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Il thriller all'italiana


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#1 Tom

Tom

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Inviato 20 gennaio 2010 - 14:51

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POPOLARE

Se interessa, copio e incollo da un altro forum questa mia (ironica) escursione in uno dei generi del cinema italiano. Sono esclusi gli horror gotici.

1962/1966: Come da Totò si arriva ad Antonioni, passando per Bava

Come al solito quando si parla di film di genere in Italia, prima degli anni '60 c'era il deserto: "solo" commedie, comici, melodrammoni e inguardabili filmacci storici... quasi come oggi, solo molto meglio. Comunque, tutto inizia con una parodia con Totò e Vianello di Diabolik. Notare che il film è del '62, quando di Diabolik erano stati pubblicati solo pochi numeri ed era ben lontano dal diventare un successo: praticamente è un istant-movie su un fenomeno che non era ancora un fenomeno...

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1962 Totò Diabolicus, di Steno con Totò, Luigi Pavese, Mario Castellani, Raimondo Vianello, Nadine Sanders
Se vi sembra strano mettere un film di Totò tra i prototipi dei thriller all'italiana vuol dire che non avete mai visto "Totò Diabolicus". Che, intendiamoci, è un film assolutamente comico, ma dove, oltre ad una trama gialla non disprezzabile, già ci sono degli elementi che daranno presto i loro bei frutti: un assassino invisibile, onnipresente e onnisciente, atmosfere notturne e claustrofobiche e tutta una sfilza di personaggi ambigui e dall'aria colpevole (in questo caso tutti interpretati da Totò).

1963 La ragazza che sapeva troppo, di Mario Bava con Leticia Roman, John Saxon, Valentina Cortese
Dal comico alla commedia: "La ragazza che sapeva troppo" è solo un simpatico giallo-rosa, dove però Bava canonizza e inventa TUTTI i luoghi comuni che saranno tipici del genere. Ci sono: il protagonista straniero e straniato in un Italia dagli angoli sinistri, l'assassino guantato e impermeabilizzato (cioè con l'impermeabile), l'immancabile scena con la vocina falsata che minaccia la protagonista, la sospettabilità di tutti i personaggi, la finta soluzione del caso, il sopraluogo solitario nell'appartamento del delitto, il particolare rilevatore, l'assassino che si scopre essere una donna, l'atmosfera onirica di alcune sequenze, lo sprezzo della verosimiglianza (personaggi che vanno dove non devono... naturalmente di notte... naturalmente da soli).

 

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1964 Sei donne per l'assassino, di Mario Bava con Eva Bartok, Cameron Mitchell, Thomas Reiner
Il passo ormai è breve e l'anno dopo con buona parte degli stessi elementi del film precedente Bava realizza il primo vero classico dei thriller all'italiana. In più ci mette una fotografia dai colori deliranti e soprattutto tira in faccia al pubblico secchiate di una violenze mai vista in un giallo: ogni omicidio è coreografato con sadica e insistita precisione, la tensione non conosce sosta per tutta la durata del film, praticamente alla fine muoiono tutti i personaggi e lo spettatore non può identificarsi e fidarsi di nessuno. Ancora oggi felicemente malsano.

1965 La donna del lago, di Luigi Bazzoni e Franco Rossellini con Peter Baldwin, Virna Lisi, Salvo Randone, Valentina Cortese
Molto più convenzionale, un giallo classico dai paesaggi lacustri, ancora in bianco e nero, ma dove già si dovrebbero respirare certe atmosfere gelide e morbose che saranno tipiche dei nostri thriller.

1966 Omicidio per appuntamento di Mino Guerrini con Giorgio Ardisson, Ella Karin, Mario Brega, Luciano Rossi, Peter Martell
Sulla scia moderna di Bava si mette invece il modesto tuttofare Guerrini, che qui però tanto modesto non è. Realizza infatti un notevole thriller-poliziesco arricchito da una colonna sonora jazz, esplosioni di violenza inaspettate e svolazzi pop della cinepresa: decisamente da recuperare.

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1966 Blow Up, di Michelangelo Antonioni con David Hemmings, Vanessa Redgrave
Sì lo so, per qualcuno sarà ancora più fuori posto di Totò, ma insieme a "Quarto potere" è forse il caso più estremo di un film che pur non appartenente ad un genere ha però avuto su di esso un' influenza incalcolabile. Come il noir non sarebbe mai stato lo stesso senza il dramma di Welles, così il thriller non sarebbe mai stato lo stesso senza il film di Antonioni. Non a caso i due padri del thriller moderno, Argento e De Palma, citeranno a più non posso questo film, fino al punto di prenderne in prestito il protagonista (David Hemmings in "Profondo Rosso") o farne una specie di remake ("Blow Out"). Da "Blow Up" verranno ripresi in centinaia di altri film le seguenti caratteristiche: il protagonista intellettuale e in un qualche modo "in crisi", la fondamentale attenzione maniacale e morbosa per i dettagli, l'uso straniante e inquietante degli spazi architettonici, l'incertezza della visione dove ne il protagonista ne gli spettatori sono mai certi che quello che hanno visto corrisponda alla realtà, la verosimiglianza degli ambienti sociali.

1967/1968: Il sexi thriller, ovvero l'assassino ha le mani pulite e sa dove metterle

Prima dell'arrivo di Argento, il successo internazionale di "Blow Up" scatenò tutta una serie film di ambientazione londinese o comunque "alternativa", pieni di donnine svestite e immagini pop, inizia così il primo vero filone del thriller all'italiana: il sexi-thriller.

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1967 Il dolce corpo di Deborah, di Romolo Guerrieri con Carroll Baker, Jean Sorel, Evelyn Stewart, Luigi Pistilli, George Hilton
In attesa di Lenzi, il vero specialista del sexi-thriller, ovvero trame intricatissime con grande abbondanza di colpi di scena e sequenze osè (per l'epoca), è Romolo Guerrieri ad aprire le danze e i (morigerati) spogliarelli, con questo film con la morbidosa Baker e il pettinatissimo Sorel, che diventeranno attori simbolo del sottogenere.

1967 Troppo per vivere... poco per morire, di Michele Lupo con Claudio Brook, Daniela Bianchi, Sidney Chaplin, Nazzareno Zamperla
Altro film o filmetto abbastanza riuscito, che sfrutta bene l'ambientazione londinese per un thriller dai consueti e molteplici colpi di scena e qualche variazione noir.

1967 L'assassino ha le mani pulite (anche "omicidio per vocazione"), di Vittorio Sindoni con Tom Drake, Femi Benussi, Virgilio Gazzolo, Ivo Garrani
Onesta variazione di "Dieci piccoli indiani" ambientata in Francia, che si può avvalere di una gustosa colonna sonora jazz tipicamente anni '60 e qualche buon colpo di scena.

1968 Salvare la faccia, di Oscar Brazzi con Adrienne La Russa, Rossano Brazzi, Nino Castelnuovo, Paola Pitagora
Questo aggiorna il genere con una vena "contestatrice" adatta all'anno di produzione e sempre per stare al passo coi tempi ci da dentro con i deliri fotografici e di montaggio.

1968 Orgasmo, di Umberto Lenzi con Carroll Baker, Lou Castel, Colette Descombes, Tino Carraro
Ed ecco il film chiave del periodo, che fa già scandalo fin dal titolone scabroso. Atmosfere morbose, personaggi ambigui, qualche velleità di scavo psicologico e notevoli scene di nudo. Carrol Baker, già stata usata nel film di Guerrieri, era passata anche dalle grinfie velenose del Marco Ferreri di "Harem". Primo film di una trilogia lenziana con la stessa protagonista. Datatissimo o saporitamente d'annata a seconda dei gusti.

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Un paio di film "d'autore" di quegli anni assimilabili al genere. Due film magari non perfetti, ma ambedue da vedere, anche solo per farsi venire la lacrimuccia constatando la libertà e il respiro internazionale del cinema italiano di quegli anni.

1967 Col cuore in gola, di Tinto Brass Jean-Louis Trintignant, Ewa Aulin, Roberto Bisacco, Charles Kohler
Tra i primi a tampinare Antonioni in quel di Londra è un non ancora erotomane e mono-maniaco Tinto Brass che realizza una commedia gialla, cinica e sopra le righe, dai colori pop e dal montaggio sincopato, dove c'è tutta l'aria folle dei tempi e della Swinging London.

1968 Un tranquillo posto di campagna, di Elio Petri con Franco Nero, Vanessa Redgrave
Petri invece va sul tetro, con questa cupa fantasia kafkiana in salsa "pop". Tra i primi film a sfruttare il lato sinistro della provincia italiana, veneta in questo caso. Un film squilibrato, un po' prolisso, ma con un gran montaggio caleidoscopico e qualche sequenza realmente inquietante. Sembra anticipare certi racconti e romanzi di Sclavi.

1969: Nude o col tubino optical... si muore

Annata mica male dominata com'è dal sexi-thriler di matrice lenziana.

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1969 Così dolce così perversa, di Umberto Lenzi con Carroll Baker, Jean-Louis Trintignant, Erika Blanc, Horst Frank
Dopo "Orgasmo" Lenzi fa il bis e poi pure il tris. Questo a dire il vero dovrebbe essere il meno vispo del trittico con la Baker. Sempre giocato più sui rapporti morbosi e qualche mezza chiappa scoperta che non sull'intreccio giallo. Se la trama non avvince ci si può consolare concentrandosi sulle abbondanti concessioni alle mode dell'epoca a cominciare dalle suadenti musiche lounge.

1969 Paranoia, di Umberto Lenzi con Carroll Baker, Jean Sorel, Anna Proclemer, Marina Coffa, Luis Davila
Ultimo, ma il migliore dei tre: non che Lenzi inventi niente di nuovo dato che si limita rimescolare per la terza volta personaggi e situazioni dei due film precedenti, ma stavolta a favore di una trama più studiata e una confezione più stringata e tesa.

1969 Una sull'altra, di Lucio Fulci con Jean Sorel, Marisa Mell, Elsa Martinelli, John Ireland, Riccardo Cucciolla
Okey, Lenzi sarà stato lo specialista del genere, ma imitandolo il più spiccio Fulci gli da la paga con questo ottimo giallo ad alta gradazione erotica, che anticipa pure non pochi elementi ed atmosfere dei thriller di Brian De Palma. Stavolta l'ambiente "perverso" lo si trova nella San Francisco psichedelica dell'epoca. Intrigante trama super-cervellotica, ricca di efficaci colpi di scena.

1969 A doppia faccia, di Riccardo Freda con Klaus Kinski, Annabella Incontrera, Sidney Chaplin, Kristiane Kruger, Margaret Lee
Fulci stesso sceneggia una variante del suo film (a sua volta variante de "La donna che visse due volte") per poi affidarla al solido artigiano Freda, che nonostante il budget risicato ben sfrutta il fascino (naturalmente "perverso") della Swinging London e il magnetismo di un allucinato (ma dai?!) Kinsky e un notevole cast di attrici lodevolmente poco vestite.

1969 Nude... si muore, di Antonio Margheriti con Mark Damon, Selly Smith, Lorenza Guerrieri, Luciano Pigozzi
Si accoda al genere un altro artigiano della serie B come Margheriti. Il titolo non vi intrighi troppo: il film punta più sulle atmosfere, l'ironia e la colorata moda dell'epoca, che non sull'aspetto sexi, comunque presente, ci mancherebbe. Film ambientato in un collegio femminile, ambientazione che in futuro darà molte soddisfazioni al genere.

1969 Yellow Le cugine, di Gianfranco Baldanello con Lisa Seagram, Maurizio Bonuglia, Caterina Barbero, Franco Ricci
Molto raro e poco visto (a ragione?) è questo film dello specialista dei budget zero Baldanello, gialletto colorato da elementi hippie e altre amenità sul "libero amore" che all'epoca facevano tanto trasgressione..

