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Appunti di Guerra


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#1 Russian

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Inviato 12 settembre 2006 - 17:10

Comincerei da questo articolo,pubblicato da un giornale che potremmo definire di "Sinistra Indipendente",per dedurre che Milosevic non era il vero problema.In quel caso.

| Lunedi 11 Settembre 2006 - 18:14 | Andrea Perrone |

Nulla di fatto negli incontri fra Serbia e occupanti albanesi riuniti a Vienna nellâ??ambito delle trattative sul futuro status della regione serba del Kosovo e Metohija. In agenda, tra i temi principali, il destino delle minoranze e la creazione di aree di protezione per le stesse. Lâ??accordo è sempre lontano e gli incontri sono slittati a data da destinarsi, probabilmente a settembre.
I colloqui si sono svolti nella giornata di ieri presso il Palazzo Daun-Kinski della capitale austriaca, al termine di una sessione durata due giorni. Secondo le dichiarazioni rilasciate dallâ??ambasciatore austriaco, rappresentante delle Nazioni Unite per lo status del Kosovo e presidente dei negoziati, Albert Rohan, si è aperta prima una discussione sulla difesa dei territori in cui è presente il patrimonio monumentale e religioso serbo, nonché per la supervisione e lo sviluppo di un accordo sul ritorno delle opere e dei manufatti di valore storico espropriati ai serbi dopo lâ??occupazione del 1999.
Nelle ore pomeridiane gli argomenti in agenda sono stati i principi che dovranno regolare lâ??uso della lingua, la libertà di movimento, il ruolo dei mass-media e altri settori importanti per i diritti delle minoranze. Belgrado ha proposto la formazione di 39 aree di protezione attorno a chiese e monasteri, mentre Pristina ne ha offerte soltanto 20.
In relazione alle trattative sui diritti delle minoranze, Belgrado ha chiesto che i serbi del Kosovo non siano considerati come minoranza anche se dopo sette anni di pogrom ed epurazioni lo sono diventati di fatto dal punto di vista demografico. Una presa di posizione atta a sottolineare la tragedia del popolo serbo in Kosovo, oggi forzatamente minoranza, ieri legittimo sovrano.
La delegazione degli occupanti, guidata dal vice primo ministro dellâ??entità albanese kosovara Ljufti Haziri, ha definito positive le offerte di Pristina riguardanti il futuro dei diritti delle minoranze, ma ha criticato le posizioni di Belgrado affermando che lo scopo della delegazione serba è lo stesso del febbraio scorso ovvero quello di dividere in più aree tutelate tutte le comunità etniche del territorio dellâ??ex-Jugoslavia. In realtà, Belgrado si è opposta alla richiesta della delegazione del Kosovo affinché vengano a tutti i costi rispettati i diritti della minoranza serba garantendo così tutti i cittadini della Serbia e i legittimi confini della stessa. Infine, nulla di fatto anche per quanto concerne la spinosa questione del destino delle attuali municipalità e sulla loro futura giurisdizione.
A chiusura della giornata, il capo della delegazione serba, Slobodan Samardzic, si è detto ottimista sulla possibilità di un futuro incontro che dovrebbe tenersi il prossimo 15 settembre, ma ha altresì annunciato che oltre al destino delle minoranze si dovrà aggiungere altri argomenti allâ??agenda dei negoziati, come la questione dei futuri confini tra le diverse popolazioni che compongono il territorio.
Un modo come un altro per riaffermare la proposta di cantonizzazione del Kosovo, cavallo di battaglia del primo ministro serbo Kostunica.


Andrea Perrone

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#2 Russian

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Inviato 13 settembre 2006 - 08:18

Nigeria: il petrolio primo motivo di conflitto


La Nigeria è il più popoloso paese del continente africano con una popolazione che si aggira intorno ai 120 milioni di abitanti, suddivisa in oltre 250 gruppi etnici-linguistici diversi. Frequenti sono stati gli scontri etnici e religiosi nel corso degli anni, tanto che in era coloniale il paese venne diviso in due: il nord musulmano ed il sud cristiano-animista.

Ultimamente, pero',  il primo motivo di scontro è cambiato. Il fulcro delle tensioni non è più religioso, ma investe un fattore socio-economico di vitale importanza: il petrolio.

