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Album Inafferrabili


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#41 wago

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Inviato 25 ottobre 2021 - 13:07

Non affermano o affermano che non? Non mi faccia errori da principiante!  :vocab:

 

Comunque la questione è stata ampiamente dibattuta in relazione alla teoria chomskiana dell'esistenza di una grammatica innata (o meglio, di un "Language Acquisition Device", LAD, innato). Ci sono studiosi che sono molto ostili a quasi tutte le forme di "predisposizione" alla lingua, e più in generale alla musica, all'arte, al numero ecc. Alcuni sostengono che la questione sia addirittura mal posta e troppo vaga per essere discussa in maniera sensata. Fra questi, Jeffrey Elman, Paul Griffiths, Michael Howe, Rafael Núñez e in qualche modo diversi neurocostruttivisti.


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#42 Giubbo

Giubbo

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Inviato 25 ottobre 2021 - 13:31

anch'io volevo mettere Coil (proprio Musick to play in the dark), Quarantine di Laurel Halo e Drum's Not Dead dei Liars.

significa quindi che la mistericità della musica assume tratti oggettivi oltre che soggettivi.

 

aggiungo allora:

 

The Residents - Commercial Album

un album di 40 minuti e 40 canzoni estenuante, dei jingle così sciocchini che fanno venire i brividi dalla paura, molto più del Doom Metal.

 

Zs - Xe

Questo è poco conosciuto e difficile da parlarne proprio per la sua inafferrabilità. ad oggi non potrei farne a meno. 2 pezzi su 5 (che occupano quasi tutto l'album) sono dei mantra di allucinazioni di tentativi western che ribolliscono nella lava notturna. non ci avete capito niente? beh neanch'io, ma è la magia di questa musica che proietta sensazioni nella sfera del mai sentito e probabilmente mai immaginato. quindi vitalità.

 

ne aggiungerò altri sicuramente (ad esempio la discografia completa degli Autechre), visto il tema a me caro del topic.


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#43 simon

simon

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Inviato 25 ottobre 2021 - 13:33

Non affermano o affermano che non? Non mi faccia errori da principiante!  :vocab:

 

Comunque la questione è stata ampiamente dibattuta in relazione alla teoria chomskiana dell'esistenza di una grammatica innata (o meglio, di un "Language Acquisition Device", LAD, innato). Ci sono studiosi che sono molto ostili a quasi tutte le forme di "predisposizione" alla lingua, e più in generale alla musica, all'arte, al numero ecc. Alcuni sostengono che la questione sia addirittura mal posta e troppo vaga per essere discussa in maniera sensata. Fra questi, Jeffrey Elman, Paul Griffiths, Michael Howe, Rafael Núñez e in qualche modo diversi neurocostruttivisti.

 

 

Lei parla di "predisposizione" io parlo di "precomprensione".

 

Lei naturalmente mi sta parlando di filosofia analitica (non ne avevo alcun dubbio) e grazie a Dio conosco la grammatica di Chomsky, ma nonostante questo mi appunto i nomi da lei citati e la ringrazio.

 

La mia visione è legata alla cara e vecchia filosofia continentale, soprattutto in campo ermeneutico: GADAMER soprattutto che in un modo o nell'altro urbanizza le tesi del secondo Martin Heidegger e in linea generale alla filosofia neo-aristotelica, non a caso ho parlato di circolo ermeneutico.

 

Ci troviamo davanti a due mondi o modalità diverse: per lo scienziato non esiste Dio, non potrebbe mai esistere lo Spirito Assoluto hegeliano, l'interiorità-esteriorità viene ridotta a una ulteriore scienza ancora in fase ehm "costruttiva" della filosofia della mente.. mentre lo scrivente rimane fermo a una concezione non cartesiana ma come si è scritto precedentemente idealista nell'approccio estetico.. se di scienza si può parlare (nel mio campo di competenza) potrei discutere di fenomenologia di stampo appunto estetico: Luigi Rognoni soprattutto.

