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Post Punk (1978-1984): Col Senno Di Poi, Che Salvare Veramente?


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54 replies to this topic

#1 simon is back

    aspirante indie

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Inviato 26 agosto 2023 - 17:18

THROBBING GRISTLE

 

THIS HEAT

 

THE POP GROUP

 

Primi PERE UBU

 

 

 

 

Il tizio che ha scritto il libro che ha avuto un effetto enorme sulla cultura, media etc. butta dentro di tutto, tra cui COIL, SWANS, MERZBOW(!), ABC(!!) e una valanga di letame chiamato pop sintetico che di sicuro non avevano nessun tipo di motivazione politica, estetica etc. condivisa da questi geni assoluti.

 

 


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#2 Gozer

    Grande eletto non anglofonista Kadosch

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Inviato 26 agosto 2023 - 17:35

Una discussione davvero mai affrontata, non vedo l'ora di leggere gli interessantissimi spunti che ne usciranno... asd


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RYM ___ i contenuti

"SOVIET SAM" un blog billizzimo

 

 

7 ottobre 2020, il più grande esperto di tennis del forum su Sinner al Roland Garros:

 

Tra due anni torniamo per vincere.

#3 ucca

    CRM

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Inviato 29 agosto 2023 - 11:03

si un pò ambiziosa, io salverei giusto una cinquantina di gruppi. Consiglio di acquistare una guida, ne sono uscite tipo 100, l'ultima credo su rumore solo sulla scena italiana


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www.crm-music.com

 

Mettere su un gruppo anarcho wave a 40 anni.


#4 simon is back

    aspirante indie

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Inviato 02 settembre 2023 - 00:08

Una discussione davvero mai affrontata, non vedo l'ora di leggere gli interessantissimi spunti che ne usciranno... das.gif

 

Non hai ricevuto nessuno spunto interessante mi dispiace molto.

 

QUESTA notte non dormo, Rispetto agli ultimi due giorni (di legittima stanchezza) sto lavorando, APPLICANDO l'ermeneutica marxista all'intero corpus teoretico aristotelico.

 

Senza alcun dubbio accetto questa tua infantile risata, ma il problema è sempre e comunque lo stesso: dietro a un tavolo parlo solo io e non vengo mai interrotto. Mi si dice che questo è anche una modalità del distruggersi, alla Cacciari. Ebbene è proprio spremersi il cervello l'unica possibilità per sentirci ancora umani e non completamente affetti dalla paura dell'hybris, o dall'Affezione nella sua sostanza.

 

Ho aperto una discussione di livello infimo, hai perfettamente ragione. Volevo comunicare ai moderatori di chiuderla, ma alla fine ho sperato in qualche correzione di alto valore intellettuale che TU potresti senza alcun dubbio come dire? addizionare.

 

IN TEMA: fino a quando sentirò i cantanti del post punk relazionarsi a livello "emotivo-tonale" a quella carcassa chiamata punk, li cancellerò sempre a priori dalla mia lista.

 

Non vi è un distacco incommensurabile tra i due "stati" musicali, ma le differenze tecnico teoriche intellettuali sono talmente evidenti, lampanti che se da un punto di vista semantico non concordo moltissimo su questa definizione nata da chissà quale giornalista, ma la accetto per liberarmi dalla liberazione simulata, simulacro del simulacro, degli esteti punk che avevano poca voglia di imparare a suonare e quando vomitavano addosso i loro tre minuti in verità avevano solo voglia d'essere-corpo ovvero venire .


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#5 Connacht

    :.::

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Inviato 02 settembre 2023 - 09:42

va ovviamente buttato tutto tranne gli Scissor Fits


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You're an island of tranquillity in a sea of chaos. :.:: Last.fm

 

jazz-sebastian-bach-2.png

 

The sun is far away
It goes in circles
Someone dies
Someone lives
In pain
It is burning
Into the thin air
Of the nature
Of a culture
On the dark side
Under the moon

#6 Ste91

    pivello

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Inviato 04 settembre 2023 - 18:54

Che ne dite di aggiungere i Wire e i The Fall?


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#7 neutrone

    pivello

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Inviato 11 settembre 2023 - 06:59

Di quel che conosco, mantenendomi largo con le influenze e le contaminazioni, salverei diverse cose.

Joy Division, Nexda, Wipers, Young Marble Giants, Chrome, Talking Heads, This Heat e diversi altri.

Per non parlare del mitico Great Complotto Pordenone.

 

Wire e The Fall invece non mi hanno mai entusiasmato troppo (a parte Hex Enduction Hour).


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#8 Fidelio

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Inviato 17 settembre 2023 - 09:29

Stranglers (The Raven ha fatto il compleanno qualche giorno addietro)


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#9 cool as kim deal

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Inviato 17 settembre 2023 - 23:06

Io salvo tutto


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#10 reallytongues

    Pietra MIliare

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Inviato 18 settembre 2023 - 07:02

C'era già il post punk in concomitanza con il punk (?)
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Caro sig. Bernardus...

Scontro tra Titanic

"Echheccazzo gdo cresciuto che nin sei altro."<p>

#11 simonisback

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Inviato 18 settembre 2023 - 21:31

Che ne dite di aggiungere i Wire e i The Fall?

 

 

Avevo aperto questa discussione in un momento in cui ero stanco morto e non mi resi conto di quello che stavo combinando.

 

Vent'anni fa i THE FALL li consideravo un gruppo intrigante ma che non riuscivo ad adorare. Poi le cose sono cambiate.. non riuscirò mai ad adorarli ma a provare una sconfinata simpatia per loro, questo sicuramente. Ovviamente ho dimenticato i mitici WIRE ma loro ne sono stati l'essenza più o meno assoluta.

 

I Cure sono una delle cose più vomitevoli che ho ascoltato in vita mia, così come tutto il pop sintetizzato che forse avrà avuto qualche senso per gli ascoltatori degli ottanta.. riascoltati ora sono patetici, para situazionisti, dandy pseudo artisti che mi fanno pena.

 

Tra i giganti assoluti non ho messo i Cabaret Voltaire che ancora adesso sono attualissimi. Ascoltati recentemente i lavori solisti del povero Richard ed erano avanti anni luce, come i mitologici CLOCK DVA che hanno dato il massimo dei massimo in un'età che non era più post punk: dai sogni sepolti in poi ecco.

 

Dei KILLING JOKE nemmeno scrivo: pura gioia metal industrial. 


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#12 reallytongues

    Pietra MIliare

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Inviato 19 settembre 2023 - 08:03

C'era già il post punk in concomitanza con il punk (?)


Insomma dò il gancio e invece si insiste a parlare di calcio.
Possibile che già negli anni del punk si facesse già del post punk?
Penso anche solo ai Clash, ai Talking Heads, due nomi facilissimi...
O il post punk è tutto altra roba? Non so, non ho letto i trattati di nessuno
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#13 wago

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Inviato 19 settembre 2023 - 14:17

Post punk è un nome e come tale va preso. Indica un insieme di scene e sound sviluppatisi a partire grossomodo da quegli anni lì, ovviamente coi propri precursori e imitatori (ancora ai giorni nostri). Diverse band che hanno iniziato con formule dirette e "punk" hanno poi variato il proprio taglio venendo infilate ex post nel calderone, che col punk condivide comunque diversi elementi e che ne sembra spesso una versione più "intellettuale" ed "evoluta" (dove "evoluta", spesso, significa meno orecchiabile — ma non per forza).
Ovviamente all'epoca si chiamava tutto quanto punk e punk era sostanzialmente sinonimo di new wave. La ripartizione in correnti diverse è largamente successiva all'epoca dei fatti, ma non per questo è priva di un suo riscontro in termini stilistici ed espressivi.