1969 Il tuo dolce corpo da uccidere, di Alfonso Brescia con Giorgio Ardisson, Orchidea De Santis, Eduardo Fajardo, Françoise Prevost
Fedele imitatore dello stile lenziano fin dal titolo è il futuro regista di fiducia di Mario Merola Alfonso Brescia, che realizza una fotocopia delle fotocopie del genere. Dignitoso cinema "carta carbone".

1973 Il baco da seta, di Mario Sequi con George Hilton, Nadja Tiller, Riccardo Garrone
Metto qua perché non so dove metterlo. Film "ritardatario": a dispetto dell'anno di distribuzione, il '73, e del titolo simil-argentiano, è un film palesemente girato sul finire degli anni '60 ad imitazione dei film di Lenzi, come denunciano pettinature, vestiti e la faccia senza rughe di George Hilton. Non indispensabile probabilmente.

Il "bikini" thriller

Sottogenere del sottogenere (ed è tutto dire). Una piccola serie di film con in comune la stessa ambientazione (uno yacht), lo stesso tipo di personaggi (giovani ricchi e perversi) e la stessa giustificata attrazione per le attrici in bikini. Bikini naturalmente sfilati, slacciati e strappati con doverosa frequenza.

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1967 Il sesso degli angeli di Ugo Liberatore con Bernard De Vries, Rosemary Dexter, Doris Kunstmann, Laura Troschel,
Più che un thriller è un drammone dalle tinte molto forti, a base di perversioni, luoghi comuni sulla "controcultura" e abbondanti dosi di LSD. Qualcuno sulla rete ancora si indigna e lo giudica diseducativo sul versante tossicomane: molto interessante quindi!

1968 Top Sensation, di Ottavio Alessi con Edwige Fenech, Rosalba Neri, Eva Thulin
Grezzo e sensazionalistico, è un thrilleraccio "psicologico" che però può vantare un trio di splendide attrici, tra cui una giovanissima Edwige Fenech... già di "ampie vedute". In teoria molto spinto, ma trovarne una copia integrale pare un'impresa; ne vale la pena per vedere integralmente la scena saffica a tre, o l'altra con la Fenech che viene leccata da una capretta? Beh insomma... un' occhiatina...

1969 Interrabang, di Giuliano Biagetti con Haydée Politoff, Corrado Pani, Umberto Orsini, Beba Loncar, Shoshana Cohen
Più tradizionalmente di genere, sulla scia dei film di Lenzi e meno spinto dei due qua sopra: chissà se è un merito.

1969 Ore di terrore, di Guido Leoni con Herbert Fux, Ann Smyrner, Karin Schubert
Film invisibile, segnato solo nei dizionari tecnici, poco o per nulla vista anche allora. E ci sarà un perché. Però c'è Karin Shubert.


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#2 Guest_ale_*

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Inviato 20 gennaio 2010 - 16:49

Beh, ma non avevi annunciato anche una seconda parte??  :)

#3 Captain4DarkMornings

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Inviato 23 gennaio 2010 - 13:48

1968 Orgasmo, di Umberto Lenzi con Carroll Baker, Lou Castel, Colette Descombes, Tino Carraro
Ed ecco il film chiave del periodo, che fa già scandalo fin dal titolone scabroso. Atmosfere morbose, personaggi ambigui, qualche velleità di scavo psicologico e notevoli scene di nudo. Carrol Baker, già stata usata nel film di Guerrieri, era passata anche dalle grinfie velenose del Marco Ferreri di "Harem". Primo film di una trilogia lenziana con la stessa protagonista. Datatissimo o saporitamente d'annata a seconda dei gusti.


Non ho visto film di Lenzi, e vorrei iniziare da questo. In verità mi ispira molto anche "Sette orchidee macchiate di rosso", vorrei solo capire se Lenzi è dignitoso quanto un Fulci o un Lado, oppure è fondamentalmente scarso: chi mi parla bene di "Orgasmo" o "Sette orchidee...", per esempio, non riesce a farlo senza un minimo di difensiva.

Ma li prenderò lo stesso, mi piace troppo l'idea che esistano altri gialli degni di nota.  :-*
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#4 Flight

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Inviato 23 gennaio 2010 - 14:29

Beh, ma non avevi annunciato anche una seconda parte??  :)



Dal 1970 di gialli all'italiana ce ne sono un'infinità.
Sto rivedendoli per votarli su RYM e starò al centesimo (clone argentiano... no dai scherzo)..
Direi per il momento, La corta notte delle bambole di vetro è quello che preferisco, ma ce ne sono diversi.
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fabio

#5 Captain4DarkMornings

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Inviato 23 gennaio 2010 - 15:41


Beh, ma non avevi annunciato anche una seconda parte??  :)



Dal 1970 di gialli all'italiana ce ne sono un'infinità.
Sto rivedendoli per votarli su RYM e starò al centesimo (clone argentiano... no dai scherzo)..
Direi per il momento, La corta notte delle bambole di vetro è quello che preferisco, ma ce ne sono diversi.


Beh, La corta notte delle bambole di vetro è davvero immenso. Ora reperisco Chi l'ha vista morire - sono tanto emozionato.

Flight, vorrei rimandarti al topic che ho aperto su quella merda di Pensione paura, visto che su RateYourMusic anche tu hai espresso il tuo disgusto. Più che altro volevo parlare di quei film che vengono incensati solo perché sconosciuti e poi sono grandi idiozie.

Cosa mi dite di Bazzoni? Due film suoi voglio procurarmi, Le orme e Giornata nera per l'ariete.
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#6 Flight

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Inviato 23 gennaio 2010 - 17:07


Ora reperisco Chi l'ha vista morire - sono tanto emozionato.



bello, con alcuni momenti fantastici. Il tutto, esaltato da una colonna sonora inquietante.
Lado è un altro che ci sapeva fare, fino allo scivolone de "L' ultimo treno della notte" imo



Flight, vorrei rimandarti al topic che ho aperto su quella merda di Pensione paura, visto che su RateYourMusic anche tu hai espresso il tuo disgusto. Più che altro volevo parlare di quei film che vengono incensati solo perché sconosciuti e poi sono grandi idiozie.



sì, a volte è vero, lo status di nicchia di alcune operine autorizza entusiasmi decisamente farseschi (per questo è sempre utile valutare da parte di chi..).
Ti ho letto e condivido il disgusto, alla luce di come la vicenda si dipana nella seconda parte e nel finale, per me insomma, fino a un certo momento il tutto regge.
Patente di giallo o meno (diciamo che.. è un thriller..) per me il film era partito decisamente bene..intriganti gli ambienti e alcuni caratteri 'avatiani', bella e brava la Fani, funzionale la regia..poi, inesplicabile, la frana..
Richiami argentiani non ne ricordo, forse dovrei ripassare



Cosa mi dite di Bazzoni? Due film suoi voglio procurarmi, Le orme e Giornata nera per l'ariete.



sì, per me sono entrambi piuttosto meritevoli, Bazzoni è tra i migliori.
Se non l'hai fatto, recupera anche 'Mio caro assassino' di Valerii, con l'onnipresente George Hilton.
Altre da non mancare sono le prime opere di Sergio Martino, per quanto a me non abbia colpito veramente nessuna in particolare (il migliore IMO è Tutti i colori del buio).

il Davinotti e il forum Gente di rispetto sono utili strumenti per 'sfoltire' questo genere..

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fabio

#7 Captain4DarkMornings

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Inviato 23 gennaio 2010 - 17:38

sì, per me sono entrambi piuttosto meritevoli, Bazzoni è tra i migliori.
Se non l'hai fatto, recupera anche 'Mio caro assassino' di Valerii, con l'onnipresente George Hilton.
Altre da non mancare sono le prime opere di Sergio Martino, per quanto a me non abbia colpito veramente nessuna in particolare (il migliore IMO è Tutti i colori del buio).

il Davinotti e il forum Gente di rispetto sono utili strumenti per 'sfoltire' questo genere..


In effetti sono tutti film che ho aggiunto alla lista dei desideri, insieme ai due film di Ercoli, "La morte accarezza a mezzanotte" e "La morte cammina coi tacchi alti" - forse sono poco invitanti a primo acchito, ma ciò che mi spinge a reperirli è che De Palma li ha (a quanto pare) saccheggiati per Body Double. Di Martino ho visto "Tutti i colori del buio" e "I corpi presentano tracce di violenza carnale", e Martino risulta un regista influente, se non ai livelli (per quello che ho visto) di Fulci e soci.

Ora cercherò anche "La coda dello scorpione", quello di cui si parla meno ma che a me ispira assurdamente perché chiacchierato dagli statiunitensi, e "Lo strano vizio della signora Wardh".


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#8 Flight

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Inviato 23 gennaio 2010 - 18:46


(...) Ercoli, "La morte accarezza a mezzanotte"



Questo è un gustoso pasticcio infragenere, è serie b e intenerisce perchè è persino ridicolo, ma vale di sicuro la visione.
Ha più di un assist anche per l'Argento di Profondo Rosso, non ti svelo quale ma è piuttosto lampante.
La parte migliore è la prima. L'attrice (moglie del regista) è bravissima.
L'altro lo sto cercando anch'io.

Ora cercherò anche "La coda dello scorpione", quello di cui si parla meno ma che a me ispira assurdamente perché chiacchierato dagli statiunitensi (...)


i gialli di Martino hanno impeccabili messe in scena e sono girati abilissimamente, aveva davvero poco da imparare in questo campo, sono un piacere per gli occhi (esaltato dalla ristampa dvd).
"La coda" ha un intreccio intrigante, cattura sin dal primo fotogramma. Ne "Il vizio.." c'è la Fenech più sensuale e desiderabile di sempre... a me basta questo. :)

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#9 Robert Plant

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Inviato 24 gennaio 2010 - 14:53

L'etrusco uccide ancora   


di Ernesto Maria Volpe



E' stato uno di quei film che hanno trasformato il titolo in una specie di icona del proprio genere cinematografico, anche se, a valutare bene l'anno in cui uscì nelle sale, il 1972, e il divieto ai minori, c'è da pensare che molti dei nostalgici degli anni settanta abbiano visto 'L'etrusco uccide ancora' solamente qualche anno dopo. C'è una necropoli poco distante da Spoleto a far da sfondo al film, con un archeologo intento nelle sue ricerche: dai suoi rilevamenti scopre la tomba di un antico dio etrusco, Tuchulcha. Jason, l'archeologo, è ancora innamorato di una sua vecchia fiamma, la moglie di un noto direttore d'orchestra dalla quale fu abbandonato per il suo vizio di bere. E così, tra le rovine della città etrusca, e il palcoscenico di alcune bellissime cittadine umbre la storia va avanti tra omicidi, spesso consumati nei dintorni delle tombe etrusche, concerti e tristissime verità che vengono alla luce sulla prima famiglia del direttore d'orchestra. Ma la domanda che ci si pone fin dalle prime battute è se l'assassino sia un comune essere mortale o la reincarnazione di Tuchulcha, il demone etrusco della morte, che non gradisce la profanazione della sua tomba.
Buona l'idea, discreto lo svolgimento, si diceva una volta agli alunni ben dotati ma un po' distratti. E così, se il fascino della necropoli etrusca suggerisce mistero, crea tensione e un'atmosfera davvero affascinante, la confezione del film, abbastanza mediocre, lascia un po' l'amaro in bocca. C'è un attore, tale Alex Cord, che non si sa bene quale scuola di recitazione abbia frequentato perché appare dall'inizio alla fine con un'unica espressione imbronciata. C'è una Samantha Eggar, intrigante ma poco convinta della sua parte, personaggio dalla travagliata psicologia (forse neppure gli sceneggiatori sapevano come caratterizzare il suo ruolo). Ci sono due bravi attori nostrani sfruttati poco (Enzo Tarascio) o addirittura male (Enzo Cerusico), mentre è buona la prova di John Marley, il direttore d'orchestra custode di un terribile segreto. Le divagazioni sentimentali tra l'archeologo e la bella moglie del direttore d'orchestra allentano fin troppo la suspense e sul finire trasformano il film, a tratti, in un racconto sentimentale.
Non mancano però le note positive: oltre alla polverosa atmosfera della necropoli di cui si è già parlato, occorre citare la bellissima idea del mangianastri che si attiva al momento della comparsa dell'assassino e suona a tutto volume musiche di Verdi, anticipando, in un certo senso, ciò che Dario Argento avrebbe fatto tre anni dopo con 'Profondo rosso'. Non sono pochi i temi svolti in questo film di Armando Crispino che poi avremmo trovato nelle opere di Dario Argento: il trauma infantile, la presenza di un musicista, l'inserimento nella scena del delitto di oggetti-feticcio portati dall'assassino, il finale violento ma rassicurante.
E per finire non si può negare che il film ottenga lo scopo per cui è stato concepito: quello di spaventare lo spettatore.

