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[Monografia] Akira Kurosawa


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74 replies to this topic

#1 Guest_verdoux_*

Guest_verdoux_*
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Inviato 31 agosto 2006 - 11:30

Sommo regista che non ha bisogno di presentazioni; regista molto colto, impegnato ed impegnativo, affronta nei suoi film temi complessi ed attuali; i miei preferiti sono "cane randagio" e "vivere";


L‚??idiota

Solo il genio di Kurosawa poteva trasporre sullo schermo un romanzo come l‚??idiota e darne una rappresentazione assolutamente fedele a quella che mi ero costruito nella mia immaginazione, dal pacco di soldi che brucia nel caminetto, allo scambio di amuleti tra il principe e Rogozin, allo scontro frontale tra Nastassja e Aglaja fino al deep end. Il cruccio di quando si guarda un film tratto da una opera letteraria √® che il film non vuol mai saperne di farsi riconoscere in quello che ciascuno di noi si √® costruito nella propria mente. Certo che il principe idiota, che mi ero immaginato biondo e con gli occhi azzurri, qui appare col muso giallo e gli occhi a mandorla; ma √® la magia dell‚??arte di Kurosawa che ci fa aderire alla sua visione del racconto.
Se possibile sarebbe meglio dimenticare Dostoevskij e guardare il film che √® splendido e che basta a se stesso; un film pregnante, intenso, dolce e drammatico, un capolavoro incredibilmente sottovalutato e stroncato dalla critica. Idioti!!! C‚??√® tutto lo spirito dell‚??idiota in questo film e c‚??√® tutto Kurosawa e la sua somma arte di fare cinema.


Che √® dunque la bont√†? L‚??assoluta disponibilit√† all'altro. L'altro viene prima. Il principe ascolta sempre, capisce sempre. Non perch√© ne condivida i motivi, perlopi√Ļ non li condivide. Pensa che Natas¬īja sia malata, e ha ragione. Che Aglaja spesso sbagli, e ha ragione. Che Rogozin √® oscurato dalla passione, e ha ragione. Ma ne penetra l'animo come nessuno, ma arresta il giudizio davanti alla condizione umana, quel dibattersi fino alla vertigine del bene e del male. Ne prova una infinita compassione nel senso proprio del patire insieme. Non volta mai le spalle, non abbandona nessuno, Myskin, fa sempre quel poco che gli uomini possono fare l'uno per l'altro, non lasciarsi soli, perdonarsi.
Condizione di questa apertura √® la semplicit√†. Come se soltanto la persona cresciuta come il principe fuori dal frastuono del mondo, in rapporto con la natura e i piccoli, fosse capace di ascolto del prossimo suo ‚?? naturaliter cristiana. Naturalmente in grado di cogliere quell‚??annaspare dell'intelletto e del cuore, quella fatica del pensato e sperato che √® la gemma in fondo a ogni vivente.
La bont√† non √® un fare n√© dare ‚?? anche se il principe √® generoso e per nulla sciocco ‚?? ma essere. Essere con l'altro sulla croce. Ma chi vuole vedersi in quello specchio? Myskin fa quasi paura, salvo alla generalessa Epancin√†, ¬ębuona¬Ľ in un suo modo confusionario. Lo sentono vicino i ladroni, Natas¬īja Fil√¨ppovna crocifissa dalla sua caduta, Rogozin crocifisso dal suo bisogno. Lo sente Aglaja, come impossibile compagno d'una vita normale.
La bont√† √® inerme. Il principe Myskin si percepisce debole, teme di non farcela, non √® atto a galleggiare sui torbidi marosi del presente; in questo senso ¬ęidiota¬Ľ. Ma chi galleggia? Non la classe cui lui appartiene, che manca ai suoi doveri, non chi vorrebbe cambiare inseguendo i sogni del progressismo. Ai colti nobili o borghesi o a Terentiev ‚?? anche lui in croce ma una croce, pensa Myskin, sbagliata ‚?? il principe oppone il suo ragionare lucido e caloroso, Myskin non delira. Ma nulla riuscir√† a impedire, pi√Ļ capisce meno potr√† modificare. Il mondo √® del male. Il peccato ne √® la prova.
La bont√† √® inutile. O almeno non appartiene all'universo dell‚??utilit√†. Neanche il Cristo vi appartiene. La salvezza resta un mistero, il mistero della croce. Dopo il breve passaggio a Pietroburgo e a Mosca, al principe non rester√† che tornare alla sua clinica svizzera o a Dostoevskij di rimandarvelo.
Terribile √® la bont√†. Aveva ragione Rogozin. √? pi√ļ che cristiana, √® cristiana ortodossa ‚?? perch√© il cattolicesimo si √® corrotto nel mondo. La sua dimora √® l‚??antica Russia dal cuore estremo, la spada alzata contro la modernit√† devastante, liberalismo, democrazia, socialismo, questione femminile, tutte corruzioni d'un bene originario, tutte in senso proprio idolatria.

