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Valerio Zurlini


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85 replies to this topic

#1 dazed and confused

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    festina lente

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Inviato 13 luglio 2006 - 10:22

Le sue storie sono rigorose, intime, intense.
Regista bolognese di grande talento, ha dato alla luce film come Estate violenta (1959), un amore folle durante la seconda guerra mondiale, La ragazza con la valigia (1961), a mio parere uno dei film più belli di quegli anni, dove una splendida Cardinale interpreta una ballerina alla deriva, salvata da un amore impossibile per un nobile ragazzino, interpretato da Jacques Perrin e poi ricacciata nei gironi infernali della sua vita.
Altri capolavori da segnalare: La prima notte di quiete (1972), con Alain Delon e il suo amour fou per una liceale ed infine Il deserto dei Tartari (1976), dal racconto di Buzzati, che segna purtroppo la fine della sua carriera e la sua prematura morte.
Un regista da riscoprire, senza dubbio, per il suo talento e per la forte carica emotiva che accompagna tutte le sue opere.
Il cinema di Zurlini mira dritto e in profondità al cuore e ci regala le emozioni più profonde e forti.
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#2 Guest_spacemen_*

Guest_spacemen_*
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Inviato 13 luglio 2006 - 11:20

Intervengo solo per dire che è un regista che non conosco affatto e qui si parla di un grande regista.
Comincio a informarmi e ovviamente a vedere qualcosa.

#3 Guest_eustache_*

Guest_eustache_*
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Inviato 13 luglio 2006 - 12:49

tra visconti e antonioni.
l'equivalente cinematografico della letteratura crepuscolare (gozzano e corazzini).
ha molti difetti, non ultimo un elevato narcisismo e autocompiacimento.
la prima notte di quiete è un gran film

#4 emma

emma

    pivello

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Inviato 13 luglio 2006 - 15:37

Ho aperto un thread analogo in un altro forum, tempo fa. Zurlini merita un recupero da strati polverosi della nostra memoria cinematografica, troppo breve e spesso ingiusta.
Era un regista schivo, raffinato, vicino agli autori francesi - non a caso uno degli interpreti ricorrenti delle sue pellicole era Jacques Perrin-; i suoi film sono gioielli discreti, venati da un'acuta sensibilità. Poetiche le immagini, le scelte formali.
L'oblio è imperdonabile.
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#5 Guest_eustache_*

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Inviato 13 luglio 2006 - 15:54

secondo me non era poi così vicino agli autori francesi (almeno di certo non a quelli della nouvelle vague nonostante l'utilizzo di anna karina in un suo film).
come ho già detto era molto radicato nella cultura italiana. una cultura alta lontana però dai temi fondamentali della resistenza (non amava cesare pavese). viene dopo il periodo decadente di visconti filtrato dall'esistenzialismo di antonioni. lo associo per questi motivi alla letteratura crepuscolare italiana (il crepuscolarismo viene infatti immediatamente dopo al decadentismo)

#6 emma

emma

    pivello

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Inviato 14 luglio 2006 - 23:48

Sinceramente non amo molto le definizioni, né le costruzioni teoriche che individuano i caratteri distintivi di un movimento. Dietro c'è spesso una semplificazione del tutto arbitraria; restando alla citata nouvelle vague, cosa accomuna Rohmer e Godard? E' solo un esempio, tra registi che hanno inteso il loro mestiere e una vocazione profonda in modo molto diverso, pur appartenendo alla stessa rivoluzione dell'immagine.
Tornando a Zurlini, il suo presunto carattere francese è più che altro per il suo "tocco", per una certa sensibilità, anche formale; è stato un cane sciolto, fautore di un cinema che non ha eredi e che non ricorda altri.
Vorrei che i suoi film si rivedessero.
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#7 mikeattacks

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    aspirante indie

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Inviato 17 luglio 2006 - 12:01

Segnalo che ESTATE VIOLENTA e LA RAGAZZA CON LA VALIGIA sono appena usciti in America in edizione restaurata a cofanetto doppio DVD molto buona. C'è anche l'audio in italiano, ovviamente e il prezzo è molto contenuto.

LA PRIMA NOTTE DI QUIETE (quoto, grandissimo film) è stato restaurato in Italia da qualche mese e ne circola copia nei cineclubs. Speriamo esca anch'esso in DVD prima o poi. E' davvero un film molto bello e per molti versi unico nel panorama italiano di quegli anni.