La Nigeria è un paese ricchissimo di petrolio ed è l'unico stato africano appartenente all'Opec (l'organizzazione dei paesi esportatori). Ma proprio questa enome ricchezza del sottosuolo si sta rivelando un'arma a doppio taglio.

Numerosissime sono le multinazionali straniere che operano nel paese ed in particolare nella zona del Delta del Niger, un vero e proprio pozzo di petrolio oltretutto di altissima qualità. Fra le multinazionali presenti ricordiamo l'americana ChevronTexaco, la francese Total-Elf-Fina e la anglo-olandese Royal/Dutch Shell, ma anche l'italiana Agip e la ExxonMobil.
La città più importante della zona è Warri, che conta circa un milione di abitanti.

La città è spesso stata teatro di scontri degenerati in vere e proprie guerriglie urbane. A fronteggiarsi sono le etnie locali che si contendono i contratti di lavoro con le multinazionali e che rivendicano una maggiore rappresentanza politica in seno al partito di governo, il Pdp (People's Democratic Party).

Inoltre le popolazioni chiedono una migliore redistribuzione della ricchezza. Dei ricavi incamerati dal governo per l'estrazione di greggio, infatti, poco o niente arriva alla popolazione comune. Tutto ciò non fa che marcare la distanza, non solo geografica, dalla capitale Abuja.

Petrolio e scontri

La scoperta del petrolio ha infiammato le rivalità etniche. Warri è stata fino agli anni '50, periodo in cui venne scoperto il greggio, un posto pacifico in cui le varie etnie vivevano in armonia e senza grandi conflittualità. Gli scontri sono iniziati negli anni '70 per poi degenerare negli anni '90.

Le dispute tra Urhobo, Itsekiri e Ijaw, le tre etnie più rappresentative della regione, sono divenute ricorrenti e si susseguono con sempre maggiore frequenza dal 1997.
Allora il motivo di disputa era la locazione della sede del governo locale del sud Warri, posto a Ogbe-Ijoh come richiesto dagli Ijaw.

Gli Ijaw, etnia maggioritaria con circa 8 milioni di persone, vedevano così la possibilità di migliorare le loro condizioni vita. Ma gli Itsekiri si batterono per lo spostamento a Ogidigben, area di loro appartenenza. Il risultato fu lo spostamento della sede e qualche centinaio di morti.

Gli scontri ripresero nel 1999, questa volta tra Itsekiri e Urhobo causando, anche in questo caso, la morte di numerose persone e la distruzione di molte proprietà.
Il governarore locale, James Ibori, tentò una mediazione spostando nuovamente la sede del governo a Ogbeh-Ijoh ma facendo ampie concessioni agli Itsekiri.

Benchè la dittatura militare sia caduta nel 1999, Warri - ma anche altre zone importanti del delta - è completamente militarizzata. Il porto e le acque di Warri sono pattugliate da navi militari - alcune della quali risalenti alla seconda guerra mondiale, omaggio del governo Usa - armate di cannoni e mitragliatrici.

Motivo di tanta paura è il timore che gli scontri possano, come già accaduto, coinvolgere le piattaforme petrolifere. Nel mese di marzo gli scontri tra Ijaw ed Itsekiri hanno costretto i tre gruppi principali, ChevronTexaco, TotalElfFina e la Royal/Dutch Shell, ad un fermo dell'estrazione con gravi ripercussioni sull'economia del paese.

Lo scorso anno una clamorosa iniziativa delle donne della regione ha portato ad un fermo di 10 giorni dello stabilimento della Chevron ad Escavros. Le donne hanno occupato la piattaforma ed hanno tenuto in ostaggio alcune centinaia di dipendenti dello stabilimento. Richiedevano acqua potabile, scuole, corsi di formazione e la possibilità di un lavoro per la propria gente.

La Nigeria resta infatti un paese rurale in cui si vive di pesca, agricoltura e pastorizia. L'inquinamento causato dagli stabilimenti sta però causando non pochi problemi a questi settori e alla pesca in particolare. Il degrado di moltissimi fiumi che compongono il vasto ventaglio del delta sta causando una grave carenza dei mezzi di sostentamento per intere comunità, che per vivere non hanno altro che la pesca.