Si potrebbe dubitare infine che la bont√† sia altro che una parossistica e fantasmatica virt√ļ occidentale. Nel fare dell‚??Idiota un film (Idiot, 1951), Akira Kurosawa disegna la tragedia dei quattro in un gelido Giappone postbellico, senza il fumigante secolo russo della met√† dell'Ottocento, senza socialismo e senza cristianesimo. √? un capolavoro. Ma mentre Dostoevskij riconoscerebbe la splendida Natas¬īja (Setsuko Hara), la splendida Aglaja (Yoshiko Kuga), lo splendido Rogozin (Toshiro Mifune) non riconoscerebbe Myskin in quella creatura dolce e stupefatta (Masayuki Mori). Come se amore e gelosia e disperazione e violenza fossero universali, l'assolutamente buono no.

http://66.249.93.104...it&ct=clnk&cd=1

#2 Guest_verdoux_*

Guest_verdoux_*
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Inviato 31 agosto 2006 - 15:34

DERSU UZALA

Il film racconta le esplorazioni del capitano Arseniev nel territorio siberiano; il loro scopo sarebbe stato quello di effettuare dei rilievi cartografici, ma diventano una lotta per la vita di uomini alla deriva contro le difficolt√† del territorio ostile e quelle climatiche; difficolt√† nelle quali si destreggia molto bene invece Dersu Uzala, un occasionale incontro diventato una preziosa guida per il capitano; Dersu √® un uomo gi√† anziano che ha vissuto per decenni nella taiga, ha imparato a riconoscerne i pericoli ed a sopravvivere ad essi; √® regredito dalla civilt√† cittadina da cui proviene, si √® fatto una sua personale religione/filosofia di vita in cui riconosce come elementi soprannaturali, con i quali dialoga direttamente, il sole, la luna il fuoco .. eccetera e su tutti Alma (la tigre), la regina della taiga; nella sua solitudine ha sviluppato un forte senso di solidariet√† umana verso gli sparuti abitanti di quella vasta contrada per cui, quando incontra il capitano, ne diventa subito amico disinteressato. √? un po‚?? lo spiritello benigno della taiga; non √® facile incontrare qualcuno in quelle contrade; se poi, come succede al capitano, lo si rincontra a distanza di cinque anni, √® evidente una volont√† soprannaturale.
Come dicevo Dersu non √® un ragazzo selvaggio nato nella giungla che cammina a 4 zampe e non √® nemmeno un asceta che ha fatto una scelta esistenziale di vita; Dersu √® un cacciatore di professione che, rimasto solo per la morte della moglie e dei figli, si √® adattato a vivere nella taiga; della sua pregressa appartenenza alla civilt√† umana gli rimane il fucile con cui si procura la merce di scambio che gli consente di vivere; non usa pi√Ļ il denaro e lo zimbellino √® diventato la sua moneta di scambio; non si pu√≤ dire che viva in simbiosi con la natura essendo uno che caccia prede come cinghiali e cervi, prede che la natura non ha messo alla portata dell‚??uomo; quindi non sono molto d‚??accordo con i commenti che, sottolineando questo aspetto del film, ne danno una interpretazione riduttiva.
Il film √® molto pi√Ļ complesso e poliedrico e per molti aspetti anche inafferrabile; vive delle contraddizioni di Dersu e delle nostre contraddizioni; del conflitto tra uomo e natura, dell‚??uomo che fa comunque parte di una natura modificata dalla sua presenza, fino alla creazione della citt√†, una monocultura umana; della millenaria contraddizione tra l‚??uomo cacciatore che apparentemente violenta la natura catturando le prede, ma che in realt√† √® pi√Ļ in simbiosi con essa dell‚??uomo agricoltore che devasta la terra (pianeta) e provoca la guerra per la difesa e la conquista del territorio. Credo che la scena in cui Dersu uccide la tigre rappresenti la svolta dell'uomo dallo stato naturale a quello cosiddetto umano, che ha solide basi nella crudelt√†.
Dersu, capace di far fronte agli eventi naturali dell‚??ambiente in cui si √® adattato, √® incapace invece di difendersi dai suoi simili che lo uccidono per prendergli il fucile, lo strumento di civilt√† con cui Dersu riusciva a sopravvivere nella taiga.
Questa è la profonda contraddizione che il film ci rappresenta.

