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Eai: lo stato dell'arte


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#1 slothrop

slothrop

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Inviato 10 January 2011 - 09:36 AM

La Electro-acoustic improvisation (eai) è un genere poco battuto da queste parti, e mi pare che in generale lo sia quasi dappertutto, per lo meno nell'odierno "scenario critico" (anche su Blow Up è in calo, mentre anni fa se ne parlava molto).
Sommariamente si parla di eai un po' per tutta quella musica che sta tra l'improvvisazione più lontana dal jazz (in particolare la "lowercase" dai volumi bassi), le musiche concrete/elettroacustiche o da installazione e il noise più "di ricerca", lontano da connotazioni genericamente "rock". Facile che l'intero calderone stia vivendo un'impasse prolungata (anche perchè alla fine di nomi che siano in giro da meno di dieci anni se ne leggono pochi), e però non seguendolo più granchè mi son fatto una capatina sul forum di I Hate Music, sbilanciatissimo su questo terreno, per capire quali album hanno fatto parlare di se nel 2010 (e anche per leggere qualche nome diverso da quelli di tutte le classifiche "rock", quest'anno veramente molto simili tra loro).

Questi i titoli più ricorrenti:

Annette Krebs + Taku Unami - motubachii (Erstwhile)
Kevin Drumm "Necro Acoustic" Pica disk
Failing Lights "Failing Lights" Intransitive recordings
Joe Colley "Disasters of Self" CIP
Joseph Hammer "I Love You, Please Love Me Too" Pan
Michael Pisaro + Taku Sugimoto - 2 seconds/b minor/wave [Erstwhile]
Graham Lambkin + Jason Lescalleet - Air Supply [Erstwhile]
Vanessa Rossetto - Mineral Orange [Kye]
Olivia Block/Kyle Bruckmann - Teem (either/OAR)
John Butcher/Rhodri Davies-Carliol (Ftarri/Improvised Music From Japan)
Koboku Senjû - Selektiv hogst (Sofa Music, 2010)

Ne ho sentiti alcuni e devo dire che nel complesso davvero non c'ho perso la testa: l'unico che mi piace davvero molto è quello della Rossetto, ma è il nome più nuovo di tutti ed è uscito a fine anno, quindi è comunque poco citato. Lambkin/Lescalleet è concreta morbosa/esplorativa, in linea con il lavoro precedente e un po' più noioso, Pisaro (che ha fatto mille cose) con Sugimoto discreto ma nulla di che, Koboku Senjû partono bene ma annoiano quasi subito (li stronca frankie su Ondarock), la Block con Bruckmann non è male ma i pezzi non mi pare siano tutti alal stessa altezza, Failing Light l'ho ascoltato in fretta e non era male, mentre Krebs/Unami è una cosa molto particolare o molto cialtrona, difficile schierarsi, di certo va sentito in cuffia e con buona disposizione, altrimenti è inutile.

Mi pare che solo Krebs/Unami e Lambkin/Lascelleet siano nella classifica di The Wire. C'è veramente crisi nel settore? Quanto è diventata autoreferenziale e vuota questa scena?
  • 2

#2 paloz

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Inviato 10 January 2011 - 10:19 AM

