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Pat Metheny Group - The Way Up


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21 replies to this topic

#1 sixstrings

sixstrings

    pivello

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Inviato 06 luglio 2006 - 22:04

Non ho idea se ne è già stato discusso.
In ogni modo, con la vostra collaborazione, intendo aprire questo topic al fine di celebrare il recente (2005) capolavoro di Pat Metheny Group - The Way Up.
Sono un grande estimatore di questo maestro, ma l'ultima sua composizione veramente mi ha stupito. La ritengo geniale.
Musicalita fresca ma complessa allo steso tempo.
Un mondo da esplorare e riesplorare.
Ke ne pensate???
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#2 Jazzer

Jazzer

    Utente anziano

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Inviato 07 luglio 2006 - 13:22

Ne penso bene! Molto bene!!
Nel 2000 quando il buon Pat ha deciso di fare dei cambiamenti nel suo PMG ho sperato in bene: arrivano il talentuoso Antonio Sanchez, Richard Bona e soprattutto l'ottimo trombettista vietnamita naturalizzato statunitense Cuong Vu, molto attivo nella scena d'avanguardia newyorkese, che è anche ottimo vocalist. Con gli "storici" Lyle Mays e Steve Rodby, il nuovo PMG è così formato e il suo primo frutto è Speaking of now (2001): a mio parere si tratta di un buon disco che contiene molti spunti interessanti, belle melodie, grande feeling tra i musicisti, ma forse prodotto troppo di maniera e con un Vu ancora un po' in ombra (peccato mortale, conoscendo le capacità del trombettista).
Di ben altro livello è The way up, che con la sua struttura di lunga suite ha necessariamente portato ad un'estensione espressiva e al superamento di molti schemi oramai di routine. Più che le consuete melodie ed armonie raffinate, in questo disco il PMG ha puntato sulle diverse scansioni ritmiche che di volta in volta conducono e trasformano la materia musicale. Disco molto bello e complesso che ha bisogno di diversi ascolti per essere apprezzato in modo completo, ma che bene evidenzia le capacità tecniche e squisitamente emozionali di questi grandi musicisti.
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#3 madadayo

madadayo

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Inviato 07 luglio 2006 - 18:10

Anch'io penso che sia un disco di ottimo livello.
Nei 68 minuti e 10 secondi divisi in 4 parti (un'apertura e tre movimenti di ampio respiro) ognuno dei sei musicisti presenti nell'album (ricordiamoci anche del lavoro all'armonica dello svizzero Gregoire Maret) riesce a  dare il meglio del proprio repertorio........
Anche dal vivo Pat & company sono riusciti a ricreare la stessa atmosfera presente in studio: un disco che ,sono convinto, resterà nella nostra memoria per parecchio tempo!
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#4 Guest_Mattia_*

Guest_Mattia_*
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Inviato 07 luglio 2006 - 18:27

...forse prodotto troppo di maniera...


Ciao Jazzer! Ti rivolgo una domanda che ti sembrerà provocatoria, ma in realtà non lo vuole essere assolutamente: non ti sembra tautologico definire "di maniera" un album di Metheny? Io conosco i suoi lavori dei primi anni Ottanta (compreso Song X assieme ad Ornette, naturalmente), quelli assieme al Pat Metheny Group della prima metà dei Novanta, il provocatorio (e inutile) Zero Tolerance For Silence e qualcun altro piuttosto recente. Beh, mi sono sembrati tutti (o quasi...) molto, troppo di maniera. Non mi dispiacciono affatto, sia chiaro, ma li apprezzo nello stesso modo in cui posso apprezzare un album dei Toto. Ecco: la proposta di Metheny mi sembra ottima da ascoltare in macchina, specie se c'è traffico. Un gran bel sentire che, tuttavia, quando si spegne il motore, lascia il posto ad altre faccende ben più importanti (tipo: scendere dall'auto e andare a comprare immediatamente un disco della madonna!!!). Cosa ne pensi?

