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Howard Phillips Lovecraft, Il Genio Del Male


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107 replies to this topic

#101 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 29 gennaio 2019 - 15:35

Topic utilissimo, che consulterò senz'altro in futuro  :ossequi:

 

@The Man, da cultore di H.P. quali sono per te le migliori storie a fumetti lovecraftiane? Io voto per "La casa ai confini del mondo" di Martin Mystère (che nel finale riesce, miracolosamente, a suscitare le stesse sensazioni evocate ne "I sogni nella casa stregata") e per "Il terrore dal mare" di Zagor (tutta la prima parte, con una Port Whale da incubo, è ispirata a "La maschera di Innsmouth"). 

 

 

Due grandi storie, in particolare la prima, Castelli al meglio era un genio assoluto.

Troppe ce ne sono comunque, dalle riduzioni di Alberto Breccia (grandiose ma un po' troppo artistiche per i miei gusti) a quelle di Dino Battaglia sino al certosino lavoro fatto da Alan Moore negli ultimi anni con Neonomicon e Providence o a molte opere di Mike Mignola...curiosamente è stato invece relativamente poco sfruttato al cinema, almeno in maniera diretta.


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#102 Duck

Duck

    Categnaccio

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Inviato 29 gennaio 2019 - 16:39

Come fumetto più lovecraftiano indubbiamente la riduzione del Rapporto sui ciechi di Ernesto Sabato fatta da Breccia.
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«Mister, possiamo lavorare sulle diagonali?», la richiesta di qualche giocatore. No, la risposta del tecnico. 

 

 


#103 dendrite

dendrite

    un tempo any01

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Inviato 29 gennaio 2019 - 18:16

Caro Man, ovviamente fa piacere avere in comune i gusti, soprattutto in riferimento all'Orrore di Dunwich, letto almeno una ventina di volte. Sopratutto sono curioso di vedere come gestirai l'opera di E. Howard, altro grandissimo di cui ho avuto la fortuna di leggere l'opera completa di Conan in 4 volumi letti riletti e straletti.
Tornando a Lovecraft, ho citato i solo racconti del ciclo di Chtulhu, ma anche io ho letto il Newton Compton con tutto quanto. Purtroppo pessima traduzione, legnosa e poco rispettosa del genio di Providence. Piccola nota sul razzismo di HPL:pare fosse davvero uno di quelli terribili, al punto che proprio da poco ne leggevo una disamina in Rete su come la sua xenofobia abbia influito non poco sulla costruzione del mito orrorifico del male senza nome e straniero, che ha fatto tanto grande la sua opera. Che dire? Che per me, posto che tali opinioni sono aberranti ma dovrebbero essere viste nel contesto di quegli anni e di quell'ambiente, Lovercraft non ha mai fatto esplicita propaganda, e quindi non si è macchiato di quest'infamia, cosa di cui invece può essere maggiormente accusato il Griffith di Nascita Di Una Nazione. Ma sono discorsi che portano forse troppo fuori tema.
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La mia vita in vantablack

#104 dendrite

dendrite

    un tempo any01

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Inviato 29 gennaio 2019 - 18:24

Aggiungo che i più bei racconti a tema misterico con punte di orrorifico li ho letti in un vecchio classico Urania, sono nella raccolta "Le Fantastorie Del Brigadiere" di Sterling E. Lanier, misconosciuto scrittore con studi di antropologia alle spalle capace di creare atmosfere eccezionali. Iperconsigliato.
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La mia vita in vantablack

#105 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 30 gennaio 2019 - 09:16

In realtà nella narrativa di Lovecraft, come sottolinea anche il suo maggior biografo S.T. Joshi, il razzismo è assolutamente trascurabile, se alcune sue opere anche maggiori sono innervate da una certa tensione razziale (penso per esempio alla maschera di Innsmouth dove per altro il finale rimette in discussione tutto), voler far risalire i mostri e l'universo extradimensionale creato da HPL in maniera univoca al suo conclamato razzismo mi sembra una teoria alquanto forzata.

Anni fa andava di moda collegare il tutto a presunte fobie sessuali, ora si è passati al razzismo, in verità dietro queste teorie c'è spesso un psicologismo tagliato con l'accetta abbastanza disarmante.

A una disamina oggettiva le opere in cui vi è traccia, spesso peraltro molto blanda, di razzismo sono

- Orrore a Red Hook, opera minore e poco riuscita in cui si respira effettivamente un'aria pesante di xenofobia, è il racconto razzista di Lovecraft per eccellenza

- Il terribile vecchio, due ladri immigrati vengono descritti con connotazioni etniche piuttosto pesanti

- Herbert West, rianimatore, un pugile di colore viene definito più volte "scimmiesco"

- I topi nei muri, il gatto del protagonista si chiama Nigger-man, che oggi ci sembra qualcosa di oltraggioso ma in realtà all'epoca la tanto famigerata N-word era usata in letteratura senza particolari patemi.

- Il richiamo di Cthulhu, all'inizio c'è un'orgia voodoo di neri e mulatti, ma la cosa non va molto più in là di scene simili descritte decine di volte in letteratura, cinema o fumetti.

- Per contro sarebbe corretto citare anche una famiglia di colore che vive in un quartiere residenziale di Providence descritta con evidente simpatia nel Caso di Charles Dexter Ward.

Nel resto della sua opera HPL divide i molti vizi e le pochissime virtù senza fare generalmente distinzione di razza, censo o provenienza.

