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[Monografia] Brian De Palma


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62 replies to this topic

Sondaggio: Elezione del suo più bel film (49 utente(i) votanti)

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#21 Guest_JackNapier_*

Guest_JackNapier_*
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Inviato 01 agosto 2006 - 09:34

ero indeciso tra scarface e gli intoccabili... ho optato per scarface, però un po mi dispiace, gli intoccabili è uno dei film che ho rivisto più volte e al quale sono più affezionato... vabbé ormai...

#22 samu90

samu90

    pivello

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Inviato 01 agosto 2006 - 10:49

gli intoccabili

"Tutto chiacchiere e distintivo."
Gran film, attori semplicemente superlativi.
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#23 Jules

Jules

    Pietra MIliare

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Inviato 21 febbraio 2007 - 12:11

Ho appena terminato la rilettura del capolavoro di Ellroy, Dalia nera...e da questa lettura ho tirato fuori una serie di difetti non solo del film Black Dahlia ma in generale di tutta l'opera depalmiana...effettivamente noto ultimamente una certa superficialità di fondo nel ritrarre i caratteri dei personaggi piuttosto evidente...mi trovo in parte a concordare sul fatto che l'indubbio talento per la tecnica cinematografica non faccia il paio con il resto...se ciò si manifesta in film spudoratamente metalinguistici pazienza, ma laddove DePalma punta ad obiettivi di adattamenti letterari, tanto per rimanere all'esempio di cui sopra, il gioco mostra la corda..
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#24 Flight

Flight

    cosa rimane dentro noi

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Inviato 21 febbraio 2007 - 12:29

- Ciao, America! (bello!)
- Hi, Mom! (idem come sopra)


premiato il primo in Europa (Orso d'argento ex aequo), questa doppietta sequel testimonia la vitalità e un certo entusiasmo "camp" di un esordiente estremamente comunicativo.
Diretto e montato, persino interpretato in maniera insolita, quasi improvvisata, originale, rimanda per istinto alcune cose di altri wavers-Newyorkesi fine anni '60 come Morrissey o anche il primissimo Coppola.
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fabio

#25 StellaDanzante

StellaDanzante

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Inviato 21 febbraio 2007 - 15:01

Femme Fatale mi è piaciuto un botto, ma devo dire che alla fine il migliore resta Carlito's Way..
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#26 satyajit

satyajit

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Inviato 21 febbraio 2007 - 15:12

alla fine il migliore resta Carlito's Way..

Anche secondo me. Però io ne ho visti pochi.
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#27 darc said

darc said

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Inviato 21 febbraio 2007 - 16:30

Scarface e Carlito's Way.
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#28 Guest_The Man With a Movie Came_*

Guest_The Man With a Movie Came_*
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Inviato 23 febbraio 2007 - 23:07

Carlito's Way, anche se mi mancano molti dei suoi film.
Esprimo invece tutto il mio disgusto per mission to mars

#29 Guest_ale_*

Guest_ale_*
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Inviato 03 maggio 2012 - 15:56

Una riflessione sul De Palma totalmente "svincolato", "teorico" e "libero" degli anni 2000 (con un preludio nel 1998).

Snake Eyes (1998)

Immagine inserita

Il film si apre con un pianosequenza di 20 minuti (in realtà somma di più pianosequenza uniti in sede di montaggio, ma il cinema è illusione, ne vogliamo davvero discutere?) e si chiude con un lentissimo carrello in avanti che rivela/disvela lo scintillio di un rubino (il macguffin del film, ma quello che conta è il movimento della mdp e come/dove giunge, ovvero sui titoli di coda). In mezzo un tour de force visivo-teorico riguardante tutto ciò che si può "spremere" dalla macchina-cinema in fatto di visione. Il film è un puzzle visivo, è un film su (altri) film, è un film sul cinema e le sue potenzialità. Il cinema non è ancora finito per De Palma, ma non è nulla più di una illusione.