#5 Jazzer

Jazzer

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Inviato 07 luglio 2006 - 21:00

Capisco cosa intendi e non ci trovo provocazione. Del resto Metheny è musicista molto discusso!
Metheny ha il suo stile e a volte, soprattutto quando suona con il PMG, tende a ripetersi e a compiacersi. Capisco che non possa piacere a chi ricerca sempre l'innovazione nella musica perché - eccetto alcuni dei suoi primi dischi - Metheny percorre da tempo una sua strada ben battuta dove rischia poco. Però suona bene e, cosa a mio parere molto importante, non usa il virtuosismo per far vedere quanto è fico, ma per dare buona musica.
Ascoltalo su "Beyond the Missouri sky" con Charlie Haden o addirittura da solo con la sua acustica-baritono in "One quiet night": credo siano due dischi che dimostrano non solo la bravura di Metheny, ma anche la sua volontà di esprimersi e di fare del "bello". Ho sempre pensato a Metheny come ad un bambino a cui piace giocare e far giocare, magari con igenuità ma senza la furbizia che spesso gli viene attribuita.
Anche a me alcune sue cose annoiano, ma ci sono alcuni dischi (i più classici tipo "Travels" "Still life (talking)" "Wichita") e una serie di brani sparsi in altri dischi ("James" "This is not America" "Song for the boys" tanto per dirne alcuni) che considero splendidi e particolarmente importanti per la mia formazione musicale (ammesso che ne abbia una!) e quella di un buon ascoltatore.

Ciao Mat  ;)
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#6 sixstrings

sixstrings

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Inviato 07 luglio 2006 - 22:42

Ben detto Jazzer!
Ed a integrazione di questa tua interessante dissertazione sul PMG aggiungerei ke, tanto più, non può parlarsi di ripetitività della musica di Pat perkè è già di per sé uno stile.
E' già una invenzione sonora, magari anke armonica, a tratti, ke non necessariamente è destinata ad un pubblico esperto. Direi ke trattasi effettivamente di uno stile talmente personalizzato da non ripetersi mai.
E' come saper dell'esistenza di uno strumento musicale ke tira fuori un certo suono.
Non potrai dire mai ke questo suono si ripete, perké è autentico...
Ecco, in questo modo mi spiego la non ripetitività della musica del PMG.
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#7 Guest_Mattia_*

Guest_Mattia_*
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Inviato 07 luglio 2006 - 22:54

Ben detto Jazzer!
Ed a integrazione di questa tua interessante dissertazione sul PMG aggiungerei ke, tanto più, non può parlarsi di ripetitività della musica di Pat perkè è già di per sé uno stile.
E' già una invenzione sonora, magari anke armonica, a tratti, ke non necessariamente è destinata ad un pubblico esperto. Direi ke trattasi effettivamente di uno stile talmente personalizzato da non ripetersi mai.
E' come saper dell'esistenza di uno strumento musicale ke tira fuori un certo suono.
Non potrai dire mai ke questo suono si ripete, perké è autentico...
Ecco, in questo modo mi spiego la non ripetitività della musica del PMG.


Ciao Sixtrings, benarrivato! Non capisco l'equazione "invenzione di uno stile = non ripetitività". Mi pare di aver capito che, a tuo giudizio, se un artista riesce nell'intento di forgiare un proprio stile, non potrà mai ripetersi. Beh, io conto centinaia di esempi di musicisti che, nonostante abbiano coniato uno stile, una sonorizzazione, un marchio di fabbrica ben riconoscibile, sono incappati in una ripetitività nauseabonda. Il jazz ne è pieno, ad esempio, così come il rock e - credo - qualsiasi altra forma di espressione artistica. Tanto che la bravura di un artista consiste proprio nel suo sapersi reinventare (e non, al contrario di quanto affermi, nel reiterare un concetto - o una sonorità o uno stile - all'infinito. Questa, a mio avviso, è una resa che lascia trasparire la fine di una carriera).

#8 sixstrings

sixstrings

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Inviato 07 luglio 2006 - 23:17


Ben detto Jazzer!
Ed a integrazione di questa tua interessante dissertazione sul PMG aggiungerei ke, tanto più, non può parlarsi di ripetitività della musica di Pat perkè è già di per sé uno stile.
E' già una invenzione sonora, magari anke armonica, a tratti, ke non necessariamente è destinata ad un pubblico esperto. Direi ke trattasi effettivamente di uno stile talmente personalizzato da non ripetersi mai.
E' come saper dell'esistenza di uno strumento musicale ke tira fuori un certo suono.
Non potrai dire mai ke questo suono si ripete, perké è autentico...
Ecco, in questo modo mi spiego la non ripetitività della musica del PMG.


