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[Monografia] Andrej Tarkovskij


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52 replies to this topic

#21 Alexx

Alexx

    pivello

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Inviato 18 agosto 2006 - 11:42

ciao a tutti... rispolvero questo vecchio topic per dire anche la mia su Tarkovskij.
purtroppo ho visto solo Stalker, ma devo ammettere che questo film mi ha colpito moltissimo.
dialoghi su tematiche esistenziali e confronti tra religione, razionalità e filosofia...
il tutto in uno scenario misterioso ed affascinante, un film che consiglio sempre
forse un pò lento a tratti.... ma come ha già detto qualcuno, è roba sovietica!  :)

ciao a tutti!

(questo è proprio un bel foum, comlimenti!)
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#22 Ejzenstejn

Ejzenstejn

    aspirante indie

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Inviato 28 agosto 2006 - 12:20

Avete mai visto Solaris nell'edizione in DVD senza i tagli dell'originale uscito in Italia? Mezzo film è in russo quindi pensate che tagli che avevano fatto e cosa ci potevi capire dal momento che mezzo film te l'avevano tagliato?


Si, se poi si considera che le parti tradotte lasciavano a desiderare...
Comunque è un regista per il quale vale la pena di imparare il russo.
  • 0

#23 Guest_The Man With a Movie Came_*

Guest_The Man With a Movie Came_*
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Inviato 02 settembre 2006 - 20:47

Resta il fatto che tagliare un film così è da assassini

#24 Guest_verdoux_*

Guest_verdoux_*
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Inviato 11 dicembre 2006 - 16:30

nessuno cita Il sacrificio?! l'ho visto una volta sola...un film che merita.



visto! grandissimo film, ne sono rimasto affascinato;

PS: sconcertante il giudizio del mergehetti; oltre a tutto non ci ha capito niente; è un film sullo jurodivy, figura che attraversa la cultura russa dalla sua antichità... tarkovski prospetta la necessità di una fede capace di fare miracoli , qualcosa di estremamente lontano dalla spiritualità com'è intesa in occidente...altro che film per i ciellini; me lo ha spiegato una mia amica che conosce bene la cultura russa; ma a parte ciò, anche non capendoci niente, rimane un film bellissimo da vedere;

#25 stalker

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Inviato 11 dicembre 2006 - 21:28

ma certa gente (il mereghetti) si dovrebbe vergognare di criticare opere d'arte come nostalghia o sacrificio. mi pare che a nostalghia dia addirittura inclassificabile..cioè sono cazzo di critici cinematografici e ancora parlano
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#26 stalker

stalker

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Inviato 12 dicembre 2006 - 11:30

un piccolo aneddoto su sacrificio. lessi tempo fa non mi ricordo se sulla biografia di tarkovskij scolpire il tempo di quello che capitò durante il piano sequenza nel quale alexander brucia la sua casa. tale scena doveva durare di più ma per un errore la pellicola predisposta non fu sufficiente (infatti si interrompe bruscamente). tarkovskij era ormai gravemente malato (morì nel giro di poco) e ormai non avrebbero più avuto il tempo di ricostruire la casa per girare nuovamente la scena e furono costretti a lasciarla così. tarkovskij si mise quasi a piangere per quello che era capitato cosiccome tutta la troupe e gli attori per il grande dispiacere dato al regista. ogni volta che penso a questa cosa trovo film come sacrificio o nostalghia ancora più profondi e commoventi
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#27 Pierrot le fou

Pierrot le fou

    Roadie

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Inviato 12 dicembre 2006 - 11:44

se l'aneddoto contribuisse al valore, il valore stesso ne verrebbe umiliato.


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#28 stalker

stalker

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Inviato 12 dicembre 2006 - 11:50

cioè? non ho capito....
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#29 dazed and confused

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    festina lente

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Inviato 12 dicembre 2006 - 11:52

un piccolo aneddoto su sacrificio. lessi tempo fa non mi ricordo se sulla biografia di tarkovskij scolpire il tempo di quello che capitò durante il piano sequenza nel quale alexander brucia la sua casa. tale scena doveva durare di più ma per un errore la pellicola predisposta non fu sufficiente (infatti si interrompe bruscamente). tarkovskij era ormai gravemente malato (morì nel giro di poco) e ormai non avrebbero più avuto il tempo di ricostruire la casa per girare nuovamente la scena e furono costretti a lasciarla così. tarkovskij si mise quasi a piangere per quello che era capitato cosiccome tutta la troupe e gli attori per il grande dispiacere dato al regista. ogni volta che penso a questa cosa trovo film come sacrificio o nostalghia ancora più profondi e commoventi


