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I Beatlesiani


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93 replies to this topic

#21 floods

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    l'utente main$tream

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Inviato 03 settembre 2020 - 19:11

la vena dissonante/psichedelica c'è, sub limune ma c'è, specie nei lavori solisti di Neil e di quelli in coppia col fratello.

Ecco proprio quelli non li conosco (a parte qualche brano dal suo primo solista), dovrei proprio recuperarli ma mi dimentico sempre mannaggia...


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#22 tonysuper

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Inviato 03 settembre 2020 - 19:12

Ma non è un caratteristica del blues l’ambiguità maggiore/minore?
 

Suonare lo stesso accordo con la terza maggiore e poi minore è un po’ come suonare una blue note in media.


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#23 Tony Randine

Tony Randine

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Inviato 03 settembre 2020 - 19:43

Ma non è un caratteristica del blues l’ambiguità maggiore/minore?

Suonare lo stesso accordo con la terza maggiore e poi minore è un po’ come suonare una blue note in media.

Forse nelle scale. Dove il mezzo tono è magari raggiunto tramite bending. Ma l'effetto e l'aria che trasmette è molto distante da ciò che riproducevano i Beatles. Poi vabbè, ci capisco poco e nulla e probabilmente sto dicendo una castroneria, ma penso che l'effetto a cui mi riferivo io è probabilmente molto più vicino a generi come il soul, che non il blues vero e proprio.

P. S. Che poi sto cercando di ricordarmi in quali brani dei Beatles viene utilizzata questa soluzione melodica e non me ne viene in mente nemmeno uno. LoL
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#24 Syddharta

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Inviato 03 settembre 2020 - 20:41

Quello che dicono loro è il passaggio da maggiore a minore sull'accordo di IV grado (come in In My Life, You Won't See Me, Nowhere Man), ovvero una cadenza plagale ma con l'accordo minore, una cosa piuttosto rara nel pop prima dei Beatles, anche perché spesso - appunto - l'accordo passa da maggiore (che sarebbe ok) a minore (e qui è il bello). La storia dell'ambiguità maggiore/minore del blues non c'entra nulla: semplicemente i blues sono al 90% in modo maggiore armonicamente, ma la terza nelle linee melodiche è sempre abbassata di un semitono (es. in In The Pines qual è la nota che ti dà l'idea di bluesità? È quella di "lie to me", dove il "me" è un sol naturale in tonalità di mi maggiore).


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M.

 


#25 wago

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Inviato 03 settembre 2020 - 21:41

Ammetto che mi chiedo, talvolta, se tutta questa percepita "eccezionalità" compositiva dei Beatles, sia rispetto al prima che rispetto al dopo, sia semplicemente il frutto di una distorsione per la quale chi ha le competenze per occuparsi a fondo di questo genere di cose tende ad applicarle soprattutto a band maggiori quali appunto i Fab Four. Sembra a volte che la profondità delle conoscenze tecniche di chi fa analisi musicali correli negativamente con l'ampiezza dello spettro di artisti della cui musica è al corrente o quantomeno a cui sceglie di interessarsi.

Ho avuto questa sensazione sia leggendo qualcosina di musicologia pop "vera", anni fa, che in tempi recenti seguendo il canale YouTube di David Bennett — che video dopo video disseziona gli aspetti compositivi di... più o meno sempre la stessa gente notissima. Lì vabbè, forse il motore più che l'ignoranza sua è la volontà di massimizzare le visite, ma resta il fatto che grossa parte del panorama artistico resta scoperta.

Chiedo a Syd che senz'altro è al corrente dei trend dell'ambiente — e non considero in alcun modo accusabile di ristrettezza di orizzonti — intanto se questa percezione ha effettivamente una corrispondenza nella realtà (domanda uno) e poi come si posizioni rispetto al sospetto iniziale che dietro alla presunta "incomparabilità" rispetto agli altri sulla piazza della ricchezza armonica dei Beatles ci sia anche un bias di selezione.

 

Chiarisco che il mio è più un tarlo che una tesi o un'opinione effettiva, a oggi i Beatles restano sostanzialmente la mia band preferita e in cuor mio sono piuttosto convinto della loro unicità in fatto di classe compositiva.


