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Il potere femminile.


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56 replies to this topic

#1 Nekokuma

Nekokuma

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Inviato 20 novembre 2006 - 12:45

Secondo lo storico svizzero J. J .Bachofen, nel percorso verso la civiltà che tutte le popolazioni hanno compiuto o compiono esiste sempre una fase "matriarcale", in cui le donne si impossessano del potere socio-politico, ed il tipo di società governato dalle donne sarebbe completamente differente da quella patriarcale proprio a livello di base, con differenti principi, differenti punti di vista morali, altri valori; una quindicina di anni fa l'archeologa Maria Gimbutas, analizzando una grossa quantità di manufatti preistorici giunse alla conclusione che in Europa, tra il 7000 e il 3500 a. C., esisteva una società nella quale le donne ricoprivano un ruolo determinante come sacerdotesse o capi-clan, risultando la vita (sia umana sia cosmica) governata da una Grande Dea, simbolo della nascita, della morte e del rinnovamento. Una società che si presentava pacifica e felice, improntata a valori alti quali la giustizia, la solidarietà, l'amore verso i più deboli, poi rudemente spazzata via da una cultura differente ?? emersa dal bacino del Volga ?? avvezza  a ricercare possesso e beni tanto da produrre armi letali per procurarsele. E appunto a motivo e per tramite di questa nuova cultura, affermatasi tra il 4300 e il 2800 a. C., si sarebbe instaurata una nuova società androcentrica e patrilineare i cui effetti tuttora si colgono in larga misura. Sebbene questa teoria non sia storicamente fondata (anzi, vi sono così tante incongruenze che è proprio impossibile che sia veritiera), fa emergere due questioni a mio parere molto interessanti:

la prima è che il matriarcato, inteso come una società governata dalle femmine socialmente, politicamente e religiosamente conserva pochissimi dei tratti caratteristici delle società patriarcali, e se di certo non è il paese dei sogni come quello descritto dalla Gimbutas, di sicuro, come testimoniato da praticamente tutte le ricerche svolte sull'argomento, è un tipo di società molto più "spirituale" e meno pragmatica, in cui il possesso dei beni è un valore molto relativo e di conseguenza situazioni di conflitti, guerre, disuguaglianze sociali etc esistono, quando esistono, in forma immensamente minore;

la seconda è il culto di una "grande Dea", questo storicamente fondato e appartenente a moltissime culture, strettamente collegata alla natura e alla fertilità, la quale non solo opera indipendentemente dal mondo degli umani, ma praticamente è "ospitata", a livello di poteri spirituali e magici, in tutti gli esseri di sesso femminile, che per questo si trovano a essere considerate come una sorta di razza superiore, da venerare, rispettare e anche da temere.

Lo stesso Buchofen sostiene che, il periodo matriarcale attraversato da tutte le società esiste in quanto le donne utilizzano il loro più accentuato senso religioso, oltre che al particolare profondo rapporto con la fertilità e la riproduzione per impossessarsi del potere.

Fatta questa premessa, risulta indubbio che il carattere femminile presenti una sterminata quantità di aspetti "oscuri" al mondo maschile, totalmente incomprensibili dal punto di vista razionale eppure giusti, nel senso che ne quadro complessivo della femminilità si integrano perfettamente con tutte le altre loro caratteristiche, e questo sempre, anche oggi, in tutti i tempi ed in tutte le società. Purtroppo, la paura del diverso, il timore nei confronti dell'ignoto e in particolare di un ignoto che si percepisce come minaccioso (forse in quanto ci si rende conto della sua intrinseca potenza), ha fatto sì il più delle volte che questo lato fortemente spirituale venisse demonizzato, combattuto, in alcune epoche consapevolmente e specificamente; oggi, con l'evoluzione della società, ai nostri tempi in cui spazio per la magia non ce n'è più, la violenza e il desiderio di prevaricazione sulla donna continuano ad esistere forti più che mai.

Può essere questo la conseguenza di quella stessa paura, oggi non espressa più esplicitamente ma ancora molto presente a livello inconscio?

Di cosa esattamente l'uomo ha paura, considerato che un excursus sulle società matriarcali mostra nella maggior parte dei casi società finemente organizzate, in pace, fondate sull'uguaglianza, la tolleranza e il rispetto?

E' così difficile prendere semplicemente atto di certe caratteristiche femminili senza bollarle come "negative" solo perchè non presenti in noi maschietti e dunque incomprensibili?

E voi, femmine, quanto vi sentite diverse? Quanto vi sentite potenti? Sentite di avere un quid che manca all'altro sesso, vi sentite in rapporto diverso con la natura rispetto a noi, insomma, vi sentite magiche?
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#2 Guest_PadovaScoppia_*

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Inviato 20 novembre 2006 - 13:02

Stasera alla casa dì ' popolo Majakovskij s 'apre i ' dibattito :

pole la donna permettisi di pareggiassi all'omo?