Questa storia la conoscevo.Mi vengono i brividi.
Penso che Tarkovskij avesse una specie di ossessione per le case incendiate...si trovano soventi nei suoi film.
Tarkovskij rimane, a mio avviso, forse il più grande regista di tutti i tempi.
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#30 Asterione

Asterione

    pivello

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Inviato 13 dicembre 2006 - 14:10


L'ho visto proprio ieri sera. Però devo ammettere che, almeno per quanto riguarda l'inizio, se uno ripensa alle scene tagliate si fa due risate...tipo i 10 minuti netti di sequenza muta sulla macchina sulla superstrada ahah


Mi spiace che la scena del viaggio in auto sia presa così sotto gamba... secondo me è una delle intuizioni più notevoli di tutto il film, rivoluzionaria nella sua forma e capacità rappresentativa, e questo al di là della trama e del messaggio portante del film...

Se ci pensi, una scena simile, mostra una nuova e differente volontà di rappresentare l'evoluzione urbana e il rapporto tra uomo e città, la progressiva alienazione delle persone nei confronti dello spazio in cui si trovano a vivere, muoversi e relazionarsi. Tema questo molto sentito alla fine degli anni '60 inizio '70.

Pensa che da quella stessa scena, (tagliata nella versione distribuita da noi...ma ci pensi?!?) ha ispirato e guidato l'intero sviluppo di altre pietre miliari della cinematografia quali ad esempio "Koyaanisqatsi" di Geoffrey Reggio e coseguentemente tutta la sua "Quatsi trilogy".

I film di Reggio sono consigliatissimi, soprattutto il primo, per avvicinarsi alla sua interessante analisi tra uomo e ambiente, ai suoi modelli formali (fotografia, ma soprattutto montaggio) e capire quale sia la sensibilità che Tarkovskij è riuscito a trasmettere girando quella scena...

Ti consiglio di riguardare quella scena, magari con occhi nuovi, in modo da poter ricevere la forza e l'innovazione che questa porta con se', e quindi poterne parlare e discutere ancora, approfondendo un argomento che già da solo meriterebbe un topic indipendente...


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#31 Çorkan

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Inviato 03 febbraio 2010 - 17:09

Li segue, li circonda, li asseconda e li addomestica, senza prevalere, senza coercizione ed inganno. Andrej è mio anche per questo.

Infatti dai film di Tarkovskij emerge il carattere sostanzialmente inviolabile della Natura e dell'Essere. Non a caso tutti i tentativi dell'uomo per piegare a sé o conquistare sono destinati a fallire, mentre solo un atto di rinuncia (o quello della creazione artistica, che contiene in sé anche la rinuncia) consente all'uomo di (farsi) comprendere (dal/nel)la totalità...
E' anche per questo che il dato tecnico (il modo in cui usa la mdp) e quello esistenziale nei suoi film combaciano perfettamente...
Complimenti, hai spiegato in poche righe una cosa molto difficile da dire.. E' esattamente così: Tarkovskij non fa simbolismo, non si occupa di grandi metafore della vita, semplicemente si limita ad osservare la natura e ad approcciarsi ad essa con rispetto e sacralità. Lo spiega benissimo nel suo "Scolpire il tempo", consigliato. E il concetto di rinuncia-sacrificio è fondamentale per capire la sua poetica.


Riapro qui una discussione che si stava svolgendo in "cosa state leggendo". Chissà se qualcuno mi seguirà. Mah, se no, poco male.

