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[Monografia] The Coral


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80 replies to this topic

#1 Tom

Tom

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Inviato 29 ottobre 2014 - 20:41

*
POPOLARE

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The Coral
Piccolo grande gruppo di stregoncini lisergici.
Rimediamo alla grave mancanza che non esistesse già un topic a loro dedicato. Devo pur confessare che anch'io li avevo persi di vista da un po' di anni, all'altezza del quarto album. E non per disinteresse o noia, ma perché... boh: capita. Finché qualche giorno fa mi è caduto casualmente l'occhio, anzi l'orecchio su una loro uscita fresca fresca di vecchio materiale, per altro pubblicata il giorno stesso del mio svoltoso genetliaco quarantennale. Un disco bello bello, ancorché con un'atmosfera molto diversa dai primi adorabili dischetti. Tanto è bastato per recuperare quei due dischi che avevo saltato e per riascoltarmi gli altri.

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2002 The Coral
Bombetta atomica d'esordio. Gioiello di revival psichedelico, radioattivo e pazzerello. Filotto di canzoni divertentissime e fulminati, dove già si fa notare la stringatezza della band e risalta il singolone Dreaming of you. Parecchio stralunato, unico ed efficacissimo l'utilizzo in quasi ogni canzone di accenni melodici ispirati alla tradizione russa, una specie di rock del Dottor Stranamore, quasi un'ipotesi di ucronia storica, come se il folk rock anni 60 avesse sognato e trasfigurato in chiave psichedelica steppe e cosacchi almeno quanto fatto con praterie e cowboy cosmici.

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2003 Magic and Medicine
Dimostrano subito di non essere un fuoco fatuo con un altro carosello di canzoni piene di piccole magie, un album che sta al precedente The Coral come Strange Days sta a The Doors: formula sostanzialmente invariata, canzoni meno dirompenti e più sinuose, un clima più posato, ma per tutto il disco spira un'arietta avvolgente e indistinta per certi versi anche più affascinate e allusiva. Espugna il numero 1 delle classifiche inglesi un disco che cita (tipo) Donovan e in cui il tempo sembra essersi fermato al 1966. Grandi.

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2004 Nightfreak and the Sons of Becker
Mini album in tiratura limitata che il gruppo non mette in conto tra le uscite maggiori. In realtà con le sue undici canzoni e la sua mezz'ora scarsa di durata non è tanto più breve degli altri album "normali" e ne ha la stessa densità. Per me è persino una delle loro cose più irresistibili, in cui la laconicità della band giunge a pieno compimento. Undici pillole di minimalismo psichedelico e surrealismo pop, undici porticine aperte su altri mondi e altre epoche per due, massimo tre minuti.

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2005 The Invisible Invasion
Quel che si dice un disco di passaggio, ma senza la connotazione negativa che in genere si da alla definizione. La copertina per una volta non finto-vintage mente sullo stile, che resta retrò, ma indica bene un cambiamento di atmosfere, che si fanno meno "rock nel paese delle meraviglie", ma più noir e pensose. Le canzone si allungano un po', ma continuano ad essere dei maestri nella capacità di creare atmosfere sospese e inquiete nel giro di pochi minuti. Meno circo, più racconto.

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2006 (pubblicato nel 2014) The Curse of Love
Appunto una vecchia raccolta di nastri registrati tra il 2005 e 2006 (quando infatti saltarono l'allora puntuale uscita annuale) per un album comunque molto compatto, uguale e diverso dagli altri. Uguale perché il piccolo mondo antico dei Coral è (era?) sempre quello, diverso perché esplode(va) quell'atmosfera malinconica e crepuscolare solo latente negli altri album. Atmosfere delicate e impeccabili uscite da uno scrigno di autunnalità inglese. Consueta encomiabilmente stringatezza: nove brani, due strumentali e una reprise. Dalla serie triste è bello: gran bel ritorno recupero.

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2007 Roots and Echoes
Se vogliamo il disco che segna la definitiva normalizzazione del sound e di un certo generale incupimento dell'umore. Canzoni piane e orizzontali, prive di quei trabocchetti sonori ed effetti surreali che finora avevano caratterizzato il sound del gruppo. Un disco come da copertina, in bianco e nero, dalle atmosfere notturne e romantiche, un'infornata di pregiatissimo artigianato rock, che non viene considerata un classico solo perché da qualche parte c'è scritto 2007 invece che 1969: quisquillie per gente senza fantasia.