Ciao Sixtrings, benarrivato! Non capisco l'equazione "invenzione di uno stile = non ripetitività". Mi pare di aver capito che, a tuo giudizio, se un artista riesce nell'intento di forgiare un proprio stile, non potrà mai ripetersi. Beh, io conto centinaia di esempi di musicisti che, nonostante abbiano coniato uno stile, una sonorizzazione, un marchio di fabbrica ben riconoscibile, sono incappati in una ripetitività nauseabonda. Il jazz ne è pieno, ad esempio, così come il rock e - credo - qualsiasi altra forma di espressione artistica. Tanto che la bravura di un artista consiste proprio nel suo sapersi reinventare (e non, al contrario di quanto affermi, nel reiterare un concetto - o una sonorità o uno stile - all'infinito. Questa, a mio avviso, è una resa che lascia trasparire la fine di una carriera).

Mattia, innanzitutto non sempre la ripetitività ke un ascoltatore percepisce è obiettiva. Nel senso ke, magari, tu potrai anke avvertire in un artista una certa tendenza a ripetersi, ke però in realtà è solo la continuazione, l'integrazione, lo sviluppo di uno stile consolidato. E non per questo è facilmente etikettabile come "nauseabondo". Quei molti artisti di cui parli, probabilmente, trattando di jazz, perkè meno commerciale e, quindi, meno dipendente dal necessario ascolto di massa, lavorano solo al fine di sviluppare un suono...ke però fa sempre parte di uno stile.
Ecco, il punto è questo: non bisogna confondere il "suono" con lo "stile".
L'esempio dello strumento musicale ke ho fatto era volto a sottolineare proprio questo. Se ascolti un violino suonare già sai ke tirerà fuori un certo suono, ma non per questo vien da pensare ke sia ripetitivo (a meno ke non piaccia affatto!). Magari potrai ritenere ke una stessa partitura (e non credo sia il nostro caso!) si ripeta spesso, annoiando.
Dunque se Pat ha un certo stile, è ovvio proporrà quello...è il suo!
Altro però è confondere questo stile con la sperimentazione e con il modellamento di questo stile.
Non so se sono stato abbastanza kiaro.
 
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#9 Guest_Mattia_*

Guest_Mattia_*
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Inviato 07 luglio 2006 - 23:31

(...)


Sei stato chiaro. Il punto, però, è che non sono d'accordo con quanto affermi. Se un musicista dallo stile ben definito (prendiamo proprio l'esempio di Pat Metheny) pubblica quattro album (Still Life Talking, Letter From Home, Secret Story e The Road To You capitano proprio a fagiolo!) che sono l'uno la copia dell'altro (come proposta, idee, suoni e ambizione), non posso che affermare la sua ripetitività.

#10 Jazzer

Jazzer

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Inviato 08 luglio 2006 - 08:43

(...)


Neppure io sono d'accordo. E' indubbio che Metheny abbia il suo stile - come chiunque credo - che può piacere o no, ma è altrettanto indubbio che si sia ripetuto, certe volte fino allo sfinimento. Anche a me l'equazione "stile = non ripetitività" non mi convince: anche Ramazzotti ha il suo di stile ma sono anni che canta sempre la stessa canzone!
Tornando a Metheny, proprio quei dischi citati da Mattia - pur contenendo pezzi interessanti - sono indubbiamente in molti aspetti l'uno la fotocopia dell'altro, che poi possano piacere o meno, questo è un'altra cosa! Non si discute il loro valore artistico - soprattutto di "Still life (talking)" - se vengono presi singolarmente, ma presi in blocco qualche dubbio ce l'avrei anch'io.
A me Metheny piace molto, credo si sia capito, ma credo di essere un suo fun (!!!) dotato di senso critico e non ho problemi ad affermare che spesso si ripete, soprattutto negli anni '90; il cambio di formazione nel PMG mi pare abbia portato una ventata di novità... speriamo duri. Poi se vogliamo fare i difensori a tutti i costi, per imparare come si fa da un professionista vi consiglio di leggere il <a href="http://www.jazzer.it...ppia.htm">libro (clicca)</a> su Metheny scritto da Luigi Viva che da "semplice" biografia è diventato una melassa agiografica sconsigliatissima per i diabetici... questo succede quando un fan senza il minimo discernimento si occupa del suo musicista preferito.


