Hoop Scheffer ha incontrato i rappresentanti della comunità serba del Kosovo. Nella conferenza stampa ha messo sia serbi che kosovari albanesi dicendo che non verranno tollerati atti di violenza di nessun tipo. Nel pomeriggio il segretario generale della Nato è giunto a Vienna per un nuovo vertice questa volta con il ministro degli Esteri austriaco, Ursula Plassnik, la quale ha sottolineato anche lei ha sottolineato la necessità di trovare una soluzione pacifica, in linea con le solite dichiarazioni concilianti degli eurocrati finalizzate però a garantire sempre gli interessi geostrategici di Washington nel mondo.

Intanto, il capo dell??Eliseo, Nicolas Sarkozy, ha evidenziato l??importanza di un negoziato e Romano Prodi ha sottolineato che si tratta di una ??grande prova? per l??Europa. ??Siamo favorevoli all??indipendenza del Kosovo?, ha detto il presidente francese durante la conferenza stampa conclusiva del vertice italo-francese a Nizza. Per questo Sarkozy ha sottolineato che ??se occorrerà ancora qualche settimana per arrivare a questo risultato è preferibile al fatto di considerare la mezzanotte del 10 dicembre come il momento in cui tutto si dovrà fermare?. ??Per preparare l??indipendenza del Kosovo occorre prendere il tempo che sarà necessario: si tratta di una responsabilità europea?, ha aggiunto l??inquilino dell??Eliseo, ??lancio un appello a che ognuno si assuma le proprie responsabilità?.

Rinascita balcanica

#14 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 07 dicembre 2007 - 16:41

05.12.2007 - Le strategie atlantiche per la secessione del Kosovo
L??indipendenza del Kosovo sembra oramai inevitabile per volere di Washington. Le strategie atlantiche proseguono senza sosta e le trame per sostenere i narcoatlantici albanesi si fanno più decise con l??aiuto degli imbelli eurocrati, sempre divisi nelle scelte importanti e pronti a chinarsi ai diktat dell??impero a stelle e strisce.


Per gli Usa, e le loro ancelle albanesi, la questione del Kosovo può essere risolta soltanto con una partizione della regione serba in due, a tutto vantaggio degli invasori di Pristina. Naturalmente, la perdita del Kosovo-Metohija sarebbe considerata dai serbi come una iattura, visto il legame indissolubile che intercorre fra loro e l??area in questione. Il Kosovo è infatti la culla della civiltà serba e inscindibile viene considerato il rapporto con la regione. Un dramma tanto difficile da accettare quanto quello che noi potremmo subire con la perdita eventuale del Campidoglio. Fu soltanto dopo alterne imprese belliche che il dominio serbo sul Kosovo- Metohija venne meno. E per 600 anni si ebbe il controllo dell??Impero Ottomano sulla stessa. Belgrado riebbe indietro il Kosovo soltanto dopo la prima guerra dei Balcani, nel 1912.

La cessione del territorio lasciò più della metà degli albanesi fuori dai confini, accompagnati da un forte sentimento di vendetta nei confronti dei serbi. Tanto che il capo della delegazione albanese alla Conferenza di Londra del 1913, Isa Bolentini, dichiarò con parole profetiche: ??Quando la primavera tornerà, concimeremo le pianure del Kosovo con le ossa dei serbi, poiché noi albanesi abbiamo sofferto troppo per dimenticare?. Alterne vicende si sono poi succedute, tanto da poter affermare che quando hanno potuto gli invasori albanesi hanno impiegato la mano forte contro l??etnia serba, coadiuvati dagli eserciti della Nato, per gli interessi geostrategici di Washington che si celano dietro il loro sostegno all??impresa criminale di torture, saccheggi e colonizzazione forzata del Kosovo. Per questo è impossibile che si giunga ad un accordo sulla regione serba, nonostante i tentativi concilianti dei serbi. I kosovari albanesi hanno già dichiarato che la loro posizione sull??indipendenza verrà supportata dagli Stati Uniti e dall??Unione europea. D??altronde nel giugno scorso il presidente Usa George W. Bush durante una visita in Albania, aveva arringato la folla affermando che il Kosovo sarebbe diventato indipendente. Una dichiarazione che aveva incentivato gli occupanti albanesi al rimuovere qualsiasi idea di compromesso per l??indipendenza. La Casa Bianca avrebbe così minato i futuri negoziati tra serbi e kosovari albanesi prima ancora che avenissero. Da parte sua, l??Unione europea ha sottolineato che lo status quo del Kosovo non è più sostenibile, e in qualche modo ha avallato le richieste degli occupanti albanesi. In sostanza la secessione di Pristina da Belgrado è dietro l??angolo e il Kosovo diverrà indipendente ma non entro gli attuali confini. La cosa potrebbe spingere ad una partizione anche della Bosnia, a tutto vantaggio del governo centrale contro la parte serba residente nell??area. E i kosovari albanesi avrebbero la possibilità di unirsi a Tirana, dimostrando tutta la fallimentare politica occidentale imposta da Washington per veder realizzati i suoi interessi di impiantarsi nell??area, destabilizzando l??Europa e accerchiando la Russia.