Fra le scene da citare, oltre a quella fondamentale della tigre di cui ho detto, di grande rilievo ed impatto visivo ed emotivo è quella sul lago ghiacciato e quella del capodanno, con i ghiaccioli che tintinnano quasi a emulare un carillon natalizio. Grande film.


#3 Guest_verdoux_*

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Inviato 31 agosto 2006 - 22:19

CANE RANDAGIO

Il poliziotto alle prime armi Murakami (un grande Toshiro Mifune) si lascia rubare in autobus la pistola da un borseggiatore; la pistola finisce nelle mani del bandito Yusa, che commette con essa rapine ed omicidi. Murakami sente tutto il peso della responsabilità per la sua scelleratezza, ossessionato come fossero suoi i crimini della sua pistola; chiede ed ottiene di poter ricercare il bandito. Per Murakami, che pensa che non ci siano uomini buoni o cattivi e che solo casualità li releghi dalla parte giusta (poliziotto) o sbagliata (bandito) della barricata, la missione diventa un conflitto interiore, una angosciante caccia alla parte cattiva di se stesso.
Un capolavoro.
Nora inu, (Stray Dog), 1949, Akira Kurosawa.

#4 {`tmtd`}

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    Enciclopedista

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Inviato 01 settembre 2006 - 07:44

bellissime le tue parole verdoux..
purtroppo non ho visto questi film apparte dersu urzala..

della millenaria contraddizione tra l‚??uomo cacciatore che apparentemente violenta la natura catturando le prede, ma che in realt√† √® pi√Ļ in simbiosi con essa dell‚??uomo agricoltore che devasta la terra (pianeta) e provoca la guerra per la difesa e la conquista del territorio.


su questo non sono assolutamente d'accordo, ma non nel contesto del film, ma proprio dal punto di vista etico..
insomma, ci sono gli agricoltori capitalisti che devastano la terra, ma ci sono anche quelli che la curano come un bambino e ne coltivano i frutti con molta attenzione e rispetto.
nel contesto del film la figura del cacciatore non è poi così crudele, d'altronde lui vive uccidendo animali e non può fare altrimenti. l'animo di dersu è gentile, generoso e pacato, anche se selvaggio. il capolavoro di kurosawa, in questo film, sta proprio qui. essere riuscito a cesellare (sì, come un quadro) un personaggio selvaggio, cacciatore, ma allo stesso tempo quasi infantile, buono e persino affettuoso. proprio affettuoso, visto che con il capitano arseniev nasce una vera e propria amicizia. ricordo sempre la scena del loro secondo incontro, dopo anni di divisione, quando corrono l'uno verso l'altro e si abbracciano con un forza incredibile. una scena emozionante che mi lasciò una felicità indescrivibile.
ovviamente questa è una figura che al giorno d'oggi lascia il tempo che trova.
ho visto uccidere animali per divertimento, per passare il tempo la domenica pomeriggio. beh, questo a me fa un pò ribrezzo e rabbia.
tornando alla filmografia di kurosawa, tra quelli che sono riuscito a recuperare, oltre a dersu urzala, il mio preferito è decisamente Sogni..
tu cosa ne pensi?
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#5 Guest_verdoux_*

