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Morton Feldman


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69 replies to this topic

#1 Guest_Mattia_*

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Inviato 09 novembre 2006 - 09:16

Ho iniziato recentemente ad approfondire la produzione di questo grande compositore statunitense, che influenzò intere generazioni di musicisti d'avanguardia e che collaborò con alcuni tra i più affermati artisti del secolo scorso.

Feldman fu tra i primi a stravolgere i canoni della "musica colta" esulando dalle partiture convenzionali per delineare carteggi grafici che servissero ai musicisti per esprimersi liberamente nell'ambito degli stessi (Zorn, ad esempio, ne avrebbe fatto tesoro per Cobra, progetto che verte sull'interpretazione in tempo reale della gestualità del direttore da parte di un ensemble di numero variabile) e delineò uno stile di composizione istintivo ed esuberante.

I suoi studi sull'alea gli permisero di operare assieme a John Cage; i loro lavori, contraddistinti da un'apparente astrattezza di fondo e dalla ricerca della massima libertà espressiva, furono paragonati alle opere di Jackson Pollock e Mark Rothko (ad un'opera del quale - la creazione di un luogo di culto per religiosi di qualsiasi fede e provenienza - lo stesso Feldman dedicò lo strepitoso Rothko Chapel, del 1971, assemblato a Why Patterns?, del 1978, in un unico compact disc nel 1991 dalla New Albion).

Feldman fu insignito della prestigiosa cattedra di composizione "Edgar Varése" dell'Università di New York, a Buffalo, ove esercitò la professione fino alla sua morte (avvenuta nel 1987).

Nei giorni scorsi  ho avuto modo di ascoltare per la prima volta

Immagine inserita

String Quartet No.2 (5xCD Mode, 2002) - interpretato dal Flux Quartet, consta di un unico, ininterrotto movimento per archi della durata di oltre sei ore. L'opera trascende dal semplice concetto di proposta musicale per sublimare nell'empireo delle emozioni e, a mio avviso, rappresenta un'esperienza totalizzante capace di stravolgere la percezione artistica di una persona. Ovvio che la versione in cinque compact disc non porti giustizia all'unicità del concetto iniziale. Forse, sarebbe preferibile ascoltare l'opera nella sua integrità contenuta nella versione in DVD.

Vorrei conoscere le vostre impressioni ed ascoltare eventuali suggerimenti relativamente a questo personaggio (purtroppo conosciuto perlopiù nei circuiti degli "addetti ai lavori", ma che meriterebbe una stima incondizionata ed universale).

#2 kingink

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Inviato 09 novembre 2006 - 13:12

conosco Feldman più di nome che di fatto; purtroppo non ho mai ascoltato nulla di questo autore in maniera sistematica.
le mie poche conoscenze di questo compositore si basano su questo saggio trovato in rete: http://www.cnvill.de....uk/mfborio.htm

comunque ottima segnalazione Mattia ;)
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#3 punck

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Inviato 09 novembre 2006 - 14:19

per i volenterosi:

http://www.ubu.com/sound/feldman.html
http://www.ubu.com/s...ded_voices.html


di String Quartet No.2 e' da tempo che sento parlare, anche se sinceramente non "trovo mai il coraggio" di affrontare 6 ore d'ascolto consecutive.
Non so che senso possa avere calarsi in un impresa simile, spezzettarlo in ascolti dosati (come d'altronde la realizzazione di 5 cd singoli) significherebbe non carpirne il senso compiuto , l'ascolto consecutivo richiederebbe una concentrazione alla quale non sono sicuro di essere preparato.
Non so rimango un po' scettico......


ps
Mattia grazie mille per la recensione.
Non ho avuto tempo per ringraziarti privatamente quindi lo faccio pubblicamente.
ciao

Adriano



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#4 theo van gogh

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Inviato 10 novembre 2006 - 12:30

caro mattia, ho preso quartet 2 tre giorni, trovato per caso in un scaffale periferico in un negozio, prezzato 65 pagato 15!!!!! appena avrò tempo e concentraione necessari ffronterò la titanica impresa e ti farò sapere.
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#5 Guest_Mattia_*

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Inviato 10 novembre 2006 - 12:39

caro mattia, ho preso quartet 2 tre giorni, trovato per caso in un scaffale periferico in un negozio, prezzato 65 pagato 15!!!!! appena avrò tempo e concentraione necessari ffronterò la titanica impresa e ti farò sapere.


Caspita, che fortuna! Fammi sapere, allora!

