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Classifica O Lista Filosofi Viventi E Di Come Valutano L'attuale Condizione Dell'uomo Nel Mondo


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175 replies to this topic

#61 Guest_Michele Murolo_*

Guest_Michele Murolo_*
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Inviato 06 gennaio 2018 - 17:07

Succo tu che sei un'artista(Forse è un po' introduttiva ma alcune idee non sono male)

 



#62 Suxxx

Suxxx

    Pietra Molare

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Inviato 06 gennaio 2018 - 17:31

grazie

posso dire che le tutte uguali conferenze di umerto galimberti non mi sono affatto dispiaciute?


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Caro sig. Bernardus...

Scontro tra Titanic

<p>

#63 Trickster017

Trickster017

    Rocker statale

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Inviato 06 gennaio 2018 - 17:34

Un filosofo italiano vivente?

Lucio Colletti.
Voi direte: ma è morto!
Conformisti! E le prove che è morto le avete? Eh?!
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Keine Gegenstaende aus dem Fenster werfen


#64 Reynard

Reynard

    Gummibaerchensuechtig

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Inviato 06 gennaio 2018 - 18:33

 

- logica-linguistica: cioè tutta la roba studiata dalla filosofia analitica, in soldoni. la rispetto ma non mi appassiona. le riconosco comunque una funzione strumentale importante, tener pulito l'armamentario del ragionamento. ma poi bisognerà pur ragionare su qualcosa. in particolare, di tutte le questioni linguistiche preferisco si occupino, veh un po', i linguisti.

 

 

In fondo mi è andata meglio che ad altri asd

 

Sulla 'funzione strumentale', un lievissimo fastidio mi è sempre stato causato da chi mi fa implicitamente capire che, essendo la filosofia analitica 'meramente strumentale', meglio farei ad occuparmi d'altro (tipo l'etica, che è anche per me l'ambito pedagogicamente più rilevante). Ma se il mio talento va lì? Se quando si parla di filosofia del linguaggio riesco a tirare fuori buone idee, perché dovrei scrivere del destino dell'uomo nel mondo, argomento infinitamente più interessante ma su cui non ho niente di nuovo da dire?

Ma questa è una questione personale.

 

Invece qualcosa da dire lo avrei su "metafisica e supercazzole". Premettendo che questa è una idea mia: ma penso proprio che, in qualsiasi ambito si faccia filosofia, andando abbastanza oltre inevitabilmente si incappa in questioni ontologiche (e di converso, partendo dalla ontologia e andando abbastanza in fondo non si può fare a meno di trovarsi tra le mani una logica, un'etica ecc.). Le questioni si richiamano l'una con l'altra, e quindi non sono neanche d'accordo con l'affermazione che la filosofia non sia unitaria, sia costituita di ambiti distinti (lo sembra essere per l'enorme ampiamento del campo, per la specializzazione accademica, e soprattutto se si prendono le teorie filosofiche 'da utenti' senza provare a teorizzare a propria volta). E al fondo di questi richiami ci sono strutture concettuali notevolmente astratte che si mostrano non tanto in un insieme di affermazioni quanto nel modo di organizzare principi, leggi e concetti in ogni altra disciplina.

E qui rientra in gioco l'ontologia.

Non so, ho come l'impressione che per molti 'metafisica' sia un sinonimo di filosofia naturale, una specie di surrogato della scienza che gioca sullo stesso terreno, o al limite una disciplina separata con leggi diverse e più 'generali'. Cosa che è (o è stata), anche, in parte, come suo ambito di applicazione privilegiato. Ma questo è solo un aspetto.

Ad esempio, quando dite che a far l'ontologia oggi sono gli scienziati: sono d'accordo, in parte. Ma intendiamoci: non è la teoria scientifica a prendere il ruolo funzionale dell'ontologia, ne è la struttura categoriale in cui è espressa. Semplificando al massimo: l'ontologia degli scienziati non è la fisica delle particelle, è la matematica; e la loro metafisica non è la teoria del multiverso, è l'uso del concetto di causa e le peculiari declinazioni di esso nella pratica scientifica. 

