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Mestieri In Via Di Estinzione: Il Giornalismo


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561 replies to this topic

Sondaggio: Mestieri In Via Di Estinzione: Il Giornalismo (86 utente(i) votanti)

Qual è il vostro rapporto con i giornali?

  1. Acquisto un quotidiano al giorno (1 voti [1.16%])

    Percentuale di voti: 1.16%

  2. Ne acquisto anche più di uno (o un quotidiano + un settimanale) (4 voti [4.65%])

    Percentuale di voti: 4.65%

  3. Sono abbonato a un quotidiano online (1 voti [1.16%])

    Percentuale di voti: 1.16%

  4. Li compro raramente, ma li leggo gratis online (30 voti [34.88%])

    Percentuale di voti: 34.88%

  5. Votato Non li compro mai, ma li leggo gratis online (34 voti [39.53%])

    Percentuale di voti: 39.53%

  6. Non li compro mai e non li leggo neanche gratis online (16 voti [18.60%])

    Percentuale di voti: 18.60%

Voto I visitatori non possono votare

#1 Claudio

Claudio

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Inviato 30 agosto 2014 - 10:19

Non ricordo se ne abbiamo mai parlato altrove in modo complessivo, mi incuriosiva comunque sapere qual è il vostro rapporto con i giornali e con un mestiere che si sta trasformando ormai in modo irreversibile in qualcos'altro. In sintesi: come vi ponete con l'informazione e come vedete il futuro del giornalismo in Italia?
A me, ad esempio, pare non improbabile un futuro che vede al centro il solito duopolio Corriere-Repubblica, seppur "dimagrito", circondato da una galassia di giornali locali, con il progressivo cedimento di tutte le testate intermedie, che già ora sono quelle più in affanno. Non credo di svelare misteri se vi racconto che Il Messaggero a Roma, ormai, ha numeri minimi e continua a vivere nel circolo vizioso "tagli-prepensionamenti-assunzioni zero", col risultato che, di fatto, a un paio di generazioni è stato precluso l'ingresso in redazione, soprattutto in ruoli dirigenziali (a parte il mio ex-direttore e pochi altri).

Sul fronte digitale, invece, ho l'impressione che stiamo attraversando un'epoca che altrove è stata vissuta almeno 10-15 anni fa, quindi sarebbe interessante ad esempio conoscere qualche testimonianza diretta di chi vive in paesi che viaggiano avanti (Usa, Uk, Germania), per capire quanto stiamo indietro e cosa ci aspetta nei prossimi anni.

E poi: è irreversibile anche lo scadimento della qualità dell'informazione (processo degli ultimi vent'anni), o grazie a internet e al digitale in genere si può sognare un'inversione di tendenza? Domanda alla quale si oppone un'altra, terribile realtà dell'informazione italiana: i siti dei quotidiani pensano quasi solo ai numeri e hanno capito che il trash è l'unica via per ottenerli, almeno nel breve periodo.
  • 1

#2 Tony Cooper

Tony Cooper

    Venerato Maldestro

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Inviato 30 agosto 2014 - 10:39

Il giornale quotidiano non serve a nulla ormai.
Così come il telegiornale istituzionale (quello delle 13 o delle 20).

Anche senza internet per sapere quello che avviene in tempo reale basta accendere Rainews, tgcom, cnn, bbc, bloomberg tv.
Quindi io comprerei un giornale (non ne compro mai) se fosse un settimanale di VERO e serio APPROFONDIMENTO culturale.

Cioè una versione meno politicizzata e tettoculista di panorama/espresso se esistesse o volendo essere più precisi comprerei una ipotetica edizione italiana di The economist.
Proprio da quando ho letto le prime volte The economist (che non parla solo di economia ma soprattutto di politica) che ho capito che dei giornali italiani non me ne faccio niente.

Limes ecco mi piace, una edizione "light" ed espressa (a cadenza settimanale e non bimestrale) lo comprerei.
  • 2

mea tulpa


#3 ArchieFisher

ArchieFisher

    pacato come il vecchio che ho in avatar da 50 anni

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Inviato 30 agosto 2014 - 10:41

Io leggo tutti i giorni linkiesta, che oramai è diventato il mio giornale di riferimento un po' per tutto tranne che per le news (ha solo articoli di approfondimento).
Purtroppo so anche che è a rischio fallimento.

Gli altri quotidiani online (o versioni online di giornali cartacei) li considero di livello ampiamente inferiore, articoli poco interessanti e banali, sono oramai buoni solo per le news, o per leggere articoli di approfondimento che non approfondiscono nulla, ma semplicemente fanno propaganda di una certa linea editoriale.
Il Post comunque mi sembra uno dei meno peggio.

I quotidiani cartacei, non li considero neanche più, leggo solo ogni tanto al bar la gazzetta dello sport.

