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Damien Hirst e Post Human


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37 replies to this topic

#1 Guest_Lukas_*

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Inviato 04 settembre 2006 - 18:31

Qualcuno conosce l'artista o il movimento di cui fa parte?
Avete visto qualche mostra, cosa ne pensate?

#2 Disposable Hero

Disposable Hero

    Classic Rocker

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Inviato 06 settembre 2006 - 22:23

Peccato che questa discussione non decolli, mi sarebbe piaciuto leggere un po' di commenti su questo artista inglese che mi lascia molte perplessità.

Della sua produzione, ho visto solo un paio di opere esposte al MADRE (il Museo di Arte contemporanea Donna REgina di Napoli).
Tra di esse c'era (non so se si tratta proprio della stessa...)
Immagine inserita

Poi ho visto un po' di cose su riviste di arte e su internet.

Adesso, senza fare stupide (?) polemiche animaliste e senza chiedersi come vengano uccisi gli animali da Hirst  - a tal proposito, mi pare di aver letto un'intervista in cui diceva che quest'aspetto era curato esclusivamente da suoi collaboratori. Come dire: il mandante non è il colpevole - mi domando che cosa ci sia di artistico in un animale morto.

Va bene che la morte è uno dei temi centrali dell'opera di Hirst, ma una cosa è sezionare una mucca ed un vitello,  oppure questo:
Immagine inserita

(tra l'altro le sue sezioni di animali sono stati fonte di ispirazione per la scena del Cavallo nel "capolavoro" The Cell, con Jennifer Lopez)

un'altra è semplicemente esporre un animale in formaldeide.
Cosa c'è di artistico in un animale morto?

Al di là dei moralismi, ripeto, voglio solo analizzare l'aspetto puramente artistico delle sue opere. Secondo me si può trovare un senso, una validità, in certe cose, ma molte altre sue opere, mi lasciano perplesso... ma del resto non trovo artistico neanche un parallelepipedo di metallo al centro di una stanza (altra opera di non so quale genio dell'arte contemporanea).
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#3 Debord

Debord

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Inviato 07 settembre 2006 - 08:22

Non lo conosco a fondo, ma le sue opere sono molto molto affascinanti, almeno per me, mi mangio ancora i gomiti per non essere potuto andare a Napoli qualche tempo fa alla sua mostra  :'(
Ho acquistato qualche giorno fa questo libro: http://www.internetb...c=JJJNXLPPQQWJJ dovrebbe essere interessante.
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#4 Kebabträume

Kebabträume

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Inviato 07 settembre 2006 - 12:55

Se l'arte fosse una multinazionale, Hirst sarebbe il responsabile del marketing.
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#5 Paz

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Inviato 07 settembre 2006 - 14:01

caspita, peccato perchè c'era un thread interessante dedicato a lui nel vecchio forum...
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« Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum » (F. Nietzsche, Götzen-Dämmerung, 1888, cap. I, af. 33).

#6 Ringa

Ringa

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Inviato 07 settembre 2006 - 18:05

Riposto l'intervento che avevo fatto nel vecchio forum:

Per quanto riguarda Hirst, potrebbe essere interessante collocarlo nell'ambito del movimento degli Young British Artists (YBA), sorto alla fine degli anni 80 a Londra, che comprendeva diversi artisti inglesi, molti dei quali avevano frequentato il Goldsmith college di Londra.
Lo YBA nacque nel 1988 con un'esposizione, ideata e organizzata proprio da Hirst, chiamata Freeze, che si svolse nelle Docklands londinesi, poichè il gruppo non poteva ancora contare sull'interesse dei media e delle gallerie d'arte contemporanea della città.
La mostra suscitò l'interesse del famoso collezionista Saatchi, che iniziò a collezionare le opere di questi artisti e a seguire il gruppo da vicino, garantendogli in questo modo anche l'interesse dei media e delle gallerie d'arte.
In pochissimo tempo gli YBAs, e in particolare Hirst, Angus Fairhurst e Sarah Lucas, divennero noti a livello internazionale, e al nucleo originario del movimento si aggiunsero altri artisti che non avevano partecipato a Freeze. Le maggiori influenze riscontrabili sul gruppo sono quelle del dadaismo (i "soliti" ready-made duchampiani , ma anche Schwitters), dell'arte concettuale e dell'arte povera, del minimalismo e della pop art.
I tre (Fairhurst, Hirst e la Lucas) hanno lavorato insieme di recente (nel 2004) per una mostra alla Tate Modern, intitolata In-A-Gadda-Da-Vida, nella quale hanno esposto opere realizzate nel corso della propria carriera insieme ad altre realizzate appositamente per la mostra.
Gli artisti invitavano lo spettatore a riflettere su temi come l'amore, il sesso, la morte e la distruzione, ma anche il consumismo e la globalizzazione, a partire da una rilettura anticonvenzionale del motivo dell'Eden, del paradiso perduto, al quale si riferisce ironicamente il titolo della mostra.

