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L'angolo Dei Titoli Emotivi Di Repubblica.it


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160 replies to this topic

#41 redeifiordi

redeifiordi

    Roadie

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Inviato 09 luglio 2021 - 09:53

Crossover Titoli emozionali/mestieri in via di estinzione/calcio/problemi gravi del primo mondo. La vetta assoluta di Repubblia, anno di grazia 2014.

 

La festa tragica del Paese umiliato "Perché? Perché?"

 

RIO DE JANEIRO

COSÌ no. Così no. Così è una violenza feroce e crudele che infierisce su un corpo, una squadra, un Paese steso a terra in lacrime, al buio nella pioggia, rannicchiato sotto i colpi. Perché non si fermano? chiede un tifoso olandese alla sua ragazza, il bambino che piange a sua madre, Dilma a sua figlia, perché non la smettono, come possono. Non la smettono. Sono il popolo che non smette. Non la smettono. Due, tre, quattro, cinque gol in sette minuti. Legnate su un corpo inerme, come se non avessero visto non avessero capito che era già tutto finito, di là non c'era più nessuno: giocano da soli, segnano e segnano ancora, come sotto l'effetto di una droga. Non è una vittoria, è una carneficina. Non è una sconfitta, è un'umiliazione senza precedenti nella storia, senza spiegazioni possibili persino, senza titolo e senza parole.

Se n'è andato, il Brasile orfano del suo eroe fragile, dalla sua anima di farfalla, è svanito sotto il primo colpo: via la testa, via le gambe, via il cuore. Via tutto. Ha deciso che non giocava, non ha giocato più. Non ha giocato mai, è tornato a casa dopo il primo gol. A letto, sotto le coperte, al buio. Ha lasciato, la Seleçao, il Paese intero a piangere una vergogna senza nome, una disfatta senza paragoni possibili. Scolorano le parole di Obdulio Varela rese immortali da Osvaldo Soriano: se avessi visto prima il dolore di questo popolo non so se sarei stato capace di vincere. I bambini allo stadio di Belo Horizonte piangono a dirotto inquadrati senza pietà dalle telecamere del mondo intero, un dolore che non basterà la vita a dimenticare, ammutoliscono migliaia e migliaia di persone sulla spiaggia di Copacabana, tornano a casa i tifosi con le facce dipinte, sciamano lungo i viali che non è ancora finito il primo tempo. Troppo, così è troppo, così no. Non pensano alla vecchiaia di Filipao, i tedeschi, un tramonto triste e senza onore, non pensano che questo è il Brasile, accidenti, è pur sempre il Brasile.

Tace Zico, muto davanti a un maxischermo. Tacciono Romario nella sua casa piena di figli, Pelè che ogni minuto sorride insensato nelle pubblicità del break, comprate una macchina, bevete una bibita. Ammutolisce Dilma nel suo soggiorno di Brasilia, che dovrà dare la Coppa a qualcuno che non sarà il Brasile, domenica, ma una disfatta come questa non è solo un gesto sportivo è una Caporetto del paese intero, della sua scommessa, della politica che sfida le economie egemoni nel mondo e come dice Gilberto Gil che è stato ministro con Lula «Dilma ci prova ma non basta». Ora certo non basterà a risparmiarle uno scherno di cui certo non porta colpe ma che le si attacca addosso come una seconda pelle: il Mondiale ha il suo volto, il suo sorriso duro di donna sola e ruvida, la sua salita solitaria. Vince Merkel, contro Dilma. In campo e fuori, nel mondo.

