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Iosonouncane - Ira (2021)


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166 replies to this topic

#1 valeriodonofrio

valeriodonofrio

    Valerio

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Inviato 14 maggio 2021 - 15:08

https://www.ondarock...ouncane-ira.htm

La monumentale opera di Incani supera il capolavoro "Die", gettando i semi per una nuova stagione musicale.
  • 2

#2 solaris

solaris

    Simmetriade.

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Inviato 14 maggio 2021 - 18:37

Sono a metà. Non conosco niente di suo e mi piace abbastanza, produzione e suoni sono sufficientemente vari da rimanere interessante.

Era davvero tutto necessario? Io sento dell'autoindulgenza.

 

La pesantezza di cui si parla di là è nel minutaggio più che nell'ascolto in sé, forse non cerca nemmeno l'ascolto integrale. Però fatico a trovare l'individualità dei pezzi, e lo stesso il recensore.


  • 5

#3 Cliff

Cliff

    utente col favore delle tenebre

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Inviato 14 maggio 2021 - 19:02

Il era davvero tutto necessario lo si domanda praticamente per tutti o quasi i dischi mastodontici. Io l’ho ascoltato un paio di volte e per quanto non mi pare un disco ne originalissimo ne probabilmente essenziale mi sembra buono. Non mi pare come ho già detto un disco per il quale si possa dare un giudizio affrettato (il che non vuol dire che già dal primo ascolto non arrivi già da subito o che bisogna fustigarsi negli ascolti asd).
La traccia d’apertura (bellissima) radioheadiana è probabilmente uno dei picchi del disco. Può essere un disco dal RESPIRO INTERNAZIONALE?
  • 1
Ha detto bene il presidente del coni, che il mondo dei dilettanti...chapeau. On duà parler français monsieur, mettenan nous parlon français, tout suit, ma la question n’est parer, n’est pas, comme ça [Carlo Tavecchio]


Caro Sig.'Cliff' di Roma le confesso che non capito..


non vorrei sembrare pedante


#4 hexentöter

hexentöter

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Inviato 14 maggio 2021 - 19:13

La pesantezza di cui si parla di là è nel minutaggio più che nell'ascolto in sé


è la stessa impressione che ho avuto io, non so se sia autoindulgenza ma scorrendo qualche intervista ho notato che quello dell'accumulo e della lunghezza a tutti i costi era un po' un obiettivo.
io non sono mai stato particolarmente fan delle sue cose ma ho sempre ascoltato tutto per curiosità perché ne parlava chiunque, credo che quest'ultimo sia quello che preferisco quantomeno perché più nelle mie corde, sono felice abbia seguito la strada più radicale che usciva fuori in DIE invece di produrre stormi a profusione per sempre (e commercialmente penso gli avrebbe fatto comodo, questo qui invece da questo punto di vista mi sembra un mezzo suicidio soprattutto perché come dici non risaltano i singoli brani, potrebbe perdere tutto il pubblico più indie/generalista che aveva beccato con DIE).

vediamo se mi verrà voglia di riascoltarlo asd

La traccia d’apertura (bellissima) radioheadiana è probabilmente uno dei picchi del disco.


la peggiore per me asd ero tentato di non continuare l'ascolto addirittura, poi già dalla seconda traccia è entrato in un'altra dimensione
  • 1

Dream king of the tombworld:

I enter into an eternal oath

Creating my paragon belial


#5 paloz

paloz

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Inviato 15 maggio 2021 - 14:03

Troppo hype fa male a qualunque disco. In questo caso l'attesa (quasi un anno di ritardo rispetto all'uscita prevista, se non erro) e le aspettative dopo DIE erano talmente alte che il pubblico indie voleva che questo doppio album fosse un capolavoro, a tutti i costi. Il prezzo che dovranno pagare è quello di ascoltarsi due ore di "spunti" riuniti sotto una stessa sigla, senza capo né coda, assai meno densi e profondi di quanto potesse suggerire l'estetica scura ed ermetica del progetto nel suo insieme, ma che soprattutto quel pubblico non avrebbe tenuto in così gran considerazione se non portassero il nome di Incani. (Fatico a immaginare il piacere di un concerto di due ore con l'esecuzione integrale di questo polpettone, come si è proposto di fare)

 

Farfugliamenti multilingua, musiche da sfondo teatrale - tutt'altro che incisive al solo ascolto -, scurismi assortiti e nulla o quasi che ricordi vagamente un autore che fino a questo momento aveva avuto il pregio (uno dei) di distinguersi nettamente dal restante panorama nazionale, con una voce tagliente e ineludibile sotto tutti i punti di vista - non soltanto timbrico.