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#14 simonisback

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Inviato 19 settembre 2023 - 15:38

Anche se quando ho aperto questa discussione ero stanco morto, le collezioni infra-monadiche che costituiscono il mio inconscio voleva suggerire non un attacco sul post punk a livello ontologico, ma assai più semplicemente a un libro che ha contaminato praticamente ogni ramo di "sapere musicale" in ambito post pop, fino ad arrivare allo scavo archeologico del "post punk" bulgaro del 1981 e creando una industria di compilation che se non vado errato sono arrivate almeno a una cinquantina.

 

 

Sull'ontologia del post punk me ne sbatto per dirla tutta, su una ontologia debole e fenomenologica è la base del saggio che leggerete sulla rivista che ben conoscete.. ma questo non significa sputare sul piatto mangiato da vent'anni o chissà che altro.. semplicemente il post moderno o il post strutturalismo filosofico ha creato DELEUZE, FOUCAULT, DERRIDA, LYOTARD, BAUDRILLARD, NANCY etc. ovvero pensate pure (e mi fa piacere in questo!) a una sorta di tragico distacco incommensurabile sul pensare prima di loro, non attraverso una tabula rasa, ma attraverso una sovversione marxista davvero archeologica rivoluzionaria che di fatto ha cambiato il mondo, servendosi del mondo.

 

THROBBING GRISTLE è un gruppo post moderno a tutti gli effetti, PERE UBU è un gruppo post moderno a tutti gli effetti per non parlare poi dei THIS HEAT.. degli altri gruppi scriverei più che di punk ma di di una sorta di metamorfosi interna al punk e con questo voglio distaccarmi da qualsiasi retorica sulla liberazione del punk dal "deserto culturale" dei primi anni settanta (CELAN, BLANCHOT, BATAILLE, AUDEN, GODARD, BRIGATE ROSSE, ANTIPSICHIATRIA e sul piano strettamente musicale KING CRIMSON, BRIAN ENO, LE GEMME ESTATICHE DEL KRAUTROCK, JOHN CAGE, STOCKHAUSEN, CORNELIUS CARDEW, AMM e si potrebbe andare avanti.. eccome!).

 

Questo MIXTURE è sempre stata la base del mio pensiero, una corrispondenza o meno che genera sensazione (estetica nel senso primigenio del temine) che non possiamo appercepire al cento per cento, questo è BACON e il conetto di carne già ampiamente capito-carpito trasmutato in puntillismo magico da BOULEZ.

 

Quel libro è troppo superficiale in quanto considera solo vagamente un terreno minato come quello sociologico, non dandomi semanticamente nessuna definizione di "post punk" però mettendoci dentro di tutto, tra cui i BLACK FLAG, MERZBOW l'orda edonista del pop sintetizzato, AMM (scusalo è un idiota!) etc. etc.

 

In un capitolo del libro mi pare dedicato ai GANG OF FOUR uno dei membri dice al giornalista che all'epoca leggevamo di tutto, ma soprattutto ALTHUSSER e un gruppo di super idioti come SCRITTI POLITTI rincarava la dose su DERRIDA.. allora perché non vi siete lasciati esplodere da questi due geni e avete cambiato la musica definitivamente, come hanno fatto loro nella filosofia? Come dice giustamente Massimo Cacciari in una bellissima lectio davanti a dodicimila persone: "Tutto è filosofia" BRAXTON lo ha capito, questi due paladini del "post punk" assolutamente no.

 

Adorno viene considerato un pensatore musicale (e qua mi metto a ridere) ma si può ben dire che si è interessato di musica in modo molto interessante ma per una nuova critica musicale è a priori stagionato, come lo è il grande HABERMAS per rimanere in campo scuola di Francoforte e allora mi tocca concludere ancora con Massimo Cacciari che da volpe davanti a dodicimila persone esclama: "Ritorniamo a Weber" Weber non WEBERN. 


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#15 Gozer

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Inviato 19 settembre 2023 - 16:05

Non è proprio possibile reintrodurre i meno?


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#16 Mario DragMeDown

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Inviato 20 settembre 2023 - 03:48

Insomma dò il gancio e invece si insiste a parlare di calcio.

Possibile che già negli anni del punk si facesse già del post punk?
Penso anche solo ai Clash, ai Talking Heads, due nomi facilissimi...
O il post punk è tutto altra roba? Non so, non ho letto i trattati di nessuno

per come Yolavedo se il punk era rottura con il pop-rock coevo (prog, hard rock etc) sempre più avvitato su se stesso proponendo un ritorno alla spontaneità delle origini il post-punk è "rottura" con il punk e ritorna all' artificiosità, ma in altro modo (postmoderno, con contaminazioni più informali etc)


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#17 wago

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Inviato 20 settembre 2023 - 06:40

Poco dopo l'apertura del thread avevo scritto una risposta, che poi però è sparita.
Non ricordo i dettagli ma dicevo grossomodo che da "salvare" rispetto alla lettura di Reynolds ci sono senz'altro formazioni e filoni che trascura, a partire ovviamente dai Cure (che nemmeno menziona!) e procedendo con artisti come Chameleons e Sad Lovers & Giants, che pure non compaiono nel testo (non credo si tratti di un caso, probabilmente erano troppo romantiche e prog — e al tempo stesso troppo poco disperate — per sembrare degne di nota all'autore del libro). Il testo di Reynolds ha poi una parte conclusiva sulle scene al di fuori dell'anglosfera, fatto in sé pregevole non fosse che cita soltanto Germania e BeNeLux, Francia, Islanda, Brasile. Ovviamente di cose interessanti e significative ne sono uscite anche altrove (si veda la pietra miliare prossima ventura).

 

Ammetto invece che le band segnalate da Carmine mi paiono se non marginali nel contesto almeno poco rappresentative nel loro complesso: appartengono tutte alle espressioni più radicali del fenomeno e mi pare che soffermandosi solo su di loro si ottenga una rappresentazione molto distorta della pluralità del filone, perdendosi peraltro gran parte delle cose più divertenti e appaganti. Adoro i This Heat (di altri citati faccio sostanzialmente a meno nella mia dieta) ma senza DevoWireCureCCCPFeeliesSiouxsieMagazineetc non so se avrebbe senso considerare il genere un momento così significativo dello sviluppo della musica pop. Che poi comunque nelle nostre conventicole indiealternative tendiamo a farlo anche a scapito di altri generi parimenti incisivi e meritevoli, ma volendo è un altro discorso.


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#18 Fidelio

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Inviato 20 settembre 2023 - 10:21

The Sound
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#19 Gozer

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Inviato 20 settembre 2023 - 12:43

cita soltanto Germania e BeNeLux, Francia, Islanda, Brasile. Ovviamente di cose interessanti e significative ne sono uscite anche altrove (si veda la pietra miliare prossima ventura).

 

Ohibò, se ne vedano molte già pubblicate, se è per quello:

 

Virus https://www.ondarock...irus-locura.htm

Tat Ming Pair https://www.ondarock...ei-shitouji.htm

Republika https://www.ondarock...owesytuacje.htm

Kino https://www.ondarock...menisolntse.htm

Idoli https://www.ondarock...slednjidani.htm

Héroes del Silencio https://www.ondarock...sdetraicion.htm

Ekatarina Velika https://www.ondarock...lika-ljubav.htm

 

Ma anche le nazioni che ha coperto le ha coperte male, basti dire che per la Francia passa tutto il tempo a parlare di un progetto secondario come i Metal Urbain e liquida il resto della scena con una frase: "il post-punk in Francia non ha avuto successo". Già. A parte aver generato la più celebre band francofona della storia, ma dettagli, quisquilie. 

