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Le Sit-Com Di Norman Lear


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17 replies to this topic

#1 Eugene's Axe

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    Sporco Lennoniano Fanatico [(C) BillyBud]

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Inviato 07 aprile 2018 - 11:01

Nixon e i suoi collaboratori odiavano All in the Family e misero il creatore e produttore Norman Lear nella loro lista nera. Nei celebri nastri in cui venivano registrate le loro riunioni abbiamo un'illuminante testimonianza:

 

 

Gli episodi citati sono Wrting the President (#2.1) e Judging Books by Covers (#5.1).

 

All in the Family, nato come adattamento della sit-com della BBC Till Death Us Do Part, cominciò a vivere da sùbito di vita propria e ruppe tradizioni consolidate e schemi sui quali la tv a stelle e strisce si basava sino dalla fine degli anni Quaranta. Visto che la ABC aveva rigettato la prima versione del pilot nel '68, Lear vendette il concept alla rivale CBS, quella di Walter Cronkite, ma che nello stesso tempo, in un'era dove evidentemente anche negli USA il soldo non era tutto, censurava pesantemente durante la produzione le puntate sovversive del programma degli Smother Brothers, che pure aveva un'alta percentuale di spettatori, cosa che sicuramente non dava fastidio agli sponsor.

Ai dirigenti della CBS sicuramente vennero i sudori freddi quando videro i soggetti degli episodi e gli argomenti correlati: pregiudizi sui gay, aborto spontaneo, women's lib, vicini di un colore diverso in quartiere bianco ecc. Ancora più scandalosi erano i dialoghi, dal registro volutamente basso e a volte volgare e blasfemo (fag, queer, fairy, goddamned ecc.), ma il fulcro che preoccupava di più era la figura del capofamiglia: Archie Bunker, un colletto blu (figura in cui si potevano ancora identificare decine di milioni di statunitensi) razzista e bigotto che ha da dire su tutto e tutti e venera Richard Nixon.

In realtà i vertici del network non avevano capito niente.

Perché avevano sotto gli occhi una delle poche vere serie della storia della tv che ha giustificato lo stare davanti al piccolo schermo non per rincoglionirsi ma per creare spunti di discussione.

E fu così che dopo un inizio in sordina, AitF divenne dalla seconda alla sesta stagione il programma più visto nella tv statunitense, mantenendosi nella top 10 anche successivamente.

Il secondo successo di Lear arriva con un altro adattamento, questa volta trasmesso dalla NBC nella critica serata del venerdì: da Steptoe and Son si passa a Sanford and Son e l'azione si sposta dalla rigatteria della Londra cockney al ghetto di Watts a Los Angeles, cambiando etnia ai protagonisti, ora afroamericani. Mega successo, 2° posto nei programmi più visti, Mr Lear diventa col compare Bud Yorkin con cui gestisce la compagnia Tandem Television, l'incontrastato Re della TV statunitense.

Cosa avevano di straordinario queste sit-com? Solo i temi controversi e il carisma degli attori principali?

Non solo, ovviamente. Il liberal Lear cattura un momento cruciale della storia americana, il periodo della tarda controcultura con i cambiamenti epocali che avvengono in tutto il Paese e che lo scuotono profondamente.

AiTF e S&S non sono le prime sit-com ad approcciarsi al tema, ma That Girl e Julia sono ancora impostate secondo uno schema tradizionale e The Odd Couple e Mary Tyler Moore, già più aperte alle novità, volano comunque basso rispetto a quanto sta per essere trasmesso dal gennaio del '71 sulla CBS.

Lear decide di non usare la pellicola ma il videotape, che gli permette maggiore libertà. Registra gli episodi davanti a un pubblico, usa set limitati e fa teleteatro (registrazione di un episodio completo senza interruzioni alle 5,30 del pomeriggio, revisione dello script nel caso qualche battuta fosse andata a vuoto o ci sia stato qualche errore da parte degli attori, riregistrazione dell'episodio alle otto, montaggio che mescola i momenti migliori delle due performance, episodio finale completato). Abbandona ben presto qualche commento musicale aggiunto in post produzione, aumentando così il senso di naturalezza e lascia intatte le risate del pubblico anche nei casi in cui arrivano quasi a sovrastare i dialoghi, per dare il senso della tv dal vivo che si era perso con le laugh tracks del 95% delle sit-com prodotte da metà degli anni Cinquanta in poi.