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Inviato 01 settembre 2006 - 08:52

 
tornando alla filmografia di kurosawa, tra quelli che sono riuscito a recuperare, oltre a dersu urzala, il mio preferito è decisamente Sogni..
tu cosa ne pensi?



sogni mi manca; credo che tutti i film di kurosawa siano belli, ma quello che pi√Ļ consiglio e non solo per motivi artistici √® vivere; un film che farei vedere nella scuola dell'obbligo;


Vivere



Watanabe √® l‚??anziano capoufficio dell‚??ufficio richieste di un comune in Giappone (non citato il nome); ha trenta anni di servizio e ormai poca ambizione e poca voglia di lavorare; impressionante la vista dell‚??ufficio con montagne di polverose scartoffie accatastate ed inevase; lui ha una scrivania ed √® a capotavola di un tavolone sul quale lavorano i suoi impiegati; tutti ugualmente impegnati a fare poco o nulla; gli altri uffici del comune sono del tutto simili al suo, ognuno con una competenza diversa; igiene, parchi, lavori pubblici, progetti, trasporti e chi sa quante altre; una polverizzazione di competenze che rende irrealizzabile qualsiasi attivit√† anche a chi ne avesse la volont√† di farlo; volont√† che col tempo se ne va e subentra la rassegnazione del tirare a campare; nell‚??ufficio di Watanabe lavora una ragazza che si distingue per la sua allegria e voglia di vivere; racconta barzellette ed i colleghi la guardano con severit√†.
Un giorno arriva una delegazione di donne che chiede a Watanabe la bonifica di un angolo morto di una piazzetta che sta sotto un cavalcavia e dove si forma un laghetto maleodorante a causa dello scolo di una fognatura; sarebbe facile ed opportuno bonificare la zona e sfruttare lo spazio che ne rinviene per un piccolo giardinetto con alcune panchine e magari qualche gioco per bambini; ma Watanabe passa la palla ad altro ufficio che secondo lui √® quello competente; la delegazione viene fiondata da ufficio ad ufficio come una pallina di flipper fino al sindaco che, come nel gioco dell‚??oca, la rimanda da Watanabe; lui nel frattempo √® andato via ed il suo vice chiede alla delegazione di fare una richiesta scritta.
Watanabe aveva da molto tempo mal di stomaco e doveva andare a ritirare l‚??esito degli esami; cancro allo stomaco √® il responso; speranza di vita non pi√Ļ di sei mesi.
Sconvolto, Watanabe non torna pi√Ļ in ufficio e vaga senza una meta precisa. Ripensa al il suo passato; la moglie prematuramente scomparsa tanti anni prima; il figlio su cui aveva riposto speranze ed amore, ma che adesso lo ricambia con ingratitudine e freddezza; e la nuora peggio di lui; i due coniugi, che vivono nella stessa casa di Watanabe, sono interessati solo allo sfruttamento della prossima liquidazione e della pensione del vecchio.
Una sera mentre √® solo in un bar davanti al sak√©, Watanabe conosce uno strano individuo, uno scrittore di basso livello, cui racconta il suo male; lo scrittore se lo prende a cuore e cerca di portalo un po‚?? in giro a divertirsi, ma non riesce a non fare scelte banali; il luna park, la balera, il piano bar, poi anche le donnine; insomma tutto l‚??effimero che vorrebbe sembrare vita e gioia di vivere; ma non lo √® naturalmente e Watanabe se ne torna a casa stanco, annoiato e con un inevitabile mal di stomaco; non √® questa la vita da vivere nemmeno per uno cui la vita sta sfuggendo.
Al mattino Watanabe riceve l‚??inaspettata visita della sua giovane impiegata, quella allegra, la mosca bianca insomma; ella vuole una firma sulla sua lettera di dimissioni; Watanabe rimane molto colpito; anche allora era impensabile dimettersi da un posto di lavoro sicuro; ma la ragazza gli spiega che lei non riesce a vivacchiare senza prospettive; vuole lavorare, guadagnare, vuole vivere insomma; messa la firma Watanabe le chiede di uscire con lei; parlano, scherzano, lui le fa anche un regalino. Si rivedono anche i giorni successivi; ovviamente figlio e nuora pensano ad una relazione e si preoccupano perch√© lui ritira soldi dal suo libretto e li spende. La ragazza √® una sempliciotta, ma √® sincera ed allegra e Watanabe sta bene con lei; lei un po‚?? meno perch√© obiettivamente si annoia con questo vecchietto cui non ha molto da dire e che il pi√Ļ delle volte si appisola durante le loro cenette o al cinema.
E quando Watanabe si presenta da lei al suo nuovo lavoro per chiederle di passare un‚??altra serata insieme, lei non vuole pi√Ļ saperne; poi si pente e lo accontenta per l‚??ultima volta; durante la serata, pi√Ļ noiosa del solito, lei esasperata le chiede che diavolo lui voglia da lei; lui le confessa il suo male e la sua scontentezza esistenziale per non aver realizzato niente nella vita; lei gli dice di mettersi a lavorare come ha scelto di fare lei; e gli fa vedere un pupazzetto per bambini la cui manifattura costituisce il suo nuovo lavoro; non √® nulla di speciale dice, ma mi diverte farlo e mi piace l‚??idea di aver fatto qualcosa di utile per far divertire qualche bambino.
Colpito dalle ultime parole della ragazza, Watanabe rientra in ufficio tra lo stupore generale e riesuma la pratica del campo giochi; ma stavolta non si limita a investire del problema gli altri uffici competenti; agisce di persona, fa sopralluoghi, rompe l‚??anima a tutti quelli che hanno la competenza di far qualcosa, litiga perfino col sindaco. E ce la fa; il piccolo campo giochi viene realizzato; alla inaugurazione il sindaco si prende tutto il merito dell‚??opera per sfruttarne il dividendo politico e non riconosce alcun credito a Watanabe. Ma le mamme dei bambini sanno bene che solo per suo esclusivo merito quel lavoro √® stato compiuto.
Andato in pensione Watanabe si reca spesso la sera nel piccolo campo giochi e si lascia dondolare sull‚??altalena; felice stare l√¨ e guardare quella che ritiene essere l‚??unica cosa buona fatta nella sua vita; non gli importa pi√Ļ aver sprecato trenta anni della sua esistenza; lo gratifica l‚??essere stato capace di impiegare gli ultimi tre mesi della sua esistenza in qualcosa di positivo utile per qualcuno; muore proprio l√¨ per una improvvisa emorragia interna.