Femme Fatale (2002)

Immagine inserita

Molti si sono fermati alla patina di lusso che brilla in superficie, hanno pensato che De Palma si fosse limitato a (ri)fare il suo ormai classico thriller erotico. Solo un occhio disattento non si accorge di quanto questo film sia altro, sia diverso dai suoi film del passato nonostante ne (ri)proponga le fattezze. Mi domando dove fossero nel 2002 (ma anche anni dopo) tutti quelli che un anno prima si esaltarono per Mulholland Drive: ad un livello "labirintico" il film di De Palma è ancora più vertiginoso. Lo è perché la sua riflessione è essenzialmente sulla "vertigine" chiamata cinema. Lo spettatore è intrappolato nel vortice eterno del deja-vù, e lo spazio che si apre sotto i suoi (nostri) piedi è un abisso nero. Un buco nero nel quale viene risucchiato il cinema. Il gioco metacinematografico è esasperato da specchi, split-screen, macchine fotografiche, videocamere e telecamere, che raddoppiano, triplicano, moltiplicano le immagini. Nessuna che dica la verità, nessuna che dica.

The Black Dahlia (2006)

Immagine inserita

Ci sono due modi per vedere Black Dahlia. Come la versione cinematografica di un romanzo di James Ellroy o come un film di Brian De Palma. Nel primo caso hanno ragione i detrattori; nel secondo caso, invece, siamo di fronte ad una presa di posizione ancor più radicale - perché fatta all'interno del sistema hollywoodiano tempio del cinema - rispetto a Femme Fatale - partorita in solitudine all'estero. Il film è un saggio sulla fine del cinema e sull'impossibilità oggi, di chiunque, di raccontare storie, imprigionati nel deja-vù della visione, nell'eterna ripetizione. Il cinema è morto proprio perché l'eterno ritorno dell'identico lo ha putrefatto. E la realtà "esterna" si è fatta più illusione della realtà "interna" (al cinema). Inutile dire che del plot a De Palma non interessa nulla.

Redacted (2007)

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Il tassello conclusivo di questo percorso. Il film che ribadisce il concetto espresso nei film precedenti: la fine della supremazia del cinema, la morte del suo linguaggio specifico. Qua sommerso dalla moltiplicazione dei punti di vista, dall'affastellarsi del materiale visivo-informativo, che porta all'annullamento dei fatti. De Palma mescola forme e generi della comunicazione odierna, fagocitando la contemporaneità: c’è un finto documentario francese; le registrazioni della telecamera di uno dei protagonisti; le immagini della Tv araba, dei cellulari, delle videocamere di controllo, il video on line di un’esecuzione. Ma c'è soprattutto una angoscia esistenziale senza pari dietro le "fredde" riflessioni teoriche: perché oltre al forte j'accuse politico ("redacted" sta per "editato") c'è lo smarrimento dell'uomo moderno di fronte alla totale perdita di senso non solo più degli atti e dei gesti, ma anche delle parole e delle immagini, nell'era della globalizzazione informazionale. Un film che è un necrologio: di una nazione, dell'Occidente e del suo cinema.

#30 vegeta851

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Inviato 03 maggio 2012 - 17:57

mi piacciono tutti tranne "Black Dahlia" che ricordo macchinoso e deludente....dimentichi poi "Mission to Mars"...talmente sconsclusionato e ambizioso che mi sta quasi simpatico
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#31 William Blake

William Blake

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Inviato 03 maggio 2012 - 17:57

Ci sono due modi per vedere Black Dahlia. Come la versione cinematografica di un romanzo di James Ellroy o come un film di Brian De Palma. Nel primo caso hanno ragione i detrattori; nel secondo caso, invece, siamo di fronte ad una presa di posizione ancor più radicale - perché fatta all'interno del sistema hollywoodiano tempio del cinema - rispetto a Femme Fatale - partorita in solitudine all'estero. Il film è un saggio sulla fine del cinema e sull'impossibilità oggi, di chiunque, di raccontare storie, imprigionati nel deja-vù della visione, nell'eterna ripetizione. Il cinema è morto proprio perché l'eterno ritorno dell'identico lo ha putrefatto. E la realtà "esterna" si è fatta più illusione della realtà "interna" (al cinema). Inutile dire che del plot a De Palma non interessa nulla.