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#10 Tom

Tom

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Inviato 24 gennaio 2010 - 16:15

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1970: Il thriller all'italiana... quello vero

Immagine inserita

1969 L'uccello dalle piume di cristallo, di Dario Argento con Tony Musante, Suzy Kendall, Enrico Maria Salerno, Umberto Raho, Eva Renzi, Mario Adorf
Cosa rende il primo film di Argento un capostipite, il film spartiacque di un intero genere?
Argento come il Leone di "Per un pugno di dollari" inventa un nuovo linguaggio per raccontare in modo nuovo un intero genere. E se Leone ha preso spunto dal cinema giapponese, Argento gioca in casa prendendo esempio da Bava (da cui riprende TUTTO l'armamentario che diventerà tipico del suo cinema) e i suggerimenti di Antonioni. Poi, ovvio, il suo film ha il successo che era totalmente mancato ai suoi predecessori (variante "sexi" a parte, ovviamente - a proposito, c'è da notare che l'aspetto erotico è quasi totalmente assente dai primi film di Argento). Inoltre Argento riprende sì elementi già visti in altri film, ma li mette insieme e li utilizza con una maestria insuperabile, superiore a quella dello stesso Bava. Insomma, non sarà stato il primo, ma è di sicuro il più bravo. Infine c'è secondo me un aspetto più, diciamo, sociologico e culturale: se si guardano i migliori thriller coevi, film come "Il rosso segno della follia" di Bava o "Una lucertola con la pelle di donna" di Fulci, si ha l'impressione di vedere film appartenenti ad un'altra epoca: colori, vestiti, musiche, ambienti sono ancora tipicamente anni '60. Ne "L'uccello dalle piume di cristallo" c'è invece già quel freddo grigiore, quell'aria plumbea, quel tono acre che saranno tipici del cinema italiano degli anni '70 (nonostante anagraficamente appartenga ancora al decennio precedente). Il thriller all'italiana con Argento smette di essere pop e psichedelico, e diventa qualcosa di più concreto e sottilmente vicino al quotidiano degli spettatori. Al di là di tutto, per chi scrive questo film è il capolavoro assoluto di Argento e del thriller all'italiana. In seguito Argento e altri registi raggiungeranno risultati anche più originali e spaventosi, ma mai rifaranno un film così tondo e preciso. Occhio, anzi orecchio, alla pazzesca colonna sonora di Morricone, sperimentale e delirante, che a tratti utilizza solo sospiri e singulti umani: da ragazzo avevo la cassettina e giuro che non avevo il coraggio di ascoltarla se ero da solo in casa, anche di giorno.

Annata di transizione ma ragguardevole il 1970, con le ultime gloriose fiammate del sexi-trhriller, un duplice Bava e primi segni dell'influenza di Argento.

Immagine inserita

1970 Il gatto a nove code, di Dario Argento con James Franciscus, Catherine Spaak, Karl Malden, Rada Rassimov
Il suo capolavoro d'esordio è talmente avanti che Argento stesso resta un po' indietro. Infatti realizza un giallo molto più classico e contenuto, con tanto di deludente inserto rosa (con una Spaak afflitta da una pettinatura agghiacciante). Resta comunque un ottimo film, in cui non vien meno la maestria della messa in scena, che può avvalersi di un ottimo cast (aspetto fondamentale per Argento, che fin dagli esordi non mai un gran direttore di attori) e una mezz'ora finale assolutamente adrenalinica.

1970 Il rosso segno della follia, di Mario Bava con Stephen Forsyth, Laura Betti, Dagmar Lassander, Femi Benussi
E mentre l'allievo Argento sbanca ai botteghini, il maestro Bava non perde occasione per rimediare l'ennesimo e divertito suicidio commerciale, sfornando uno dei suoi thriller più originali e geniali. Surreale e spiazzante storia di uxoricidi e fantasmi (grande Laura Betti), più dalle parti del Buñuel più sarcastico che non di Hitchcock. Consueta ambientazione "psichedelica" finto-inglese.

1970 Cinque bambole per la luna d'agosto, di Mario Bava con William Berger, Ira Furstenberg, Edwige Fenech, Maurice Poli
Poi anche Bava si accoda alla moda del sexi-thriller, ma come al solito fa a modo suo, cioè fregandosene di storia e spettatori e realizzando una specie di versione surreale e psichedelica di "Dieci piccoli indiani". Un festa di colori, grande musica jazz, costumi optical, effetti fotografici. Abbondanza di colpi di scena e di bonone che diventeranno tipiche del genere come la Fenech e la Furstenberg.

1970 Una lucertola con la pelle di donna, di Lucio Fulci con Florinda Bolkan, Stanley Baker, Jean Sorel, Silvia Monti, Leo Genn
Siamo ancora dalle parti del sexi-thriller con obbligatoria ambientazione londinese. A differenza che in "Una sull'altra" stavolta Fulci ha a che fare con una sceneggiatura farraginosa e confusa, quindi si scatena in deliri psichedelico-psicanalitici (il suo odio per gli psicologi era risaputo), scene efferate e nudi quel che basta. Di sicuro effetto, ma occhio alle copie censurate (come quella capitata a me).

1970 Il dio chiamato Dorian (Dorian Gray), di Massimo Dallamano con Helmut Berger, Richard Todd, Herbert Lom, Marie Liljedahl
Versione moderna del romanzo di Wilde. Basta solo la presenza del viscontiano e decadentissimo Helmut Berger per garantire un alto tasso di perversione e nudismo. Si aggiunga quel tot di psichedelia garantito dai tempi e dall'ambientazione nella solita Swinging London, si avrà una specie di tripudio del sexi-thriller, qui in variante più sexi che thriller. Dallamano era garanzia di solida regia.

1970 Lo strano vizio della signora Wardh, di Sergio Martino con George Hilton, Edwige Fenech, Carlo Alighiero, Ivan Rassimov
Primo thriller di Martino e primo dei tre che girerà con la Fenech. La trama gialla sarebbe abbastanza risibile e neanche così interessante, ma Martino ha capito tutto dei thriller all'italiana: scene ad effetto anche contro la logica della storia, attenzione assoluta allo stile e al decor (sembra di sfogliare una rivista di arredamento del '70) e tanti, ma tanti, primi piani della Fenech...

1970 Le foto proibite di una signora per bene, di Luciano Ercoli con Dagmar Lassander, Pier Paolo Capponi, Simon Andreu, Susan Scott
Dopo le accoppiate Lenzi/Baker e Martino/Fenech, un' altra accoppiata storica del genere è quella tra Luciano Ercoli e la moglie Susan Scott (qui purtroppo non ancora protagonista, anche se sotterra la protagonista e si guadagna i poster). E' ancora un giallo morboso come Lenzi comanda: donna bona al centro di un complotto, pletora di personaggi ambigui e confezione colorata e glamour.

1970 Lo strangolatore di Vienna, di Guido Zurli con Victor Buono, Franca Polesello, Brad Harris, Luca Sportelli
Stramberia dell'anno a basso costo. Film in costume ambientato nella Vienna degli anni '30 e basato su efferato fatto di cronaca. Notevole il corpulento Victor Buono, caratterista tipico dei thriller di Robert Aldrich ("Che fine ha fatto Baby Jane" e "Piano, piano dolce Carlotta"), qui al suo unico ruolo da protagonista. Sceneggiatura solida, condita da abbondanti spruzzate di humor nerissimo.

Un paio di titoli non so quanti attinenti al genere:

1970 Concerto per pistola solista, di Michele Lupo con Anna Moffo, Evelyn Stewart, Gastone Moschin, Lance Percival, Giacomo Rossi-Stuart
Di sicuro ne lenziano o argentiano: fuori dalle mode fin dal titolo, Lupo sfodera un giallo all'inglese piuttosto classico molto (troppo?) vicino alla commedia all'italiana.

1970 Un gioco per Eveline, di Marcello Avallone con Adriana Bogdan, Rita Calderoni, Luisa Delli, Marco Guglielmi
Film che un po' (un bel po') dovrebbe buttarla sul sesso, un po' (ma quanto?) su suggestioni più raffinate e inquietanti. Mah. Comunque parecchio raro già all'epoca e poco conosciuto.

Le scream Queen del thriller all'italiana

Le "regine dell'urlo" del thriller all'italiana, ovvero le attrici più tampinate, spiate, molestate e uccise dai maniaci del nostro cinema.
Guarda caso nessuna italiana, ma due americane, una francese ed una spagnola.

Carroll Baker
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1967 L'harem
1968 Il dolce corpo di Deborah
1968 Orgasmo
1969 Così dolce... così perversa
1969 Paranoia
1971 Il diavolo a sette facce
1972 Il coltello di ghiaccio
1973 Il fiore dai petali d'acciaio
1973 Baba Yaga
1974 Il corpo

L'ex divetta americana, conosciuta in tutto il mondo per aver reso celebre il baby-doll nel torrido dramma di Elia Kazan e Tennessee Williams "Baby Doll" (è il film che da il nome all'indumento intimo), arriva in Italia portandosi dietro un'aria già un po' decadente e crepuscolare. Perfetta per il nostro cinema affamato di sensazioni morbose. Biondissima e un po' inerte, cade subito nelle grinfie di Marco Ferreri che la fa mora e la fa massacrare dai suoi amanti nel gelido e acido "Harem". Poi arriva tutta una sfilza di thriller più o meno erotici che la vedono quasi sempre signora più o meno per bene al centro di complotti orditi da amanti, mariti e viziosi vari. I più conosciuti sono i quattro diretti da Umberto Lenzi, i primi tre dei quali formano una specie di trilogia.

Edwige Fenech
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1969 Top Sensation
1970 5 bambole per la luna d'agosto
1971 Lo strano vizio della Signora Wardh
1972 Tutti i colori del buio
1972 Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave
1972 Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?
1975 Nude per l'assassino
1988 Un delitto poco comune

Prima di farsi spiare dai più paciosi (e noiosi) Alvaro Vitali e Lino Banfi, la futura regina delle commedia pecoreccia all'italiana ebbe modo di farsi ampiamente spiare dai più inquietanti, ma non meno occhiuti, maniaci del thriller all'italiana. La sua figura pallida e dai lunghi capelli neri era perfetta sia per le parti da vittima che da ragazza ambigua, mai da carnefice. Sarà il sodalizio con Sergio Martino a farla scoprire (evito la battutaccia) e a dargli la prima fama. Purtroppo all'apice del successo nel genere (tre film in un anno) verrà risucchiata prima dal filone decameronico, poi dalla commediaccia sexi; sarà tutto molto "scult", ma è anche un gran peccato. Tornerà al genere solo col tardissimo "Un delitto poco comune". Tarantino omaggerà quella sua prima parte di carriera dandogli una particina in "Hostel 2".