Indochine https://www.ondarock...indochine-3.htm

 

In sostanza, bel libro se lo si vuole usare come documentazione biografica delle band che ne sono protagoniste, ma da starne alla larga se si vuole trarne un'analisi della musica trattata, perché Reynolds da questo punto di vista è disastroso, e non solo in questo libro, ma in generale.


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#20 John Trent

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Inviato 20 settembre 2023 - 12:49

Altre due mancanze nel libro di Reynolds (che è diventato bersaglio facile in quanto troppo mitizzato, ma resta un bel libro): gli OMD (liquidati in 3 righe come merdacce) ma soprattutto, solo per fare quadrare la sua tesi che tutto si esaurisca nell'84, i Pet Shop Boys che nel filone synth sono solo la band più famosa e venduta del pianeta.
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#21 Gozer

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Inviato 20 settembre 2023 - 12:57

Bersaglio facile? Ci manca che lo fanno santo, non ho mai letto mezza sillaba contro di lui a dispetto della valanga di scemenze che ha scritto durante la carriera.

 

E il libro in questione non fa eccezione, magari fossero solo Pet Shop Boys e OMD. I Bauhaus hanno una canzone decente dopodiché fanno schifo, i Sisters of Mercy manco quella, i Cult immondizia, in pratica tutto il gothic rock è un cumulo di guano eccetto Siouxsie, lei regina assoluta che da sola giustifica il genere. Gli stessi Cure li liquida in fretta e furia, pur senza stroncarli male come fa con quelli sopra, ma si vede che non gliene frega niente. Da prenderlo a schiaffi due a due finché non diventano dispari, altro che balle. asd


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#22 wago

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Inviato 20 settembre 2023 - 15:03

I Cure non sono in indice almeno nella mia edizione, non ricordo se ne parlasse nel testo ma mi pare proprio di no, era una delle cose che mi avevano colpito quando l'avevo letto (ma avevo 41 di febbre quindi la mia memoria potrebbe essere offuscata  asd ).


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#23 Mr. Atomic

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Inviato 20 settembre 2023 - 15:19

 almeno nella mia edizione

ma perché, quanti edizioni esistono? Sembrra una domanda del cazzo ma adesso mi son ricordato di aver letto un capitolo dell'edizione di Arcana che presi in prestito, poi comprai addirittura il libro nella edizione di Minimum Fax e ricordo che mi pareva mancasse qualcosa sempre in quel capitolo, come se fosse tagliuzzato un po'. Ma pure io potrei esser rincoglionito, forse ad una prima lettura c'erano piú informazioni nuove e dunque mi han lasciato sto ricordo. 

 

Sul libro: a me pare che Reynolds sia piú interessato ad aspetti sociali legati alla musica e non tanto alla musicalitá (che c'é ma ridotta all'osso) ed ecco che si spiegano le grandi mancanze (i Police, Feelies, Sound, per dire i primi 3 che mi vengono in mente) mentre abbiamo un intero capitolo dedicato ai Bow Wow Wow 


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#24 Ɲ●†

    Haunted

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Inviato 20 settembre 2023 - 15:29

Non è mai uscito per Arcana. La prima edizione era ISBN, poi ristampato da Minimum Fax.

I Cure mi pare che compaiano in nota o qualcosa del genere. Comunque sì, direi che li schifi proprio asd


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A chemistry of commotion and style

#25 Mr. Atomic

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Inviato 20 settembre 2023 - 15:30

Sisi, sarà stato ISBN
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#26 wago

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Inviato 20 settembre 2023 - 15:30

Sì, il fatto è che Reynolds ha come peculiarità critico/stilistica l'attenzione all'aspetto sociologico, mentre di musica in senso stretto non capisce una fava. Il primo elemento per me è un punto di forza, ma purtroppo ha fatto scuola in modo indiscriminato in campo indie e "post-indie", soprattutto fra gente assai meno brillante di lui. Il risultato è stato amplificare la già notevole tendenza della critica pop (anche di quella più "intellettuale", a cui senz'altro Reynolds appartiene) a fissarsi sul contesto sociale e dimenticarsi che la musica è se non soprattutto almeno anche suono, con tutti gli annessi e connessi tecnico-teorici se necessario. Ovviamente sarebbe ingiusto attribuire a lui la responsabilità di questa deriva, che era già ben avviata anche senza il suo apporto, ma l'efficacia delle sue visioni prospettiche ha nobilitato questo taglio rispetto al passato e credo abbia acceso in molti la convinzione di poter proseguire sulla stessa linea, anche se con molti meno strumenti (banalmente, dietro a testi come Post Punk o Energy Flash c'è un lavoro sul campo notevolissimo, non alla portata di chi legittimamente abbia altro da fare nella vita come molti che oggi scrivono di musica).


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#27 simonisback

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Inviato 20 settembre 2023 - 15:50

O scrivi un libro di cinquecento pagine di musiche e sociologie o butti giù uno dei tantissimi libri musicali che infestano le librerie. Tra l'altro sul piano il grande problema è che la musica techno (che nelle sue forme massime adoro) sta trovando molti intellettuali o filosofi che in un un modo o nell'altro si occupano di musica e mi riferisco alla corrente del realismo speculativo. Ma il problema è sempre lo stesso, l'incommensurabilità di quanto esposto in modo del tutto brillante da autori come NICK LAND etc. e gli imbarazzanti simulacri di etichette come PAN che sintetizzano malamente cinquant'anni di musica elettronica più o meno d'avanguardia.

 

Il libro termina il suo disastro con i Frankie e la ZTT ecco.. se devo salvare qualcosa di questo libro è l'aspetto confusamente situazionista che aleggia tra le cinquecento e passa pagine del testo.

 

La verità è una sola: giornalisti come questo e comunque autori più giovani sono giustamente ossessionati da BLANCHOT, CELAN, BATAILLE, DELEUZE ma se per quest'ultimo tutto sommato è "semplice" da applicarlo in un contesto musicale che tenga (penso a RICHARD PINHAS) per gli altri è una strada quasi del tutto impossibile (tranne MERZBOW-BATAILLE soggetto di un indimenticabile testo che si trova nel libro del famigerato MERZBOX).


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#28 cool as kim deal

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Inviato 20 settembre 2023 - 16:47

Beh ma l'aspetto sociologico ( e storico e geografico) è significativo nel caso del post punk no?
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#29 wago

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Inviato 20 settembre 2023 - 16:52

Beh ma l'aspetto sociologico ( e storico e geografico) è significativo nel caso del post punk no?

 

Ci mancherebbe, infatti sono del partito secondo cui "Post-punk" sia un libro fantastico e il suo ruolo ispiratore di tendenze critiche e musicali successive sia largamente comprensibile. Semplicemente, non è la bibbia definitiva che fu salutata all'epoca della pubblicazione, sia perché le bibbie definitive fortunatamente non possono esistere, sia perché alcune mancanze e fisse sono particolarmente vistose e come candidato al ruolo non è particolarmente credibile.


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#30 Gozer

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Inviato 20 settembre 2023 - 16:54

Beh ma l'aspetto sociologico ( e storico e geografico) è significativo nel caso del post punk 

 

Perché, in qualsiasi altro caso no?

 

Il problema di Reynolds è che qualsiasi sua analisi è un disastro: in questo includevo anche l'analisi sociale, sennò pare dal commento di Wago che sul puro suono no, ma almeno sul contesto è bravo. Invece è una pippa anche in quello.

L'unica cosa che lo rende prezioso è la funzione di testimone, quando contemporaneo, o di intervistatore/raccoglitore dei testimoni, che ha avuto modo di svolgere in maniera molto approfondita. Cosa che probabilmente, viste le sue limitate capacità, non meritava, ma tant'è...


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#31 good vibrations

    Il primo disco del White Album è davvero un disc one

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Inviato 20 settembre 2023 - 20:29

Mi è venuta una gran voglia di rileggerlo.