 

Sarebbe interessante anche tentare un approccio socio-semiotico a questo determinato tipo di "problema" ma la questione si allarga sempre più e vista la qualità media degli interventi non mi sembra il caso di arrivare a una siffatta mappatura definiamola "globale".

 

La ringrazio.


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„Non si può che confermarsi 'stranieri nella propria lingua'. Il plurilinguismo (crogiuolo di idioletti, arcaismi, neologismi di che trabocca il poema) è il contrario d'una accademia di scuola interpreti. È 'Nomadismo': divagazione, digressione, chiosa, plurivalenza, ecc. Il testo intentato è (deve essere) smentito, travolto dall'atto, cioè de-pensato.“

CARMELO BENE
 

 

 


#44 paloz

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Inviato 25 ottobre 2021 - 13:40

Con gli Autechre (tardi) è difficile razionalizzare ma ho chiaro che cosa succede, quali sono le dinamiche che sospingono quella musica aliena, e quindi me ne faccio più facilmente una ragione mentre ascolto e mi abbandono al flusso. 

Non è il caso, invece, dei contesti in cui gli elementi di base sono ben riconoscibili (siano di ambito rock, jazz o altro) ma la loro interazione genera chimere, strutture destabilizzanti e risoluzioni non prevedibili. Aggiungerei quindi qualcosa tipo "The Emotional Plague" dei Supreme Dicks, che come i This Heat non sono per me inquadrabili in un'esperienza d'ascolto "rassicurante", che si svolga in modi tendenzialmente simili nel tempo.

 

Quoto anche su "Hex" dei Bark Psychosis, anche se è relativamente più semplice dargli una collocazione col senno di poi (tutto il post-rock a venire).


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esoteros

 

I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#45 corrigan

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Inviato 25 ottobre 2021 - 13:44

 

Quest'album ha tutto quello che non dovrebbe piacermi: arrangiamenti scheletrici, canzoni lunghissime e dilatate all'inverosimile, molte senza una struttura vera e propria, un lentissimo preludio a un ritornello di pochi secondi appena che però quando arriva mi scalda il cuore. Non so perchè ma il senso di comfort e serenità che Blemish mi regala ogni volta è indescrivibile.

 

 

And the mind's divisive

But the heart knows better

 

 

Disco volutamente e necessariamente sfuggente, specie negli episodi col grande Derek Bailey, ma l'effetto complessivo rimane a suo modo rivelatorio, profondissimo. Good call.

 

questo uno-due di Sylvian e Fennesz raggiunge vette-abissimi inesplorati

 


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I distrust orthodoxies, especially orthodoxies of dissent
「その時僕はミサト さんから逃げる事しかできなかった。 他には何もできない、 他も云えない… 子供なんだと ... 僕はわかった

 


#46 simon

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    Scaruffiano

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Inviato 25 ottobre 2021 - 14:02

Con gli Autechre (tardi) è difficile razionalizzare ma ho chiaro che cosa succede, quali sono le dinamiche che sospingono quella musica aliena, e quindi me ne faccio più facilmente una ragione mentre ascolto e mi abbandono al flusso. 

 

 

All'inizio di questa bella discussione volevo proprio parlare della formidabile band inglese, della loro produzione più "tarda" e de "STRUCTURES LIVRE I, POUR DEUX PIANOS" di BOULEZ.

 

Quello che tu definisci (genialmente) cosa succede è il mio "atomismo" che precedentemente ho definito precomprensione, attitudine mentale ad afferrare stoicamente il significato o quantomeno un riflesso di significanza del flusso musicale che sto ascoltando.

 

PS: per SGRIGNOLI. Sto controllando i nomi che Lei mi ha dato.. oddio ha cercato proprio i professori più di "nicchia" dell'universo ma.. no, siamo su territori completamente avulsi dalla filosofia, parliamo di negazionismo totale di quanto hanno scritto Anassimandro, Eraclito fino ad arrivare ai post moderni e a RORTY stesso. Pur cercando di porgere l'altra guancia alla filosofia post analitica non riesco a penetrare completamente la loro schermatura, la loro visione sideralmente estranea alla mia. 