La settimana scorsa l??ex capo dell??esecutivo degli occupanti albanesi, Agim Ceku, aveva dichiarato che l??indipendenza della provincia è prevista per gli inizi del prossimo anno. E, da parte sua, la Commissione europea ha messo in guardia gli Stati membro dall??affrontare senza unità la vicenda di Pristina. Era stato proprio Ceku ad affermare che non gli albanesi non avevano intenzione di continuare i negoziati, per non dover rimandare la dichiarazione di indipendenza. In quell??occasione il rappresentante degli occupanti albanesi aveva osservato che questa sarebbe avvenuta ??immediatamente dopo il 10 dicembre? e, aveva aggiunto, che sarà affrontata, ??secondo la direttiva?, da Bruxelles fra il gennaio e il febbraio del 2008. Un chiaro riferimento a qualcosa di prestabilito, pronto a scattare non appena la data ultima per i negoziati sarebbe giunta al termine. Secondo alcuni diplomatici, la Commissione Europea avrebbe chiesto agli Stati membro di premere sui kosovari albanesi per rinviare la dichiarazione di indipendenza a dopo le elezioni presidenziali in Serbia, previste per il 20 gennaio e il 3 febbraio 2008. La proposta sarebbe stata ben accetta agli occupanti di Pristina che in questo modo potrebbero annunciare la secessione come il risultato di una procedura coordinata con la comunità internazionale, nonostante l??assenza di un qualsiasi benestare del Consiglio di Sicurezza dell??Onu. Sarebbe così adottata la proposta d??indipendenza prospettata in passato dall??inviato speciale dell??Onu, Martti Ahtisaari. Secondo una strategia messa in moto dal mondo atlantico. Una prospettiva in cui anche l??Europa sarebbe coinvolta, in qualità di colonia statunitense, lasciando così agli Stati membro dell??Ue di riconoscere o meno l??indipendenza. Bruxelles sarebbe come al solito incapace di incidere seriamente nelle scelte politiche che coinvolgono il suo futuro, per soddisfare invece l??ingordigia dei gendarmi d??Oltreoceano. Da Belgrado intanto il consigliere del primo ministro, Aleksandar Simic, ha fatto sapere la Serbia è disposta a difendere il Kosovo anche con le armi. Un avvertimento diretto agli occupanti albanesi a non commettere errori, poiché la Serbia non è disposta a tollerare prevaricazioni di nessun genere. Dichiarazioni subito condannate dai rappresentanti del Partito democratico di Serbia (Dss) del presidente filo-atlantico Boris Tadic.

Andrea Perrone
Fonte: rinascita balcanica

#15 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 08 dicembre 2007 - 18:03