Questo il √® racconto; √® fedele al film, ma per comodit√† lo ho linearizzato, perch√© il film ha una struttura anomala; la voce fuori campo annuncia la morte di Watanabe a circa 2/3 del film, subito dopo il suo ritorno in ufficio. Il rimanente terzo √® dedicato al rito funebre con parenti e colleghi; rito che assume toni farseschi quando sindaco, assessori e colleghi si lisciano gli uni verso gli altri spartendosi meriti che non hanno per l‚??opera realizzata; una forte satira sociale e politica; solo sconosciuti, che si recano a rendere omaggio a Watanabe, riconoscono il suo merito; gli ultimi mesi di Watanabe sono raccontati in questo contesto, con qualche flashback qua e l√†. E‚?? la parte migliore del film e i brevi incisi che mostrano Watanabe guardare compiaciuto dal cavalcavia i bambini che giocano o la sera dondolarsi sull‚??altalena sono fortemente poetici.
Lo stile si trasforma nel corso del film dal cupo realismo iniziale al surrealismo di molti episodi. Inquadrature sempre vive e pregnanti, regia di un maestro del cinema.
Non √® un film triste come potrebbe sembrare dal racconto; a parte gli elementi comici e farseschi che costituiscono l‚??elemento di satira sociale ed i momenti altamente drammatici sicuramente presenti, il film si chiude in pace ed in serenit√†.

