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Le Impasse Della Critica Cinematografica, Dai Cahiers Du Cinéma In Poi.


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75 replies to this topic

#21 Matthew30

Matthew30

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Inviato 29 dicembre 2020 - 13:13

Mamma mia, alcuni fanno spavento. Non mi pare di aver visto neanche una citazione di Peckinpah, Herzog o Fassbinder (tra i nomi noti che mi vengono in mente), per il resto ce ne sono parecchi, americani, inglesi, italiani e pure asiatici.

 

La carica dei 101 con 0.3 poi..  :blink:


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#22 John Trent

John Trent

    Genio incomprensibile

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Inviato 29 dicembre 2020 - 13:37

Ah ah ma dai mitici, gli faceva tutto così schifo (senza distinzione di genere, epoca, stile e nazionalità) che hanno deciso di diventare loro stessi registi. In quest'ottica va bene così.


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#23 paloz

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    Poo-tee-weet?

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Inviato 29 dicembre 2020 - 13:55

Ah ah ma dai mitici, gli faceva tutto così schifo (senza distinzione di genere, epoca, stile e nazionalità) che hanno deciso di diventare loro stessi registi. In quest'ottica va bene così.

 

 

Sì, è ciò che pensavo una pagina fa. Bisogna apprezzare il fatto che all'epoca fosse ancora possibile uno scenario del genere: il critico esigente e insoddisfatto che si butta nella mischia per cambiare le regole del gioco. Godard è sicuramente un nazi cinematografico, ma perlomeno è stato coerente e ha fatto qualcosa di completamente diverso da tutti gli altri - anche di certi pur coraggiosi comparucci della nouvelle vague - mettendo in pratica un radicalismo meta- e iper-testuale senza precedenti.


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esoteros

 

I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#24 William Blake

William Blake

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Inviato 29 dicembre 2020 - 20:56

a me sembra che semplicemente non si capisca il lavoro pionieristico dei Cahiers du cinema: hanno praticamente inventato lo stereotipo del cinefilo snob asd il cinefilo snob, contrariamente a quanto si crede, non è quello a cui piacciono solo i fatidici film in b/n ungheresi sottotitolati in polacco, ma quello che schifa Wyler (che in realtà non era un regista così pazzesco eh, come disse Welles era soprattutto un ottimo produttore) e Lean, perché venivano letti in continuità col "cinema di papà" francese, e ama i b-movie, perché Ulmer, Ray, Fuller (e in parte anche Hawks e Hitchcock) questo facevano per molta critica coeva. secondo me per i film giapponesi non erano proprio attrezzati culturalmente, non a caso l'unico da loro amato se non erro era Mizoguchi, elegantissimo nella forma e spesso moderno nei contenuti. mentre chiaro come Olmi e Pasolini fossero per loro "competitor" (d'altra parte erano già registi e nel giro di pochi anni nessuno ha continuato a fare critica, eccetto Truffaut... vabè e Godard nei film asd). 

a parte la loro carriera anche più brillante da registi, l'apporto "teorico" dei Cahiers fu influente tanto quanto la Nouvelle vague, prescindendo dai singoli giudizi che però fanno venire un pensiero: la loro libertà oggi è semplicemente impensabile, gli uffici stampa non ti manderebbero gli accrediti alle anteprime e verresti seppellito dai commenti di fuoco dei cinefili da tastiera. 


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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#25 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 29 dicembre 2020 - 21:42

Tutto quello che volete ma preferisco l'approccio più eterogeneo (nouvelle vague compresa) e meno supercilioso che ha dato origine alla New Hollywood.
Poi perché no? viva anche la libertà di essere stronzi, per me rimane uno di quei movimenti di rottura la cui importanza (per l'approccio, per il coraggio, per l'influenza sui cineasti successivi) è di molto superiore all'effettiva qualità delle opere prodotte, anche se ce ne sono parecchie che mi piacciono e che trovo comunque interessanti.
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#26 William Blake

William Blake

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Inviato 29 dicembre 2020 - 21:53

aggiungo un'altra considerazione: il critico che apprezza un largo spettro di opere è un traguardo recente degli ultimi venti/trent'anni, dovuto a un contesto socio-culturale totalmente mutato. nel migliore dei casi, ciò avviene perché il critico è competente, ha studi di cinema alle spalle, quindi ha gli strumenti teorico-metodologici per leggere i film in maniera diversificata, magari trovando del buono anche laddove molti non ce lo vedono o sapendo criticare quanto esaltato da altri. nella peggiore e più diffusa delle ipotesi, invece, si scambia il critico con il cinefilo o, peggio, col nerd che pensa di poter fare critica perché ha visto la filmografia di Kubrick, Tarr e Tarko o tutti i film Marvel. ricollegandomi alla prima affermazione: una volta i critici ci andavano coi piedi di piombo e raramente gridavano al miracolo, anche film clamorosi e capolavori non necessariamente avevano recensioni in cui si andava in delirio mistico. i "giovani turchi" erano a metà del guado, erano intellettuali, ma alla fine il cinema l'avevano studiato solo vedendo film, quindi chiaramente c'erano bias grandi quanto una casa.

