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[Topic Ufficiale] Trip Hop & Downtempo


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28 replies to this topic

#21 Tom

Tom

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Inviato 21 febbraio 2021 - 09:40

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1996 Sneaker Pimps - Becoming X
Confesso che le uniche cose che ricordavo bene erano la tormentosa sovraespozione del video di ''6 Underground'' e la sexi-figurina da vampirella uscita da un manga della cantante Kelli Ali, quindi mi sono addentrato nel disco con sospetto, ma ne sono uscito col collo felicemente mordicchiato. Pur con modi meno azzimati dei gruppi piu' blasonati, e forse proprio per quello, mi sembrano quelli che avevano mesmerizzato con piu' precisione l'atmosfera notturna e onirica della scena. Se n'erano usciti infatti con un'ispiratissima colonna sonora per un misterioso e sonnambolico tour in un' Europa notturna e addormenta, con qualche incubo al neon a inquietare. Erano tra i piu' smaccatamente pop-rock, quasi gothic, con la vocina dispettosa della Ali che sembra voler fare la lingua alle voci femminili jazzate e serafine del genere. I colori acidi e iper-saturi dei loro video per una volta non erano solo tipico vezzo e vizio d'epoca, ma giusta tavolozza per illustrare i loro suoni.

 

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1996 Morcheeba - Who Can You Trust?
Il loro capolavoretto e' probabilmente quella coloratissima e quasi britpoppara macchina macina singoli di ''Big Calm'', musica per appartamenti accessoriati di divani vintage con languide modelle adagiatesi sopra, come da iconica copertina citazionista. Ma e' l'esordio (poi semi-rinnegato) che personalmente mi intriga di piu'. Perche' era piu' drogatello e introverso, pieno di barbiturici, canne e qualche goccia di LSD. Il singolone ''Trigger Hippie'', dove fin da subito si imponeva l'inconfondibile timbro narcoticamente sexi di Skye Edwards, e' stato uno degli inni slacker piu' slacker del decennio, ma tutto l'album era all'insegna del languore e della pigrizia, tanto che lo si puo' definire un disco quasi estremo in questo senso. Una musica liquida e nebulosa, tipidamente torrida se mi si passa l'ossimoro, fatta di ninnananne per doposbornia cattivi e colonne sonore per orgiette inquiete.

 

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1997 Smoke City - Flying Away
Se il Brasile degli anni 60 e 70 fosse stato una serie tv vintage, questo disco sarebbe stato il film che omaggiava la serie in chiave pulp. Nella grigia Europa di quegli anni, un gruppo di sicuramente assessuati e pallidi inglesi (avendo la fortuna di essere capitanati dalla risplendente sirena anglo-brasiliana Nina Miranda) rivisitavano il tropicalismo e l'esotismo con gusto da catalogo turistico ben illustrato e corredato da suoni usati come onomatopee da fumetto. Ma, saranno le scosse dei tocchi elettro, sara' per la carica elettrica della voce della Miranda (grazie alla quale se ''Underwater Love'' non e' la ''Je t'aime moi non plus'' del decennio per me ci va vicino), riescono a far emergere anche un lato vagamente demoniaco e inquieto della musica tropicale. Se Bill avesse avuto qualche sgherro anche in Brasile, la Sposa avrebbe messo su la musicasetta di questo disco, guidando sulla strada della vendetta.


