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Shame (Steve Mcqueen, 2011)


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106 replies to this topic

#21 Norman Bombardini

Norman Bombardini

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Inviato 21 gennaio 2012 - 13:14

si è lasciato vedere anche se non ne sono rimasto entusiasta, bravi entrambi gli attori e anch'io adoro la Mulligan
due cose:
- non vedo nessi con il libro Il lamento di Portnoy di Roth che ricordo come piuttosto divertente e cazzone;
- per me è chiaro che fratello e sorella di Shame hanno avuto un comune passato di abusi subiti da ragazzi (per me sessuali ma potrebbero essere stati anche solo tante botte e sevizie), le poche frasi a cui si allude sono chiarissime, così come i segni di lacci che porta sul polso Sissy, lui che non riesce ad amare, altre scene (lei che vuole dormire con lui, il fatto che lei si ritenga legata a lui da qualcosa che va oltre la parentela, ecc.). Non so quanto sia rilevante ma secondo me è l'unica spiegazione, non ne vedo altre.
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#22 sokurov

sokurov

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Inviato 21 gennaio 2012 - 14:32

- non vedo nessi con il libro Il lamento di Portnoy di Roth che ricordo come piuttosto divertente e cazzone;


si però, nel suo stile giocoso c'è anche tutta la solitudine e il dramma di un uomo realizzato dal punto di vista lavorativo ma che è investito da continue pulsioni, a volte ripugnanti (e per rendere l'idea di questo frangente ho chiamato in causa Baudelaire).
Non intendevo confrontarmi sulla tematica religiosa e antisemita che è un po' il vero nucleo del libro.


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#23 - laura palmer -

- laura palmer -

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Inviato 22 gennaio 2012 - 17:20

A me risulta invece più probabile l'ipotesi di una fantasia incestuosa.


A parte che sono completamente d'accordo con quello che scrivi, anche a me è venuto in mente ciò. Sulla questione del passato credo che SMQ lanci dei flash che possono far pensare a fantasie incestuose o a problemi famigliari, ma in entrambi i casi non è necessario specificare perché quello che importa è che entrambi (sia nell'iperemotività che nell'anaffettività) sono il prodotto della società contemporanea. Due facce opposte della stessa solitudine. Si è provato a interpretare quel ''non siamo cattivi, ma veniamo da un brutto posto" cercando una collocazione geografica e psicologica al "brutto posto". Un brutto posto che, secondo me, può essere qualsiasi brutto posto all'interno di una società dall'accezione routinaria, che riempe di stimoli, ma ti svuota di contenuti e sia Sissy che Brandon cercano di colmare questo vuoto. Quando alla radio si bisbiglia della storia di Strauss-Kahn, è lì che SMQ colloca nel tempo la storia di Brandon, che non è solo cinematografica, ma specchio del nostro tempo.
Io non ci ho visto nessun moralismo, ma ho apprezzato tanto il disvelarsi della dimensione tragica della sessualità, che nella sua accezione patologica, perde di ogni erotismo. Lo spettatore non ha di fronte delle immagini seduttive pur nella loro carnalità, ma si immerge in un mondo meccanicistico, in cui ogni azione è figlia e apostata della vacuità
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#24 sokurov

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Inviato 22 gennaio 2012 - 18:34


A me risulta invece più probabile l'ipotesi di una fantasia incestuosa.


A parte che sono completamente d'accordo con quello che scrivi, anche a me è venuto in mente ciò. Sulla questione del passato credo che SMQ lanci dei flash che possono far pensare a fantasie incestuose o a problemi famigliari, ma in entrambi i casi non è necessario specificare perché quello che importa è che entrambi (sia nell'iperemotività che nell'anaffettività) sono il prodotto della società contemporanea. Due facce opposte della stessa solitudine. Si è provato a interpretare quel ''non siamo cattivi, ma veniamo da un brutto posto" cercando una collocazione geografica e psicologica al "brutto posto". Un brutto posto che, secondo me, può essere qualsiasi brutto posto all'interno di una società dall'accezione routinaria, che riempe di stimoli, ma ti svuota di contenuti e sia Sissy che Brandon cercano di colmare questo vuoto. Quando alla radio si bisbiglia della storia di Strauss-Kahn, è lì che SMQ colloca nel tempo la storia di Brandon, che non è solo cinematografica, ma specchio del nostro tempo.
Io non ci ho visto nessun moralismo, ma ho apprezzato tanto il disvelarsi della dimensione tragica della sessualità, che nella sua accezione patologica, perde di ogni erotismo. Lo spettatore non ha di fronte delle immagini seduttive pur nella loro carnalità, ma si immerge in un mondo meccanicistico, in cui ogni azione è figlia e apostata della vacuità