#6 kingink

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Inviato 10 novembre 2006 - 15:54

Immagine inserita

Mi sono procurato un cd di Feldman (credo sia quello citato da Mattia in apertura) contenente la Rothko Chapel, quello che a detta dei più è il capolavoro più limpido del compositore americano.
E ovviamnete essendo un neofita di questo autore mi sono informato su quali siano le prerogative compostive di Feldman.
Ho ascoltao solo la Rothko Chapel, l'ascolto di Why patterns? (l'altra composizione contenuta) lo lascio ancora in stand by. Composta nel 1971 per l'inaugurazione della cappella Rothko, l'opera in questione consiste in 5 movimenti della durata complessiva di 24 minuti ca. per ensemble di viola, percussioni e celeste.
Mi sono documentato sulle composizioni precedenti (non le conosco) a questa e ho appreso che Feldman utilizzava una tecnica compositiva molto più radicale dell'aleatoria di Cage; ovvero inseriva, (cito Mattia), una sorta di carteggio grafico, cioè delineava soltando il timbro della composizione e poco altro lasciando l'improvvisazione interpretiva più totale all'interprete. Importante è lo stretto rapoporto con il movimento pittorico espressionista astratto americano.
Mi pare quanto meno interessante cercare di legare a questo punto la Rothko chapel con questo stile compositivo giovanile e con l'influenza determinante operata da artisti quali Pollock, Gorgky, de Kooning e per l'appunto Rothko. Mi sembra che la composizione suddetta sia leggermente meno ardita delle descrizioni che ho letto sulle opere giovanili. Almeno: penso che Feldman abbia abbia attuito il suo radicalismo per giungere a una composizione meno improvvisata e più razionale. Sento che Feldman conosce la musica colta europea (Xenakis per internderci) e abbia applicato tecniche matematiche di calcolo che investono la macrostruttura dell'opera, la quale mi pare ben delineata. Ovviamente internamente lo sviluppo tematico rimane libero e basato su tecniche aleatore quanto meno lasciate all'improvvisazione.
A questo punto rimane fondamentale studiare il background culturale/artistici dal quale sorge quest'opera: lo stretto rapporto d'influenza tra Feldman e l'espressionismo astratto.
Premessa: l'opera è stata scritta avendo questa opera come riferimento:
Immagine inserita
Mark Rothko, pittore russo emigrante in america, è stato uno dei maggiore esponenti di quel movimento cocktail a cui è stato affibiato il termine di espressionismo astratto americano. Movimento cocktail perchè in tal movimento sono raccolti gli artisti americani del dopoguerra che hanno background artistico-cultarali diversi l'uno con l'altro. Tra le mie fonti del sapere, Feldman viene abbastanza indistintamente considerato essere stato influenzato in terminni macro da tutto il movimento: questo mi sembra riduttivo.
I tre grandi dell'espressionismo sono Jackson Pollock, Willem de Kooning (olandese emigrante) e Mark Rothko: artisti che hanno premesse diverse. Il più noto e importante Pollock (fondatore dell'action painting) si basa su influenze astratte di kandinskyiana memoria. De Kooning, la cui pittura è molto più materica e dominata da linee e colori ben marcati è più vicina ai maestri espresionisti fiamminghi: Kirchner, James Ensor e Franz Marc (il co-fondatore con Kandinsky del movimento "il cavaliere azzurro"). E anche l'ultimo Rothko fonda la sua arte su modelli diversi dai due pre citati.
Non a caso Rothko è uno dei precursori insieme al suo maestro Arshile Gorgy del sotto movimento colorfield painting, termine coniato proprio per non ridurre il movimento alla sola action painting. La pittuta di Rothko, così come quella di Gorsky prima e di Franz Kline è una pittura che tende ad annichilire ogni sorta di grafismo; lunghe fasce cromatiche sovrapposte portano nell'osservatore una sorta di mistica comtemplazione attrraverso un rapporto fatto, non tramite la linea, ma tramite l'accostamento di vari valori tonali acidi, caldi e proprio attraverso questa voluta imprecisione del contorno.
Io mi sento di inserire questa composizione tenendo a riferimento la tecnica pittorica sopra citata. Sembra un quadro di Rothko: senza spigoli e dove le linne di demarcazione sono minime. Inomma; un lento fluire di musica lasciato libero di viaggiare. E il ponte col movimento minimale anni '70 è veramente corto.