Così come il telegiornale istituzionale (quello delle 13 o delle 20).

Io se voglio sentire le notizie mentre ceno metto sempre un canale all news.
  • 1
Life was never better than
in nineteen sixty-three

Ogni vita ha peso e dimenticanza calcolabili

"What kind of music do you usually have here?"
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#4 khonnor

khonnor

    xy

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Inviato 30 agosto 2014 - 11:33

Provo a elaborare un post decente.

L'intervento di Tonysuper per me è nosense asd

Quanta fluidità c'è nel meccanismo attraverso il quale le persone in Italia si informano? Poco. Internet ha cambiato qualcosa in tal senso? Abbastanza. In pratica i consumi mediali, relativamente al livello informativo, tendono ad essere piuttosto standardizzati aka

[a] i giovani [15/35] si "informano" su internet / non comprano giornali
[b] i più vecchi [40+] standardizzano la loro maniera di informarsi

Due dati importanti, uno scontato: i nativi digitali sono quelli nati negli anni 90. L'altro: la diffusione dell'adsl in Italia [dal 2005 in maniera più capillare] ad ora raggiunge solamente poco più del 50% della popolazione.

Quindi perché si vendono meno giornali? C'entra qualcosa internet? Per me qualcosa c'entra ma non così tanto, visto quanto sopra. Le ragioni principali sono: il boom delle free press [lette infatti da persone che non hanno grosse necessità informative se non quelle di prendere bocconi di tutto, zero approfondimento], la congiuntura economica e il male che affligge storicamente il giornalismo italiano: la centralità della politica [non un caso che il precipitare delle tirature coincida con tutta quella roba chiamata antipolitica].

Scrivo qualche punto scollegato, magari può fungere da spunto di riflessione

+ Repubblica faceva di tiratura 700k la domenica, ora forse ne fa 450k. Le persone non sono più disposte a pagare per leggere le stesse cose, in un mercato saturo e che offre sempre le solite informazioni.

+ Quando il contenuto migliore [sono serio] e più visitato di Repubblica.it è la colonna di destra, io mi farei due domandine

+ L'unico esperimento di successo del mercato imprenditoriale legato al giornalismo è stato purtroppo Il Fatto Quotidiano

In conclusione. Per me ci sarebbe da fare un discorso di ampio respiro sulla qualità dell'informazione e su che tipo di richiesta viene posta in essere. A mio modo di vedere il mercato del giornalismo in Italia, per come è ora, non ha necessità di essere "riformato" per un semplice motivo: non fotte a nessuno.
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noncuranti della fine, del calore, di poterci sciogliere.

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#5 marz

marz

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Inviato 30 agosto 2014 - 11:39

Ma "Il Fatto" è stato davvero tutto sto successo imprenditoriale? (Tu ne saprai senz'altro più di me, avendoci lavorato)
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#6 Claudio

Claudio

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Inviato 30 agosto 2014 - 11:45

Ottima analisi, Alberto, ma su un punto, che mi chiama inevitabilmente in causa, devo contraddirti

Le ragioni principali sono: il boom delle free press [lette infatti da persone che non hanno grosse necessità informative se non quelle di prendere bocconi di tutto, zero approfondimento], la congiuntura economica e il male che affligge storicamente il giornalismo italiano: la centralità della politica [non un caso che il precipitare delle tirature coincida con tutta quella roba chiamata antipolitica].


Le free press, che sono state effettivamente uno dei media di successo a inizio decennio Zero, attraversano un momento durissimo. Non a caso ha chiuso City, il free press del Corriere, più molti altri minori. Ed è inutile dirti che la situazione di Leggo e Metro, i due principali concorrenti attuali, è molto critica: la crisi ha inciso brutalmente sulla pubblicità, che è l'unica fonte di queste testate, e gli effetti li puoi facilmente immaginare (a Metro sono in solidarietà e hanno tagliato l'inimmaginabile, noi a Leggo abbiamo chiuso sei redazioni e usciamo ormai solo a Roma e Milano). Oltre tutto, la diffusione dei free press è stata drasticamente tagliata anche per tiratura e distribuzione: ormai è quasi proibitivo riuscire a leggerne uno se non prendi la metro e in un orario tra le 7 e le 8.30.
Insomma, non credo che sia la concorrenza dei free press, ormai, a danneggiare i quotidiani a pagamento. Ho qualche dubbio che sia anche l'eccessiva autoreferenzialità politica (anche se indubbiamente è un fattore che ha inciso in questi anni). Per me internet invece pesa tanto, ma non solo dal punto di vista dell'informazione classica: anche un social media come Facebook, per dire, per me ha sottratto tante attenzioni dedicate ai giornali. E ti dirò di più: fa concorrenza persino alla free press, perché in metro ho l'impressione ormai che sono più quelli che smanettano col cellulare di quelli che si leggono avidamente Leggo o Metro.
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#7 debaser

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Inviato 30 agosto 2014 - 11:52

perché in metro ho l'impressione ormai che sono più quelli che smanettano col cellulare di quelli che si leggono avidamente Leggo o Metro.