Abusi e nuovi atti di ribellione

La Nigeria, malgrado queste sue enormi ricchezze, sta attraversando una profonda crisi economica che ha ridotto in stato di quasi totale indigenza i tre quarti della popolazione, costretta a vivere con poco più di un dollaro al giorno.

Nel Delta del Niger, poi, mancano i servizi più elementari: scuole, strade, ospedali, acqua potabile.
Il problema principale è quello della gestione delle entrate petrolifere e di una più equa distribuzione delle ricchezze, una delle peggiori al mondo.

A tale proposito un rapporto dell'organizzazione umanitaria Human Rigths Watch (HRW), intitolato "The Niger Delta: No Democratic Dividend," lancia una dura accusa contro governo e multinazionali del petrolio, ree di aver fomentato abusi ed atti di violenza.

Le forze di sicurezza governative sono infatti accusate di essere intervenute nei confronti della cittadinanza che protestava o compiva atti di danneggiamento degli stabilimenti estrattivi commettendo gravi violazioni dei diritti umani, il tutto con il benplacido delle compagnie stesse.

L'esercito è implicato nella distruzione di decine di case e nell'uccisione di moltissime persone. In questo senso Hrw ha anche fatto delle richieste, sollecitando l'avvio di una seria indagine nei confronti dell'esercito per trovare i responsabili degli eccidi compiuti nell'Ogoniland tra il 1993 ed il 1998 e quello di Odi, del novembre 1999, quando i soldati hanno messo a ferro e fuoco la città uccidendo centinaia di persone.  Hrw ha anche richiesto alle compagnie petrolifere di impegnarsi perchè sia rispettata la legge e sia garantita la sicurezza nelle zone limitrofe agli stabilimenti.

Nel frattempo nel Delta del Niger regna il caos più assoluto ed i gesti di ribellione stanno prendendo forme diverse. A giugno due dipendenti della Shell sono stati rapiti ed è stato chiesto un riscatto di 25 milioni di Naria (circa 200mila dollari) per il loro rilascio, mentre ad aprile dei sabotatori hanno cercato di far saltare le condutture che dagli impianti estrattivi della Chevron di Escravos portano alle raffinerie di Warri e Kaduna.

Inoltre si assiste adesso anche ad un altro fenomeno preoccupante: quello della pirateria. Bande di ladri ben organizzate riescono ad impossessarsi di oltre 200mila barili di greggio al giorno, circa il 10% della produzione giornaliera, poi rivenduti al mercato nero.

Molti dei proventi di questo racket, ormai florido, servono a rimpinguare le armerie delle fazioni in lotta. Questi atti di sabotaggio stanno diventando talmente comuni che tra i manager delle compagnie petrolifere si sta cominciando a considerare l'idea di adottare una certificazione internazionale per il greggio, così da limitarne la vendita al mercato nero.

Ma i sabotaggi sono anche piuttosto pericolosi ed hanno già lasciato la loro scia di sangue. Il 24 giugno oltre 120 persone sono morte ed altre 200 sono rimaste ferite in seguito ad un incendio ad una conduttura da cui dei sabotatori stavano spillando petrolio; sono anche scoppiati scontri a fuoco tra sabotatori e le forze di sicurezza che controllano le piattaforme.

In queste crisi la mano delle imprese occidentali ha fatto sentire tutto il suo peso. Il primo passo per cercare di normalizzare una situazione che diventa di giorno in giorno sempre più tesa rischiando di degenerare, sarebbe far partecipare davvero la popolazione proventi del petrolio. Questa soluzione è stata già adottata in paesi ben più evoluti; è il caso dello stato americano dell'Alaska e dell'Alberta, in Canada. Lì ha funzionato.
Ma, come sempre, in Africa è tutta un'altra storia.