Non posso che essere d'accordo su tutto quello che hai scritto. Il volto dilaniato dal dolore di Fassbender mentre guarda diritto in macchina da presa nella sequenza del menage a trois è un'immagine che non si cancella facilmente...
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#25 marz

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Inviato 22 gennaio 2012 - 19:13

Sono andato a rivedermelo. Stavolta da solo e mi è piaciuto ancora di più. L'ottima fotografia non è altro che l'involucro entro cui abbracciare e contenere la sofferenza, darle una patina. Le lacrime che scendono dal volto di Brendon nella scena al pianobar sono freddissime. Fredde perché non sa da quale parte del suo corpo provengano.
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#26 - laura palmer -

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Inviato 22 gennaio 2012 - 20:09

Le lacrime che scendono dal volto di Brendon nella scena al pianobar sono freddissime. Fredde perché non sa da quale parte del suo corpo provengano.

E' verissimo, è una lacrima fredda, in cui non ho visto intenti redentori da parte del regista. E' asettica; un singulto emotivo in un contenitore vuoto. Ed è la sorella a metterlo di fronte alla realtà dell'emotività, e per questo la rigetta.Contemplare il mondo dei sentimenti vuole dire dover fare i conti con la propria vergogna, neanche la maschera di una posizione affermata, una bella casa e un lavoro invidiabile reggono più
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#27 Norman Bombardini

Norman Bombardini

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Inviato 23 gennaio 2012 - 12:14

McQueen in questa intervista dice che non gli interessa cosa sia avvenuto nel passato ai due e che gli premeva (solo) indagare il tema della sex addiction
http://www.blackfilm...hame-interview/
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#28 William Blake

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Inviato 24 gennaio 2012 - 11:40


Un altro dubbio (opinabile) riguarda lo stile di Steve McQueen, molto più levigato rispetto a quello urticante e sporco del precedente film. Per forza di cose, rimane in alcuni casi prigioniero della materia che pure affronta senza arretrare davanti a nulla: il corpo è martoriato, vero, ma, situata verso la fine, la sequenza di sesso a tre si avvicina al precedente campo di McQueen, quello della videoarte, che finisce con l’essere - inconsciamente o non – sedotta dagli stessi istinti sessuali che ha intenzione di demolire.


non sono d'accordo. la fascinazione c'è, perché le dipendenze sono affascinanti. quanti film sulla dipendenza da droghe hanno accusato di essere affascinanti? idem su personaggi violenti e/o psicopatici? ecco la dipendenze è affascinante perché dall'esterno è facile credere che "provare ma non cascarci" sia veramente grandioso, che uno ce la possa fare, però il punto è che finisci in una routine e dalla routine non si esce. Brandon vive normalmente la sua dipendenza perché può permetterselo (esattamente come uno yuppi poteva tirare di cocaina senza troppe pare mentali), ma quando contemporaneamente si ritrova con la sorella che invade i suoi spazi (lui è evidentemente un ossessivo-compulsivo) e il computer sgamato dal suo capo finisce schiacciato dallo stress: quando uno che ha una dipendenza è in una situazione di stress non resiste più all'astinenza forzata (vogliamo citare una miriade di film e romanzi, a partire da "L'uomo dal braccio d'oro"?) e si fa inghiottire nei gorghi dell'inferno della sua scimmia (la trasgressione del blow-job omo e il sesso a tre). nel sesso a 3 si vedono pezzi di carne, culi, muscoli, addominali, cosce che fottono, che si prendono fisicamente a randellate. grado dell'erotismo pari a zero. il volto di brandon all'orgasmo è una smorfia dilaniata alla Bacon.