L'annullamento di sé nell'opera d'arte è sempre un atto coraggioso, ma qui si tratta piuttosto di un completo sfocamento (in questo la copertina c'entra, non per la nudità del soggetto): scompare l'individuo, la musica si congela e semplicemente non arriva dove avrebbe voluto, gira vorticosamente a vuoto e si spegne senza aver mai bruciato.

 

Dice Incani che negli ultimi anni ha collaborato a produzioni teatrali e che tutti questi (più decine di altri simili) pezzi si sono accumulati in forma di appunti su Ableton. Il problema è che, a mio modo di vedere, tali sono rimasti: è sound design senz'anima, chiuso in un'incomunicabilità posticcia che, in effetti, alimenta alla grande l'aura misterica che il pubblico ha prontamente attribuito a IRA.

 

I commenti in giro si riferiscono quasi esclusivamente all'impossibilità di descrivere a parole, allo stupore contemplativo, all'estasi di una musica mai sentita prima. Io di certo non partivo prevenuto, perché sinora non aveva sbagliato un colpo ed era giusto riporre buone speranze sul suo futuro artistico: ma l'estasi qui non l'ho trovata, neanche per un minuto.


  • 4

esoteros

 

I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#6 markmus

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Inviato 15 maggio 2021 - 14:29

...

Sembra la descrizione delle NTS sessions

(Scusa non ho resistito) asd

Lo ascolterò anche se dalla descrizione ho idea che non faccia per me.
  • 0

#7 wago

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    FURTHERMORE

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Inviato 15 maggio 2021 - 14:47

Lo ho risentito con un approccio diverso rispetto a ieri. Mi è stato utile l'apprezzamento di Solaris: è come con l'ambient, il punto è riuscire a non dedicargli attenzione  asd

Come sottofondo, ha la sua efficacia e una costruzione del suono senz'altro incisiva. Soprattutto sul piano timbrico e ritmico.

Mi aspettavo qualcosa di diverso, più pop o se vogliamo più prog, ed ero rimasto deluso dalla piattezza dei pezzi. Presi non come composizioni lineari, ma come evoluzione di atmosfere, sono invece parecchio evocativi.

Non sto a questo punto a discuterne in termini di giudizi e gradimento in senso stretto. Se il punto sta dove mi pare stia, mi interessa anche poco svilupparlo — il disco non è la mia cup of tea e certamente non mi invoglia a tornarci su nell'immediato. Anche volendo ascoltare musica dal potenziale prevalentemente climatico e avvolgente, preferisco stati d'animo d'altro tipo. Diciamo però che trovo un meno fuori di testa che a qualcuno possa risultare roba entusiasmante.

Sul piano della stretta innovazione (che mi pare qualcuno scomodi) rimango un po' titubante circa la "monumentalità" della musica in questione, ma devo anche ammettere che è il livello del discorso che m'interessa meno di tutti, quindi accetto tranquillamente sia di essere miope io che le eventuali ubriacature moleste altrui.


  • 1

#8 Cliff

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    utente col favore delle tenebre

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Inviato 15 maggio 2021 - 15:12

Troppo hype fa male a qualunque disco. In questo caso l'attesa (quasi un anno di ritardo rispetto all'uscita prevista, se non erro) e le aspettative dopo DIE erano talmente alte che il pubblico indie voleva che questo doppio album fosse un capolavoro, a tutti i costi. Il prezzo che dovranno pagare è quello di ascoltarsi due ore di "spunti" riuniti sotto una stessa sigla, senza capo né coda, assai meno densi e profondi di quanto potesse suggerire l'estetica scura ed ermetica del progetto nel suo insieme, ma che soprattutto quel pubblico non avrebbe tenuto in così gran considerazione se non portassero il nome di Incani. (Fatico a immaginare il piacere di un concerto di due ore con l'esecuzione integrale di questo polpettone, come si è proposto di fare)

 

Farfugliamenti multilingua, musiche da sfondo teatrale - tutt'altro che incisive al solo ascolto -, scurismi assortiti e nulla o quasi che ricordi vagamente un autore che fino a questo momento aveva avuto il pregio (uno dei) di distinguersi nettamente dal restante panorama nazionale, con una voce tagliente e ineludibile sotto tutti i punti di vista - non soltanto timbrico.