#3 dazed and confused

dazed and confused

    festina lente

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Inviato 20 novembre 2006 - 13:04

Stasera alla casa dì ' popolo Majakovskij s 'apre i ' dibattito :

pole la donna permettisi di pareggiassi all'omo?


Il thread di Nekokuma è serissimo.
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#4 Guest_soul crew_*

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Inviato 20 novembre 2006 - 13:08

Stasera alla casa dì ' popolo Majakovskij s 'apre i ' dibattito :

pole la donna permettisi di pareggiassi all'omo?

"NO"
"SI"
"LECCAMELO!"
"I PPROSSIMO HE DICE LECCAMELO, LO STRONCOOO!!!"
;D


p.s. scusate, ma non ho resistito!

#5 Brucaliffa

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Inviato 20 novembre 2006 - 13:58

Non sono molto informata su queste teorie, anche se ne avevo già sentito parlare, e penso che sia un peccato che godano di così scarsa considerazione. Visto che molti manufatti prodotti da questa ipotetica cultura sono stati portati alla luce, e che alcuni riportano dei caratteri non ancora decifrati, se questi studi ricevessero maggiore attenzione si potrebbe verificare più seriamente la validità di queste teorie. 
Non so se si tratti di paura, ma sicuramente c'è qualcosa che impedisce l'armoniosa convivenza fra uomini e donne: mi viene in mente un capitolo del saggio "Freud sul femminile" (che in questo momento non ho a portata di mano, e quindi non posso essere precisa), in cui si spiega come la stabilità di un matrimonio (non necessariamente felice) si fondi sulla soggezione sessuale della moglie verso il marito. E' indubbio che la donna abbia sempre subito una forte repressione sociale all'interno del sistema patriarcale, caratterizzato da una doppia morale. Credo che la maggioranza degli uomini non sappia relazionarsi alla donna senza tentare di soggiogarla, i dati sulla violenza sulle donne nel mondo (molto preoccupanti anche in Occidente) parlano chiaro, e queste violenze avvengono in gran parte nella sfera domestica. E' evidente che le donne e gli uomini sono molto diversi, così come c'è da aspettarsi che le donne figlie di una cultura patriarcale capiscano molto meglio gli uomini di quanto questi ultimi capiscano le donne, sempre idealizzate o demonizzate, rinchiuse in stereotipi di cui la storia e la cultura sono piene.
Alla fine mi sembra probabile che gli uomini abbiano paura delle donne, altrimenti non so spiegarmi perché abbiano sentito la necessità di reprimerle.
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Better Call Saul!

#6 Nekokuma

Nekokuma

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Inviato 20 novembre 2006 - 14:22

Riporto anche, come ulteriore spunto di discussione, un piccolo passo tratto dal libro "Femminilità e Femminismo - Saggio sulla donna nel mondo della tradizione" di Edy Minguzzi che trovo particolarmente illuminante:

"La Donna, per essere tale, deve incarnare tutte le valenze dell??archetipo: ricettiva, passiva, duttile come l??Acqua, custode dei ritmi della vita come la Luna, conservatrice delle forme, come la Terra, e depositaria della ??potenza? che sul piano umano si può identificare nel magnetismo erotico, ciò che volgarmente si chiama ??fascino?. In questo consiste la forza della donna. Essa è come un polo elettricamente carico, che va isolato per preservarlo dalla desaturazione. La tradizione imponeva alla donna un comportamento oggi ritenuto anacronistico: in ciò consiste invece il desiderio di realizzarsi secondo la propria natura, nel modo più conforme possibile all??archetipo che s??incarna, per trascendersi. La donna della tradizione è la materia fluida che aspetta il sigillo del maschio, è la Terra che solidifica le forme, conservando nei discendenti lo spirito familiare della casa. Ma, soprattutto, è custode della sua potenza, del suo magnetismo, attraverso il pudore, considerato non come una gretta virtù, ma come un mezzo per conservare intatta una forza che non si deve disperdere nei contatti della promiscuità. In questo, secondo le dottrine tradizionali, si realizza la magia della donna."
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#7 dazed and confused

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Inviato 20 novembre 2006 - 14:37

Ma davvero vi incutiamo cosi timore, noi donne?Vi prego, ditelo francamente.Io non riesco ancora a capire cosa dovrebbe temere un uomo da una donna...
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#8 Nekokuma

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Inviato 20 novembre 2006 - 14:38

E interessantissimi sono anche questi 13 punti, i "Principles of Wiccan Beliefs", redatti nel 1974 durante un concilio di "streghe" a Minneapolis e diventati in pratica i principi base della stregoneria moderna; se si leggono senza il pregiudizio contro la stregoneria, tralasciandone proprio il carattere stregonesco, mi sembrano un'utile testimonianza riguardo al modo in cui si gestisce e ai valori che propone una società matriarcale formata da donne consapevoli del proprio  potere anche dal punto di vista magico/esoterico (in questo caso in piccolo).