Per quanto riguarda Post Human, si tratta del titolo di una mostra itinerante del 1992, che comprendeva opere di diversi artisti contemporanei, tra cui lo stesso Hirst, che è andato poi a designare una vera e propria corrente artistica, della quale però non considererei Hirst l'esponente principale.
Qui una specie di manifesto: http://www.artic.edu.../PostHuman.html
Il Post Human, termine coniato dal critico Jeffrey Deitch, presuppone un superamento dell'individuo dal punto di vista biologico: per la prima volta nella storia dell'uomo, infatti, abbiamo la possibilità di intervenire nello sviluppo e nell'evoluzione dell'organismo, sia tramite una sempre maggiore conoscenza del DNA sia mediante la creazione di protesi biologiche ed informatiche (o dio sa che cos'altro, non sono una scienziata :P). Ciò che conta nell'idea del Post Human è che:

1) il corpo è un'entità obsoleta

2) il corpo può essere modificato a piacimento (e dunque anche l'identità della persona può esserlo)

Esempi:

- l'"artista" australiano Stelarc, con le sue protesi meccaniche impiantate nel corpo: fate una visitina qui http://www.stelarc.va.com.au/

- l'"artista" brasiliano Eduardo Ekac, figura chiave della transgenic art, la cui "opera" più rappresentativa è sicuramente Alba, un coniglio transgenico, luminescente se illuminato con una particolare frequenza elettromagnetica. Qui il sito: www.ekac.org

Ovviamente tutte queste opere sono anche finalizzate a suscitare il dibattito pubblico, a sensibilizzare, eccetera eccetera eccettera

Mah... a volte non riesco davvero a capacitarmi dell'esistenza di questi personaggi...

Comunque va beh, visto che ci siamo, penso che piuttosto che accapigliarci per stabilire se si tratta o meno di arte, se Hirst è un grande o un buffone, penso sarebbe più interessante discutere sul ruolo del corpo nell'arte del 900.
Perchè, che ci piaccia o meno, il corpo ne è il grande protagonista, basti pensare alla Body Art degli anni 60, agli happenings, o all'Azionismo Viennese, fino appunto al Post Human.
Se nella Body Art c'era l'affermazione della realtà del corpo e della sua autenticità proprio attraverso il raggiungimento dei suoi limiti di sopportazione, nel post human direi che avviene l'esatto contrario, una negazione.
A che bisogno profondo rispondono queste manifestazioni?
Qual è allora il rapporto tra arte e tecnologia?


A una mostra di Hirst preferisco Madame Tussauds. Tra l'altro le sue sculture di insetti puzzavano che non vi dico.

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#7 StellaDanzante

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Inviato 07 settembre 2006 - 19:03

Ciò che conta nell'idea del Post Human è che:

1) il corpo è un'entità obsoleta

2) il corpo può essere modificato a piacimento (e dunque anche l'identità della persona può esserlo)


Praticamente un cyberpunk con una decina d'anni di ritardo..

Se l'arte fosse una multinazionale, Hirst sarebbe il responsabile del marketing.


In questo caso puoi anche togliere la forma ipotetica e passare al giudizio apodittico.
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#8 Paz

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Inviato 07 settembre 2006 - 19:29

Se l'arte fosse una multinazionale, Hirst sarebbe il responsabile del marketing.


