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D'Annunzio


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462 replies to this topic

#21 sibylvain

sibylvain

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Inviato 23 giugno 2007 - 18:09

e si, appunto per quello ti ho citato Sartre.
I libri letti per costrizione non piacciono mai, magari dovresti provare a rileggerlo.
Il giovane Holden... bhhhh:-X
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#22 StellaDanzante

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Inviato 23 giugno 2007 - 20:15

e si, appunto per quello ti ho citato Sartre.
I libri letti per costrizione non piacciono mai


Forse a chi ferma il proprio giudizio al motivo per cui si ha letto un libro. Ma di fatto gli altri libri per le vacanze li ho letti con piacere, mentre la nausea su D'Annunzio permane ancora forte ogni volta che mi capita di fronte una sua pagina scritta. Se ho parlato di pornografia è perché ogni suo periodo, sia nelle poesie che nei libri, pare essere una spinta alla sovraeccitazione sessuale. Anche il suo uso dell'italiano è puro edonismo, pura attrazione per le forme, come se non gli fosse mai interessato altro.
Per quanto mi riguarda è un artista viscido quanto la sua persona, la facciata più esterna e volgare del decadentismo, quella che si crogiola totalmente in quella vita ideale quasi senza vederne critica. Se si vuole leggere qualcosa di corposo di quella corrente artistica è meglio rivolgersi a un Huysmans, che con "A Rebours" ha scritto probabilmente l'apice incontrastato di quella visione del mondo (che infatti con lui finisce in tragedia e sofferenza).
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#23 sibylvain

sibylvain

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Inviato 23 giugno 2007 - 20:42

Se ho parlato di pornografia è perché ogni suo periodo, sia nelle poesie che nei libri, pare essere una spinta alla sovraeccitazione sessuale.

Mi gioco quello che vuoi che se tu non avessi letto la sua biografia non lo avresti mai detto.

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#24 StellaDanzante

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Inviato 23 giugno 2007 - 20:53

Mi gioco quello che vuoi che se tu non avessi letto la sua biografia non lo avresti mai detto.


Se devo essere sincero della sua biografia non conoscevo niente riguardo al suo rapporto con la sessualità, perlomeno fino a quando non è stato detto qualcosa in questo thread. Basta leggere le sue poesie per avere questa cosa spiaccicata di fronte ai tuoi occhi.
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#25 Claudio

Claudio

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Inviato 23 giugno 2007 - 22:01

il suo uso dell'italiano è puro edonismo, pura attrazione per le forme


E, foss'anche, ti pare poco?
Io sono il primo che fatica a leggere D'Annunzio, lo trovo a volte veramente pesante, però mi pare difficile contestare il fatto che scriva in un italiano meraviglioso. E credo che il suo ruolo, come quello del Decadentismo in generale (a cominciare proprio da quel genio di Huysmans) sia troppo spesso bistrattato nelle antologie scolastiche. Ho l'impressione che l'idea della "vita come un'opera d'arte" (che per me resta una delle più belle intuizioni letterarie del periodo) sia vista come qualcosa di moralmente disdicevole, o quantomeno inutile. A differenza del verismo, e di altre correnti letterarie cui vanno tutti gli onori (e oneri per gli studenti) del caso.
  • 1

#26 StellaDanzante

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Inviato 24 giugno 2007 - 07:34

E, foss'anche, ti pare poco?
Io sono il primo che fatica a leggere D'Annunzio, lo trovo a volte veramente pesante, però mi pare difficile contestare il fatto che scriva in un italiano meraviglioso.


Assolutamente. Se si vuole imparare come utilizzare la nostra lingua in modo efficace e "sensuale" (nel senso più proprio di muovere i sensi) D'Annunzio costituisce senz'altro una delle migliori scuole. E d'altronde la capacità di amalgamare il linguaggio in modi sensorialmente efficaci è uno dei livelli fondamentali della poesia; ciò che in D'Annunzio mi pare molto scarno sono i due livelli più "profondi", quello metaforico e quello dell'implicito. Le poesie di D'Annunzio sono talmente spostate sul puro contatto coi sensi che i significati, se vi sono, sono quasi impossibili da cogliere.
Francamente trovo decisamente più intrigante, su tutti i livelli, una cosa come questa:

Vecchio stagno...
Tonfo di rana
Suono d'acqua


Che le pagine e pagine di sbrodolate pseudostilistiche in "La pioggia nel pineto". E d'altronde trovo che in Italia abbiamo avuto poeti con una visione d'insieme molto più vasta di quella dannunziana, capaci di tenere assieme sia lo stile "tecnico" sia le significazioni (Montale su tutti, per dire).