inoltre il "brutto posto" di Sissy è una definizione ambigua come molte altre cose del film: può voler dire contemporaneamente che hanno avuto un'infanzia difficile, che venivano picchiati, che erano poveri, che hanno avuto nel passato un rapporto incestuoso (perché nel presente la tensione tra loro si taglia a fette)...che il New Jersey era una merda ma che ora stanno nella Grande Mela: lui ha un appartamento elegante e ha fatto i soldi, e lei canta in posti chic "New York New York", insomma apparentemente la dovrebbero aver sfangata, invece non è così.
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#29 Jules

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Inviato 24 gennaio 2012 - 11:46

Ma io sono convinto che comunque ci sia anche un taciuto intervento di effetti speciali nel primo piano di Brandon nella scena del sesso a tre. E' come se fosse sfigurato e invecchiato in un colpo solo.
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#30 William Blake

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Inviato 24 gennaio 2012 - 11:54

Ma io sono convinto che comunque ci sia anche un taciuto intervento di effetti speciali nel primo piano di Brandon nella scena del sesso a tre. E' come se fosse sfigurato e invecchiato in un colpo solo.


è figurativamente un corpo e un volte consumato. aveva comunque un trucco più pesante perché aveva il livido alla mandibola causato dallo scontro col fidanzato geloso fuori dal bar
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#31 strangelove

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Inviato 24 gennaio 2012 - 12:03

non sono d'accordo. la fascinazione c'è, perché le dipendenze sono affascinanti.(...)inoltre il "brutto posto" di Sissy è una definizione ambigua come molte altre cose del film


Si, questi due periodi possono essere entrambi verosimili, ma sono proprio questi elementi che mescolano le carte e creano ulteriore ambiguità.
Lo sguardo di McQueen è al contempo freddo, schifato e compiaciuto. La scena di sesso a tre da una parte rappresenta il farsi e il disfarsi della condizione corporale, dall’altro è sottolineata da uno sguardo da videoarte e da una musica asfissiante. E’ estanuante, ma anche piena di sé. McQueen non prende posizioni, giusto, ma resta affascinato dal suo stile ancor prima che dalle gesta del suo protagonista. Prima lo “punisce” (in modo equivoco: la discutibile sequenza gay), poi c’è una parziale redenzione (la scena del pianto: l’abbiamo già vista), nonché un finale (forse altrettanto prevedibile, ma comunque accettabile e azzeccato).
L’ambiguità è lecita, ma se troppi spunti restano ambigui, allora ne esce ambiguo il film stesso. E se un film è ambiguo per definizione, a mio avviso non è un complimento, anzi. Ma questo è soltanto un mio punto di vista: capisco che agli occhi di molti spettatori (anche) in ciò risiede il fascino di un film.
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#32 William Blake

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Inviato 24 gennaio 2012 - 12:34

non ho necessariamente problemi con le ambiguità, questo film ha delle ambiguità ma semplicemente perché svelare tutto avrebbe compromesso il risultato finale rendendolo troppo meccanico. il fatto che sia piaciuto parecchio a Zito, uno attentissimo a tali questioni, la dice lunga sulla posizione che prende il regista ;)
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#33 vegeta851

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Inviato 24 gennaio 2012 - 13:22

secondo me ci sono degli effetti speciali nella sequenza del nudo integrale di Fassbender. Non è una fava, ma un tremors
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#34 BlackiceLORDofSILENCE

BlackiceLORDofSILENCE

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Inviato 26 gennaio 2012 - 09:53

Una domanda ma SMQ è anche un videoartista?


Steve McQueen È un video artista, ma non solo. Non so se appartenga alla New Young British Artist (forse è di una generazione più giovane) ma è cresciuto in quel contesto. Fece il padiglione inglese della biennale di Venezia nel 2009.
Non ho visto the Hunger, ho visto Shame ed è un film molto bello.
Avevo alte aspettativ anche io come Tiresia. Sinceramente mi aspettavo cose un po' più scabrose, un finale diverso... Ma forse nella prevedibilità risulta anche imprevedibile.
L'asetticità e la sterilità del personaggio si adattano molto bene alla città di New York; lo stesso non potrebbe accadere a Londra, e anche l'approccio del regista verso un'altra città (che non è la sua) ci sta per segnalare l'universalità dei temi trattati. È chiaro che tutto risulta amplificato al massimo. Solo a New York gli individualismi vengono ridotti al minimo.
Carrellate bellissime. Pianisequenza degni dei migliori registi (la cena, la corsa notturna).