Susan Scott/Nieves Navarro
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1969 I ragazzi del massacro
1970 Le foto proibite di una signora per bene
1971 La morte cammina con i tacchi alti
1972 Tutti i colori del buio
1972 Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile
1972 La morte accarezza a mezzanotte
1973 Passi di danza su una lama di rasoio

Dopo una notevole carriera come bella messicana in diversi spaghetti western di prestigio (tra cui i due Ringo di Giuliano Gemma), la bella Nieves Navarro si vede cambiare il nome in Susan Scott dal duro Fernando di Leo che la vuole per il durissimo proto-poliziottesco "I ragazzi del massacro", nome d'arte che si porterà dietro nella sua breve ma prolifica stagione nei thriller all'italiana, dove verrà diretta tre volte dal marito Luciano Ercoli. Anche se a differenza della Fenech il thriller non rappresenterà per lei un trampolino di lancio, passerà anche lei alla commediaccia specializzandosi come moglie e amante di Lino Banfi (che culo...), e in produzioni di serie Z anche molto spinte. Da anni vive serenamente a Barcellona.

Mimsy Farmer
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1971 4 mosche di velluto grigio
1974 Il profumo della signora in nero
1974 Macchie solari
1981 Black Cat
1987 Camping del terrore

La meno nota, la mia preferita. Attrice già di culto per il psichedelico, alternativo e drogatissimo "More" di Barbet Schroeder (film leggendario tra le altre cose anche per la leggendaria colonna sonora dei Pink Floyd), girerà sempre film di un certo culto oscuro. Probabilmente avvantaggiata da una vaga somiglianza con la Mia Farrow di "Rosemary's Baby" e "Terrore cieco", nel thriller nostrano si specializzerà in ruoli di vittima opressa o fuori di zucca. Pochi film ma tutti notevoli: il terzo Argento, l'agghiacciante "Il profumo della signora in nero", l'originalissimo "Macchie solari". In ruoli minori, quasi camei da ex-diva del genere, tornerà in un paio di pellicole splatterose degli anni '80. Dalla fine degli anni '80 si è ritirata a vita privata.

Continua...
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Inviato 24 gennaio 2010 - 16:19

1971: La morte e l'entomologia

Non ce n'è più per nessuno, anno memorabile. Pervertiti e maniaci di ogni tipo invadono i cinema... e non sono gli spettatori dei film porno. I titoli dei film invece si riempiono delle più svariate incarnazioni della Nera Signora (all'occorrenza rossa e coi tacchi) e di ogni tipo di insetto.

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1971 Quattro mosche di velluto grigio, di Dario Argento con Mimsy Farmer, Michael Brandon, Jean Pierre Marielle, Francine Racette, Bud Spencer
Argento completa la sua trilogia "degli animali". Uno dei suoi film più raffinati e curati, anni '70 che più anni '70 non si può, a cominciare dalla colonna sonora di Morricone che mischia jazz e hard-rock (vuole la leggenda che inizialmente per la colonna sonora Argento si fosse rivolto ai Deep Purple). Un giallo ancora abbastanza classico, ma che preannuncia i futuri sviluppi onirici e deliranti del suo cinema. Argento si permette pure qualche spruzzatina sexi per lui insolita (ai tempi). Mitologico Bud Spencer nella parte di "Dio".

1971 Reazione a catena, di Mario Bava con Claudine Auger, Luigi Pistilli, Laura Betti, Claudio Volontè, Leopoldo Trieste, Brigitte Skay
Bava, al solito, ammazza per conto suo. Storia di eredità e cadaveri girata con uno stile folgorante e semisperimentale. In Italia (al solito, pure questo) il film passa inosservato, in America invece prendono appunti e in seguito copieranno spudoratamente (i primi "Venerdì 13"). Anche se come tutti gli allievi zucconi guarderanno al dito (gli ammazzamenti) e non alla luna (lo stile).

1971 Sette orchidee macchiate di rosso, di Umberto Lenzi con Antonio Sabato, Uschi Glas, Pier Paolo Capponi, Marisa Mell, Claudio Gora
Nonostante il titolo, Lenzi non imita Argento, e neanche se stesso e i suoi sexi-thriller, anche se non rinuncia a una bella figliola come protagonista. Tira fuori invece un thriller solido, ben recitato e ben scritto, dalle molte morti violente, ma senza le elaborate coreografie che la moda imponeva. Anche se c'è una bella trapanatura di cuore che forse ispirerà il De Palma di "Omicidio a luci rosse".

1971 L'Etrusco uccide ancora, di Armando Crispino con Alex Cord, Samantha Eggar, John Marley, Enzo tarascio
Dopo i tre registi-faro del genere arriva il talento solitario e misconosciuto: Armando Crispino, regista poco prolifico e di notevoli capacità visionarie, che realizza un eccellente thriller, abbondando come si deve in morti e anche in parecchie scene di nudo, tanto per non farsi mancar niente. Anche se con una sua originalità un film decisamente sulla scia di Argento. Il quale "ricambierà" prendendo a prestito numerose idee e spunti nei suoi futuri film, a cominciare da "Profondo rosso". Crispino dirigerà soltanto un altro thriller, "Macchie solari".

1971 La coda dello Scorpione, di Sergio Martino con George Hilton, Anita Strindberg, Evelyn Stewart, Luigi Pistilli
La Fenech, assente giustificata (aspettava un bambino), viene sostituita da Anita Strindberg, ma la formula rimane praticamente identica a quella de "Lo strano vizio della Signora Wardh": gnocca in pericolo. Qui però si abbonda maggiormente di sangue e virtuosismi. Uno dei film più tesi e riusciti di Martino, che per quanto riguarda il thriller meriterebbe di sicuro una rivalutazioncina.

1971 Tutti i colori del buio, di Sergio Martino con Edwige Fenech, George Hilton, Susan Scott, Ivan Rassimov, Luciano Pigozzi
Titolo tra i più memorabili, per un altro thriller di Martino, raffinato e allo stesso sgangherato come tutti i suoi. Il quale da una parte bada al sodo, spogliando con lodevole frequenza la Fenech, dall'altra tenta di imbastire un accettabile versione casareccia di "Rosemary's Baby", con sette sataniche e allucinazioni varie. Tocchi di classe surreale si alterano alle più ovvie cialtronerie del genere. Come fa a non essere simpatico un film così?

1971 La corta notte delle bambole di vetro, di Aldo Lado con Ingrid Thulin, Piero Vida, Jean Sorel, Mario Adorf
Ai tempi se non era Argento era Polanski. E infatti al suo esordio nel genere Lado guarda ai thriller del maestro polacco, arrivando ad ambientare a Praga una storia dai risvolti onirici e satanici. Già sfruttata, ma comunque sempre intrigante l'idea di raccontare la storia attraverso i ricordi di un uomo in stato di morte apparente. Non credo occorra specificare che Lado non è Polanski, ma la sua piccola fama di cult-movie il film tutto sommato se la merita. Di bambole, di vetro o che altro, neanche l'ombra.

1971 Chi l'ha vista morire? di Aldo Lado con George Lazenby, Anita Strindberg, Adolfo Celi, Nicoletta Elmi
Morte a Venezia: Thomas Mann l'aveva capito sessant'anni prima che la città lagunare era luogo ideale per ambientazioni funeree. E infatti sarà una delle città più frequentate dal genere. Soprattutto dopo quest'altro piccolo classico del genere sfornato dal prolifico Lado. Più argentiano e meno ambizioso del precedente, con un suo bel fascino sinistro, per quanto un po' scombinato. Avrà l'onore di ispirare il Nicholas Roeg di "A Venezia... un dicembre rosso shocking". L'aria un po' matta del film è anche merito della delirante colonna sonora di Morricone, col folle coretto che ripete il titolo del film.

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1971 Cosa Avete fatto a Solange? di Massimo Dallamano con Fabio Testi, Christine Galbó, Maria Monti, Karin Baal, Joachim Fuchsberger
Altro filmone, dall'aria malsana come pochi. Ex collaboratore di Leone, Dallamano dimostra il suo talento non comune con questo tiratissimo e morbosissimo thriller, che ai soliti ammazzamenti truculenti aggiunge una notevole dose di perversioni ai danni di ragazzine più o meno innocenti (sarà il primo di tutta una serie di film sull'argomento). Il killer motociclista col coltellaccio da macellaio farà scuola. Ambientazione londinese e protagonista poliziotto come nei sexi-thriler, ma non c'è nulla di "pop" e colorato.

1971 Il diavolo nel cervello, di Sergio Sollima con Stefania Sandrelli, Keir Dullea, Tino Buazzelli, Micheline Presle, Renato Cestiè
Dopo essere stato uno dei migliori nel western nostrano, Sollima lascia il segno anche nel thriller. Anche qui si mette in mostra per cura e misura, con un giallo thriller che punta più su un elegante gioco ad incastri coi flashback, che non sugli ammazzamenti a buon mercato. Assolutamente insolita per il genere la solidità della trama.

1971 Gli occhi freddi della paura, di Enzo G. Castellari con Frank Wolff, Gianni Garko, Giovanna Ralli, Fernando Rey, Karin Schubert
Notevole gioiello firmato dal discontinuo tuttofare Castellari. Niente maniaci, ma una tipica storia di banditi, ostaggi e vendetta, girata però con un disturbante stile argentiano. Numerosi pezzi di bravura e un finale che non si dimentica. Cast delle grandi occasioni e colonna sonora del Morricone sotto acidi (metaforicamente) di quel periodo. Da riscoprire.

1971 L'iguana dalla lingua di fuoco, di Riccardo Freda con Luigi Pistilli, Dagmar Lassander, Anton Diffring, Valentina Cortese
Forse per affinità generazionali l'anziano Freda è tra i pochi che si rifà al collega Bava, mettendo in scena un classico giallo all'inglese, ma dinamitandolo con scene di violenza inusuali anche per il primo Argento. Ottimo cast di attori teatrali italiani e comparse britanniche. Ottimo artigianato.

1971 Giornata nera per l'ariete, di Luigi Bazzoni con Franco Nero, Silvia Monti, Ira Furstenberg, Rossella Falk, Pamela Tiffin
Trama mediocre, ma messa in scena di gran lusso. Bazzoni fa concorrenza ad Antonioni in quanto a ricercatezza ed eleganza delle inquadrature, da troppo spazio a Franco Nero, ma imbastisce almeno due scene da antologia: l'uccisione di Rossella Falk e il finale col bambino. Franco Nero si spupazza Pamela Tiffin, beato lui.

1971 Un posto ideale per uccidere, di Umberto Lenzi con Ornella Muti, Ray Lovelock, Irene Papas, Umberto Raho, Michel Bardinet
Prima di tentare una strada più originale con "Sette orchidee macchiate di rosso" Lenzi ci riprova con l'ennesima variante dei suoi thriller psicologici con la Baker (sostituita dalla molto meno paciosa Irene Papas), stavolta puntando i riflettori più su una coppia di hippie (i bellissimi e giovanissimi Ornella Muti e Ray Lovelock) che non sulla solita borghesona. Probabilmente più sulla scia di "Easy Rider" che un vero e proprio thriller.

1971 Una farfalla con le ali insanguinate, di Duccio Tessari con Helmut Berger, Evelyn Stewart, Lorella De Luca, Carole Andre
Un'altro veterano degli spaghetti, Tessari, approccia il genere come già aveva fatto il Sollima de "Il diavolo nel cervello": trama gialla abbastanza classica (in questo caso nella variante giudiziaria), ampio uso dei flashback e grande cura nel ritrarre gli ambienti. Peccato che rispetto al film del collega la trama del film di Tessari non sia altrettanto solida e alla fine lo stile non sappia bene dove andare a parare, se nella cupezza del thriller o nel rosa della commedia all'italiana spruzzata di giallo.