Ma la vera forza, oltre che le trame, sono i personaggi.

Nei prossimi post analizzerò una per una le sit-com leariane e cosa hanno cambiato per sempre nella storia della tv statunitense... e non solo.

 

Note:

That Girl ---> Quella strana ragazza

Julia ---> Giulia

The Odd Couple ---> La strana coppia


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#2 Eugene's Axe

Eugene's Axe

    Sporco Lennoniano Fanatico [(C) BillyBud]

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Inviato 08 aprile 2018 - 00:41

Schema: solo serie arrivate in Italia salvo specifiche eccezioni:

 

All in the Family (1971-1979, prima TV it. 1983 Tutti a casa, poi Arcibaldo)

              Maude (1972-1978, prima TV it. 1981 Una signora in gamba, poi Maude)

                        Good Times (1974-1979, prima TV it. non pervenuta Good Times)

              The Jeffersons (1975-1985, prima tv it. 1981 I Jefferson)

                        Checking in (1981, inedita?)

Archie Bunker's Place (1979-1983, prima TV it. 1983 Arcibaldo)

               Gloria (1982-1983, prima TV it. non perv. o inedita?)

704 Hauser (1994, inedita)

 

Sanford and Son (1972-1977, prima TV it. 1982? Sanford and Son)

               Grady (1975-1976, inedito)

               Sanford (1980-1981, prima TV it. non perv. Sanford)

 

One Day at a Time (1975-1984, prima TV it. 1982? Giorno per giorno)

Remake (2017- , Netflix Giorno per giorno)

 

Mary Hartman, Mary Hartman (1976-1977, prima TV it. non perv. Mary Hartman, Mary Hartman)

 

Inedite in Italia, ma da segnalare Hot l Baltimore, 1975 (primo insuccesso di Lear), All that Glitters, 1977 e The Baxters, 1979-1981.


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#3 Ortodosso

Ortodosso

    baby even the losers

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Inviato 08 aprile 2018 - 05:37

Nei prossimi post analizzerò una per una le sit-com leariane e cosa hanno cambiato per sempre nella storia della tv statunitense... e non solo.

 

Prevedo un enorme successo di pubblico


  • -1

Battibecco dovete domandare a Sarri, che è un razzista; e gli uomini come lui non possono stare nel mondo del calcio.


#4 cinemaniaco

cinemaniaco

    Classic Rocker

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Inviato 08 aprile 2018 - 08:33

vai con la colonna sonora eugene ashd


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#5 Eugene's Axe

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    Sporco Lennoniano Fanatico [(C) BillyBud]

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Inviato 08 aprile 2018 - 08:58

Ho scoperto di essere andato a nanna lasciando la finestra aperta su questa pagina ashd .
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#6 geeno

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    Scaruffiano

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Inviato 08 aprile 2018 - 09:32

Momento pathos anni 80, la sigla di Sanford and Son di Quincy Jones

 


  • 4

#7 Ducktail

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    Categnaccio

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Inviato 08 aprile 2018 - 09:57

Lurkerò con piacere, per farmi avere qualcosa da dire invece servirebbe allargare un po' il thread a roba un pochino (nemmeno tantissimo) più recente.


  • 0

«Mister, possiamo lavorare sulle diagonali?», la richiesta di qualche giocatore. No, la risposta del tecnico. 


consigli per il futuro: leggere i fantaconsigli dell'UU e fare l'esatto opposto


#8 Eugene's Axe

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Inviato 08 aprile 2018 - 16:52

Lurkerò con piacere, per farmi avere qualcosa da dire invece servirebbe allargare un po' il thread a roba un pochino (nemmeno tantissimo) più recente.

 

Su Youtube trovi tutto. Cancellano un canale, ne aprono due. Bisogna arrangiarsi con la mancanza dei sottotitoli.

Ad esempio, Arcibaldo aveva un cast di doppiatori di eccezione (Franco Latini, Alina Moradei, Giorgio Lopez) ma l'adattamento dei dialoghi è una delle cose peggiori della storia della tv italiana (anche coi Jefferson, of course, pure se in maniera più lieve). Gli originali tutta la vita. Non si possono sentire cose come Nixon trasformato in Reagan o l'alterazione di tutte le stronzate sparate da Archie sulle abitudini alimentari dei neri (due esempi tra tanti), con conseguente riscrittura di interi dialoghi.