1. Noi pratichiamo riti per sintonizzarci con il ritmo naturale delle forze vitali segnato dalle fasi della luna, dai quarti e dai  mezzi-quarti stagionali.

2. Noi riconosciamo che la nostra intelligenza ci da una responsabilità unica e particolare verso il  nostro ambiente. Cerchiamo di vivere in armonia  con la natura, in quel bilancio ecologico che  permette di dare completezza alla vita e nella  profonda consapevolezza entro un??idea evolutiva.

3. Noi riconosciamo una profondità di energia  molto più grande di quella manifesta alle persone  normali. Poiché è molto più grande dell??ordinario è  talvolta chiamata ??soprannaturale?, ma per noi questa energia fa parte del potenziale di tutti.

4. Noi concepiamo la Forza Creatrice nell??universo come manifesta attraverso la polarità - data dal  maschile e dal femminile ?? e che quella stessa  Forza Creatrice è latente in tutte le persone, e  opera attraverso l??interazione del maschile e del femminile. Non valutiamo nessuno dei due  superiore all??altro, sapendo che ciascuno è di  supporto all??altro. Valutiamo il sesso come piacere,  come il simbolo e l??incarnazione della vita, e come  una delle fonti delle energie usate nella pratica magica e nel culto religioso.

5.  Noi riconsociamo sia mondi esteriori che  interiori, o psicologici, mondi conosciuti talvolta  come il Mondo Spirituale, l??Inconscio Collettivo, Piani Interiori, ecc.  e vediamo nell??interazione  queste due dimensioni le basi per i fenomeni paranormali e l??esercizio della magia. Noi non  trascuriamo nessuna dimensione per l??altra, vedendo  entrambe sono come necessarie per la  nostra pienezza.

6. Noi non riconosciamo nessuna gerarchia  autoritaria, ma onoriamo chi insegna, rispettiamo  coloro che dividono le loro grandissima conoscenza  e saggezza, e riconosciamo quelli che  coraggiosamente si danno come guide.

7. Noi vediamo religione, magia e saggezza nel  vivere come un unico ente attraverso cui uno vede  il mondo e lo vive ?? una visione del mondo e una  filosofia di vita che noi identifichiamo come  ??Stregoneria ?? la Via della Wicca?.

8. Chiamarsi ??Strega? non fa quella persona una  Strega ?? ma neppure lo fa l??eredità, né il  collezionare titoli, gradi e iniziazioni. Una Strega cerca di controllare le forze dentro di se che  rendono possibile la vita, in modo da poter vivere  con saggezze e bene senza danneggiare gli altri e  in armonia con la Natura.

9. Noi crediamo nell??affermazione e nel  compimento della vita  in una continuità dell??evoluzione e dello sviluppo della coscienza che dia senso all??Universo che noi conosciamo e al  nostro ruolo al suo interno.

10. La nostra unica animosità verso il Cristianesimo, o verso qualsiasi altra religione o  filosofia, è limitata al fatto che le loro istituzioni  hanno dichiarato di essere ??l??unica via? e hanno  cercato di negare la libertà degli altri e di sopprimere altri tipi di pratiche e credenze.

11. Come Streghe Americane, noi non ci sentiamo minacciate dai dibattiti sulla storia dell??Arte, le  origini dei vari termini, la legittimità dei vari aspetti di differenti tradizioni. Noi ci preoccupiamo  del nostro presente e del nostro futuro.

12. Noi non accettiamo il concetto di male  assoluto, ne adoriamo alcuna entità come
??Satana? o ??il Diavolo?, come vengono definiti dalla tradizione cristiana. Noi non cerchiamo il potere  attraverso la sofferenza degli altri, nè accettiamo  che i benefici personali possano essere derivati  unicamente per averli negati a un altro.