Io non conoscendo quasi per nulla l'ambito elettroacustico non so dirti se in questo momento sia ristagnante. Posso solo prendere atto degli ascolti che lo scorso anno ho trovato interessanti, pescando quasi a casaccio tra le segnalazioni che oggi ritrovo nella tua lista.
Forse quello che mi è piaciuto di più (e che sento l'esigenza di riascoltare) è proprio Pisaro/Sugimoto, non avevo mai sentito nulla di simile e mi chiedo se esista qualche cosa ad esso riconducibile. La concentrazione quasi sacrale sui singoli suoni di "2 seconds/B minor/wave" mi era del tutto nuova, e ne sono rimasto ammaliato.
Per la EAI più affine al termine ho invece incontrato Non Group - "Double Negative", un brano di 30 minuti in download gratuito dai toni rarefatti, l'ho ripreso alcune volte lungo l'anno; mentre un album di cui si è parlato un po' di più in giro è il s/t della formazione Hammeriver, con un ampio spettro strumentale e musicisti in evidente sintonia: mi è sembrato quasi un album di free-jazz minimale, ma ovviamente parlo un po' ad impressioni, visto che non sono bravo a descrivere certe cose, specialmente se non bazzico nel genere.
"Necro Acoustic" lo ascolterò il prima possibile, 5 dischi di Kevin Drumm alla vecchia maniera non possono che farmi bene.  :)
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#3 slothrop

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Inviato 10 January 2011 - 10:26 AM

Forse quello che mi è piaciuto di più (e che sento l'esigenza di riascoltare) è proprio Pisaro/Sugimoto, non avevo mai sentito nulla di simile e mi chiedo se esista qualche cosa ad esso riconducibile. La concentrazione quasi sacrale sui singoli suoni di "2 seconds/B minor/wave" mi era del tutto nuova, e ne sono rimasto ammaliato.


Devo sicuramente riascoltarlo, però non mi ha lasciato sulle prime questa grande impressione. Ti chiedo però quanto conosci le musiche improvvisate giapponesi (di ogni genere, dall'onkyo al free-jazz anni '70 alle forme para-psichedeliche) perchè quello che tu scrivi come punto saliente del disco mi pare una caratteristica rintracciabile in molte pratiche impro nipponiche.
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#4 paloz

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Inviato 10 January 2011 - 10:53 AM

Onestamente zero.  asd Però mi sto adoperando per recuperare, a partire dalla mega compilation "Improvised music from Japan" [10 CD].
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#5 slothrop

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Inviato 10 January 2011 - 10:54 AM

"Improvised music from Japan" [10 CD].


E questa comunque rappresenta solo una parte, per quanto variegata, della proposta giapponese sulla musica improvvisata.
Ad ogni modo sarei curioso di sentire la tua opinione sul disco della Krebs con Unami, che ha qualche attinenza con la caratteristica di cui tu parli, ma in un quadro davvero al limite della presa per il culo (e immagino che a tantissimi quel disco darebbe proprio questa impressione).
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#6 paloz

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Inviato 10 January 2011 - 11:01 AM

Ad ogni modo sarei curioso di sentire la tua opinione sul disco della Krebs con Unami, che ha qualche attinenza con la caratteristica di cui tu parli, ma in un quadro davvero al limite della presa per il culo (e immagino che a tantissimi quel disco darebbe proprio questa impressione).


L'avevo già addocchiato, ti farò sapere. Possiamo tenerlo buono come topic di segnalazioni per dischi di EAI? Così magari scopriamo tutti cose nuove e ci confrontiamo.  :-*
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#7 sonicam

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Inviato 10 January 2011 - 12:19 PM

Non è recentissimo essendo del 2009 ma una delle cose più interessanti che ho ascoltato nell'ambito è Pétrole di Lionel Marchetti e Yôko Higashi, sorta di film noir senza immagini, (citazione presa dalla recensione di Catalano su BU) un tesissimo, intensissimo e angosciante viaggio sonoro tra musica concreta ed elettroacustica.
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From Their Minds To Yours

Domanda: È vero che in una delle vostre prime performances ingoiaste dei microfoni?
Ilpo: Sì, quando io e Mika ci chiamavamo "Sine", dopo gli Ultra 3. Uno di noi ingoiò i microfoni e l'altro suonò il suo corpo battendogli il torso.

warning: there is nothing wrong. all distorsions are fully intentional.

