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Satyajit Ray


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#1 Guest_verdoux_*

Guest_verdoux_*
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Inviato 04 agosto 2006 - 09:05

il lamento sul sentiero, opera prima del grande regista indiano satyajit ray è un film che si fa amare e che lascia dentro qualcosa; una riflessione dolce e crudele sulla vita di un povero villaggio indiano dove la povertà opprime i sentimenti e condiziona i rapporti umani; i personaggi, immersi nella natura lussureggiante né amica né nemica, vivono la loro condizione con dignità e voglia di riscatto; il regista ex pittore ray ci fa vedere dei bellissimi quadri animati in situazioni contemplative quasi statiche; la cinepresa fruga nei luoghi del racconto e nel cuore dei personaggi; non è certo un film allegro ma nemmeno disperatamente pessimista e lascia la porta aperta alla speranza;
fu definito il de sica indiano, definizione avvalorata dalla stesso ray che disse di essersi ispirato a ladri di biciclette, ma io non vi ho trovato poi molto del neorealismo italiano; per lo stile dell??inquadratura, le traslazioni della cinepresa e per il gusto pittorico si rifà più a mizoguchi;

Aparajito è il seguito del precedente e va visto, tempo permettendo, di seguito al primo senza soluzione di continuità; qui ray ci fa vedere un po' più di india, cosa che ci attendiamo da un regista indiano; ci fa vedere l??amore per la scuola e per l??apprendimento, una cosa tipicamente indiana; questo film è tanto bello quanto il precedente e a volte lo supera; vinse il leone d'oro suscitando le ire di visconti;

LA SALA DELLA MUSICA

Huzur, un vecchio zamindar (un nobile indiano) trascorre gli ultimi gironi della sua vita in preda al rimorso ed al dispiacere di avere dilapidato il patrimonio di famiglia e perso un figlio a causa della sua dabbenaggine ed inettitudine; pensando ai tempi che cambiano, alla nobiltà ed alle caste che declinano ed inesorabilmente devono cedere il passo alla nuova classe borghese; a gente come Ganguly, suo vicino di casa di umile lignaggio, che si è fatto strada a gomitate e non ostante la sua ignoranza è diventato più ricco di lui.
Huzur rivive e rivede la notte del drammatico concerto durante il quale distratto dalla musica, la sua grande passione, non intervenne in tempo per evitare che il suo giovane figlio morisse travolto da un monsone. La musica era la sua genuina passione di uomo colto ed amante le maniere e le ritualità. Per essa, per fare concerti, spendeva oltre le sue possibilità, dato anche che la sua dabbenaggine e la sua indolenza gli impedivano di far fruttare il suo ricco patrimonio ereditato e si ostinava a vivere nel suo limbo dorato non ostante i rimproveri della moglie.
Un giorno che rivisita quella che è stata la sua sala della musica, ormai decrepita e piena di ragnatele, viene preso da un sussulto di dignità e spendendo i suoi ultimi spiccioli riattiva la sala ed organizza in concerto alla presenza del rivale Ganguly, cui vuole dare una lezione di stile di vita e di cultura.
Avuta la sua ultima soddisfazione Huzur può spegnersi in pace.

Satyajit Ray, il grande regista indiano, nella trilogia di Apu racconta storie di dignità nella povertà e di amore per la scuola e per l??apprendimento. In questo film, che si inserisce cronologicamente all??interno della trilogia, Ray racconta la decadenza della nobiltà nella dignità e il suo amore smisurato per la cultura; se vogliamo possiamo vedere una reciprocità tra questo film e quelli della trilogia. Huzur è un inetto e la sua posizione di privilegio è superata dai tempi e non è difendibile e lui non ci mette nulla di suo per rimettersi in riga coi tempi che cambiano. Tutto questo è raccontato con profondo rispetto per una persona sconfitta che comunque sta male ed il film è pervaso da note dolenti e da immagini sofferte.
Grande stile nelle inquadrature e nei movimenti della MDP che si muove come un bradipo. Bellissimi i momenti musicali.
Peccato per me non conoscere questo genere di musiche per poterle apprezzare meglio, ma la percezione che balletto-pantomima finale sia qualcosa di grande è molto forte.
Gran bel film, una vetta nella storia del cinema.
Jalsaghar, 1958, Satyajit Ray





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