In questo caso puoi anche togliere la forma ipotetica e passare al giudizio apodittico.

sono d'accordo ma non l'ho scritto io...
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« Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum » (F. Nietzsche, Götzen-Dämmerung, 1888, cap. I, af. 33).

#9 Kebabträume

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Inviato 07 settembre 2006 - 19:34

Se l'arte fosse una multinazionale, Hirst sarebbe il responsabile del marketing.


In questo caso puoi anche togliere la forma ipotetica e passare al giudizio apodittico.

sono d'accordo ma non l'ho scritto io...


Dai Paz prenditi le tue responsabilità.
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#10 Debord

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Inviato 07 settembre 2006 - 20:36

....


Ottima recensione, compliementi.
Due questioni però mi rimangono irrisolte:
1) La filosofia di Hirst qual è? (non è post-human, o meglio, non è quello il suo tema centrale anche perchè mi sembra lavori molto con gli animali sezionati, o almeno sono quelle le sue opere più famose, squali, capre, mucche ecc...). O dà valenza "umana" proprio agli animali usandoli come simboli?

2) il corpo nel 900. Non sono un grande esperto, ma a parte la body art (e tutte le sue derivazioni, anche violente) il "grosso" dell'arte degli ultimi 100 anni mi sembra sia più concettuale che fisico, più cerebrale che corporeo. Il 900 è in primis la pop art, "la rivoluzione" pop art, poi picasso, dada, bauhaus, minimalismo (metto dentro tutto eh), futurismo, costruttivismo, iperrealismo, optical.....
La body art, il corpo al centro dell'arte, per quello che ho potuto leggere e capire, è davvero marginale, mettere a confronto artisti "body" come Jana Sterbak, Horn, Perez, con chessò, la valenza incredibile nel 900 di un Warhol o di un Picasso mi sembra quantomeno eccessivo..
Ovvio che tutto riporta a tutto, e se parti col considerare che la body art è summa o convergenza o filone o chessò io di dada, surrealismo e futurismo ecc... allora siam tutti daccordo perchè alla fine il brodo non si discute mai, ma, come dici te, ergere gli happening o i tatuaggi o la Body-Painting a "centro dell'arte del 900" non lo trovo corretto. (Per non parlare dell'esempio "cyberpunk", nato e morto nel giro di qualche anno...).
Mi pare, essenzialmente, che proprio solo la (dimenticabile?) body art sia stata l'unica a dare importanza al corpo, il resto dell'arte (tutta?) e delle avanguardie erano impegnate su "concetti", come ad esempio l'idea del falso, vero centro (forse) di tutta l'arte del 900.

Il guanto di sfida è lanciato, correggetemi pure  ;)
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#11 StellaDanzante

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Inviato 08 settembre 2006 - 08:32

Dai Paz prenditi le tue responsabilità.


Nonostante l'errata attribuzione, codesto nick è spettacolare.

2) il corpo nel 900. Non sono un grande esperto, ma a parte la body art (e tutte le sue derivazioni, anche violente) il "grosso" dell'arte degli ultimi 100 anni mi sembra sia più concettuale che fisico, più cerebrale che corporeo. Il 900 è in primis la pop art, "la rivoluzione" pop art, poi picasso, dada, bauhaus, minimalismo (metto dentro tutto eh), futurismo, costruttivismo, iperrealismo, optical.....


Veramente dopo Fontana che ha tagliato in due la tela, e bucato dunque lo "schermo" attraverso cui prima traspariva l'arte, l'intera arte ha assunto una corporeità molto maggiore. Anche l'arte propriamente detta concettuale - ricollegabile a figure come Beuys, alla body-art e alla land-art - utilizza proprio una massiccia fisicità, anche assurdamente ingombrante come le opere di Christo, proprio per esprimere un concetto immediato.
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#12 Guest_Lukas_*

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Inviato 14 settembre 2006 - 15:37

[quote author=Paz]Se l'arte fosse una multinazionale, Hirst sarebbe il responsabile del marketing.[/quote]