Ah, dimenticavo... Sixstrings te lo chiedo in ginocchio contrito dal dolore... per favore le K!!! Mi costa il doppio della fatica leggere i tuoi post...  ::)
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#11 sixstrings

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Inviato 08 luglio 2006 - 17:19

Ragazzi quì il discorso è questo. Innanzitutto nessuno vuole fare "il difensore a tutti i costi"! Si sta semplicemente affermando, da ascoltatore, CHE (va meglio così!?) non necessariamente, come state dicendo, un artista, per estrinsecare la sua arte in progressione, come nel caso di Pat (ma anche di altri), deve PER FORZA CAMBIARE, MUTARE, insomma...FARE QUALCOSA DI NUOVO. Deve per forza fare qualcosa di diverso per paura poi che il pubblico dica "...ma è ripetitivo!"
Diciamo che, secondo me, il vostro discorso potrebbe andare bene fino ad un certo punto!
La bravura del musicista sta piuttosto nell'essere quanto più possibile AUTENTICO.
Sta nell'essere lo specchio della sua arte...sta nel tirare fuori se stesso in musica.
Il suo estro-stile col tempo può mutare, può venir fuori per la prima volta e può anche restare stabile, ma in continua fase di sperimentazione (come, secondo me, accade nel nostro caso).
Il fatto che lo stile di Pat rimanga sempre quello, condito con anni ed anni di sperimentazione, mi dite perché dovrebbe per forza declassarsi a "ripetitività"?!
Non è un giudizio troppo di superficie?!
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#12 ancoratu

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Inviato 08 luglio 2006 - 17:38

ho appena comperato "letter from home" di pat metheny.Ho fatto bene?
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#13 Jazzer

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Inviato 08 luglio 2006 - 17:55

ho appena comperato "letter from home" di pat metheny.Ho fatto bene?


Dipende.
Da quanti dischi del PMG conosci; a mio giudizio non è certo il migliore anche se contiene almeno tre buoni pezzi ("Have you heard", "Beat 70" e "5-5-7").
Del PMG sono necessariamente da avere "Travel", "Still life (talking)" e anche "The way up".
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#14 Guest_Mattia_*

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Inviato 08 luglio 2006 - 18:05

(...)


A leggere quanto hai scritto, sembrerebbe che per te l'autenticità di un musicista sia un prerogativa che possa precludere la ripetitività della sua proposta. Non credi d'essere incappato in un ragionamento eccessivamente idealistico? A questo punto, basterebbe invocare la buona fede per far rivalutare milioni di dischi oggettivamente ripetitivi. Assurdo, non trovi?

#15 Jazzer

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Inviato 08 luglio 2006 - 18:08

CHE (va meglio così!?)


perfetto grazie  ;)

deve PER FORZA CAMBIARE, MUTARE, insomma...FARE QUALCOSA DI NUOVO. Deve per forza fare qualcosa di diverso per paura poi che il pubblico dica "...ma è ripetitivo!"
La bravura del musicista sta piuttosto nell'essere quanto più possibile AUTENTICO.
Sta nell'essere lo specchio della sua arte...sta nel tirare fuori se stesso in musica.
Il suo estro-stile col tempo può mutare, può venir fuori per la prima volta e può anche restare stabile, ma in continua fase di sperimentazione (come, secondo me, accade nel nostro caso).


Ripeto Metheny mi piace, molto anche. E non ne discuto neanche la bravura, che anche da non esperto di tecniche chitarristiche riesco a capire che è notevole.
Neppure io pretendo che un artista debba sempre fare qualcosa di nuovo, ma neppure che innanelli una serie di dischi l'uno uguale all'altro! Cosa che, purtroppo, succede anche a molti musicisti d'avanguardia che sfruttano quest'etichetta che si sono dati per proporre sempre le stesse cose (non faccio nomi appositamente).
Non c'è dubbio che Metheny sia autentico, il suo stile ce l'ha solo lui (e qualche imitatore!) ma una volta che l'ha espresso a continuare si rischia se non la noia, la staticità. Lo ripeto: sono convinto che non lo faccia per "furbizia", ma non si può negare che sul suo stile si sia un po' "seduto", dimenticando la sperimentazione che non mi pare così evidente!
Pensa ad un musicista come Miles Davis per esempio, pensa a come si è evoluta la sua musica: il cool, l'hard-bop, il modale, il jazz-rock, il funk... credi che sarebbe stato lo stesso musicista se avesse continuato a suonare nello stile di "Birth of the cool" o in quello di "Kind of blue"?
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#16 madadayo