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#26 Syddharta

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Inviato 03 settembre 2020 - 21:55

Considera che la maggior parte di quelli che hanno fatto studi musicologici sistematici sui Beatles però hanno una formazione abbastanza completa più sul "prima" che sul "dopo" (che invece è il caso di David Bennett che seguo pure io ma anche di questo forum, dove gli ascolti pre-60 sono generalmente pochi e settari). I musicologi che hanno fatto quel genere di ricerche hanno quasi sempre background da afroamericanisti (e gli afroamericanisti conoscono solitamente molto bene i repertori americani in generale, inclusi quelli bianchi di Broadway che sono alla base di alcune idee innovative dei Beatles e in particolare di McCartney) o da etnomusicologi prestati alla popular music (il che significa conoscenza di linguaggi che originano dal folklore e si formalizzano in contesti urbani post-industriali, che è un universo che copre cinque continenti) se non addirittura cólti (il che significa non più confronto con formule reiterate ma con impianti formali ben più complessi). Quindi direi che il discorso è spesso molto credibile quando il ragionamento è riferito al "prima", magari può esserlo meno quando riferito al "dopo" (dove invece sono intervenuti molti studiosi di area culturalista o semiologica).
Questo per quanto riguarda i Beatles. Più in generale, considererei anche altri due fattori: a) quello della significatività storica di determinate esperienze. È ovvio che un uso rivoluzionario degli strumenti offerti dalla scrittura musicale da parte di un gruppo che vende milioni di copie risulterà più interessante rispetto a quello fatto da un gruppo che ne ha vendute trenta. A meno che quanto fatto da questi sconosciuti non si riveli poi fondamentale a distanza di anni rispetto all'esperienza di un altro artista rilevante da un punto di vista socioculturale o commerciale; b) gli studiosi tendono ad avere delle conoscenze più verticali che orizzontali (che sono proprie dell'"erudizione", ma non della "conoscenza" intesa come strumento per applicazioni critico-analitiche).
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#27 wago

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Inviato 04 settembre 2020 - 06:40

Il problema delle impostazioni che descrivi sta tutto nelle eventuali deduzioni che si traggono a sproposito da studi in sé del tutto fondati. Se conduco un'attenta ispezione di uno specimen A, analizzandolo in sé e comparandolo con B, C, D ecc scelti con un analogo criterio di rappresentatività (es. paragono i Beatles agli Shadows, a Bo Diddley, a Chuck Berry, o che ne so ai Led Zeppelin... ma mai a formazioni più marginali ma possibilmente più affini) posso trarre senz'altro delle considerazioni valide riguardo alla struttura interna dell'oggetto in esame, ma poco significative dal punto di vista delle peculiarità rispetto al panorama. Intendiamoci, in uno studio ben fatto un paragone tra A, B, C e D con B C e D scelti a quel modo resta un paragone consapevolmente limitato, dal quale ci si guarda bene dal trarre considerazioni generali riguardo all'unicità, all'eccezionalità ecc. di A. Ma è facile per chi legge e poi trascrive e metabolizza sommariamente giungere al giudizio che "i musicologi hanno mostrato che lo stile di A è reso unico nell'intero panorama musicale da questo questo e quest'altro elemento", che magari non è in realtà specifico di A ma del suo intero contesto.

Una formazione extra-pop come quelle che descrivi fornisce senz'altro strumenti di analisi solidi, ma vedo il rischio di distorsioni quando poi effettivamente li si impiega per vagliare una cultura pop che si conosce solo per grandi nomi, inquadrati come punti isolati o mal connessi di un panorama la cui reale rete relazionale sfugge. Uno dei possibili esiti è proprio il fenomeno di cui sopra: paragoni troppo ad ampio raggio. Dall'altro lato, possono generarsi situazioni di questo tipo: l'esperto — poniamo — con un'estrazione classica sarà focalizzato su aspetti della musica pop (dove per pop intendo sì, limitatamente, "pop post-British Invasion") che meglio entrano in relazione coi canoni della musica classica, e troverà particolarmente ricche proprio quelle espressioni artistiche molto note la cui articolazione ha più elementi in comune con (o almeno analizzabili secondo gli strumenti tipici di) il suo campo di studi di provenienza. Riguardo ad altri aspetti, non per forza meno significativi, resterà invece "miope".