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2010 Butterfly House
Classe e stile sono sempre gli stessi, ma stavolta l'ingranaggio non gira al meglio. Fossero opera di esordienti tanto di cappello per le perle musicali comunque presenti in gran quatità. Ma al cospetto di nobili alchimisti psichedelici come loro è giusto denunciare un po' di stanchezza, qualche trucchetto calligrafico di troppo e persino un po' di stucchevolezza in certi insistiti coretti byrds / beachboys / beatles /-iani finora meglio utilizzati.
Ad oggi l'ultimo loro vero album.
 
Editando di tando in tando...
 
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2016 Distance Inbetween
Per il loro (stavolta vero) ritorno si ripresentano incupiti e piu' morrisoniani che mai, finendo per assomigliare non poco ai loro cug(g)ini di campagna texani Black Angels. Come suggerito dalla copertina un album strutturato un po' stile yin e yang. Un primo blocco di cinque canzoni piuttosto cupe, e un secondo blocco di canzoni, se non proprio solari, meno oscure e claustrofobiche. Il versante "nero", cosmico e aereo, è il migliore, con almeno tre perle (Connector, Chasing The Tail Of A Dream, Beyond The Sun) che vanno a posizionarsi alte nel canzoniere coraliano, ma il livello generale e' alto come sempre.  
 
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2018 Move Through The Dawn
Continuando a giocare il loro gioco di ruolo retromaniaco, fin dalla copertina realizzano scientemente l'album della "decadenza", da immaginari reduci dei loro immaginari anni 60 ora sperduti e un po' indecisi in piu' terreni, ballabili e un po' tamarri anni 70. “Abbiamo provato a tradurre in arte la tipica impressione di decadenza delle band che vanno in merda”, testuali parole. Quindi canzoni da una stanza dell'Hotel California o dalla cabina di un qualche yacht da rock star precocemente invecchiata. Il loro album piu' poppettoso e diretto, ma sempre con materiale di primordine. Decadenza "fake" in tutti i sensi.
 
Spin-off e carriere soliste
 
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Bill Ryder-Jones
2013 A Bad Wind Blows in My Heart
Il primo e finora unico a mollare convintamente il gruppo e' il chitarrista Bill Ryder-Jones, l'unico ad allontanarsi dal psichedelico sole al centro del sistema solare del gruppo e a darsi a un'attitudine indie piu' up-to-date. Per me il suo disco bellone e' il secondo, A Bad Wind Blows in My Heart, parecchio influenzato dal fantasma di Elliott Smith, riletto in chiave molto inglese, con le atmosfere da brughiera stinta e i ricami onirici delle chitarre. Disco lento e mormorante con ogni canzone splendidamente ricamata. Ha il curioso andamento di iniziare malinconico e dimesso per chiudersi con le canzoni più allegre (o meglio meno tristi), quando in genere gli album musicali scelgono lo sviluppo opposto.
 
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Ian Skelly
2012 Cut From A Star
Il capolavoretto solista se lo aggiudica il batterista fratello del cantante, quello che del resto anche nell'incarnazione dei Serpent Power resta piu' fedele allo stile dei Coral, forse in una variante un pelo piu' baroque e romanticheggiante di quella del gruppo. Quindi dieci pillole musicali per passeggiate mano nella mano con ragazze con occhi da caleidoscopio e voletti con uccelli di fuoco in cieli di carta. Se uno qualsiasi dei due Gallagher (ma piu' presumibilmnte Noel) se ne ucisse con un disco ispirato solo la meta' di questo vincerebbe un nobel per la pace.
 
