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Su Netflix E Le Nuove Frontiere Della Narrazione Audiovisiva


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258 replies to this topic

#141 markmus

markmus

    cui prodi

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Inviato 23 aprile 2019 - 12:34

collateral l'avevi visto, poo?


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#142 pooneil

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    Classic Rocker

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Inviato 23 aprile 2019 - 17:43

sì, mi era piaciuta ma non mi ricordo un cacchio se non Carey Mulligan incinta.

questo di cui stiamo parlando (UKsbirri) è comunque un filone prolifico e per niente male


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#143 100000

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    Enciclopedista

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Inviato 23 aprile 2019 - 19:38

Approfitto della riesumazione del topic su Annihilation da parte di Tom per proseguire nella mia indagine personale, mettendo a confronto due film secondo me esemplari del marchio Netflix: Annihilation appunto e Triple Frontier.

Entrambi hanno registi quotati (forse più il secondo del primo), entrambi hanno una regia valida, capace di scelte interessanti (forse Garland più alti e bassi, Chandor più solido), entrambi partono da un soggetto interessante (più il primo del secondo) per poi scadere in personaggi apparentemente usciti da una rete neurale alimentata a film indecenti degli anni '90 e cliché simili.

Alla fine, il limite per entrambi mi pare sia nella sceneggiatura, nello sviluppo di quella prima idea forte, una sciatteria da sceneggiatori democratici che contrasta con una produzione spesso più che degna. Probabilmente è proprio questo che mi manda ai matti e mi fa tormentare su queste "occasioni sprecate".


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#144 markmus

markmus

    cui prodi

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Inviato 23 aprile 2019 - 19:57

sì, mi era piaciuta ma non mi ricordo un cacchio se non Carey Mulligan incinta.
questo di cui stiamo parlando (UKsbirri) è comunque un filone prolifico e per niente male


Il tipo di Marcella in realtà poi non è neanche troppo UK. È lo stesso di bron bröni e si nota, si fa prendere sempre un po’ la mano con gli intrecci e tutti conoscono tutti, pure gli scippatori casuali sono parenti di qualcuno asd

Di collateral ho grossomodo gli stessi ricordi, e la sensazione che alla fine era occappa.
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#145 100000

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    Enciclopedista

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Inviato 31 luglio 2019 - 11:29

Riguardando qualche puntata di NGE su Netflix, coi sottotitoli italiani, ho avuto l'ennesima conferma di come manchi qualunque livello di controllo della qualità: refusi, incoerenze, errori di italiano, non siamo al livello dell'adattamento di Cannarsi, ma comunque rimane un lavoro fatto col culo e revisionato MAI.

A questo punto non metto in dubbio che sia il modus operandi un po' per tutte le produzioni e per tutti i livelli di produzione, di modo che o viene per caso* un prodotto perfetto oppure amen.

 

*per controllo totale da parte di un ente altro, che sia il regista o meno


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#146 pooneil

pooneil

    Classic Rocker

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Inviato 09 dicembre 2019 - 18:52

Non male il documentario sul Fyre Festival. 

 

Scopro che pure HULU ne ha fatto uno, forse un giorno mi recupero pure quello. 

 

Ho visto ieri quello di HULU e l'ho trovato meno bello di quello Netflix, che era al tempo stesso più demenziale e più drammatico.

Ad ogni modo un evento (il Fyre Festival) che definisce una generazione.


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#147 tiresia

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Inviato 18 dicembre 2019 - 11:50

Visto Nanette, molto bello.
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#148 woody

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    mainstream Star

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Inviato 19 dicembre 2019 - 10:37

Visto Nanette, molto bello.

Lo avevo commentato subito dopo averlo visto nel thread sulla stand up.
Il succo è che non è teatro e non è stand-up e infatti citavo Neal Brennan che aveva fatto una cosa simile e pure lui mi aveva lasciato freddino, per le stesse ragioni, solo un po' meglio perchè Brennan ha avuto l'intelligenza di non dimenticarsi del tutto la parte stand-up e di non vomitare odio sul pubblico.