E credo che il suo ruolo, come quello del Decadentismo in generale (a cominciare proprio da quel genio di Huysmans) sia troppo spesso bistrattato nelle antologie scolastiche. Ho l'impressione che l'idea della "vita come un'opera d'arte" (che per me resta una delle più belle intuizioni letterarie del periodo) sia vista come qualcosa di moralmente disdicevole, o quantomeno inutile. A differenza del verismo, e di altre correnti letterarie cui vanno tutti gli onori (e oneri per gli studenti) del caso.


Se l'idea è vista in quel modo è proprio perché gli stessi letterati dell'epoca la vivevano così. C'è da ricordarsi che lo stesso Huysmans, che già alla fine di "A rebours" si mostra con Des Esseintes in totale crisi di nervi, dopo quell'estraniante libro sfocierà in una crisi religiosa; oppure lo stesso Don Giovanni kierkegaardiano, rappresentante della "vita estetica", per il suo gironzolare di senso in senso alla fine si ritroverà vuoto e solo; e non ultimo, basso profondo di questa corrente sta l'aforisma di Wilde: "tutta l'arte è perfettamente inutile".
In realtà l'idea non era di una vita come opera d'arte, bensì di una vita estraniata nell'arte, improduttiva, passiva dove poter trovare rifugio dall'aggressività dei tempi moderni e dalla nascente società di massa, vista come estremamente problematica da tutti i pensatori e artisti dell'epoca. Questo proprio perché essi percepivano con chiarezza come il loro ruolo, all'interno di quel nuovo mondo alle porte, sarebbe stato misero e degradato.
D'altronde lo stesso Schopenhauer nella sua opera cardine "Il mondo come volontà e rappresentazione", libro III, mostra un'idea dell'arte già tutta spostata sul piano metafisico, come se anche lui stesse scappando dall'eccessiva operatività del mondo moderno. Questa concezione "idealistica" rimarrà tale anche fino a Croce, per il quale addirittura la vera opera d'arte era solo un'immagine mentale (!!!).
L'idea della vita come opera d'arte, nel suo senso più completo, è in realtà un ideale molto più vicino alla classicità greco-ellenica, epoca nella quale - come hanno analizzato le splendide opere di Foucault e Hadot - si concepiva proprio una sorta di estetica dell'esistenza, ovvero una capacità di plasmare attivamente la propria vita di modo da diventare un'opera d'arte vivente. Questa stessa opera però prevede delle pratiche, delle tecniche, degli esercizi che si operano su se stessi per darsi una forma bella.
La cosa più interessante è che quest'idea è stata alla base di quasi tutta la produzione artistica dell'estremo Oriente dall'antichità in poi: la pittura e la musica cinesi, l'arte del bonsai, l'ikebana, la cerimonia del tè e il teatro No in Giappone - ma in realtà anche molte altre cose, ovvero tutto ciò che è stato ispirato dal buddhismo zen, dal taoismo e dallo shintoismo - sono tutte espressioni artistiche in cui la persona, nel momento in cui partecipa a tali forme espressive, abbisogna di modificare e trasformare se stessa in modo attivo. Cosa assolutamente non distante dall'idea plotiniana della vita bella come un "continuo scolpire se stessi nell'anima per raggiungere la forma perfetta" (guardacaso Plotino aveva frequentato maestri indiani, e la sua filosofia è letteralmente pervasa di concezioni vediche).