13. Noi crediamo che è all??interno della natura che dovremmo cercare ciò che serve alla nostra salute e al nostro benessere.
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#9 Nekokuma

Nekokuma

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Inviato 20 novembre 2006 - 14:52

Ma davvero vi incutiamo cosi timore, noi donne?Vi prego, ditelo francamente.Io non riesco ancora a capire cosa dovrebbe temere un uomo da una donna...


io credo che l'uomo, in generale, tema inconsciamente che la vera essenza della donna non sia quella che si tramanda da secoli nelle società patriarcali, e per questo motivo rifugge di approfondirne la conoscenza, vede solo quello che vuole vedere e contrasta qualunque aspetto non coincida con la "sua" visione, utilizzando anche la violenza come gabbia per non far venir fuori verità scomode. Generalmente ritengo che la donna sia vista esattamente come un vaso di Pandora da tenere ben chiuso, del quale meno si conosce e meglio è, e questo non solo genera la violenza, ma a mio parere preclude anche la possibilità del vero amore.
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#10 Claudio

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Inviato 20 novembre 2006 - 15:15

Ma davvero vi incutiamo cosi timore, noi donne?Vi prego, ditelo francamente.Io non riesco ancora a capire cosa dovrebbe temere un uomo da una donna...


Il potere, per l'appunto. Il potere e il controllo, che la donna, se minimamente abile, riesce spesso a instaurare in un rapporto a due.
E poi concordo con Neko: l'uomo temo la metà oscura della luna e sta molto attento a non farla emergere. Finché poi questo un giorno fatalmente avviene, e il rapporto diventa finalmente più maturo e appagante...
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#11 Guest_PadovaScoppia_*

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Inviato 20 novembre 2006 - 15:22

Malinowski, nel suo celeberrimo studio etnografico sui Trobriandesi, ebbe modo di far notare che l'accoppiamento sessuale uomo/donna era senza dubbio necessario, ma al solo fine di produrre l'apertura della vagina, mentre il potere generativo dello sperma veniva negato.
Prima del matrimonio la donna trobriandese viveva una fase dell'esistenza caratterizzata da ampia libertà sessuale; fase che non poteva estendersi oltre un certo limite, altrimenti la donna sarebbe incorsa nel disprezzo sociale. La funzione del marito era quindi quella di disciplinare la vita sessuale della moglie e, al tempo stesso, di farne valere i diritti; il marito era anche colui che assisteva la moglie durante il parto e che aveva cura dei bambini dalla nascita fino al momento in cui questi, divenuti adolescenti, sarebbero stati sottoposti all'autorità dello zio materno. Quest'ultimo, tuttavia, non recitava soltanto un ruolo "positivo" ma anche un ruolo "negativo", sanzionato da un tabù che gli impediva in modo assoluto di pensare a qualche cosa che fosse in rapporto con il sesso della sorella. Era proprio in relazione a questa sfera che si rendeva ancor più necessaria la figura del marito.


Per non andare tanto lontano Rena Destovni nel suo lavoro dal titolo "forza dei deboli", ci ricorda la posizione della donna in una società agricola sulla vita quotidiana delle contadine nate e vissute tra il 1850 e il 1950 circa nel Comune di Gandsdorf, che si trova in una zona bilingue (tedesco/sloveno) della Carinzia Meridionale.

La studiosa ha consultato registri anagrafici (nascite, morti, matrimoni), documenti notarili (eredità), libri di famiglia, verbali di circoli e associazioni culturali; ha inoltre raccolto numerose testimonianze orali, che l'hanno aiutata a completare il quadro e a ricostruire la vita delle donne al tempo del mondo contadino.

Dal volantino della mostra, i punti problematici della ricerca, che hanno precisi agganci con la situazione attuale delle donne, si possono riassumere così:

  1. La doppia funzione
      Per capire l'evoluzione della vita delle donne dell'Europa centrale nell'ultimo secolo e la loro posizione all'interno della società, afferma Irena Destovnik, non basta soffermarsi sul conseguimento dei diritti politici, sull'accesso all'istruzione, sullo sviluppo della medicina e sulle leggi di tutela sociale, insomma, su quanto è stato raggiunto. Non basta neppure mettere l'accento sulla descrizione dei lavori delle donne nei campi.
      E' fondamentale invece tener conto della loro doppia funzione, ovvero della differenza tra la loro importanza (enorme) per la sopravvivenza della società contadina e il valore (minimo) della loro posizione sociale.

  2. I tre ruoli
      Se in passato il lavoro svolto dalla donna per la sopravvivenza aveva la precedenza sui ruoli di madre, padrona di casa e moglie, oggi la donna unisce tutti questi ruoli nel suo lavoro produttivo. "La mia tesi è quindi, afferma Irena Destovnik, che l'attuale ruolo della donna - questo naturalmente vale per i territori di influenza cattolica conservatrice quale è quello trattato - è molto più tradizionale che in passato."