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#7 ravel

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Inviato 10 novembre 2006 - 17:35

Curiosamente Feldman è principalmente noto per opere brevi se non brevissime, di concisione weberniana (mi riferisco ovviamente ad aspetti superficiali non sostanziali) eppure qui si segnalano opere... fluviali.
E allora non farò eccezione nemmeno io, segnalando Palais de Mari per pianoforte, della durata di quasi mezz'ora.  ;D
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"Ciò che l'uomo può essere per l'uomo non si esaurisce in forme comprensibili".
(k. jaspers)

 

Moriremotuttista


#8 dick laurent

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Inviato 10 novembre 2006 - 20:54


Premessa: l'opera è stata scritta avendo questa opera come riferimento:
Immagine inserita


sarà una sciocchezza ma forse anche una visione dell'edificio possa essere in qualche maniera illuminante: e già forse vedere edificio e l'opera di Rothko fa capire la tensione metafisica della musica

Immagine inserita
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questo il mio ridicolo contributo al topic, che però seguo con estremo interesse
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dai manichei che ti urlano o con noi o traditore libera nos domine


#9 kingink

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Inviato 11 novembre 2006 - 14:12

sto studiando con in sottofondo la seconda delle due composizioni di Feldman del cd di cui parlavo ieri: ovvero Why Patterns?. Composta nel 1978 (otto anni dopo la Rothko Chapel del 71) per ensemble di flauto, glockenspiel e pianoforte, delle durata di 30 minuti, non si discosta particolarmente come mood e tecnica compositiva dalla Rotchko Chapel.
L'unico punto in più che vorrei in due righe analizzare, anche tenedo presente il già citato lungo quartetto d'archi n.2 (che non conosco) è che questa composizione ben si presta ad essere considerata come ponte d'aggancio col quartetto. Mi spiego; avverto nel why patterns? un ulteriore smussatura degli spigoli compositivi e una sorta di virata verso uno stile più minimal-new age compositivo. La reiterazione abbastanza costante del pacchetto sonoro di riferimento mi fa pansare che Feldman si sia avvicinato in questi anni alla tecnica compositiva minimale. Dalla sua però il compositore a una fluididità d'intenti e di passaggi assolutamenti distanti dalla pastosità timbrica per esempio della " A rainbow in a curved Air" di Riley tanto per fare un esempio illustre. Mi appare molto più vicino ai bozzettisti new age per limpidezza e brillantezza timbrica. Riesco già ad immaginare il suono di quel quartetto d'archi.
Ovviamente swi tenga ben presente ciò che ho scritto ieri con riferimento ai rapporti di feldman con l'espressionismo astratto.
Dovrebbe essere un'esperienza unica entrare nella cappella Rothko con queste due composizione come sottofondo. Un ottimo esempio di fusione ben riuscita tra arte visiva e musicale.
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#10 paloz

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Inviato 28 dicembre 2011 - 18:29

Da parecchio tempo Feldman è una delle mie ossessioni. E non perché lo ascolti di frequente - tutt'altro, essendo una musica che necessita di tempi e "spazi mentali" ben precisi -, quanto per il fatto che mi risulti come un mistero mai risolto, che anche all'ennesimo ascolto mi risulta impenetrabile, una sorta di disegno divino per me inconoscibile. Per quanto io sia curioso nei suoi riguardi, per quanto il suo modo di comporre musica mi affascini immensamente, mi ritrovo sempre ad ascoltare due o tre dischi/composizioni, nella fattispecie la già citata "Rothko Chapel" (l'unica che trovo di bellezza davvero "immediata" e cristallina), "Triadic Memories" per piano solo e "Coptic Light" per orchestra. Riesco a sorprendermi ogni volta, come se la musica - che pur molto spesso scorre lentissima - mi sfuggisse tra le mani e avessi bisogno di tornarci su, nella speranza di coglierne il segreto. Niente da fare, il mio percorso mai comincia e mai finisce, come un libro tanto bello quanto impegnativo, che ci costringe ad accantonarlo e ricominciarlo tempo dopo, sperando che sia la volta buona.
Se dovessi paragonarlo sommariamente all'altra mia ossessione, ovvero Salvatore Sciarrino, direi che quest'ultimo esplora al tempo stesso la natura percepibile delle cose e l'intangibilità del pensiero umano, ossia l'inconscio; trovo invece la musica di Feldman molto più simile alla materia onirica, ad una psichedelia primitiva (largamente ante litteram), alle forme che le cose non hanno nella realtà - oltre che a Rothko lo associo sempre più spesso alle forme concrete di Mirò.
In particolare "Coptic Light" rassomiglia ad un tuffo silenzioso, proprio come l'immersione nel sogno. Gli eventi sonori si susseguono con apparente ripetitività, ma in realtà "cadono" sempre in punti diversi, confondono perché colgono alla sprovvista con discrezione, fanno inciampare le nostre certezze quadrate dovute all'ascolto di musica molto più soggetta ad un tempo "reale" e non (bergsonianamente) percepito.
Ma finora il pezzo più disorientante che ho ascoltato è "Atlantis" (1959), poco conosciuto e (per quel che so) registrato soltanto presso la mitica HatHut records. Composizione giovanile ed evidentemente molto divertita, consta di poco più di dieci minuti dove la musica, frammentata in forma puntillistica tra gli strumenti di un ensemble da camera, risulta davvero imprendibile e non-descrittiva, quasi a dirci - anche stavolta - che Atlantide è un mistero e tale deve rimanere, e non possiamo sperare che qualcuno venga a raccontarcela con cognizione di causa. Possiamo solo immaginarla, sognarla o esprimerla nel modo più astratto possibile. Che gioco crudele e sublime!