1971 La vittima designata, di Maurizio Lucidi con Tomas Milian, Pierre Clémenti, Katia Christine, Marisa Bartoli
Quasi remake, in salsa veneziana, di "Delitto per delitto", abbastanza curato e interessante, più film drammatico che vero e proprio thriller. Protagonisti il come al solito bravissimo Tomas Milian e il "maledetto" Pierre Clémenti, la cui vita e carriera sarà presto rovinata da un vergognoso caso di malagiustizia italiana (ai tempi particolarmente accanita verso attori e cantanti).

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1971 Alla ricerca del piacere di Silvio Amadio con Farley Granger, Barbara Bouchet, Patrizia Viotti, Umberto Raho, Rosalba Neri
Ancora Venezia e ancora atmosfere decadenti e lugubri. Farley Granger (fresco del primo Trinità) fa tanto Hitchcock e Visconti... Barbara Bouchet va a letto con Rosalba Neri... qualcuno ammazza qualcun' altro... probabilmente esasperante o esaltante a seconda da come lo si prende. O a seconda della copia che si visiona, visto che come molti film dell'epoca ebbe grossi problemi con le forbici della censura.

1971 L'occhio nel labirinto, di Mario Caiano con Rosemary Dexter, Adolfo Celi, Alida Valli, Horst Frank, Sybil Danning
Gli era già successo con il western, gli risuccede con il thriller: il non proprio dinamico Caiano arriva anche stavolta in ritardo e in piena Argento-mania si mette sulla scia dei sexi thriller di Lenzi, puntando su ambientazioni turistiche (Isola d'Elba) e belle donne poco vestite e in pericolo.

1971 La morte cammina con tacchi alti, di Luciano Ercoli con Frank Wolff, Susan Scott, Simon Andreu, George Rigaud, Carlo Gentili, Claudie Lange
Anche Ercoli è ancora rimasto al sexi-thriller. Trama gialla lambiccata come poche, il film regge la prima parte grazie ai frequenti spogliarelli professionali o privati della protagonista. Dopo un colpo di scena alla "Psyco" (beh, quasi...), il film poi si incanala in un'indagine poliziesca di britannico grigiore.

1971 La tarantola dal ventre nero, di Paolo Cavara con Giancarlo Giannini, Stefania Sandrelli, Claudine Auger, Barbara Bouchet, Rossella Falk
Imitazione argentiana di una certa violenza, ma il cast e la produzione di serie A sono malserviti da una regia anonima. Generoso nudo della Bouchet, che però è la prima ad essere ammazzata.

1971 La bestia uccide a sangue freddo, di Fernando Di Leo con Klaus Kinski, Margareth Lee, Rosalba Neri, John Karlsen
Universalmente considerato uno dei peggiori film di Di Leo di sempre, anche dallo stesso regista. Budget misero, Klaus Kinski, un bel po' di bonazze, trama "groviera", ritmi "onirici", tono indeciso tra il thriller argentiano e il gotico vecchio stampo: Bava avrebbe delirato alla grande con materiale del genere, il più concreto Di Leo si limita invece a pigiare i tasti del sesso e della violenza.

1971 I due volti della paura, di Tullio De Micheli con George Hilton, Fernando Rey, Anita Strindberg, Luciana Paluzzi, Eduardo Fajardo
Paura non se trova molto in questo piatto giallo, in cui si spreca un ottimo cast e si punta tutto sulla sensazionalistica sequenza che mostra una VERA operazione al cuore. Crepuscolo delle coproduzioni italo-spagnole.

1971 Il diavolo a sette facce, di Osvaldo Civirani con Carroll Baker, George Hilton, Lucretia Love, Luciano Pigozzi, Franco Ressel
C'è la Baker, ma non c'è quasi niente di sexi in questo giallo poco thriller, dove si risparmia pure sui morti ammazzati. Anche qui tira gli ultimi l'intesa italo-spagnola.

1971 Un omicidio perfetto a termini di legge, con Tonino Ricci di Elga Andersen, Philippe Leroy, Ivan Rassimov, Rossana Yanni
Produzione italo-spagnola pure questa, una garanzia di mediocrità ormai. Solito sexi-thriller poco sexi e ancor meno thriller. Colpi di scena un tanto al chilo, attori che se la cavano come possono, tono indeciso.
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#12 Tom

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Inviato 24 gennaio 2010 - 16:22

1972: Soliti buoni vecchi delitti (paperini a parte)

Quel che piace dei produttori italiani è il senso della misura e la capacità di imparare dai propri errori. Infatti, come già era successo con il peplum, gli 007 italiani e i western spaghetti, in un paio d'anni riescono a saturare anche il thriller. Così il 1972 è un'annata prolifica quasi come la precedente, ma un po' meno sfiziosa. Anche se non mancano i pezzi da novanta.

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1972 Mio caro assassino, di Tonino Valeri con George Hilton, Salvo Randone, Marilù Tolo, Patty Shepard, Sofia Dionisio, William Berger
Valeri è giustamente noto per i suoi western, ma realizza forse il suo miglior film in questa sua (purtroppo) unica incursione nel thriller. Il film di fatto non si discosta in nulla, nello stile, nella confezione e nel tipo di storia, dai primi thriller di Argento (giusto qualche litro di sangue in meno e qualche metro di epidermide femminile in più): semplicemente Valeri è l'unico che rivaleggia con Argento in quanto a capacità di messa in scena e solidità di regia. Anzi, semmai ci mette in più una maggiore sicurezza nella direzione degli attori. Piccolo capolavoro del genere, ingiustamente quasi dimenticato.

1972 Non si sevizia un paperino, di Lucio Fulci con Tomas Milian, Barbara Bouchet, Florinda Bolkan, Marc Porel, Irene Papas
Durissimo ed isolato thriller di Fulci, fuori da ogni schema (nessun vero protagonista, Milian e la Bouchet diventano centrali solo nell'ultima mezz'ora), tanto che ancora oggi è quasi impossibile da vedere in versione integrale in TV. Fulci rinuncia agli ambienti glamour ed eleganti tipici del genere e immerge un'atroce storia di bambini assassinati nella più povera e arretrata provincia meridionale. A parte i crudelissimi ammazzamenti di bambini, celebri le sequenze super-censurate del linciaggio della Bolkan e il nudo della Bouchet davanti ad un bambino (in realtà fu usato un nano come controfigura). Acido solforico contro la religione, con Fulci che mette sullo stesso piano fede cattolica e la più ignorante superstizione paesana...

1972 I corpi presentano tracce di violenza carnale, di Sergio Martino con Suzy Kendall, Tina Aumont, Luc Merenda, John Richardson
Probabilmente il miglior thriller di Martino. Orfano della Fenech ne trova la degna sostituta nella bellissima Suzy Kendall, già vista nel "L'uccello dalle piume di cristallo", e comunque per non scontentare nessuno riempie il film di gnocca di primordine. Come in tutti i suoi thriller la trama gialla e i personaggi contano poco o nulla, conta l'eleganza della messa in scena, il glamour degli ambienti e l'alto tasso di erotismo. Ma stavolta Martino prende anche un po' più sul serio la materia trattata e sforna una seconda parte adrenalinica di grande effetto, probabile apice di tutto il suo cinema.

1972 Il tuo Vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave, di Sergio Martino con Anita Strindberg, Luigi Pistilli, Edwige Fenech, Ivan Rassimov
Uno dei titoli più assurdi del genere, per altro preso da un biglietto minaccioso che riceveva la Fenech ne "Lo strano vizio della Signora Wardh": tanto anche regista, attori e i colpi di scena sono sempre quelli. Anticipo di "Shining" nella provincia veneta. A Pistilli scrittore in crisi va però meglio che a Jack Nicholson, dato che invece che con Shelley Duvall va a letto con la Strinberg e la Fenech. Anzi, visto che sono tutti perversi tutti vanno a letto con tutti e a tempo perso ci scappano i morti. Finale alla Poe, poi riciclato da Argento in "Due occhi diabolici". Dalla serie, non si butta via niente.

1972 Il Coltello di ghiaccio, di Umberto Lenzi con Carroll Baker, Alan Scott, Evelyn Stewart, Eduardo Fajardo
Al suo quarto thriller con la Baker (ma slegato rispetto alla trilogia formata dai primi tre film), Lenzi tenta forse un passo più lungo della gamba. Non trova di meglio che prendere ispirazione dal classico hollywoodiano anni '40 "La scala a chiocciola" di Robert Siodmak. Il problema non sta tanto nella rifrittura del classico (ovvero, bella muta in pericolo), anche perché Lenzi in realtà si prende parecchie libertà rispetto alla trama del modello, ma nel tentativo, fuori dalla sua portata, di servire il solito thriller in confezione più classica e severa. Comunque, confezione di pregio.

1972 Amore e morte nel giardino degli dei, di Sauro Scavolini. Con Peter Lee Lawrence, Erika Blanc, Orchidea De Santis
Film dai tanti flashback e pochi soldi, probabile gioiellino semisconosciuto. Dramma introspettivo con sanguinose deviazioni thriller (o viceversa). Naturalmente l'introspezione non va a discapito delle abbondanti scene di nudo... non sia mai. Ornitologo in una grande villa rinviene un misterioso nastro audio, attraverso il quale forse ricostruisce i contorni di un inquietante delitto. Spicca tra gli interpreti Peter Lee Lawrence, sfortunato "Kid" di molti western all'italiana, morto giovanissimo per un tumore al cervello (il cui suicidio è forse una leggenda urbana nata in rete).

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1972 Sette scialli di seta gialla, di Sergio Pastore con Anthony Steffen, Sylvia Koscina, Renato De Carmine, Giacomo Rossi Stuart
Pastore fa il copione, sbirciando i temi del compagno di banco Argento e persino nel registro di classe del maestro Hitchcock, ma a differenza di altri sa copiare bene. Praticamente il film è un puzzle di idee, scene e sequenze prese da altri thriller, ma funziona. Omicidi realmente efferati, un buon cast e persino una delle migliori variazioni della doccia di Psyco. Cinema sono serie B ma ben oliato.

1972 La dama rossa uccide sette volte, di Emilio Miraglia con Barbara Bouchet, Ugo Pagliai, Marina Malfatti, Marino Masè
Non male questo classico giallaccio di serie B, tutto sangue, sesso e brividi a buon mercato, che in qualche vaga atmosfera gotica ricorda certi filmetti americani da drive-in del decennio precedente (quelli parodiati da "Rocky Horror Picture Show" per capirci). Soluzione finale trascurabile, giusto per usare un eufemismo. Ma chi se ne frega dell'assassino, se c'è la Bouchet.

1972 La morte accarezza a mezzanotte, di Luciano Ercoli con Susan Scott (Nieves Navarro), Simon Andreu, Peter Martell, Claudie Lange
Quasi una trasposizione non ufficiale della Valentina di Crepax. Alla Scott/Navarro manca solo il celebre taglio di capelli alla Louise Brooks, per il resto il suo personaggio si chiama Valentina, ha un carattere sventato e curioso, confonde sogni e realtà (anche perché si fa di acidi, vedi un po') ed è circondata e concupita da ogni tipo di personaggio: unico grande e sentito assente la giusta dose di erotismo. Comunque gradevole tentativo di thriller-rosa, che mostra i consueti feroci ammazzamenti con toni da commedia.