Partiamo dalle cose ovvie, vista la vita che la poveretta ha fatto ha tutto il diritto di essere incazzata e depressa, da questo punto di vista ovviamente sono con lei al 100% (sono cose scontate ma vorrei evitare risposte come "se Bohemian Rhapsody ti ha fatto cacare è perchè sei omofobo").

Però la Gatsby a un certo punto dice che la sua storia è triste e disperata e che lei non ha risolto molti dei suoi problemi personali perchè invece di affrontarli li utilizzava come materiale per la stand-up. Quindi è piena di astio nei confronti del pubblico, perchè il pubblico alla fine dei suoi spettacoli torna a casa felice perchè è stato intrattenuto mentre lei torna a casa miserabile. Quindi attua la sua vendetta dando al pubblico una storia triste e facendolo, per una sera, tornare a casa triste e lo ripete pure più volte, discorsi del tipo "no questa sera non vi farò ridere, troppo facile, questa sera torniamo a casa tutti tristi". Scordandosi che quello è il suo "lavoro" che lei si è scelta e che se non avesse avuto un pubblico sarebbe stata pure  più depressa probabilmente.

Dimenticandosi anche una cosa non da poco, che il pubblico va li pagando e che lei viene pagata.

IO lavoro in un albergo, se domani pretendessi di prendere regolarmente il mio stipendio e utilizzare le camere che i clienti hanno pagato perchè "è l'ora di finirla che i clienti sempre in ferie e io a lavorare" sarei come minimo trattato da schizofrenico e a ragione. Come minimo visto che quella è stata la rivincita della Gatsby avrebbe dovuto pagare lei il biglietto e dare l'incasso al pubblico, se voleva essere coerente.

Ma non solo, per me il peccato più grande, come nel caso di Neal Brennan, è che questi non sono attori e che il loro monologo è una lunga chiacchierata qiundi non recitatata e non infarcita di battute, la stessa cosa di un caso umano ospite di un talk show stile Barbara D'Urso.
NIente che abbia a che vedere con creatività, arte o intrattenimento, solo uno che sale sul palco e parla di se stesso (e sti cazzi).

Altro grossissimo problema è l'astio e il razzismo al contrario (non a caso lei dice a un certo punto che è importante che noi capiamo che non vuole diffondere rabbia nel mondo), c'è differenza fra essere taglienti e/o scomodi ed essere solo acidi e dire cattiverie gratuite (poi lei come dicevo vista la vita che ha fatto ha tutte le ragioni per essere depressa e arrabbiata ci mancherebbe), la sensazione che mi ha lasciato è che fosse li esclusivamente per vendicarsi degli uomini e del mondo in generale e per me questo è lo spartiacque tra la buona stand-up e quella non buona (si può partire dai problemi personali per far ridere la gente ma se parti dai problemi personali per ""offendere"" il tuo pubblico hai capito male).


PS: ho sbagliato a scrivere il suo nome ma ormai mi fa fatica correggerlo, la Gadsby mi perdonerà che in questi giorni sono piuttosto depresso pure io.
 


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#149 woody

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Inviato 19 dicembre 2019 - 11:02

Volevo aggiungere che in linea di massima entrambi gli spettacoli avevano ricevuto critiche di alcuni colleghi che dicevano appunto che impostando uno spettacolo in questo modo si sceglieva la via facile, in generale il pubblico tende a empatizzare con te vista la tua vita triste e tu non devi far altro che raccontare le tue miserie, prenderti applasusi e l'incasso della serata e tornare a casa.
NOn hai dovuto pensare a niente  per crearti uno spettacolo, non devi aver imparato a recitare come fa un monologhista di teatro e non devi scervellarti su battute che facciano ridere. È una specie di ricatto morale, poi il pubblico si sente in dovere di non criticare quello che ha appena visto perchè sono storie realmente drammatiche, diciamo che è un grande fratello per persone un pochino più sensibili, ormai palchi, cinema e tv sono invasi da vita vera, storie vere, biopic etc etc


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#150 tiresia

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Inviato 19 dicembre 2019 - 11:08