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#32 Gozer

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Inviato 20 settembre 2023 - 22:07

I Cure non sono in indice almeno nella mia edizione, non ricordo se ne parlasse nel testo ma mi pare proprio di no

 

Qui c'è qualcuno che ancora non ha imparato che ho sempre ragione. tongue.png

 

CURE.jpg

 

Mezza pagina esatta, e ha pure cannato la data di "Seventeen Seconds". das.gif Vero che non sono in indice, infatti per ritrovarli ho cercato Robert Smith. 

Come si possano definire i Cure, in particolare per la fase inaugurata da "Seventeen Seconds", la versione softcore di chicchessia non chiedetemelo però...


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#33 simonisback

    pivello

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Inviato 21 settembre 2023 - 00:53

Beh ma l'aspetto sociologico ( e storico e geografico) è significativo nel caso del post punk no?

 

Questa notte sono impegnato perché sto scavando dentro di me perché sto cercando un nesso tra HUSSERL e WITTGENSTEIN, voglio capire quanto il secondo ha imparato dal primo. 

 

Passare da tanta grandezza concettuale al post punk (anche se sono stato io ad aprire la discussione) mi fa tristezza.

 

Che tipo di sociologia applica questo falso dio del giornalismo musicale? Quella funzionale? Quella legata a una sorta di re-interpretazione gaudiosa-tragica di Weber che è uno spettro materico che ci ossessiona anche adesso? O semplicemente la sua è una storia, un qualche cosa di semioticamente inclassificabile rigorosamente?

 

La prima parte potrebbe anche definirsi riuscita, ma la seconda è la perfetta negazione della prima, gettandoci addosso il peggio della musica che lui definisce "post punk" almeno una trentina di gruppi di pop sintetizzato che riascoltati adesso fanno ancora più pena di allora; gotici ad oltranza, Black Flag(!) insomma un minestrone che non riuscirebbe a reggere nemmeno Fracchia. 

 

Del punk mi interessa musicalmente zero, ma è stato più che altro una meravigliosa (più che consapevole) Moneta Vivente che in quanto tale ha trovato in ogni ramo sapienziale umanoide qualcuno pronto a dire la sua. Una visione lacaniana del punk mi piacerebbe leggerla.


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#34 wago

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Inviato 21 settembre 2023 - 05:08

Kyrie Eleison.


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#35 ucca

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Inviato 21 settembre 2023 - 06:40

I Cure non sono in indice almeno nella mia edizione, non ricordo se ne parlasse nel testo ma mi pare proprio di no

 
Qui c'è qualcuno che ancora non ha imparato che ho sempre ragione. tongue.png
 
CURE.jpg
 
Mezza pagina esatta, e ha pure cannato la data di "Seventeen Seconds". das.gif Vero che non sono in indice, infatti per ritrovarli ho cercato Robert Smith. 
Come si possano definire i Cure, in particolare per la fase inaugurata da "Seventeen Seconds", la versione softcore di chicchessia non chiedetemelo però...

Si I termini sono impropri ma c'è qualcosa di consolatorio nei dischi dei cure assente in quelli dei Joy division.
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www.crm-music.com

 

Mettere su un gruppo anarcho wave a 40 anni.


#36 Mr. Atomic

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Inviato 21 settembre 2023 - 08:45

 

Beh ma l'aspetto sociologico ( e storico e geografico) è significativo nel caso del post punk no?

 

 

 

Che tipo di sociologia applica questo falso dio del giornalismo musicale? 

 

La prima parte potrebbe anche definirsi riuscita, ma la seconda è la perfetta negazione della prima, gettandoci addosso il peggio della musica che lui definisce "post punk" almeno una trentina di gruppi di pop sintetizzato che riascoltati adesso fanno ancora più pena di allora; gotici ad oltranza, Black Flag(!) insomma un minestrone che non riuscirebbe a reggere nemmeno Fracchia. 

 

 

 

Reynolds mi pare piú interessato mostrare fenomeni sociali, di societá, mutamenti culturali, controculturali, di pensiero etc attraverso quei sette anni dove lui ha fatto da testimone giovane. Presenta quello anglo-americano perché é quello che conosce, non conoscendo la scena non-anglofona non sorprende che poi quel'ultima parte (ma sono veramente dieci paginette) siano mediocri: parla solo di musica é li evidentemente non é un falco. 

 

parlando di 2 Tune Reynolds é interessato a dire: leggete, questa gente si comportava cosí, ascoltava questa musica e faceva questa musica. E cosi via.

 

Non ho con me il libro (rimasto a Torino) ma se ben ricordo anche il capitolo sul progressive-hardcore ( ashd nome veramente atroce) tiene la stessa costruzione: i Black Flag e la SST vivevano cosi: bevevano tanto caffe ed erano sempre in giro in vari tour de force: una testimonianza dello spirito di quei tempi (HEGEL) e poi di conseguenza facevano questo tipo di musica, poi han cambiato in relazione ai loro mutamenti a loro volta in relazione con i mutamenti del loro contesto spazio-temporale.  


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#37 Gozer

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Inviato 21 settembre 2023 - 14:38

Si I termini sono impropri ma c'è qualcosa di consolatorio nei dischi dei cure assente in quelli dei Joy division.

 

'Na consolazione in "A Forest" che non ti dico. asd Senza manco scomodare "Pornography".


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#38 hexen

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Inviato 21 settembre 2023 - 15:18

che i cure facciano un post punk più melodico e romantico per esempio dei joy division (non sono i primi con cui farei un paragone di sicuro) non mi pare un'opinione ma un dato di fatto, anche nelle prime fasi della carriera e figuriamoci dopo

 

E il libro in questione non fa eccezione, magari fossero solo Pet Shop Boys e OMD. I Bauhaus hanno una canzone decente dopodiché fanno schifo, i Sisters of Mercy manco quella, i Cult immondizia, in pratica tutto il gothic rock è un cumulo di guano eccetto Siouxsie, lei regina assoluta che da sola giustifica il genere. Gli stessi Cure li liquida in fretta e furia, pur senza stroncarli male come fa con quelli sopra, ma si vede che non gliene frega niente.

 

ricordo che il titolo del libro è "rip it up and start again. post punk 1978-1984", non "gothic rock 80s" o "synth-pop 80s"

 

solo per fare quadrare la sua tesi che tutto si esaurisca nell'84

 

 

non leggo il libro da un po' ma non mi pare che ci fosse una tesi di fondo per cui tutto termini nel 84 e poi solo pattume, quella di discutere una manciata di anni di particolare fervore creativo mi pare una scelta sensata anche perché questo in particolare è un momento di passaggio (anche) verso tutte le cose belle che avete nominato lamentandone la mancanza.

come dice wago non è di sicuro la bibbia definitiva del post punk mondiale ma non mi pare abbia mai voluto esserlo.

 

(poi che reynolds abbia delle preferenze musicali vivaddio e direi per fortuna, non si deve essere necessariamente d'accordo con le opinioni musicali di chi scrive per apprezzare un libro)


  • 3

il mistico è soltanto la valvola di sfogo dei tuoi incubi peggiori oggi realizzati

 


#39 Gozer

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Inviato 21 settembre 2023 - 15:58

Peggior intervento di sempre, come sempre. asd Un po' più populista e ti veniva il parrucchino di Trump.


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#40 hexen

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Inviato 21 settembre 2023 - 16:07

che c'entra il populismo grande capotribù nonanglofono? cosa non ti torna di quello che ho scritto?