L'annullamento di sé nell'opera d'arte è sempre un atto coraggioso, ma qui si tratta piuttosto di un completo sfocamento (in questo la copertina c'entra, non per la nudità del soggetto): scompare l'individuo, la musica si congela e semplicemente non arriva dove avrebbe voluto, gira vorticosamente a vuoto e si spegne senza aver mai bruciato.

 

Dice Incani che negli ultimi anni ha collaborato a produzioni teatrali e che tutti questi (più decine di altri simili) pezzi si sono accumulati in forma di appunti su Ableton. Il problema è che, a mio modo di vedere, tali sono rimasti: è sound design senz'anima, chiuso in un'incomunicabilità posticcia che, in effetti, alimenta alla grande l'aura misterica che il pubblico ha prontamente attribuito a IRA.

 

I commenti in giro si riferiscono quasi esclusivamente all'impossibilità di descrivere a parole, allo stupore contemplativo, all'estasi di una musica mai sentita prima. Io di certo non partivo prevenuto, perché sinora non aveva sbagliato un colpo ed era giusto riporre buone speranze sul suo futuro artistico: ma l'estasi qui non l'ho trovata, neanche per un minuto.

 

Non sono d'accordo quasi su niente. Per esempio cosa intendi per senza capo ne coda? Ce ne sono centinaia di dischi che sono considerate pietre miliari che non hanno il capo e la coda, sempre che io abbia capito cosa vuol dire. Quello che è arrivato a me sono canzoni con uno sviluppo non lineare, che iniziano in un modo e finiscono in un altro che hanno all'interno più momenti (probabilmente non tutti riusciti, sicuramente) che personalmente in alcuni passaggi ho trovato emozionanti (nuit per me è eccezionale, per uso della voce, per sviluppo del brano).

 

Non ho capito nemmeno farfugliamenti multilingua ne musiche da sfondo teatrale (?). Sono quasi d'accordo invece sul fatto che non ricordi nemmeno vagamente l'autore di Die, ma per i motivi giusti, ovvero, nel senso positivo. Ci sento coraggio, voglia di andare oltre (forse anche oltre il proprio talento), e di sperimentare.


  • 1
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#9 Владимир Гозерин

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Inviato 15 maggio 2021 - 15:34

Sul piano della stretta innovazione (che mi pare qualcuno scomodi) rimango un po' titubante circa la "monumentalità" della musica in questione, ma devo anche ammettere che è il livello del discorso che m'interessa meno di tutti, quindi accetto tranquillamente sia di essere miope io che le eventuali ubriacature moleste altrui.

 

A me sembra piuttosto vetusto come sonorità comunque, potrebbe essere uscito tranquillamente quindici anni fa.

 

 

(Riguardo al topic, voglio dire che sono contento lo abbia recensito uno a cui piace, fosse per me dovrebbe essere sempre così)


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#10 valeriodonofrio

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Inviato 15 maggio 2021 - 15:45

Anch’io stavolta non sono d’accordo con Paloz, ma credo sia un problema proprio riferito alla complessità del disco o magari solo alla sua lunghezza. Di fronte a un disco così lungo si possono prendere abbagli come dice Wago, ma in realtà ho cercato nella recensione di descrivere proprio la sensazione di difficoltà di comprendere oggi in pieno la portata di una lavoro che magari scomparirà nell'oblio, magari sarà compreso meglio più in là nel tempo dopo tanti ascolti. Quindi, come dire, è già premesso che il disco sia oggi incatalogabile, quindi la possibilità di un abbaglio c’è, come anche non è peregrina la possibilità che tra dieci ne parleremo come uno spartiacque. In riferimento a Die mi è sembrato abbastanza chiaro che Ira sia l’evoluzione di Tanca, anche lui lo ha detto nell’intervista di oggi su OR.
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#11 Tony Randine

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Inviato 15 maggio 2021 - 15:54

Boh, con tutto il rispetto ma anche io sul: "farfugliamenti multilingua" ci ho letto una voglia irrefrenabile di mettersi di traverso quasi per partito preso.
  • 1

#12 Tony Randine

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Inviato 15 maggio 2021 - 15:56

 
A me sembra piuttosto vetusto come sonorità comunque, potrebbe essere uscito tranquillamente quindici anni fa.

E che male c'è?
  • 0

#13 Владимир Гозерин

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Inviato 15 maggio 2021 - 16:35

Non credo aprirà una nuova era per la musica internazionale come stanno dicendo in molti in un uragano di isteria, tutto qui. Anzi secondo me non reggerà come "Die" alla lunga, già solo perché gli manca una "Stormi". 

 

Peraltro, in quante/quali lingue farfu... ehm, canta? 