E sono d'accordo in parte perché da altri ambiti disciplinari possono nascere altre ontologie. La logica e l'analisi linguistica, in Russell e in Wittgenstein diventano un'ontologia. Che poi si è esplicata nel modo di strutturare il discorso matematico. L'analisi della vita emozionale umana, in Heidegger, diventa un'ontologia. Che poi si è esplicata in un modo di vedere il linguaggio poetico (tra le altre cose) come emancipato dal legame ai linguaggi denotativi. E così via.

E studiando Peirce mi sono affacciato a una semiotica che è un'ontologia, capace di assorbire e l'ontologia degli analitici un buon numero di istanze dei continentali. Peccato che sia rimasta un'opzione di minoranza.

E pure per quanto riguarda certi "trip dei continentali", per cui ho sempre avuto un'istintiva antipatia: leggendoli con alle spalle una conoscenza più ampia della storia della filosofia, che è una premessa indispensabile al loro uso proficuo (e qui sono d'accordo, questa estrema referenzialità ad altri testi è un limite, non un pregio), mi sono accorto quanto nei loro voli pindarici da un ambito all'altro ci sia la tensione a individuare strutture soggiacenti, che (a un grado sufficiente di astrazione) sono formalmente simili. Un percorso magari metodologicamente poco rigoroso ma indubbiamente produttivo.

Anni fa, leggendo un libro di Paul Veyne, ho trovato un esempio di applicazione di uno di questi motivi 'ontologici' (preso da Deleuze, ho capito poi, o meglio dalla lettura deleuziana di Bergson). Era introdotto con un esempio fisico, superficiale e inesatto e che fa sospettare come questo motivo cozzi con l'ontologia soggiacente alle scienze fisiche; ma era poi applicato a una circostanza storica, mostrando una via nuova e molto liberatoria alla costituzione dei fatti storici, del discorso storico.

 

E concludo questo trip fatto di supercazzole dicendo che (sempre come idea personale) non ritengo indispensabile l'ontologia per 'dare un fondamento' alle altre discipline. La ritengo indispensabile perché ogni disciplina, ogni discorso, ha la tendenza ad 'autofondarsi', a darsi una ontologia implicita, e quindi fare della ontologia esplicita quando si studia un qualsiasi ambito serve a scoprire le carte.


  • 9
La firma perfetta dev'essere interessante, divertente, caustica, profonda, personale, di un personaggio famoso, di un personaggio che significa qualcosa per noi, riconoscibile, non scontata, condivisibile, politicamente corretta, controcorrente, ironica, mostrare fragilità, mostrare durezza, di Woody Allen, di chiunque tranne Woody Allen, corposa, agile, ambiziosa, esperienzata, fluente in inglese tedesco e spagnolo, dotata di attitudini imprenditoriali, orientata alla crescita professionale, militassolta, automunita, astenersi perditempo.

#65 Stephen

Stephen

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Inviato 06 gennaio 2018 - 18:42

Schopenhauer si basava sui dati della scienza

E' più vicino al vero il contrario, visto che nella biblioteca di Hegel ci sono testi sul calcolo infinitesimale di cui purtroppo capiremmo zero (0) ma va bene. E la sua applicazione (non solo conoscenza) della nascente biologia era avanguardistica (parte seconda dell'Enciclopedia, un unicum nel XIX secolo); ma ripeto, va bene.

 

Avanzo la richiesta di bandire le citazioni di Ugo Tognazzi.


  • 0

E un passo di quella danza era costituito dal tocco più leggero che si potesse immaginare sull'interruttore, quel tanto che bastava a cambiare...

... adesso

e la sua voce il grido di un uccello

sconosciuto,

3Jane che rispondeva con una canzone, tre

note, alte e pure.

Un vero nome.


#66 neuro

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Inviato 06 gennaio 2018 - 18:53

Io cerco filosofi per sapere come vivere, in senso etico/politico.
Teoria per la prassi.
Terrorismo.
L'ontologia -fra virgolette- non mi interessa nella fisica, figuriamoci Severinate etc.
Per la mente, indiani e buddhisti purtroppo filtrati dagli occidentali, ma meno la cosa è "spirituale" e meglio sto.
I filosofi della mente nostri non li riesco a leggere direttamente, penso dicano cose molto simili e poco importanti, fra quelle non dicibili dagli scienziati.