In questo caso puoi anche togliere la forma ipotetica e passare al giudizio apodittico.
[/quote]


Esattamente, certamente Hirst più che produrre arte è il suo prodotto. L'arte è un mercato da quando si è passati dal baratto alla moneta e credo che questa non sia una novità per nessuno.
Ho impiegato 2 anni per rivalutare in positivo la figura di Hirst e della sua arte, ho assistito alla mostra a Napoli The Agony and the Extasy che dal titolo fa comprendere non poco cosa sia l'opera di Hirst. L'errore che si fa frequentemente è di postare immagini delle sue opere senza il titolo, quando questo è parte integrante dell'opera stessa, perchè se si fa diversamente la pecora sotto formaldeide non è altro che una pecora sotto formaldeide (il cui titolo è Away from the flock, Fuori dal gregge), Hirst forse è molto + commerciale di altri perchè ti spiattella il significato d'avanti agli occhi, specificato meglio dal titolo. E a questo punto non capisci se l'opera che ti spiega il titolo o il titolo che esplica l'opera,è un tutt'uno dove non è importante la forma ma il contenuto. Alla base dell'arte di Hirst c'è la morte e il dolore, prendendo spunto dal sempre amato Francis Bacon,
l'opera deve far ribbrezzo all'osservatore, deve rifutare quel che vede, ma dopo che ha superato questa fase di disprezzo non gli resta che guardare l'amara realtà. E si resta con la sensazione che non puoi proprio farci nulla.

#13 Kebabträume

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Inviato 15 settembre 2006 - 20:24

[quote author=Lukas link=topic=1057.msg38422#msg38422 date=1158246746]
[quote author=Paz]Se l'arte fosse una multinazionale, Hirst sarebbe il responsabile del marketing.[/quote]

[quote author=Stella Danzante]In questo caso puoi anche togliere la forma ipotetica e passare al giudizio apodittico.[/quote]

Certo che questo Paz le spara proprio grosse...

"Hirst più che produrre arte è il suo prodotto"...Secondo questa logica Hirst diventa esecutore di un ideale, un commerciante di sensazioni...non sono queste delle logiche su cui si basa il marketing per aggredire il consumatore? Tanto per pescare nel mazzo della storia dell'arte, quando Gauguin lasciò l'irrequieto occidente vangoghiano per Tahiti seguiva la logica commerciale del suo tempo? Scusate ma questo sfoggio di cinismo è agli antipodi della mia concezione di arte.

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#14 Guest_Lukas_*

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Inviato 17 settembre 2006 - 22:47


"Hirst più che produrre arte è il suo prodotto"...Secondo questa logica Hirst diventa esecutore di un ideale, un commerciante di sensazioni...non sono queste delle logiche su cui si basa il marketing per aggredire il consumatore? Tanto per pescare nel mazzo della storia dell'arte, quando Gauguin lasciò l'irrequieto occidente vangoghiano per Tahiti seguiva la logica commerciale del suo tempo? Scusate ma questo sfoggio di cinismo è agli antipodi della mia concezione di arte.


Io ho studiato un pò di marketing e questo si basa su schemi e analisi di settore...e secondo la logica di settore qualsiasi cosa può essere analizzabile (dal punto di vista del marketing ovviamente). Quello che intendevo dire su Hirst è che certamente non si può non iscriverlo all'interno della storia dell'arte, poichè essendo un manierista come lo è Cattelan e come lo è stato Andy Warhol e in piccolo anche Francis Bacon (ognuno in maniera diversa...meglio specificare così evito fondamentalismi) per tutta la sua carriera d'artista non ha fatto altro che riprendere i linguaggi dell'arte, farli propri e riutilizzarli per i propri scopi. E io in questo ci vedo tanto cinismo. Che poi i suoi esiti siano o no commerciali non me ne può fregar di meno, l'arte ha perso la sua aureola alla fine del XIX° secolo. E prima ancora che diventasse una cosa sacra non era altro che una cosa artigianale...e non lo dico io, sono opinione (parafrasate) di Courbet e Baudelaire queste.
Gaugin a suo tempo seguiva, come lo vogliamo chiamare? La moda? L'atteggiamento? Il flusso di coscienza? La logica commerciale? Sta di fatto che il richiamo all'oriente non era una cosa nuova, da Monet per passare a Van Gogh, Tolouse Lautrec e altri di cui adesso non mi sovvengono i nomi, ci sono dei riferimenti palesi. Certamente Gaugin non poteva spostarsi nelle Fiandre visto che era figlio del suo tempo, quindi è inutile parlarne.
Non so quale sia la tua concezione dell'arte, io non ne ho una, per me non esiste l'arte con la A maiuscola, non c'è niente di sacro in essa, esistono gli artisti e le loro opere e basta. L'unica cosa di cui l'osservatore deve preoccuparsi è il distinguere un soldo di cacio da una moneta d'oro. Buona notte.