Ma non così. Sei, e poi sette gol, come uno scherzo osceno e cattivo. Perché il Brasile era già debole, era una squadra nervosa e leggera, una squadra fragile. Sapeva di poter perdere, sapeva dall'inizio che sarebbe arrivato il momento, certo, sottotraccia lo ha sempre saputo. L'assenza di Neymar e Thiago Silva, negli ultimi tre giorni, erano stati l'alibi: senza di loro sarà difficile, bisogna cominciare a pensare che la sconfitta è possibile. Dicevano tutti: ora perdere non sarà una tragedia. Sarà comprensibile, sarà giustificato. Vero, ma se avessero perso. Non hanno perso, hanno rinunciato a scendere in campo. Altro che vincere per Neymar, altro che esultare in suo nome. Se ne sono andati. Gli argentini che a migliaia invadono Rio al terzo gol si avvolgono di bandiere verdeoro, una cosa mai vista: sentono il peccato di superbia, sentono che non va bene così, non si può infierire. La hubris, sarà punita, vedrete, nella ripresa. Lo stadio fischia i giocatori, quando escono alla fine del primo tempo. Fischia i suoi eroi fantasma, svaniti al primo minuto sotto il primo colpo, fischia la protervia degli altri. Però poi il gioco vuole che non si smetta, la partita non si può dare vinta né è giusto – per chi vince – fare come se non ci fosse più gioco. Qualcuno dice: fa bene la Germania a giocare ancora, sarebbe ancora più umiliante se smettesse di farlo.

I bimbi piangono, intanto, tutti. Le luci nelle case si spengono, la gente se ne va, i telefoni non funzionano più. Sette a zero è una cosa mai vista, nella storia del Mondiale, nella storia del Brasile. Non può finire così, con una distruzione di massa, non deve. Ed è adesso, alla fine, che la disperazione, la desolazione all'improvviso si trasforma in orgoglio. La tragedia, in uno scatto di reni sorprendente, inatteso. Cominciano tutti a gridare Brasil, Brasil. Sei la nostra patria, sei lo stesso il nostro eroe, Brasil. Segna Oscar. Il paese fa scoppiare i suoi petardi dalle finestre, piange e prega. Si inginocchiano in spiaggia i tifosi, si inginocchiano in campo i giocatori. Thiago Silva entra in campo e abbraccia gli altri, prega David Luiz in ginocchio, si stringono in cerchio attorno a Filipao. Portano scritto Forza Neymar sul cappello. Lo stadio fischia la Germania che esulta. Spiegare l'inspiegabile è impossibile, dice Julio Cesar uscendo dal campo. L'inspiegabile, l'indicibile. Il buco nero nella storia. Forza Neymar, forza Brasile, urlano dalle finestre i tifosi del Paese intero. Nessuno avrebbe meritato questo, neppure la peggiore delle squadre al mondo e tu non eri la peggiore. Semplicemente a giocare questa partita non sei venuta. Il tempo, un giorno, dirà forse perché. Che tipo di punizione sia stata, e per cosa. Perché così inaccettabile, perché tanta violenza chiede David Luiz tra i singhiozzi. Una maledizione indecifrabile. Il capitano, in diretta, piange a dirotto. Guarda la telecamera, gli occhi rossi e gonfi, ripete solo questo: perché?


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#42 Jet

Jet

    mainstream Star

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Inviato 09 luglio 2021 - 10:38


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#43 blackwater

blackwater

    Scaruffiano

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Inviato 13 luglio 2021 - 12:35

Schermata-2021-07-13-alle-14-07-44.png

 

 

Pensate ai brividi sulla schiena di ogni redattore di Repubblica.it, agli spintoni "Io, Iooooo.... "


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... sei solo chiacchiere e Baraghini 

 


#44 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 13 luglio 2021 - 13:31

Crossover Titoli emozionali/mestieri in via di estinzione/calcio/problemi gravi del primo mondo. La vetta assoluta di Repubblia, anno di grazia 2014.

 

La festa tragica del Paese umiliato "Perché? Perché?"

 

RIO DE JANEIRO

COSÌ no. Così no. Così è una violenza feroce e crudele che infierisce su un corpo, una squadra, un Paese steso a terra in lacrime, al buio nella pioggia, rannicchiato sotto i colpi. Perché non si fermano? chiede un tifoso olandese alla sua ragazza, il bambino che piange a sua madre, Dilma a sua figlia, perché non la smettono, come possono. Non la smettono. Sono il popolo che non smette. Non la smettono. Due, tre, quattro, cinque gol in sette minuti. Legnate su un corpo inerme, come se non avessero visto non avessero capito che era già tutto finito, di là non c'era più nessuno: giocano da soli, segnano e segnano ancora, come sotto l'effetto di una droga. Non è una vittoria, è una carneficina. Non è una sconfitta, è un'umiliazione senza precedenti nella storia, senza spiegazioni possibili persino, senza titolo e senza parole.