  • 8

#22 Lee Carvallo

Lee Carvallo

    tocco piuma

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Inviato 21 febbraio 2021 - 11:17

fantastico Flying Away , Della Miranda solista consiglio il disco Freedom Of Movement  anche se si scosta (un po' , non del tutto) dal trip-hop per arrivare ad un electro-pop  danzereccio [ma sempre gradevole]

 


  • 2

#23 Tom

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Inviato 23 febbraio 2021 - 09:12

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1995 Tricky - Maxinquaye
C'ho faticato parecchio a rientrarci in sintonia. Non sono piu' il fosco ghepardo di una volta e un album come questo, definibile “black” in tutte le accezioni del termine, mi affatica. Poi, all'ennesimo tentativo, mi e' saltata in mente la chiave giusta per la mammoletta che sono diventato. Ora, Tricky non passera' mai per essere un buontempone, per i suoni che usa, per la sua voce di pece, per la sua faccia da Baron Samedi, e ''Maxinquaye'' non e' un disco da passeggiate tra i fiori, fin dal titolo dedicato alla madre suicida quando era un bambino, ma ad un certo punto mi e' saltato alle orecchie anche tutto un lato sardonico e marpione del disco. Diciamo che mi pare di aver colto nel disco un lato ''francese'', quello della tradizione degli chansonnier che cantavano le tenebre, ma che ci giocavano e scopavano pure con e in quelle tenebre. Ecco, Tricky come erede inglese e un po' voodoo di quella tradizione cinica e flaneur mi si e' subito rifatto vicino. Quando la sua voce da maniaco va a intrecciarsi e a molestare quella suadente della ventenne Martina Topley-Bird, c'ho visto persino una roba alla Gainsbourg e Birkin. E se ho scoperto l'acqua calda nel trovarci il lato pop o sono solo associazioni mie poco importa, funzionano cosi' bene che il disco mi si e' rivelato come forse neanche all'epoca. Tipo che i quasi sei minuti di loggorea di ''Black Steel'', che poco tempo fa bestemmiavo che su album durassero due minuti in piu' della versione da singolo, ora sono diventati quasi troppo brevi, vorrei non finisse piu' quel senso di vertigine quasi hendrixiano.
 
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1996 Hooverphonic - A New Stereophonic Sound Spectacular
Copertina e uso (e anche un po' abuso) insistito di voci amplificate da annunci di servizio in quasi tutte le canzoni mi danno l'idea di un trip hop (piu' pop che ''hop'') da non-luoghi come aeroporti e stazioni. O meglio, come suggerisce il titolo da catalogo, da fiera campionaria, magari visitata nella surreale atmosfera notturna quando non c'e' piu' nessuno e le luci restano accese. Questa impostazione calcolata da assortimento sonoro rende coerente e affascinante l'impersonalita' del gruppo belga, tanto concentrato a imitare Massive Attack e Portishead, da aver partorito quasi un manuale per istruzioni d'uso del trip hop. Insomma, il classico disco medio che diventa piu' emblematico dei capolavori riconosciuti nel far cogliere l'aria d'epoca. Anche gli incerti e scarni testi in inglese da limite diventano pregio, acquistando un sapore da filastrocche stranianti, declamate dalla voce eterea e distaccata di Liesje Sadonius, al suo unico disco con la band. Per quanto ''lontana" la voce femminile e' l'unica presenza umana in un disco fascinosamente vuoto. Ad un primo tempo impeccabile e geometrico (con l'hit livtyleriana ''2 Wicky''), segue un secondo piu' inquieto e deviante, in cui mi pare emergere chiaramente l'ombra degli Slowdive.

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1996 Cibo Matto - Viva! La Woman
Del trip hop mi interessava riscoprire la sua natura fondamentalmente europea. Che c'azzecca dunque l'opera di due giapponesi di stanza nell'underground americano, che per altro piu' che nel trip hop pucciavano nell'indie-pop? Beh, in fondo e' l'esplorazione sonora di un occidente lontano e esotico agli occhi di due ''turiste'' orientali, un punto di vista diverso degli stessi panorami. C'e' anche un bel po' d'Italia tra campionamenti di Morricone e la loro visione di una Milano morbosa, dipinta nei dieci minuti di orgasmi e deliqui di "Theme". E appunto altra peculiarita' e' la forte presenza del sesso. Personalmente sono sempre stato indifferente all'associazione tra eros e cibo, pero' cavolo se e' stuzzicante questo album, che praticamente in ogni brano associa le due cose. Non e' solo questione di mugolii e sospiri, che non mancano, ma di una di tensione sensuale che non viene meno neanche nei momenti piu' punk e satirici. Neanche nei molti momenti in cui riprendono cose dal jazz piu' frivolo e da flapper girls, invece che da quello piu' bluesy e drammatico come molti gruppi trip hop. Diavolo di giapponesine!
  • 5