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#8 dazed and confused

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    festina lente

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Inviato 18 luglio 2006 - 07:26

Segnalo che ESTATE VIOLENTA e LA RAGAZZA CON LA VALIGIA sono appena usciti in America in edizione restaurata a cofanetto doppio DVD molto buona. C'è anche l'audio in italiano, ovviamente e il prezzo è molto contenuto.

LA PRIMA NOTTE DI QUIETE (quoto, grandissimo film) è stato restaurato in Italia da qualche mese e ne circola copia nei cineclubs. Speriamo esca anch'esso in DVD prima o poi. E' davvero un film molto bello e per molti versi unico nel panorama italiano di quegli anni.

Queste sono belle notizie.
La ragazza con la valigia, a mio parere, è un film splendido.
Nessuno va in vacanza negli Stati Uniti e gentilmente mi acquista una copia del cofanetto? ::)
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#9 mikeattacks

mikeattacks

    aspirante indie

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Inviato 18 luglio 2006 - 17:16

Per la cronaca, ecco la copertina:
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#10 strangelove

strangelove

    Scaruffiano

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Inviato 18 luglio 2006 - 18:39

Ci fu qualche scambio di battute sul vecchio forum (forse proprio con dazed?!?) circa il cinema e la poetica di Valerio Zurlini.
E' cambiato poco: nel senso che continuo a conoscere soltanto "Le ragazze di San Frediano e "La ragazza con la valigia" (anche se "Cronaca familiare" e "Il deserto dei dartari) continuano ad aspettarmi sulla mensola.
In particolar modo ho amato il film con la Cardinale, l'attrice italiana che più adoro in assoluto, qui di certo al massimo del suo splendore.
In fondo lo spaccato sul moralismo italiano fa da sfondo: alla luce salta lo splendore figurativo (che fotografia!), la poetica che emerge dagli sguardi degli innoceni protagonisti, dalla stessa mdp, cosi' delicata...

*Allora andrò a fare un viaggio negli USA e provvederò*
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#11 Ejzenstejn

Ejzenstejn

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Inviato 07 settembre 2006 - 08:05

Sinceramente non amo molto le definizioni, né le costruzioni teoriche che individuano i caratteri distintivi di un movimento. Dietro c'è spesso una semplificazione del tutto arbitraria; restando alla citata nouvelle vague, cosa accomuna Rohmer e Godard? E' solo un esempio, tra registi che hanno inteso il loro mestiere e una vocazione profonda in modo molto diverso, pur appartenendo alla stessa rivoluzione dell'immagine.
Tornando a Zurlini, il suo presunto carattere francese è più che altro per il suo "tocco", per una certa sensibilità, anche formale; è stato un cane sciolto, fautore di un cinema che non ha eredi e che non ricorda altri.
Vorrei che i suoi film si rivedessero.


Sono grata a chi ha avuto il buon gusto di dedicare un thread a questo regista ingiustamente trascurato. Ieri sera ho rivisto Le ragazze di San Frediano, tra i suoi film forse quello più imparentato con il cinema italiano del dopo guerra. Però concordo con Emma nel trovare in Zurlini dei tratti inconsueti e uno stile difficilemente classificabile (ma è poi così necessario?).
Il mio preferito è La prima notte di quiete, e poi Un'estate violenta, ma medito di rivedermi gli altri.
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#12 Flight

Flight

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Inviato 18 novembre 2006 - 09:01


LA PRIMA NOTTE DI QUIETE (quoto, grandissimo film) è stato restaurato in Italia da qualche mese e ne circola copia nei cineclubs. Speriamo esca anch'esso in DVD prima o poi. E' davvero un film molto bello e per molti versi unico nel panorama italiano di quegli anni.


curiosa la sorte di questo film che, come Le Mepris/Il Disprezzo di Godard, si sdoppia tra Italia e Francia.
Non insisto sulla già nota e celebrata versione italiana (trattasi di uno dei film più intensi e memorabili dei primi anni settanta), ho letto di recente che in seguito a incomprensioni tra il regista Zurlini e Delon, attore e produttore per parte francese, quest'ultimo ne ha rimontato e distribuito una versione più breve (25 minuti in meno!) in francese.

Ebbene questa versione sarebbe disponibile in DVD esempio qui (a differenza di quella italiana) ma certo non riesco a immaginare quest'opera con sequenze differenti o stravolte, e un finale non altrettanto sintomaticamente conclusivo.
Se qualcuno qui l'ha visto in francese, può darmi qualche ragguaglio?

