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Metacinema: Quando Il Cinema Parla Di Se Stesso


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40 replies to this topic

#1 Kerzhakov91

Kerzhakov91

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Inviato 13 aprile 2020 - 13:15

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POPOLARE

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In principio ci fu Norma Desmond. C'erano già stati, per la verità, alcuni film hollywoodiani che parlavano dell'industria cinematografica, ma è indubbio che fu il capolavoro di Billy Wilder, incentrato su una star decaduta del muto, a cambiare le regole del gioco. Fu proprio Viale del tramonto, infatti, a diffondere uno sguardo più critico su Hollywood, con una serie di film che parlano del mondo del cinema, in modo spesso brutale, mostrandone il lato più oscuro.
 
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Sunset Boulevard avrebbe aperto la strada a pellicole come Il bruto e la bella di Vincente Minnelli (con protagonista un produttore senza scrupoli, interpretato da un Kirk Douglas in stato di grazia), La diva di Stuart Heisler (in realtà una copia sbiadita di "Viale del tramonto"), la versione di George Cukor di È nata una stella (dove all'ascesa di Judy Garland corrisponde il declino di James Mason), il malinconico La contessa scalza di Joseph L. Mankiewicz (che rievoca la triste vita di un'incompresa diva cinematografica con le fattezze di Ava Gardner) e Il grande coltello di Robert Aldrich (in cui Jack Palance, un tormentato attore di successo, precipita in una profonda crisi personale). In mezzo a tanti film cinici e graffianti, non mancherà qualche tentativo ironico, come Primo peccato di Claude Binyon, che ridicolizza bonariamente alcune ingenuità del cinema muto, lasciando però trasparire il messaggio che il passato - per quanto goffo - fosse comunque preferibile a un presente dominato dalla televisione e dalla pubblicità. 
 
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Parallelamente escono anche svariati musical che rievocano forme di spettacolo del recente passato: soltanto per citare i due esempi più noti, in Cantando sotto la pioggia Gene Kelly e Stanley Donen affrontano il passaggio dal muto al sonoro mentre Spettacolo di varietà, ancora di Vincente Minnelli, ruota attorno a un ballerino antiquato che non si è voluto aggiornare ai tempi. E se volessimo allargare il discorso anche al teatro e al piccolo schermo andrebbero aggiunte alla lista altre pellicole cruciali come Eva contro Eva di Mankiewicz o Un volto nella folla di Elia Kazan.
 
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Negli anni 60 e 70 questa tendenza cade un po' in disuso, soprattutto a Hollywood. Alcuni registi decidono però di tornare testardamente sul luogo del delitto. Con Due settimane in un'altra città, Minnelli cercherà di attualizzare, invero con risultati modesti, il suo "Il bruto e la bella" all'epoca delle colossali produzioni hollywoodiane tipiche del periodo. Wilder, che nel 1950 aveva inaugurato il filone, riproporrà un'attrice sul viale del tramonto in Fedora (un copione in quegli stessi anni riletto, in chiave erotica e sperimentale, anche dal regista indipendente Paul Morrissey in Calore). I risultati migliori li otterrà Aldrich, in primis ovviamente con il celebre Che fine ha fatto Baby Jane?, ma in misura minore anche con i successivi L'assassinio di Sister George (che parla, in realtà, di sceneggiati televisivi) e Quando muore una stella, entrambi dei grossi flop. Così come i pregevoli, ma incompresi, L'uomo che non sapeva amare di Edward Dmytryk (liberamente ispirato alla vita e agli eccessi di Howard Hughes) e Lo strano mondo di Daisy Clover di Robert Mulligan (uno dei ritratti più spietati e disturbanti del mondo hollywoodiano, con una straordinaria Natalie Wood), che meriterebbero di essere riscoperti. Un regista emergente come Peter Bogdanovich dirà invece la sua con Bersagli, rispolverando addirittura l'icona horror Boris Karloff. Infine, sul versante più comico non vanno dimenticati Il mattatore di Hollywood di Jerry Lewis e ovviamente Hollywood Party della premiata ditta Blake Edwards - Peter Sellers.
 
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L'elemento metacinematografico verrà utilizzato, in modo innovativo, soprattutto in Europa, con film d'autore che rifletteranno sul fare cinema: di Federico Fellini, Il disprezzo di Jean-Luc Godard ed Effetto notte di François Truffaut i titoli più emblematici. Il successo ottenuto da quest'ultimo negli USA avrà delle ripercussioni anche oltreoceano, dove rifioriranno alcuni film al vetriolo su Hollywood e le sue contraddizioni. Come Il giorno della locusta di John Schlesinger, satira pungente e poco edificante sui reietti che popolavano la Hollywood degli anni 30, e Gli ultimi fuochi, l'ultimo faticoso parto di un vecchio leone come Elia Kazan. O il più umoristico Vecchia America di Bogdanovich, che omaggia i pionieri del cinema. 
 