Parlerei della scelta del registro comico e del rifiuto di quel registro, d’altronde temporaneo, mi sembra che stia portando in giro un nuovo spettacolo. Espone una tesi in Nanette, una sua visione che nella prima parte disattende completamente, infatti la parte comica fa ridere. Ridere di se stessi non è semplice, io non potrei fare ridere raccontando una cosa buffa della mia vita, quella chiacchierata semplice non lo è per nulla, c’è il famoso studio che riguarda i tempi comici, la costruzione della tensione e lo scioglimento della stessa (è un’attrice, poco da fare) con la battuta.
Nella seconda parte lei porta avanti la sua tesi, tolgo lo scioglimento della tensione, non vi farò ridere, non di questo (e recita anche in questo caso).Si può non condividerlo, ma è efficace. È ricattatoria? Mi è sembrato meno che a te, è disturbante, ok, ma lei non rinuncia al comico in fondo neppure terminato lo sfogo (chiamiamolo così). Sul diffondere odio: mi sembra un filo eccessivo, davvero.
Non conosco Brennan, non saprei che dire.
(D’altronde non condivido mica tutto quello che dice, tipo la sua opinione su Allen)
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#151 woody

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Inviato 19 dicembre 2019 - 11:34

Parlerei della scelta del registro comico e del rifiuto di quel registro, d’altronde temporaneo, mi sembra che stia portando in giro un nuovo spettacolo. Espone una tesi in Nanette, una sua visione che nella prima parte disattende completamente, infatti la parte comica fa ridere. Ridere di se stessi non è semplice, io non potrei fare ridere raccontando una cosa buffa della mia vita, quella chiacchierata semplice non lo è per nulla, c’è il famoso studio che riguarda i tempi comici, la costruzione della tensione e lo scioglimento della stessa (è un’attrice, poco da fare) con la battuta.
Nella seconda parte lei porta avanti la sua tesi, tolgo lo scioglimento della tensione, non vi farò ridere, non di questo (e recita anche in questo caso).Si può non condividerlo, ma è efficace. È ricattatoria? Mi è sembrato meno che a te, è disturbante, ok, ma lei non rinuncia al comico in fondo neppure terminato lo sfogo (chiamiamolo così). Sul diffondere odio: mi sembra un filo eccessivo, davvero.
Non conosco Brennan, non saprei che dire.
(D’altronde non condivido mica tutto quello che dice, tipo la sua opinione su Allen)

Beh ovviamente il monologo è scritto e quindi si può dire che sia pure recitato ma non mi sembra che ci sia una grande performance attoriale da giustificare un'ora di spettacolo in cui racconti la tua storia. MI ha fatto ridere quasi zero (ma quello può essere soggettivo ci mancherebbe) ma comunque pure nella prima parte le battute erano veramente poche.

Che uno che fa di mestiere il comico stand-up abbia la nozione di creare tensione e scioglierla con una battuta mi sembra perlomeno il minimo visto che è il suo mestiere, volere togliere la parte comica a uno spettacolo comico forse sarà na cosa sperimentale ma non mi sembra una grande idea. 
Sul diffondere odio forse mi sono espresso male, comunque a un certo punto lo dice lei stessa ma dopo un anno non ricordo le parole esatte, credo che dicesse non voglio diffondere rabbia forse. Comunque quando lei arriva a dire questa cosa durante lo spettacolo io ho pensato "cazzo un minimo se ne rende conto ma non abbastanza". Troppo astio personale, va bene se il personale lo fai diventare universale, ma se rimane a livello di "voglio togliermi diversi sassolini dalle scarpe" a me non interessa più di tanto (è un tranello in cui è facile cascare, fra gli italiani Montanini ad esempio si muoveva proprio sul filo del rasoio ma riusciva sempre a evitare. nell'ultimo spettacolo la sensazione è che pure lui rischi di finire in questa categoria).

Nessuno l'ha obbligata a intraprendere quella professione, non è colpa del pubblico se lei torna a casa triste, non è colpa del pubblico se è lei quella che deve far ridere. Quindi non è con il pubblico che te la devi rifare anche perchè in una vita sfortunata come la sua forse le uniche persone che dovrebbe avere a cuore sono proprio il pubblico. Se fosse stata una stan-up comedian di scarsissimo successo sarebbe, se possibile, ancora più depressa.