#8 slothrop

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Inviato 12 January 2011 - 11:37 AM

Mentre mi son sentito (pur molto velocemente) anche il disco di Joe Colley, che è un triplo di noise piuttosto schietto ma suonato con uno spirito poco rock, dunque direi che siamo in quota "Kevin Drumm rumoroso", lievemente più freddo e direi meno incisivo ma comunque non male, prendo spunto dalla segnalazione di sonicam per allargare e rendere un po' più concettuale il discorso.
Non ho ascoltato il disco in questione, forse lo farò perchè mi fido di sonicam ma devo dire che in generale non amo Lionel Marchetti (per il poco di lui che ho ascoltato) e in generale non sono molto ben disposto, per lo meno in questo periodo, verso la musica "connotata". Ora, stiamo parlando di eai che è la musica con meno regole del mondo, astratta quasi per statuto e libera fino al masochismo (di chi ascolta...). Dunque parlare di "connotazione", come si potrebbe fare per il metal ordosso o il goth, è usare un termine un po' forte. E, anzi, data l'estrema imprendibilità dell'eai potrebbe apparire molto buona l'idea di dare una cornice di riferimento a un disco (il noir, nel caso di Marchetti), per rendere la musica più perscrutabile.
Detto questo, ciò che io personalmente vado cercando in questo periodo è l'espressione dell'ineffabile, di quello che non si può spiegare con parole e ragionamenti. A mio parere l'arte serve soprattutto a questo, e il terreno delle musiche impro è privilegiato in questo senso, dunque la contaminazione può sì facilitarne la fruizione, ma ne limita anche il potenziale nel senso che dico io.
Seconda questione. Non stupisce poi, che nell'ambito dell'eai spesso contino più gli scritti della musica (pensate a nomi storici come Cage o Bailey), ed è tutto un fiorire di saggi e riflessioni (vedi anche solo la webzine legata all'etichetta Intransitive). Dunque una musica buona per porsi domande sull'ascolto, ma che davvero rischia di non andare oltre un fumoso sentore di dottrinale, questo sì che è un limite...
Che ne pensate?
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#9 sonicam

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Inviato 12 January 2011 - 19:04 PM

Non fidarti troppo perchè, al contrario di te, le (poche) cose che ho ascoltato di Marchetti le ho apprezzate tutte (vero anche che con questa uscita è scattata una scintilla in più).
Sul resto non saprei bene cosa rispondere innanzitutto perchè seguo la "scena" in maniera assolutamente frammentaria e senza alcun filo logico (mi ispira qualcosa per una recensione letta o per un ascolto casuale su Battiti e decido di provare a sentirlo) e secondo perchè mi mancano totalmente le basi per fare considerazioni a livello generale su tale musica (dei nomi storici, per dire, conosco pochissimo).
Sicuramente leggendo la tua interessante riflessione mi sono reso conto che, probabilmente, la mia ricerca va nella direzioni inversa rispetto alla tua, mi interessa una musica più "connotata" e contaminata per avere appunto un minimo di appiglio a cui agganciarmi, tanto da farmi provare soddisfazione e interesse nell'ascolto di essa.
Ed altrettanto sicuramente il rischio di cui parli, di una musica fatta più per far parlare di sè che non per essere ascoltata in senso "classico", è certamente presente, ma penso anche che non possa essere altrimenti per un genere come questo la cui peculiarità è spingersi sempre più verso forme astratte e difficilmente comprensibili: un autoreferenzialità spinta all'eccesso che rischia effettivamente di avere poco senso in termini di ascolto puro.
A tal proposito mi sono venute in mente alcune recensioni del SIB su dischi di Taku Sugimoto, album composti da quasi nulla il cui unico senso è probabilmente far sorgere degli interrogativi nell'ascoltatore (in quel caso ricordo fino al pensiero della presa per il culo).
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#10 slothrop

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Inviato 13 January 2011 - 09:41 AM

recensioni del SIB su dischi di Taku Sugimoto, album composti da quasi nulla il cui unico senso è probabilmente far sorgere degli interrogativi nell'ascoltatore (in quel caso ricordo fino al pensiero della presa per il culo).