 

Nel confrontare la complessità armonica della musica dei Beatles con quella di altre formazioni precedenti e coeve è senz'altro interessante compararle agli Stones, a Dylan, ai Byrds, o andando più indietro al r'n'r al surf e a Tin Pan Alley, ma credo sia altrettanto se non più significativo metterli in relazione con altri prodotti di "pop sofisticato" dell'epoca, dagli Zombies alla panoplia di formazioni "Sunshine Pop" che spesso avevano dietro nomi assai ben consapevoli degli strumenti armonici sviluppati al di fuori della filiera r'n'r-soul-surf-folk/rock. Messi a paragone coi brani più rigogliosi del Sunshine Pop, la tesi dell'eccezionalità armonica dei Beatles regge ancora?

Attenzione non mi interessano qui tanto i discorsi di uova e galline (e in ogni caso, che l'influenza vada dal successo dei Beatles al fiorire di formazioni barocche credo sia difficilmente discutibile) né di biechi paragoni pseudo-quantitativi ("dite tanto di You've Got to Hide Your Love Away* ma A Whole Lot of of Rainbows dei The Salt sta su tutto un altro livello di intricatezza armonica"), quanto piuttosto la comprensione se alcuni espedienti o trick compositivi siano effettivamente degli elementi distintivi dello stile dei Beatles — ciò che anche a noialtri che di musica analoga un po' ne conosciamo fa dire "davvero beatlesiano!" — oppure siano soluzioni perseguite trasversalmente da un ventaglio di formazioni dell'epoca, certo influenzate dai Fab Four ma non per forza così triggeranti di quel sesto senso "beatlesiano" di cui in questo thread si vorrebbe discutere.

 

* Un librazzo che possiedo da forse dodici anni e mai mi son degnato di leggere per davvero, "The Songwriting Secrets of the Beatles" riporta un paragone con Ralph Vaughan Williams attribuito al musicologo Wilfrid Mellers.


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#28 tonysuper

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Inviato 04 settembre 2020 - 08:19

Quello che dici Wago è purtroppo probabile.

 

Da qualche tempo sono in fissa con Al di Meola che ha dedicato diversi anni a studiare e risuonare le canzoni dei Beatles.

 

In diverse interviste ne loda le qualità, ma in pratica per lui la musica si riduce a quella che passa per radio e gli unici gruppi Rock che conosce sono i Byrds e i Vultures (gruppo di surf strumentale che a quanto pare ha inventato il suono fuzz di chitarra).

 

Mentre in campo jazz e classico studiano pure la musica che praticamente non ha ascoltato nessuno se non i parenti dei musicisti.

 

A me piacerebbe essere capace del tipo di analisi che un Bennet, un Beato o un Merlin sanno fare, ma dovrei smettere di lavorare e studiare 10 anni asd per cui non ci resta altro che fidarsi.


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#29 Syddharta

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Inviato 04 settembre 2020 - 08:50

Io credo che l'eccezionalità dei Beatles regga anche con i paragoni con tutto il mondo baroque inglese o sunshine americano, che comunque erano approcci nati per stupire proprio in quel senso, per creare un ponte tra il pop e alcune possibilità espressive, compositive e arrangiative di altri territori, cosa che non era un obiettivo dichiarato dei Beatles (che non hanno mai puntato al virtuosismo o all'ostentazione pur essendo musicisti eccezionali nel loro ambito), ed è proprio quella naturalezza a sorprendere. From Me to You, She Loves You, Yesterday o Michelle sono dei singoli killer, pensati per spaccare le classifiche, dei quali sorprende innanzitutto la cantabilità popolare, e della cui eccezionalità si accorge chi dispone di strumenti analitici avanzati. Di fatto nessuno scriveva canzoni in quel modo all'epoca. Leggendo The Songwriting Secrets of the Beatles ti renderai conto di quanto siano sofisticate in particolare le costruzioni dei brani del periodo 1962-1964. Non solo Wilfried Mellers, ma anche William Mann (che non era un musicologo, ma era il critico musicale del Times: si occupava esclusivamente di musica classica e aveva una competenza praticamente da musicologo), il primo a dare un riconoscimento "serio" ai Beatles addirittura scomodando Mahler (i Beatles in Not a Second Time avrebbero usato una cadenza rarissima in musica, utilizzata da Mahler nel Lied von der Erde. John Lennon di questa cosa rise parecchio, perché non l'aveva mai ascoltato), si pronunciò in diretta sulle loro capacità. Poi i gruppi baroque e sunshine storicamente arrivano dopo (direi dalla seconda metà del '67), sono già una generazione che non cresce ascoltando il rock'n'roll, anagraficamente più vicina a quella del prog. E anche lì, pur volendoci buttare dentro un Pet Sounds come precursore se non addirittura gli arrangiamenti di Spector con le ragazze, emerge il pregiudizio dei "rockisti": la storia della grande svolta orchestrale del pop. Ma basterebbe invece guardare le classifiche dell'epoca: l'orchestra la usano quasi tutti gli interpreti del pop meno compromesso con il rock. E la usavano anche negli anni '50 e '40 (negli anni Trenta la musica popular più popolare al mondo - scusa il giuoco di parole - era una musica orchestrale). Ma se proprio dobbiamo trovare un modo originale di utilizzare quegli arrangiamenti, oltre a Wilson o a Spector, io penso proprio ai Beatles. George Martin si è praticamente inventato un modo di scrivere (e produrre, visto che è stato il primo a utilizzare la microfonazione dei quartetti d'archi che da lì in poi avrebbero utilizzato anche in ambito classico) gli arrangiamenti in un certo modo, che poi proprio i gruppi sunshine ripresero.