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James Skelly & The Intenders
2013 Love Undercover
Primo e finora unico disco solista del cantante, lontano dalle sonorità del gruppo, con un deciso spostamento su sonorità bluesy e soul. Dalle nebbioline colorate tutte 60s del gruppo si passa infatti alla polvere e il sudore dei 70s americani, ma la manina fatata per ganci melodici di irresistibile irresistibilità è evidentemente la stessa. Vanno in scena quei 70 che sognavano gli happy days perduti dei 50, quindi con ombre dell'Innominabile, di Tom Petty e di Willy DeVille, ma si trovano tracce di un po' tutta la più alta scuola "on the road" dell'epoca dei pantaloni zampa. Nonostante l'urenda copertina, un album molto cool.
 
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Serpent Power [Ian Skelly + Paul Molloy] 
2015 Serpent Power
2017 Electric Looneyland
Side-band del prolifico batterista col nuovo chitarrista della band. Entrambi gli album sono due tesoretti che forniscono un adorabile psico-rock da ascoltare in casa della famiglia Addams per i party di halloween, con un sacco di riferimenti all'horror e all'immaginario macabro-gentile. Per entrambi i titoli i virtuali "lati A" sono un tripudio di delizie e suggestioni, mentre i sempre virtuali "lati B" calano un po', ma e' un calo da mettere in relazione all'eccellenza delle partenze, colore e divertimento non scendono di una tacca.
 
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Nick Power
2017 Caravan
Da non credere, ci si mette pure il tastierista e pure lui sforna un gioiellino. Un disco al lume di candela, mezz'ora di puro incanto, languore e malinconia neo-hippie. Canzoni alle spezie secondo l'antica ricetta al "prezzemolo, salvia, rosmarino e timo" di Simon & Garfunkel, una magia che in questi tempi cinici fa tanto sorridere, ma che pochissimi hanno saputo rievocare. Bizzarro il recupero "I Talk To The Trees", canzone cantata da Clint Eastwood(!) in "La ballata della citta' senza nome".


  • 18

#2 veryc

veryc

    E i ramo' ?

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Inviato 29 ottobre 2014 - 20:55

Loro non li conosco, ma Dreaming of you è la colonna sonora di una delle scene televisive che mi abbia più scombussolato:

 

 

Tom io voglio essere come te a quarant'anni


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Ha già fatto tutto Black Mirror

 


#3 Sleepyhead

Sleepyhead

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Inviato 29 ottobre 2014 - 21:47

The Curse of Love proviene dalle sessioni di The Invisible Invasion, prodotto da Geoff Barrow, in sostanza sono in una pausa indefinita e si sono dedicati a progetti solisti.

 

L'addio di Bill Ryder-Jones all'altezza del terzo disco ha inciso negativamente su questa band che rimane comunque più che dignitosa, Butterfly House è molto bello, sei stato troppo severo.

 

Il primo disco è favoloso, ma se si prova a fare un best of della band ci si ritrova in mano delle gran belle cose.


  • 1

"Dovete vedere noi, perché la televisione non vi fo' far crescere quando fa le sue trasmissioni, ve vo' tene boni; la televisione non ve vo' fa capire, ve vo' addormentà. Questa trasmissione, discute e vi fa discutere dei vostri problemi perché vedete - guardate che bell'abito che c'ho, ho una casa al mare - HO mi guardate, o io me ne vado, ma me dovete guardà in tanti e vi dovete sentire il dovere IL DOVERE, perchè io a causa VOSTRA, c'ho rimesso MILIARDI per divve aaverità."


#4 Tom

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Inviato 29 ottobre 2014 - 22:25

The Curse of Love proviene dalle sessioni di The Invisible Invasion, prodotto da Geoff Barrow, in sostanza sono in una pausa indefinita e si sono dedicati a progetti solisti.


Ah, peccato. Correggo subito.
In effetti mi sembrava strano fosse spuntato fuori così all'improvviso, ma non sono andato a cercare notizie. Comunque che un disco del livello di The Curse of Love sia (quindi) un disco di "scarti" la dice lunga su come all'epoca avessero un tocco speciale.


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#5 Sleepyhead

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    Classic Rocker

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Inviato 29 ottobre 2014 - 22:57

Sai cosa, non ho mai recuperato i primi due ep che anticiparono l'esordio, ma ho sempre pensato potessero contenere belle cose.