 

ps: non capisco il parallelo con la New Hollywood, dove invece erano in larga parte studenti di cinema, ma nessuno aveva alle spalle un lavoro "teorico" di critico, eccezion fatta per Paul Schrader e Peter Bogdanovich.


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#27 Harry Caul

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Inviato 29 dicembre 2020 - 22:07

Beh sono probabilmente i due movimenti di rinnovamento cinematografico più importanti di sempre, personalmente preferisco l'approccio da studente degli americani a quello di critici spietati dei francesi.
Sto ovviamente parlando delle opere cinematografiche che hanno prodotto e non del lavoro critico che nella New Hollywood è come giustamente osservi molto relativo (aggiungerei ai nomi citati anche Scorsese, non critico in senso stretto ma grande intellettuale e archiviatore del cinema internazionale).
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#28 Harry Caul

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Inviato 29 dicembre 2020 - 22:10

Comunque avrei forti dubbi anche che dietro i giudizi dei Cahiers ci fosse un grande lavoro teorico di critica, c'era un approccio molto politico e radicale soprattutto ed è quello che ha fatto la loro fortuna.
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#29 William Blake

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Inviato 29 dicembre 2020 - 22:26

beh il fatto che il loro approccio fosse anche politico (spesso manifesto) mica sminuisce l'elemento teorico: la teoria dell'autore ha origine nella critica francese, dai seminali Bazin e Astruc fino alla redazione dei Cahiers e a Truffaut. solo nel '62 Andrew Sarris (che di Truffaut e Godard era amico, avendo vissuto a Parigi) ha coniato la definizione di "auteur theory" e l'ha esportata nei Film Studies in America. poi pacifico che non tutti i loro giudizi fossero mossi da una riflessione teorica, ma la celebre stroncatura di Rivette a "Kapo" di Pontecorvo, ad esempio, non era solo un giudizio di pancia.


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#30 Harry Caul

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Inviato 29 dicembre 2020 - 22:39

Su quella aveva ragione asd

Comunque non sono un superesperto ed è passato un bel po' di tempo ma li ho leggiucchiati un po' tutti, spesso piuttosto indisponenti, a memoria direi che Truffaut è di gran lunga il mio preferito come critico e pure come regista (ma tu che ne sai è lui che ha scritto quel famoso articolo in morte di Jimmy Dean o forse era una roba di Bogdanovich? Ce l'avevo in un libercolo che ho prestato e non è più tornato indietro).
Comunque in generale tendo a perdonarli tutti in fondo bisogna pur tener conto che sono francesi asd
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#31 Harry Caul

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Inviato 29 dicembre 2020 - 22:57

Era Truffaut, al giorno d'oggi per fortuna basta cercare su internet.
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#32 Владимир Гозерин

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Inviato 29 dicembre 2020 - 23:41

 il cinefilo snob, contrariamente a quanto si crede, non è quello a cui piacciono solo i fatidici film in b/n ungheresi sottotitolati in polacco, ma quello che schifa Wyler (che in realtà non era un regista così pazzesco eh

 

Direi che con la frase in grassetto ti ci qualifichi abbastanza come cinefilo snob. asd

 

Comunque scherzi a parte, se ritenete 'sto gran merito aver inventato il cinefilo snob buon per voi: per me difficile immaginare demerito maggiore, oserei quasi dire che hanno sabotato la storia del cinema.


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#33 captino

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Inviato 30 dicembre 2020 - 00:14

a me sembra che semplicemente non si capisca il lavoro pionieristico dei Cahiers du cinema: hanno praticamente inventato lo stereotipo del cinefilo snob asd il cinefilo snob, contrariamente a quanto si crede, non è quello a cui piacciono solo i fatidici film in b/n ungheresi sottotitolati in polacco, ma quello che schifa Wyler (che in realtà non era un regista così pazzesco eh, come disse Welles era soprattutto un ottimo produttore) e Lean, perché venivano letti in continuità col "cinema di papà" francese, e ama i b-movie, perché Ulmer, Ray, Fuller (e in parte anche Hawks e Hitchcock) questo facevano per molta critica coeva. secondo me per i film giapponesi non erano proprio attrezzati culturalmente, non a caso l'unico da loro amato se non erro era Mizoguchi, elegantissimo nella forma e spesso moderno nei contenuti. mentre chiaro come Olmi e Pasolini fossero per loro "competitor" (d'altra parte erano già registi e nel giro di pochi anni nessuno ha continuato a fare critica, eccetto Truffaut... vabè e Godard nei film asd). 

a parte la loro carriera anche più brillante da registi, l'apporto "teorico" dei Cahiers fu influente tanto quanto la Nouvelle vague, prescindendo dai singoli giudizi che però fanno venire un pensiero: la loro libertà oggi è semplicemente impensabile, gli uffici stampa non ti manderebbero gli accrediti alle anteprime e verresti seppellito dai commenti di fuoco dei cinefili da tastiera. 