...se ti interessa vatti a recuperare il mio intervento nel thread del film, perché ci sono molti punti in comune.
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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#32 Guest_ale_*

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Inviato 03 maggio 2012 - 18:15

dimentichi poi "Mission to Mars"...talmente sconsclusionato e ambizioso che mi sta quasi simpatico


omesso volutamente. una marchetta che non conteneva nessun vero e proprio spunto teorico.

...se ti interessa vatti a recuperare il mio intervento nel thread del film, perché ci sono molti punti in comune.


direi questo:

all’epoca non lo vidi e dopo ho avuto ben poca voglia di recuperarlo, anche visto lo scarso riscontro che ebbe. poi l'altro giorno l'ho visto e, per l'ennesima volta, De Palma è riuscito a sorprendermi e, seppur a tratti, a folgorarmi. partendo dalla sceneggiatura di Josh Friedman, che ha per le mani uno dei romanzi-simbolo di un autore cult, De Palma resta idealmente fedele a se stesso, pur senza scontentare le istanze narrative dell’adattamento. pur rimanendo un passo indietro rispetto alla magica follia di “Femme Fatale”, “The Black Dahlia” prosegue un discorso teorico sul cinema e sul mystery, pur spostandone le coordinate: stavolta De Palma tralascia (parzialmente, in realtà) la rilettura metalinguistica destrutturante e/o competitiva col maestro Hitchcock e si immerge in toto nel noir americano degli anni ’40. è il noir il bacino feticista a cui attinge, sia attraverso l’impianto iconografico, con le immagini del grande Vilmos Zsigmond, sia con un montaggio retrò con le transizioni “a tendina", sia attraverso l’uso della voce over di Bucky, che pone il racconto del film direttamente dipendente dal punto di vista del giovane detective. infine il racconto per ambientazione cronologica, la fine degli anni ’40, che spaziale, L.A., dà la possibilità a De Palma di poter fare un ritratto di Hollywood, dell’Hollywood all’epoca del noir: non per niente l’indagine riguardante l’uccisione e lo scempio sul cadavere di Elizabeth Short fa discendere Bucky nel sottobosco di LA, quello delle attricette scalcagnate, quello underground e “immorale” rispetto al perbenismo di facciata americano, dell’ambiguità sessuale e -ancor più interessante per il regista- della pornografia. ed è qui che si inserisce il personaggio chiave di Madeleine Linscott (Hilary Swank che insieme alla Kirshner sono le migliori del cast). il gioco di specchi, di dèja-vu perpetuo, in cui vive il cinema depalmiano si moltiplica: la Linscott è infatti la figlia di uno dei magnati edili di Los Angeles, uno di quelli che Hollywood(land) l’hanno costruita, e pertanto abbiamo la fabbrica dei sogni rivisitata come carnaio e macelleria: è una di quelle case abbandonate di Hollywoodland il set del porno della Short, e lo stesso luogo sarà il set dell’omicidio (e sul modus operandi dell’assassino c’è da discutere). De Palma insiste per l’ennesima volta sul double body (titolo originario di “Omicidio a luci rosse”) nel cinema: la pornografia vs. cinema hollywoodiano, la short vs. la linscott. lontano naturalmente dal discorso morale, evidenzia la fusione e la compenetrabilità di questi modelli, che vivono solo apparentemente su binari paralleli, ma che hanno le medesime e corrotte radici (fantastica la soggettiva di Bucky che si trova spiazzato nella aristocratica follia dei Linscott).
la pulsione necrofila di Bucky nei confronti di Madeleine è evidente: come dice Kay, Madeleine “assomiglia alla ragazza morta”. e confessa anche di aver cercato Liz Short proprio perché era venuta a sapere che c’era una che le somigliava e che con lei c’era andata a letto: a questo punto l’immagine negata del corpo dilaniato della Short si ricompone come re-visione dei provini della ragazza e nella controfigura rappresentata dalla Linscott. e la questione è retoricamente ribadita in quel frammento allucinatorio nel finale, quando vediamo praticamente per la prima volta il corpo spezzato della Short. sul “come” viene lavorato il corpo di Elizabeth, De Palma ha un’intuizione geniale (per lo meno credo sia sua e dello sceneggiatore, non avendo letto il romanzo di Ellroy); è l’altra immagine che insieme a quella di Elizabeth Short si perpetua nella mente di Bucky e ritorna costantemente: quella di Conrad Veidt ne “L’uomo che ride”, film che i tre protagonisti vedono al cinema all’inizio. e qui, il cerchio può dirsi chiuso.