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#9 Eugene's Axe

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Inviato 08 aprile 2018 - 17:01

Momento pathos anni 80, la sigla di Sanford and Son di Quincy Jones

 

 

Elizabeth, sto arrivando!

 

A Foxx anni dopo quel tormentone ha portato una sfiga mortale.


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#10 Eugene's Axe

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Inviato 12 aprile 2018 - 12:59

Impedimenti mi hanno obbligato a lasciare la scheda di AitF a metà. A quei pochi interessati annuncio che sarà postata il più presto possibile.
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#11 Eugene's Axe

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Inviato 26 luglio 2018 - 13:49

ALL IN THE FAMILY

(9 stagioni, 1971-1979, CBS)

 

Premessa

 

C'era una volta un'emittente pubblica europea, la BBC, che contrariamente alla pudica Rai TV in odore di DC, non si faceva problemi a trasmettere sit-com o programmi di satira scomodissimi per situazioni e linguaggio. Steptoe and Son oppure The Frost Report sono fini esempi del british humour televisivo dell'epoca.

Su BBC One, il 6 giugno 1966, cominciò la prima serie  di Till Death Us Do Part, creata da John Speight, dopo un pilot trasmesso l'anno precedente. Fu sùbito un successo di pubblico perché un intero Paese si identificò con la tipica famiglia working class al centro dello show, in cui il capofamiglia di fede tory Alf Garnett (interpretato da Warren Mitchell) si scontrava col genero coabitante sotto lo stesso tetto, il liverpurdiano di origini irlandesi e fede socialista Mike Rawlins (interpetato da Anthony Booth) su questioni riguardanti i temi del Regno Unito dei Sessanta e Settanta, quello stato sociale che verrà spazzato via dalla "rivoluzione" tatcheriana negli Ottanta. L'arrivo continuo degli immigrati dai paesi del Commonwealth (pakistani e giamaicani su tutti), il welfare state, il cambio dei costumi nell'era della swinging London e tanto altro, compreso il calcio, erano spunti per discussioni condite da parolacce mai udite sino ad allora in tv (bloody innanzitutto) e da epiteti dispensati generosamente da Mr. Garnett col suo accento cockney (silly moo alla moglie, la paziente ma sofferente -e tabagista- Else interpretata da Dandy Nichols, e randy Scouse git o Shirley Temple al genero). Alf ed Else rappresentano la vecchia generazione scampata alla guerra e al razionamento e testimone della vecchia Inghilterra classista e proletaria d'anteguerra. Michael e la moglie nonché figlia dei padroni di casa Rita (Una Stubbs), sono ovviamente partecipi alla rivoluzione sociale del decennio, in totale contrapposizione con la vecchia mentalità blue collar for life che caratterizza il vecchio Garnett.

La serie è girata dal vivo col pubblico in sala e gli autori e i produttori non si fanno problemi a satirizzare la stessa BBC, vista da Garnett spostata troppo a sinistra, come in questo caso in cui si rifiuta di pagare il canone TV:

 

 

La famigerata Mary Whitehouse fu talmente scandalizzata da questo programma che lo attaccò indicandolo come prova dello scarso interesse della tv pubblica nel preservare i sani valori tradizionali. Johnny Speight, dopo aver vinto la causa intentatagli da Mrs Whitehouse, per vendetta all'inizio di un episodio del 1967 mostrò Garnett che leggeva un di lei libro e che si dichiarava d'accordo con la lotta che sosteneva!

 

 

TDUDP influenzò tutta la commedia seriale britannica successiva, aprendo le porte ad un certo tipo di humour in precedenza proibito, apertura di cui usufruiranno anche sei giovani comici (cinque britannici e uno statunitense) a partire dal 1969... E creò un format capace di adattarsi, con poche modifiche, alle situazioni di vari paesi in tutto il mondo (Germania, Brasile, Hong Kong e... Stati Uniti).