#15 Kebabträume

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Inviato 18 settembre 2006 - 16:34

Il fatto che Hirst si sia ritagliato il suo (minuscolo) nella storia dell'arte credo importi davvero poco ai fini della discussione. Solo un idealista potrebbe pensare all'arte come mezzo disinteressato per il raggiungimento di ideali assoluti, ed io non lo sono...te l'assicuro. Quello che io contesto è proprio la filosofia di fondo dell'opera di Hirst, il Post-Human (di cui pare fare parte) è quanto di più creativamente sterile il mondo dei mercanti d'arte abbiano propinato dal dopo-guerra ad oggi. Non mi sorprendo che Hirst possa raccogliere dei consensi, anzi lo vedo come una perfetta incarnazione della morbosa e sempre più iper-critica società occidentale.
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#16 StellaDanzante

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Inviato 19 settembre 2006 - 14:16

Non so quale sia la tua concezione dell'arte, io non ne ho una, per me non esiste l'arte con la A maiuscola, non c'è niente di sacro in essa, esistono gli artisti e le loro opere e basta. L'unica cosa di cui l'osservatore deve preoccuparsi è il distinguere un soldo di cacio da una moneta d'oro. Buona notte.


Ok, ma spero che ti renderai conto dell'immediata contraddizione tra il sostenere l'inesistenza di un concetto d'arte assoluto e poi richiedere che l'osservatore distingua tra ciò che è buona arte e ciò che non lo è..
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#17 Ringa

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Inviato 20 settembre 2006 - 14:09


2) il corpo nel 900. Non sono un grande esperto, ma a parte la body art (e tutte le sue derivazioni, anche violente) il "grosso" dell'arte degli ultimi 100 anni mi sembra sia più concettuale che fisico, più cerebrale che corporeo. Il 900 è in primis la pop art, "la rivoluzione" pop art, poi picasso, dada, bauhaus, minimalismo (metto dentro tutto eh), futurismo, costruttivismo, iperrealismo, optical.....


Veramente dopo Fontana che ha tagliato in due la tela, e bucato dunque lo "schermo" attraverso cui prima traspariva l'arte, l'intera arte ha assunto una corporeità molto maggiore. Anche l'arte propriamente detta concettuale - ricollegabile a figure come Beuys, alla body-art e alla land-art - utilizza proprio una massiccia fisicità, anche assurdamente ingombrante come le opere di Christo, proprio per esprimere un concetto immediato.


Ecco proprio così, hai colto nel segno.
Poi è vero anche quanto dicevi sul cyber-punk: sicuramente c'è un legame con il post-human (penso in particolare a Giger).

Per Disposable Hero: mi domando cosa penseresti allora di un Andrès Serrano  ;D (in realtà non c'è da ridere). Hirst in confronto potrebbe esporre in un asilo infantile. Se non lo conosci già, NON cercare nulla su google.