Mi son riletto l'intervista che gli fece Matteo Boscarol. I dischi non li ho sentiti ma cercherò di procurarmene almeno uno, anche se poi una delle idee alla base potrebbe proprio essere quella di fare un disco vuoto aggirando il problema del download illegale...
Sugimoto accenna un paio di questioni concettuali del tipo: ma quando senti un live degli Stones, come fai a sapere che sia la registrazione di quel live e non la registrazione di uno che ha messo su quel cd registrato live da un'altra parte? O anche robe del tipo: tu credi di stare ascoltando un disco degli Stones, ma magari io l'ho registrato facendo contemporaneamente girare anche 4'33'' di Cage e tu quindi stai ascoltando due dischi senza saperlo. Questioni di allarmante oziosità, per carità, anche se poi la riflessione sul fatto che l'ascolto è una cosa meno univoca di quel che pensiamo di solito (varia a seconda dell'impianto, del contesto, etc...) resta una riflessione abbastanza "sana" e da fare ogni tanto. Poi che alla fine valga più questo ragionamento della "musica" contenuta nel disco in sé e che questa musica venga appositamente studiata per portare alla luce queste riflessioni (molto più difficile arrivarci ascoltando dischi di canzoni pop) è comunque un segnale di subordinazione della musica al concetto, e quindi anche stare troppo lontani da connotazioni e contaminazioni con universi noti può portare al concettuale puro. Bisogna starci attenti. E dire che in generale i giapponesi mi sembrano molto bravi a dotare di qualche significato profondo la loro musica, che spesso rimane comunque molto aleatoria per capacità di suggestione.
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#11 sonicam

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Inviato 14 January 2011 - 08:48 AM

Riletto anch'io l'altra sera quell'intervista, considerazioni tra il divertente e l'interessante quelle di Sugimoto, in linea con ciò che si diceva sopra.

Vado un po' fuori topic non essendo un album attuale ma già che stiamo parlando di Sugimoto, cosa mi dici di Opposite?
Se ho ben capito dovrebbe essere il suo album più conosciuto e riuscito, rientra sempre nel calderone dell'Eai?
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#12 slothrop

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Inviato 14 January 2011 - 09:37 AM

"Opposite" è un bel disco per chitarra e silenzi (non troppo lunghi). Sulle prime si disse di un Mazzacane Connors giapponese, il che è abbastanza vero, ma si può pensare, a posteriori, anche a un Manuel Mota che si allontana del tutto da Bailey. Difficile dire se sia improvvisato, certo è fascinoso e profondo. Rispetto a Mazzacane è senz'altro meno blues, ma quel feeling comunque c'è. Sul filone c'è anche Tetuzi Akiyama, che però secondo me dischi così belli non ne ha mai fatti (è più calligraficamente blues, ma rimane più in superficie).
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#13 sonicam

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Inviato 14 January 2011 - 18:31 PM

Grazie, vedrò di procurarmelo Opposite, per quanto riguarda Tetuzi Akiyama ricordo una sua collaborazione con i Phantom Limb che vorrei ascoltare considerato quanto mi erano piaciuti l'omonimo su Evolving Ear dei Phantom Limb & Bison (2007) e l'ultimo In Celebration Of Knowing All The Blues Of The Evening a nome Phantom Limb & Earth's Hypnagogia (2009).
Ecco sono venuti fuori per caso ma pure loro possono rientrare nel calderone elettroacustico no? L'ultimo direi sicuramente, l'omonimo forse è ancora un po' troppo legato a matrici più classicamente "rock" nonostante un suono certamente trasfigurato e deforme.
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#14 slothrop

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Inviato 19 January 2011 - 11:43 AM

Phantom Limb & Bison

Ecco sono venuti fuori per caso ma pure loro possono rientrare nel calderone elettroacustico no?