Il film è anzi un inno alla vita; perché pur nella consapevolezza che gli stava fuggendo di giorno in giorno, Watanabe non ha voluto rassegnarsi e sprecare gli ultimi mesi come aveva fatto per i precedenti trenta anni ed è riuscito a vincere la sua corsa negli ultimi metri.

Un capolavoro.


#6 Ejzenstejn

Ejzenstejn

    aspirante indie

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Inviato 01 settembre 2006 - 09:10

Dersu Uzala √® stato il personalissimo ‚??Vivere‚?Ě di Kurosawa che, grazie a questo film, ha recuperato la voglia di vivere e di lavorare, dopo aver incontrato l‚??ombra della morte. Infatti ha girato il film che era gi√† vecchio e con un tentato suicidio alle spalle.
Per il regista Dersu non √® stato solo un film ma un‚??esperienza-limite in senso jasperiano e acquista pertanto un‚??importanza fondamentale per la comprensione del suo lavoro.
Come giustamente ha osservato Tassone, il film riprende la vena aniministica del cinema di Flaherty e di Dovzenko, restituendo un‚??anima alla taiga e facendocene sentire il respiro, la magia, il canto e il grido.
Credo che il film contenga un messaggio, non una morale, ma qualcosa di simile a un  insegnamento Zen.
Se in Vivere aveva rappresentato la malattia come momento critico fondamentale per acquisire una nuova consapevolezza (tema che sar√† ripreso solo da Tsukamoto con tanta forza), in Dersu ha rappresentato la necessit√† di una rinascita, spirituale, che pu√≤ aver luogo solo ritrovando l‚??antico patto che unisce l‚??uomo alla natura e ricominciando a rispettarla come grande-madre.
Chiunque abbia visto il film non pu√≤ essersi sottratto allo shock dell‚??uccisione della tigre e all‚??orrore che prova Dersu, sentendo che ha ucciso con l‚??animale la madre di tutto ci√≤ che vive. Ogni pelliccia e bordatura di pelo delle vostre giacche a vento √® stata ottenuta uccidendo un animale, e in modo molto pi√Ļ brutale.

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#7 Guest_verdoux_*

Guest_verdoux_*
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Inviato 01 settembre 2006 - 10:54

RAN

Re Lear, un principe potente e temuto, √® diventato vecchio senza diventare saggio; era ed √® rimasto un uomo misero, egoista e codardo al cui altare si sono sacrificati inutilmente sudditi coraggiosi e leali; quando, sconfitto e rimasto solo dopo che i suoi uomini sono tutti morti per lui, ci si aspetta da lui un dignitoso harakiri, rimaniamo delusi e lo vediamo attraversare tremebondo le truppe nemiche, che rispettosamente si aprono davanti a lui come se fossero le acque del mar Rosso, ed avviarsi sul cammino che lo porta verso la follia; "soffiate, o venti, e fatevi scoppiare le gote!" recita il testo di Shakespeare, ma Kurosawa non usa la parola ed affida tutta la scena della follia alla forza delle immagini ed alla visualit√†; Kurosawa rifiuta il mito delle tre sorelle, che dalla antica Grecia √® passato attraverso Shakespeare (re lear), Cechov (tre sorelle), Turgenev (un re Lear della steppa), Bergman (sussurri e grida), lo scinde e ne declina al maschile la miseria, la codardia e l‚??ignominia di chi indegnamente si √® preso ed usurpa il potere ed al femminile la perfidia, l‚??ambizione, la sete di potere e di sangue; muoiono tutti ed √® giusto che sia cos√¨; la catarsi liberatoria del potere;


Anche gli dei sono impotenti davanti alla follia degli uomini, che cercano la sofferenza
invece della gioia e continuano a ripetere sempre gli stessi errori.
(da "Ran" di Akira Kurosawa)


#8 Guest_vegeta_*

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Inviato 01 settembre 2006 - 11:49

un maestro Kurosawa.

Ho visto parecchi dei suoi film, ma probabilmente quelli a cui sono pi√Ļ affezionato sono i commoventi "Dersu Uzala" e "Vivere".



#9 Ejzenstejn

Ejzenstejn

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Inviato 01 settembre 2006 - 12:09

un maestro Kurosawa.