M. Losciale

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#3 Russian

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Inviato 13 settembre 2006 - 12:26

Mosca e Belgrado insieme per il Kosovo
| Martedì 12 Settembre 2006 - 18:23 | Andrea Perrone |

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che Mosca non esiterà a porre il proprio veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite se si dovesse raggiungere una soluzione per il Kosovo contraria agli interessi della Russia.
A questo riguardo il presidente russo ha avvertito lâ??Occidente che lâ??indipendenza del Kosovo costituirebbe un precedente per altre controversie regionali incluse quelle riguardanti i territori dellâ??Abkhazia e dellâ??Ossezia meridionale in Georgia. Putin ha inoltre sottolineato: â??Non si può applicare una regola per il Kosovo e regole diverse in altre situazioniâ?¦ Se la soluzione fosse per noi inaccettabile, non rinunceremo ad usare il nostro diritto di veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniteâ?. A tal proposito, il direttore dellâ??ufficio relazioni pubbliche del governo serbo Srdjan Djuric ha dichiarato ieri allâ??agenzia di Belgrado â??Tanjugâ?? che le affermazioni del presidente Putin su Kosovo e Metohija sono di estrema importanza per la Serbia, per la difesa del suo Stato e dei suoi interessi nazionali. A sua volta lâ??aiutante in capo del Dipartimento di Stato e membro del Senato degli Stati Uniti Jim Jantras ha affermato che la Russia non ha nessun diritto di sottoporre alla sua â??dittaturaâ? gli altri membri del Gruppo di Contatto, costituito da Paesi mediatori, ed ha poi proseguito dicendo che Mosca sarebbe nella condizione ideale di chiudere la questione riguardante lâ??indipendenza del Kosovo, naturalmente in direzione dei desideri statunitensi, proprio grazie allo strumento di pressione rappresentato dal suo veto presso le Nazioni Unite. Peccato che gli interessi russi non combacino con quelli di Washington. Un atteggiamento, quello del senatore Usa, che dimostra ancora una volta come gli Stati Uniti abbiano tutto lâ??interesse nel mantenere il controllo sulle province dellâ??ex-Jugoslavia opponendosi al legittimo veto russo.
Il Paese del presidente Putin è un naturale partner commerciale e alleato della Serbia proprio per la sua vicinanza geografica; al contrario degli Usa che intendono invece mantenere i Paesi dellâ??area balcanica in uno stato di sudditanza, sotto il loro controllo politico, economico e militare, ma soprattutto in chiave di destabilizzazione dellâ??Europa e dei suoi interessi commerciali.
Intanto, il Capo del Centro degli Studi Politici serbo Milan Nikolic ha proposto che se il Kosovo dovesse essere separato da Belgrado, la Serbia dovrebbe ricevere un sostanzioso compenso economico: un percorso accelerato per lâ??Unione europea o lâ??accesso ai fondi monetari con unâ??ulteriore assistenza finanziaria degli Stati Uniti per un ammontare pari a 4-5 bilioni di dollari.
Contemporanemente, nellâ??ufficio nellâ??ambasciata britannica di Sofia si è tenuto ieri a porte chiuse un incontro dei rappresentanti del Gruppo di Contatto dedicato alle decisioni che si dovranno tenere sul futuro delle regioni dellâ??ex-Jugoslavia, a cui parteciperà anche il deputato di Ahtissari Albert Rohan.
Secondo indiscrezioni di ambienti diplomatici di Bruxelles gli Stati Uniti e altri dieci Paesi che non fanno parte dellâ??Unione europea sarebbero interessati a prendere parte ad una futura missione della Ue non appena sarà raggiunto un accordo sullo status definitivo del Kosovo e Metohija. Intanto, il ministro della Giustizia di Belgrado Zoran Stojkovic ha dichiarato ieri di sperare che il parlamento serbo nella sessione di oggi raggiunga una posizione unitaria per quanto riguarda il destino delle regioni dellâ??ex-Jugoslavia basandosi sulle posizioni che sono state assunte finora dal governo.
A questo riguardo la delegazione serba alle Nazioni Unite sarà guidata dal presidente del Centro di Coordinamento per Kosovo e Metohija, Sanda Raskovic, e partirà per New York dove si terrà il 13 settembre una sessione del Consiglio di Sicurezza dedicata proprio alla questione balcanica. Nel frattempo, Stefan Lehne, inviato per il Kosovo e Metohija dellâ??Unione europea, e lâ??assistente del Segretario di Stato e deputato americano Rosemary Di Carlo hanno annunciato che visiteranno Pristina nel corso di questa settimana.
Il membro dei negoziati per la Serbia e consigliere del presidente Tadic ha dichiarato che gli incontri di Vienna tenuti nei giorni scorsi sulla difesa del retaggio religioso e culturale del Kosovo proseguiranno con una serie di colloqui, dove esperti dellâ??Unosek, ufficio dellâ??inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite, raggiungerà Belgrado e Pristina nel tentativo di coordinare i gruppi di negoziatori locali relativamente alla protezione di chiese e monasteri, ed alla loro difesa.
Andrea Perrone


Noi ch'abbiamo mandato i "Tornado" e adesso ce ne sbattiamo altamente,non ne sappiamo più niente,non ch'abbiamo mai capito niente.
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#4 joseph K.