1972 Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?, di Giuliano Carmineo con Edwige Fenech, George Hilton, Giampiero Albertini, George Rigaud, Paola Quattrini
Visto che ha sottomano la Fenech (e va beh: anche Hilton) Carmineo guarda soprattutto ai thriller di Martino. Ne copia bene le ambientazioni e mette in scena almeno due omicidi che poi verranno forse ripresi e nobilitati da De Palma (l'omicidio in ascensore per "Vestito per uccidere") e Argento (l'omicidio tra la folla per "Tenebre"). Commette però l'imperdonabile errore di far spogliare la Fenech solo una volta e solo all'inizio del film: tocca quindi prestare attenzione alla risibile trama gialla, con più buchi di un colino. Tsè, Martino non avrebbe mai commesso un errore simile!

1972 Delirio caldo, di Renato Polselli con Mickey Hargitay, Rita Calderoni, Tano Cimarosa, Krista Barrymore
Regista tra i più sfasciati e dai budget più arrabattati, Polselli delira come solo certi registi di serie Z riuscivano a fare e avevano il coraggio di osare. Trama in tema col delirio del titolo, attori allo sbaraglio, ma il tutto immerso in un' orgia di colori, merito in egual misura delle luci di scena quanto delle cravatte "seventies" degli attori.

1972 Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della Squadra Mobile, di Roberto Bianchi Montero con Farley Granger, Sylva Koscina, Silvano Tranquilli, Annabella Incontrera, Chris Avram, Femi Benussi
Altra gradevole robaccia di serie B. Trama assurda, budget delle piccole occasioni, ma cast di lusso, con in ovvio primo piano uno stuolo impressionante di attrici note, tutte in ruoli dai facili e ridotti costumi. Un film di sanguinosissimi ammazzamenti, maschietti dall'aria sospetta e femminucce ossessionate dall'igiene personale (abbondano le doccie).

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1972 Passi di danza su una lama di rasoio, di Maurizio Pradeaux con Susan Scott, Robert Hoffman, George Martin, Anuska Borova
Ancora serie B, forse C, passabile ma un po' triste, perché qui non si calca neanche tanto (rispetto alla media del genere) su sangue e sesso. Solita trama lambiccata con classica soluzione ad alto tasso di improbabilità.

1972 Il prato macchiato di rosso, di Riccardo Ghione con Marina Malfatti, Enzo Tarascio, Barbara Marzano, Lucio Dalla
Dovrebbero esserci hippie, sequenze psichedeliche, sanguisughe meccaniche, scienziati nazisti, ricconi in cerca di sangue fresco e Lucio Dalla nella parte di un barbone. Sicuramente curioso. Come minimo.

1972 Ragazza tutta nuda assassinata nel parco, di Alfonso Brescia con Robert Hoffman, Pilar Velasquez, Irina Demick, Adolfo Celi, Philippe Leroy
Il titolo scemotto e piccante non inganni: è una coproduzione con la Spagna, ormai un sinonimo di grigiore e mestiere anonimo. Gialletto tedioso e quel che è peggio completamente autocensurato.

1972 L'assassino... è al telefono, di Alberto De Martino con Telly Savalas, Anne Heywood, Rossella Falk
Tristissimo giallo di serie Z, privo di budget quanto di idee (l'unica è rubata a "Paura sul palcoscenico" di Hitchcock). Unica curiosità, la presenza di un minaccioso Telly Savalas pre-Kojak.

1972 La casa della paura, di William L. Rose con Daniela Giordano, Rosalba Neri, Raf Vallone, Karin Schubert
Oscuro filmetto circolato pochissimo, serie Z all'ennesima potenza. Unica attrattiva... la solita: Daniela Giordano e Karin Schubert probabili vittime poco vestite di maniaci variamente assortiti.

1972 La polizia brancola nel buio (qualcuno lo data 1973, uscito solo nel 1975), di Helia Colombo (Elia Palumbo) con Gabriella Giorgelli, Elena Veronese, Joseph Arkim
Filmetto assolutamente terrificante e non nel senso buono per un thriller. Detto che il protagonista è in grado di fotografare in pensieri della gente, credo si sia detto tutto. Edwoodiano.
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#13 Tom

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Inviato 24 gennaio 2010 - 16:33

1973: Pochi e maledetti

Solo quattro titoli prodotti, due dei quali per altro "maledetti" ed assolutamente eccentrici. Il crollo produttivo non tragga troppo in inganno: ai tempi i film circolavano nelle sale per mesi e c'era da smaltire l'esorbitante produzione dei due anni precedenti. Inoltre c'è da mettere in conto che nel 1973 ci fu un singolare (e per quanto mi riguarda po' incomprensibile) ritorno di fiamma per l'horror gotico.

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1973 Lisa e il diavolo, di Mario Bava con Telly Savalas, Elke Sommer, Sylva Koscina, Alida Valli
Vittima di una delle peggiori cialtronate produttive di sempre (quel volpone del produttore rimontò il film e lo distribuì col titolo "La casa dell'esorcismo", ovviamente per spacciarlo come un clone del film di Friedkin), il film è stato recuperato e restaurato solo in anni recenti. Bava aveva realizzato il suo film più surreale e onirico, mai così lontano da Hitchcock, mai così vicino a Bunuel. La storia, ai limiti della comprensibilità, non conta. Conta la maestria e lo stile di Bava nel dilatare tempo e spazio, trascinando lo spettatore (che sta al gioco) in una dimensione da incubo. Per una volta il regista è sorretto anche da un cast di tutto rispetto, a cominciare da un mefistofelico Telly Savalas che ciuccia già il lecca-lecca, tic che renderà celebre in Kojak. La presenza inquietante di alcuni manichini, tornerà anche nel film successivo...

1973 Spasmo, di Umberto Lenzi con Robert Hoffman, Suzy Kendall, Ivan Rassimov, Monica Monet
Nei suoi molti thriller (il regista più prolifico del genere) Lenzi ha sempre tenuto il piede in due scarpe: a volte fedele al sexi-thriller da lui canonizzato, a volta imitatore del thriller violento argentiano. Per una volta tenta una terza via, con un film di stampo classicamente hitchcockiano, dalla violenza e l'erotismo contenuti (se non addirittura totalmente assenti), dalla trama particolarmente complicata e dal finale spiazzante. Messa in scena di classe, nonostante una certa povertà di budget visibile soprattutto nelle scenografie. Anche qui, come nel film precedente ci sono degli inquietanti manichini. Nel film successivo sarà la volta delle bambole...

1973 Baba Yaga, di Corrado Farina con George Eastman, Carroll Baker, Isabelle De Funès, Ely Galleani
Trasposizione di una delle più celebri e visionarie storie di "Valentina" di Crepax. Altro film restaurato solo in anni recenti, all'epoca devastato dai produttori che tagliarono praticamente tutte le sequenze erotiche ed oniriche... vien da domandarsi cosa si aspettavano trasponendo il fumetto di Crepax... Nonostante la somiglianza fisica Isabelle De Funès non ha il fascino dell'originale disegnato (probabilmente impresa impossibile per qualunque donna in carne e ossa). Ottima invece la consueta Carroll Baker nella parte per lei insolita della carnefice. Gran sfoggio di stile, tra belle immagini, musica di classe e quelle atmosfere vagamente luciferine presenti in molti film del periodo. Noiosissimo o tremendamente affascinate; come il fumetto d'altra parte.

1973 Il fiore dai petali d'acciaio, di Gianfranco Piccioli con Gianni Garko, Carroll Baker, Paola Senatore
L'unico thriller di mestiere prodotto nell'anno è un gialletto scombiccherato che parte bene, continua male e finisce malissimo. Visto che anche qui c'è la Baker (ma in una parte secondaria e afflitta da pettinature e vestiti orrendi), si guarda molto ai sexi-thriller di Lenzi, ma con un uomo al centro dell'inghippo. Pochi ammazzamenti e qualche nudo piuttosto audace per tener sveglio (invano) l'annoiato spettatore.

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1973 La porta sul buio, serie TV in quattro episodi da un'ora l'uno, ideata da Dario Argento e prodotta da Rai Uno.

1. Il vicino di casa di Luigi Cozzi con Aldo Reggiani, Laura Belli, Mimmo Palmara, Alberto Atenari
2. Il tram di Sirio Bernadotte (Dario Argento) con Enzo Cerusico, Paola Tedesco, Pier Luigi Aprà
3. La bambola di Mario Foglietti con Robert Hoffman, Gianfranco D'Angelo, Mara Venier,
4. Testimone oculare di Roberto Pariante e Dario Argento con Marilù Tolo, Riccardo Salvino, Glauco Onorato
Praticamente "L'ora di Argento"! Come nel celebre telefilm "L'ora di Hitchcock", con la sua aria allegrona, Dario Argento introduce personalmente i quattro episodi di questa "cultissima" miniserie RAI. Sia pure ripuliti da sgozzamenti e tette rispetto ai film che erano nelle sale, questi mini-film da un'ora l'uno ben rappresentano pregi e difetti dei thriller all'italiana: indiscussa capacità di inquietare, qualche problemuccio nel far tornare i conti delle trame. Ispirato a Poe "Il vicino di casa" del non trascendentale Luigi Cozzi è il più compatto e ben riuscito. "Il tram" è invece il più ingegnoso e argentiano, anche perché l'unico diretto ufficialmente (pur dietro pseudonimo) da Argento stesso. Giusto potabile "La bambola", il meno thriller e il più psicologico dei quattro, con Gianfranco D'Angelo(!) nella parte del commissario. Trama così così, ma una bella dose di suspense per il conclusivo "Testimone oculare". Da piangere al pensiero delle minestrine con barbiturici che la RAI propone oggigiorno.

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A differenza dei western spaghetti, di cui ad Hollywood e dintorni non capiranno mai una cippa, le novità del thriller all'italiana vengono subito metabolizzate e affinate dal cinema americano, a cominciare dai nuovi maestri della paura De Palma, Romero e Carpenter. Niente thriller spaghetti d'imitazione americana quindi. L'unica intromissione anglofona nel genere è una coproduzione inglese, ma di elevata caratura...

1973 A Venezia... un dicembre rosso shocking (Don't Look Now) di Nicolas Roeg. Con Donald Sutherland, Julie Christie, Massimo Serato, Renato Scarpa, Clelia Matania, Leopoldo Trieste
Classico del genere caduto un po' nel dimenticatoio, insieme al suo regista. Dovrebbe invece far scuola la sua capacità di rendere credibili e concreti elementi ad alto rischio ridicolo involtarlo, tipo visioni premonitrici e fantasmi infantili. Roeg gira con uno stile sfolgorante un thriller parapsicologico di raro fascino e inquietudine, sfruttando in pieno l'ambientazione veneziana, mai così putrescente e oscura. Rispetto ai colleghi italiani può anche contare su due attori mostruosi come Donald Sutherland e Julie Christie. Finale di quelli che non si dimenticano. Il titolo italiano è allo stesso tempo cialtrone e genialoide, comunque figlio dei tempi.
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#14 Tom

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Inviato 24 gennaio 2010 - 16:42

1974: Il diavolo probabilmente

Ultima bella, solforosa fiammata generale del thriller all'italiana. Annata particolare, più all'insegna di Polanski (e del Friedkin de "L'esorcista") che non di Argento, tutta da riscoprire, con parecchi film notevoli, anche se tutti stranamente poco noti.

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1974 Il profumo della signora in nero, di Francesco Barilli con Mimsy Farmer, Maurizio Bonuglia, Mario Scaccia, Orazio Orlando
L'unico vero difetto di questa agghiacciante pellicola sono i pesantissimi debiti con i thriller di Polansky ("Repulsion" soprattutto), ma si tratta comunque di una opera splendidamente inquietate, con uno dei finali più neri dell'intero genere. Come altre pellicole del '74, tutto il film è attraversato da una strana aria triste e crepuscolare. Le frequenti citazioni di "Alice nel paese del meraviglie" (anche quelle eredità di "Repulsion") accompagnano il genere verso il paranormale e il soprannaturale. Barilli girerà solo un altro lungometraggio per il cinema (è attivo in TV) e sarà sempre un thriller: "Pensione paura" nel '77.