KOSOVO: VICINO GIORNO X SECESSIONE, SERBI NON CI STANNO

(di Alessandro Logroscino e Ilire Zajmi)
(ANSA) - BELGRADO/PRISTINA, 7 DIC - La data esatta resta incerta, ma il giorno X per il futuro del Kosovo e' ormai alle porte. E sul terreno - dalle opposte sponde di Belgrado e Pristina - crescono attese e tensioni per uno sbocco che appare a molti inevitabile: la controversa secessione unilaterale dalla Serbia della provincia a maggioranza albanese.
Uno sbocco che la leadership albanese-kosovara proclama come imminente, seppur disposta a rinviarne l'annuncio a fine gennaio d'intesa con ''i partner occidentali''. E che il governo serbo - sostenuto da Mosca - si prepara al contrario a rigettare come ''illegale e nullo'', negando rigurgiti bellici, ma lasciando intendere d'essere pronto a reagire con ogni altro mezzo: non esclusa la contro secessione della minoranza serbo-kosovara, una cui delegazione ha incontrato proprio oggi il premier Vojislav Kostunica per ribadire la volonta' di mantenere saldi ''i legami costituzionali'' con Belgrado e di riconoscere anche in avvenire ''esclusivamente'' l'autorita' delle istituzioni serbe.
Le ultime, convulse mosse della diplomazia si giocano in queste ore fra Bruxelles e New York, nei palazzi di Ue, Nato e Onu. Fallito l'estremo tentativo negoziale della troika Usa-Russia-Ue (che stasera ha consegnato un rapporto al segretario generale Ban Ki-Moon in vista della riunione del Consiglio di Sicurezza fissata per lunedi' 10), la conclusione della vicenda pare gia' scritta. Le sue conseguenze forse no. Tanto meno se l'eco di una nuovo ciclo di instabilita' dovesse propagarsi ad altri pezzi del precario mosaico balcanico: dalla Macedonia alla Repubblica Serba (Rs) di Bosnia.
L'epicentro dell'inquietudine rimane comunque per ora confinato al Kosovo. Lo spettro di un ennesimo conflitto militare non trova al momento riscontri. Come confermano fonti del contingente di pace internazionale (Kfor, schierato nella provincia con un consistente contributo italiano fin dal 1999, all'indomani dei bombardamenti Nato contro l'allora regime di Slobodan Milosevic) che escludono anomalie o movimenti sospetti di truppe o milizie. E tuttavia fanno sapere di avere rinforzi disponibili alle spalle e di aver blindato - a scanso di equivoci - il confine amministrativo.
Le rassicurazioni albanesi sulla fedelta' alla via politica all'indipendenza confortano chi teme il ripetersi - in questa fase di attesa impaziente - di un'altra ondata di vendette etniche anti-serbe come quella scatenata nel 2004 nell'ultimo pogrom su larga scala. Mentre sul fronte serbo le dichiarazioni del presidente della Repubblica, il liberale Boris Tadic, sull'intenzione di Belgrado di far valere le sue ragioni ''solo con mezzi pacifici'' si sommano stasera alle voci gia' levatesi dal governo a rintuzzare il sinistro richiamo a un supposto diritto alla difesa militare adombrato giorni fa da Aleksandar Simic, isolato (per ora) consigliere di Kostunica.
La guerra delle parole, d'altronde, non s'interrompe. A Pristina il messaggio e' uno: ''Siamo stanchi d'aspettare, non c'e' piu' nulla da negoziare''. Tradotto: la dichiarazione d'indipendenza e' questione di settimane. Un atto simbolico potrebbe esserci magari prima, sulla scia della riunione Onu del 10 indicata da tempo come il giorno del giudizio dai dirigenti albanesi. L'annuncio formale sembra destinato pero' a slittare un poco piu' in la'. Come hanno ammesso di ritorno da un ultimo tour europeo sia il presidente Fatmir Sejdiu sia il primo ministro in pectore, l'ex guerrigliero Hashim Thaci, evocando tempi rapidi, ma anche la necessita' di concertare il passo d'addio con i ''partner occidentali amici'': gli Usa, in primo luogo, e i maggiori Paesi europei. Stando all'International Crisis Group, think tank legato a doppio filo con la politica balcanica di Washington, tutto potrebbe compiersi tra fine gennaio e la primavera.
Da Belgrado la replica di Kostunica e' un attacco furioso a Usa e Nato, accusati di voler creare in Kosovo ''uno Stato fantoccio'' abbandonato a una economia paramafiosa. Un'entita' che le residue enclavi slavo-kosovare - soprattutto Mitrovica, limitrofa alla madrepatria - non riconosceranno mai, secondo un testo presentato oggi stesso al premier a firma di 75.000 cittadini. Tutti quelli in grado di scrivere, o quasi, fra i 100.000 serbi rimasti nella provincia della discordia. (ANSA).
07/12/2007 19:15


il grassettato è mio e lo commenterei con un "uh, ma che strano!"