#postaleatorio

 

 

ecco allora vedi che ti interessa Toni Negri!

 

Di quale altro filosofo vivente italiano si può dire

 

Toni Negri fu poi processato per i reati di insurrezione armata contro i poteri dello Stato, formazione e partecipazione a banda armata, promozione di associazione sovversiva, violazione delle norme sulle armi, tentativo di procurata evasione, sequestro di persona, lesioni personali, violenza privata a pubblici ufficiali, devastazione e saccheggio, furto. Nel 1984 al processo di primo grado venne condannato in contumacia a 30 anni di carcere[115]. Nel 1986 gli vennero attribuite pene supplementari (fino a cinque anni)[3] per responsabilità morale in atti di violenza fra attivisti e polizia negli anni Sessanta e Settanta. Negri fu riconosciuto colpevole, in particolare, di concorso morale nella fallita rapina di una banca ad Argelato, episodio in cui fu assassinato un carabiniere[109].

 

(da Wikipedia)


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#67 Guest_Michele Murolo_*

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Inviato 06 gennaio 2018 - 19:01

 

Schopenhauer si basava sui dati della scienza

 

E' più vicino al vero il contrario, visto che nella biblioteca di Hegel ci sono testi sul calcolo infinitesimale di cui purtroppo capiremmo zero (0) ma va bene. E la sua applicazione (non solo conoscenza) della nascente biologia era avanguardistica (parte seconda dell'Enciclopedia, un unicum nel XIX secolo); ma ripeto, va bene.

 

Avanzo la richiesta di bandire le citazioni di Ugo Tognazzi.

 

 

Questo è vero. La compianta Vanni Rovighi aveva sottoposto la parti scientifiche di Hegel a un matematico, il quale aveva confermato che la conoscienza scientifica di Hegel, benché ormai datata era all'avanguardia per l'epoca. Ecco ho trovato, cito dalla nota 47 pag 845 di Storia della Filosofia moderna della Vanni:

 

Un matematico da me consultato, il prof. C.Melzi, dopo aver letto le pagine sul calcolo infinitesimale, fu ammirato della cultura di Hegel che, disse, dimostra di conoscere tutte le trattaioni dei suoi tempi.

 

Certo va aggiunto che il tal Melzi si

 

dimostrò stupito delle interpretazioni fantasiose che Hegel dà delle teorie matematiche.



#68 Stephen

Stephen

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Inviato 06 gennaio 2018 - 19:01

Che poi il libro bello che Toni Negri ha scritto è un libro di "ontologia", quindi sottoscrivo il consiglio di neuro ché mi pare che Elle abbia qualche preconcetto a riguardo.

 


Per natale mi è stato regalato l'Anti-Edipo, ha senso per me leggerlo avendo solo basi del liceo di filosofia o è meglio lasciar perdere?
Certo: ci sono i meme e le parolacce. (Avrai tanta difficoltà senza una solida base su Marx e Freud e tantissima se non hai presente il clima sbarazzino dell'epoca asd ).

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#69 simon

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Inviato 06 gennaio 2018 - 20:32

L'ontologia è un insieme di regole che auto-denotano la limitatezza dell'orizzonte umano. Siamo un abozzo o un immane incubo del subcosciente divino.

 

A me è piaciuto moltissimo l'intervento di Reynard e non a caso ho sempre amato i filosofi fuori dalle regole, come l'immaginifico Franz Xaver von Baader o l'orizzonte topologico di un filosofo da riscoprire assolutamente come Schurmann... Deleuze ha saputo portarsi ben oltre il concetto di Storia per inseguire il fantasma di Nietzsche che lo ha trasvolato in una incandescente meta-analisi sull'immanenza (anche estetica).

 

Che cosa è la filosofia (oggi)? Una scelta di fornire domande altamente selezionate senza badare alla spesa della risposta a buon mercato, una immane fortezza ove custodire o de-processare il linguaggio fino a trasformarlo in un etere intra-dinamico. La società (filosofica) non mi interessa, mi piacerebbe trovare un nuovo Husserl che sappia indagare sulle derive intra-coscienziali dossastiche con la stessa cibernetica grazia e non farmi intristire dal Marx "classico" inseguendo la Filosofia della Rivelazione di Schelling. 