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<a href="http://rateyourmusic...ofSILENCE"><img border=0 src="http://rateyourmusic...DofSILENCE.png" width=250 height=72></a>

http://rateyourmusic...ceLORDofSILENCE
http://www.anobii.com/people/moro/
http://www.lastfm.it...r/BlackiceLORD/

la mamma dei sottogeneri del metal è sempre incinta

Che poi Hitler è un personaggio così black metal... esteticamente impossibile non restarne colpiti. Stalin è più death-grindcore. Mussolini garage-punk, Mao invece è doom.


#35 dirac

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Inviato 26 gennaio 2012 - 10:10

- non vedo nessi con il libro Il lamento di Portnoy di Roth che ricordo come piuttosto divertente e cazzone;
- per me è chiaro che fratello e sorella di Shame hanno avuto un comune passato di abusi subiti da ragazzi (per me sessuali ma potrebbero essere stati anche solo tante botte e sevizie), le poche frasi a cui si allude sono chiarissime, così come i segni di lacci che porta sul polso Sissy, lui che non riesce ad amare, altre scene (lei che vuole dormire con lui, il fatto che lei si ritenga legata a lui da qualcosa che va oltre la parentela, ecc.). Non so quanto sia rilevante ma secondo me è l'unica spiegazione, non ne vedo altre.



piuttosto, allora, Le particelle elementari.
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#36 satyajit

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Inviato 26 gennaio 2012 - 18:57

non ho necessariamente problemi con le ambiguità, questo film ha delle ambiguità ma semplicemente perché svelare tutto avrebbe compromesso il risultato finale rendendolo troppo meccanico. il fatto che sia piaciuto parecchio a Zito, uno attentissimo a tali questioni, la dice lunga sulla posizione che prende il regista ;)


Ok, farò outing: mi sono ritrovato in più di un'ossessione del protagonista. Per fortuna solo in embrione, non a livello patologico, e con le debite differenze (io ad esempio non sono economicamente benestante nè piaccio tanto alle donne, ahimè), ma alcuni problemi di Brandon assomigliano ai miei. E non credo di essere l'unico. Solo un trentenne che vive da solo e che ha dimestichezza col computer (pornografia online compresa, certo) può capire appieno Shame, per un cinquantenne con famiglia è pressoché impossibile. Questo è un film generazionale.
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#37 vegeta851

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Inviato 26 gennaio 2012 - 21:05

uhm sei sicuro Claudio? Quanti trentenni fighi da paura-pieni di soldi come Fassbender in questo film avrebbero davvero bisogno di pagare prostitute o perdere tempo su chat erotiche? Io davvero non capisco come ci si possa rispecchiare in questo teatrino ipocrita
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#38 William Blake

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Inviato 26 gennaio 2012 - 21:32

rileggendo la bella recensione di Matteo ho trovato alcuni spunti che possono ampliare la discussione. partiamo da qui:

Ma ad influenzare "Shame" è soprattutto la precedente pellicola di Steve McQueen, che dopo l'esordio di "Hunger" riafferma con toni ancora più imponenti il binomio tra corpo e prigione. "Anche questo film riguarda la politica, "Hunger" parlava dell'Irlanda del Nord, qui si parla della politica attuale. Tramite internet la nostra vita è cambiata sessualmente, è cambiata la maniera in cui interagiamo". Bobby Sands e Brandon sono entrambi intrappolati in una cella senza spiragli di luce, il primo fisicamente, il secondo mentalmente. E se Bobby riesce almeno nell'impresa di governare la sua libertà, pur nella ristrettezza delle sue condizioni, grazie alla morte, Brandon si chiude a chiave dall'interno negando qualsiasi contatto con il mondo, rinunciando a vivere una vita sociale riconosciuta.