Peccato perchè Delon sembra davvero calato nella parte (come nell'altro capolavoro Mr. Klein del '76) e immaginavo in qualche modo compartecipasse al destino del suo maudit in celluloide.
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fabio

#13 dazed and confused

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Inviato 18 novembre 2006 - 21:49


Sinceramente non amo molto le definizioni, né le costruzioni teoriche che individuano i caratteri distintivi di un movimento. Dietro c'è spesso una semplificazione del tutto arbitraria; restando alla citata nouvelle vague, cosa accomuna Rohmer e Godard? E' solo un esempio, tra registi che hanno inteso il loro mestiere e una vocazione profonda in modo molto diverso, pur appartenendo alla stessa rivoluzione dell'immagine.
Tornando a Zurlini, il suo presunto carattere francese è più che altro per il suo "tocco", per una certa sensibilità, anche formale; è stato un cane sciolto, fautore di un cinema che non ha eredi e che non ricorda altri.
Vorrei che i suoi film si rivedessero.


Sono grata a chi ha avuto il buon gusto di dedicare un thread a questo regista ingiustamente trascurato.

::)
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#14 corey

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Inviato 26 novembre 2006 - 12:49

adoro zurlini e mi complimento con chi ha aperto e alimentato il thread.

vorrei segnalare, oltre ai bellissimi titoli già citati, il misconosciuto LE SOLDATESSE e il meno riuscito ma assai suggestivo SEDUTO ALLA SUA DESTRA.
E anche il volume monografico su LA PRIMA NOTTE DI QUIETE uscito in occasione del restauro della pellicola: è ricchissimo di spunti e riflessioni interessanti (tra le quali alcune ritrattazioni di critici - come Miccichè - che a suo tempo stroncarono sonoramente la pellicola).

in ogni film di zurlini ci sono sequenze memorabili, mi piace ricordare adesso quella del ballo tra jean-louis trintignant e eleonora rossi drago sulle note di temptation e quella del suicidio fuori campo di hortiz (von sydow) nel DESERTO DEI TARTARI.
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i periti hanno dimostrato che non vi è alcuna certezza.

#15 Guest_eustache_*

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Inviato 26 novembre 2006 - 12:55

di sicuro è inclassificabile da un punto di vista cinematografico, ma ci sono degli elementi stilistici e contenutistici che lo avvicinano ad alcuni aspetti del crepuscolarismo

#16 corey

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Inviato 26 novembre 2006 - 13:18

non è escluso che alcuni tratti della poetica zurliniana possano essere accostati al repertorio crepuscolare. ricordo di aver letto da qualche parte che zurlini è una sorta di novello gozzano che crede di salvarsi piangendo lacrime squisite (giudizio un filo ingeneroso). e ricordo anche che in un saggio si rovesciava il senso di questo giudizio tranciante, parafrasandolo e assumendolo positivamente.
personalmente non saprei, trovo comunque superbo il linguaggio figurativo zurliniano, in bilico tra sofferta eleganza e vulnerata malinconia, lontano dall'autorialità gridata e clamorosa dei cineasti della modernità. la sua è una modernità più trattenuta, meno consapevole forse, ma per questo ancora più struggente e personale (non trascurerei il fatto che zurlini è stato un involontario cineasta d'intervallo, nel senso che tra un film e l'altro mediamente trascorrevano tre anni: quando tornava sul set doveva in qualche modo reinventare il suo stile).
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#17 corey

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Inviato 26 novembre 2006 - 14:06

ops, forse non ero io l'interlocutore chiamato in causa. pardon!  :)

di nuovo complimenti per il thread e buona giornata!
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#18 popten

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Inviato 17 gennaio 2008 - 09:59

dicevo altrove...
che ho visto il deserto dei tartari. tratto da uno dei miei libri preferiti, stavolta non ho sofferto la trasposizione filmica(come per il processo portato sugli schermi da welles,secondo me troppo frettolosamente).

grande cast(tra gli altri :
Vittorio Gassman,Giuliano Gemma ,Helmut Griem ,Philippe Noiret,Jacques Perrin,Fernando Rey,Laurent Terzieff,Jean-Louis Trintignant,Max Von Sydow,Francisco Rabal)

, tempi giustamente dilatati(2h 30),

lo raccomamdo a tutti coloro che ancora non l'hanno visto mentre a me raccomando che dovrò approfondire zurlini, leggerò questo thread anche!
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#19 corey

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Inviato 04 marzo 2008 - 09:09

Il deserto dei Tartari (1976)


Il tenente Giovan Battista Drogo viene inviato presso la sperduta fortezza Bastiani. Lì, ai confini col deserto, una guarnigione militare attende da mesi l'arrivo di un nemico che sembra non doversi mai materializzare.