  3. C'è lavoro e lavoro...
      Le donne della società contadina svolgevano TUTTI i lavori, gli uomini solo quelli maschili (sarebbe stato per loro disonorevole svolgere quelli considerati femminili). Le donne stesse, d'altra parte, mettevano in positiva evidenza l'esecuzione di lavori tipicamente maschili (guidare un trattore?) "poiché sia ai propri occhi che a quelli degli altri aumentavano il loro rispetto." E il lavoro domestico, con la relativa strategia di economia contadina indispensabile per la sopravvivenza? Beh, era considerato "normale" e quindi poco apprezzato. Come non pensare all'attuale scarsa considerazione del lavoro domestico rispetto al lavoro stipendiato?


  4. Chi ha bisogno di chi?
      Parliamo ora del corpo delle donne. Inutile dire che, in una società contadina a forte impronta cattolica (non dimentichiamo il controllo esercitato dai parroci sulle famiglie proprio attraverso le donne), il corpo femminile era valorizzato solo per il suo contributo lavorativo: "la lettura dei testi dei dignitari ecclesiastici sulla natura delle donne dà l'impressione che esse siano moralmente deboli, delle persone molto facilmente corruttibili e create solamente per gli altri."


Tuttavia, clinicamente, molto si è detto e si può dire sulle differenze biologiche.

Se la struttura fisica, prevalentemente influenzata dal sistema endocrino e dai diversi dosaggi ormonali, rappresenta un dato di fatto, diversa è la situazione per il cervello:

le vere differenze:

Le valutazioni circa le differenze che riguardano il cervello viscerale, sotto la diretta influenza degli ormoni sessuali, rimangono le più affidabili in quanto parte di un sistema più semplice e meglio conosciuto. Seymour Levine, già negli anni Sessanta, aveva dimostrato l??influenza degli ormoni sessuali sull??ipotalamo dei roditori nello sviluppo dei comportamenti riproduttivi legati al genere: accanto ad uno stato neurovegetativo simile nei due sessi, le femmine sviluppavano l??inarcamento della schiena ed il sollevamento delle natiche, mentre i maschi la sequenza motoria della monta.

In ambito umano, fra le scuole più autorevoli, quella di Doreen Kimura ha fornito dei risultati difficilmente contestabili circa differenze di prestazione in precisi compiti cognitivi. Ecco in sintesi i risultati:

Le donne ottengono risultati migliori nelle prove visive di velocità percettiva,

gli uomini nelle prove che richiedono la rotazione mentale di oggetti tridimensionali,

le donne ricordano meglio la collocazione di un oggetto in un contesto complesso,

gli uomini la posizione che avranno dei fori su un foglio piegato quando lo si dispieghi,

le donne prevalgono nell??elencazione di oggetti di uno stesso colore e test simili,

gli uomini sono più precisi nel tiro al bersaglio manuale con le freccette e simili,

le donne sono più efficienti nel collocare con precisione piccoli pioli nei loro fori,

gli uomini sono più bravi nel rintracciare una forma in un puzzle complesso,

le donne prevalgono nel calcolo aritmetico (es.: 2 (15 + 3) + 12 ?? 15/3 = 43)

gli uomini nel ragionamento matematico (es.: se il 60% dei semi è buono quanti ne

occorrono per 660 piante?)

(vedi Doreen Kimura, Sex Differences in the Brain. Scientific American 267, (3), 80-87, 1992).

E?? interessante notare che la parte ancora attuale e valida del contributo di questa ricercatrice e della sua scuola, riguarda la differenza nelle prestazioni e non il rapporto morfologia / fisiologia cerebrale, che è molto più problematico. Ad esempio, in alcuni lavori, su una base neurologica anatomo-clinica o sulla base di reperti ottenuti mediante tecniche di neuroimmagine funzionale, sono state rilevate differenze nei due sessi nella comparsa di sindromi afasiche: negli uomini i sintomi comparivano più spesso per lesioni delle aree posteriori, nelle donne più spesso per lesioni anteriori. Ma questi dati, rilevati su piccoli numeri e solo parzialmente confermati, non sembrano riflettere una dicotomia di funzione fra il cervello della donna e quello dell??uomo. In proposito si deve notare che, sebbene nella massima parte dei casi la patologia avesse origine vascolare, le ricerche non erano accompagnate da un adeguato studio delle differenze cerebrovascolari nei due sessi e nei singoli pazienti.

Negli ultimi decenni si è indagata soprattutto la differenza di genere nelle strutture del neoencefalo e, con il prevalere della cultura del determinismo genetico, si sono cercate differenze legate al sesso cromosomico nelle prestazioni cognitive, tentando di integrare i risultati con i dati anatomo-clinici su cui si era prevalentemente basata la neuropsicologia nelle epoche precedenti. Con l??affinamento delle tecniche di neuroimmagine (RMN, PET, SPECT e, poi, RMF) si sono cercati i correlati morfo-funzionali delle differenze nella specie umana in vivo e, con lo sviluppo dei sistemi computerizzati che hanno consentito lo studio delle prestazioni psico-neuromotorie insieme con il rilievo dei potenziali elettrici cognitivi corticali (P300, N400, ecc.), sono state indagate altre differenze fra uomini e donne.