Ho visto parecchi dei suoi film, ma probabilmente quelli a cui sono pi√Ļ affezionato sono i commoventi "Dersu Uzala" e "Vivere".


Sono anche i miei preferiti, insieme a Rashomon.
  • 0

#10 Guest_vegeta_*

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Inviato 01 settembre 2006 - 12:17


un maestro Kurosawa.

Ho visto parecchi dei suoi film, ma probabilmente quelli a cui sono pi√Ļ affezionato sono i commoventi "Dersu Uzala" e "Vivere".


Sono anche i miei preferiti, insieme a Rashomon.


io infatti prediligo i film pi√Ļ "umanisti" di Kurosawa, pur apprezzando quelli ambientati nwl passato come "I sette Samurai" o "La Sfida Del Samurai"-

#11 Guest_Figazzo_*

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Inviato 01 settembre 2006 - 12:42

ran e kagemusha sono quelli che ritengo i suoi vertici assoluti

#12 Guest_verdoux_*

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Inviato 04 settembre 2006 - 14:59

Certo la mia scelta di non coprire troppo le scene significa che in fase di montaggio potrei rimanere bloccato e pentirmene amaramente. √? il grande dilemma di tutti. Kurosawa ha risolto questo problema in maniera interessante; nel corso del tempo ha pianificato i suoi film sempre con maggiore precisione, ma quando poi si trovava al montaggio spesso rimpiangeva di non avere pi√Ļ materiale. Perci√≤ pagava un operatore che, con la sua macchina da presa, aveva il compito di riprendere con discrezione ogni scena, spesso con un obiettivo a focale lunga: girava primi piani mentre Kurosawa realizzava un totale, riprendeva inserti o salti in una scena di dialogo, e cos√¨ via. Kurosawa esaminava quel girato soltanto se ne aveva bisogno per il montaggio, e non domandava mai cosa l‚??operatore avesse filmato, perch√© non voleva che quella variabile interferisse con la sua programmazione. Io credo che avesse ragione, perch√© se si gira con due macchine da presa, cosa che io non faccio mai, si finisce per dover scendere a compromessi fra le due. Fare un film significa invece concentrare l‚??attenzione su un punto, ma usando due macchine da presa tutto diventa un continuo compromesso.
John Boorman



#13 Guest_verdoux_*

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Inviato 05 settembre 2006 - 07:59

La cosa stupefacente nei film di Kurosawa, credo, √® la precisione dell‚??immagine. Nell‚??inquadratura e nella disposizione dei personaggi, la composizione √® sempre perfetta anche quando la macchina da presa si muove. Si potrebbe facilmente prendere uno qualsiasi dei 24 fotogrammi di ciascun secondo e sarebbe una fotografia bellissima. Credo che questa sia la definizione ideale di cinema: una sequenza di immagini perfette. E Kurosawa √® l‚??unico regista che abbia saputo ottenere tanto.
Takeshi Kitano



#14 sud afternoon

sud afternoon

    Si legge sud aftern√Ļn.

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Inviato 05 settembre 2006 - 17:45

Mi dispiace interrompere il meraviglioso flusso di considerazioni e citazioni postate da verdoux, ma l'ennessima visione estasiata de I Sette Samurai mi spinge a chiedere delucidazione su come orientarsi nell'enorme filmografia di questo regista.
Le mie coordinate sono: non mi piace il cinema praticamente in nessuna forma mi si sia presentato, da david griffith alla pornografia low cost di fine anni '90. Mi addormento facilmente davanti ad uno schermo, qualunque sia la posizione che assuma il sottoscritto, o lo schermo. Di Kurosawa ho visto Dersu Uzala, affascinante ma con un ritmo che digerisco con difficoltà, e il già citato I Sette Samurai , che straordinariamente mi delizia sempre per tutte le tre ore filate.
Quale altro film di kurosawa potrebbe dunque piacermi? Da quello che ho capito leggendo qua e là sul web imprescindibili sono Cane Randagio, Rashomon, e Vivere, e che per i film di ambientazione storica sono comunque notevoli La sfida del Samurai, La Fortezza Nascosta, Ran , Kagemusha.
Che mi si consiglia?
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#15 dick laurent