giusta l'analisi della doppiezza

#33 William Blake

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Inviato 03 maggio 2012 - 18:21

ripensando anche a com'è impostato "Redacted" direi che De Palma è il più grande necrofilo del cinema asd
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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#34 Tom

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Inviato 03 maggio 2012 - 18:22

Ci sono due modi per vedere Black Dahlia. Come la versione cinematografica di un romanzo di James Ellroy o come un film di Brian De Palma. Nel primo caso hanno ragione i detrattori; nel secondo caso, invece, siamo di fronte ad una presa di posizione ancor più radicale - perché fatta all'interno del sistema hollywoodiano tempio del cinema - rispetto a Femme Fatale - partorita in solitudine all'estero. Il film è un saggio sulla fine del cinema e sull'impossibilità oggi, di chiunque, di raccontare storie, imprigionati nel deja-vù della visione, nell'eterna ripetizione. Il cinema è morto proprio perché l'eterno ritorno dell'identico lo ha putrefatto. E la realtà "esterna" si è fatta più illusione della realtà "interna" (al cinema). Inutile dire che del plot a De Palma non interessa nulla.


Al di là di tutto è anche semplicemente un gran bel noir, che cresce enormemente ad ogni nuova visione (anch'io la prima volta che lo vidi rimasi un po' deluso).
C'è una sequenza che per me racchiude tutto il modo di raccontare di De Palma: il piano sequenza che dal luogo dalla sparatoria sorvola le case e arriva al luogo in cui viene scoperto il cadavere della Dahlia, una sorta di passaggio dal palcoscenico a dietro le quinte. Un unico (spettacolare) movimento della cinepresa che unisce i due casi, che da il senso dell'azione che seguirà e diventerà la perfetta rappresentazione dello spazio mentale dei due protagonisti: [occhio agli SPOILER] il corrotto che per "non vedere" la sue sue colpe "sul palcoscenico" si fa ossessionare dal ciò che è accaduto "dietro le quinte", l'onesto che prima di venir a capo di quanto è accaduto dietro le quinte deve capire cosa ha visto veramente sul palcoscenico. E il bello che tutto questo lo spettatore lo può capire solo ad una seconda visione del film (anche terza nel mio caso), perché a meno di non avere una memoria di ferro nessuno può collegare quella sequenza a moventi dei personaggi che lo spettatore scoprirà solo molto più tardi.


- Omicidio in diretta (de palmiano finchè si vuole, ma non riuscito: succede...)
- Mission to Mars (parodia? pop art? omaggio all'ingenuità perduta? Boh... comunque: il regista sbagliato nel film più sbagliato della sua carriera)


Non ricordavo quel mio post di sei anni fa. Su questi due ho cambiato idea.
Il primo sconta un finale moscio, ma in effetti è una gioia per gli occhi.
Del secondo ho sottovalutato l'effetto nostalgia, cioè la volontà di De Palma di fare un film di fantascienza vecchio stile, con tutti luoghi comuni del caso, anche al costo di arrivare alla pacchianata consapevole. Tanto anni fa mi irritava, tanto oggi mi fa simpatia nel suo essere un film di pura fantascienza come non se ne fanno più da almeno 30 anni.
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#35 piersa

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Inviato 03 maggio 2012 - 19:02


Ci sono due modi per vedere Black Dahlia. Come la versione cinematografica di un romanzo di James Ellroy o come un film di Brian De Palma. Nel primo caso hanno ragione i detrattori; nel secondo caso, invece, siamo di fronte ad una presa di posizione ancor più radicale - perché fatta all'interno del sistema hollywoodiano tempio del cinema - rispetto a Femme Fatale - partorita in solitudine all'estero. Il film è un saggio sulla fine del cinema e sull'impossibilità oggi, di chiunque, di raccontare storie, imprigionati nel deja-vù della visione, nell'eterna ripetizione. Il cinema è morto proprio perché l'eterno ritorno dell'identico lo ha putrefatto. E la realtà "esterna" si è fatta più illusione della realtà "interna" (al cinema). Inutile dire che del plot a De Palma non interessa nulla.