Molti studi hanno rilevato differenze sessuali in aree del cervello messe in relazione con linguaggio, memoria, emozioni, vista, udito ed orientamento. Un limite comune a molti di questi lavori è dato dall??essere condotti spesso su piccoli numeri, in campioni scarsamente o solo apparentemente omogenei e quindi di bassa significatività statistica.

In una ricerca, assurta in breve tempo al rango di ??lavoro classico?, Jill M. Goldstein ei suoi colleghi della Harvard Medical School hanno misurato il volume relativo (= volume assoluto diviso volume complessivo dell??encefalo) di una selezione di aree della corteccia cerebrale, riscontrando differenze fra i due sessi abbastanza definite e costanti. Questi autori si sono astenuti dall??azzardare ipotesi su differenze cognitive derivanti da questi rilievi (Jill M. Goldstein et al., in Cerebral Cortex 11 (6), 490-497, 2001).

Sandra Witelson ha rilevato, con i suoi collaboratori, una maggiore densità di neuroni in due dei sei strati della corteccia temporale femminile, in aree collegate con funzioni linguistiche; simili riscontri sono stati riferiti per il lobo frontale. Sulla base di questi dati e di altri simili, come la maggiore densità neuronica delle aree acustiche, alcuni hanno spiegato i migliori risultati delle donne nelle prove di abilità verbale (v. Larry Cahill, cit., Sci Am. 2005).

In proposito esprimiamo un dubbio critico, perché in molti casi la densità neuronica si è rivelata un criterio infido per stabilire il grado di attività e di efficienza funzionale. Come abbiamo avuto modo di notare a proposito del cervello di Einstein, che presentava una concentrazione di neuroni inferiore alla media, la glia potrebbe giocare un ruolo nelle funzioni mentali più importante di quanto si sia ritenuto finora.

Un altro tipo di studi è quello basato sull??analisi comparata del comportamento, che generalmente consiste nel confronto con primati sub-umani.

Fra i piccoli di cercopiteco, i maschi mostravano una preferenza per giocattoli ritenuti ??da maschio? nella cultura umana, quali una palla o un??automobilina, mentre le femmine preferivano piccole bambole o pentoline, come le bambine.

Anche in questo caso, numeri, costruzione del campione e criteri adottati nel giudizio delle preferenze, lasciano molti dubbi sulla significatività dei risultati.

Le differenze fra i sessi nella risposta allo stress sono meglio studiate e conosciute, tuttavia, anche in questo ambito sono state avanzate ipotesi quanto meno discutibili. Ad esempio, alcuni autori, rilevando un aumento di spine dendritiche nel maschio a fronte di una diminuzione nella femmina, per effetto dello stress, ne hanno desunto che lo stress faciliterebbe l??apprendimento nel maschio e lo ostacolerebbe nella femmina. Questa affermazione, a parte l??ipersemplificazione ??spina dendritica = apprendimento?, entra in contrasto con quanto risulta dalle ricerche precedenti sullo stress. Infatti, una notevole mole di studi (basti pensare a quelli classici della scuola di Gary-Aston sulle scimmie) ha dimostrato che i bassi livelli degli ormoni dello stress come la noradrenalina (condizione che non corrisponde allo stress in senso stretto) è in grado di migliorare le prestazioni cognitive indipendentemente dal sesso; dosi crescenti peggiorano le attività della working memory, e livelli elevati di cortisolo (corrispondenti allo stato di stress vero e proprio) compromettono prestazioni cognitive ed apprendimento in entrambi i sessi (v. Douglas Bremner, Does Stress Damage the Brain? Norton, New York 2002, per le rassegne sulle lesioni da stress si veda anche Giuseppe Perrella, Il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD). Un contributo clinico. Dipartimento di Neuroscienze, Università Federico II, Napoli 2005).

Le differenze sessuali nella risposta cerebrale allo stress e, conseguentemente, nelle lesioni (sono colpite le aree più attive) sono più marcate nei ratti che nei primati, ovvero la differenza è più netta ed evidente in un encefalo filogeneticamente meno evoluto. Nei ratti, infatti, si osserva con una certa costanza una migliore risposta allo stress sperimentale acuto nei maschi, viceversa le femmine rispondono meglio agli stimoli stressanti ripetuti che simulano lo stress cronico. Da un punto di vista istopatologico l??ippocampo dei maschi presenta minori lesioni per lo stress acuto, quello delle femmine minori danni per lo stress cronico.