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Anche nei decenni successivi le riflessioni metacinematografiche continueranno ad accompagnare gli spettatori, rispuntando fuori quando meno ce lo si aspetta. Alcuni registi privilegeranno il citazionismo spinto (per esempio, Brian De Palma in Blow Out e Omicidio a luci rosse e Wim Wenders ne Lo stato delle cose) o sentimenti nostalgici (Matinee di Joe Dante), altri riabiliteranno registi improbabili (Tim Burton con Ed Wood, James Franco con The Disaster Artist) o porteranno alla ribalta mondi meno conosciuti (come quello del porno in Boogie Nights - L'altra Hollywood, l'esordio con il botto di un giovane Paul Thomas Anderson), altri ancora rileggeranno il tutto in chiave ironica e dissacrante (i fratelli Coen in Barton Fink - È successo a Hollywood, Alejandro González Iñárritu in Birdman), fino ad arrivare agli incubi stranianti di David Lynch (Mulholland Drive, Inland Empire) e alla finzione di Quentin Tarantino capace di ribaltare ogni verità storica (C'era una volta a... Hollywood).
 
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  • 16

#2 Sandor Krasna

Sandor Krasna

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Inviato 13 aprile 2020 - 13:57

Volendo possiamo risalire ancora più indietro con King Kong di Cooper e Schoedsack (1933), che parla di un regista che vuole riprendere ciò che nessuno ha ancora mai visto - il tema del film è l'industria dello Spettacolo insomma.

Per gli anni '20 penso a Buster Keaton, più cerebrale dei suoi rivali della slapstick in quanto inseriva il cinema dentro i suoi film (penso ovviamente ad esempio a Sherlock Jr. o a The Cameramen).

Comunque la manifestazione più antica del metacinema forse si ha con Le Mystère des roches de Kador (1912) di Léonce Perret: un medico mostra un film ad una sua paziente per farle riprendere i suoi ricordi.


  • 1

#3 Spiritchaser

Spiritchaser

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Inviato 13 aprile 2020 - 14:11

Io distinguerei tra film che sono ambientati nel mondo del cinema hollywoodiano, con toni preferibilmente critici (da Sunset Boulevard a Mulholland Drive - non hai nominato The player di Altman*) e che sono metacinema in questo senso più piano e tradizionale, e film del metacinema postmoderno che sono teoremi autoreferenziali, citazionisti e feticistici - categoria di De Palma e Tarantino che è quella che mi sta più antipatica.

Categoria mediana modernista quella dei vari Godard, Bergman etc. film che perdono la trasparenza del cinema classico a fini riflessivi e intellettuali ma che sono lontanissimi rispetto al metacinema pastiche.

 

* Anche questi ultimi due film postmoderni ma che mancano di quella dimensione citazionista, ludica, fine a sé se stessa del film "meta" postmoderno, sono un atto di accusa nei confronti del proprio mondo e non un leccarsi l'ombelico o una metafora feticistica di sé stessi.


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#4 William Blake

William Blake

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Inviato 13 aprile 2020 - 15:01

Io distinguerei tra film che sono ambientati nel mondo del cinema hollywoodiano, con toni preferibilmente critici (da Sunset Boulevard a Mulholland Drive - non hai nominato The player di Altman*) e che sono metacinema in questo senso più piano e tradizionale, e film del metacinema postmoderno che sono teoremi autoreferenziali, citazionisti e feticistici - categoria di De Palma e Tarantino che è quella che mi sta più antipatica.

Categoria mediana modernista quella dei vari Godard, Bergman etc. film che perdono la trasparenza del cinema classico a fini riflessivi e intellettuali ma che sono lontanissimi rispetto al metacinema pastiche.

 

* Anche questi ultimi due film postmoderni ma che mancano di quella dimensione citazionista, ludica, fine a sé se stessa del film "meta" postmoderno, sono un'atto di accusa nei confronti del proprio mondo e non un leccarsi l'ombelico o una metafora feticistica di sé stessi.

 

che "Blow Out" o "Body Double" siano "un leccarsi l'ombelico" mi sembra ingenerosa come affermazione...a  voler essere gentili.

Comunque avevo fatto una lista su Letterboxd che era proprio su questo tema:   https://letterboxd.c...ions-on-cinema/


  • 2
Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#5 Spiritchaser

Spiritchaser

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Inviato 13 aprile 2020 - 15:16

Non volevo fare un collegamento esplicito tra quella definizione e De Palma, però insomma... Personalmente ci sta, ovviamente è una cosa personale, trovo i suoi film sempre troppo affettati e citazionisti ed eccessivi in molti sensi, magari dopo che passa The Man a menarmi cambio idea  asd


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#6 Monzaemon

Monzaemon

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Inviato 13 aprile 2020 - 15:29

in campo italiano, oltre 8 1/2 citerei pure La terrazza

 

 

 

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#7 William Blake

William Blake

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Inviato 13 aprile 2020 - 15:42

Spiritchaser, aspettando il meno di The Man, aggiungo soltanto che sia "Blow Out", sia "Body Double" rappresentano un esercizio critico rispetto a un certo tipo di sguardo e di rappresentazione. De Palma è naturalmente un regista dal linguaggio postmoderno, ma è tutt'altro che sterile, anzi è proprio attraverso i percorsi dei due protagonisti che De Palma traccia anche una riga tra il suo cinema teorico e la fabbrica dei sogni hollywoodiana (che non a caso è metonomizzata ironicamente dalla pornografia)


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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#8 paloz

paloz

    Poo-tee-weet?