 

Quando manca il bios ci troviamo di fronte a mostri eccitati di nequizia espositiva come Pomponazzi e non sempre, nello sciagurato scalpo secolare, siamo riusciti a contrappuntarne l'esosa erudizione con i Bruno o i Valla... fantastiche comete che purtroppo sono state immiserite da un calderone statista di morte temporale.

 

Cacciari è stato l'unico teoretico italiano di certo valore europeo negli Ottanta... Sini ha avuto un grande coraggio nei suoi preziosi percorsi su Derrida... lo stesso Vattimo seppur nella sua perfetta metodologia filologica ci ha saputo dire qualche cosa di originale (assieme a un noto concittadino dello scrivente) su quel pensiero debole che prima di assumere tonalità va inquadrato come essente, come co scienza ma il percorso umano è stato distruttivo, morfologicamente distruttivo e la Storia stessa è valore imprecisato, che riposa tra stratigrafie dell'impossibile e il Terrore.


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#70 LukakuFakeTroll

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Inviato 06 gennaio 2018 - 20:47

Stephen spiegati meglio su quello che dici a me.
Io ho il file di Millepiani e ho letto qualcosa di bellissimissimo, ma poi non so davvero dove andare a parare.
Però grazie neuro che suggerisce qualcosa
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A proposito del Maurizio Costanzo show, a me l'ospitata del Joker al programma del personaggio di De Niro ha ricordato una di Aldo Busi, ma proprio uguale, compreso il balletto con cui si presenta al pubblico. Dubito che Phoenix si sia ispirato a quella, ma in certe parti, quando si mette a checcheggiare, la somiglianza era impressionante.

il primo maggiorenne che vedrò vestito da joker a carnevale, halloween o similia lo prendo per il culo di brutto
minimo un A STRONZOOOO, ANCORA STU JOKER? STRONZOOOO, vieni a casa mia che ho bisogno di una mano a sgomberare la mansarda, STRONZOOOO

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#71 Stephen

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Inviato 06 gennaio 2018 - 21:12

Stephen spiegati meglio su quello che dici a me.

Scusa, volevo scrivere qualcosa di concreto ma mi venivano solo cose noiose*. Ho pure cercato su YouTube Tremonti che cita Toni Negri da Santoro ma niente. asd

Però tipo in Mille Piani non hai trovato un'"ontologia" più fluida, meno rigida, difficilmente inscrivibile nello schema "disciplinare" che hai delineato?

Mi ha divertito molto la metafora di Gonzo sulla filo della mente asd

*In modo über-naif (e anche un po' criptico alla fine) perché mi va così asd : per esempio a me risulta forzatissimo che la filosofia possa "insegnare a vivere" e cose del genere. Poi approfondisco più tardi, promesso, ma a me sembra che faccia qualcosa di molto più modesto, e allora parafraso il Reinardo poco sopra con termini che sento più "miei" e dico che la filosofia dice qualcosa sul mondo, essenzialmente su quella parte del mondo che sono discorsi, cioè una specie di griglia/struttura dalla quale trai cose e modalità che scrivi e che fai; in pratica si occupa della storicità dell'essere parlante, quindi se ci dev'essere una filosofia prima questa è la filo politica.
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#72 LukakuFakeTroll

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Inviato 06 gennaio 2018 - 22:16

Gonzo?
Boh, Millepiani rimane là, non sento di avere il tempo e le basi per andare oltre la lettura di Geologia della Morale, ma voglio farlo. Se ho inteso che dici a riguardo, va bene così: non mi aspetto il nome del partito da votare nella scheda, va benone qualcosa di liquido se posso recepire (anche male) qualcosa di più solido.
Ronald Regaz è stato molto più preciso e non ho adesso le condizioni per verificare nelle singole precisioni se sono d'accordo e posso sbilanciarmi, però credo ci siamo capiti sul senso che do nella volontaria ignoranza per metafisiche e ontologie, roba che per quanto superficialmente sento di aver già giustificato a me stesso.
Poi non ho pretese così grosse, altrimenti leggerei molto di più, ma ecco, non fare l'errore di dare tante cose per scontate perché ti sembro sveglio, colto non sono né mi concedo di diventarlo su una marea di cose, quindi ho capito un infinitesimo del tuo post.
Deve essere chiaro che cerco un surplus (un plusgodimento acefalo asd), non chiedo davvero al filosofo di dirmi come vivere perché tra l'altro penso si tratti sempre per metà, almeno, di letteratura, e metà dell'altra metà è filosofia raggiungibile col proprio amore e la propria dedizione a organizzare le suggestioni del pensiero.