#24 Tom

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Inviato 25 febbraio 2021 - 14:07

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1991 Massive Attack - Blue Lines
C'ho ritrovato l'aria sospesa di quell'interregno in cui la roba anni 80 aveva esaurito le pile e nessuno aveva chiaro che cosa sarebbero stati gli anni 90. Per una volta una sensazione che ricordo provata ''in diretta", sia pur confusamente, non ricostruita col senno di poi (di piu', mi ricordo persino la prima volta che l'ho provata con chiarezza: sentendo ''Nothing Compares 2 U'' della O'Connor a capodanno del '91). Disco di assemblaggio di materiale vario dominato dagli ospiti, tra cui e' la meno blasonata vocalist Shara Nelson che si carica sulle spalle e porta a casa i due singoloni ''Safe from Harm'' e ''Unfinished Sympathy''. Soul, gospel, reggae, hip-hop, pattinano eleganti su un laghetto ghiacciato dalla coolness dell'ancora innominato trip-hop, che qui e' ancora timido e si limita ad asciugare e adornare, non ancora a smontare e deformare. E' tutto molto ovattato, notturno, bluesy, la futura claustrofobia del genere e' ancora lontana.
 

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1994 Massive Attack - Protection
Timidezza sparita alla replica, in un album per altro concettualmente identico all'esordio. Un disco-antenna, fatto per ricevere, rielaborare e ritrasmettere, impiantato in un anno cruciale come il 1994. Un'opera totalmente autoconsapevole del suo ruolo e dei suoi mezzi, e visto che loro non sono mai stati dei campioni di simpatia, tanta sicurezza poteva indisporre, ma il disco era davvero la cannonata che pretendeva di essere. Sparata con precisione balistica la musica sale in quota fin dalle prime note e non torna piu' giu' (se non nella molesta cover di ''Light My Fire'', goliardata conclusiva che spezza l'atmosfera). La varieta' di stili processati attraverso l'ormai battezzato verbo trip hop e' ancora piu' eterogenea, ai riferimenti black music si aggiungono ambient, minimalismo, musica anni 50. A indorare tutto quanto e' una fantasia creativa che centra sempre il bersaglio, mettendo in riga brani tanto diversi a suon d'ispirazione. Dopo che il genere e' stato identificato in un'estetica ''noir" (effetto soprattutto di "Dummy"), mi sembra che molti ci abbiano voluto sentire cupezze e dramma in questo album, ma per me era ancora un'opera aperta e diurna, magari non solare, ma a suo modo luminosa.

 

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1998 Massive Attack - Mezzanine
A recuperare e a superare tutti in tetraggine ci pensano con "Mezzanine". Davvero un concentrato di creep vibrations d'epoca, dove le fino ad allora fondamentali influenze black sono messe a far tappezzeria, mentre a ballare in mezzo alla stanza ora sono psichedelia e tribalismo, fin li' ottenuti per via traverse, con un approccio non solo vicino al rock ma addirittura al rock pentecostale piu' invasato. I suoni sintetici e le deformazioni elettro danno forma a echi cosmici, ma mai come in questo caso e' chiaro che si tratta di uno spazio tutto interiore, dove comunque "nessuno puo' sentirti urlare". A far epoca (e a rompere anche un po' i coglioni per l'ossessivita' con cui fu riproposto quel feto canterino - toh, altra possibile metafora leggibile sia come citazione fantascientifica che in chiave interiore) fu ''Teardrop'', ma tutti e cinque i pezzi affidati a voci femminili sono memorabili, con forse l'apice di apatia horror di “Black Milk”. Fanno la loro figura anche i brani di ascendenza hip hop, trasfigurati in litanie orientaleggianti. Persino il pezzo strumentale, che all'epoca mi urtava, ha acquistato sapori twinpeaksiani. Disco che rappresento' un vero evento nel mio giro di amici, con il versante femminile parecchio esaltato e conturbato, tanto che per reazione snobbina l'ho avuto in antipatia per anni. Poi mi aveva preso, poi di nuovo c'avevo litigato. Stavolta credo resteremo amici 4eva.