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Inviato 24 settembre 2006 - 09:45

Darfur: non serve dire molto.
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Ora l'inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole di York, e tutte le nuvole che incombevano minacciose sulla nostra casa sono sepolte nel petto profondo dell'oceano.


#5 Guest_Eugenetic Axe_*

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Inviato 24 settembre 2006 - 10:16

A sua volta lâ??aiutante in capo del Dipartimento di Stato e membro del Senato degli Stati Uniti Jim Jantras ha affermato che la Russia non ha nessun diritto di sottoporre alla sua â??dittaturaâ? gli altri membri del Gruppo di Contatto, costituito da Paesi mediatori, ed ha poi proseguito dicendo che Mosca sarebbe nella condizione ideale di chiudere la questione riguardante lâ??indipendenza del Kosovo, naturalmente in direzione dei desideri statunitensi, proprio grazie allo strumento di pressione rappresentato dal suo veto presso le Nazioni Unite. Peccato che gli interessi russi non combacino con quelli di Washington. Un atteggiamento, quello del senatore Usa, che dimostra ancora una volta come gli Stati Uniti abbiano tutto lâ??interesse nel mantenere il controllo sulle province dellâ??ex-Jugoslavia opponendosi al legittimo veto russo.
Il Paese del presidente Putin è un naturale partner commerciale e alleato della Serbia proprio per la sua vicinanza geografica; al contrario degli Usa che intendono invece mantenere i Paesi dellâ??area balcanica in uno stato di sudditanza, sotto il loro controllo politico, economico e militare, ma soprattutto in chiave di destabilizzazione dellâ??Europa e dei suoi interessi commerciali.


Uno spettro s'aggira per i Balcani: è quello della Guerra Fredda.

#6 Russian

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Inviato 27 settembre 2006 - 12:07

http://www.warnews.i...ent/view/65/29/

In pratica...l'arte di eclissare una guerra con una guerra più "nobile"
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#7 Guest_runciter_*

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Inviato 01 ottobre 2006 - 10:54

lo posto qui, sperando vivamente di aver scelto il topic sbagliato:

Pakistan 'role in Mumbai attacks'

Pakistan's intelligence agency was behind the train blasts in Mumbai in July that killed 186 people, Indian police say.


The attacks were planned by the ISI and carried out by the Islamist militant group Lashkar-e-Toiba, based in Pakistan, Mumbai's police chief said.

AN Roy said the Students' Islamic Movement of India had also assisted.

Pakistan rejected the allegations and said India had given no evidence of Pakistani involvement in the attacks.*

"We have solved the 11 July bombings case. The whole attack was planned by Pakistan's ISI and carried out by Lashkar-e-Toiba and their operatives in India," Mumbai (Bombay) police commissioner AN Roy told a news conference. (...)


http://news.bbc.co.u...sia/5394686.stm

* l'assenza di prove del coinvolgimento di bin laden negli attentati dell'undici settembre non impedì agli stati uniti di bombardare l'afghanistan.

#8 Pierrot le fou

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Inviato 11 ottobre 2006 - 15:08

Contabilità dell'orrore

Secondo una ricerca della John Hopkins, sarebbero 600mila le vittime della guerra in Iraq



http://www.nytimes.c...gin&oref=slogin
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#9 Guest_runciter_*

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Inviato 12 ottobre 2006 - 11:52

la stessa notizia ma in italiano, da euronews:

Il conflitto iracheno ha fatto 650.000 morti
12/10 07:07 CET

La guerra in Iraq ha fatto oltre 650.000 mila morti, cioè 13 volte di più di quanto stimato finora dalle forze americane. E' il risultato di uno studio scientifico realizzato dalla facoltà di medicina dell'università Johns Hopkins del Maryland, in collaborazione con un ateneo di Bagdad, e pubblicata sulla rivista Lancet.