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#30 markmus

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Inviato 04 settembre 2020 - 08:59

* Un librazzo che possiedo da forse dodici anni e mai mi son degnato di leggere per davvero, "The Songwriting Secrets of the Beatles" riporta un paragone con Ralph Vaughan Williams attribuito al musicologo Wilfrid Mellers.

 

comprato adesso :) cosi' quando arriva la fase 2 della discussione posso intervenire con cognizione di causa asd

 

per me uno degli elementi piu' riconoscibili e copiati della musica beatlesiana sono quelle modulazioni che fa lennon con la voce, tipo misendurstanding all you sEee o it must be high or loOw in strawberry fields o there are places i remember all my liiife e in mYyy life etc etc

 

mi e' capitato di risentirlo in parecchie band e per me e' sempre come una strizzatina d'occhio fra beatlesiani. a volte immagino anche inconscia*

 

*(io stesso mi rendo conto che ogni tanto la infilo come cosa nelle mie canzoni https://soundcloud.c...-without-hoover a 0:28, change my liiife ashd )


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#31 Syddharta

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Inviato 04 settembre 2020 - 09:03

 

* Un librazzo che possiedo da forse dodici anni e mai mi son degnato di leggere per davvero, "The Songwriting Secrets of the Beatles" riporta un paragone con Ralph Vaughan Williams attribuito al musicologo Wilfrid Mellers.

 

comprato adesso :) cosi' quando arriva la fase 2 della discussione posso intervenire con cognizione di causa asd

 

per me uno degli elementi piu' riconoscibili e copiati della musica beatlesiana sono quelle modulazioni che fa lennon con la voce, tipo misendurstanding all you sEee o it must be high or loOw in strawberry fields o there are places i remember all my liiife e in mYyy life etc etc

 


 

 

Si chiama melisma, si fa da circa duemila anni asd
 


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#32 wago

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Inviato 04 settembre 2020 - 09:17

Comunque c'è del vero, ieri canticchiavo-misto-fischiettavo Lucy in the Sky With Diamonds andando a ritirare la bici (nota biografica inutile) e constatavo come nella strofa e soprattutto nel pre-chorus apparentemente piattissimi si nascondesse una giungla di glissando e note prese basse e poi alzate o viceversa. Vabbè che lì c'è un'attenzione deliberata al creare un'atmosfera assieme sospesa e frastornante, quindi ci sta che il trucco sia particolarmente enfatizzato, ma in effetti direi che è un elemento che ritrovato poi altrove in contesti simili fa apparire il pezzo immediatamente "lennoniano".


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#33 dick laurent

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Inviato 04 settembre 2020 - 09:18

 

 

Nel confrontare la complessità armonica della musica dei Beatles con quella di altre formazioni precedenti e coeve è senz'altro interessante compararle agli Stones, a Dylan, ai Byrds, o andando più indietro al r'n'r al surf e a Tin Pan Alley, ma credo sia altrettanto se non più significativo metterli in relazione con altri prodotti di "pop sofisticato" dell'epoca, dagli Zombies alla panoplia di formazioni "Sunshine Pop" che spesso avevano dietro nomi assai ben consapevoli degli strumenti armonici sviluppati al di fuori della filiera r'n'r-soul-surf-folk/rock. Messi a paragone coi brani più rigogliosi del Sunshine Pop, la tesi dell'eccezionalità armonica dei Beatles regge ancora?