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„Non si può che confermarsi 'stranieri nella propria lingua'. Il plurilinguismo (crogiuolo di idioletti, arcaismi, neologismi di che trabocca il poema) è il contrario d'una accademia di scuola interpreti. È 'Nomadismo': divagazione, digressione, chiosa, plurivalenza, ecc. Il testo intentato è (deve essere) smentito, travolto dall'atto, cioè de-pensato.“

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#47 cool as kim deal

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Inviato 25 ottobre 2021 - 14:07

Ecco, The emotional plague non l'ho afferrato nemmeno io
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#48 Tom

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Inviato 25 ottobre 2021 - 14:44

Domanda: ma l'inafferabilita' di album improntati alla devianza sonora, allo sperimentalismo e alla liquidita' concettuale non e' un requisito di base di quel tipo di album? Cioe', nel momento in cui si lasciano "afferrare" non si puo' in fondo dire che abbiano fallito il loro intento?

 

Per dire, se mai un giorno mi mettero' li' ad ascoltare seriamente i Residents mi aspetterei proprio una non-musica, "aliena" e fuori di zucca. Dovessi trovarmi a roba che "capisco" e che riesco tranquillamente a contestualizzare credo ne rimarrei deluso.


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#49 floods

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Inviato 25 ottobre 2021 - 14:56

Io invece da non amante di glitch e dintorni l'ho sempre trovato poco riuscito: preferisco sia il precedente "Dead Bees on a Cake" (forse il mio Sylvian preferito di sempre), sia "Manafon", che nel ridurre quasi a zero le strutture alla base rivela la sua voce come mai prima.

Quei due album rappresentano per me un po' i due estremi stilistici di Sylvian (e forse per quello mi piacciono meno di Blemish): il primo contiene diversi pezzi notevoli ma trovo i suoi arrangiamenti un po' troppo lambiccati e dopo un po' mi stuccano. Il secondo invece per me è davvero troppo spoglio e "struttura-free", durante il suo ascolto perdo continuamente il bandolo della matassa... per inquadrarlo meglio mi era un po' venuta in aiuto la successiva versione remixata però è comunque una pratica che non amo, come se togliesse ufficialità al lavoro prncipale (che mi spiace on amare tanto anche perchè aveva una confezione bellissima).


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RYM enafffffffiiiiooooooooolllll

#50 simon

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Inviato 25 ottobre 2021 - 15:07

Domanda: ma l'inafferabilita' di album improntati alla devianza sonora, allo sperimentalismo e alla liquidita' concettuale non e' un requisito di base di quel tipo di album? Cioe', nel momento in cui si lasciano "afferrare" non si puo' in fondo dire che abbiano fallito il loro intento?

 

 

 

 

Secondo il mio parere in questo caso ci troviamo davanti a un problema semantico. 

 

Se per musica sperimentale intendiamo il celeberrimo 4'33" allora possiamo dire una cosa (posso essere smentito immediatamente): tralasciamo "il silenzio" e pensiamo all'ambiente e agli ambienti ove questo pezzo viene eseguito, senza alcun dubbio qualsiasi rumore o risonanza diviene "musica" secondo il nostro mondo privato, secondo la nostra competenza, secondo la nostra intenzionalità

 

Se per sperimentale intendiamo un disco dei P16.D4 allora non solo stendiamo delle condizioni ontologiche alla sperimentazione, ma arriviamo a comprendere anche significati storico-politici assolutamente determinati, che potrebbero essere univoci (non ci credo) o pluralisti (anche qua tra mille virgolette).