Non li conosco benissimo, sono il side-project dei Peeesseye, altra gente problematica da classificare, non solo per il fatto di muoversi in un territorio musicale di confine (per i Phantom Limb direi tra minimalismo-drone spinto ed elettroacustica, se c'è improvvisazione è molto lowercase, sottotono), ma anche per il fatto di essere piuttosto slegati dai circuiti più visibili, e questo vale anche per i Peeesseye. Musicisti che secondo me valgono parecchio e stanno pagando la loro originalità in termini di scarsa attenzione mediatica.
I circoletti avant e impro sono molto autoreferenziali, come è facile intuire.
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#15 slothrop

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Inviato 19 January 2011 - 12:18 PM

Torno su "Annette Krebs + Taku Unami - motubachii (Erstwhile)" dopo averlo sentito bene, dato che inoltre nell'ambito è senza dubbio uno degli album più chiacchierati dell'anno.

C'è una bella recensione di Steven Flato, dal forum di I Hate Music, che ripoto in calce, perchè dice molto e dice bene, davvero quello che dovrebbe essere una recensione di questa roba. A emergere dallo scritto è proprio l'esaltazione di una caratteristica tipica delle musiche "di ricerca", avant o come vogliamo chiamarle, ossia il fatto di porre domande inevase e far venire una gran voglia di documentarsi, capire come e perchè il disco suona in questo modo. Mi pare decisamente meglio un disco che fornisce scarse indicazioni e poi fa venir voglia di approfondire, piuttosto che i profluvi di parole al vento che spesso fanno da cornice a dischi "sperimentali" semplicemente brutti e inutili, agghindati però di mattonate concettuali nei libretti.
Questo album è difficile da definire bello, e sembra anzi prestarsi alla perfezione come bersaglio di chi è sospettoso nei confronti di questa musica. Un disco fatto di poco, registrato in maniera discutibile, che sembra suonato a caso e non si capisce nemmeno chi fa cosa. Eppure lascia (per lo meno a me) tantissimi interrogativi, soprattutto per il mescolarsi dei suoni improvvisati "in diretta" (?) e i rumori ambientali che sembrano autenticamente captati dall'esterno, in lontananza, come suggerisce magistralmente la copertina, davvero azzeccatissima e compendio necessario all'ascolto (in queste musiche l'apparato iconografico/visuale è quasi sempre fondamentale).



Immagine inserita


Motubachii is, without a doubt, one of the most difficult records I've tried to make sense of (let alone write about) in the past year. Confusion seems to be an underlying theme to this release, working on several different levels. For me, this is the good kind of confusion - the kind which makes you pay close attention to try and figure out what exactly is happening. I'm hard pressed to think of another recent disc which compelled me to listen with such concentration the first time I heard it. In fact, it evokes the same sort of curiosity I felt when I first started listening to experimental music. It's also very different than I ever would have anticipated the duo of Annette Krebs and Taku Unami to sound like.

First, we have the confusion of instrumentation; there is none listed in the accompanying text and packaging. While difficulty distinguishing individual voices is not uncommon in electroacoustic improvisation, it seems particularly complimentary and purposeful in this case. On other records, this confusion of instrumentation may seem unintentional; musicians blur together creating one unified sound (or worse, a jumbled mess). Motubachii, rather, contains discrete sound events - some of which are developed, repeated and recapitulated, and some of which only appear for a brief moment. While there are some identifiable sounds from each musician, on the whole I remain unsure about who is playing what at any one time. Not only does this compel the listener to pay closer attention and to question what is happening, but it is ultimately a sign of the deeper confusions and complexities which reveal themselves upon closer inspection.