Che non sia facile parlare di se stessi sono d'accordo con te, ma non è facile nemmeno per chi va dallo psicologo o dagli alcolisti anonimi o il caso umano che va alle Iene, solo che questi ultimi non si fanno pagare e non si spacciano per artisti


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#152 woody

woody

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Inviato 19 dicembre 2019 - 13:12

Ho appena trovato un articolo che dice più o meno le mie stesse cose dilungandosi un po' di più. Non nascondo che sono felice che qualcuno la pensi come me visto che a parte Rogan e qualche suo collega ai tempi dell'uscita avevo letto praticamente solo lodi entusiaste.
critica lo spettacolo e critica anche le sue idee sulla comicità e le sue conclusioni. Anche qui si parla di spettacolo "ricattatorio" e di una cosa più vicina a un Ted Talk che alla stand-up

https://www.ilpost.i...e-un-anno-dopo/

 


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#153 tiresia

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Inviato 19 dicembre 2019 - 15:50

Riguarderò Nanette alla luce delle tue osservazioni, ma credo che sia molto più complessa la cosa, non così facile come a volte fa Bordone.
D’altronde cercando sul web..
https://thevision.co...anette-standup/
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#154 Central Perk

Central Perk

    Il fu Chanandler Bong

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Inviato 19 dicembre 2019 - 16:47

Il successo di uno spettacolo come Nanette, che alla fine più che uno special di stand up comedy è una sorta di ted talk bacchettona, lo trovo una diretta conseguenza dello stato della comicità americana e mondiale durante/dopo l'era #metoo.

 

Utilizzare i propri traumi per creare un grande spettacolo comico è quello che fanno i grandi comici dalla notte dei tempi, penso negli anni scorsi alla (lei si) stand up comedian Tig Notaro, che nel 2012 utilizza il dramma della sua malattia per metter su uno spettacolo commovente e che fa tanto tanto ridere (tra l'altro primo sostenitore di quello spettacolo e con una parte attiva nel promuoverlo fu proprio il brutto e cattivo Louie, che lo descrisse come uno dei migliori show che avesse mai visto). La Gadsby invece è perfetta per questo preciso momento storico perchè è rassicurante il suo non voler far ridere, parlando male della comicità, degli uomini bianchi e del pubblico, portando proprio quest'ultimo nella scomoda posizione di non poter fare altro che sentirsi scomodo e coinvolto nel suo inattaccabile dolore, sul quale non ci si può scherzare sopra e che nessuno si azzardi a farlo. Tra l'altro questi sono gli unici argomenti che la società americana in questo momento storico ti permette di attaccare e anzi bisogna farlo il più possibile e nella maniera più ipocrita possibile. E infatti quando la comicità si fa dettare gli argomenti dalla stessa società che osserva smette di essere divertente.

 

Nanette ha anche qualche discreto spunto di riflessione e una storia personale dell'autrice, che è dura e raccontata in maniera interessante. Non mi piace il personaggio Gadsby però, per la boria con la quale si erge sopra la categoria "comicità" (categoria che ha scelto come strada nella vita, che porta avanti in maniera mediocre e che poi addirittura incolpa) e per quel sessismo, neanche troppo velato, che traspare in molte situazioni. Questo discorso, pieno di momenti al limite dell'imbarazzo, è un perfetto esempio.

 


  • 1

#155 woody

woody

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Inviato 19 dicembre 2019 - 23:42

Riguarderò Nanette alla luce delle tue osservazioni, ma credo che sia molto più complessa la cosa, non così facile come a volte fa Bordone.
D’altronde cercando sul web..
https://thevision.co...anette-standup/

No ma non devi cambiare opinione, se ti è piaciuto meglio per te e appunto all'uscita le lodi erano più o meno unanimi, a parte qualche collega che però poteva pure essere mosso dall'invidia di tale successo. 