Attenzione non mi interessano qui tanto i discorsi di uova e galline (e in ogni caso, che l'influenza vada dal successo dei Beatles al fiorire di formazioni barocche credo sia 

 

ma per Tin Pan Alley intendete semplicemente i brani più pop, o anche i grandi autori del Great american songbook? Perchè in quel caso i vari Cole Porter, Harold Arlen, Hoagy Carmichael, Gershwin, Kern, Vernon Duke, Alec Wilder e compagnia scrivevano già cose raffinatissime. Per non parlare di certi autori della musica brasiliana (Valzinho, Custodio Mesquita, Johnny Alf, Jobim, Carlos Lyra, certe cose di Ary Barroso e Dorival Caymmi ecc) per restare all'epoca precedente ai Beatles, tutta gente che alle mie orecchie spesso andava ben al di là dei Beatles in termini di ricercatezze armoniche. L'ascolto di cose tipo Noturno em tempo de samba di Custodio Mesquita che è degli anni trenta credo faccia cambiare la prospettiva sul livello che era già stato raggiunto nella canzone popolare (poi ovviamente, la musica popolare dell'epoca  suona diversissima dal pop inglese anni sessanta) nell'uso dell'armonia.


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#34 tonysuper

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Inviato 04 settembre 2020 - 09:19

Ecco una cosa che se ne avessi le competenze mi piacerebbe capire,

 

la settimana scorsa mi sono fatto una ascoltata di musica orchestrale di Debussy (per la cronaca una compilation Bernstein Accademia di santa cecilia DG 1989).

 

Dopo ho messo il mio solito shuffle delle canzoni dei Beatles sullo streaming e mi sono accorto che scendevano meglio, le progressioni fra gli accordi mi suonavano molto più naturali, come se ci fossero state delle somiglianze con quello che avevo ascoltato prima.

 

So vagamente che sia i Beatles che Debussy usano spesso l’armonia in un contesto modale più che tonale però non mi basta.


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#35 markmus

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Inviato 04 settembre 2020 - 09:21

 

 

* Un librazzo che possiedo da forse dodici anni e mai mi son degnato di leggere per davvero, "The Songwriting Secrets of the Beatles" riporta un paragone con Ralph Vaughan Williams attribuito al musicologo Wilfrid Mellers.

 

comprato adesso :) cosi' quando arriva la fase 2 della discussione posso intervenire con cognizione di causa asd

 

per me uno degli elementi piu' riconoscibili e copiati della musica beatlesiana sono quelle modulazioni che fa lennon con la voce, tipo misendurstanding all you sEee o it must be high or loOw in strawberry fields o there are places i remember all my liiife e in mYyy life etc etc

 


 

 

Si chiama melisma, si fa da circa duemila anni asd
 

 

 

e grazia arca, ma ti sembra lo stesso quello di lennon e quello di mariah carey? asd secondo me ha un modo molto suo di farlo e lo usa veramente in quantita' industriali rispetto ad altre band coeve (e allo stesso mccartney), magari emulando qualche eroe di gioventu' tipo roy orbison, ma forse anche i limiti vocali di lennon creano quello stile unico. cosi' su due piedi non mi vengono gli esempi in cui ho sentito QUEL tipo di melisma ma vedrai che quando li trovo il riferimento al cantato lennoniano e' ovvio.


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#36 Syddharta

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Inviato 04 settembre 2020 - 09:27

 

 

 

Nel confrontare la complessità armonica della musica dei Beatles con quella di altre formazioni precedenti e coeve è senz'altro interessante compararle agli Stones, a Dylan, ai Byrds, o andando più indietro al r'n'r al surf e a Tin Pan Alley, ma credo sia altrettanto se non più significativo metterli in relazione con altri prodotti di "pop sofisticato" dell'epoca, dagli Zombies alla panoplia di formazioni "Sunshine Pop" che spesso avevano dietro nomi assai ben consapevoli degli strumenti armonici sviluppati al di fuori della filiera r'n'r-soul-surf-folk/rock. Messi a paragone coi brani più rigogliosi del Sunshine Pop, la tesi dell'eccezionalità armonica dei Beatles regge ancora?