  • 0

"Dovete vedere noi, perché la televisione non vi fo' far crescere quando fa le sue trasmissioni, ve vo' tene boni; la televisione non ve vo' fa capire, ve vo' addormentà. Questa trasmissione, discute e vi fa discutere dei vostri problemi perché vedete - guardate che bell'abito che c'ho, ho una casa al mare - HO mi guardate, o io me ne vado, ma me dovete guardà in tanti e vi dovete sentire il dovere IL DOVERE, perchè io a causa VOSTRA, c'ho rimesso MILIARDI per divve aaverità."


#6 Carlo86

Carlo86

    mainstream Star

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Inviato 30 ottobre 2014 - 00:01

Il primo album è tra i migliori degli anni zero.
  • 1
"Non possiamo parlare di Dio, o come preferisci chiamarlo, ma soltanto della nostra reazione a esso. Allo stesso modo, non penso che si possa parlare della musica, ma di una reazione soggettiva a essa" (Barenboim)

#7 good vibrations

good vibrations

    Utente in cerca di nuovi stampi per il rock

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Inviato 30 ottobre 2014 - 07:00

Dico solo che Roots & Echoes è un gran bel disco e molto sottovalutato.

Li vidi pure live nel 2005 mi pare, aprirono per gli Oasis al forum di Assago
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#8 good vibrations

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Inviato 30 ottobre 2014 - 07:09

Top 5 songs
Dreaming of you
Pass it on
Bill McCai
In the morning
Jacqueline (la mia preferita)
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#9 cool as kim deal

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Inviato 30 ottobre 2014 - 08:33

Qual è il loro video in cui bruciano una specie di fantoccio di notte?


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#10 Tom

Tom

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Inviato 30 ottobre 2014 - 08:51


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#11 vegeta851

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    Enciclopedista

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Inviato 30 ottobre 2014 - 10:24

ma nessuno dice che la voce del cantante è uguale-uguale a quella di Ian McCulloch degli Echo & The Bunnymen (e un po' simile a quella di Jim Morrison)

 

Comunque un'ottima band che ho perso di vista dopo "The Invisible Invasion", forse si è un po spento l'hype, ma non fatico a credere abbiano continuato a produrre cose interessanti


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#12 Un solo genere di Garp

Un solo genere di Garp

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Inviato 30 ottobre 2014 - 11:19

Gruppo che ho adorato per diverso tempo fino a The Invisible Invasion

Fenomenali

Dopo li ho un pò persi

Ottimi anche i due dischi solisti di Bill Ryder-Jones

Dopo i primi due hanno perso un pò di hype o sbaglio? Non dico sia sottovalutati ma vengono citati poco rispetto ad altre band che si rifacevano musicalmente a quei sixties


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"Garp sei un pochino troppo monotematico coi gusti secondo me."
 
"Io sono tutto ciò che vale. Non sono uno come Garp che ascolta solo un genere."
 
"Che imabarazzante battuta e due cretini ti hanno dato pure i più riparatori. Sei sempre fortunato, prima o poi ti arriverà una mazzata in testa riparatrice spero."
 
"Echheccazzo gdo cresciuto che nin sei altro."
 
"Coglione"
 
"Ma basta sto tipo di musica da sfattone finto dai"
 
 

 


#13 cool as kim deal

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Inviato 30 ottobre 2014 - 11:57

La maledizione dei Gomez


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#14 mueller80

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Inviato 30 ottobre 2014 - 12:09

bel topic

 


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#15 cool as kim deal

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Inviato 30 ottobre 2014 - 12:13

Minchia 3 euro Magic and medicine, massimo 4 euro gli altri su Play.com.. E che palle, non ho mai pace...


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#16 Un solo genere di Garp

Un solo genere di Garp

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Inviato 30 ottobre 2014 - 15:42

Tra l'altro dalla loro etichetta discografica, la Deltasonic, uscirono altre cose parecchio carine tipo l'esordio degli Zutons, il primo gruppo di Miles Kane, Candie Payne ma anche robe orrende tipo i Dead 60s

Cmq gran bel periodo revival a Liverpool in quegli anni

Lee Mavers faceva proseliti, giustamente


  • 0
"Garp sei un pochino troppo monotematico coi gusti secondo me."
 
"Io sono tutto ciò che vale. Non sono uno come Garp che ascolta solo un genere."
 