 

Devianza sonora è un tropo, una metafora.. non è un genere musicale, semmai è un attributo a determinate "composizioni" che sperimentali manco lo sono: un esempio potrebbe essere l'apologia di reato sonico della COME ORG. o potrebbe essere persino usato in termini pacatamente ironici.

 

Liquidità concettuale.. oddio dovrebbe essere la premessa maggiore di ogni musica sperimentale che si rispetti. La sua necessità assoluta.

 

Sistemato tra miliardi di virgolette e sotto-mondi dialettali (la lista infinita, il concetto che da liquido "panoramico" zooma lentamente fino a mostrarci il minimo dettaglio, PALOZZO citerebbe JACQUES RANCIERE) rimane allora il perché ascoltiamo questa musica, il perché compriamo questi dischi invece di ascoltare i rumori d'ambiente come faceva Cage stesso (che aveva appunto pochissimi dischi nella sua abitazione).. allora potremmo parlare di predisposizione o attitudine psicologica, o delle maglie informative che ci catturano anche inconsciamente e ci portano a questo tipo di percorso estetico.

 

Sanguineti soprattutto parlando di musica aveva visto giusto: è tutto relativo

 

.. dunque è questo lo statuto ontologico dell'inafferrabilità musicale?


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„Non si può che confermarsi 'stranieri nella propria lingua'. Il plurilinguismo (crogiuolo di idioletti, arcaismi, neologismi di che trabocca il poema) è il contrario d'una accademia di scuola interpreti. È 'Nomadismo': divagazione, digressione, chiosa, plurivalenza, ecc. Il testo intentato è (deve essere) smentito, travolto dall'atto, cioè de-pensato.“

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#51 Владимир Гозерин

Владимир Гозерин

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Inviato 25 ottobre 2021 - 15:08

@Floods: 

 

Per me invece "Manafon" e "Dead Bees..." non rappresentano estremi stilistici, bensì il raggiungimento di una formula stilistica compiuta. "Blemish" nel suo tenere il piede in due staffe finisce per pasticciare. Non è un brutto disco (Sylvian e brutto non possono stare nella stessa frase), ma decisamente il suo che riascolto meno volentieri in assoluto, anche meno di "Gone to Earth".


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#52 wago

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Inviato 25 ottobre 2021 - 15:45

Domanda: ma l'inafferabilita' di album improntati alla devianza sonora, allo sperimentalismo e alla liquidita' concettuale non e' un requisito di base di quel tipo di album? Cioe', nel momento in cui si lasciano "afferrare" non si puo' in fondo dire che abbiano fallito il loro intento?

 

Per dire, se mai un giorno mi mettero' li' ad ascoltare seriamente i Residents mi aspetterei proprio una non-musica, "aliena" e fuori di zucca. Dovessi trovarmi a roba che "capisco" e che riesco tranquillamente a contestualizzare credo ne rimarrei deluso.

 

Eh, ma è qui che entra in gioco la richiesta implicita che i dischi "piacciano". Perché buoni tutti (si fa per dire...) a mettere insieme suoni strampalati, se a questi non si richiede anche di risultare comunque sia comunicativi, o almeno evocativi o comunque sia emozionanti.

I Residents non li ho citati, ad esempio, perché non sono mai riusciti a dirmi nulla. Non ho citato Zappa per lo stesso motivo: la sua musica o mi risulta "chiara" (vedi il relativamente potabile "Hot Rats") oppure non mi suscita alcuna reazione emotiva (una delle ragioni per cui fatico a ritenerlo "prog", genere che l'evocazione l'ha sempre messa al centro).

Non ho citato nemmeno i This Heat e lì entra in gioco un fattore differente: la loro è una musica con cui mi sento molto in sintonia, avendone poi scritto mi ci sono anche approcciato con sguardo un po' più analitico del consueto e ho l'impressione di avere abbastanza "decifrato" l'insieme di sensazioni che mi suscitano e come facciano a suscitarle.