Attenzione non mi interessano qui tanto i discorsi di uova e galline (e in ogni caso, che l'influenza vada dal successo dei Beatles al fiorire di formazioni barocche credo sia 

 

ma per Tin Pan Alley intendete semplicemente i brani più pop, o anche i grandi autori del Great american songbook? Perchè in quel caso i vari Cole Porter, Harold Arlen, Hoagy Carmichael, Gershwin, Kern, Vernon Duke, Alec Wilder e compagnia scrivevano già cose raffinatissime. Per non parlare di certi autori della musica brasiliana (Valzinho, Custodio Mesquita, Johnny Alf, Jobim, Carlos Lyra, certe cose di Ary Barroso e Dorival Caymmi ecc) per restare all'epoca precedente ai Beatles, tutta gente che alle mie orecchie spesso andava ben al di là dei Beatles in termini di ricercatezze armoniche. L'ascolto di cose tipo Noturno em tempo de samba di Custodio Mesquita che è degli anni trenta credo faccia cambiare la prospettiva sul livello che era già stato raggiunto nella canzone popolare (poi ovviamente, la musica popolare dell'epoca  suona diversissima dal pop inglese anni sessanta) nell'uso dell'armonia.

 

Certo, consideravo tutto ciò di cui parli. La chiave del discorso è nella frase che evidenzio. E comunque io non ne faccio solo una questione di ricercatezza armonica, ma di utilizzo di alcune formule in contesti diversi, di inusualità delle soluzioni, etc.


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#37 dick laurent

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Inviato 04 settembre 2020 - 09:44

 

 

 

 

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ma per Tin Pan Alley intendete semplicemente i brani più pop, o anche i grandi autori del Great american songbook? Perchè in quel caso i vari Cole Porter, Harold Arlen, Hoagy Carmichael, Gershwin, Kern, Vernon Duke, Alec Wilder e compagnia scrivevano già cose raffinatissime. Per non parlare di certi autori della musica brasiliana (Valzinho, Custodio Mesquita, Johnny Alf, Jobim, Carlos Lyra, certe cose di Ary Barroso e Dorival Caymmi ecc) per restare all'epoca precedente ai Beatles, tutta gente che alle mie orecchie spesso andava ben al di là dei Beatles in termini di ricercatezze armoniche. L'ascolto di cose tipo Noturno em tempo de samba di Custodio Mesquita che è degli anni trenta credo faccia cambiare la prospettiva sul livello che era già stato raggiunto nella canzone popolare (poi ovviamente, la musica popolare dell'epoca  suona diversissima dal pop inglese anni sessanta) nell'uso dell'armonia.

 

Certo, consideravo tutto ciò di cui parli. La chiave del discorso è nella frase che evidenzio. E comunque io non ne faccio solo una questione di ricercatezza armonica, ma di utilizzo di alcune formule in contesti diversi, di inusualità delle soluzioni, etc.

 

 

mi sembrava però che Wago parlasse solo di armonia e melodia nella musica popolare, non di stili di arrangiamento, effetti studio/registrazioni al contrario, sitar e chitarre distorte... ma forse ho frainteso?


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#38 Syddharta

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Inviato 04 settembre 2020 - 09:48

No no, non hai frainteso, anch'io intendevo la stessa cosa. Non parlavo di complessità armonica in senso assoluto, ma di utilizzo di certi schemi inusuali in determinati contesti musicali e culturali. In questo i Beatles furono sorprendenti al di là dei contributi di Gershwin o di Jobim.


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#39 tonysuper

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Inviato 04 settembre 2020 - 09:53

Un altro elemento che potrebbe scatenare infinite discussioni.

 

L’intuito mi ha sempre suggerito che ci fosse più lavoro, più struttura, più “ciccia” musicale in media nei Beatles rispetto ai Pink Floyd.

 

Ma anche questa cosa non so se si può razionalizzare in una qualche maniera. A volte credo sia la vivacità ritmica, a volte una maggiore stratificazione delle voci o appunto quell’affiatamento di cui parlavo prima.


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#40 markmus

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Inviato 04 settembre 2020 - 10:25

più struttura senza dubbio, sulla ciccia non so. Tony, secondo me devi familiarizzarti un minimo con i concetti base di teoria musicale e analizzare un po’ più la musica invece di spendere troppo tempo nelle tue teorie astruse, ti aiuterebbe ad avere un’idea meno nebulosa della musica che ascolti asd (perché sembri interessato, niente di male a voler mantenere un approccio più emotivo)
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