Se n'è andato, il Brasile orfano del suo eroe fragile, dalla sua anima di farfalla, è svanito sotto il primo colpo: via la testa, via le gambe, via il cuore. Via tutto. Ha deciso che non giocava, non ha giocato più. Non ha giocato mai, è tornato a casa dopo il primo gol. A letto, sotto le coperte, al buio. Ha lasciato, la Seleçao, il Paese intero a piangere una vergogna senza nome, una disfatta senza paragoni possibili. Scolorano le parole di Obdulio Varela rese immortali da Osvaldo Soriano: se avessi visto prima il dolore di questo popolo non so se sarei stato capace di vincere. I bambini allo stadio di Belo Horizonte piangono a dirotto inquadrati senza pietà dalle telecamere del mondo intero, un dolore che non basterà la vita a dimenticare, ammutoliscono migliaia e migliaia di persone sulla spiaggia di Copacabana, tornano a casa i tifosi con le facce dipinte, sciamano lungo i viali che non è ancora finito il primo tempo. Troppo, così è troppo, così no. Non pensano alla vecchiaia di Filipao, i tedeschi, un tramonto triste e senza onore, non pensano che questo è il Brasile, accidenti, è pur sempre il Brasile.

Tace Zico, muto davanti a un maxischermo. Tacciono Romario nella sua casa piena di figli, Pelè che ogni minuto sorride insensato nelle pubblicità del break, comprate una macchina, bevete una bibita. Ammutolisce Dilma nel suo soggiorno di Brasilia, che dovrà dare la Coppa a qualcuno che non sarà il Brasile, domenica, ma una disfatta come questa non è solo un gesto sportivo è una Caporetto del paese intero, della sua scommessa, della politica che sfida le economie egemoni nel mondo e come dice Gilberto Gil che è stato ministro con Lula «Dilma ci prova ma non basta». Ora certo non basterà a risparmiarle uno scherno di cui certo non porta colpe ma che le si attacca addosso come una seconda pelle: il Mondiale ha il suo volto, il suo sorriso duro di donna sola e ruvida, la sua salita solitaria. Vince Merkel, contro Dilma. In campo e fuori, nel mondo.

Ma non così. Sei, e poi sette gol, come uno scherzo osceno e cattivo. Perché il Brasile era già debole, era una squadra nervosa e leggera, una squadra fragile. Sapeva di poter perdere, sapeva dall'inizio che sarebbe arrivato il momento, certo, sottotraccia lo ha sempre saputo. L'assenza di Neymar e Thiago Silva, negli ultimi tre giorni, erano stati l'alibi: senza di loro sarà difficile, bisogna cominciare a pensare che la sconfitta è possibile. Dicevano tutti: ora perdere non sarà una tragedia. Sarà comprensibile, sarà giustificato. Vero, ma se avessero perso. Non hanno perso, hanno rinunciato a scendere in campo. Altro che vincere per Neymar, altro che esultare in suo nome. Se ne sono andati. Gli argentini che a migliaia invadono Rio al terzo gol si avvolgono di bandiere verdeoro, una cosa mai vista: sentono il peccato di superbia, sentono che non va bene così, non si può infierire. La hubris, sarà punita, vedrete, nella ripresa. Lo stadio fischia i giocatori, quando escono alla fine del primo tempo. Fischia i suoi eroi fantasma, svaniti al primo minuto sotto il primo colpo, fischia la protervia degli altri. Però poi il gioco vuole che non si smetta, la partita non si può dare vinta né è giusto – per chi vince – fare come se non ci fosse più gioco. Qualcuno dice: fa bene la Germania a giocare ancora, sarebbe ancora più umiliante se smettesse di farlo.