 

Tutto questo per dire che il thread mi risulta stimolante perché non si limita a elencare stramberie ma mette al centro il nostro legame ambivalente con certi dischi. Stanno venendo citati soprattutto album deliberatamente "di frontiera", ma proprio album del genere credo abbiano un "tasso di fallimento" piuttosto alto —  non tanto secondo il criterio che indichi (se non risultassero disorientanti ai più non sarebbero "di frontiera") ma rispetto alla capacità di generare emozioni appaganti. Non per nulla si tratta spesso di opere che o piacciono tanto o lasciano indifferenti (o peggio si fanno odiare).


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#53 vuvu

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    الرجل المكرسة لقضية المرأة ويقع في

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Inviato 25 ottobre 2021 - 16:03

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Amore e odio, immersione e distanza siderale. La fuga mentale di un genio, prima di quella fisica verso l'oriente e ben altre strumentazioni. Un addio alla patria che lascerà comunque un'impronta indelebile con capolavori come "Silence Is The Answer", ovviamente diversissimo da questo "coso" inafferrabile, intrigante, a suo modo totale nella sua incomunicabilità. Ogni tanto ci torno, per capirci ancora meno. E va bene così. 

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"L'intensità del rumore provoca ostilità, sfinimento, narcisismo, panico e una strana narcosi." (Adam Knieste, cit.)

 

"Deve rimanere solo l'amore per l'arte, questo aprire le gambe e farsi immergere dal soffio celeste dello Spirito." (Simon, cit.)

 

La vita è bella solo a Ibiza (quando non c'è nessuno).


#54 xtc

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    Gianfranco Marmoro

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Inviato 25 ottobre 2021 - 19:59

@Floods:

 

Per me invece "Manafon" e "Dead Bees..." non rappresentano estremi stilistici, bensì il raggiungimento di una formula stilistica compiuta. "Blemish" nel suo tenere il piede in due staffe finisce per pasticciare. Non è un brutto disco (Sylvian e brutto non possono stare nella stessa frase), ma decisamente il suo che riascolto meno volentieri in assoluto, anche meno di "Gone to Earth".

concordo Blemish è lievemente incompiuto pur nella sua grandezza, MAnafon e Dead Bees sono concettualmente e musicalmente perfetti


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#55 simon

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Inviato 26 ottobre 2021 - 11:19

Non affermano o affermano che non? Non mi faccia errori da principiante!  :vocab:

 

Comunque la questione è stata ampiamente dibattuta in relazione alla teoria chomskiana dell'esistenza di una grammatica innata (o meglio, di un "Language Acquisition Device", LAD, innato). Ci sono studiosi che sono molto ostili a quasi tutte le forme di "predisposizione" alla lingua, e più in generale alla musica, all'arte, al numero ecc. Alcuni sostengono che la questione sia addirittura mal posta e troppo vaga per essere discussa in maniera sensata. Fra questi, Jeffrey Elman, Paul Griffiths, Michael Howe, Rafael Núñez e in qualche modo diversi neurocostruttivisti.

 

 

PREMESSA. Una cosa è certa: datemi qualsiasi tipo di musica occidentale e senza se e senza ma, nulla mi sarà del tutto inafferrabile. 

 

Prima di studiare filosofia o comunque di PORMI in un certo modo nel forum

Spoiler
e dunque dimostrare in tutti i settori del forum quanto posso dare.. come bene si sa ho parlato per anni e anni di musica ed ero (eufemisticamente) abbastanza seguito.

 

Adesso mi ritrovo in un forum in cui la cultura da alta e passata a medio-bassa (a livello musicale, mentre negli altri settori stiamo ancora a livelli di eccellenza assoluta: politica, cinema, soprattutto arti figurative e letteratura)

Spoiler
.

 

Spoiler

 

Arriviamo al dunque, con Lei. Il suo punto di vista è talmente competente e settoriale che è totalmente (grazie a Dio) distante da codesto sussistente analfabeta. Il problema è che lei dopo avermi citato più che giustamente CHOMSKY.. mi ha fatto un mezzo sgambetto simpatico andandosi a cercare professori universitari perlopiù americani che si occupano di filosofia come io mi occupo di falli: cioè zero.