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#18 Ringa

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Inviato 20 settembre 2006 - 14:33

Ho impiegato 2 anni per rivalutare in positivo la figura di Hirst e della sua arte, ho assistito alla mostra a Napoli The Agony and the Extasy che dal titolo fa comprendere non poco cosa sia l'opera di Hirst. L'errore che si fa frequentemente è di postare immagini delle sue opere senza il titolo, quando questo è parte integrante dell'opera stessa, perchè se si fa diversamente la pecora sotto formaldeide non è altro che una pecora sotto formaldeide (il cui titolo è Away from the flock, Fuori dal gregge), Hirst forse è molto + commerciale di altri perchè ti spiattella il significato d'avanti agli occhi, specificato meglio dal titolo. E a questo punto non capisci se l'opera che ti spiega il titolo o il titolo che esplica l'opera,è un tutt'uno dove non è importante la forma ma il contenuto. Alla base dell'arte di Hirst c'è la morte e il dolore, prendendo spunto dal sempre amato Francis Bacon,
l'opera deve far ribbrezzo all'osservatore, deve rifutare quel che vede, ma dopo che ha superato questa fase di disprezzo non gli resta che guardare l'amara realtà. E si resta con la sensazione che non puoi proprio farci nulla.

[...]

Quello che intendevo dire su Hirst è che certamente non si può non iscriverlo all'interno della storia dell'arte, poichè essendo un manierista come lo è Cattelan e come lo è stato Andy Warhol e in piccolo anche Francis Bacon (ognuno in maniera diversa...meglio specificare così evito fondamentalismi) per tutta la sua carriera d'artista non ha fatto altro che riprendere i linguaggi dell'arte, farli propri e riutilizzarli per i propri scopi. E io in questo ci vedo tanto cinismo. Che poi i suoi esiti siano o no commerciali non me ne può fregar di meno, l'arte ha perso la sua aureola alla fine del XIX° secolo. E prima ancora che diventasse una cosa sacra non era altro che una cosa artigianale...e non lo dico io, sono opinione (parafrasate) di Courbet e Baudelaire queste


Premettendo che il tuo modo di considerare l'arte mi è del tutto estraneo, volevo solamente che mi spiegassi bene quali sarebbero i contenuti delle opere di Hirst: alla base ci sarebbero la morte e il dolore, dici, la volontà di causare raccapriccio nello spettatore, che poi arriva a capire che non c'è proprio nulla da fare (?). Il tutto accompagnato da titoli ironici (di un'ironia che trovo squallida).
Insomma, come spiegazione mi sembra un po' nebulosa.
Io in effetti non sono mai riuscita a capire dagli estimatori di Hirst che cosa stimino della sua opera, quindi mi piacerebbe che mi spiegassi cosa te l'ha fatto rivalutare e poi apprezzare.

PS: certo che ogni volta che si parla di Hirst si finisce per citare Bacon, peccato che siamo proprio su un altro pianeta.
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#19 Guest_Lukas_*

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Inviato 20 settembre 2006 - 22:28


Non so quale sia la tua concezione dell'arte, io non ne ho una, per me non esiste l'arte con la A maiuscola, non c'è niente di sacro in essa, esistono gli artisti e le loro opere e basta. L'unica cosa di cui l'osservatore deve preoccuparsi è il distinguere un soldo di cacio da una moneta d'oro. Buona notte.


Ok, ma spero che ti renderai conto dell'immediata contraddizione tra il sostenere l'inesistenza di un concetto d'arte assoluto e poi richiedere che l'osservatore distingua tra ciò che è buona arte e ciò che non lo è..


Non c'è nessuna contraddizione, se non esiste l'arte assoluta non esiste nemmeno l'artista assoluto, quindi l'osservatore deve saper distinguere tra chi è un buon artista e chi in realtà non lo è affatto. Mi sembra che qui ci si soffermi soltanto a guardarli i quadri e non a scrutarli. Faccio un esempio, Morandi ha rappresentato lo spazio prescindendo dal concetto figurativo STANDARD di linea, volume e tono, attribuendo ad essi un significato diverso; linea non come contorno ma limite, confine, volume non come chiaroscuro ma calibrazioni tra piani colorati, il tono non come incidenza e distanza di luce ma come rapporto tra qualità e quantità. Niente esiste di per sè, tutto esiste in relazione. Se si applicasse più spesso nella critica dell'arte questo concetto di interpretazione e relazione forse tutto avrebbe un senso.