Questo è banale quanto verissimo: quando non avevo smartphone e/o kindle mi leggevo 3 o 4 giornaletti freepress al giorno, tutto quello che c'era me lo ciucciavo.
Una volta (5+ anni fa) andavano a ruba, c'erano i tizi che li distribuivano ovunque.
Adesso quasi non saprei dire se esistono ancora*. E non vedo nessuno che li legge.

*(ancora le gabbiette nelle metro ci sono, spesso vuote: una volta era perché finivano subito)
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Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un'enciclopedia cinese che s'intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s'agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
 
non si dice, non si scrive solamente si favoleggia


#8 debaser

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Inviato 30 agosto 2014 - 11:58

Ma "Il Fatto" è stato davvero tutto sto successo imprenditoriale? (Tu ne saprai senz'altro più di me, avendoci lavorato)


Conosco una ragazza che ci lavora. Me ne ha parlato molto vagamente, ma online credo vada bene (e mi diceva che le analisi sui contenuti che tirano di più sono impetose), mentre su carta non faccia una sega.
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Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un'enciclopedia cinese che s'intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s'agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
 
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#9 Steamed Hams

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Inviato 30 agosto 2014 - 12:00

compro e leggo solamente giornali locali , quelli nazionali mai , li spulcio qualche volta quando sono al bar a fare colazione.
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#10 khonnor

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Inviato 30 agosto 2014 - 12:03

Ma "Il Fatto" è stato davvero tutto sto successo imprenditoriale? (Tu ne saprai senz'altro più di me, avendoci lavorato)


Per me è un successo per due motivi fondamentali:

1. ha settato una qualità informativa differente. non ho detto migliore o peggio, ma appunto differente. personalmente è un giornale che non leggerei mai. la differenziazione dell'informazione mi pare il problema più grosso. e il fatto ha risposto ad un buco di mercato evidente.
2. un giornale che, nel giro di quattro anni, fa 50k copie [in flessione] ma 400k visitatori unici giornalieri sul sito [+ quotazione in borsa, ma forse qui interviene Ortodosso e mi dice che non c'entra un cazzo] e soprattutto l'essere elevati a interlocutori del dibattito culturale [dio che sto dicendo] per me significano successo.

Conosco una ragazza che ci lavora. Me ne ha parlato molto vagamente, ma online credo vada bene (e mi diceva che le analisi sui contenuti che tirano di più sono impetose), su carta non fa una sega.


Esatto. curiosità, chi è la topina?

...


Vero, ma la crisi delle free press mi è iniziata a partire dal 2010 mi pare di poter dire. Io setterei l'annaspare dei quotidiani ben prima, a partire dal 2004-2005. In quel buco lì, per me è fuori di dubbio che le free press abbiano contribuito.
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#11 debaser

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Inviato 30 agosto 2014 - 12:06


Conosco una ragazza che ci lavora. Me ne ha parlato molto vagamente, ma online credo vada bene (e mi diceva che le analisi sui contenuti che tirano di più sono impetose), su carta non fa una sega.


Esatto. curiosità, chi è la topina?


Non credo tu la conosca: redazione Milano, ha cominciato pochi mesi fa e non fa la giornalista (fa roba "tecnica" -- più o meno).
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Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un'enciclopedia cinese che s'intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s'agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
 
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#12 cool as kim deal

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    Utente contro le bonus track

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Inviato 30 agosto 2014 - 12:14

Questa estate ho comprato un paio di volte Internazionale e i contenuti mi sono piaciuti talmente che credo che comprerò un tablet col fine principale di abbonarmi. Scelgo il "virtuale" perché altrimenti sarei pieno di carta e poi col lavoro che faccio non avrei proprio tempo di leggere assiduamente.
Mai comprato giornali cartacei, salvo raramente La Stampa( viaggi in aereo robe così).
Per il resto spesso parto da link pubblicati sul forum.
Giornali gratis: ho una posizione che ammetto essere paranoica es anche un po' ridicola: ho smpre visto la gratuità come la possibilità di diffondere una linea(politica ad esempio) molto capillarmente grazie appunto alla distribuzione ed al fatto che con la scusa che è gratis tutti leggono. Qua a Milano ad esempio ce n'era uno, non ricordo più come si chiama, abbastanza tendente a destra
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FATE TORNARE LO SPECCHIETTO DI RYM IN FIRMA

 


 

 