continua?
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#11 Paz

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Inviato 08 gennaio 2012 - 14:51

Ma finora il pezzo più disorientante che ho ascoltato è "Atlantis" (1959), poco conosciuto e (per quel che so) registrato soltanto presso la mitica HatHut records. Composizione giovanile ed evidentemente molto divertita, consta di poco più di dieci minuti dove la musica, frammentata in forma puntillistica tra gli strumenti di un ensemble da camera, risulta davvero imprendibile e non-descrittiva, quasi a dirci - anche stavolta - che Atlantide è un mistero e tale deve rimanere, e non possiamo sperare che qualcuno venga a raccontarcela con cognizione di causa. Possiamo solo immaginarla, sognarla o esprimerla nel modo più astratto possibile. Che gioco crudele e sublime!


Bello! Non l'avevo mai ascoltato...

http://www.youtube.com/watch?v=bsBvOX5CY_c

Feldman è uno dei miei compositori preferiti, la sua musica è davvero mind-blowing, come direbbero gli americani.
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« Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum » (F. Nietzsche, Götzen-Dämmerung, 1888, cap. I, af. 33).

#12 paloz

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Inviato 12 febbraio 2012 - 16:07

Morton Feldman - String Quartet No. 2 [FLUX Quartet] (2002, Mode)
Aiuto, sto annegando.

Scherzi a parte, trattasi ovviamente di un'esperienza ultrasensoriale di proporzioni epiche.
Ci si accorge non soltanto che - almeno tra gli "iniziati" - gode della fama che merita, ma è anche la definitiva conferma (qualora fosse necessaria) di un compositore unico e inimitabile, capace di abbracciare il concetto bergsoniano del tempo riversandolo in 124 pagine di spartito per un totale che, a seconda della libera interpretazione, oscilla tra le 5 e mezza e le 6 ore.

Difficile, anzi impossibile, anzi insensato trovare delle parole "concrete" per descriverlo a qualcuno, per farsi chiarezza da soli, per spiegarsi cosa ci ha spinto ad ascoltarlo da cima a fondo. Prendo in prestito un'ottima sintesi, che lo identifica come un mero atto di esistenza sonora, una musica non-spiegata né spiegabile, un ready made duchamp-cageiano epurato di qualunque provocatoria, a-poetica casualità. Il secondo quartetto di Feldman è puro ed oggettivo lirismo, senza il bisogno di ricorrere all'entropia della natura né al lancio di una moneta orientale. Il fiume di eventi sonori - ricalcàntisi e riscrivèntisi all'infinito - prendono spunto da ciò su cui, per innata spinta a vivere, non osiamo intervenire: il nostro respiro. Ecco dunque l'esistenza oggettiva, l'idea di un'opera che ricopia la vita e vi si sostituisce, accogliendo spontaneamente nelle sue esili, effimere trame la reale fatica di chi la esegue. E' qui che la musica diviene realmente assoluta ed immortale.

Per inciso, sempre sia lodata la Mode Records, di gran lunga una delle migliori etichette del "contemporaneo".
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#13 lamonteyoung

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Inviato 12 marzo 2012 - 12:37

Presa la versione da 5cd dello string quartet n.2 ;).
Appena arriva e lo sento vi farò sapere :)
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#14 paloz

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Inviato 12 marzo 2012 - 13:16

Dove e a quanto?
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#15 lamonteyoung

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Inviato 13 marzo 2012 - 17:33

Dove e a quanto?


ebay, 15euro circa usato
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#16 paloz

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Inviato 13 marzo 2012 - 20:41

:o
culo rotto!
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#17 Farzan

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Inviato 13 marzo 2012 - 21:16

dabò 15 è regalato
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#18 lamonteyoung

lamonteyoung

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Inviato 14 marzo 2012 - 12:29

dabò 15 è regalato


vabbè se la gente non offre non è mica colpa mia :P lasciali che si scannino per Vasco Rossi ecc asd
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#19 paloz

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Inviato 14 marzo 2012 - 13:29

Scusa ancora, ma quindi è quello della Mode o della HatHut? Comunque sia hai fatto il colpo del secolo.
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#20 lamonteyoung

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Inviato 14 marzo 2012 - 13:33

Scusa ancora, ma quindi è quello della Mode o della HatHut? Comunque sia hai fatto il colpo del secolo.


questo:
Immagine inserita

l'altro non mi pare fosse eseguito dal Flux Quartet ma dall'Ives Quartet o mi sbaglio?
E' la versione su 5 cd non quella su dvd (che se non erro tra l'altro è dvd-audio)...
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