Questa differenza non è trasferibile alla realtà umana, in cui la complessità neoencefalica gioca un ruolo importante nell??elaborazione individuale, relazionale e sociale dello stress. Volendo ugualmente tentare un accostamento in base al sesso, si rileva un dato in netto contrasto: la depressione da stress cronico, conseguente a danno ippocampale, ha una incidenza maggiore nella donna (Bremner e coll., Hippocampal volume reduction in major depression. American Journal of Psychiatry 157, 115-117, 2000).

Una dicotomia legata al sesso che sembra trovare corrispondenza fra realtà animale ed umana riguarda la neurobiologia molecolare dei sistemi di segnalazione. Un esempio è dato da una ricerca condotta di recente da Michelle Jones e Irwin Lucki, che ha mostrato differenze sessuali nella regolazione della trasmissione serotoninergica nell??animale, coerenti con i dati di osservazione clinica ed epidemiologica. Come la femmina del topo, la donna presenta una regolazione della serotonina ad un livello più alto, accanto ad una maggiore vulnerabilità allo svuotamento dei depositi neuronici di questo neurotrasmettitore (Note e Notizie 28-05-05, Differenze fra sessi per serotonina e depressione).

#12 Nekokuma

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Inviato 20 novembre 2006 - 15:32

molto interessante ma vorrei una chiave di lettura delle cose che hai scritto in relazione all'argomento del thread, la paura dell'uomo nei confronti della donna e il presunto potere spirituale/magico/esoterico di quest'ultima.
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#13 Guest_PadovaScoppia_*

Guest_PadovaScoppia_*
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Inviato 20 novembre 2006 - 15:38

molto interessante ma vorrei una chiave di lettura delle cose che hai scritto in relazione all'argomento del thread, la paura dell'uomo nei confronti della donna e il presunto potere spirituale/magico/esoterico di quest'ultima.


Il presunto potere esoterico e magico può essere interessante storicamente ed etnograficamente, ma francamente trovo più stimolante un confronto tra i sessi basato sulle reali differenze e sul reale confronto nella società, magari sviluppando diacronicamente degli approcci storiografici effettivamente basati su fonti alternative, ma sempre con un punto di riferimento sul presente.

#14 Nekokuma

Nekokuma

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Inviato 20 novembre 2006 - 15:41

sì ho capito ma tutto ciò francamente non era l'oggetto di questo thread.
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#15 bluefunk72

bluefunk72

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Inviato 20 novembre 2006 - 15:53

Vediamo...innanzitutto, a quanto mi risulta le teorie di Gimbutas, pur sottoposte a critiche più o meno ampie, sono più fondate di quanto dice Nekokuma: esistono evidenze archeologiche (nella presenza o nell'assenza di manufatti di un certo tipo, per esempio) di un passaggio, in Europa e nel mondo in generale, da un universo che ruotava intorno a principi religiosi e sociali "femminili" o "femminini" a uno incentrato su principi "mascolini" (nel quale rientrano, in generale, le società odierne). La strega è stata interpretata (vedi il libro Streghe, di Erica Jong) come simbolo di un ritorno a quell'universo antico e perduto, condotto attraverso il recupero di un rapporto più diretto e rispettoso con la natura.

Tuttavia, mi sembra che parlare della possibilità (auspicata o paventata) di un rovesciamento delle cose, nel senso di un passaggio al potere delle donne, sia inutile e fuorviante. Infatti ci sono e ci sono sempre stati, sotto diversi punti di vista, donne mascoline e uomini femminini (che non è affatto, o solo, dire maschiacci ed effeminati, sia chiaro). Il femminino e il mascolino sono due principi, come lo yin e lo yang, attraverso i quali è possibile leggere molte manifestazioni della vita umana presenti e passate.
A me pare che, al giorno d'oggi, pur vivendo spesso la donna in condizioni decisamente inadeguate e innaturali, frutto di pregiudizi e, sono d'accordo con chi l'ha detto, timori, anzi diciamo pure terrori, da parte degli uomini, tuttavia credo che una società "guidata" dalle donne non sarebbe affatto, in sè, migliore o peggiore (ci vuol ben altro per cambiare le cose!). L'economia, la politica, la religione, la scienza, sono asessuate. Le questioni di responsabilità pure. Si vada pure verso un mondo più femminino, se questo significa, in generale, maggior giustizia e rispetto per la vita (umana e della natura); ma insieme, uomini e donne, uniti da obiettivi comuni, liberi da pregiudizi e interessi "di genere".