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#14 paloz

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Inviato 15 maggio 2021 - 16:49

Boh, con tutto il rispetto ma anche io sul: "farfugliamenti multilingua" ci ho letto una voglia irrefrenabile di mettersi di traverso quasi per partito preso.

 

 

Ma partito preso de che?

 

1) Ho già dichiarato il mio apprezzamento (neanche poco) per i due precedenti album;

2) Ho ascoltato per intero il suddetto IRA

3) Credo sia noto a tutti il mio totale agio nei confronti di progetti musicali non proprio accessibili, sia per durata che per contenuto.

 

Negli anni mi fido sempre di più anche del primo ascolto: con certi dischi riconosco elementi che mi spingono a tornarci con più calma o in circostanze diverse. Con questo volevo solo arrivare al fondo e nulla mi ha lasciato con la voglia di risentirlo, se non forse tra qualche anno.


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#15 RogerCrimson

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Inviato 15 maggio 2021 - 21:39

L'ho già ascoltato diverse volte, non saprei dire quante perché il supporto fisico mi arriva mercoledì nel negozio dove l'ho ordinato e quindi ascolto i brani random, alcuni tre o quattro volte, altri anche sei o più e mi schiero convinto dalla parte degli entusiasti senza riserve. La recensione in hp secondo me intuisce alla perfezione l'impressione di trovarsi di fronte a qualcosa che avrà bisogno di mesi (se non anni) per essere totalmente compteso e lo smarrimento che può cogliere ai primi ascolti di fronte a una mole di musica così colossale, con Incani che gioca a spiazzare ulteriormente con l'uso di un suo personale apparente hopelandic frutto in realtà di una fusione di parole e frasi in inglese, francese, tedesco, spagnolo e arabo.

Dopo due ascolti mi pareva già musica proveniente da un altro pianeta o dal futuro, quasi un paradosso se si pensa che l'ispirazione ai Radiohead di KidA (venti anni abbondanti fa) mi pare abbastanza evidente, specie in un paio di brani.

Piel è il pezzo più radioheddiano (e in un disco dei Radiohead farebbe una gran figura) per i primi tre quarti di durata, risolvendo poi il finale con una sorprendente e maestosa melodia da film, quasi morriconiana. 

Per me non c'è nessuno dei 17 brani che al quarto o quinto ascolto non sveli particolari preziosi. Capolavoro assoluto, oltre le mie aspettative già altissime. Lo metto già tra i miei sei dischi preferiti della storia della musica italiana.

 


  • 3

#16 Владимир Гозерин

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Inviato 15 maggio 2021 - 21:43

Ma che roba è sei? O top 5 o top 10.  :monk:


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#17 RogerCrimson

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Inviato 15 maggio 2021 - 22:59

Ma che roba è sei? O top 5 o top 10.  :monk:

 

Hai ragione, ma ne ho cinque a cui non potrei rinunciare. Se dieci devono essere ci metto convinto anche DIE.


  • 0

#18 markmus

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Inviato 16 maggio 2021 - 07:41

ma neanche aspetti ad ascoltare i pezzi in ordine per decretare questa sesta posizione?
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#19 Tony Randine

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Inviato 16 maggio 2021 - 09:02

Non credo aprirà una nuova era per la musica internazionale come stanno dicendo in molti in un uragano di isteria, tutto qui. Anzi secondo me non reggerà come "Die" alla lunga, già solo perché gli manca una "Stormi". 
 
Peraltro, in quante/quali lingue farfu... ehm, canta?


Infatti hai centrato il punto. Questo è secondo me l'ennesimo caso di un disco che crea fastidio (?) non tanto per il suo contenuto nudo e crudo, ma per tutto ciò che gli gira intorno già da tempo.
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#20 vuvu

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Inviato 16 maggio 2021 - 09:33

Mi ritrovo sostanzialmente con tutto quello che ha scritto Paloz, e aggiungerei anche una riflessione sullo stupore collettivo, cosa che implicherebbe materializzare Yorke e Gira in un lampo, ma al momento non sono dell'umore giusto per intavolare una pippa del genere. Condivido anche il discorso sul primo ascolto, anzi la suggestione viene quasi smontata dopo venti minuti di sensazionalismi a casaccio. 


  • 0

"L'intensità del rumore provoca ostilità, sfinimento, narcisismo, panico e una strana narcosi." (Adam Knieste, cit.)

 

"Deve rimanere solo l'amore per l'arte, questo aprire le gambe e farsi immergere dal soffio celeste dello Spirito." (Simon, cit.)

 

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