 

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#12 Eugene's Axe

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Inviato 27 luglio 2018 - 11:24

Norman Lear scopre Till Death Us Do Part

 

Nel 1967 l'autore e regista Norman Lear, con alle spalle quasi vent'anni di carriera come autore di sketch per il duo Martin-Lewis o creatore di serie sia comiche che drammatiche (tra queste ultime il western inedito in Italia The Deputy con Henry Fonda, una delle prime star di Hollywood a confrontarsi col piccolo schermo), legge su Variety del grande successo riscosso nel Regno Unito da TDUDP, il cui protagonista ha forti rassomiglianze con il di lui padre, per il quale ha sempre provato sentimenti contrastanti. Forse è questo il motivo principale che spinge il quarantacinquenne Lear a sviluppare un adattamento per la tv statunitense. Tra analogie (anche negli USA abbondavano i blue collars con simpatie politiche conservatrici) e differenze (il genero di Archibald Justice, Richard, è lui stesso figlio di una famiglia di origini irlandesi come l'omologo britannico Mike, ma è un hippy, a partire dall'abbigliamento, ed è ancora più contestatore) nel giro di pochi mesi è pronto un pilot che Lear vende alla ABC, che all'epoca ha la fama di network più attento al pubblico giovanile e che sta sperimentando nuovi format (ad esempio, serie da 45' o programmi altamente trasgressivi come Turn-on, iniziative entrambe destinate a fallire).

Anche la CBS (futura emittente di All in the Family) ha adocchiato il potenziale successo di un adattamento di TDUDP per il mercato americano e ha già contattato il veterano Jackie Gleason per interpretare la controparte a stelle e strisce di Alf Garnett, ma Lear li batte sul tempo.

Nell'autunno del 1968 viene prodotto un primo pilot da circa 35' intitolato Justice for All, che include già Carroll O'Connor nel ruolo del capofamiglia, chiamato Archie Justice, ed Jean Stapleton nel ruolo della devota moglie Edith. I ruoli della figlia Gloria, moglie del figlio dei fiori Richard/Dick furono affidati a Kelly Jean Peters e a Tim McIntire. Mentre Gleason godeva di enorme popolarità, O'Connor era solo un caratterista comparso in parecchie serie televisive e qualche film, tra cui Papà, ma cosa hai fatto in guerra? di Blake Edwards, in cui fu notato da Lear. Mrs Stapleton proveniva da Broadway e in tv aveva avuto solo piccoli ruoli. Tim McIntire diventerà una star minore del cinema USA dei Settanta, ma anche autore di colonne sonore come quella di Corvo rosso, non avrai il mio scalpo. Per il ruolo dell'amico di colore di Gloria e Dick, Lionel, viene ingaggiato il talentuoso D'Urville Martin, futuro volto ricorrente della blaxploitation, però molto più avanti negli anni dei circa ventuno pensati per il personaggio (Martin ne aveva già 29).

 

Il risultato finale, realizzato su pellicola, non soddisfa pienamente i vertici della ABC:

 

 

Infatti verrà ordinato un secondo pilot, questa volta della durata adatta a farlo rientrare nello standard dei 30' (spazi per le inserzioni pubblicitarie compresi) e con attori diversi a interpretare Gloria e Richard.

 

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#13 Eugene's Axe

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Inviato 27 luglio 2018 - 12:31

Il secondo pilot


Lear rimpiazza McIntire e la Peters con Chip Oliver e Candice Azzara, il primo proveniente dall'anonimato e destinato a restarci (oltre che ad avere un physique du role più adatto a un vitaminizzato giocatore di football che a un hippy), la seconda attrice a Broadway e successivamente, in misura minore, anche in TV e al cinema.
La seconda versione è sicuramente migliore della prima, ma anche Candice Azzara e Chip Oliver si rivelano deludenti - forse ancor di più dei precedenti. Da notare che lo sketch basato sull'imprecazione di Archie "goddamned" quando tocca la caffettiera bollente scompare in questa versione, ma verrà recuperato per il primo episodio della quarta stagione di All in the Family (settembre 1973).
Da notare anche il cartiglio nei titoli di testa che, per la prima volta nella storia della tv americana, suggerisce il programma per un pubblico maturo:



Stavolta l'episodio è registrato su videotape e le risate sono chiaramente di un pubblico presente in sala. Nel frattempo nasce il sodalizio tra Lear e il produttore e autore Bud Yorkin, che durerà negli anni successivi e che porterà alla nascita della Tandem Television.