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#156 Tom

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Inviato 29 dicembre 2019 - 13:28

Non avevo fatto caso fosse di quel piccolo mito di Natali: segnato.
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#157 cinemaniaco

cinemaniaco

    FЯEAK ON A LEASH

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Inviato 29 dicembre 2019 - 13:49

è bello In the Tall Grass di Vincenzo Natali?


per me che ho letto (ed apprezzato) il racconto alla base, no

intendiamoci: il racconto è un greatest hits king-iano scritto dal suo fan numero 1 (joe hill, il figlio), ma con un surplus di cattiveria e gore che riportano direttamente al king delle origini

il punto è che il racconto è... bè un racconto. natali per allungare il brodo e cavarci fuori un film decide di inserire personaggi non presenti nel racconto ed ampliare il ruolo di altri. insomma si perde tutto lo spirito "punk" e diretto del racconto che riempie di schiaffi e pugni il lettore. il film è anche più edulcorato. natali punta tutto sulle invenzioni visive all'insegna di una visionarietà surrealista (sulla scia dell'estetismo della serie tv hannibal, avete presente? diresse alcuni episodi), ma alla lunga a me aveva stufato
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#158 William Blake

William Blake

    Titolista ufficiale

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Inviato 29 dicembre 2019 - 16:01

Il successo di uno spettacolo come Nanette, che alla fine più che uno special di stand up comedy è una sorta di ted talk bacchettona, lo trovo una diretta conseguenza dello stato della comicità americana e mondiale durante/dopo l'era #metoo.

 

Utilizzare i propri traumi per creare un grande spettacolo comico è quello che fanno i grandi comici dalla notte dei tempi, penso negli anni scorsi alla (lei si) stand up comedian Tig Notaro, che nel 2012 utilizza il dramma della sua malattia per metter su uno spettacolo commovente e che fa tanto tanto ridere (tra l'altro primo sostenitore di quello spettacolo e con una parte attiva nel promuoverlo fu proprio il brutto e cattivo Louie, che lo descrisse come uno dei migliori show che avesse mai visto). La Gadsby invece è perfetta per questo preciso momento storico perchè è rassicurante il suo non voler far ridere, parlando male della comicità, degli uomini bianchi e del pubblico, portando proprio quest'ultimo nella scomoda posizione di non poter fare altro che sentirsi scomodo e coinvolto nel suo inattaccabile dolore, sul quale non ci si può scherzare sopra e che nessuno si azzardi a farlo. Tra l'altro questi sono gli unici argomenti che la società americana in questo momento storico ti permette di attaccare e anzi bisogna farlo il più possibile e nella maniera più ipocrita possibile. E infatti quando la comicità si fa dettare gli argomenti dalla stessa società che osserva smette di essere divertente.

 

Nanette ha anche qualche discreto spunto di riflessione e una storia personale dell'autrice, che è dura e raccontata in maniera interessante. Non mi piace il personaggio Gadsby però, per la boria con la quale si erge sopra la categoria "comicità" (categoria che ha scelto come strada nella vita, che porta avanti in maniera mediocre e che poi addirittura incolpa) e per quel sessismo, neanche troppo velato, che traspare in molte situazioni. Questo discorso, pieno di momenti al limite dell'imbarazzo, è un perfetto esempio.

 

 