  • 2

il mistico è soltanto la valvola di sfogo dei tuoi incubi peggiori oggi realizzati

 


#41 Gozer

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Inviato 21 settembre 2023 - 17:11

Populista sì, ossia grandi proclami faciloni abbinati a una conoscenza superficiale dell'argomento. Se vuoi le motivazioni:

 



che i cure facciano un post punk più melodico e romantico per esempio dei joy division (non sono i primi con cui farei un paragone di sicuro) non mi pare un'opinione ma un dato di fatto, anche nelle prime fasi della carriera e figuriamoci dopo

 

Se Robert Smith fosse morto nel 1982, e da quanto si sa non era improbabile che succedesse, la sua discografia sarebbe stata: "Three Imaginary Boys", "Seventeen Seconds", "Faith" e "Pornography". Ora, dal 1983 la storia è andata diversamente, ma fino a lì come si fa a dire che sono softcore rispetto a chicchessia? Riascoltatevi "The Funeral Party", "Siamese Twins", "One Hundred Years" o "At Night".

Mi sa che ve li ricordate poco quei dischi per spacciarli come leggerli, anche solo rispetto ai Joy Division. Sono fra le robe più opprimenti mai tirate fuori dalle brume d'Albione. I Cure dal 1983 hanno diluito quel loro aspetto nella vostra memoria evidentemente o non si spiega come possiate avallare una simile assurdità, ed è forse la più piccola del tuo intervento. Veniamo al resto:

 

 

ricordo che il titolo del libro è "rip it up and start again. post punk 1978-1984", non "gothic rock 80s" o "synth-pop 80s"

 

Questa l'hai scritta per ribattere sul fatto che abbia liquidato OMD, Pet Shop Boys, Bauhaus, Sisters of Mercy, Cure e Cult.

Peccato che "Post-punk 1978-1984" non significhi "letteralmente solo ciò che viene rigorosamente indicato come post-punk ossia bassone spigoloso, chitarre effettate, ecc. 1978-1984", ma si riferisca all'intero movimento culturale nei dintorni di post-punk e new wave, tant'è che il libro stesso ti smentisce, più e più volte.

Basta prendere la cronologia. Il primo evento post-punk indicato da Reynolds è: 1974 aprile. "Meet the Residents", primo album dei Residents. Che sono tutto tranne che una band tipica delle sonorità post-punk. Basso e chitarre tipici del post-punk praticamente zero e anche il cantato direi che c'entra pochino. Bada, non sto dicendo non andassero indicati, ma che la loro presenza dimostra l'aver inteso il termine nel senso culturalmente più ampio e inclusivo del termine.

E questo lo conferma il sommario, nel quale troviamo capitoli dedicati sia a icone solitamente associate alle sonorità post-punk stricto sensu, sia a icone che invece viaggiavano su altre coordinate: Cabaret Voltaire (industrial), Human League (synth-pop), Throbbing Gristle (industrial), 2-Tone (ska), ben due capitoli sul new pop, ossia Scritti Politti, ABC (alla genesi di "Lexicon of Love" è dedicato uno spazio enorme, è forse il disco più sviscerato dal libro insieme a quelli di PIL e Joy Division), tutte le produzioni di Trevor Horn, i Simple Minds di "New Gold Dreams"...

insomma c'è una valanga di roba estranea al post-punk inteso come sonorità tipica del post-punk, e non potrebbe essere altrimenti, perché era tutto parte di un'unico movimento culturale (benché poi col tempo le ramificazioni si siano allontanate l'una dall'altra). Quanto finora sul perché hai scritto una cosa oggettivamente errata.

Dopodiché aggiungo una mia postilla personale, questa non ha pretese, è soltanto come la vedo io. Nessuno lo obbligava a parlare approfonditamente di artisti che non gli piacciono, anche perché già così è un libro enorme, ma avrebbe semplicemente potuto liquidarli in poche righe cercando di rimanere neutro, come da vigliacco ha fatto coi Cure: sapeva bene che stroncarli direttamente non avrebbe tirato acqua al suo mulino, così si è tenuto sul descrittivo distaccato, e si è scagliato invece contro quei gruppi che nessuno batte ciglio quando vengono maltrattati, ossia Bauhaus, Sisters of Mercy, Cult, OMD. Sempre fedele alla linea, non sia mai un guizzo di personalità. (Su quest'ultima cosa ci torno più avanti).

 

 

come dice wago non è di sicuro la bibbia definitiva del post punk mondiale ma non mi pare abbia mai voluto esserlo.

 

Questa parte non sono sicuro in difesa di cosa sia, ma se metti un'appendice sul resto del mondo e poi quest'appendice fa pena, dovresti almeno avere il buon gusto di specificare: ragà, il resto del mondo non lo conosco, ma qui in Inghilterra mi è giunta notizia di un tot di artisti che vorrei ugualmente segnalarvi, e nessuno gli avrebbe detto cotica. Invece l'appendice non è scritta proprio con questo tono, è scritta col tono: queste scene le conosco e ora vi dico come sono andate le cose.

Tant'è che sulla Francia scrive testualmente: "in Francia il post-punk non conobbe una particolare fioritura", dopodiché passa tutto il capitoletto dedicato alla Francia a parlare dei Metal Urbain. Ignorando totalmente che invece in Francia c'è stata una scuola importante che ha dato frutti sia a livello mainstream, sia a livello underground.

La Polonia per dire l'ha del tutto ignorata, meglio così, nessuno pretendeva la facesse, così come però nessuno pretendeva facesse la Francia per poi spacciarla come una carta straccia, palesemente solo per sua ignoranza...

 

 

(poi che reynolds abbia delle preferenze musicali vivaddio e direi per fortuna, non si deve essere necessariamente d'accordo con le opinioni musicali di chi scrive per apprezzare un libro)

 

Questo senz'altro, tuttavia non credere, e mi riallaccio sopra quando parlavo di personalità, che Reynolds abbia chissà quali opinioni originali. Risulta allineatissimo al canone della critica istituzionale: David Bowie bene, prog merda, Joy Division bene, gothic rock più teatrale merda, grunge bene, britpop merda, eccetera eccetera. Ogni singola cosa che scrive segue il canone, non ricordo di averlo mai visto avere un'opinione controcorrente.

Questo perdura a tutt'oggi: sostiene infatti che il meglio ora provenga dalle radio mainstream, esattamente nel trend poptimist che ha invaso la critica musicale a partire dagli anni 2010 e che è ben rappresentato dal Pitchfork post-Condé Nast.

Insomma che lui abbia delle opinioni sta bene, che queste opinioni le usi come clava, come ha fatto coi Bauhaus e con altri, con un livello di argomentazione pari allo zero assoluto, va già meno bene, ma che tu creda che i suoi gusti possano fornirti nuove prospettive di lettura, non temo accadrà perché sono esattamente i gusti che secondo la critica musicale "vanno avuti", nella perpetuazione di tutti gli stilemi che già conosciamo.

Dopodiché se mi chiedi: dunque è tutto da buttare? No. Le informazioni biografiche e sulla genesi dei dischi sono preziose, l'ho già scritto. L'analisi del contesto è salvabile ma solo quando la fa - perché quando non gli piaci del contesto non gliene può fregare di meno (e questa è una discriminante pure molto grave dal punto di vista divulgativo: stai decidendo a priori che informazioni far giungere a chi ti legge su base puramente ideologica). L'analisi musicale, infine, è piuttosto scadente, e in alcuni casi quasi del tutto assente.


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#42 hexen

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Inviato 21 settembre 2023 - 18:07

ti ringrazio per la risposta dettagliata :wub:

 

Populista sì, ossia grandi proclami faciloni abbinati a una conoscenza superficiale dell'argomento. Se vuoi le motivazioni:

 


che i cure facciano un post punk più melodico e romantico per esempio dei joy division (non sono i primi con cui farei un paragone di sicuro) non mi pare un'opinione ma un dato di fatto, anche nelle prime fasi della carriera e figuriamoci dopo

 

Se Robert Smith fosse morto nel 1982, e da quanto si sa non era improbabile che succedesse, la sua discografia sarebbe stata: "Three Imaginary Boys", "Seventeen Seconds", "Faith" e "Pornography". Ora, dal 1983 la storia è andata diversamente, ma fino a lì come si fa a dire che sono softcore rispetto a chicchessia? Riascoltatevi "The Funeral Party", "Siamese Twins", "One Hundred Years" o "At Night".