#postnonlucidissimo
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#73 Connacht

Connacht

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Inviato 07 gennaio 2018 - 05:32

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Un saggio che riflette su possibili motivi per cui la specie umana abbia evoluto (biologicamente prima che culturalmente) la tendenza innata ad avere un lato spirituale/religioso, a formulare sentimenti morali, a credere in un dio creatore e nell'esistenza ultraterrena e di riflesso anche in vari fenomeni sovrannaturali. La tesi portata parte dall'ipotesi dei "rilevatori di causalità", ovvero dei geni che regolano il comportamento (tramite lo sviluppo del cervello e delle sinapsi) che sarebbero stati selezionati positivamente nel corso dell'evoluzione perché vantaggiosi nell'ambiente selvatico popolato dai nostri antenati. L'esempio banale è quello di un ominide del pleistocene che si aggira nella savana e sente un fruscio da un cespuglio o vede un ramo spezzato per terra. Potrebbe fermarsi a riflettere sulle possibili cause, come una particolare inclinazione del vento che soffia nella sua direzione, oppure potrebbe istintivamente credere ci sia un predatore nei paraggi e scappare. Se si fosse sbagliato pensando a un predatore quando era il vento, non sarebbe successo niente, ma se si fosse sbagliato mettendosi a meditare sulla fenomenologia delle perturbazioni che spezzano ramoscelli quando c'era un leone nascosto lì vicino, sarebbe probabilmente morto e non avrebbe potuto trasmettere i propri geni alla sua discendenza.

"In tutti gli animali si è evoluta la tendenza a sintetizzare rapidamente una causa per ogni evento a fini della sopravvivenza: se ad un'azione segue un fatto, l'azione deve essere la causa del fatto medesimo. Dove c'è relazione temporale noi siamo programmati dalla selezione naturale per cercare una relazione causale. Con lo sviluppo abnorme del cervello nella specie Homo sapiens si è creata un'ipertrofia del sistema e si è quindi evoluto un modo di spiegare tutte le cose in senso teleologico (causale, funzionale). Questo ha favorito il credere nelle divinità, ma anche nei fantasmi, nelle maledizioni, nel non avvicinarsi a case abbandonate o stagni isolati perché tabù (in realtà perché pericolanti o contaminate da patogeni). Saremmo teisti in modo innato, tanto che già i bambini piccolissimi cercano delle cause per spiegare le cose, dalle nuvole alle pietre ai fiori."

 

Maggiori approfondimenti: https://www.cicap.or...o.php?id=273887


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aretha-2.jpg 

 

There is no theory. You have only to listen. Pleasure is the law. I love music passionately. And because l love it, I try to free it from barren traditions that stifle it. It is a free art gushing forth — an open-air art, boundless as the elements, the wind, the sky, the sea. It must never be shut in and become an academic art.

  • Claude Debussy
    quoted in An Encyclopedia of Quotations About Music (1981) by Nat Shapiro, p. 268

#74 Guest_Michele Murolo_*

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Inviato 07 gennaio 2018 - 09:10

Ok ma questo va in Tutto-scienza o come si chiama l'apposito topic

#75 frankie teardrop

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Inviato 07 gennaio 2018 - 10:22