I bimbi piangono, intanto, tutti. Le luci nelle case si spengono, la gente se ne va, i telefoni non funzionano più. Sette a zero è una cosa mai vista, nella storia del Mondiale, nella storia del Brasile. Non può finire così, con una distruzione di massa, non deve. Ed è adesso, alla fine, che la disperazione, la desolazione all'improvviso si trasforma in orgoglio. La tragedia, in uno scatto di reni sorprendente, inatteso. Cominciano tutti a gridare Brasil, Brasil. Sei la nostra patria, sei lo stesso il nostro eroe, Brasil. Segna Oscar. Il paese fa scoppiare i suoi petardi dalle finestre, piange e prega. Si inginocchiano in spiaggia i tifosi, si inginocchiano in campo i giocatori. Thiago Silva entra in campo e abbraccia gli altri, prega David Luiz in ginocchio, si stringono in cerchio attorno a Filipao. Portano scritto Forza Neymar sul cappello. Lo stadio fischia la Germania che esulta. Spiegare l'inspiegabile è impossibile, dice Julio Cesar uscendo dal campo. L'inspiegabile, l'indicibile. Il buco nero nella storia. Forza Neymar, forza Brasile, urlano dalle finestre i tifosi del Paese intero. Nessuno avrebbe meritato questo, neppure la peggiore delle squadre al mondo e tu non eri la peggiore. Semplicemente a giocare questa partita non sei venuta. Il tempo, un giorno, dirà forse perché. Che tipo di punizione sia stata, e per cosa. Perché così inaccettabile, perché tanta violenza chiede David Luiz tra i singhiozzi. Una maledizione indecifrabile. Il capitano, in diretta, piange a dirotto. Guarda la telecamera, gli occhi rossi e gonfi, ripete solo questo: perché?

E' la cosa più orribile che ho letto in vita mia.


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#45 Sandor

Sandor

    Classic Rocker

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Inviato 13 luglio 2021 - 16:44

Cibernetico? No, il futuro è il cibo etico
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#46 blackwater

blackwater

    Scaruffiano

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Inviato 14 luglio 2021 - 13:14

Schermata-2021-07-14-alle-14-46-13.png

 

Partito un po' in sordina questa mattina, ma poi assurto velocemente a titolo principale. Piccolo e inatteso moto di coscienza finale e aggiunta della parentesi


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... sei solo chiacchiere e Baraghini 

 


#47 Garga Charrua

Garga Charrua

    Morte a Boldrin!

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Inviato 14 luglio 2021 - 13:17

Crossover Titoli emozionali/mestieri in via di estinzione/calcio/problemi gravi del primo mondo. La vetta assoluta di Repubblia, anno di grazia 2014.

 

La festa tragica del Paese umiliato "Perché? Perché?"

 

RIO DE JANEIRO

COSÌ no. Così no. Così è una violenza feroce e crudele che infierisce su un corpo, una squadra, un Paese steso a terra in lacrime, al buio nella pioggia, rannicchiato sotto i colpi. Perché non si fermano? chiede un tifoso olandese alla sua ragazza, il bambino che piange a sua madre, Dilma a sua figlia, perché non la smettono, come possono. Non la smettono. Sono il popolo che non smette. Non la smettono. Due, tre, quattro, cinque gol in sette minuti. Legnate su un corpo inerme, come se non avessero visto non avessero capito che era già tutto finito, di là non c'era più nessuno: giocano da soli, segnano e segnano ancora, come sotto l'effetto di una droga. Non è una vittoria, è una carneficina. Non è una sconfitta, è un'umiliazione senza precedenti nella storia, senza spiegazioni possibili persino, senza titolo e senza parole.

Se n'è andato, il Brasile orfano del suo eroe fragile, dalla sua anima di farfalla, è svanito sotto il primo colpo: via la testa, via le gambe, via il cuore. Via tutto. Ha deciso che non giocava, non ha giocato più. Non ha giocato mai, è tornato a casa dopo il primo gol. A letto, sotto le coperte, al buio. Ha lasciato, la Seleçao, il Paese intero a piangere una vergogna senza nome, una disfatta senza paragoni possibili. Scolorano le parole di Obdulio Varela rese immortali da Osvaldo Soriano: se avessi visto prima il dolore di questo popolo non so se sarei stato capace di vincere. I bambini allo stadio di Belo Horizonte piangono a dirotto inquadrati senza pietà dalle telecamere del mondo intero, un dolore che non basterà la vita a dimenticare, ammutoliscono migliaia e migliaia di persone sulla spiaggia di Copacabana, tornano a casa i tifosi con le facce dipinte, sciamano lungo i viali che non è ancora finito il primo tempo. Troppo, così è troppo, così no. Non pensano alla vecchiaia di Filipao, i tedeschi, un tramonto triste e senza onore, non pensano che questo è il Brasile, accidenti, è pur sempre il Brasile.