Insomma, abbiamo tutto: il capofamiglia repubblicano e ignorante, la moglie un po' svitata ma comprensiva, il genero contestatore e la figlia/moglie che pur appoggiando il compagno ancora ha qualche legame "culturale" con la famiglia di origine. Manca solo l'approvazione della ABC. Che non arriva: lo sperimentalissimo programma Turn-on era stato cancellato dopo un solo episodio (molte affiliate locali avevano già deciso durante lo stacco pubblicitario a metà episodio...). In séguito alle controversie, la messa in onda di una sit-com di questo tipo fu ritenuta poco avveduta dai vertici del network e così finì la collaborazione tra l'ABC e Lear.

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#14 redeifiordi

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Inviato 19 luglio 2019 - 13:37

Post che non ha riscosso il successo che meriterebbe!

Attendo con ansia la monografia sul mio preferito: "Good Times".


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#15 Eugene's Axe

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Inviato 24 luglio 2019 - 21:10

Ho da un pezzo sospeso il lavoro. Mi disentusiasmo molto facilmente, principalmente quando il lavoro è in una fase avanzata e il porco d-estino r-io si mette di traverso e ne fa perdere la maggior parte, facendo passare la voglia di riprenderlo.
Cercherò di rimediare.

PS Good Times capo imprenscindibile. Ho un aneddoto personale su quella serie.
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#16 redeifiordi

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Inviato 25 luglio 2019 - 14:24

PS Good Times capo imprenscindibile. Ho un aneddoto personale su quella serie.

Lo facevano su Primocanale, tv privata ligure, in orari svariati e abbastanza irregolari. Io ci ero andato talmente sotto che avevo preso un berretto come quello di JJ e lo portavo con vanto per casa. Per anni ho cercato la serie in italiano senza successo, ora si trova in inglese su YT il che sarebbe anche filologicamente più corretto, ma sono rimasto affezionato al doppiaggio in italiano.


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#17 Eugene's Axe

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Inviato 25 luglio 2019 - 14:33

Io lo guardavo attorno al '93 prima di cena sul circuito Odeon TV quando era ancora di Tanzi, un giorno trasmisero l'episodio (bellissimo) "Black Jesus" e mia madre, sotto sotto una gran bigotta, fece sì che non lo vedessi più asd .


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#18 Eugene's Axe

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Inviato 19 settembre 2019 - 14:49


ALL IN THE FAMILY
(CBS, 1971-1979)

 


"Just because a guy is sensitive, he's an intellectual
and he wears glasses,you make him out a queer!"
"I've not said a guy who wears glasses is a queer.
A guy who wears glasses is a four eyes.
A guy who's
a fag is a queer."
 
(Dialogo tra Mike e Archie dall'episodio 5.1 Judging Books by the Cover)

 
La TV statunitense è in crisi. Le nuove generazioni non si bevono più qualunque programma venga offerto loro dai Big Three, escludendo alcune eccezioni come il programma dei fratelli Smothers sulla CBS o il Laugh-In sulla NBC. Non basta la soap opera dalle tinte gotiche Dark Shadows sulla ABC per far riavvicinare i teenagers, cioè il grosso del suo pubblico, a un mezzo visto come più istituzionale delle stazioni radio che propongono rock militante e programmi basati sulla protesta al sistema. L'Ed Sullivan Show sta perdendo appeal anche di fronte al pubblico di colore che ormai preferisce al pop Motown il funk psichedelico dei Temptations e dei Funkadelic o quello altamente allusivo di James Brown.
E' tempo di cambiare.
 