Pensare alla filosofia senza l'ontologia significa pensare a qualcosa che non è più filosofia. Ogni questione umana è monca senza l'orizzonte ultimo che tutto fonda. E questo orizzonte ultimo è proprio ciò che Severino chiama "struttura originaria", l'incontrovertibile. E' proprio questa struttura originaria che è impossibile da negare. Sto chiedendo proprio questo, infatti: di mostrare la negazione della "struttura originaria". In tal senso, essa è l'OGGETTIVO per eccellenza.
Pensare, poi, alla filosofia senza l'ontologia significa proprio accogliere il mondo come un insieme di parti slegate tra di loro. Che è quanto Severino mostra da sempre. Ma se le parti appaiono come slegate, evidentemente deve comunque apparire ciò rispetto a cui esse appaiono come slegate. Deve apparire, insomma, cià che tutto lega pur nella loro "divisione". IL fondamento. La "struttura originaria".
Ed è veramente impossibile additare Severino come non-oggettivo da posizioni che negano la Totalità. Infatti, se tutto è in-fondato, in che modo è possibile pensare di poter dare un valore all'"oggettivo", che, per definizione, è ciò che non è soggetto a interpretazioni? La filosofia è cosa seria. RIGOROSA.
Che è quanto Severino va mostrando dal 1958 almeno. Ed è anche quanto tantissimi pensatori non sono riusciti a negare, perché la stessa negazione della struttura originaria, per essere tale, deve essere fondata, per non risultare, insieme, vera e falsa.
 


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#76 LukakuFakeTroll

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Inviato 07 gennaio 2018 - 10:36

Ok, non neghiamola, si può andare avanti? Si deve tutti per forza passare dall'iniziazione misterica o da tutti i passaggi logici incintrovertibili di Severino e dal discuterne nei tuoi termini con te per sapere cosa ne pensa chi "pensa per lavoro" ad esempio sul GENDER?
È vero che l'universo è uno e siamo fatti di atomi, ma a nessun medico si può chiedere di studiare la matematica della teoria delle stringhe per seguire il paziente diabetico.
E scelgo come analogia la teoria delle stringhe perché tratta del fondamentale ma è ancora distante assai dal concreto e si dirama quanto possono diramarsi i pensieri metafisici di filosofi che partano assieme da Parmenide.

frankie l'unica cosa che mi può interessare è se ci racconti la tua prassi derivata da S., senza necessariamente spiegarne la derivazione. Altrimenti continua nel topic Filosofeggiando e chi vuole ti risponde di là.
A me l'appello di succo interessa, se non puoi rispondere ai nostri bisogni o accettare che la tua risposta non ci interessi, e che le nostre prassi siano quindi in contraddizione con la teoria fondamentale che sottende l'ontologia tua e di S. e che pure noi comunque viviamo, segnàlaci.
Io tra poco schiaccio il bottone di Trump
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#77 Reynard

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Inviato 07 gennaio 2018 - 10:59

È vero che l'universo è uno e siamo fatti di atomi, ma a nessun medico si può chiedere di studiare la matematica della teoria delle stringhe per seguire il paziente diabetico.
E scelgo come analogia la teoria delle stringhe perché tratta del fondamentale ma è ancora distante assai dal concreto e si dirama quanto possono diramarsi i pensieri metafisici di filosofi che partano assieme da Parmenide.
 

 

L'analogia è a rischio di essere fuorviante, perché sembra sottendere che l'ontologia o entra in gioco in tutta la sua forza e purezza parmenidea o non entra in gioco affatto; che è il punto di Severino, in effetti, ma t'assicuro non il mio né quello di molti altri.

Una analogia più vicina a quel che penso io, anche se forse altrettanto fuorviante, è con la matematica: il medico a un certo punto avrà bisogno di far della statistica, per capire gli studi epidemiologici. Non è la stessa matematica della teoria delle stringhe ma è pur sempre matematica.

Fuor di analogia: prendi un esempio molto concreto e molto vicino alla prassi, il problema dell'aborto. A un certo punto della discussione salterà fuori la domanda su cosa è persona, cosa è un essere umano, chi è portatore di diritti, e queste sono domande ontologiche. Pensi che un laico favorevole all'aborto possa discutere con un antiabortista cristiano senza chiedergli che concetto ha della persona e senza confrontarlo con il suo, per capire se ci sono basi comuni? Auguri.

Poi non serve risalire fino alla questione dell'essere e del divenire per iniziare la discussione (anche se frankie ti dirà il contrario: problema suo), ma comunque è ontologia pure quella.

 

Per dire, quante discussioni nelle sezioni artistiche del forum si sono tramutate in dialoghi tra sordi perché i partecipanti non si rendevano conto di avere idee diversissime su cosa sia un'opera d'arte? Poi non serve leggersi "Essere e tempo" prima di essere in grado di articolare una risposta in merito, vero, ma magari "L'origine dell'opera d'arte" dello stesso Heidegger qualche spunto lo dà. E chiudo l'OT e torno all'argomento principale consigliando questo libro (si, lo so, il buon Martin non è vivente, ma vedendo quanti autori viventi partono da lui, specie parlando d'arte, è una lettura da consigliare).