Upon first listen, in between the discrete instrumental sounds, I perceived a wide array of incidental sounds - some coming from the next room, some perhaps from outside. This brings to mind a previous Erstwhile release: Malfatti, Lehn, and Durrant's Dach. It has been continually explored by Radu Malfatti, Taku Sugimoto, and a number of other artists. Taku Unami's release with Radu Malfatti from last year, Goat vs. Donkey, also comes to mind. However, upon closer inspection, it is revealed that many of these incidental sounds are, in fact, recorded and sampled from other places, rooms, and environments. The levels of identifiability work on several levels: Some of the sounds only reveal themselves to be non-incidental as they cut out; some are more obviously sampled; yet others are impossible to distinguish whether they are live in the room or are pre-recorded. In this way, Motubachii functions as a meta-version of the aforementioned pieces. It's an incredibly unique experience, and the layers of "real" vs. "fake" spaces have kept me continually guessing even after multiple listens.

The fact that Motubachii was recorded in several locations also adds to this meta-element. I'm reminded of Alvin Lucier's installation, Places, in which recordings of a string quartet imitating the sounds of different places in NYC were then subjected to a reiterative process in which these sounds were played into other locations in NYC. For example, the sounds of the string quartet imitating the sound of Grand Central Station were played into the resonant place of a NYC hotel room sink. Places inside of places. This element seems to be a component of Motubachii, albeit in the context of free improvisation - much more exciting to me.

As compared to the more extreme examples of ultraminimalism, it is far more active and musical. Yet, it maintains an open space, and never slips into overly dense territory. The interaction between the players is palpable, but hard to define or capture in words. There are obvious moments of interaction between the two players, but this never falls into call and response territory. The structure is unique and non-linear; it seems to move along and maintain the feeling of sitting in a room, alone. I imagine that the lack of traditional ebb and flow might be a turn-off for some, but for me, it's integral to the nature of the piece.

I should add that my first listen was on headphones. Motubachii seems to turn into a completely different record when played in an open room, adding yet another layer to the mix. These layers of different places, both real and imagined, is so fundamental to this release that I prefer playing it in an open room at this point. It's a unique entry to Erstwhile's catalog, certainly miles away from Keith Rowe's duo with Unami on ErstLive006. Perhaps its closest relatives are the aforementioned Dach, and The Breadwinner in its focus on places and environments - yet it is completely different from both of these in its approach and aesthetic.

As I noted earlier, Motubachii has been the first record I've heard in a long while that brought back the sense of newness, confusion, and desire for exploration that I felt when I first started listening to experimental music. Any record that can do that for me will always drive me to look deeper. However, with Motubachii, the deeper I look, the more questions I ask - and that is surely what will make me keep coming back to it.


- Steven Flato
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#16 slothrop

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Inviato 21 January 2011 - 11:39 AM

Sull'onda della recensione quassopra mi son sentito "Dach" di Malfatti, Lehn, e Durrant, titolo Erstwhile di alcuni anni fa cospirato e realizzato da tre personaggi dai quali di solito sto lontano (concedo occasionalmente qualche possibilità a Radu Malfatti, ma quasi sempre nel esco delusetto).
Ad ogni modo altro disco stranissimo, non c'è che dice, dato che la "musica" è quanto mai ingiudicabile: anche qui sono suoni sparsi che di musicale hanno veramente poco, sembrano muratori che ti girano per casa ma con pochissima voglia di fare, e infatti c'è questo sostrato di silenzio "rugginoso", sempre fremente e "sporco" sotto il cui velo si odono colpi e stridori, letteralmente registrati in stanze diverse e senza quella sospensioen zen di "Motubachii".
Ad ogni modo mi ha abbastanza ipnotizzato, sembra davvero di stare in un ambiente alieno e indistinto, dove non c'è musica ma accadono cose tutt'intorno, senza possibilità di orientarsi.
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#17 sonicam

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Inviato 16 February 2011 - 07:40 AM