Al di là di tutto è anche semplicemente un gran bel noir, che cresce enormemente ad ogni nuova visione (anch'io la prima volta che lo vidi rimasi un po' deluso).
C'è una sequenza che per me racchiude tutto il modo di raccontare di De Palma: il piano sequenza che dal luogo dalla sparatoria sorvola le case e arriva al luogo in cui viene scoperto il cadavere della Dahlia, una sorta di passaggio dal palcoscenico a dietro le quinte. Un unico (spettacolare) movimento della cinepresa che unisce i due casi, che da il senso dell'azione che seguirà e diventerà la perfetta rappresentazione dello spazio mentale dei due protagonisti: [occhio agli SPOILER] il corrotto che per "non vedere" la sue sue colpe "sul palcoscenico" si fa ossessionare dal ciò che è accaduto "dietro le quinte", l'onesto che prima di venir a capo di quanto è accaduto dietro le quinte deve capire cosa ha visto veramente sul palcoscenico. E il bello che tutto questo lo spettatore lo può capire solo ad una seconda visione del film (anche terza nel mio caso), perché a meno di non avere una memoria di ferro nessuno può collegare quella sequenza a moventi dei personaggi che lo spettatore scoprirà solo molto più tardi.


Anche io sono sempre stregato davanti "Black Dalia", un film che mi sembra la realizzazione della sceneggiatura "Hollywood babylonia" di Kenneth Anger; mi affascina enormemente quella hollywood così marcia che mette insieme comn grande disinvoltura nobili europee e macellai americani e poi trovo lei decisamente fantastica e De Palma completamente a suo agio in quella decadenza. Forse è il mio preferito, ogni volta che lo becco in tv devo guardarmelo fino alla fine.
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#36 Guest_cinemaniaco_*

Guest_cinemaniaco_*
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Inviato 30 giugno 2012 - 19:47

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Amo molto Carlito's Way, che avrò visto un numero sconfinato di volte, eppure ogni volta che lo becco in TV - e c'è spesso - devo vederlo, anche a pezzi, qua e là.
Qual è il fascino di questo gangster-movie neoromantico? Personalmente lo trovo un film armonioso, nel senso di equilibrato, in ogni sua componente. Forse è il capolavoro di De Palma, forse è il suo film che prediligo. Lo stile, lo stile a mio avviso rende questo film un classico imperituro, uno degli ultimi gangster-movie di spessore usciti da Hollywood. I lunghi pianosequenza di De Palma riportano ad un cinema che ormai non fa più nessuno e che già in pochi facevano ancora nei primi anni '90.
Solo il cinema non ha bisogno di descrizioni. Ecco perché le sequenze che precedono il finale (prima nel club, poi nella stazione, braccato dagli italiani) vanno viste e basta. Cosa possono aggiungere le parole?

#37 Guest_cinemaniaco_*

Guest_cinemaniaco_*
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Inviato 13 novembre 2012 - 16:34

C'è una sequenza che per me racchiude tutto il modo di raccontare di De Palma: il piano sequenza che dal luogo dalla sparatoria sorvola le case e arriva al luogo in cui viene scoperto il cadavere della Dahlia, una sorta di passaggio dal palcoscenico a dietro le quinte. Un unico (spettacolare) movimento della cinepresa che unisce i due casi, che da il senso dell'azione che seguirà e diventerà la perfetta rappresentazione dello spazio mentale dei due protagonisti: [occhio agli SPOILER] il corrotto che per "non vedere" la sue sue colpe "sul palcoscenico" si fa ossessionare dal ciò che è accaduto "dietro le quinte", l'onesto che prima di venir a capo di quanto è accaduto dietro le quinte deve capire cosa ha visto veramente sul palcoscenico. E il bello che tutto questo lo spettatore lo può capire solo ad una seconda visione del film (anche terza nel mio caso), perché a meno di non avere una memoria di ferro nessuno può collegare quella sequenza a moventi dei personaggi che lo spettatore scoprirà solo molto più tardi.