#16 Guest_soul crew_*

Guest_soul crew_*
  • Guests

Inviato 10 dicembre 2007 - 22:01

(AGI/ITAR-TASS) - Berlino, 10 dic. - L'Unione Europea riconoscera' prontamente l'indipendenza del Kosovo, nel caso in cui le autorita' di Pristina proclamassero unilateralmente la secessione dalla Serbia: lo ha dichiarato all'emittente 'Radio Berlino-Brandemburgo' l'inviato speciale comunitario Wolfgang Ischinger, rappresentante dei Ventisette nella cosiddetta 'Troika', l'organismo di mediazione in cui siedono anche emissari di Usa e Russia, che ha invano tentato di portare a buon fine i negoziati tra serbi e albanesi kosovari, il termine per il completamento dei quali e' scaduto proprio oggi. A detta di Ischinger, anche se tra i Paesi dell'Unione ve ne sono ancora alcuni perplessi, un accordo sara' raggiunto nel giro di pochi giorni. Condizioni preliminari indispensabili per il riconoscimento saranno, tra l'altro, la puntuale osservanza delle norme a tutele delle minoranze etniche e la promulgazione della nuova Costituzione, il cui testo e' gia' stato messo a punto. Il futuro Kosovo "sara' un'entita' statale", ha puntualizzato ancora Ischinger, ma diversa da quelle classiche, pienamente sovrane: "Continuera' a rimanere sotto una vasta vigilanza internazionale", ha spiegato, e "le truppe della Nato continueranno a rimanervi schierate"; dunque "sara' garantita un'ulteriore presenza delle Nazioni Unite e, pertanto, anche della stessa Unione", il che significa che si trattera' di "indipendenza sotto controllo internazionale", ha concluso l'emissario Ue. (AGI)

#17 Russian

Russian

    populista

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 5908 Messaggi:

Inviato 11 dicembre 2007 - 10:48

"Continuera' a rimanere sotto una vasta vigilanza internazionale", ha spiegato, e "le truppe della Nato continueranno a rimanervi schierate"; dunque "sara' garantita un'ulteriore presenza delle Nazioni Unite e, pertanto, anche della stessa Unione", il che significa che si trattera' di "indipendenza sotto controllo internazionale", ha concluso l'emissario Ue. (AGI)


Ecco...indipendenti ma fate solo quello che vi dice qualcun'altro...che rimane in casa "vostra" a controllarvi e a continuare a trafficare indisturbato...

Pensate che per ottenere questo capolavoro,oltre ai morti,alla distruzione,all'uranio etc... s'è perfino rischiato che la gente capisse di che pasta sono i nostri governanti dell'epoca.
  • 0

Qua sul forum non è mai sbarcato un povero profugo o un povero clandestino, ovviamente.

Ma è approdato dopo lunga deriva un bisognoso di un qualche aiuto, magari non lo ha chiesto, poverino aveva evidenti sbandamenti emotivi oltre che psicologici...ha chiesto di essere cancellato perchè gli sono arrivati solo calci in faccia, derisione e manifestazione di fastidio per la sola presenza...che per lorsignori significava rompere l'idilliaca armonia tipica degli attaccabrighe benpensanti, la fottuta rogna di dover leggere ( chissà perchè poi ) le sue inestricabili parabole di giochi di parole fatte per liberare il proprio pensiero...e ovviamente l'invasione del loro territorio.

 

W la solidarietà. Quella vera !


#18 Aurora

Aurora

    born slippy

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 1209 Messaggi:
  • LocationMilano

Inviato 19 dicembre 2007 - 18:06

accordo ONU?  :-\
  • 0

#19 liberty

liberty

    Groupie

  • Members
  • StellettaStellettaStelletta
  • 377 Messaggi:

Inviato 19 dicembre 2007 - 18:16

accordo ONU?  :-\


NO PER CARITA. Adesso che ci penso bene niente indipendenza al Kosovo. Altrimenti esplodera una ondata nazionalistica esacerbata da Tirana alle porte di Istanbul passando per Slovakia, Romania etc. E poi sono contrario ad indipendenze ed autonomie su basi etniche
  • 0

#20 Guest_runciter_*

Guest_runciter_*
  • Guests

Inviato 17 febbraio 2008 - 09:44

THE KOSOVO CASE:

APPEAL FOR SOLIDARITY WITH THE REPUBLIC OF SERBIA

INTRODUCTION

The international law and the rule of law within countries are two essential values of our civilisation. Though imperfect, they are so far the only barrier capable of limiting arbitrary rule and minimizing the law o jungle in international relations. The situation around Serbian province of Kosovo is one current example of their violation.

YUGOSLAVIA

Since the beginning of the Yugoslav crisis, there has been an evident effort to stigmatize Serbs as the source of all evils. This manipulation was combined with systematic demonization of Slobodan Milosevic while democratic labels were attached to other non-Serb leaders.

Biased support by Western states for separation of Slovenia, Croatia, Bosnia and Herzegovina from the Federal Republic of Yugoslavia without any control mechanisms and guarantees of minority rights represented a gross violation of valid international agreements and obligations to a state with full international legal legitimacy (Yugoslavia was member of a host of international organisations from United Nations to the Organization for Security and Co-operation in Europe, CSCE). These secessionist forces openly violated, without any regard to calculable political risks, the Federal Constitution of Yugoslavia.