 

Diversa la questione a livello personale, il razzismo di Lovecraft emerge chiaramente dal suo monumentale epistolario e ha diverse tappe:

- in gioventù razzismo conclamato ma abbastanza in linea a quello diffuso nel luogo e nel periodo in cui viveva, ovvero il New England di inizio secolo, bianco, conservatore e borghese

- razzismo epidermico e schifiltoso che sfocia spesso nella xenofobia negli anni newyorkesi quando lui così ordinato e controllato si trova a vivere in una quartiere popolare e a districarsi nel caotico melting pot della città

- un razzismo più scientifico e razionale in linea con le teorie eugenetiche, che per altro andavano per la maggiore all'epoca anche in molti ambienti culturali ed accademici, una volta tornato a Providence

- razzismo sempre più blando sino quasi a scomparire negli ultimi anni (quando lui da sempre conservatore convinto diventa pure un sostenitore di Roosevelt e addirittura del socialismo), senza però che si possa farlo passare in nessun modo per un "razzista pentito".

Bisogna comunque sottolineare che in tutte le sue fasi il razzismo lovecraftiano è sempre e solo teorico, non diventa mai una scelta attiva o socialmente perniciosa, tanto che il poeta Samuel Loveman, ebreo e omossessuale, definirà il solitario di Providence come "la persona più mite, gentile e tollerante che si possa avere la fortuna di conoscere e un amico fidato, sensibile e generoso", giudizio del resto condiviso dalla quasi totalità dei suoi amici e conoscenti.

Si possono ovviamente trovare molte scuse e motivazioni tutte più o meno valide  per questo innegabile sentimento xenofobo (oltre a epoca e luogo di nascita si possono aggiungere fobie varie, angoscianti problemi di sostentamento economico, traumi fisici e psicologici assortiti, due genitori morti in manicomio ecc) ma secondo me si rischia di far torto al suo pensiero e alla sua persona, semplicemente, con sfumature diverse in diversi momenti della sua vita, il razzismo era perfettamente connaturato alla sua visione del mondo che è sempre stata molto estrema e radicale.

Alla fine come osserva ancora una volta acutamente Houellebecq "il personaggio di Lovecraft affascina anche perché il suo sistema di valori è totalmente opposto al nostro"


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#106 100000

100000

    Enciclopedista

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Inviato 30 gennaio 2019 - 10:02

Bel post e concordo con la disanima: HPL era sicuramente razzista e da qualche suo passaggio lo si evince anche, ma il cuore della sua opera non è la paura del diverso, ma un terrore esistenziale insito nella condizione umana e per questo rimane così attuale.


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#107 atlas

atlas

    perinde ac cadaver

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Inviato 30 gennaio 2019 - 23:39

la scena del rito voodoo in "the call of cthulhu" occupa buona parte del racconto ed è abbastanza pesantuccia, a dire il vero. più che altro è una costante della narrativa lovecraftiana l'associazione continua (e per certi versi univoca e irreversibile) dell'inumano, del subumano, della deviazione, delle tare mentali etc. con lo straniero, in contrapposizione all'uomo bianco del new england, quindi negri, asiatici, tribù di selvaggi sparse per il mondo che adorano il demonio etc. è un aspetto problematico della sua opera che, se da un lato affascina, dall'altro non può essere sminuito e dismesso con tale apparente facilità, soprattutto in tempi come questi e soprattutto se si vuole rendere giustizia al suo genio. i motivi sono stati ampiamente enumerati dalla critica e fortunatamente lui era fin troppo riservato e gentiluomo da non vomitare insulti a destra e a manca: ciò che varrebbe la pena sottolineare è che, nel suo intimo, lui si rendeva benissimo conto che non erano gli altri (i così detti stranieri) il problema, ma che il problema era lui stesso - incompatibile e inadatto al mondo in cui si ritrovava a vivere. buona parte della sua opera può definirsi un tentativo di tematizzare e problematizzare questa sua condizione, e ne costituisce probabilmente l'aspetto più affascinante.


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#108 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 31 gennaio 2019 - 08:37

Questo aspetto c'è sicuramente come ho scritto piuttosto chiaramente, anche se bisogna sempre tener conto che una buona parte delle storie horror sono basate su quello che Stephen King definisce "l'orrore che viene dall'esterno" (contrapposto a quello che viene "dall'interno", di taglio più psicologico, che Lovecraft dimostra in più occasioni di saper maneggiare con altrettanta maestria), cioè una situazione di pace precostituita minacciata da forze malefiche appunto esterne e quindi straniere, dal Dracula di Stoker a I Salici di Algernon Blackwood gli esempi si sprecano.

Peraltro di figure di uomo bianco del New England altrettanto degenerate e dedite al male (da Il caso di Charles Dexter Ward a Herbert West sino all'Orrore di Dunwich e il Mastino) è piena l'opera del solitario di Providence, anzi sono probabilmente preponderanti, quindi quel "univoco e irreversibile" non corrisponde assolutamente a realtà.

Insomma se il razzismo è sicuramente connaturato alla visione del mondo di Lovecraft il voler rileggere tutta la sua opera, per lo più con intenti censori o di perbenistica indignazione, sotto questa luce mi sembra veramente una grossa forzatura, i temi e le forze che agitano la sua narrativa sono innumerevoli e spesso in contrasto tra loro.

Sul quel "in tempi come questi" non so veramente cosa dire, stiamo parlando di uno scrittore morto quasi 100 anni fa la cui opera ormai canonizzata mi sembra veramente difficile inserire in qualsiasi modo nell'ambito della propaganda razzista, per quanto mi riguarda è solo l'ennesima concessione al più retrivo politicamente corretto che trovo spesso ridicolo se applicato ad aspetti del mondo d'oggi e che lo diventa ovviamente ancora di più in versione retroattiva .

Una visione delle cose che per intenderci da spesso la stura a pseudoarticoli come questo, di un'ignoranza e stupidità senza speranza:

https://www.eurogame...raft-editoriale


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