Per quanto riguarda la domanda posta da dazed and confused: l'uomo e la donna hanno paura l'uno dell'altra come condizione naturale, perché entrambi hanno un reale interesse, una reale voglia di comunicare e di vivere col sesso opposto, complicati però da evidenti differenze psico-somatiche (in parte genetiche e naturali, in parte storiche, sociali e culturali) che rendono il gioco rischioso: da cui la paura, che dunque è paura di perdere o di non ottenere qualcosa. Non credo che la paura sia da eliminare (e, per altro, non credo sia eliminabile), ma che, anzi, possa essere funzionale e utile al rapporto tra i sessi, sempre che si sia capaci di viverla e non di reagire ad essa negandola con un qualsiasi atteggiamento maschilista o femminista che sia. La paura, una volta accettata, può trapassare naturalmente in una sana e piacevole trepidazione, per esempio quando si deve andare a un appuntamento con una persona appena conosciuta che ci piace. 
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#16 Guest_DiamondSeaII_*

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Inviato 20 novembre 2006 - 16:08

Quello che mi spaventa non e' il rischio di una societa' matriarcale, bensi quello di una societa' matriarcale improntata su valori patriarcali. Ovvero fatto di donne che si sostiuiscono agli uomini assorbendone i lati peggiori. Putroppo e' un fenomeno che ultimamente sta' dilagando, e lo trovo immensamente triste.

#17 dazed and confused

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Inviato 20 novembre 2006 - 16:11

Voi credete che attualmente una società matriarcale sia una società migliore e possibile rispetto a quella in cui viviamo?
Anni fa, quando le nostre mamme bruciavano i regipetti (mi piace chiamarli ancora così) in piazza e urlavano che l'utero era solo di nostra proprietà, avevano posto anche questa possibilità, cioè di una nuova e aupicabile società con basi e valori femminili.Naturalmente erano considerate delle pazze furiose...
L'idea di base è che un essere femminile, in genere, non sopporta la guerra, non può generare guerra, perchè genera la vita, posto che la guerra sia la più terribile espressione delle nostre società.Una madre non potrebbe mandare i propri figli a morire.Inoltre, la società matriarcale sarebbe meno competitiva, più portata alla collaborazione, al dialogo, doti prettamente femminili.
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#18 Guest_Oyuki_*

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Inviato 20 novembre 2006 - 16:13

la società matriarcale sarebbe meno competitiva


Ne sei davvero così convinta?


#19 Claudio

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Inviato 20 novembre 2006 - 16:32

collaborazione, dialogo, doti prettamente femminili.


Mmmm... le persone meno collaborative e più intransigenti che ho conosciuto sono sempre state donne...
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#20 dazed and confused

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Inviato 20 novembre 2006 - 16:32

Per quanto riguarda la domanda posta da dazed and confused: l'uomo e la donna hanno paura l'uno dell'altra come condizione naturale, perché entrambi hanno un reale interesse, una reale voglia di comunicare e di vivere col sesso opposto, complicati però da evidenti differenze psico-somatiche (in parte genetiche e naturali, in parte storiche, sociali e culturali) che rendono il gioco rischioso: da cui la paura, che dunque è paura di perdere o di non ottenere qualcosa. Non credo che la paura sia da eliminare (e, per altro, non credo sia eliminabile), ma che, anzi, possa essere funzionale e utile al rapporto tra i sessi, sempre che si sia capaci di viverla e non di reagire ad essa negandola con un qualsiasi atteggiamento maschilista o femminista che sia. La paura, una volta accettata, può trapassare naturalmente in una sana e piacevole trepidazione, per esempio quando si deve andare a un appuntamento con una persona appena conosciuta che ci piace. 


Nekokuma mi pare abbia messo in mostra un aspetto interessante:l'uomo, nei secoli, ha sempre tentato di soggiogare il mondo femminile, ritenendolo misterioso e insondabile e ciò che è insondabile incute sempre terrore...
Io credo che nei secoli passati gli uomini, in realtà, abbiano sentito come una minaccia più forte il fatto che la donna potesse generare vita, potesse accogliere il mistero della nascita, evento per loro ancora più sconvolgente degli aspetti legati alla comunicazione e alla sessualità in genere.Generare vita è il potere assoluto e quindi per quegli uomini era meglio imprigionare e controllare queste potere femminile.
Le donne furono cosi relegate nei secoli ad un ruolo passivo e secondario in società.
Yung ha scritto pagine e pagine su queste cose...
La sessualità è un mistero.Su questo mistero la vita pone le sue basi.
La distinzione netta tra femminile e maschile è frutto del nostro pensiero occidentale, dove tutto è contrapposto.Maschio, femmina, vita, morte, interno, esterno.
Credo che l'androginìa sia il vero sesso dell'anima.In ognuno di noi c'è una componente maschile e femminile.
Se solo alcuni uomini potessero dare più ascolto a questa componente essenziale del loro essere, senza averne paura, credo che il mondo femminile potrebbe apparire a loro meno misterioso e che certe dicrepanze potrebbero essere superate.
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