Questa è una gran lettura, da spettatore veramente competente ed attento. Questa intuizione depalmiana non è però l'unica a fare la grandezza di questo film. Io definisco Black Dahlia un film d'atmosfera, nel senso che l'atmosfera ha più peso e interesse dei personaggi e della storia. è un film che mi attrae come un magnete non tanto per la vicenda quanto per il contorno, il respiro della vicenda e degli ambienti. Mi ritrovo in quello che dice poco sotto Piersa:

Anche io sono sempre stregato davanti "Black Dalia", un film che mi sembra la realizzazione della sceneggiatura "Hollywood babylonia" di Kenneth Anger; mi affascina enormemente quella hollywood così marcia che mette insieme comn grande disinvoltura nobili europee e macellai americani e poi trovo lei decisamente fantastica e De Palma completamente a suo agio in quella decadenza. Forse è il mio preferito, ogni volta che lo becco in tv devo guardarmelo fino alla fine.


Soprattutto il passaggio "ogni volta che lo becco in tv, devo guardarmelo fino alla fine". Un film che strega, ipnotizza. E ripeto: con me non è merito della vicenda o delle vicende, quanto appunto dell'atmosfera, dell'insieme, delle ombre, dei colori. Questo è un film incredibilmente sottovalutato da chi non riesce a percepirlo per quello che è, da chi non riesce ad entrare in empatia col modo di girare di De Palma. Dimenticarsi del libro è la prima cosa da fare se si vuole amarlo per quello che è.

#38 Slowburn

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Inviato 15 novembre 2012 - 13:03

Carlito's way e' uno dei miei film preferiti! Al Pacino e' in-su-per-ra-bi-le! :wub:
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#39 davidep

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Inviato 15 novembre 2012 - 14:29

non so perché ma non mi lascia votare, mi da una pagina di errore. comunque sia, sparatemi pure addosso, ma avessi potuto farlo avrei votato: "mission impossible" :)
carlito's way e gli intoccabili "non si toccano", per l'amor del cielo.. ma sono troppo affezionato alla prima puntata di ethan hunt, l'avrò vista forse 20 volte e se la ri-passano in tv non posso fare a meno di riverderla
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#40 Guest_cinemaniaco_*

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Inviato 09 gennaio 2013 - 22:24

rivisto per l'ennesima volta gli intoccabili. credo che sia proprio uno di quei casi in cui la locuzione "film d'autore" ha un senso, intesa come film in cui la mano del regista è riconoscibile e determinante al risultato finale (con un altro regista il film sarebbe uscito completamente diverso). il film intanto è un perfetto prodotto hollywoodiano: cast all stars, regista affermato e di talento, sceneggiatore di qualità ma affine all'industria, musiche trascinanti di morricone. il film in sè sarebbe molto convenzionale, ma la mano di de palma, l'impronta autoriale di de palma, lo stravolge. ne esce fuori un anomalo gangster-movie - anomalo come i suoi altri gangster-movies - che viene sicuramente a compromesso con la linearità narrativa ed esplicativa dello spettacolo hollywoodiano, ma plasma ed estende a proprio piacimento i confini del genere e dello stesso prodotto di consumo di massa. ci sono due sequenze a tal proposito che esaltano il virtuosismo depalmiano e fanno sconfinare il film più nei territori del thriller che in quello del gangster-movie: l'omicidio di sean connery e la famosissima sequenza della sparatoria nella stazione. nel primo caso è l'uso anomalo per il genere della soggettiva che fa piombare lo spettatore più nell'angosciante mondo dell'horror (da cui non a caso proviene de palma) che in quello dei mobsters italoamericani; nel secondo caso è lo straordinario utilizzo della suspense, la logica del mistero e dell'attesa (il thriller hitchcockiano), prima dell'elaborazione grafica della sparatoria esaltata dal montaggio al rallentatore che mette in risalto la plasticità dell'azione. insomma uno di quei film che si possono godere e fruire in vari modi: come esemplare spettacolo hollywoodiano, come ennesima coerente e strabiliante tappa di un grande regista, o come entrambe le cose. un capolavoro.




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