#20 Guest_Lukas_*

Guest_Lukas_*
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Inviato 20 settembre 2006 - 23:31


Ho impiegato 2 anni per rivalutare in positivo la figura di Hirst e della sua arte, ho assistito alla mostra a Napoli The Agony and the Extasy che dal titolo fa comprendere non poco cosa sia l'opera di Hirst. L'errore che si fa frequentemente è di postare immagini delle sue opere senza il titolo, quando questo è parte integrante dell'opera stessa, perchè se si fa diversamente la pecora sotto formaldeide non è altro che una pecora sotto formaldeide (il cui titolo è Away from the flock, Fuori dal gregge), Hirst forse è molto + commerciale di altri perchè ti spiattella il significato d'avanti agli occhi, specificato meglio dal titolo. E a questo punto non capisci se l'opera che ti spiega il titolo o il titolo che esplica l'opera,è un tutt'uno dove non è importante la forma ma il contenuto. Alla base dell'arte di Hirst c'è la morte e il dolore, prendendo spunto dal sempre amato Francis Bacon,
l'opera deve far ribbrezzo all'osservatore, deve rifutare quel che vede, ma dopo che ha superato questa fase di disprezzo non gli resta che guardare l'amara realtà. E si resta con la sensazione che non puoi proprio farci nulla.

[...]

Quello che intendevo dire su Hirst è che certamente non si può non iscriverlo all'interno della storia dell'arte, poichè essendo un manierista come lo è Cattelan e come lo è stato Andy Warhol e in piccolo anche Francis Bacon (ognuno in maniera diversa...meglio specificare così evito fondamentalismi) per tutta la sua carriera d'artista non ha fatto altro che riprendere i linguaggi dell'arte, farli propri e riutilizzarli per i propri scopi. E io in questo ci vedo tanto cinismo. Che poi i suoi esiti siano o no commerciali non me ne può fregar di meno, l'arte ha perso la sua aureola alla fine del XIX° secolo. E prima ancora che diventasse una cosa sacra non era altro che una cosa artigianale...e non lo dico io, sono opinione (parafrasate) di Courbet e Baudelaire queste


Premettendo che il tuo modo di considerare l'arte mi è del tutto estraneo, volevo solamente che mi spiegassi bene quali sarebbero i contenuti delle opere di Hirst: alla base ci sarebbero la morte e il dolore, dici, la volontà di causare raccapriccio nello spettatore, che poi arriva a capire che non c'è proprio nulla da fare (?). Il tutto accompagnato da titoli ironici (di un'ironia che trovo squallida).
Insomma, come spiegazione mi sembra un po' nebulosa.
Io in effetti non sono mai riuscita a capire dagli estimatori di Hirst che cosa stimino della sua opera, quindi mi piacerebbe che mi spiegassi cosa te l'ha fatto rivalutare e poi apprezzare.

PS: certo che ogni volta che si parla di Hirst si finisce per citare Bacon, peccato che siamo proprio su un altro pianeta.


Allora, qui io non voglio convincere nessuno di niente. Tu puoi apprezzare i Futuristi perchè hanno un atteggiamento dinamico, le loro opere sono fortemente avanguardistiche, io posso non sopportarli per gli stessi motivi per cui tu li apprezzi, voglio precisare questo. Io proclamo solo la mia opinione, che piaccia o meno sono affari di chi legge non miei, precisato questo posso cominciare. La spiegazione che ho dato di Hirst, non mi sembra affatto nebulosa, i concetti espressi sono chiari: dolore, morte, la puoi considerare forse semplicistica e generica, se vuoi di meglio sono qua. E cmq negare che Hirst faccia i primi passi nell'arte grazie a Bacon è come negare che Dègas non abbia mai preso come esempio Ingres e questa è veramente una grande cazzata.
Andiamo a raschiare il fondo del barile.