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Inviato 05 settembre 2006 - 21:56

Mi dispiace interrompere il meraviglioso flusso di considerazioni e citazioni postate da verdoux, ma l'ennessima visione estasiata de I Sette Samurai mi spinge a chiedere delucidazione su come orientarsi nell'enorme filmografia di questo regista.
Le mie coordinate sono: non mi piace il cinema praticamente in nessuna forma mi si sia presentato, da david griffith alla pornografia low cost di fine anni '90. Mi addormento facilmente davanti ad uno schermo, qualunque sia la posizione che assuma il sottoscritto, o lo schermo. Di Kurosawa ho visto Dersu Uzala, affascinante ma con un ritmo che digerisco con difficoltà, e il già citato I Sette Samurai , che straordinariamente mi delizia sempre per tutte le tre ore filate.
Quale altro film di kurosawa potrebbe dunque piacermi? Da quello che ho capito leggendo qua e là sul web imprescindibili sono Cane Randagio, Rashomon, e Vivere, e che per i film di ambientazione storica sono comunque notevoli La sfida del Samurai, La Fortezza Nascosta, Ran , Kagemusha.
Che mi si consiglia?


Aspettando il pi√Ļ ferrato Verdoux, ti dico la mia

Ran è un colossale, tragico e spettacolare bagno di sangue, nonchè un grandissimo film. Qualcuno gli preferisce Kagemusha, ma io Kagemusha lo trovo un po' lento, e tieni conto che quasi tutti i miei film preferiti sono LENTISSIMI.

Non conosco tutto, ma di quelli che ho visto, anche considerando la tua richiesta di un minimo di ritmo, Ran (non si parla certo di un film d'azione, ma diciamo che da quel punto di vista è sullo stesso piano dei sette samurai). E Ran sarebbe comunque il mio Kurosawa preferito.



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dai manichei che ti urlano o con noi o traditore libera nos domine


#16 Guest_verdoux_*

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Inviato 05 settembre 2006 - 22:10

 
Che mi si consiglia?



Rashomon √® un mito; leone d'oro nel 1950 ha aperto le porte al cinema giapponese in occidente; Kurosawa √® considerato il pi√Ļ occidentale dei registi giapponesi, ma per me tale definizione lascia il tempo che trova; Kurosawa √® colto, √® tecnico, √® poetico, √® un grande artista che suscita emozioni e che impegna intellettualmente; in Rashomon pi√Ļ che mai; un film dal contenuto vagamente pirandelliano, costruito su tre piani narrativi, con i suoi 4 flashback, le sue 4 false verit√†, √® un film che ha sempre affascinato e coinvolto fin dal suo apparire lo spettatore; da vedere? certamente .... nella scuola dell'obbligo!

#17 Pickpocket

Pickpocket

    Roadie

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Inviato 05 settembre 2006 - 22:44

Devo dire che fra i tre grandi giapponesi è quello che metterei sicuramente all'ultimo posto, dietro all'infinito Mizoguchi(ma è anche un fatto di studi e di una passione che ho da sempre) e al geniale Ozu.
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#18 Andy Hood

Andy Hood

    Groupie

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Inviato 05 settembre 2006 - 22:55

Dersu Uzala è quello che può essere definito capolavoro. E' cinema allo stato puro.
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#19 Guest_verdoux_*

Guest_verdoux_*
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Inviato 06 settembre 2006 - 09:35

Devo dire che fra i tre grandi giapponesi è quello che metterei sicuramente all'ultimo posto, dietro all'infinito Mizoguchi(ma è anche un fatto di studi e di una passione che ho da sempre) e al geniale Ozu.



sono d'accordo; dal punto di vista prettamente cinematografico Ozu e Mizoguchi sono superiori; però sono quasi monotematici, mentre Kurosawa, pur avendo fatto molti meno film dei due, ha affrontato generi e tematiche di ogni tipo;

#20 Ejzenstejn

Ejzenstejn

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Inviato 06 settembre 2006 - 14:37

Dersu Uzala è quello che può essere definito capolavoro. E' cinema allo stato puro.


Pura verità!
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