 

Da Lei mi sarei aspettato senza alcun dubbio che oltre CHOMSKY, avrebbe citato o descritto pienamente l'opera di un QUINE, di un CARNAP (soprattutto e dunque rimanendo almeno nel contesto della filosofia analitica) di un SEARLE, di un RORTY (anche se evidentemente questo filosofo cozza assai con la sua visione delle cose) financo di un NAGEL ovvero di geni assoluti e badi bene che le sto porgendo l'altra guancia in quanto questi autori sono distanti anni luce da uno Heidegger, da un Kant (si e no.. ma dovremmo parlarne in un un auditorium qualificato e come si può dire.. assolutamente pluralista e garante delle opinioni altrui) da un Hegel, da un Locke (anche qui andrebbe rivista la faccenda soprattutto se consideriamo Locke un empirista o soltanto un grande filosofo teoretico esulando dalla sua grandezza come liberale) tralasciando ovviamente il CRATILO di Platone e le grandi avventure semiotiche novecentesche.

 

Ho fatto le mie ricerche.. anche su Internet ed ho parlato con il papà di una mia amica che gioca a basket in nazionale, che è professore di filosofia cognitiva a Bruxelles e si è messo a sorridere.. parliamo ogni giorno non solo della figlia (che amiamo anche se in modi differenti) ma soprattutto di Hume, o comunque di una filosofia completamente avulsa dalle sue competenze (il suo filosofo preferito, dico il suo SGRIGNOLI è LAKATOS, il suo avversario o addirittura arci-nemico è Heidegger non capendo che la base della filosofia o una delle basi è il concetto, il sentimento di amicizia) e questi professorini sono conosciuti solo settorialmente, lo ripeto: settorialmente e (da accertare) abbastanza marginalmente.

 

Se l'opinione è giustamente concessa a tutti, anche nella musica esisteranno dei valori, delle semi-certezze, una condivisione tacita, silente di esperti (alla NATTIEZ) che ha creato una sorta di meta-meta-meta teoria axiologica anche se di natura socio-semiotica che mi disturba in quanto alla fine distruggiamo in mille rivoli per fini ideologici.. che affermerà sempre che un.. un FRESU è decisamente meno axiologico che un MILES DAVIS.

 

Lei è il responsabile anche di questa roba qua..

 

https://www.ondarock...heat_deceit.htm

 

Posso permettermi di giudicare questa recensione come un banale tentativo di far coincidere gusti-disgusti del "giornalista" con la storia axiologica del gruppo? Non è una scheda, ma è un tema da scuola media-superiore e non sfiora mai la "tesina". Un mezzo fiasco, un modo di scrivere troppo angusto a livello narrativo (prosastico come lo definirebbe un Croce) che ogni tanto (Grazie Cristo) cerca di non soffocare il lettore ricorrendo alla teoria del link, del vecchio rimando ancora ridondante e capzioso, ma.. possibile.

 

Se uno pensa ai THIS HEAT pensa alle Molotov, ancor prima di insegnarci (anche se sono sopravvalutati) qualche cosa di diverso nell'approccio alla materia sperimentale e.. basta. 

Spoiler

 

PS: su CHOMSKY andrei direttamente da queste parti..