Sono parzialmente d'accordo con ciò che viene detto in questi interventi sull' Andrej che ho copincollato  un po' a casaccio. E' vero che Tark ci mostra tentativi dell'uomo destinati a fallire (la mongolfiera, il capo della processione che cade sotto il peso della croce) ma secondo me non sono tanto tentativi di piegare a se la natura, ma quanto di colmare quella distanza fra se e Dio che rende la vita dell'uomo dolorosa e priva di senso.
In questo sta secondo me il tema centrale dell'Andrej: quale giustizia può esserci fra gli uomini se l'unico giudizio giusto (poichè espresso da un'intelligenza onniscente) può essere quello divino? La terra, e la giustizia che fra di
se e su di essa gli uomini esprimono , sarà sempre ingiusta, a causa della loro condizione di manchevolezza.
Ho notato infatti come il film ripeta in maniera quasi ossessiva il tema del giudizio: Il giullare portato via e giudicato, Kiril che abbandona il monastero giudicando i suoi abitanti indegni, Boris che deve essere giudicato sulla campana (tra l'altro voce terrena di Dio, non può essere un caso), Andrej che deve dipingere, nella chiesa della trinità, un giudizio universale. Andrej che giudica se stesso (ciò che lo caratterizza come eroe del film) per l'assassinio del tartaro privandosi della voce fisica e di quella simbolica, l'arte. Molti di questi giudizi si rivelano però fallaci, errati: Kiril torna con la coda fra le gambe, il giullare è condannato per una delazione, Andrej stesso torna sui suoi passi.
Non per niente il dialogo più significativo del film è secondo me all'inizio, quando Teofane si affaccia sulla piazza dove un uomo viene giustiziato (altro giudizio) e grida ai carnefici di smetterla, che la loro non può essere vera giustizia, in quanto essa pertiene solo a Dio.
In questo non mi trovo d'accordo con Reese quando dice che , "non si occupa di grandi metafore della vita, semplicemente si limita ad osservare la natura e ad approcciarsi ad essa con rispetto e sacralità"
L'Andrej si occupa di grandi metafore, mettendo in scena nondimeno che il rapporto, di sofferenza, fra l'uomo e dio.
Poi certo l'accento sulla natura è fondamentale: essa è l'unica immagine di Dio che l'uomo riesce a vedere. Gli elementi naturali come l'acqua (in particolare i fiumi, che io ho inteso come corrente di anime che scorrono al mare del giudizio universale, ma questa interpretazione credo sia troppo azzardata)., il fuoco (il rituale pagano, ad esempio) .
In questo senso è centrale la figura del cavallo. Esso è usato come strumento di differenziazione sociale: chi porta il giudizio, il conte sulla campana, i tartari, viaggiano a cavallo, e sono di solito portatori di potere : quando Boris riesce a farsi accettare come costruttore di campane dagli emissari del conte viene fatto salire a cavallo, e nelle scene successive eserciterà un grande potere, salvo poi tornare sui suoi piedi quando un potere più grande, il conte, arriverà, a cavallo, a minacciare la sua vita. Ovviamente il potere esercitato d aquesti personaggi è ingiusto e arbitrario, e il cavallo ne è la rappresentazione. Quando invece esso è libero dal cavaliere, ritorna ad avere tutta la sua bellezza primitiva, come nella scena finale o in quella iniziale in cui un cavallo si rotola per terra (forse la scena più bella del film.).

Uff, che fatica....
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"La legge non dovrebbe imitare la natura, dovrebbe correggerla"

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#32 reese

reese

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Inviato 03 febbraio 2010 - 18:48

Corkan, se non ho capito male, tu pensavi che noi parlassimo del Rubliov, invece con Stavrogin ci stavamo riferendo ad Andrej sì, ma Tarkovskij, cioè si parlava di tutta la poetica del regista. E in particolare riguardo al suo periodo in cui ha potuto esprimersi più liberamente, non a caso il periodo meno apprezzato. Le considerazioni sulla natura di Stavrogin sono applicabili maggiormente a film come Zerkalo, Stalker, Nostalghia, Offret.

Detto questo, devo quotare e lo farei ad infinitum

ma certa gente (il mereghetti) si dovrebbe vergognare di criticare opere d'arte come nostalghia o sacrificio. mi pare che a nostalghia dia addirittura inclassificabile..cioè sono cazzo di critici cinematografici e ancora parlano


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#33 reese

reese

    moriremo

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Inviato 03 febbraio 2010 - 20:22

A proposito dei voti venuti fuori nell'altro topic avevo scritto:

Poveri Zerkalo e Nostalghia, così ignorati e/o non apprezzati.
Nostalghia forse me lo aspettavo, visto che è il film più russo mai fatto da Tarkovsky quindi, anche se ambientato in Italia, molto personale e sovietico, praticamente privo di trama ed eventi (visto il graduale disinteresse di Tark verso queste componenti).

Mi stupisco enormemente invece della poca fama di Zerkalo, vedo pochi voti e pure bassi. Le reazioni del pubblico russo nel '75 sono state essenzialmente le stesse di chi lo guarda oggi. E' un film fuori da ogni tempo e logica, in soldono lo descriverei così: o parla di te o non parla di te. Uno può apprezzarlo tecnicamente, musicalmente o altro, ma se non si guarda nel film e non vede se stesso... Le lettere che riceveva Tark erano la maggior parte mirate ad esprimere profonda perplessità per un film che è meno (in)quadrabile di un cerchio. Le altre invece erano di commozione e ringraziamento per aver scavato nel profondo dello spettatore e di averlo messo in contatto con parti di se stesso intangibili e inafferrabili; è spiritualità sconvolgente.