Mi sa che ve li ricordate poco quei dischi per spacciarli come leggerli, anche solo rispetto ai Joy Division. Sono fra le robe più opprimenti mai tirate fuori dalle brume d'Albione. I Cure dal 1983 hanno diluito quel loro aspetto nella vostra memoria evidentemente o non si spiega come possiate avallare una simile assurdità, ed è forse la più piccola del tuo intervento. Veniamo al resto:

 

io non ho scritto che siano leggeri e non cercavo di sminuirli (anche perché li preferisco ai joy division, per esempio) ma che i loro dischi abbiano delle melodie molto più dirette e romantiche mi sembra così ovvio, avrò le orecchie montate al contrario.

anche in questi dischi che citi accanto agli elementi classicamente post punk tipo chitarre affilate, basso spigoloso che citi dopo, atmosfere inquiete e ansiogene io ci sento un ricorso alla dissonanza drasticamente inferiore rispetto a che ne so pere ubu, pop group, joy division e compagnia varia; prendiamo siamese twins per esempio ma vale per tutte, l'inquietudine è melodrammatica e teatrale ed è praticamente un pezzo pop, immaginala suonata con un pianoforte lasciando la linea vocale esattamente così

 

 

 

ricordo che il titolo del libro è "rip it up and start again. post punk 1978-1984", non "gothic rock 80s" o "synth-pop 80s"

 

Questa l'hai scritta per ribattere sul fatto che abbia liquidato OMD, Pet Shop Boys, Bauhaus, Sisters of Mercy, Cure e Cult.

Peccato che "Post-punk 1978-1984" non significhi "letteralmente solo ciò che viene rigorosamente indicato come post-punk ossia bassone spigoloso, chitarre effettate, ecc. 1978-1984", ma si riferisca all'intero movimento culturale nei dintorni di post-punk e new wave, tant'è che il libro stesso ti smentisce, più e più volte.

Basta prendere la cronologia. Il primo evento post-punk indicato da Reynolds è: 1974 aprile. "Meet the Residents", primo album dei Residents. Che sono tutto tranne che una band tipica delle sonorità post-punk. Basso e chitarre tipici del post-punk praticamente zero e anche il cantato direi che c'entra pochino. Bada, non sto dicendo non andassero indicati, ma che la loro presenza dimostra l'aver inteso il termine nel senso culturalmente più ampio e inclusivo del termine.

E questo lo conferma il sommario, nel quale troviamo capitoli dedicati sia a icone solitamente associate alle sonorità post-punk stricto sensu, sia a icone che invece viaggiavano su altre coordinate: Cabaret Voltaire (industrial), Human League (synth-pop), Throbbing Gristle (industrial), 2-Tone (ska), ben due capitoli sul new pop, ossia Scritti Politti, ABC (alla genesi di "Lexicon of Love" è dedicato uno spazio enorme, è forse il disco più sviscerato dal libro insieme a quelli di PIL e Joy Division), tutte le produzioni di Trevor Horn, i Simple Minds di "New Gold Dreams"...

insomma c'è una valanga di roba estranea al post-punk inteso come sonorità tipica del post-punk, e non potrebbe essere altrimenti, perché era tutto parte di un'unico movimento culturale (benché poi col tempo le ramificazioni si siano allontanate l'una dall'altra). Quanto finora sul perché hai scritto una cosa oggettivamente errata.

Dopodiché aggiungo una mia postilla personale, questa non ha pretese, è soltanto come la vedo io. Nessuno lo obbligava a parlare approfonditamente di artisti che non gli piacciono, anche perché già così è un libro enorme, ma avrebbe semplicemente potuto liquidarli in poche righe cercando di rimanere neutro, come da vigliacco ha fatto coi Cure: sapeva bene che stroncarli direttamente non avrebbe tirato acqua al suo mulino, così si è tenuto sul descrittivo distaccato, e si è scagliato invece contro quei gruppi che nessuno batte ciglio quando vengono maltrattati, ossia Bauhaus, Sisters of Mercy, Cult, OMD. Sempre fedele alla linea, non sia mai un guizzo di personalità. (Su quest'ultima cosa ci torno più avanti).

 

non ho scritto da nessuna parte però che il libro parli solo di post punk brutto e cattivo sterotipicamente inteso, stavo rispondendo alla tua accusa secondo cui non parlasse di o trattasse male i cult/sister of mercy (e l'accusa di john trent per cui non vengano nominati i pet shop boys) e volevo ricordare che è roba offtopic dato semplicemente il titolo del libro.

che nessuno batta ciglio quando vengono maltrattati i bauhaus comunque mi suona nuovo, quantomeno i primi bauhaus mi sono sempre arrivati come quasi intoccabili e ricordavo che anche reynolds parlasse bene delle prime cose/di in the flat field.

 

 

no, quel mondiale non era riguardo le scene nonanglofone, non stavo commentando questo aspetto.

 

 

 

(poi che reynolds abbia delle preferenze musicali vivaddio e direi per fortuna, non si deve essere necessariamente d'accordo con le opinioni musicali di chi scrive per apprezzare un libro)

 

Questo senz'altro, tuttavia non credere, e mi riallaccio sopra quando parlavo di personalità, che Reynolds abbia chissà quali opinioni originali. Risulta allineatissimo al canone della critica istituzionale: David Bowie bene, prog merda, Joy Division bene, gothic rock più teatrale merda, grunge bene, britpop merda, eccetera eccetera. Ogni singola cosa che scrive segue il canone, non ricordo di averlo mai visto avere un'opinione controcorrente.

 

questa è la solita storia che la cabala della critica musicale anglofona o angloasservita ce l'ha con il prog e il britpop eccetera asd asd asd nel caso in questione reynolds non mi pare per nulla un estimatore del grunge e del ruock in generale, non ho fonti però adesso sottomano per giustificare questo ricordo, se trovo l'intervista a cui sto pensando la posto che forse è la stessa a cui ti riferisci tu con quel discorso sul poptimism in cui dice che ascoltava solo future in quel periodo asd è già una cosa vecchia credo

 


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#43 Gozer

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Inviato 21 settembre 2023 - 18:32

io non ho scritto che siano leggeri e non cercavo di sminuirli (anche perché li preferisco ai joy division, per esempio) ma che i loro dischi abbiano delle melodie molto più dirette e romantiche mi sembra così ovvio, avrò le orecchie montate al contrario.
anche in questi dischi che citi accanto agli elementi classicamente post punk tipo chitarre affilate, basso spigoloso che citi dopo, atmosfere inquiete e ansiogene io ci sento un ricorso alla dissonanza drasticamente inferiore rispetto a che ne so pere ubu, pop group, joy division e compagnia varia; prendiamo siamese twins per esempio ma vale per tutte, l'inquietudine è melodrammatica e teatrale ed è praticamente un pezzo pop, immaginala suonata con un pianoforte lasciando la linea vocale esattamente così

Cosa c'entra il ricorso alla dissonanza? Qui si discuteva l'affermazione di Reynolds che voleva i Cure, e specificamente quelli del 1979-1982, una versione softcore dei Joy Division.

Per me si tratta di un'evidente fesseria. Poi tiri fuori gruppi come Pere Ubu e Pop Group che non si capisce cosa c'entrino: il paragone fra Joy Division e Cure si basa da sempre sulle atmosfere oscure che li legano all'immaginario dark.