 

https://archive.org/...age/n7/mode/2up

 

 

su NAGEL

 

http://tesi.cab.unip..._unico_tesi.pdf


Messaggio modificato da cerezo il 27 ottobre 2021 - 13:51
post segnalato e modificato dal moderatore

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Inviato 26 ottobre 2021 - 11:55

simon io non credo sia questo il luogo per disquisire di massimi sistemi, filosofici e non. Alla richiesta specifica se ci fosse qualcuno (cito: "filosofi, scienziati, psicologici, antropologi": non solo pensatori di indirizzo continentale) che ha messo in discussione l'idea della "precomprensione" innata delle attività estetiche ho replicato citando alcuni di coloro che si sono occupati di mettere nero su bianco le obiezioni a questa idea, in svariati campi. Non era mio intento avversare il principio, che anzi tende a piacermi, ma semplicemente rispondere a una domanda. Mi spiace leggere che la risposta non va bene perché i nomi citati non sarebbero nessuno e anche se fossero qualcuno quel qualcuno non sarebbe un filosofo. Che un singolo controesempio basti a invalidare una proposizione universale dovrebbe essere riconosciuto come valido a prescindere dall'ambito di riferimento, se poi contano di più gli ipse dixit della banale logica aristotelica allora altro che Quine e Carnap, siamo a prima di Galileo.

 

Riguardo ai This Heat: sono dell'idea che i dischi parlino da sé e che il mio compito sia non di far poesia (c'è già il disco) ma di analizzarne il funzionamento dall'unica prospettiva di cui dispongo — la mia. Il testo nasce dalla presa d'atto che fiumi di inchiostro sono già stati scritti su quel disco e quella band, e gran parte di questi fiumi risponde a un'ottica che non so né voglio replicare. Più utile dunque aggiungere una voce diversa, ovviamente di parte come ogni possibile voce. Nessuna pretesa di scrivere la recensione definitiva del disco, semplicemente di introdurre un altro punto di vista. Ciascuno è poi libero di ritenerlo priva di interesse o dotato di un qualche spunto utile (foss'anche solo quello di avvicinare positivamente al disco qualcuno che mai e poi mai lo avrebbe approcciato con il suo classico inquadramento post-punk).
Relativamente all'oggetto del topic, ed è questa la ragione per cui citavo il disco e quel che ne ho scritto, posso dire che le chiavi di lettura che ho esposto mi risultano soddisfacenti per giustificare la mia percezione del disco. Non dico che debbano andare bene per chiunque, ma per me lo fanno e dunque se descrivessi le mie reazioni all'album come qualcosa di "inafferrabile" mentirei.


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#57 Connacht

Connacht

    :.::

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Inviato 26 ottobre 2021 - 12:38

Certe volte capisco benissimo l'uggia che aveva Feynman per i filosofi contemporanei.


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You're an island of tranquillity in a sea of chaos. :.:: Last.fm

 

jazz-sebastian-bach-2.png

 

There is no theory. You have only to listen. Pleasure is the law. I love music passionately. And because l love it, I try to free it from barren traditions that stifle it. It is a free art gushing forth — an open-air art, boundless as the elements, the wind, the sky, the sea. It must never be shut in and become an academic art.

  • Claude Debussy
    quoted in An Encyclopedia of Quotations About Music (1981) by Nat Shapiro, p. 268 

 


#58 wago

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Inviato 26 ottobre 2021 - 12:45

Tornando in topic:

 

Una categoria che esiste nella mia mente, e su cui spesso ho pensato di aprire un thread ma ora c'è questo e direi che è comunque ok, è quella di "album esploso".

Si tratta, in un certo senso, dell'opposto diametrale di un "concept": un disco le cui tracce non si limitino a mancare di un filo conduttore ma sembrino attivamente ricercare la totale assenza di un comune denominatore. Sono collezioni centrifughe, guazzabugli di idee, opere spesso sovrabbondanti che buttano lì un sacco di stimoli senza per forza portarli tutti a compimento. In una compilation, che sia dedicata a un autore o a un tema, tendenzialmente l'ascolto di un brano aiuta la comprensione degli altri: nel caso di un disco "esploso" questo non è vero, e anzi l'aver colto il quid di uno dei pezzi può essere perfino d'ostacolo (perché illude di aver trovato una chiave universale) alla messa a fuoco degli altri.