Tutto questo è purtroppo molto lontano dall'idea decadentista, dove la negazione della materialità era - soprattutto in area tedesca - una reazione istintiva al drammatico shock dell'immanente crollo di tutti i valori romantici. La differenza è che l'Italia questa sensazione profonda del crollo non l'ha mai avuta, poiché non ha mai avuto grandi ideali monolitici da far crollare. La nostra capacità - pregio o difetto che sia - è sempre stata quella di prendere le cose in modo leggero, di aleggiare in modo scanzonato sulle forme e sulle apparenze piuttosto che invischiarci con le Substanz e i Begriff. L'Italia è stata anche - e per buona parte - il paese di Boccaccio, di D'Annunzio, delle caricature dei Carracci, del trash e della cultura del disimpegno anni '80. I nostri Gadda, Pirandello, Leopardi e Ungaretti erano solo l'altra faccia di questa medaglia di cui - che lo si voglia riconoscere o meno, che lo si accetti o meno - è costituita l'intera cultura italiana. Qualcosa su cui non possiamo semplicemente chiudere gli occhi, ma accettare e comprendere per poterci infine capire meglio.
  • 1

#27 sibylvain

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Inviato 24 giugno 2007 - 19:15

Che le pagine e pagine di sbrodolate pseudostilistiche in "La pioggia nel pineto"


La pioggia nel pineto riprende uno stile classico, citando miti della tradizione greca e tutto il resto, non sono pseudostilistiche, ma usa perfettamente un sacco di figure retoriche che riescono a far sentire il suono della pioggia che sbatte sulle foglie.
Che tu preferisca roba più moderna o meno "barocca" ci sta bene, questioni di gusti, ma credo che D'annunzio debba essere riconosciuto quantomeno come poeta.

Ci sono tanti artisti che non vengono citati mai o non si ricarda nulla di loro però non si può "denigrare" quelli conosciuti per un personale senso di giustizia.
Ogni artista va visto all'interno del proprio ambito come una realtà assestante; secondo me.
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#28 endriuu

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Inviato 24 giugno 2007 - 20:10

i suoi libri sono poesie in prosa.
uno dei piu grandi artisti del 900
senso dell'estetismo totale..
vita oltre ogni limite..
unico cazzo!
  • 0

#29 StellaDanzante

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Inviato 24 giugno 2007 - 20:53

Che le pagine e pagine di sbrodolate pseudostilistiche in "La pioggia nel pineto"


La pioggia nel pineto riprende uno stile classico, citando miti della tradizione greca e tutto il resto, non sono pseudostilistiche, ma usa perfettamente un sacco di figure retoriche che riescono a far sentire il suono della pioggia che sbatte sulle foglie.

Che tu preferisca roba più moderna o meno "barocca" ci sta bene, questioni di gusti, ma credo che D'annunzio debba essere riconosciuto quantomeno come poeta.


Con calma, ho usato "pseudostilistiche" solo perché sono restìo a definire lo stile come la sola capacità di inanellare parole che suonano bene insieme, ovvero come la conoscenza "tecnica" del linguaggio. Lo stile di D'Annunzio - che è proprio di lui, indubbio - a mio avviso si ferma alla parte esteriore, si blocca e persevera sui sensi piuttosto che andare un po' oltre; conosce tutte le figure canoniche ma raramente le usa oltre il loro senso, appunto, di figura o forma esteriore. Bisogna ritenere che lui non fosse proprio interessato a giungere a livelli poetici carichi di maggior contenuto.
Ciò non significa che non lo si debba o non lo si possa apprezzare, ma rilevo in ogni caso che vi siano forme d'arte poetica più complete delle sue.
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#30 sibylvain

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Inviato 24 giugno 2007 - 21:02

Nessuno, credo, fino ad ora ha affermato il contrario^^

:D
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#31 ms88

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Inviato 25 giugno 2007 - 06:26

è il moccia di primo novecento, ma molto più figo...
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#32 endriuu

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Inviato 25 giugno 2007 - 17:37

  ???
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#33 Guest_Eleanor Rigby_*

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Inviato 26 giugno 2007 - 10:19

è il moccia di primo novecento, ma molto più figo...