"Che imabarazzante battuta e due cretini ti hanno dato pure i più riparatori. Sei sempre fortunato, prima o poi ti arriverà una mazzata in testa riparatrice spero."
 
"Echheccazzo gdo cresciuto che nin sei altro."
 
"Coglione"
 
"Ma basta sto tipo di musica da sfattone finto dai"
 
 

 


#17 Lucamaioli80

Lucamaioli80

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Inviato 30 ottobre 2014 - 17:16

Tom, i primi tre li ho ascoltati e amati a suo tempo. Poi anche io li ho abbandonati (non so perchè). Della produzione successiva cosa mi consigli di recuperare?

 

 

 

 

The Curse of Love proviene dalle sessioni di The Invisible Invasion, prodotto da Geoff Barrow, in sostanza sono in una pausa indefinita e si sono dedicati a progetti solisti.


Ah, peccato. Correggo subito.
In effetti mi sembrava strano fosse spuntato fuori così all'improvviso e a così breve distanza del disco solista (carino, un po' anonimo) del cantante, ma non sono andato a cercare notizie. Comunque che un disco del livello di The Curse of Love sia (quindi) un disco di "scarti" la dice lunga su come all'epoca avessero un tocco speciale.


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#18 Tom

Tom

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Inviato 31 ottobre 2014 - 09:22

Tom, i primi tre li ho ascoltati e amati a suo tempo. Poi anche io li ho abbandonati (non so perchè). Della produzione successiva cosa mi consigli di recuperare?


Come ho scritto l'unico che mi lascia un po' perplesso è Butterfly Home, che pure ha i suoi momenti e i suoi estimatori.
Il resto mi sembra tutto di gran pregio, The Curse of Love compreso. L'unica "avvertenza" è che rispetto ai primi, da The Invisible Invasion in poi, diventano meno aggressivi e surreali, ma più eleganti e malinconici, meno Doors e più Moody Blues diciamo.

Mueller: video bellissimo quello. Non lo conoscevo, grazie.
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#19 suche

suche

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Inviato 12 febbraio 2015 - 10:52

stavo ascoltando in radio "In the Morning" e alcuni passaggi come la voce mi hanno ricordato gli Spirit :blink:

 

non li conosco, ma leggo che hanno influenze sixities americane quindi ci può stare no?

darò un'ascoltatina...


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Caro sig. Bernardus...

Scontro tra Titanic


#20 Tom

Tom

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Inviato 23 giugno 2015 - 20:18

James_Skelly_and_The_Intenders_Love_unde
 
2013 James Skelly & The Intenders Love Undercover
La mia Lei è ancora oltreoceano, quindi sarà la prima estate da 12 anni a questa parte che passerò da single. Presumibilmente anche l'ultima. Gli amici son tutti in galera (dicesi anche "a casa coi figli"). Urge quindi colonna sonora per uscite solitarie con la vespa e giornate al lago di Garda (eh, dura la vita a volte...). Niente roba allegra (che volgarità), ma diciamo malinconicamente solare. In cerca di ciò mi sono imbattutto nel primo e finora unico disco solista dell'ex-cantante degli intestatari del topic.
Lo avevo ascoltato all'uscita, ma l'avevo trovato troppo lontano dalle sonorità del gruppo, cosa d'altra parte verissima, visto il deciso spostamento su sonorità bluesy e soul.
Epperò oggi lo riscopro dischettone parecchio figaccione. Dalle nebbioline colorate tutte 60s del gruppo si passa alla polvere e il sudore dei 70s americani, ma la manina fatata per ganci melodici di irresistibile irresistibilità è evidentemente la stessa. Diciamo quei 70 che sognavano gli happy days perduti dei 50, quindi con ombre dell'Innominabile, di Tom Petty ("Turn Away") e di Willy DeVille ("You and I"), ma si trovano tracce di un po' tutta la più alta scuola "on the road" dell'epoca dei pantaloni zampa. "Set You Free" forse l'unica che sarebbe potuta stare su un album dei Coral. Assolutamente da riscopire e recuperare. (Nonostante la copertina piuttosto bruttina.)
 
Poi mò mi ascolto anche i due dischi solisti del chitarrista.
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