  • 5

#25 Tom

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Inviato 02 marzo 2021 - 15:21

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1996 Lamb - Lamb
A riscoprirlo dopo tanti di quegli anni mi posso anche inventare quanto fosse fico essere infelice e frustrato, com'ero, se come colonna sonora c'era roba come questa. Musica da ritorno a casa sotto la pioggia dopo la noia dell'ufficio, a farti almeno immaginare che ci si potesse deprimere in panorami meno grigi. Non che fosse musica escapista e suadente. Cullante e' la voce della cantante, l'anima jazz e maliziosa del duo, ma la musica di lui su cui galeggiano le parole di lei e' spesso trafelata e freak. A volte le due anime si amalgamano, altre volte fanno scintille. Ne scaturisce qualche passaggio non facilissimo al primo ascolto (la free-form di ''Cotton Wool''), ma poi tutto si compone in un'opera intensa e sensibile, che fa della duplicita' la sua poetica. Anche i testi parlano quasi unicamente dello scontro tra sentimento e sensualita', con l'amore che puo' tingersi di minaccia e paranoia. Album puntigliosamente up-to-date e allo stesso tempo (ancora un doppio livello) con l'autorevolezza di un classico fuori dalle mode.

 

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1999 Lamb - Fear of Fours
Non l'avevo mai sentito ed e' un peccato, immagino che ai tempi mi sarebbe piaciuto piu' dell'esordio, vista la sua natura cinematica e il piglio piu' aggressivo, praticamente rock dadaista e psichedelico. L'atmosfera e' decisamente piu' cupa e da incubo, a tratti persino barocca, ma tutto e' reso agile da melodie immediate e dallo scatto jazzy. Ci si puo' immaginare ogni canzone come il trailer sonoro di un thriller vintage, meglio ancora all'italiana, con quel senso di paranoia e di morte che aleggia sulla qutodianita' piu' borghesemente ovattata e immersa nei decor piu' raffinati. Se i Portishead erano musica da dark lady in bianco e nero i Lamb erano l'ultimo disco sul piatto ascoltato dalle vittime dell'assassino.

 

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2001 Lamb - What Sound
Nel poco poppetaro periodo dopo l'11 settembre pubblicavano un album che era tutto un omaggio alle sfumature piu' morbide del pop, anche se il generale tono crepuscolare alla fine ben si adattava a quei giorni. Come abili mastri orologiai il duo mette a punto una raccolta di canzoni di efficacia cronometrica, ma con l'accorgimento che ogni brano abbia almeno un momento in cui gli ingranaggi fanno impazzire le lancette e la melodia sembra perduta. Un'opera ancora una volta duplice, tanto partecipe della divulgazione elettro-arty dei Radiohead di Kid A/Amnesiac, quanto apripista della sonnolenza accudente di una Norah Jones. Canzoni per eventuali titoli di coda di momenti di vita.


  • 7

#26 kingsleadhat

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    कगलु विपश्यना बाद वैश्व

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Inviato 02 marzo 2021 - 17:20

"Bonfire" tra i pezzi del <3


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#27 Tom

Tom

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Inviato 03 marzo 2021 - 17:39

Ultima puntata.
 