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#78 frankie teardrop

frankie teardrop

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Inviato 07 gennaio 2018 - 11:09

Appurato che senza ontologia non si va da nessuna parte e che la struttura originaria è innegabile, si dica anche questo: ogni discussione che voglia cercare di trovare una strada dentro il percorso nichilistico della nostra società non può fare a meno di interrogarsi su quanto ho esposto più sopra. Detto questo, a me la filosofia non serve come "puro stato della mente", ma come prassi essenziale. E' grazie ad essa, infatti, che ho compreso cher non è assolutamente vero che tutto è interpretabile. Nel senso che ALMENO il mio essere in diretta connessione con il mondo è innegabile. Io non parlo di una separazione tra me e il mondo che, ad un certo punto, viene a risolversi in un nesso. IO parlo di un nesso originario che non è mai "iniziato" (mai è apparsa in me l'inizio del mio essere al mondo) e mai finirà (mai apparirà in me la mia negazione). Dunque, ecco l'esperienza qui ed ora dell'eternità. Avevo, non a caso, citato Meister Eckhart, ma anche Agostino, Plotinbo, Juan de La Cruz, etc., etc., avevano avuto intuizioni in tale direzione. Nessun misticismo di quarta mano, ma esperienza concreta di un fondamento ultimo impossibile da negare, esperienza dell'eternità come impossibilità che "io" sia conteso tra la sua provenienza dal nulla e la sua distruzione. Ecco, quindi, l'esperienza dell'arte come tentativo di "dire" questa intuizione.

Cos'è, poi, la morale senza un fondamento? Nulla. Vedi quello che accade intorno a noi, giorno dopo giorno... in seguito alla progressiva distruzione di tutti gli immutabili.
La percezione della Totalità, inoltre, è la percezione del nostro essere in relazione con il tutto. Un tutto che in me appare, sempre e comunque (interessanti, in tal senso, le inuizioni di Luigi Vero Tarca). Gli uomini lo hanno dimenticato. E vagano senza sosta. Errano. Senza sosta. Contenti di farlo? Amen.
Ma non si pretenda di dire qualcosa di "oggettivo" quando, nello stesso tempo, si nega qualsiasi fondamento. Che, poi, la negazione del fondamento, non si impone essa stesso come unica "verità"? Verità negabile... ma, comunque, percepita come "verità":
 


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#79 bachi

bachi

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Inviato 07 gennaio 2018 - 11:28

(tanto per cominciare,reynard, il post che hai scritto ieri è molto bello. complimenti anche per l'autonomia della ricerca di cui parlavi qualche pagina fa, merita rispetto)

non viene messo in discussione l'oggetto, ma il metodo. tu, giustamente, sostieni il primato della forma matematica sul suo "significato" fisico, ed è proprio quello che alla filosofia viene contestato: la forma. le tue considerazioni mi ricordano quelle che lessi in un pamphlet di alessandro padoa, un allievo di peano:

"when we begin to formulate the theory, we can imagine that the undefined symbols are completely devoid of meaning and that the unproved propositions (instead of stating facts, that is, relations between the ideas represented by the undefined symbols) are simply conditions imposed upon the undefined symbols. Then the system of ideas that we have initially chosen is simply one interpretation of the system of undefined symbols; but from the deductive point of view this interpretation can be ignored by the reader, who is free to replace it in his mind by another interpretation that satisfies the conditions stated by the unproved propositions. And since the propositions, from the deductive point of view, do not state facts, but conditions, we cannot consider them genuine postulates."

l'oggetto è sempre lì, intatto, non sfiorato e non sfiorabile da qualunque indagine umana, e quella scientifica non fa eccezione. sia che lo si identifichi con l'essere (ananke omerica, ka vedico) sia che lo si identifichi con la coscienza (nous, atman).
il varco che si è aperto fra filosofia e ontologia non è causato da un sopraggiunto disinteresse per ciò che è, né da un qualche ridimensionamento delle regole logico-deduttive , ma dalla consapevolezza che le nozioni con cui lavora la filosofia (comprese le discipline che hai elencato) sono spurie. costruire un discorso razionale partendo da postualti imprecisi, non chiari e distinti, lontani dalla struttura su cui la coscienza organizza la realtà : questo è il vizio del procedimento filosofico.