Poi mi parli di romanticismo per i Cure: e allora "Atmosphere" e "Love Will Tear Us Apart"?

Pere Ubu e Pop Group non hanno niente che sia dark: spero non uscirà fuori che sono anche loro più cupi dei Cure perché è da ribaltare il tavolo con tutta la scacchiera, uno parla solo fino a quando ha senso parlare. "Siamese Twins" pezzo pop? Pensavo di averle sentite tutte e invece... hands15.gif

 

 


non ho scritto da nessuna parte però che il libro parli solo di post punk brutto e cattivo sterotipicamente inteso, stavo rispondendo alla tua accusa secondo cui non parlasse di o trattasse male i cult/sister of mercy (e l'accusa di john trent per cui non vengano nominati i pet shop boys) e volevo ricordare che è roba offtopic dato semplicemente il titolo del libro.

che nessuno batta ciglio quando vengono maltrattati i bauhaus comunque mi suona nuovo, quantomeno i primi bauhaus mi sono sempre arrivati come quasi intoccabili e ricordavo che anche reynolds parlasse bene delle prime cose/di in the flat field.

I Bauhaus intoccabili? Mi sa che sei poco pratico con la critica istituzionale britannica. I Bauhaus sono maltrattati, e da un bel pezzo: neanche tanto con attacchi frontali diretti (ma anche, come ben dimostrato da Reynolds), ma soprattutto ignorandone totalmente l'esistenza ogni volta che si scrive/compila un articolo, un saggio, una lista.

Emblatico che persino su AllMusic i loro dischi non vadano oltre le 4 stelle (chi conosce il database sa che per i musicisti importanti 4 stelle comincia a indicare dischi minori).

Rispetto al titolo del libro, ti ho sopra dimostrato che quei gruppi non sono off-topic ma pienamente appartenenti all'argomento. Se invece sono off-topic, allora è off-topic metà del libro (ska, synth-pop, industrial, new pop, ecc.) e Reynolds è un idiota che non sa di cosa parla: o una o l'altra.

 

 

questa è la solita storia che la cabala della critica musicale anglofona o angloasservita ce l'ha con il prog e il britpop eccetera  das.gif

L'emoticon che ride non è un'argomentazione e non renderà ciò che ho scritto meno vero. Roba ampiamente documentata da decenni di letteratura al riguardo eh, ma arriva lui e diventa la cabala. Livello: ByoBlu.

 

 

nel caso in questione reynolds non mi pare per nulla un estimatore del grunge e del ruock in generale, non ho fonti però adesso sottomano per giustificare questo ricordo, se trovo l'intervista a cui sto pensando la posto che forse è la stessa a cui ti riferisci tu con quel discorso sul poptimism in cui dice che ascoltava solo future in quel periodo das.gif è già una cosa vecchia credo

Leggi "Hip-hop-rock" e troverai numerosi articoli favorevoli nei confronti di diverse band grunge. Dopodiché non ho detto che fosse il suo genere preferito, e di ruock non ho parlato (che poi il grunge non era il contrario del ruock?).


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#44 Aarie

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Inviato 21 settembre 2023 - 18:59

Comunque Gozer, nel tuo primo post di risposta a Simon quando aveva aperto questa discussione, sembravi molto più scettico sul fatto che sarebbe diventata interessante, e invece, evidentemente, si sente ancora parecchio il bisogno di parlare (o di ripetere) sulla questione Simon Reynolds.
Di mio non ho mai capito l'espressione "post punk", come se tutto quello che e' seguito cronologicamente al punk non potesse, per qualche ragione, avere un nome tutto suo a definirlo propriamente, forse perché si tratta di una collettività di generi.
Insomma, il rock, il rap o hip hop, il soul, il pop ecc. sono sopravvissuti al punk, nonostante tutte le critiche e i critici.
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#45 Gozer

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Inviato 21 settembre 2023 - 19:32

Comunque Gozer, nel tuo primo post di risposta a Simon quando aveva aperto questa discussione, sembravi molto più scettico sul fatto che sarebbe diventata interessante, e invece, evidentemente, si sente ancora parecchio il bisogno di parlare (o di ripetere) sulla questione Simon Reynolds.
Di mio non ho mai capito l'espressione "post punk", come se tutto quello che e' seguito cronologicamente al punk non potesse, per qualche ragione, avere un nome tutto suo a definirlo propriamente, forse perché si tratta di una collettività di generi.
Insomma, il rock, il rap o hip hop, il soul, il pop ecc. sono sopravvissuti al punk, nonostante tutte le critiche e i critici.

 

Beh, che il punk non ha ucciso un bel niente l'abbiamo già stabilito da un pezzo. Rimando a questo articolo mio e di wago per chi se lo fosse perso: 

https://www.ondarock...-falso-mito.htm

 

Detto questo, riguardo alla discussione: sono intervenuto perché ogni volta che si parla di Reynolds parte in automatico la santificazione e invece è ora di dire che non è stato granché come critico.

Poi la discussione ha preso altre pieghe, siamo arrivati a leggere che il pezzo qui sotto è POP. Va anche detto che bisogna mettere tutto in prospettiva: rispetto ai cataclismi di droni, lamiere e rumori che ascolta abitualmente Haxan, forse lo è davvero. Per il resto del pianeta invece qualche dubbio mi rimane. dash.gif

 


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#46 hexen

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Inviato Ieri, 17:13

Cosa c'entra il ricorso alla dissonanza? Qui si discuteva l'affermazione di Reynolds che voleva i Cure, e specificamente quelli del 1979-1982, una versione softcore dei Joy Division.

Per me si tratta di un'evidente fesseria. Poi tiri fuori gruppi come Pere Ubu e Pop Group che non si capisce cosa c'entrino: il paragone fra Joy Division e Cure si basa da sempre sulle atmosfere oscure che li legano all'immaginario dark.

 

si stava discutendo di come i cure proponessero un post punk molto più melodico rispetto al resto dell'offerta del periodo, tra cui i joy division, non mi scandalizza che un giornalista musicale o quel che è scriva che i cure siano una versione "softcore" dei joyd (poi posso essere d'accordo con te che sia un paragone poco sensato e una infelice scelta di parole, ricordando che quella pagina è una traduzione) dato che le mie orecchie mi confermano questa sensazione. sei solo tu che ci leggi una stroncatura dei cure in queste parole, io al massimo da quella paginetta posso trarne che se li batta fondamentalmente nella minchia e che non abbia avuto motivo/voglia di approfondirli più di tanto (che ci sta visto che penso nessuno abbia bisogno di reynolds per scoprire i cure)

 

Poi mi parli di romanticismo per i Cure: e allora "Atmosphere" e "Love Will Tear Us Apart"?

 

in tutti i pezzi dei jd (tra cui anche questi due) io ci sento una freddezza che è esattamente il contrario del melodramma dei cure, impressioni personali di sicuro ma penso che reynolds si riferisca soprattutto a questo

 

Rispetto al titolo del libro, ti ho sopra dimostrato che quei gruppi non sono off-topic ma pienamente appartenenti all'argomento. Se invece sono off-topic, allora è off-topic metà del libro (ska, synth-pop, industrial, new pop, ecc.) e Reynolds è un idiota che non sa di cosa parla: o una o l'altra.

 

sono banalmente offtopic temporalmente dato che il primo disco di quelle formazioni corrisponde o è successivo al 1984 (dico sisters of mercy, cult e pet shop boys)

 

I Bauhaus intoccabili? Mi sa che sei poco pratico con la critica istituzionale britannica. I Bauhaus sono maltrattati, e da un bel pezzo: neanche tanto con attacchi frontali diretti (ma anche, come ben dimostrato da Reynolds), ma soprattutto ignorandone totalmente l'esistenza ogni volta che si scrive/compila un articolo, un saggio, una lista.