Sull'onda della recensione quassopra mi son sentito "Dach" di Malfatti, Lehn, e Durrant, titolo Erstwhile di alcuni anni fa cospirato e realizzato da tre personaggi dai quali di solito sto lontano (concedo occasionalmente qualche possibilità a Radu Malfatti, ma quasi sempre nel esco delusetto).
Ad ogni modo altro disco stranissimo, non c'è che dice, dato che la "musica" è quanto mai ingiudicabile: anche qui sono suoni sparsi che di musicale hanno veramente poco, sembrano muratori che ti girano per casa ma con pochissima voglia di fare, e infatti c'è questo sostrato di silenzio "rugginoso", sempre fremente e "sporco" sotto il cui velo si odono colpi e stridori, letteralmente registrati in stanze diverse e senza quella sospensioen zen di "Motubachii".
Ad ogni modo mi ha abbastanza ipnotizzato, sembra davvero di stare in un ambiente alieno e indistinto, dove non c'è musica ma accadono cose tutt'intorno, senza possibilità di orientarsi.


Continuando per collegamenti del tutto casuali, su Dach sono inciampato anch'io (per caso) ieri sera leggendo su un vecchio numero di BU la recensione evidenziata di un'altra collaborazione con all'interno Malfatti, l'album (ed il nome del "gruppo") si chiama Dachte Musik ed è del 2001 come l'uscita di cui sopra.
Insieme a Malfatti ci sono Franz Hautzinger, Burkhard Stangl e Gunter Schneider.

Immagine inserita

http://www.churchofg...4/grob3134.html
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#18 slothrop

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Inviato 16 February 2011 - 09:08 AM

Sì, ricordo che si parlava molto bene di questo disco, però un discreto mattone...
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#19 sonicam

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Inviato 16 February 2011 - 13:42 PM

Due tracce da più di un'ora di durata, non capisco come possa essere un mattone! asd
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#20 motleygian

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Inviato 23 June 2011 - 17:49 PM

Segnalo una recente uscita per i tipacci (in senso positivo) della Erstwhile:

Immagine inserita

Radu Malfatti/Keith Rowe - Φ - 3cd

Triplo cd nel quale questi due pesi massimi dell'improvvisazione degli ultimi 40 anni collaborano per la prima volta. Le registrazioni si sono tenute nel novembre del 2010 in uno studio di Vienna. Il disco è così suddiviso:

1. Ciascuno dei due sceglie una composizione di un terzo autore. Malfatti ha scelto "Exact dimension without insistence" di Jurg Frey, suo "collega" nel Gruppo Wandelweiser. Rowe ha optato per il 'classico' "Solo with accompainment" di Cornelius Cardew.
2. Ciascuno dei due sceglie una propria composizione. In questo caso "Nariyamu" di Malfatti e "Pollock '82" di Keith Rowe (che per l'occasione ha rifatto il graphic score mettendo dei tratti di pennello di - appunto - Pollock su carta pentagrammata).
3. Improvvisazione.

Siamo in territori EAI/Lowercase. Un lavoro difficile da assimilare, anche solo per la notevole quantità di materiale da ascoltare. Packaging al solito bellissimo (e artwork ad opera di Rowe, come per credo tutte le sue uscite targate Erstwhile). Malfatti (ri)torna ad improvvisare, ma le sue ultime esperienze musicali indirizzano non poco l'andamento del disco, che si colloca su lunghi silenzi nei quali anche il classico tessuto timbrico di Rowe viene ridimensionato (non mancano però tutti i suoi classici strumenti, e a qualche minuto dall'inizio dell'improvvisazione dalla sua radio parte addirittura "Keep on loving you" degli REO Speedwagon :lol:). Nel pezzo di Frey addirittura Rowe dopo un sacco di tempo produce delle tradizionali 'note' di chitarra (che magnificamente si alternano ai soffi pieni e caldi del trombone di Malfatti).
Un lavoro dall'enorme fascino, da godere in momenti di calma e silenzio per concentrarsi al meglio su tutti gli aspetti timbrici prodotti.

Qualcuno l'ha sentito.
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