eppure la matematica esaurisce solo una parte dell'esperienza - non comprende certo "tutti i toni di voce , tutti i modi di camminare , di tossire , di soffiarsi il naso , di starnutire" (oppure li comprende solo a livello teorico). sarebbe questo, ci si chiede, il luogo della ricerca filosofica? a mio avviso, la risposta è nuovamente no. l'astrazione , la dimostrazione , la coerenza sistematica sono inutili nell'intuizione delle sfumature del molteplice . questa "altra" ontologia è governata da forme ancora più lontane dall'analisi filosofica di quanto lo siano quelle matematiche, e sono quelle del mito ,del rito e della cosiddetta "arte" (se preferisci una formulazione di nietzsche: del sogno e del gioco). ovvero l'insieme delle funzioni mentali che esemplificano e fissano l'esperienza in miriadi di metafore, e individuano nel caos un ordine non oggettivo ma nemmeno completamente soggettivo [un esempio molto intuitivo è la musica, che esprime una una quantità di proporzioni minute che non possono essere trattate matematicamente , eppure inducono in ciascuno di noi una risposta neurofisiologica, in gran parte non volontaria. "trattare matematicamente" non equivale né allo studio dell'armonia né a una spiegazione biologica del perché alcuni accordi ci piacciono e altri stonano , cosa che prima o poi risuciremo a fare, ma stabilire leggi , modelli che traducano e prevedano lo svolgimento di una sinfonia di mahler , che sarebbe come applicare quelle stesse leggi al "portamento" o all' "amicizia", cioè pazzia].
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#80 Reynard

Reynard

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Inviato 07 gennaio 2018 - 14:12

Considerazioni molto interessanti: sul metodo non mi ero espresso, un po' perché allo stato attuale non esiste un metodo filosofico individuabile (anzi c'è un'anarchia metodologica che ha invaso anche il campo tradizionalmente piuttosto rigoroso della filosofia analitica), un po' perché sono favorevole a un pluralismo metodologico (di logico-deduttivo, nel tardo Wittgenstein, per dire, c'è ben poco). Non vorrei che fosse passata una visione ristretta delle forme che può assumere una domanda ontologica; se è così, è dovuta al fatto che la mia formazione è quella che è e che nell'affrontare certi stili non sono del tutto a mio agio.

Però sollevi questioni importanti.

 

Incidentalmente, visto che hai evocato Vailati, non ho potuto fare a meno di pensare a Peirce, e mi son chiesto che ne avrebbe pensato lui del non 'poter trattare matematicamente' quel che si potrebbe definire l'aspetto 'sensibile' dell'esperienza. Oh, lui sarebbe stato in disaccordo. E no, non nel senso di cercare leggi che prevedano lo svolgimento di una sinfonia. 

 

Però questo è incidentale. Per quanto riguarda invece l'"altra" ontologia che si esprime in metafore, in miti, in riti ecc., non è tema escluso dalla filosofia, anzi. Ricoeur per esempio è andato studiando la "natura del male" impostando la ricerca come uno studio sulle forme di rappresentazione e significazione (culturale, metaforica, mitica) del male. Vado quindi di altro consiglio: "La simbolica del male".

C'è anche Blumenberg che ha indagato le metafore fondamentali con cui l'uomo ha tentato di fissare la sua esperienza. Lui però non l'ho letto quindi non so se consigliarlo.


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La firma perfetta dev'essere interessante, divertente, caustica, profonda, personale, di un personaggio famoso, di un personaggio che significa qualcosa per noi, riconoscibile, non scontata, condivisibile, politicamente corretta, controcorrente, ironica, mostrare fragilità, mostrare durezza, di Woody Allen, di chiunque tranne Woody Allen, corposa, agile, ambiziosa, esperienzata, fluente in inglese tedesco e spagnolo, dotata di attitudini imprenditoriali, orientata alla crescita professionale, militassolta, automunita, astenersi perditempo.




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