Stephen John Stedman was perfectly right to observe in Foreign Affairs in 1993 that ??... there was not Slovenia and Serbia but a state named Yugoslavia at the beginning of the war? and that Yugoslavia should have been regarded as a starting point for all following negotiations and actions. It should not be forgotten that other European states (like Spain or France) use repressive means as a matter of course including the army (in United Kingdom/Northern Ireland) to protect their territorial integrity and valid constitution. From this perspective, the case of Kosovo currently represents a climax in destruction of the Yugoslav statehood.

SERBIA / KOSOVO and METOHIA

The source of politically motivated violence, generally defined as terrorism, was the UCK paramilitary units. This organization was assessed as terrorist with connections to organized crime by important international and national institutions (including American ones) as late as 1998/1999.

On the contrary, allegations concerning mass Serbian crimes on the Albanian population of Kosovo and Metohia, presented as the reason for NATO armed attack on Yugoslavia, proved to be false (alleged massacres of civilian populations in the villages Racak and Rugovo, alleged concentration camp in the football stadium in Pristina, alleged ??Operation Podkova? with the purported aim to ethnically cleanse Kosovo from its Albanian population). (...)

In fact, ethnical cleansing took place in Kosovo only after the bombing of Serbia and Montenegro. About 350,000 non-Albanians were expulsed from this area since the occupation of Kosovo by NATO troops, along with local Albanians who had opposed the activities of UCK. Approximately 40,000 destroyed or confiscated Serbian houses and 1,000 to 2,000 killed civilians (no official statistics available) should be included in the overall balance of Kosovo ??liberation?, not to speak about destroyed Serbian monuments and religious facilities (about 150). Absolutely uncontrolled flood of Albanians from Albania into Kosovo has continued until now. The ethnical situation in Pristina, the capital of Kosovo, is a telling example. About 150,000 Serbs lived there before the NATO invasion, out of which only 140 remain now! Similar situation also prevails in other parts of Kosovo where non-Albanian population was either massacred (Kosovo Jews, for instance) or forced to live in ??ghettos?. So, the ethnical cleansing was accomplished with very few exceptions, but in a way somehow different from that suggested by the media and political propaganda. Now, statehood for Kosovo should become the final result and recompense for this extraordinary barbarism. Should this happen, it would be a totally unprecedented example of international robbery of a part of a sovereign state since the end of World War II.

Kosovo is defined as autonomous territory within the Socialist Republic of Yugoslavia by the 1999 UN Security Council Resolution No. 1244 which thus guarantees, in our opinion, also the territorial integrity of its successor the Republic of Serbia. The treaty on armistice or cessation of hostilities ratified by the SRY Parliament even speaks about the return of certain Serbian security and military forces to Kosovo. It is evident that a double moral standard is applied by the US and EU: one to Serbia, another to present Kosovo, Croatia (expulsion of Serbian population from Slavonia and Krajina), or Turkey and its fight against the ??Kurdish separatism? which meant, by the year 2000, about 3 million Turkish citizens of Kurdish nationality deprived of their homes and approx. 3,500 Kurdish villages razed to the ground. After eight years of occupation, so-called ??international community? finally decided to follow suit and approved the ??Ahtisaari Plan? for Kosovo. Serbia should relinquish fifteen percent of its territory according to it. This only confirmed that, from the very beginning, the issue was not the protection of human rights and democratization but creating a new satellite in Balkans, totally dependent on its foreign protectors. The only really ??Albanian? perspective leads up to creation of ??Great Albania? which has been more or less openly admitted by separatist leaders not only in Kosovo but also in neighbouring Macedonia. This situation is strongly reminiscent of the Munich events in 1938.

On the contrary, the Serbian proposal for the statute of Kosovo represents the only feasible solution compatible with generally accepted moral and legal principles. This concept of Kosovo autonomy is based on a balance between current political reality and legitimate interests of Serbia. Should the secession of Kosovo be accepted the other way round, it would constitute blatant trampling of modern European civilisation values and a turn towards barbarism in international relations. Forced and internationally legitimised separation of this historical territory from the Republic of Serbia would constitute a dangerous precedent for the future of small states in Europe and elsewhere. (...)


http://www.globalres...ext=va&aid=8012




0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 ospiti, 0 utenti anonimi

IPB Skin By Virteq