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La sofferta eleganza di Zurlini, l’austera disperazione di Zurlini, la vulnerata malinconia di Zurlini: segni inconfondibili della grandezza di un cineasta colpevolmente, vigliaccamente sottostimato e misconosciuto. In 56 anni di vita e 22 di tormentata attività cinematografica Valerio Zurlini (1926-1982) ha girato otto splendidi lungometraggi e una manciata di cortometraggi pressoché invisibili. Il deserto dei tartari (1976) è il suo ultimo film, non il suo capo d’opera probabilmente, ma senz’altro il titolo più estremo e radicale di una filmografia tanto scarna quanto personale e insieme aliena dagli “autorialismi” tipici del cinema della modernità. Involontario cineasta d’intervallo (tra una pellicola e l’altra passano all’incirca tre anni), con Il deserto dei tartari Zurlini firma il suo testamento estetico, spingendo in pieno territorio nichilista quella poetica dell’assenza e dell’autodistruzione che rappresenta perfettamente la sua parabola esistenziale e la sua straziante riflessione stilistica. Eppure come adattamento, occorre ammetterlo, non ci troviamo di fronte a un film memorabile: spesso legnoso, ampolloso e costipato nella sceneggiatura fedelmente didascalica di André Brunelin, l’intreccio procede a fatica, registrando esiziali battute d’arresto in corrispondenza delle sequenze più corposamente dialogate.

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Non soccorre certo la bizzarra eterogeneità del parco attori che accosta, in una sorta di pastiche internazionale, gli strepitosi Jacques Perrin (Giovan Battista Drogo), Max von Sydow (il capitano Hortiz) e Laurent Terzieff (il tenente von Amerling) agli spaesati Fernando Rey (il tenente colonnello Nathason), Jean-Louis Trintignant (maggiore-medico Rovine) e Philippe Noiret (il generale), passando per l’incolore Vittorio Gassman (il colonnello Filimore) e l’imbarazzante Giuliano Gemma (maggiore Mattis). Ciononostante Zurlini riesce ad esprimere senza remore le proprie doti di regista squisitamente visivo nella resa delle atmosfere, nella trasfigurazione simbolica degli spazi e nella creazione di un universo luministico in bilico tra vigore plastico e smaterializzazione metafisica. Merito del cineasta bolognese è innanzitutto la scelta della location per la fortezza Bastiani: si tratta dell’incredibile roccaforte di Bam nel sud est dell’Iran, scoperta per caso sfogliando la rivista «L’Œil» insieme a Jacques Perrin. Lavorando in sottrazione, Zurlini riesce a ricavare dalla poderosa struttura architettonica un incorporeo santuario dell’assenza, un autentico “avamposto morto che si affaccia sul nulla”.

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Il cineasta, spalleggiato dal direttore della fotografia Luciano Tovoli, trasforma poi il deserto in vero e proprio luogo della mente, una spazialità proiettiva generatrice di miraggi e minacce, desideri e timori, paure e speranze. Dominano i grigi, i marroni e i neri sotto un cielo innaturalmente azzurro; il nitore metafisico della luce si fa vettore d’astrazione e l’inquadratura trascende in forma simbolica: in questo Il deserto dei tartari messo in scena da Zurlini è addirittura più pregnante e suggestivo di quello descritto da Buzzati. Almeno due le sequenze da incorniciare: la prima è quella, raffinatamente geometrica, della preghiera nel cortile della fortezza, la seconda, tra Burri e Bresson, è quella del suicidio fuori campo di Hortiz.

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Musiche marzialmente tartassanti di Ennio Morricone. Sia detto a scanso di equivoci: chi scrive ritiene Valerio Zurlini uno dei maggiori cineasti della storia del cinema italiano.

Voto: 8

PS- da www.spietati.it (spazio Film in tv).
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#20 corey

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Inviato 07 marzo 2008 - 13:53

Segnalo la densa monografia di Francesco Savelloni La spiaggia nel deserto. I film di Valerio Zurlini, Firenze Atheneum, 2007, pp. 139, 13 euro e 20.

Impostazione filosofica un po' cazzuta ma scrittura molto sentita, il che fa sempre piacere. E poi ogni sforzo di rivalutazione zurliniana è degno del massimo rispetto, checché i compilatori di liste salvifiche vadano escludendo.
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