Tace Zico, muto davanti a un maxischermo. Tacciono Romario nella sua casa piena di figli, Pelè che ogni minuto sorride insensato nelle pubblicità del break, comprate una macchina, bevete una bibita. Ammutolisce Dilma nel suo soggiorno di Brasilia, che dovrà dare la Coppa a qualcuno che non sarà il Brasile, domenica, ma una disfatta come questa non è solo un gesto sportivo è una Caporetto del paese intero, della sua scommessa, della politica che sfida le economie egemoni nel mondo e come dice Gilberto Gil che è stato ministro con Lula «Dilma ci prova ma non basta». Ora certo non basterà a risparmiarle uno scherno di cui certo non porta colpe ma che le si attacca addosso come una seconda pelle: il Mondiale ha il suo volto, il suo sorriso duro di donna sola e ruvida, la sua salita solitaria. Vince Merkel, contro Dilma. In campo e fuori, nel mondo.

Ma non così. Sei, e poi sette gol, come uno scherzo osceno e cattivo. Perché il Brasile era già debole, era una squadra nervosa e leggera, una squadra fragile. Sapeva di poter perdere, sapeva dall'inizio che sarebbe arrivato il momento, certo, sottotraccia lo ha sempre saputo. L'assenza di Neymar e Thiago Silva, negli ultimi tre giorni, erano stati l'alibi: senza di loro sarà difficile, bisogna cominciare a pensare che la sconfitta è possibile. Dicevano tutti: ora perdere non sarà una tragedia. Sarà comprensibile, sarà giustificato. Vero, ma se avessero perso. Non hanno perso, hanno rinunciato a scendere in campo. Altro che vincere per Neymar, altro che esultare in suo nome. Se ne sono andati. Gli argentini che a migliaia invadono Rio al terzo gol si avvolgono di bandiere verdeoro, una cosa mai vista: sentono il peccato di superbia, sentono che non va bene così, non si può infierire. La hubris, sarà punita, vedrete, nella ripresa. Lo stadio fischia i giocatori, quando escono alla fine del primo tempo. Fischia i suoi eroi fantasma, svaniti al primo minuto sotto il primo colpo, fischia la protervia degli altri. Però poi il gioco vuole che non si smetta, la partita non si può dare vinta né è giusto – per chi vince – fare come se non ci fosse più gioco. Qualcuno dice: fa bene la Germania a giocare ancora, sarebbe ancora più umiliante se smettesse di farlo.

I bimbi piangono, intanto, tutti. Le luci nelle case si spengono, la gente se ne va, i telefoni non funzionano più. Sette a zero è una cosa mai vista, nella storia del Mondiale, nella storia del Brasile. Non può finire così, con una distruzione di massa, non deve. Ed è adesso, alla fine, che la disperazione, la desolazione all'improvviso si trasforma in orgoglio. La tragedia, in uno scatto di reni sorprendente, inatteso. Cominciano tutti a gridare Brasil, Brasil. Sei la nostra patria, sei lo stesso il nostro eroe, Brasil. Segna Oscar. Il paese fa scoppiare i suoi petardi dalle finestre, piange e prega. Si inginocchiano in spiaggia i tifosi, si inginocchiano in campo i giocatori. Thiago Silva entra in campo e abbraccia gli altri, prega David Luiz in ginocchio, si stringono in cerchio attorno a Filipao. Portano scritto Forza Neymar sul cappello. Lo stadio fischia la Germania che esulta. Spiegare l'inspiegabile è impossibile, dice Julio Cesar uscendo dal campo. L'inspiegabile, l'indicibile. Il buco nero nella storia. Forza Neymar, forza Brasile, urlano dalle finestre i tifosi del Paese intero. Nessuno avrebbe meritato questo, neppure la peggiore delle squadre al mondo e tu non eri la peggiore. Semplicemente a giocare questa partita non sei venuta. Il tempo, un giorno, dirà forse perché. Che tipo di punizione sia stata, e per cosa. Perché così inaccettabile, perché tanta violenza chiede David Luiz tra i singhiozzi. Una maledizione indecifrabile. Il capitano, in diretta, piange a dirotto. Guarda la telecamera, gli occhi rossi e gonfi, ripete solo questo: perché?