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Inviato 08 luglio 2006 - 18:13

Parole sante!  ;)
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#17 sixstrings

sixstrings

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Inviato 08 luglio 2006 - 18:28


CHE (va meglio così!?)


perfetto grazie  ;)

deve PER FORZA CAMBIARE, MUTARE, insomma...FARE QUALCOSA DI NUOVO. Deve per forza fare qualcosa di diverso per paura poi che il pubblico dica "...ma è ripetitivo!"
La bravura del musicista sta piuttosto nell'essere quanto più possibile AUTENTICO.
Sta nell'essere lo specchio della sua arte...sta nel tirare fuori se stesso in musica.
Il suo estro-stile col tempo può mutare, può venir fuori per la prima volta e può anche restare stabile, ma in continua fase di sperimentazione (come, secondo me, accade nel nostro caso).


Ripeto Metheny mi piace, molto anche. E non ne discuto neanche la bravura, che anche da non esperto di tecniche chitarristiche riesco a capire che è notevole.
Neppure io pretendo che un artista debba sempre fare qualcosa di nuovo, ma neppure che innanelli una serie di dischi l'uno uguale all'altro! Cosa che, purtroppo, succede anche a molti musicisti d'avanguardia che sfruttano quest'etichetta che si sono dati per proporre sempre le stesse cose (non faccio nomi appositamente).
Non c'è dubbio che Metheny sia autentico, il suo stile ce l'ha solo lui (e qualche imitatore!) ma una volta che l'ha espresso a continuare si rischia se non la noia, la staticità. Lo ripeto: sono convinto che non lo faccia per "furbizia", ma non si può negare che sul suo stile si sia un po' "seduto", dimenticando la sperimentazione che non mi pare così evidente!
Pensa ad un musicista come Miles Davis per esempio, pensa a come si è evoluta la sua musica: il cool, l'hard-bop, il modale, il jazz-rock, il funk... credi che sarebbe stato lo stesso musicista se avesse continuato a suonare nello stile di "Birth of the cool" o in quello di "Kind of blue"?


Quindi Jazzer, secondo te, chi non passa al funk, al rock od altro è destinato ad andare in pensione?!
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#18 Jazzer

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Inviato 08 luglio 2006 - 19:13

Quindi Jazzer, secondo te, chi non passa al funk, al rock od altro è destinato ad andare in pensione?!


Se dobbiamo discutere cerchiamo almeno di capire quello che scrive l'interlocutore, per piacere!  ;)
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#19 sixstrings

sixstrings

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Inviato 08 luglio 2006 - 22:23

Guarda che era una domanda semi-seria di cui non hai compreso il sarcasmo.
La propongo diversamente.
Non deve mica per forza inoltrarsi nei meandri di altri generi musicali, un musicista, per potere essere non ripetitivo.
Penso che anche sviluppando, elaborando uno stile si possa essere sempre nuovi. Nuovi, dunque, all'interno di uno stile. E ciò, grazie alla sperimentazione.
E non è vero, come dici, che la sperimentazione di Pat sia poco evidente (basti solo pensare alle varie acrobazie sonore sulla breathe-guitar, alle varie novità all'interno di A Map Of The World, alla proposizione del Trio come nucleo quasi fondamentale, alla scelta di proporre un album come Quiet Night o il live insieme a Jim Hall...per citare le prime che mi vengono).
Per me queste lo sono eccome sperimentazioni.
Non era mica di ideologie che ti stavo parlando (come hai detto in un precedente post).
In ogni caso, è questa la mia opinione.
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#20 emma

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Inviato 21 luglio 2006 - 16:52

Condivido il vostro apprezzamento. E' un cd suonato con la perizia di sempre e di grande coinvolgimento.
Ripropone uno dei connubi di jazz contemporaneo più riusciti - Metheny-Mays - e conferma la creatività longeva e vagabonda, spesso sorprendente, di P.M. ; bravo, a volte bravissimo, altrimenti stucchevole oltre misura.
"The way up" si muove su livelli decisamente elevati, è un disco "ricco", che si presta ad ascolti numerosi. E non stanca.
Molto bella l'esibizione di Pat a Perugia, in trio con Antonio Sanchez e Christrian Mc Bride. Sanchez, che è anche in "The way up" è, per me, uno dei migliori batteristi in circolazione. Sceglie di non indulgere in pura tecnica, brilla per precisione e personalità.
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