Nella primavera del 1971 viene ordinata dai vertici della CBS quella che verrà ricordata come rural purge, l'abbandono totale delle commediole anni Sessanta che spesso hanno come protagonisti campagnoli inurbati o sempliciotti (capostipite del genere la fortunatissima The Beverly Hillybillies). Fanno un'eccezione con l'ennesima sit-com di Lucy Ball, ma solo perché lei è un'istituzione. Quello che serve è una nuova infornata di commedie (e anche drammi) più attente alla realtà dell'epoca e magari anche più spregiudicate. E proprio in quel periodo una sit-com sperimentale, dalla lunga gestazione, si aggira timida in prossimità della top 30 annuale dei programmi. Anzi, si è fermata proprio al 31esimo posto. E le repliche estive stanno andando alla grande. E' quello che serve per ravvivare il programma.
Quella serie è un adattamento di un originale britannico e l'autore, produttore e supervisore si chiama Norman Lear.
Il titolo della sit-com è All in the Family e sta già facendo discutere mezza America.
Ne parla la popolare rivista black-oriented Ebony, ne parlano alle riunioni tra il presidente Nixon e il suo staff alla Casa Bianca. Molti non si raccapezzano. Ma in realtà molti non son pronti ad accettare che una serie TV possa strappare il velo che copriva la realtà di un sacco di famiglie americane fuori da ogni stereotipo: il blue collar di fede conservatrice, il genero "pinko" che dietro la facciata ultraliberal nasconde pesanti contraddizioni, il ragazzo di colore che per mettere in ridicolo gli stereotipi dei bianchi li usa come arma. Inoltre una mater familias svitata, chiara satira delle coprotagoniste di tante vecchie commedie familiari, e una figlia attratta dal women's lib ma che non riesce a formulare un pensiero autonomo e parla per slogan. Ce n'è abbastanza per provocare chiunque e invece il rischio paga: tutti guardano questa nuova serie che a partire dalla seconda stagione diventa la più vista nel Paese. E anche i detrattori devono farsene una ragione.
 
Sinossi della serie e presentazione dei protagonisti
 
Siamo nel borough dei Queens, New York. In una casetta monofamiliare abita una specie di famiglia allargata, il capo della quale è Archibald Bunker, un blue collar che lavora nei dock del porto e che integra lo stipendio facendo il tassista part-time. Se la sua dedizione alla sua occupazione e alla famiglia (nucleare) è grande, altrettanto robusto è il suo essere razzista e bigotto nonché diffidente verso qualunque novità possa intaccare l'American way of life a cui ha votato la sua esistenza.
Ma attenzione, Archie non è cattivo: i suoi difetti sono accentuati da una profonda ignoranza (più avanti approfondiremo alcuni dettagli della sua biografia) e da pregiudizi instillati dalla famiglia d'origine, dei dixiecrat che abbandonarono Rooselvelt quando questi si candidò per un terzo mandato.
In fondo lui vuole preservare quello per cui ha lottato nella Seconda Guerra Mondiale ("the Big One" nelle sue parole): la democrazia -o meglio, una visione distorta di quello che dovrebbe essere democrazia. Perché per Archie tutti gli Americani hanno il diritto di perseguire il meglio per le loro vite, ma allo stesso tempo ciascuno deve stare al proprio posto. E quello centrale spetta agli WASP, discendenti veri o presunti dei Padri Fondatori, quelli che secondo lui sono la spina dorsale del Paese. Neri, portoricani, irlandesi, italiani, polacchi, ebrei eccetera sono solo fastidiosi incidenti di percorso di cui sotto sotto il Nostro farebbe volentieri a meno.
Un altro spauracchio è rappresentato dai liberals, sospettati di minare quanto di buono rappresentano gli Stati Uniti e dediti a pratiche a suo dire antiamericane come il welfare e l'appoggio alle minoranze. Ovviamente, data l'epoca, gli hippies sono bersaglio prediletto che, agli occhi di Archie, rappresentano il degrado morale dell'America perché vanno contro il "buon senso comune" con cui era cresciuto. Inconcepibile ad esempio che una coppia non sposata, formata da amici del genero, possa dormire sotto lo stesso tetto (episodio 7.1), per non parlare di come tratta lo stesso Mike quando, in un episodio retrospettivo (6.2), questi si presenta per la prima volta a casa Bunker coi suoi abiti da flower's child.
Qualunque minaccia al suo mondo (intelligentemente simboleggiato dalla sua poltrona preferita su cui nessun altro può sedersi) dev'essere ridicolizzata e tenuta lontana, anche quando i cambiamenti sociali portano una famiglia di colore, i Jefferson, ad andare a vivere nella porta accanto e lui, assieme al resto degli abitanti del quartiere che all'inizio fanno di tutto per impedirlo, non può farci niente.
Il cognome Bunker non è quindi dato a caso.
 


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