Partiamo dall'accostamento Bacon/Hirst. Come tutti ben sanno nel 1999 alla Tate Gallery di Londra si tenne una piccola mostra di disegni di Bacon, un taccuino di anatomie sezionate, indagate con spirito "disumanista". Nella sala accanto Hirst aveva allestito la sua opera + famosa:The Pharmacy, che non è altro che la ricistruzione di una farmacia con mensole colme di barattoli e pillole. Ragionare sulle analogie tra le 2 esposizioni venne quasi naturale.
Hirst parte proprio dall'orrore per il corpo di matrice Baconiana per poi allontanarsi verso altri esiti. La sua ricerca ha alla base un gesto estremo (molto più estremo di quello di Fontana): taglia mucche, cataloga strumenti chirurgici e pasticche, carcasse di animali e scheletri umani, mosche e farfalle e per questo motivo che viene spesso inserito nella corrente del Post Human o della Sensation Generation.
Hirst pensa all'opera d'arte, per riprendere l'idea di decostruzione di Jacques Derrida, come un evento che deve scuotere, colpire, suscitare un rifiuto esibendo la morte e l'angoscia senza ricorrere a filtri linguistici.
Differentemente da Bacon però nelle sue istallazioni tutto è raffreddato, immobilizzato, restituito con esattezza analitica. Praticamente parte da una ricognizione del reale, si sofferma su alcune figure che congela e immobilizza sospendendole in una dimensione metafisica (e questo è uno dei punti che mi ha avvicinato ad Hirst, il mio amore per la metafisica, è stato un trampolino di lancio per la comprensione delle sue opere). In questo spostamento sottrae peso e consistenza al corpo che diventa leggero, galleggiando nel vuoto, come accade alle mucche nelle teche, sotto formaldeide. Concetto, questo, ripreso dal futurismo e rielaborato secondo altri esiti.
Nelle sue opere non c'è sangue nè dolore (intendo dal punti di vista espressivo e non contenutistico), una
atroce serenità attraversa le costruzioni di Hirst, che, con un gesto duchampiano, estrae dal presente alcune icone, per disporle in una dimensione senza tempo. Ingabbia la vita e infine la spegne. Annulla ogni senso di tragedia.
Analogamente ai pittori seicenteschi di nature morte (Caravaggio ad esempio) rinuncia alla fantasia affidandosi solo alla disciplina dell'osservazione, mira al raggiungimento di una visione oggettiva. Rende i suoi "miti" anonimi e impersonali, trasforma "i luoghi comuni" in fonti di stupore, attribuendo ad essi una monumentale solennità.
Le sue opere posso essere interpretate anche come una riscrittura del genere della natura morta.
Se Christo è l'impacchettatore dell'arte contemporanea lui è l'imbalsamatore.

Questo è quello che bisogna sapere su di lui, ma non ti ho ancora risposto alla domanda. Cosa mi ha fatto apprezzar Hirst? Dopo 2 anni che sono stata lì a criticare la sua presunzione di scuotere il pubblico con strutture alquanto pretenziose sono andata oltre al senso di ribrezzo che provavo per lui e per qualsiasi cosa facesse, ho cominciato a vedere le sue opere al di là del marketing, dei riferimenti (che non sono pochi), del movimento di cui faceva parte, di tutta una serie di sovrastrutture che non facevano altro che crearmi dei preconcetti a riguardo.
C'era solo la mensola carica di bottiglie etichettate, i fly paintings carichi di mosche incollate su tela, pezzi di mucca messi in teche, scrofe squartate a metà sotto formaldeide, teche con sceletri e feti, palloni colorati che volteggiavano su una base di lame affilate, vitellini in salamoia estirpati dal pascolo ma ignari di essere da tutt'altra parte, stessa cosa per gli squali, chiusi in una teca con le bocche spalancate e minacciose, ceneriere giganti che sembrano una casa. Dopo aver visto tutto questo, dopo aver pensato a tutto questo mi sono chiesta, ma che è successo? Dove sono finita? E' tutto sbagliato! Non è possibile. ? esplosa un'atomica e attorno a me ci sono i resti di un'intera civiltà e tutto questo mi fa sentire come se anche io facessi parte di quelle macerie. E per questo che apprezzo Hirst, vita e morte si compenetrano come in una fotografia, ogni sua opera è un urlo muto dell'uomo contemporaneo, la sua arte è altamente comprensibile, da chi non si lascia sconvolgere da ciò che vede. Questa è stata la mia riflessione, ognuno ha i propri percorsi.




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