Invece mi rallegra vedere che ne hanno di ammiratori, solo che non hanno partecipato ai voti, forse saggiamente.

Portando avanti il discorso su Nostalghia, chi avrà letto Scolpire il tempo saprà della simmetria che c'è tra Gorchakov, il compositore settecentesco e il regista. Tarkovskij ha creato Nostalghia per i russi, con l'intento di illustrare lo spirito particolare di appartanenza dei russi alla loro terra, il non concepire la vita lontana dai luoghi infantili ed essere condannati a soffrire ogni qualvolta ci si trova lontano dalle proprie terre. Parlando del film, c'è una nota di nostalgia nelle parole di Tarkovskij che è da brividi: si rende conto con amarezza infinita che la stessa situazione in cui si trovava Gorchakov avrebbe perseguitato lo stesso regista, essendo costretto a realizzare film fuori dalla Russia, come è successo con Sacrificio in Svezia.

La disperazione di Gorchakov nell'osservare gli schemi tipici e pietosi che muovono spesso gli umani lo porta ad affidarsi all'unica persona che gli offre una visione del mondo diversa, quindi una possibile salvezza da ciò che conosce e che lo distrugge dall'interno. Sembra diventare spettatore degli eventi che gli succedono: Eugenia si innamora e si incazza con un essere asettico, ormai privo di interesse verso la vita come la conosceva fino a quel momento. Domenico gli offre un mondo incoerente, illogico, privo di tecnica, in cerca di amore (non tanto per il singolo quanto per l'intera umanità, un amore artistico per come lo intende Tark).

Il darsi fuoco di Erland Josephson è l'anticipazione del sacrificio reso ancora più evidente nel suo ultimo film, è l'estrema azione di un artista che deve amare il mondo e soffrire per esso. La poetica del 1+1=1, un matematico che getta anarchia, l'errore nella scienza giustificandolo spiritualmente, non nega una parte del cervello (ie il pensiero logico) ma intende unirlo a quello artistico-spirituale per vivere un'esperienza totalizzante che trascenda un numero limitato di discipline, è un tentativo astratto poi diventato concreto (nella poesia, ma sempre concreto è) di costruire la felicità propria e del mondo.

La tensione che si percepisce mentra Gorchakov attraversa la piscina senza saper spiegare il motivo ma solo sentendo che è la cosa che ha sempre cercato... Per poi morire ritrovando la sua famiglia grazie ad un atto estremo di fede: la neve che copre la sua casa russa dentro la basilica italiana, lo spirito del poeta che unisce i luoghi fisici, ignora il razionale, riuscendo a superare i limiti della distanza che lo separa dalla famiglia, dal cane.
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#34 Çorkan

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    Utente onicofago con ghiri in culo

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Inviato 04 febbraio 2010 - 00:07

Corkan, se non ho capito male, tu pensavi che noi parlassimo del Rubliov, invece con Stavrogin ci stavamo riferendo ad Andrej sì, ma Tarkovskij, cioè si parlava di tutta la poetica del regista.


AAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!

Non mi ero mai impegnato così tanto per fare una figura di merda.... :-[ :-[

Colpa mia che di Tark (o Andrej) ho visto solo 3 film....


Comunque anche voi, chiamateli per cognome i registi no? E su, un po di rispetto!   ;D


EDIT: Il libro "Scoplire il Tempo" si trova nella biblioteca della Mediateca Regionale Toscana (Via San Gallo, Firenze, proprio davanti all'università). Per chi fosse della mia zona e fosse interessato.
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#35 simon

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Inviato 10 febbraio 2010 - 00:23

è uscito un libro decisamente interessante sul grande cineasta sovietico:

Immagine inserita

Andrej Rublëv, Stalker e Offret/Sacrificatio : questi tre film, che Tarkovskij realizza a distanza di parecchi anni l??uno dall??altro, sono riuniti nella riflessione che Francesca Pirani intitola La nostalgia dell??armonia. L??autrice trova un nesso profondo e segreto tra le tre opere, anzitutto a partire da un??immagine metaforica, quella della nascita e del primo anno di vita del neonato, misteriosa fase ??preverbale? in cui tutto è immagine, pura visione. Ed è proprio questa l?? ??armonia? cui fa riferimento il titolo, che ad un certo punto si incrina per sempre, poiché - per richiamare le parole della scrittrice ?? al momento dello svezzamento il sentire e il pensare, l??inconscio e la coscienza, il sonno e la veglia si scindono irrimediabilmente. Ecco allora che subentra violenta la nostalgia di questa armonia dolorosamente smarrita, e sotto il segno di questa sofferta privazione si sviluppa il Cinema del regista russo, che magistralmente consacra ?? non a caso - il primato dell??immagine come forma espressiva e modalità conoscitiva.
Ma quella disegnata dai tre film presi in esame nel libro risulta essere, in questo senso, una parabola tristemente discendente. Seguendo l??analisi che viene proposta nel testo, il mondo tarkovskijano sembra piegarsi ad una sorta di involuzione, appare quasi destinato ad una sorda, disperata implosione.