1974 Macchie solari, di Armando Crispino con Mimsy Farmer, Barry Primus, Ray Lovelock, Angela Goodwin, Massimo Serato
La bellissima e malinconica Mimsy Farmer è protagonista anche di questo film di Crispino (altro regista dalla carriera rarefatta, già autore del notevole "L'etrusco uccide ancora"), thriller inclassificabile che va contro a molti luoghi comuni del genere: una spiccata tendenza al macabro più che agli schizzi di sangue (che non mancano), ambientazione diurna, apparentemente nessun assassino psicopatico. Memorabile la parata iniziale di suicidi.

1974 Un fiocco nero per Deborah, di Marcello Andrei con Bradford Dillman, Marina Malfatti, Delia Boccardo
Ancora di sana derivazione polanskiana, con un occhio - anzi due - a "Rosemary's Baby" stavolta - è un altro notevole film di ossessioni, possessioni, satanassi e fantasmi. Unica misteriosa opera riuscita di un regista che aveva girato e girerà solo film men che mediocri. A volte forse più del regista conta la manodopera, che stavolta assicura un'ottima fotografia, una bella colonna sonora classicheggiante, una dignitosa sceneggiatura e soprattutto un cast di tutto rispetto.

1974 Le orme, di Luigi Bazzoni con Florinda Bolkan, Peter McEnery, Ila Kedrova, Nicoletta Elmi, Klaus Kinski, Caterina Boratto, Evelyn Stewart
Oltre che (ancora!) a Polansky, si rifà all'algido Altman di "Images" questo raffinato film dell'interessante Bazzoni, nel genere già regista de "Giornata nera per l'ariete" (1971) e "La donna del lago" (1965), autore di enorme eleganza e forse per questo un po' frigidino. Anche in questo caso sforna un altro thriller un po' vacuo, ma che può vantare una confezione di gran classe. Florinda Bolkan, ai tempi famosissima, era brava e bella. La piccola Nicoletta Elmi e Lilia Kedrova torneranno anche in "Perché?"

1974 Chi sei?, di Ovidio G. Assonitis con Juliet Mills, Richard Johnson, Gabriele Lavia, Elizabeth Turner
Sulla scia de "L'esorcista", ma (ANCORA!) più vicino al Polansky di "Rosemary's Baby" è un interessante thriller demoniaco, girato con uno stile elegante ed ellittico. Forse anche troppo ellittico visto che la trama, basata su un'idea piuttosto ingegnosa, non è sempre comprensibilissima, tra flashback e visioni. Notare che nei prodotti italici ispirati al film di Firedkin il linguaggio sboccato dell'impossessata/o di turno superava spesso in crudezza e blasfemia l'originale americano. Anche questo da riscoprire.

1974 Perché? (o Il medaglione insanguinato) di Massimo Dallamano con Nicoletta Elmi, Richard Johnson, Joanna Cassady, Lilia Kedrova
Regista di solidità rara nel nostro cinema di genere, Dallamano dà una verniciata di grande eleganza visiva anche a questo racconto diabolico (e piuttosto triste) di bambine possedute e quadri misteriosi, puntando più sulle atmosfere che sugli effettacci e sfruttando bene l'ambientazione antica garantita da Spoleto. Se ci si lascia affascinare e non si bada a qualche sbavatura, regala sani momenti di autentica inquietudine. Occhio alla bravissima Nicoletta Elmi che fa la bambina inquietante prima in questo film, poi in "Profondo Rosso".

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1974 L'uomo senza memoria, di Duccio Tessari con Senta Berger, Luc Merenda, Umberto Orsini, Anita Strindberg
Dopo "Una farfalla con le ali insanguinate" (1971) Tessari percorre ancora una strada tutta sua nel thriller. Originalità o testardaggine? In realtà l'influenza di Argento c'è e si vede nell'ossessione per i particolari rivelatori e gli effetti sanguinosi di alcune scene, ma la trama e i personaggi guardano più ai thriller e ai noir classici hollywoodiani che non alla scuola nostrana. Lento, elegante, un po' triste: perfettamente in linea con gli altri film di questa annata.

1974 Gatti rossi in un labirinto di vetro, di Umberto Lenzi con John Richardson, Martine Brochard, Ines Pellegrini
Uno dei pochi thriller "normali" dell'anno è dell'immancabile Lenzi, che smette i panni del caposcuola e imita tranquillamente il nuovo maestro Argento, dimostrando ancora una volta di avere mestiere e idee. Data per scontata l'assoluta mancanza di qualsiasi originalità (il modello principale è "L'uccello dalle piume di Cristallo") e il solito finale con la logica che fa le capriole, è un thriller assolutamente ben fatto, teso e sanguinoso al punto giusto. Il "tocco d'autore" lo si nota in qualche scena di sesso morbosetta.

1974 L'Anticristo, di Alberto De Martino con Carla Gravina, Mel Ferrer, Arthur Kennedy, Umberto Orsini
Decisamente più appiattito sul modello del film di Friedkin rispetto a "Chi sei?", De Martino realizza praticamente una versione all�?? amatriciana de "L'Esorcista", speziata con un po' di folklore italiano e una ancor più decisa vena blasfema. Neanche a dirlo, il film rischia e cade nel ridicolo involontario ogni due per tre, ma la Gravina è una vera attrice e non manca la giusta aria malsana. Il cinema di De Martino tornerà a puzzare di zolfo con il più noto "Holocaust 2000".

1974 Cinque donne per l'assassino, Stelvio Massi con Francis Matthews, Pascale Rivault, Giorgio Albertazzi, Howard Ross, Katia Christine
Dalla serie "non ci teniamo a dir niente di nuovo fin dal titolo". Il "duro" Massi specializzato in poliziotteschi ci prova col thriller alla Argento, ma non sempre ha il tocco adatto. Comunque vedibile, anche perché sorretto da una sceneggiatura più solida rispetto alla tradizione del genere.

1974 L'assassino ha riservato nove poltrone, di Giuseppe Bennati con Rosanna Schiaffino, Janet Agren, Paola Senatore
Per gli sceneggiatori dei thriller all'italiana "Dieci piccoli indiani" della Christie doveva essere come la bibbia per dei seminaristi, vista la frequenza con cui era... citato. Questa è una delle versioni più esplicite, anche se non manca lo sbocco paranormale in linea coi tempi. Insomma un potabile thriller di ambientazione teatrale con trama semi-gotica. Dignitosa serie B.

1974 Delitto d'autore, di Mario Sabatini con Sylva Koscina, Pier Paolo Capponi, Luigi Pistilli, Krista Nell
Più che altro giocato sul fascino della matura, ma ancora parecchio piacente Sylva Koscina, un film piuttosto povero e insignificante sulla scia di Argento. Cast degno di miglior causa.

1975: Argento vivo. Assassini stanchi

E' l'anno di "Profondo rosso", mica uno scherzo. Ma tira anche aria da fine festa, visti i pochi titoli, quasi tutti dimenticabili. Ma per fortuna il genere riserverà ancora delle belle sorprese.

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1975 Profondo rosso, di Dario Argento con David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Clara Calamai, Eros Pagni, Nicoletta Elmi
Meno perfetto ed elegante de "L'uccello dalle piume di cristallo", ma assolutamente più spaventoso. Argento porta alle estreme conseguenze il suo cinema: musica martellante (farà scuola), atmosfere malate, particolari disturbanti, ambiguità assoluta dei personaggi, scomposizione geografica dei set. Con il suo snervante rifiuto della logica e del buon senso (i personaggi fanno cose assurde: si veda la tipa che scappa e poi rientra in casa dopo aver trovato la bambolina impiccata), Argento crea un mondo inospitale ma affascinate, con regole, spazi e dinamiche tutte sue. Passano alla storia le sadiche esplosioni di gelida violenza, dove ancor più del "cosa" e del "come" conta il "quando": Argento piazza lo splatter nei momenti più inaspettati, o gioca fino allo spasimo con le aspettative degli spettatori. Un film che ancora oggi, dopo molteplici visioni, non ha perso un grammo della sua aria sinistra e capacità di mettere a dura prova i nervi allo spettatore. Indiscusso capolavoro e forse il film più rappresentativo dell'intero genere.

1975 L'ultimo treno della notte, di Aldo Lado con Flavio Bucci, Macha Meril, Franco Fabrizi, Enrico Maria Salerno, Marina Berti
Variazione, altrettanto violenta, de "L'ultima casa a sinistra" di Wes Craven (a sua volta variante pulp de "La fontana della vergine" di Bergman); se non che il film italiano appare più sottile, straniante e ben recitato (almeno nei ruoli principali) del film americano. Malsano e discutibile come un po' tutti gli esempi del filone "rape & revenge", ma rispetto agli altri film del sottogenere il film di Lado si distingue per cura, capacità di messa in scena e un distacco che forse rimanda al Kubrick di "Arancia meccanica". Che dire? Decisamente altri tempi per il nostro cinema...

1975 L'assassino è costretto ad uccidere ancora, di Luigi Cozzi, con George Hilton, Michel Antoine, Cristina Galbo, Femi Benussi
Titolo meta-cinematografico considerato l'abuso della figura del maniaco assassino che si è fatto nel genere? Anche se amico e fedele discepolo di Argento, Cozzi "argenteggia" meno di tanti altri. Tanto per cominciare giocando fin dall'inizio a carte scoperte con lo spettatore sull'identità dell'assassino. Poi rispetta le regole fondamentali del genere: piazza lì due o tre pugni nello stomaco ben assestati, spoglia con doverosa frequenza l'allora onnipresente Femi Benussi e fa sgranare quel che serve gli occhioni all'adorabile meteora Cristina Galbo. Film da non sopravvalutare, ma neanche da trascurare.

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1975 Il vizio ha le calze nere, di Tano Cimarosa con John Richardson, Dagmar Lassaner, Ninetto Davoli, Giacomo Rossi Stuart, Magda Konopka, Daniela Giordano
Non brilla per originalità fin dal titolo l'esordio alla regia di Tano Cimarosa, caratterista siculo di secondo e terzo piano. Giallo ovviamente argentiano (vecchia maniera) dai curiosi inserti dialettali (che fanno tanto genere alla deriva) e qualche vaga annotazione sociale. Il cast rende forse digeribile la solita trama anodina e telefonata. Al limite c'è qualche scena spinta a dare ogni tanto la sveglia.

1975 Malocchio, di Mario Siciliano con Jorge Rivero, Anthony Steffen, Daniela Giordano, Richard Conte, Eduardo Fajardo
Detto che è noto anche con il titolo "Eroticofollia", parrebbe il caso di non sprecare altre parole. In realtà il film pare sia una virgola migliore dei due insensati titoli che gli sono stati appioppati. Potabile serie B che bada al sodo, ha i suoi momenti e tipicamente delude sono nel finale buttato lì. Anche qui tira aria crepuscolare, con un cast che in buona parte rimanda agli spaghetti western d'annata.

1975 Nude per l'assassino, di Andrea Bianchi con Nino Castelnuovo, Edwige Fenech, Femi Benussi, Solvi Stubing, Franco Diogene
Se il titolo non bastasse, un'occhiata ai nomi femminili del cast e svanisce ogni dubbio su dove andrà a parare il film. Peccato che l'erotismo proposto sia poco sexi(-thriller) e abbia invece molto dell'allora nascente filone pecoreccio. Se non altro la commistione di lame affilate e rotondità femminili non dovrebbe annoiare. Non più di tanto almeno.