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1994 Laika - Silver Apples Of The Moon
E io che volevo riascoltare solo i suoni dei satelliti e l'ho ascoltato quasi solo per caso questo disco d'esordio di cui ignoravo l'esistenza fino a poco tempo fa. Non è adatto per "stare in sottofondo a un cocktail party" dicono nella mono. Beh, dipende dal party, in uno tipo quello pieno di freak e spostati che, giusto quell'anno, si vedeva in una memorabile sequenza di "Ed Wood" ci sarebbe stato benissimo. Anche perche' se c'e' della fantascienza in questa musica e' quella di un set arrabattato di un film di serie Z. La musica e' cosmica, ma di un cosmo sognato e suonato tra le miserie terrene. L'armamentario e i trucchi del trip hop ci sono tutti, ma e' assolutamente un album alt-rock, inebriante e febbrile, una adorabile, sgangherata e "lunare" sarabanda freakettona. A distanziarlo ancor piu' dal genere sono le dosi massiccie di ironia e l'attitudine di Margaret Fiedler come cantante: niente algidita' jazz o sottigliezze morbose, ma un carisma streghesco tipo Kim Gordon.
 
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1997 Laika - Sounds Of The Satellites
Tanto mi ha entusiasmato l'esordio che per dispetto quasi volevo mettere in discussione la “pietra”, visto il cambio di passo, e invece l'entusiasmo per quello si e' attaccato anche a questo, che alla fine mi e' piaciuto come all'epoca non mi era mai accaduto (del resto discorso applicabile a quasi tutti i dischi di cui ho scritto in questa mia mini-retrospettiva). Pur trasmettendo vibrazioni simili, il cambio di tono tra i due album e' notevole. E' tutto piu' colorato, ricco, ben disegnato, soprattutto sparisce quasi del tutto la tensione da baccanale lo-fi dell'esordio, per far posto a una felpata psichedelia in cinemascope. Se quello del '94 era "il cosmo agognato dal set di Plan 9 from Outer Space" questo e' piu' "vita degli anni 90 come fosse la scenografia di Forbidden Planet". Ingannandoti coi suoi modi piu' "borghesi", e' un disco che ti inivita a un cocktail in giardino e ti mette LSD nel drink. Prima ti ipnotizza con una micidiale infilata di perfette canzoni psichedeliche, poi ti fa accomodare nel razzo li' sul prato e prima che te ne accorgi sei in deliquio nella stratosfera, dove i suoni si fanno rarefatti e sottili.
 
bonus track...
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1999 Shivaree - I Oughtta Give You a Shot in the Head for Making Me Live in this Dump
Vabbuo', americanissimi e indie rock, ma nel downtempo direi che possono starci (certo piu' dei Laika). Li prendo quali buon esempio di come abitudini e attitudini del trip hop avessero attecchito in ogni dove. E' stato uno dei rari dischi non di classica portati nella vita di coppia da mia moglie. Per me sono sempre solo stati quelli di ''Goodnight Moon", che non e' roba da poco, uno dei pezzoni simbolo del passaggio di millennio, ma a risentirlo per bene tutto l'album merita. Un alt-country notturno e triphoppato, per lost girl che languono in case sperdute come quella della copertina (versione americana), la cui disperazione romantica e "cinematografica" anticipava parecchio certo cantautorato femminile 10s.


  • 2

#28 kingsleadhat

kingsleadhat

    कगलु विपश्यना बाद वैश्व

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Inviato 10 marzo 2021 - 10:21

Ottimo lavoro di cantautorato introspective a languide tinte trip-hop. Per me è si.

 

 


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#29 Pancakes

Pancakes

    Frankly, my dear, I don’t give a damn

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Inviato 08 aprile 2021 - 12:52

Jay-Jay Johanson - Rorschach Test

 

 

Non lo conoscevo e invece gira da 25 anni, in ogni caso molto bello l'ultimo suo 


  • 1

The core principle of freedom
Is the only notion to obey





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