#13 Max Stirner

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Inviato 30 agosto 2014 - 12:44

a che serve comprare un giornale quando ti colleghi su fb/twitter e tutti dicon tutto e di piu?
e i vecchi che li compran nel frattempo stan morendo
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"Ho abituato i miei occhi al sangue." Georg Büchner


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#14 strafanich

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Inviato 30 agosto 2014 - 12:45

A parte il gratis non gratis io sono abbastanza d'accordo con quanto dicono qui http://www.ilpost.it...giornali-carta/
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#15 Max Stirner

Max Stirner

    Scaruffiano

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Inviato 30 agosto 2014 - 12:47

Immagine inserita
insomma l'online è fuffa
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"Ho abituato i miei occhi al sangue." Georg Büchner


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#16 geeno

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Inviato 30 agosto 2014 - 13:03

Ma infatti se vogliamo parlare del lato economico della crisi, oltre ai dati sulle vendite bisogna assolutamente considerare gli introiti pubblicitari. Da cui emerge non solo che sono in calo vertiginoso da ben oltre 10 anni (e vabbé) ma anche che o qualcuno dentro alle redazioni capisce come fare soldi con l'online (non ci spero molto) oppure ciao giornali.
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#17 Claudio

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Inviato 30 agosto 2014 - 13:35



Conosco una ragazza che ci lavora. Me ne ha parlato molto vagamente, ma online credo vada bene (e mi diceva che le analisi sui contenuti che tirano di più sono impetose), su carta non fa una sega.

Esatto. curiosità, chi è la topina?

Non credo tu la conosca: redazione Milano, ha cominciato pochi mesi fa e non fa la giornalista (fa roba "tecnica" -- più o meno).


A proposito di FattoQuotidiano,it, in redazione ora a Milano c'è anche un nostro ex, nonché mio compagno di scrivania fino a qualche mese fa: http://ext.ilfattoqu...x.html#pasciuti Per caso l'hai conosciuto, Alberto?

Giornali gratis: ho una posizione che ammetto essere paranoica es anche un po' ridicola: ho smpre visto la gratuità come la possibilità di diffondere una linea(politica ad esempio) molto capillarmente grazie appunto alla distribuzione ed al fatto che con la scusa che è gratis tutti leggono. Qua a Milano ad esempio ce n'era uno, non ricordo più come si chiama, abbastanza tendente a destra


Pensa che Leggo ha la paranoia opposta: evitare qualsiasi esposizione politica. Paranoia proseguita con tre direttori diversi, molto diversi asd
In realtà per sua natura un giornale free press deve puntare al pubblico più ampio, sia di lettori che di inserzionisti, quindi connotarsi troppo politicamente può essere rischioso: almeno questa era l'idea di base, poi non sono affatto convinto che sia giusta.

Quanto all'online-fuffa, dal punto di vista economico sono pienamente d'accordo: il gruppo in cui lavoro dovrebbe essere teoricamente il quarto nazionale, ha buoni numeri (soprattutto Leggo e il Messaggero) in termini di traffico/visite, ma le entrate pubblicitarie sono ancora meno di un quinto di quelle che arrivano dalla carta.
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#18 paloz

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Inviato 30 agosto 2014 - 13:40

Leggo Lercio.
Non è del tutto una battuta.
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I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#19 Claudio

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Inviato 30 agosto 2014 - 13:44

Leggo Lercio.
Non è del tutto una battuta.


No che non lo è... asd (ma stenderei un velo pietoso onde evitare di farmi licenziare). Quello che tengo sempre a ribadire è che giornale cartaceo e sito sono entità completamente autonome e differenti. E mi fermo qua :firuli:
Resta il fatto che nonostante numeri realmente clamorosi, non sono mai riusciti a far decollare la pubblicità online. Fatto che parzialmente mi consola in ottica OndaRock: noi almeno non abbiamo una concessionaria con venti impiegati che lavorano ogni giorno solo a questo.
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#20 geeno

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Inviato 30 agosto 2014 - 13:58

C'è anche da dire che nei grossi gruppi editoriali amministrazione, marketing e pubblicità sono dei freni incredibili alle novità, roba che se chiedi a uno abituato a fare tre fotocopie di farne quattro ti guarda come fossi un marziano. Di contro abbiamo redazioni che negli ultimi 20 anni sono state costrette a rincorrere un mondo e un modo di lavorare che cambiavano a vista d'occhio senza avere neanche i tempo di fermarsi a riflettere e a chiedersi "cosa stiamo facendo" (con tutta una serie di responsabilità dei giornalisti, vecchi e giovani, in redazione passano in cavalleria robe da non credersi).



Altro argomento: data per buona la crisi dei quotidiani, mi piacerebbe conoscere la situazione dei settimanali generalisti. Qualcuno compra ancora Espresso e Panorama?
  • 0




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