 

Guarda, tutto quello che scrivi è risaputo, il punto è che molte delle loro prese di posizione sono arbitrarie e fuori fuoco, già che vedano tutto il "cinéma de papa" come un blocco monolitico la dice lunga, e glielo concedo perché in un certo senso volevano liberarsi dei loro genitori, ma appena usciamo dalla Francia mi sembra proprio il trionfo dell'arbitrario: Ray va bene, Wise non va bene, perché mai? Il cinema statunitense ha prodotto grandissimi mesterianti, se non addirittura grandi autori, quello britannico invece è solo merda, perché mai? Il cinema giapponese (Kobayashi, Kinoshita, Shindo) tracciato a pesci in faccia, perché mai? Come posso credere che non fossero attrezzati culturalmente? Non capisco il tuo discorso su Mizoguchi, l'unico apprezzato perché "elegantissimo nella forma e modernissimo nei contenuti", certo che lo era, ma lo erano pure gli altri, cosa avevano di tanto indigesto? Gente che poi caccerà fuori "La chinoise" o "Out 1" non riesce a digerire un film di Shindo? Non lo so, per quanto si cerchi di trovare una coerenza a questi giudizi a me sembrano dei capricci belli e buoni. Poi avranno pure contribuito alla fama di registi americani che altrimenti sarebbero rimasti in secondo piano, ma non vedo perché non possiamo riconoscerne le intuizioni e allo stesso tempo ammettere che la maggior parte del tempo erano dei gran buffoni.

 

Secondo me tra l'altro anche la nouvelle vague va un attimo ridimensionata: c'è gente in ogni dove convinta che qualsiasi film uscito dopo la prima metà degli anni sessanta, o addirittura contemporaneo ai capisaldi della nouvelle vague, sia per forza influenzato da quest'ultima.


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#34 William Blake

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Inviato 30 dicembre 2020 - 00:38

non ho letto i testi, quello che volevo dire è che forse in Mizoguchi riconoscevano l'impronta dell'artista-autore, Shindo era più facile collocarlo all'intero dell'industria. senza considerare che parliamo di alcuni autori come Shindo, Kinoshita o Ichikawa che hanno fatto una caterva di film e non penso che fossero tanto frequentati dai cinefili degli anni 50, primi 60.

 

sui discorsi "rivalutiamo la nouvelle vague, non è stata poi così influente" o l'ancor migliore HANNO SABOTATO LA STORIA DEL CINEMA non mi imbarco asd

 

Gozer, te eri quello che lanciò strali per il 10 a "M - Il mostro di Dusseldorf" nella monografia di Fritz Lang, perché non ti capacitavi come non lo avesse "La tigre di Eschnapur", quindi come cinefilo snob ho solo da imparare asd


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#35 Kerzhakov91

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Inviato 30 dicembre 2020 - 01:11

non ti capacitavi come non lo avesse "La tigre di Eschnapur", quindi come cinefilo snob ho solo da imparare asd

 

Il sequel (che preferisco) meriterebbe un 10 anche solo per questa scena:

 


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#36 captino

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Inviato 30 dicembre 2020 - 11:04

Da una tesi sui Cahiers du cinéma e il cinema giapponese che si può leggere su Academia.edu:
 
Dopo la scoperta negli anni ’60 delle cinematografie dette del "Terzo mondo", la domanda che ci si iniziò a porre era se il cinema fosse o meno un’arte esclusivamente occidentale.
 
ROHMER: "Je ne conteste pas plus à l’Inde ou au Japon le droit de faire des films que celui de construire des gratte-ciel ou de fabriquer des automobiles, mais je crois que les traditions auxquelles ces peuples restent encore attachés sont moins fécondes que la nôtre: le cinéma est un vêtement si bien adapté à la forme de notre propre corps que d’autres ne peuvent l’endosser sans faux plis ni craquements aux coutures. [...] Nous sommes les plus aptes au cinéma, parce que l’écran répugne à l’artifice et que nous avons, nous européens, un sens plus aigu du naturel".
 