Immagine inserita
Non ci hai dormito la notte per formulare sta cosa?
;D

#34 ms88

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    Roadie

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Inviato 26 giugno 2007 - 17:39

nel senso che anticipava i gusti del pubblico, e per questo non si può dire genio...

heidegger, in holderlin e la poesia, afferma che è l'opera d'arte a costruire la sensibilità di un epoca, e non l'epoca a fare l'arte (o anche la filosofia)
ritengo che questo pensiero profondamente antistoricista sia una chiave interpretativa profonda per comprendere la scrittura di d'annunzio (per me disgustosa)
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#35 Kien

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Inviato 27 giugno 2007 - 05:17

Italiano aulico quello di D'Annunzio ma troppo classico e legato alla tradizione,  le sue poesie potrebbero essere facilmente confondibili con quelle di un Parini o Carducci.
Io personalmente di lui apprezzo molto le pagine autobiografiche del Notturno, dove l'uomo D'Annunzio allontana il personaggio per svelarsi e mettersi a nudo.
Tutto sommato, nonostante non sopporti per gusto personale le sue altre opere, nutro simpatia per il personaggio, capace di grandi imprese e di calamitare l'attenzione altrui col suo vivere "esagerato".
  • 0

#36 endlesswaiting

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Inviato 27 giugno 2007 - 19:56

Anti-dannunziana, mi son commossa però un giorno leggendo la sua poesia dedicata alla madre....non mi va di andarla a ricercare, sono in un periodo ancora più anti-dannunziano.




gozzano ti amo per sempre




ahah

Inoltre, se posso permettermi, non meritava la Duse, per l'attrice è stato un elevato atto di masochismo.
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#37 botty

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Inviato 28 giugno 2007 - 13:27

gozzano ti amo per sempre


:-*
Concordo. Sottovalutatissimo e ingiustamente inserito nel calderone degli autori scolastici pallosi.
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I aim to misbehave


#38 sadford

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Inviato 28 giugno 2007 - 17:01


gozzano ti amo per sempre


:-*
Concordo. Sottovalutatissimo e ingiustamente inserito nel calderone degli autori scolastici pallosi.


beh, non poi così esageratamente sottovalutato, perlomeno dal mio (ex) professore di italiano, che lo adorava.
Veramente sottovalutato è il Carducci  :-\ (fra l'altro un altro dei miei ammòòòòri)
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#39 PhoenixInFlames

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Inviato 29 giugno 2007 - 13:50

Durante questo peiodo di full immersion nella letteratura italiana in vista dell'esame,devo ammettere che ho rivalutato positivamente alcuni autori;tra questi,proprio d'annunzio,almeno in parte.
Sui romanzi si può discutere all'infinito,ma su "Alcyone" un pò meno:
nonostante preferisca Rebora (il migliore del secolo scorso,a mio giudizio) e Gozzano e il simbolismo mi lasci piuttosto indifferente nella maggior parte dei casi,il verso di d'annunzio è davvero musicale ed avvolgente: "La sera fiesolana" sta lì a testimoniare.

Sputtanato quanto volete,ma migliore di certo pirandellismo becero e scontato,filosofia di serie C per avvocatucci in crisi di coscienza alle soglie dei 40 anni.

  • 0

#40 ms88

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Inviato 29 giugno 2007 - 18:57

Sputtanato quanto volete,ma migliore di certo pirandellismo becero e scontato,filosofia di serie C per avvocatucci in crisi di coscienza alle soglie dei 40 anni.


OT: guarda che pirandello, nonostante sia molto pippa mentale, per certi versi anticipa un atteggiamento di accettata disillusione che anticipa le posizioni di warhol riguardo forma e vita: mentre montale ed eliot (autori che detesto) si scontrano come coscienze critiche con la realtà vuota e alienata, al contrario pirandello ne osserva l'assoluta necessità di un immersione (e in questo i crepuscolari sono ancora più maestri!): un bel passaggio!!!!

D'Annunzio, come il simbolismo decadente, passa dala rivelazione (profonda in artisti come klimt o stuck) di un segno preconscio (jenzeit der dinge) ad una esibizionistica volontà di rivelazione, valutando in modo kitsch e posticcio solo la forma (un po' come quel cane odioso di wilde)

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