I primi esempi che mi vengono in mente sono il "White Album" e "Think Tank" dei Blur, ma potrei aggiungerci "The Shape of Punk to Come" dei Refused, parecchie cose dei Secret Chiefs 3, forse "Physical Graffiti", "In Rainbows", "Rimini". Probabilmente ci sarebbe da citare una miriade di altri dischi, in cui però non sono riuscito a entrare e che magari mi illudo essere composti da un paio di tracce buone (perché son quelle che son riuscito a "leggere") e per il resto da robetta.
In quanto dischi incomprimibili e anti-compatti, sono album che mal si prestano al classico ascolto confortevole e legato a specifici stati d'animo, e al contrario somigliano giungle che svelano angoli sempre nuovi a ogni riascolto, magari deliberatamente frammentario, e ci guadagnano dal passare del tempo e dagli approcci diagonali (del tipo "prima ascolto tutto il resto di questo artista"). Qualcuno potrebbe semplicemente chiamarli dischi malriusciti, troppo dispersivi ecc, ma nonostante la loro inafferrabilità credo possano avere un fascino davvero notevole ed acquisirne in modo crescente man mano che ci si entra in sintonia.


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#59 bungle

bungle

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Inviato 26 ottobre 2021 - 13:12

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Una categoria che esiste nella mia mente, e su cui spesso ho pensato di aprire un thread ma ora c'è questo e direi che è comunque ok, è quella di "album esploso".

Si tratta, in un certo senso, dell'opposto diametrale di un "concept": un disco le cui tracce non si limitino a mancare di un filo conduttore ma sembrino attivamente ricercare la totale assenza di un comune denominatore. Sono collezioni centrifughe, guazzabugli di idee, opere spesso sovrabbondanti che buttano lì un sacco di stimoli senza per forza portarli tutti a compimento. In una compilation, che sia dedicata a un autore o a un tema, tendenzialmente l'ascolto di un brano aiuta la comprensione degli altri: nel caso di un disco "esploso" questo non è vero, e anzi l'aver colto il quid di uno dei pezzi può essere perfino d'ostacolo (perché illude di aver trovato una chiave universale) alla messa a fuoco degli altri.

I primi esempi che mi vengono in mente sono il "White Album" e "Think Tank" dei Blur, ma potrei aggiungerci "The Shape of Punk to Come" dei Refused, parecchie cose dei Secret Chiefs 3, forse "Physical Graffiti", "In Rainbows", "Rimini". Probabilmente ci sarebbe da citare una miriade di altri dischi, in cui però non sono riuscito a entrare e che magari mi illudo essere composti da un paio di tracce buone (perché son quelle che son riuscito a "leggere") e per il resto da robetta.
In quanto dischi incomprimibili e anti-compatti, sono album che mal si prestano al classico ascolto confortevole e legato a specifici stati d'animo, e al contrario somigliano giungle che svelano angoli sempre nuovi a ogni riascolto, magari deliberatamente frammentario, e ci guadagnano dal passare del tempo e dagli approcci diagonali (del tipo "prima ascolto tutto il resto di questo artista"). Qualcuno potrebbe semplicemente chiamarli dischi malriusciti, troppo dispersivi ecc, ma nonostante la loro inafferrabilità credo possano avere un fascino davvero notevole ed acquisirne in modo crescente man mano che ci si entra in sintonia.

 

sono in generale album in cui si fa fatica a controllare il flusso creativo ed indirizzarlo in una direzione. Diciamo anche che si è in balia della creatività. Sono tutti album che mi affascinano molto.

A me viene in mente Sandinista  dei Clash (però nella mia mente ce ne sono tantissimi che ancora non riesco a focalizzare  ;D )


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Inviato 26 ottobre 2021 - 14:02

Vabé ma quello è un disordine "endogeno", intrinseco alla forma dell'album-calderone. Per me in generale non conta come esempio di inafferrabilità, a meno che non rientri in un'ottica più liquida - un eclettismo mutante dove non è possibile discernere con chiarezza le influenze e gli stili messi in gioco (un pastiche, diciamo).


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