Sono d'accordo sia con questo post, sia, in parte, con l'articolo di thevision.com. Probabilmente "Nanette" è stato uno spettacolo importante perché traccia una riga su come trattare le tematiche queer, dimostrando come ci sia un cambiamento di percezione e di sensibilità importante e non si può dire qualsiasi cosa derubricandola al "facciamoci una risata"...si può scherzare, si può fare ironia ma bisogna anche rendersi conto che uno ha il diritto di offendersi (poi come questo diritto venga utilizzato sui social network et similia è un altro paio di maniche). Come scrive central perk, però, la Gadsby sceglie la via più lineare e politicamente inattaccabile: in "Nanette" dice chiaramente che non farà ridere e infatti costruisce una sorta di monologo/rant in cui se la prende coi maschi bianchi etero che le hanno angustiato l'esistenza, passando da Picasso al tizio che l'ha picchiata. Chi le può dire "no, scusa, ci sono maschi bianchi etero buoni" o "anche Picasso ha fatto cose buone" senza passare per cretino o, peggio, per misogino? (è ovvio che la Gadsby, lo sappia ma non è quello il punto, il punto è che abbiamo fatto parte di un sistema sociale discriminatorio). Al che la direzione artistica andrebbe discussa perché siamo più dalle parti dell'oratoria pura, o del monologo teatrale, molto meno dalle parti della stand-up. Sarà soggettivo ma a me ha strappato due mezze risate in un'ora, mentre mi ha fatto ridere di più Dave Chappelle - il cui spettacolo in realtà mi è piaciuto meno. Durante il suo rant ho ascoltato cose che, in fondo, condividevo già e qua sorge un'altra questione: la Gadsby la vanno a vedere membri della comunità LGBTQIA, liberal, dem etc. oppure fascisti, KKK e quelli della Bible Belt della Tasmania? è facile farsi applaudire da chi è già d'accordo con te, anche perché, al contrario di altri, come Gervais o Louis CK, non c'è il rischio che venga mal interpretata. E qui concludo: la comicità lavora sul filo del rasoio, ribalta pesi e contrappesi del discorso pubblico e la Gadsby non lo fa mai, non si prende un rischio che sia uno e, per di più/di conseguenza, non fa nemmeno ridere. Non capisco come all'epoca si potesse dire che "Nanette" avrebbe rivoluzionare la comedy, ma a distanza di un anno il suo impatto mi pare minimizzato.*

 

 

* ovviamente posso sbagliarmi, non vivendo negli U.S.A.


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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#159 Pancakes

Pancakes

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Inviato 27 marzo 2020 - 09:53

Comunque passino i titoli di testa stile serie di un film originale netflix [me li ricordo su The Outsider ad esempio, caso di progetto partito benissimo e poi finito male].

Ma pure le locandine dei film non netflix fatte diventare thumbnail accattivanti stile ultima serie originale... per non parlare delle sinossi poi. :facepalm:


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Is the only notion to obey


#160 cinemaniaco

cinemaniaco

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Inviato 27 marzo 2020 - 13:08

spesso ci siamo chiesti come mai i film originali netflix di registi che ci stavano infottando un sacco, finiscono per risultare delle grandi delusioni

forse ho la soluzione dopo essermi imbattuto in un altro caso: SPENSER CONFIDENTIAL

la 5° collaborazione tra peter berg e marky mark vorrebbe fin dal titolo ibridare questa volta il loro tipico action con il noir di ambiente poliziesco di un ellroy o – esagero – di un chandler. due indizi fanno una prova: la presenza di brian helgeland in sede di sceneggiatura (fu lui a pennellare lo script di l.a. confidential). in realtà l’ambientazione bostoniana più che ellroy fa venire in mente lehane e i suoi rispettivi adattamenti cinematografici, in particolare quelli di ben affleck. nel canovaccio comunque ci sono tutti elementi comuni al noir/crime/poliziesco americano: mobster irlandesi in tuta, sbirri corrotti, investigatori privati (più o meno ufficiosi). le intenzioni sono anche buone, ma sulla produzione grava un grosso limite: esatto, proprio l’egida di netflix

ormai l'ho capito: il target di netflix è il suo abbonato tipo, ovvero un esponente della fascia di età che va dai 16 ai 29 anni, con una predilezione per la parte più bassa della forbice anagrafica. per questo tipo di pubblico viene confezionato un film che non possa turbarlo troppo, né richiedere troppa energia alle sue meningi, intrattenendolo per due ore avendogli dato l’illusione di aver assaggiato una pietanza ricca di tante cose. questo film vorrebbe essere un noir “serio”, un buddy-movie sagace e divertente, un action fracassone. non funziona in pratica in nessuno dei tre segmenti, o se funziona, funziona a corrente alterna, ma soprattutto non c’è il giusto amalgama tra le componenti e c’è tanta incoerenza a livello di ritmo, tono e costruzione. la parte da noir “serio” non è controbilanciata da un altrettanto approccio serio all’action, che ridicolizza ed infantilizza il tutto. la parte da buddy-movie non fa ridere e il rapporto tra i due personaggi è solo abbozzato

spero di sbagliarmi, ma netflix mi sembra avviato a diventare la disney 2.0 , solo con un altro tipo di target
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