1975 Ciak si muore, di Mario Moroni con Giorgio Ardisson, Annabella Incontrera, Ivano Staccioli Belinda Bron
Il film nel film: segno definitivo del preoccupante stato di salute del genere? Ovviamente ambientato durante le riprese di un film, è un giallo troppo giallo e quasi per niente thriller, la cui deprimente povertà si riflette sull'aria dimessa della finta troupe messa in scena. Neanche qualche nudo e quel tanto di sangue d'ordinanza bastano a sollevare il film dalla sua tristezza.
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#15 Dudley

Dudley

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Inviato 24 febbraio 2010 - 11:21

Tom, complimenti per questo tuo lavoro ... FANTASTICO !!! La tua é una validissima guida al "giallo" italiano, non mancherò di procurarmi qualcuna di queste pellicole!

PS: a chi é interessato, segnalo che alcuni di questi films sono presenti nella collana "giallo" dell'editore francese NEOPUBLISHING, i cui DVD si trovano a prezzi molto bassi (ad esempio) su amazon.fr ... versione audio italiana sempre presente, purtroppo (mi pare) con sottotitoli in francese non disattivabili ... ma non é così grave, visto il prezzo ...

http://www.neopublis...pdt_idpdttyp=27

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#16 Tom

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Inviato 30 marzo 2012 - 14:45

Imageshackdemmerda permettendo, ho sistemato i tag a questa discussione, che erano tutti partiti con il cambio di forum.
Non avevo mai postato l'ultima "puntata", che poi mi sono stufato e non sono più andato avanti del '77, eccola (con già la prima immagine che si fa vedere quando cazzo vuole lei)...

1976: Sussuri e grida

Già apparentemente avviato ad un mesto sbaraccamento, nel 1976 il thriller all'italiana cala invece un gran bel poker d'assi, tra cui due superclassiconi del genere.

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1976 La casa dalle finestre che ridono, di Pupi Avati con Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Vanna Busoni
Avati prende il thriller e lo porta in provincia, anzi nello strapaese italiano, alla Don Camillo e Peppone. Niente appartamenti borghesi, con "moquette stile e l'Hi-Fi" (a dirla alla Guccini), ma vecchi "tinelli marron" (a dirla alla Paolo Conte). E indiscutibilmente dimostra che uno psicopatico che parla in dialetto fa molta più paura dei soliti matti in impermeabile nero tutti uguali, a Milano, come a Londra o a New York. Film angosciante e spaventoso, se mai ce n'é stato uno. Raro caso di thriller che inquieta quasi di più una volta che si conosce il colpo di scena finale, che tra l'altro va annoverato tra i più geniali dell'intero genere.

1976 Suspiria di Dario Argento con Jessica Harper, Stefania Casini, Alida Valli, Miguel Bosè, Joan Bennett
Dopo "Profondo rosso" era nell'aria: Argento si abbandona definitivamente al paranormale e al fantastico, con questa barocca e visionaria fantasia di streghe, passaggi segreti, colori assurdi, musichette sinistre, animaletti schifosi, omicidi surreali. Persino il sangue (sparso a litri) diventa di un rosso irreale. Generalmente considerato tra i più deliranti di Argento, a ben vedere è invece uno dei suoi film più solidi, dove una volta accettata la logica fantastica meglio tornano alla fine i conti della trama. Quel po' che si perde in coinvolgimento emotivo lo si guadagna in fascino e suggestione.

1976 Il gatto dagli occhi di giada, di Antonio Bido con Corrado Pani, Paola Tedesco, Paolo Malco, Franco Citti, Bianca Toccafondi
Dopo Barilli e Crispino, Bido è un altro regista semisconosciuto con all'attivo due thriller di tutto rispetto (l'altro sarà "Solamente nero" del 1978). In questo caso si mette tranquillamente sulla scia di Argento, per il titolo, per le musiche simil-Goblin, il tipo di trama, i personaggi e l'assassino nerovestito. Di suo ci mette una regia solida, che sfrutta le occasioni per creare suspense e sa come riprendere e utilizzare gli scenari, tra cui un affascinante e irreale Padova. Insolita per il genere la concretezza del movente dell'assassino, servita nel solito finale ad effetto.

1976 Un sussurro nel buio, di Marcello Aliprandi con John Phillip Law, Nathalie Delon, Olga Bisera, Alessandro Poggi, Joseph Cotten
Altro film di suggestiva ambientazione veneta, ma questa volta del tutto originale rispetto ai prodotti simil-argentiani. Molta malinconia, psicologia ed atmosfere, poco sangue e nessun assassino coi guanti. Inquietante e un po' morbosa, ma anche delicata storia di fantasmi, girata con uno stile elegante e ricercato. Cast di lusso, quasi tutto straniero, con il solito impeccabile Joseph Cotten. Quando il cinema di genere italiano era superiore a qualsiasi film "d'autore" attuale. Probabilmente il miglior film di Aliprandi, regista di un certo talento con qualche velleità di troppo.

1976 Nove ospiti per un delitto, di Ferdinando Baldi con Spiros Focás, George Eastman, Nicoletta Machiavelli
Ennesima variazione (anche numerica... ma solo uno in meno, giusto per non esagerare in quanto ad originalità) di "Dieci piccoli indiani". Bella ambientazione, belle attrici che si spogliano, loschi borghesacci che si guardano di traverso e un assassino misterioso (ma solo per i protagonisti babbei, lo spettatore mediamente avvertito lo sgama dopo cinque minuti). Un giallaccio, gustoso o indigesto a seconda della dieta.

1976 Passi di morte perduti nel buio, di Maurizio Pradeaux con Leonard Mann, Robert Webber, Vera Krouska, Nino Maimone, Barbara Seidel
Qui non c'è dieta che tenga: indigesto e deprimente. Gli autori tentano di mescolare il thriller con la comicità coatta alla Monnezza. Con risultati pietosi.

1977: Transfer, suspence, hypnos

Gli ultimi assi il thriller all'italiana li ha calati l'anno prima, ma ha ancora qualche bel re da giocarsi. Bei film e livello generale piuttosto sostenuto.

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1977 Pensione Paura, di Francesco Barilli con Leonora Fani, Luc Merenda, Francisco Rabal, Jole Fierro, Wolfango Soldati
Se il primo thriller di Barilli, "Il profumo della signora in nero", guardava a "Repulsion", questa sua seconda opera ha parecchi debiti invece con "L'inquilino del terzo piano". Seguendo le orme di Polanski anche in questo caso Barilli se ne esce con un'opera comunque notevole e curiosa. Riuscita la particolare ambientazione storica (seconda guerra mondiale), dalle atmosfere cupissime e malsane e bel lavoro sul cast, alle prese con personaggi tutt'altro che banali e prevedibili. Meno riuscito invece lo scioglimento un po' fumoso dell'oscura vicenda. Comunque da recuperare (magari in versione integrale).

1977 Shock, di Mario Bava con Daria Nicolodi, John Steiner
Se vogliamo anche qui c'è qualcosa del Polanski de "L'inquilino del terzo piano", ma la sceneggiatura risale ad anni prima, quindi si tratta più di affinità che di debiti. Il maestro Bava dice addio al genere con un film stranamente (per lui) classico e rigoroso, dove non viene meno la sua geniale capacità di far slittare il piano reale del racconto in quello fantastico, lasciando sempre una sensazione di ambiguità. Storia claustrofobica di allucinazioni e fantasmi, lenta e d'atmosfera quel che serve. Meno sperimentale e iconoclasta di altri suoi film, ma decisamente tra i suoi più paurosi.

1977 Sette note in nero, di Lucio Fulci con Jennifer O'Neill, Gabriele Ferzetti, Evelyn Stewart, Jenny Tamburi, Gianni Garko
A cinque anni dal classico "Non si sevizia un paperino", Fulci il trucido torna a dirigere un thriller. Questa volta rispetta tutte le regole del genere (anche troppo) e quasi non sparge sangue. La trama a base di visioni e parapsicologia è piuttosto prevedibile per uno spettatore mediamente scafato, ma Fulci sa dare la giusta carica alla sua regia, gestisce bene i tempi, lascia che la fotografia crei delle belle atmosfere di provincia e a conti fatti realizza un signor thriller di stampo classico. Ottima e bellissima Jennifer O'Neill, ma anche la veterana degli "spaghetti" Evelyn Stewart si fa notare.

1977 Anima persa, di Dino Risi con Vittorio Gassman, Catherine Deneuve, Danilo Mattei
Il cinema italiano di serie A (commedia e film d'autore), frequenterà pochissimo il thriller, ancor meno di quanto non fece con il western. Resta quindi isolato questo esperimento crepuscolare del genere di uno dei registi principe della commedia nostrana, tanto per cambiare ambientato in una Venezia quanto mai marcia e decadente. C'è un bel po' di Stevenson in questo teso e goticheggiante dramma, che non prevede ammazzamenti, ma riesce comunque ad inquietare ed incupire. Straordinario e trasbordante Gassman, in una prova ai limiti dell'autolesionismo se, come pare, il suo personaggio gli assomigliava.

1977 Holocaust 2000, di Alberto De Martino con Kirk Douglas, Simon Ward, Anthony Quayle, Agostina Belli
Dopo aver già clonato "L'esorcista", De Martino replica allegramente un altro classico satanico dei '70 come "Il presagio". Stavolta però lo scopiazzamento gli riesce decisamente meglio, anzi attraverso piccole idee di regia dona al film un clima surreale decisamente intrigante. Nei primi anni '80 la "famosa" scena della decapitazione con le pale dell'elicottero veniva tranquillamente trasmessa nei promo delle reti Mediaset (allora Finivest), procurando parecchi brividi a noi bambini del tempo. Adesso probabilmente la taglierebbero dal film anche se trasmesso alle tre di notte.

1977 Nero veneziano, di Ugo Liberatore con Renato Cestié, Rena Niehaus, Yorgo Voyagis, Fabio Gamma
E se "Holocaust 2000" rifà "Il presagio", "Nero veneziano" replica "Holocaust 2000". Di suo il film di Liberatore ci mette una ORIGINALISSIMA ambientazione veneziana. Assolutamente derivativo, ma ben girato, con un buon cast e con momenti splatterosi, anche ai danni di neonati, di una cattiveria che oggi ci sogniamo. Non malaccio.

1977 Tutti defunti... tranne i morti, di Pupi Avati con Gianni Cavina, Carlo Delle Piane, Francesca Marciano, Greta Vailant, Michele Mirabella
Pare incredibile che il sulfureo regista di questo ed atri film come questo, sarebbe diventato qualche anno più tardi il più grigio e pretesco dei nostri registi. Anche qui c'è l'ombra di Polanski, anche se per una volta quello divertito di "Per favore non mordermi sul collo"; certo il tocco non è quello del regista polacco e l'ironia è spesso di grana molto grossa, ma Avati si diverte e diverte a giocando con le atmosfere, gli scorci gotici della Pianura Padana e gli effetti grotteschi della paura.
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#17 nicholas_angel

nicholas_angel

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Inviato 30 marzo 2012 - 14:49

Wow, ma questo topic è una Bomba. Bravo Tom!
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#18 Saku

Saku

    Mi gira la chepa

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Inviato 30 marzo 2012 - 15:14

Wow, ma questo topic è una Bomba. Bravo Tom!

Mi associo :nod:
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#19 Siberia

Siberia

    Radical Schick

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Inviato 30 marzo 2012 - 15:17

Mi unisco: grandissimo Tom. Applausi.
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#20 willKane

willKane

    pivello

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  • Stelletta
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Inviato 02 aprile 2012 - 18:42

Bè grazie, davvero un bellissimo lavoro ma volevo chiedere se in questo elenco ci sono proprio tutti e magari se sapreste consigliarmi qualche libro che parla in modo adeguato di questa ondata di genere, molto trash e ripetitiva ma anche appassionante e vitale.
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