Come il presidente George Bush anche il comandante delle forze della coalizione George Casey ha detto di non credere a queste cifre: "650.000 mi sembra al là di ogni stima che abbia mai visto e nessuna andava oltre i 50.000".

Basandosi su interviste a un campione di 1.849 famiglie, i ricercatori hanno scoperto che il tasso di mortalità in Iraq è 2,5 volte superiore a quello prima della guerra. L'autore, il professor Gilbert Burnham, difende la sua ricerca: "Siamo convinti dei nostri dati. Abbiamo usato metodi sperimentati e affidabili. Non ce li siamo inventati, sono scritti nei libri e molti sono stati sviluppati con il sostegno finanziario e tecnico del governo degli Stati Uniti".

Analoghe metodologie sono state utilizzate per calcolare le vittime di altri conflitti come quelli in Kosovo o in Sudan.


il sito del corriere (articolo un po' più dettagliato):

http://www.corriere....e/11/iraq.shtml

#10 Pierrot le fou

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Inviato 24 ottobre 2006 - 12:44

24 ott 14:06

Afghanistan: mortaio Nato sbaglia bersaglio, morti tre bambini

JALALABAD (Afghanistan) - Tre bambini sono morti e due sono rimasti feriti per un colpo di mortaio partito dalle truppe Nato nell'est dell'Afghanistan. Lo hanno reso noto la polizia locale e fonti dell'Alleanza. Il comandante Luke Knittig, portavoce dell'Isaf, ha spiegato che, a causa di un problema tecnico, durante un'esercitazione uno dei cinque colpi di mortaio sparati ha sbagliato bersaglio. (Agr)



son cose.
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#11 Pierrot le fou

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Inviato 24 ottobre 2006 - 14:30

24 ott 16:00

Iraq: esercito Usa uccide per errore quattro pompieri

BAGDAD - L'esercito americano ha ucciso per errore quattro pompieri iracheni scambiati per guerriglieri. Lo ha annunciato il comando statunitense. Il tragico errore si e' verificato perche' ieri era stato annunciato il furto di un'autobotte dei vigili del fuoco a Fallujah. (Agr)



son cose (2).
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#12 joseph K.

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Inviato 24 ottobre 2006 - 15:05

Una lunga serie di attentati e di attacchi in tutto l'Iraq ha fatto circa 80 morti e un centinaio di feriti.
  La citta' settentrionale di Mosul, 390 chilometri dalla capitale, e' stata teatro di diversi attacchi e sei attentati suicidi con autombombe: almeno 20 i morti.
  Piu' a sud, nel centro petrolifero di Kirkuk, due attacchi suicidi hanno fatto 18 morti.
  In serata una bomba nel mercato della cittadina sciita di Khalis, 80 chilometri a nord di Baghdad, ha ucciso almeno 17 civili. Nel corso della giornata nelle vicinanze della citta' uomini armati avevano fatto altre quattro vittime.
  A Baghdad sono stati presi di mira gli agenti della polizia irachena. In totale ne sono morti otto, tra cui un colonnello e quattro passanti.
  Nove persone sono state uccise a Mahmudiya, 30 chilometri a sud di Baghdad; tre a Baquba, 50 chilometri a nordest della capitale, e una a Diwaniya, nella provincia centrale di Qadisiyyah.


http://cooperazione....perazione.altre

Due bambini  morti e altri sette civili sono rimasti feriti, insieme ad  alcuni soldati britannici in un attentato suicida nel sud dell'Afghanistan


http://www.rainews24...sp?NewsID=64798
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#13 Guest_runciter_*

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Inviato 27 ottobre 2006 - 08:45

Dozens of civilians were killed in a NATO military strike against suspected Taliban militants, Afghan officials said Thursday. Villagers fled the southern region by car and donkey, and hundreds attended a funeral for some 20 people buried in a mass grave.

The civilian deaths â?? estimated by Afghan officials at between 30 and 85, including many women and children â?? are among the highest in any foreign military action here since the fall of the Taliban and could turn residents against the counterinsurgency campaign. (...)

http://news.yahoo.co...ivilians_killed

#14 joseph K.