 

Grazie, finalmente ho capito l'origine della meravigliosa pagina Concita racconta il Mondo


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"Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Gargamella."


#48 blackwater

blackwater

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Inviato 16 luglio 2021 - 12:54

Schermata-2021-07-16-alle-14-26-09.png

 

Schermata-2021-07-16-alle-14-26-41.png

 

È uscita?

 

Macché, parato!!!


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#49 blackwater

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Inviato 18 luglio 2021 - 13:55

Il Corriere della Sera corre ai ripari.

 

Schermata-2021-07-18-alle-15-26-35.png

 

 

Inizia la rincorsa?


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#50 blackwater

blackwater

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Inviato 19 luglio 2021 - 10:38

Partita!

 

 

Schermata-2021-07-19-alle-12-12-56.png


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... sei solo chiacchiere e Baraghini 

 


#51 corrigan

corrigan

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Inviato 24 luglio 2021 - 13:21

Coefficiente di Repubblicosità altissimo:

 

Maye, la supermodella "senior" mamma di Elon Musk: "Per salvare i miei figli sono dovuta scappare"

131428958-31d74d45-ad79-40cc-8415-0c1065

 

next to 

Perché il razzo di Bezos ha la forma che ha

131202569-007e8b6c-79d7-41ac-b692-180f3c


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I distrust orthodoxies, especially orthodoxies of dissent
「その時僕はミサト さんから逃げる事しかできなかった。 他には何もできない、 他も云えない… 子供なんだと ... 僕はわかった

 


#52 Garga Charrua

Garga Charrua

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Inviato 25 luglio 2021 - 10:54

Le Olimpiadi sono un'ottima occasione per repubblicheggiare alla grandissima:

 

Yuto Horigome, l'eroe del Giappone a cui nessuno dice più "vietato pattinare"

 

L'argento di Samele, il bambino che voleva diventare un mago

 

Niccolò Campriani: “La mia vita fra i rifugiati, li alleno a dimenticare”

 

A Mesagne nella palestra degli ori olimpici del taekwondo: "Abbiamo pianto"

 

 

 

 

bonus track. L'insopportabile Massini ora è passato a dire banalità sui nomi di persona. E giusto perchè siamo a Repubblica, si inizia con:

 

Stefano Massini, "Parole in corso": l'origine del nome "Mario"


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"Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Gargamella."


#53 coby

coby

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Inviato 28 luglio 2021 - 20:05

*
POPOLARE

non sapevo dove metterla

 

titoli quasi subliminali

 

F_N._31_-_03_agosto_2021_%5B28_07_2021%5


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incantato da simon tout court


#54 dendrite

dendrite

    un tempo any01

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Inviato 28 luglio 2021 - 23:05

Ahahah non avevo capito subito. Titolista genio (o coglione, o tutt'e due)
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I personaggi e i fatti narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce

#55 blackwater

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Inviato 29 luglio 2021 - 10:28

Schermata-2021-07-29-alle-12-01-20.png

 

 

Pazzesco!


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#56 blackwater

blackwater

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Inviato 31 luglio 2021 - 10:15

Schermata-2021-07-31-alle-11-48-47.png

 

 

Repubblica no limits


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#57 Garga Charrua

Garga Charrua

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Inviato 03 agosto 2021 - 19:03

Un trionfo anche oggi:

 

Seconde case in Toscana, in campagna o al mare: dove conviene comprare. I prezzi

 

Elio Germano legge Libero De Rienzo, il racconto autobiografico commuove

 

Il primo coach di Jacobs sul campo d'allenamento col figlio del campione: "Marcell corre sorridendo"

 

Tamberi: "Quanti sacrifici a tavola per questo oro. Adesso voglio le lasagne della nonna"


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#58 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 05 agosto 2021 - 07:58

Vanessa Ferrari canta "Madonnina dai riccioli d'oro" sul pullman verso casa.    
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#59 Cidevopensare

Cidevopensare

    pivello

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Inviato 14 agosto 2021 - 13:55

IMG-20210814-151617.jpg

IMG-20210814-151605.jpg

IMG-20210814-151555.jpg
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#60 Operación Puerto

Operación Puerto

    alcuni facinorosi

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Inviato 15 agosto 2021 - 13:27

E8z76hHWEAE4cyF.jpg

 

:wub:


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