 

cosa intendi con la critica istituzionale britannica? con una googlata ho già trovato una sbrodolata del guardian che li mette al "Number 19 in our series of the 50 key events in the history of indie music" come inventori del rock gotico

 

L'emoticon che ride non è un'argomentazione e non renderà ciò che ho scritto meno vero. Roba ampiamente documentata da decenni di letteratura al riguardo eh, ma arriva lui e diventa la cabala. Livello: ByoBlu.

 

asd asd asd dai scherzavo, però davvero non capisco fino in fondo questa tua crociata perché dei blur per esempio non ho mai visto parlarne male, che il britpop venga preso di mira facilmente nella roba minore è vero (per me comprensibilmente perché è pieno di pattume asd mi dispiace per i cultori del genere).

 

Leggi "Hip-hop-rock" e troverai numerosi articoli favorevoli nei confronti di diverse band grunge. Dopodiché non ho detto che fosse il suo genere preferito, e di ruock non ho parlato (che poi il grunge non era il contrario del ruock?).

 

lo leggerò, mi manca! comunque i nirvana o i mudhoney (ma tutta la roba più influenzata dal punk, dall'hardcore, ecc) sono sicuramente il contrario del ruock sudato e virile fin dall'estetica, discorso diverso per band come pearl jam o soundgarden le cui discendenze classic rock/hard rock sono esibite fin dalle primissime cose (non è una stroncatura del grunge più classico ovviamente, penso sia una distinzione abbastanza abusata/ovvia tra l'altro)


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il mistico è soltanto la valvola di sfogo dei tuoi incubi peggiori oggi realizzati

 


#47 Gozer

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Inviato Ieri, 17:56

No, i Cure non erano più melodici della media del post-punk del periodo. Sei tu che, da amante del rumore, hai in mente solo i gruppi più rumorosi. Citi Pop Group e Pere Ubu, come se nel post-punk non ci fossero anche Ultravox, Stranglers e Magazine, per non parlare più tardi di Sound o Chameleons. Semplicemente, è la tua visione del post-punk che è interamente orientata alla dissonanza, come del resto vale per qualsiasi altro ambito: tendi a dare molta più rilevanza a qualsiasi cosa sia apertamente rumoristica.

 

Dopodiché ti devi inventare "sei solo tu che ci leggi una stroncatura dei cure in queste parole", poco sotto a miei interventi come:

"Gli stessi Cure li liquida in fretta e furia, pur senza stroncarli male come fa con quelli sopra, ma si vede che non gliene frega niente" o ancora "avrebbe semplicemente potuto liquidarli in poche righe cercando di rimanere neutro, come da vigliacco ha fatto coi Cure: sapeva bene che stroncarli direttamente non avrebbe tirato acqua al suo mulino, così si è tenuto sul descrittivo distaccato".

Ti ho grassettato le parti importanti per venire incontro alle tue capacità. Il primo quote in particolare contiene lo stesso identico concetto con cui hai preteso di ribattermi nell'ultimo intervento.

 

Riguardo ai Cure di "Siamese Twins" presunti romantici mentre i Joy Division di "Atmosphere" e "Love Will Tear Us Apart" no, credo non serva continuare. Passo oltre:

 

sono banalmente offtopic temporalmente dato che il primo disco di quelle formazioni corrisponde o è successivo al 1984 (dico sisters of mercy, cult e pet shop boys)

I Sisters of Mercy entro il 1984 hanno tirato fuori sette 45 giri e un EP, per un totale di una ventina di canzoni, mentre i Cult un singolo, un EP e un album. Quindi sono entrambi in topic. Ennesima tua... topica.

Dopodiché, fossero davvero stati off, poteva semplicemente sorvolare, invece ha tenuto a precisare che fanno schifo con tre righe di non-analisi.

 

Sul britpop, facile dimostrare non ci sia una crociata contro prendendo la band più celebrata. Comunque negli ultimi anni sono fioccati articoli anche contro di loro, anche a causa delle presunte molestie sessuali di Alex James, che hanno fatto rileggere in chiave negativa tutto l'operato dei Blur per certi estremisti, e dell'uscita di Albarn su Taylor Swift la cui risposta media della stampa è stata "pensasse alla sua musica molto inferiore a quella della regina Taylor sempre sia lodata".

 

Sui Bauhaus: "Bela Lugosi's Dead" non possono toccarla, è palesemente il pezzo che crea un genere, si renderebbero ridicoli a contestarlo. Anche Reynolds ne parla bene, l'avevo già scritto peraltro, ma il problema è che non leggi, e quando lo fai leggi solo ciò che ti fa comodo, quando non lo distorci del tutto come sopra, dove ti sei inventato una stroncatura dei Cure che io non ho mai lamentato. In queste condizioni discutere diventa impossibile, sei troppo troppo disonesto.


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#48 woody

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Inviato Oggi, 10:27

 

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si stava discutendo di come i cure proponessero un post punk molto più melodico rispetto al resto dell'offerta del periodo, tra cui i joy division, non mi scandalizza che un giornalista musicale o quel che è scriva che i cure siano una versione "softcore" dei joyd (poi posso essere d'accordo con te che sia un paragone poco sensato e una infelice scelta di parole, ricordando che quella pagina è una traduzione) dato che le mie orecchie mi confermano questa sensazione. sei solo tu che ci leggi una stroncatura dei cure in queste parole, io al massimo da quella paginetta posso trarne che se li batta fondamentalmente nella minchia e che non abbia avuto motivo/voglia di approfondirli più di tanto (che ci sta visto che penso nessuno abbia bisogno di reynolds per scoprire i cure)

 

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Rispetto al titolo del libro, ti ho sopra dimostrato che quei gruppi non sono off-topic ma pienamente appartenenti all'argomento. Se invece sono off-topic, allora è off-topic metà del libro (ska, synth-pop, industrial, new pop, ecc.) e Reynolds è un idiota che non sa di cosa parla: o una o l'altra.

 

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asd asd asd dai scherzavo, però davvero non capisco fino in fondo questa tua crociata perché dei blur per esempio non ho mai visto parlarne male, che il britpop venga preso di mira facilmente nella roba minore è vero (per me comprensibilmente perché è pieno di pattume asd mi dispiace per i cultori del genere).

 

Leggi "Hip-hop-rock" e troverai numerosi articoli favorevoli nei confronti di diverse band grunge. Dopodiché non ho detto che fosse il suo genere preferito, e di ruock non ho parlato (che poi il grunge non era il contrario del ruock?).

 

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Concordo con te più o meno su tutto, soprattutto i Cure più melodici o meno dissonanti di altra roba del periodo che viene comunemente inserita nel calderone (mi sembra una cosa talmente ovvia e non discriminante che veramente non capisco perchè farci polemica)


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#49 Gozer

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Inviato Oggi, 10:49

Ragà una fetta enorme del post-punk era melodico e molto andava pure in classifica. Spacciarlo per un genere dissonante sulla base di Pop Group e Pere Ubu significa o che siete Scaruffi o che non avete la più pallida idea della musica del periodo. asd
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#50 wago

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Inviato Oggi, 10:59

"Dissonante" comunque è un'espressione parecchio abusata, la si impiega spesso alla leggera a indicare "rumoroso, poco melodico" ma sarebbe un termine specifico che richiede una dose non nulla di analisi armonica. In questo caso ad esempio non mi è chiaro se stiate facendo riferimento agli accordi impiegati dalle band (senz'altro semplici e poco dissonanti nel caso dei Cure, ma tendenzialmente semplici anzi più semplici in diversi pezzi dei Pere Ubu, per non dire dei Joy Division), agli intervalli delle linee utilizzate, o in generale al sound percepito come ispido e spigoloso, per ragioni più timbriche che di scelte armoniche in senso stretto.


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