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Inviato 27 ottobre 2006 - 09:58

"Quattordici persone uccise e tre ferite. Questo il bilancio provvisorio dell'esplosione di una bomba al passaggio di un minibus nella provincia di Uruzgan, nel sud dell'Afghanistan. Le vittime sarebbero soprattutto anziani e bambini. La notizia è stata data dal portavoce delle autorità locali, Abdoul Qayom".

http://www.repubblic...enze-27-10.html
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#15 Guest_runciter_*

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Inviato 27 ottobre 2006 - 10:16

è un gioco divertente, joseph, ma il punto è che la nato non dovrebbe trovarsi in afghanistan, e se non fosse lì non succederebbe neanche quello che riporti tu.

stessa storia, amplificata nelle dimensioni dell'orrore, in iraq.

discorso sostanzialmente simile per la situazione israeliana/palestinese e le infinite violenze da una parte e dall'altra: l'occupazione è la causa primaria del male.

obiezioni?

#16 joseph K.

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Inviato 27 ottobre 2006 - 10:28

l'occupazione è la causa primaria del male.


Non concordo con questa tua visione bushiana della realtà.
Inoltre come collegare all'occupazione un bus fatto saltare in aria? Vada per la camionetta che circola con il teschio in centro città ma il bus come può essere un atto di resistenza all'occupazione?

Il fatto è che il gioco pareva dare l'idea di un genocidio intenzionale ed esclusivo di una parte sull'altra. Invece mi ponevo sull'onda del titolo della discussione, "appunti di guerra", perchè, proprio trattandosi di guerra, muoiono morti di guerra. Civili o militari, in genere uomini, i quali muoiono alla stessa maniera se saltano in aria su un bus causa "attentato" o per una bomba che sbaglia bersaglio.
Magari (magari) le prime sono morti più intenzionalmente volute (di resistenza?), le seconde un po' meno; magari (magari) senza le morti di "occupazione" o liberazione di morti di "resistenza" o di "terrore(ismo)" ce n'erano di meno.
Mi limito a dare qualche appunto di guerra anche io, altrimenti pare si tratti di altro, come dicevo all'inizio.
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#17 Guest_runciter_*

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Inviato 27 ottobre 2006 - 10:46

Inoltre come collegare all'occupazione un bus fatto saltare in aria? Vada per la camionetta che circola con il teschio in centro città ma il bus?


il bus non salterebbe in aria se non ci fosse l'occupazione.

#18 joseph K.

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Inviato 27 ottobre 2006 - 18:38


Inoltre come collegare all'occupazione un bus fatto saltare in aria? Vada per la camionetta che circola con il teschio in centro città ma il bus?


il bus non salterebbe in aria se non ci fosse l'occupazione.


O forse, più semplicemente, non troveresti la notiza su Repubblica.it
Mi sfugge il nesso "occupazione americana causa", "faccio saltare un bus di connazionali effetto".

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#19 Guest_runciter_*

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Inviato 28 ottobre 2006 - 07:05

O forse, più semplicemente, non troveresti la notiza su Repubblica.it


secondo te com'era la situazione prima dell'intervento americano?

Mi sfugge il nesso "occupazione americana causa", "faccio saltare un bus di connazionali effetto".


allora prova a pensarci in termini non strettamente causali: sono due realtà che si manifestano simultaneamente, e la seconda semplicemente accompagna la prima.

qualcuno ha portato laggiù l'orrore, che ha subito iniziato a espandersi.

p.s. non sappiamo neanche chi ha fatto saltare in aria il bus, e c'è chi crede che almeno parte delle azioni terroristiche in afghanistan e in iraq (in particolare le autobombe) siano in realtà orchestrate dagli stregoni di casa nostra, col fine di alimentare il caos per rendere sempre più labile l'ipotesi di un ritiro.

#20 Russian

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Inviato 28 ottobre 2006 - 09:13

...c'è chi crede che almeno parte delle azioni terroristiche in afghanistan e in iraq (in particolare le autobombe) siano in realtà orchestrate dagli stregoni di casa nostra, col fine di alimentare il caos per rendere sempre più labile l'ipotesi di un ritiro.


Sinceramente,ritenere fantapolitica o fantaguerra teorie come questa è per me questione del tutto inestricabile,totalmente incomprensibile,che concepisco solo motivata dal rifuggere la delusione del crollo di un mito e di una convinzione intimamente personale.
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