McQueen, per sua stessa ammissione, prosegue il discorso iniziato con "Hunger", la vera storia di Bobby Sands, membro dell'Ira incarcerato, che insieme ad altri compie la protesta delle coperte e della sporcizia per ottenere lo status di prigioniero politico, che la Tathcher aveva tolto loro. l'isolamento e la gabbia reale fa sì che l'unico modo per liberarsi per Bobby sia iniziare uno sciopero della fame ad oltronza fino alla morte. La protesta fino al martirio cercato da Bobby in una parabola bressoniana lo libera dalle sbarre e dalla prigione (d'altra parte è tipico della "metafora della prigione" come spiegò Schrader in "Transcendental Style in Film") e si aprono visivamente squarci evocatori di ricordi (la corsa campestre) e di immagini (il volo degli uccelli). in "Shame" il vettore dell'isolamento è inverso e il film è altrettanto politico del primo come dice Matteo: lo yuppie 2.0 è libero e vincente eppure la sua dipendenza lo costringe tra le sbarre dell'alienazione metropolitana. parafrasando ciò che dice Palahniuk in "Soffocare", più grande è la società in cui vivi, più grande deve essere la tua dipendenza. ma finché è da solo Brandon riesce a dissipare tranquillamente la sua giornata in una routine fatta di masturbazione, pornografia, webcam a luci rosse, masturbazione, sesso occasionale, sesso a pagamento. infatti è all'apparenza un uomo normale, che veste bene, si cura, attento all'igiene personale e della sua casa: è in fondo un ossessivo compulsivo ancorato ai suoi modi di vivere che, una volta rotti con l'ingresso in scena dell'invasiva Sissy, comincia ad andare in pezzi (sibillina la scena in cui in un raptus cerca di buttare tutti i simboli della sua dipendenza, dalle riviste porno al computer stesso, forse anche perché il suo spazio era ormai stato contaminato e scoperchiato). la lacerazione è dilaniante, Brandon, come tutti i dipendenti, sente di non sentire, un vuoto d'affetto a cui riesce a sopperire solo attraverso il sesso: la presenza della sorella è la pietra dello scandalo, l'infatuazione per Marianne gli conferma di essere incapace o inadatto all'instaurazione di un rapporto: lei gli dice che si è separata da poco, e lui la rintuzza dicendo che al giorno d'oggi è assurdo pensare di stare con la stessa persona per tutta la vita. ecco Scorsese (o Schrader) che fa capolino dietro l'angolo: ricordiamoci che Travis al primo appuntamento con Betsy la porta in un cinema porno; è palese che stiamo parlando di personaggi differenti, come detto Brandon non è un outsider socialmente parlando, però lo è umanamente: il punto è che i tempi cambiano e l'aggettivazione di "generazionale" per "Shame" la trovo tutt'altro che esagerata. l'attrazione fisica che ha per la collega, poi, riesce solo a metterlo nudo dinanzi alla sua impotenza affettiva.

l'emarginazione dei sentimenti a cui la dipendenza lo costringe è evocata dai decadrage: Brandon è sempre ai margini dell'inquadratura, come se stesse per svanire rispetto al centro dell'immagine; mentre è al centro quand'è solo (sul letto, o all'inizio in cui il suo fisico marmoreo si spartisce il quadro con l'azzurro delle lenzuola stropicciate) o quando si masturba (le inquadrature a piombo) e nei momenti di contrizione. Brandon è un corpo vuoto, è vero che la lacrima che gli scende ascoltando "New York New York" - canzone simbolo della città rutilante dove vive, canzone simbolo anche per chi come lui l'ha sfangata e se n'è andato da un "brutto posto" - è la lacrima di un'emissione involontaria. il discorso che fa alla sorella sulle responsabilità è un discorso che fa a se stesso: se il piano fisso da record di "Hunger" era l'unica (e ultima) istanza dialogica e dialettica di una pellicola che dopo una parte "corale" finiva per coincidere con la parabola del suo protagonista, il piano fisso di "Shame" rappresenta la negazione anche del dialogo (i due sono inquadrati di spalle) che sottende in realtà un monologo interiore. sarebbe interessante vedere il film contando le volte in cui sono ripresi guardandosi in faccia, ad occhio accade molto raramente. già l'incontro fra loro lo mette in evidenza inquadrando il riflesso di lei (allo specchio) e l'imbarazzo di lui; quando sono al locale sono ai lati opposti del tavolino (inquadratura frontale); quando lei cerca un po' di calore a letto, lui rimane rigidamente voltato; sicuramente lui la guarda in faccia quando sta per strangolarla dopo che lei l'aveva visto masturbarsi in bagno ma è il momento in cui cadono le barriere a causa del raptus rabbioso (ancora Scorsese). ah va detto che Carey Mulligan è sublime tanto quanto Fassbender e la tensione incestuosa fra i due si taglia col coltello.