Secondo Rohmer, quindi, le terre d’elezione erano Hollywood, l’Italia e la Francia, affermando così la piena “occidentalità” del cinema. Fu inoltre in modo particolarmente innovativo che decretò tale superiorità in nome del cinema americano: «Les plus beaux films américains qu’il m’a été donné de voir ont, avant toute chose, excité en moi une violente envie, eveillé ce regret que la France ait renoncé à poursuivre une prétention à l’universalité qu’elle afferma, jadis et naguère, avec tant de force, […] que’elle doive s’avouer battue sur un terrain dont elle est légitime propriétaire»
 
L’occidentalità del cinema non negava tuttavia l’accesso a creatori esterni al classicismo, ma li obbligava a seguire determinate regole, tra cui quella dell’universalità classica. Secondo tale regola, «se Mizoguchi ci tocca così da vicino, non è perché plagia l’Occidente, ma perché, partito da tanto lontano, giunge alla stessa concezione dell’essenziale». Kurosawa, al contrario, fu uno dei vari registi denunciati dai critici dei “Cahiers” per la superficialità con cui mimava l’Occidente, cercando di sedurlo e come gli altri fu accusato d’artificiosità.
 
André Bazin nel recensire "Kumonosujo" (Il trono di sangue, 1957), ultimo film di Kurosawa in concorso al Festival di Venezia del 1957: "Questo film ha deluso le aspettative di tutti coloro che dal creatore di "Shichinin no samurai" e "Rashōmon", «films pleins de bravoure et lieux d’une synthèse parfois trop intelligente de la tradition orientale et de l’esthétique occidentale», si aspettavano di vedere tutt’altra cosa. Il cineasta amante dell’azione si perde in un manierismo della violenza vide et vaine, regalandoci solo dei «morceaux de bravoure qui se succèdent, toujours éblouissants, à la fois inattendus et monotones, parce que placés dès le début dans le paroxysme".
 
:facepalm: 

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#37 Владимир Гозерин

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Inviato 30 dicembre 2020 - 11:26

 

:facepalm: 

 

Ma perché il facepalm? Voglio dire, è a questo punto evidente che i Cahiers facessero schifo, però il merito del cinefilo snob, il fare loro i film perché non gli piaceva il resto, e poi c'era una certa coerenza di fondo, se la leggi così anziché colà ti accorgi che posterdati per due come con vicesindaco. Insomma viva i Cahiers intoccabili perché intoccabili, ecco.

 

 

Gozer, te eri quello che lanciò strali per il 10 a "M - Il mostro di Dusseldorf" nella monografia di Fritz Lang, perché non ti capacitavi come non lo avesse "La tigre di Eschnapur", quindi come cinefilo snob ho solo da imparare

 

Sì va beh gli strali. A questo punto perché non gli anatemi e le pestilenze? asd Poi oh, se volete ridurre un regista come quello sempre al solito film fate pure, non è snob per niente...


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#38 Sandor Krasna

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Inviato 30 dicembre 2020 - 11:34

Sicuramente non sono così estremo come il giovane Rohmer ma tendenzialmente sono d'accordo: Mizoguchi era decisamente più squisitamente giapponese nella messa in scena, nel filmico.

Sono molto curioso di sapere invece cosa ne pensavano di Ozu.
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#39 Владимир Гозерин

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Inviato 30 dicembre 2020 - 11:42

Sicuramente non sono così estremo come il giovane Rohmer ma tendenzialmente sono d'accordo: Mizoguchi era decisamente più squisitamente giapponese nella messa in scena, nel filmico.

 

Anche fosse (e avrei da ridire), non è una giustificazione per stroncare gli altri, altrimenti finiamo come chi stronca gli africani che provano a fare pop perché se sei africano devono sentirsi "le tue radici". 

Invece no, non devono, hai tutto il diritto di fare cose con stile occidentale, se sei bravo e le sai fare meglio di molti di loro.

 

Voglio dire, nessuno nel mondo della musica classica si sogna di stroncare Seiji Ozawa perché fa cose "occidentali" (e la musica classica in Giappone è totalmente importata dall'Occidente).


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#40 Sandor Krasna

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Inviato 30 dicembre 2020 - 11:50

Sicuramente non sono così estremo come il giovane Rohmer ma tendenzialmente sono d'accordo: Mizoguchi era decisamente più squisitamente giapponese nella messa in scena, nel filmico.


Anche fosse (e avrei da ridire), non è una giustificazione per stroncare gli altri, altrimenti finiamo come chi stronca gli africani che provano a fare pop perché se sei africano devono sentirsi "le tue radici".
Invece no, non devono, hai tutto il diritto di fare cose con stile occidentale, se sei bravo e le sai fare meglio di molti di loro.

Voglio dire, nessuno nel mondo della musica classica si sogna di stroncare Seiji Ozawa perché fa cose "occidentali" (e la musica classica in Giappone è totalmente importata dall'Occidente).
Ma certo, infatti ho premesso con "non sono così estremo". ;)

Evviva Seiji Ozawa ma evviva anche Tōru Takemitsu. Però non andiamo OT.
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