da... http://www.close-up....php?article5611
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#36 reese

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Inviato 10 febbraio 2010 - 00:50

è uscito un libro decisamente interessante sul grande cineasta sovietico:

Ma quella disegnata dai tre film presi in esame nel libro risulta essere, in questo senso, una parabola tristemente discendente. Seguendo l??analisi che viene proposta nel testo, il mondo tarkovskijano sembra piegarsi ad una sorta di involuzione, appare quasi destinato ad una sorda, disperata implosione.

Mah, i libri sul cinema.. Forse peggio dei film sui libri. Esercizi di stile per dimostrare tesi inutili. Mi piacerebbe essere un regista famoso solo per smerdare qualsiasi parola scritta sui miei ipotetici capolavori.
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#37 piersa

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Inviato 10 febbraio 2010 - 09:34


è uscito un libro decisamente interessante sul grande cineasta sovietico:

Ma quella disegnata dai tre film presi in esame nel libro risulta essere, in questo senso, una parabola tristemente discendente. Seguendo l’analisi che viene proposta nel testo, il mondo tarkovskijano sembra piegarsi ad una sorta di involuzione, appare quasi destinato ad una sorda, disperata implosione.

Mah, i libri sul cinema.. Forse peggio dei film sui libri. Esercizi di stile per dimostrare tesi inutili. Mi piacerebbe essere un regista famoso solo per smerdare qualsiasi parola scritta sui miei ipotetici capolavori.


Grazie tante eh!
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#38 Ɲ●†

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Inviato 10 febbraio 2010 - 10:12

In linea generale concordo con Reese, poi dipende da chi scrive... Io a dire il vero mi sono appena arenato per l'ennesima volta contro le prime pagine di Scolpire il Tempo, scritto dallo stesso Tarkovskij... Non so, sarà una questione di pudore, di non voler s-velare nulla del mistero della visione, sarà una (più che) certa pesantezza "scolastica" nella scrittura di Tarkovskij (un mio amico che l'ha letto l'ha definito un libro "hegeliano" e in un certo senso non aveva tutti i torti), fatto sta che piuttosto mi ripasso i film stessi...
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#39 reese

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Inviato 10 febbraio 2010 - 13:47

In linea generale concordo con Reese, poi dipende da chi scrive... Io a dire il vero mi sono appena arenato per l'ennesima volta contro le prime pagine di Scolpire il Tempo, scritto dallo stesso Tarkovskij... Non so, sarà una questione di pudore, di non voler s-velare nulla del mistero della visione, sarà una (più che) certa pesantezza "scolastica" nella scrittura di Tarkovskij (un mio amico che l'ha letto l'ha definito un libro "hegeliano" e in un certo senso non aveva tutti i torti), fatto sta che piuttosto mi ripasso i film stessi...

Ti capisco, anche per me è stato difficile, tant'è che alla fine ho letto capitoli sparsi, quelli sullo specchio, su nostalghia e quelli astratti sull'arte. Per fortuna non è esplicito, ma comunque si percepisce uno svelamento - seppur metaforico - del mistero come dici tu, che è la distruzione dell'intento artistico, è il processo inverso ed è quello che fanno i critici coi loro libri didascalici crea-certezze anti-mistero. 
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#40 Çorkan

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Inviato 10 febbraio 2010 - 15:16

Un po è vero quello che dite, ed è pure vero che anch'io preferisco tuffarmi dentro le opere a corpo morto, solo per famri travolgere dalla loro bellezza (o bruttezza)
E' vero anche che quando riemergo però, se il film (o il libro) m'ha colpito, mi metto per forza a elucubrare a tentare di trovare un senso. e allora il parere di qualcuno che di arte ne capisce più di me può essere utile.
Certo sempre meglio qualcuno che più spiegarti un film/un libro, ti dà gli strumenti per analizzare  i film / i librii...
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