musicalmente parlando ho trovato tragico l'utilizzo delle Variazioni Goldberg che divengono il leitmotiv delle fughe e della suite di Escott per l'iterazione degli amplessi di Brandon, culminanti rispettivamente nel pianosequenza della corsa e nella discesa negli inferi della dipendenza in cui ormai completamente fuori controllo Brandon cerca ogni tipo di appagamento e di orgasmo possibile. si susseguono tre finali: quello che si chiude su un orgasmo disperato, dove la macchina da presa inquadra pezzi di carne che si fondono e si fottono senza calore e il volto di Brandon esprime solo una smorfia che gli sfigura il volto (scena che deve più di qualcosa alla pittura di Bacon e, conseguentemente, a "Ultimo tango a Parigi" di Bertolucci); quello sul pianto sotto la pioggia che rimane intellegibile, perché può valere come ennesimo atto per manifestare la propria disperazione o di semplice liberazione per aver salvato la sorella (shockante il contrasto tra l'asetticità di quel bagno e quel rosso sangue che macchia ogni cosa); infatti il finale scelto da McQueen è la chiusura del cerchio: una nuova giornata, un nuovo tragitto in metropolitano, il reincontro con una donna che l'aveva irretito e, stavolta, è lei a fare la prima mossa. cosa farà Brandon, invece, non ci è dato saperlo. e secondo me, a parte l'alone di furbata che si può sempre subodorare, è che a McQueen non interessasse proprio dire se Brandon abbia o meno superato la sua dipendenza, se abbia cambiato vita o meno, ma, dopo averlo vivisezionato, rimetterlo di nuovo in gioco.
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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#39 satyajit

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Inviato 26 gennaio 2012 - 22:56


uhm sei sicuro Claudio? Quanti trentenni fighi da paura-pieni di soldi come Fassbender in questo film avrebbero davvero bisogno di pagare prostitute o perdere tempo su chat erotiche? Io davvero non capisco come ci si possa rispecchiare in questo teatrino ipocrita


Sicurissimo. Il film indaga meccanismi psicologici con cui purtroppo mi tocca confrontarmi molto spesso. E so per certo di essere solo uno dei tanti. Se poi tu come me vivi da solo in un monolocale e non ti ritrovi per nulla in Brandon beh, ti invidio tantissimo.

P.s. Non entro nel merito delle singole ossessioni non tanto per pudore,quanto perchè più banalmente non ho tempo.

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#40 strangelove

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Inviato 27 gennaio 2012 - 19:10

Sicurissimo. Il film indaga meccanismi psicologici con cui purtroppo mi tocca confrontarmi molto spesso. E so per certo di essere solo uno dei tanti. Se poi tu come me vivi da solo in un monolocale e non ti ritrovi per nulla in Brandon beh, ti invidio tantissimo.


Claudio, io sono convinto che il film tocca dei tasti che riguardano buona parte dell'umanità di sesso maschile. L'avevo già scritto nel commento di apertura (ignorato). Anche io in più di una occasione sono stato costretto a confrontarmi con lo sguardo del protagonista del film (senza per questo essere un erotomane, certo). Ci sono due però: 1) Non basta rispecchiarsi in un film o in un personaggio per fare della pellicola un'opera riuscita 2) Come dice Alex è impossibile prendere per buono o affezionarsi del tutto a Brandon. Nessuno di noi è un figaccione come Fassbender, nessuno si porta a letto praticamente ogni donna che incrocia, nessuno vive a New York e tu stesso dici di non essere benestante. Non lo è nemmeno il protagonista del film? Ok, non vivrà in una villa, ma non mi pare che faccia un cattivo lavoro (al giorno d'oggi, poi...). E non vale dire "questo film può capirlo solo questo e quello". Innanzitutto un film dovrebbe poter essere apprezzato non dico da tutti, ma quantomeno da tutti coloro che masticano abitualmente cinema (avere l'opportunità di essere fruibile e apprezzato, non obbligatoriamente piacere, ci mancherebbe altro). E poi: come fa a essere un film generazionale se può essere apprezzato al 100% soltanto da una ristretta cerchia di pubblico (come dici tu: trentenni che vivono da soli in un monolocale e hanno dimestichezza con un pc)?
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