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Inviato 13 aprile 2020 - 16:03

Sceneggiatura sullo sceneggiatore, cinema sul teatro nel teatro della vita: l'immenso Charlie Kaufman.

 

 

Adaptation.

 

 

adaptation-2002-003-nicolas-cage-double-

 

 

 

Synecdoche, New York

 

 

Synecdoche-New-York-3.jpg


  • 1

esoteros

 

I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#9 Spiritchaser

Spiritchaser

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Inviato 13 aprile 2020 - 16:05

Spiritchaser, aspettando il meno di The Man, aggiungo soltanto che sia "Blow Out", sia "Body Double" rappresentano un esercizio critico rispetto a un certo tipo di sguardo e di rappresentazione. De Palma è naturalmente un regista dal linguaggio postmoderno, ma è tutt'altro che sterile, anzi è proprio attraverso i percorsi dei due protagonisti che De Palma traccia anche una riga tra il suo cinema teorico e la fabbrica dei sogni hollywoodiana (che non a caso è metonomizzata ironicamente dalla pornografia)

 

Sì, sicuramente dovrei provare a riguardarli cercando un po' di lasciar da parte questi post-pregiudizi che mi son fatto

Anche perché ricordo che la prima volta che ho visto proprio Body Double mi era piaciuto, e contiene in maniera massiccia tutti gli elementi che adesso mi fanno storcere il naso; e non ho le stesse sensazioni di rigetto per Scarface e Carlito's Way per esempio. Forse è una semplice questione di preferenze tra singoli film che del regista in sé come ho cercato di razionalizzare nel frattempo, boh.


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#10 Tom

Tom

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Inviato 13 aprile 2020 - 16:17

Un mio cult, che per altro ho visto solo una volta all'epoca, e' Living in Oblivion / Si gira a Manhattan di Tom DiCillo, miglior adepto di Jim Jarmusch poi disperso. Atto d'amore e allo stesso tempo satira del cinema indipendente, dove il cinema nel cinema diventa sogno nel sogno. Ogni sequenza in cui si vede girare un film si rivela un sogno fatto da un personaggio della sequenza successiva, finche' non si arriva all'ultima sequenza (l'unica a colori di un film tutto in b/n), quella corrispondente alla realta', ma dove chiaramente stanno girando un film di merda, come ben fa capire Tito...

 

 

(Dopo otto stagioni di GoT coi sottotitoli stranisce sempre Dinklage doppiato.)

 

Ah, un goiellone recente Kamera o tomeru na! / One Cut of the Dead / [ :bleargh: ]Zombie contro Zombie.

 

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#11 Pancakes

Pancakes

    Frankly, my dear, I don’t give a damn

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Inviato 13 aprile 2020 - 16:20

Grande Kerzhakov, hai messo tutto quello che avevo in mente quando ho scritto lo status [Tarantino e Franco principalmente], ma ovviamente poi sei andato ben oltre.

 

Visto che hai messo Barton Fink, dei Coen a tema penso che valga anche Hail Caesar, che ha non pochi punti in comune con Once Upon a Time... in Hollywood secondo me. Sempre ad Hollywood ma con questa tematica un pò più in secondo piano, Three Amigos e la sua progenie Tropic Thunder.

 

Un altro da tutt'altra angolazione e provenienza invece, The Woodsman and the Rain di Shuichi Okita

 

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@William Blake: bella la lista e stupendo Irma Vep. Anche quel Kitano calza a pennello.


  • 1

The core principle of freedom
Is the only notion to obey


#12 William Blake

William Blake

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Inviato 13 aprile 2020 - 16:24

"The Woodman and the rain" lo ricordo (visto 8 anni fa al FEFF) più dalle parti di Be Kind Rewind o di "One cut of the dead", ossia un cinema artigianale e amatoriale che serve per riconnetteee fili umani. Hai tirato fuori un bel titolo
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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#13 Sandor Krasna

Sandor Krasna

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Inviato 13 aprile 2020 - 16:34

A proposito di Giappone mi hai fatto venire in mente Wandafuru Raifu di Kore-Eda, dove c'è un limbo in cui ai morti è permesso di scegliere il ricordo più prezioso che verrà girato e proiettato in modo da poterselo portare per sempre nell'aldilà. Un gioiellino del primo Kore-Eda.

img09873f47zik0zj.jpeg


Poi in ambito americano Road to Nowhere di Monte Hellman, una mise en abyme iperrealista sospesa fra Hitchcock e Lynch fatti cortocircuitare nella digitalità del XXI secolo.

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#14 Seattle Sound

Seattle Sound

    Non sono pigro,è che non me ne frega un cazzo.

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Inviato 13 aprile 2020 - 17:07

Il Wheedoniano The Cabin in the woods sui clichè degli horror e sul rapporto con gli spettatori 

 

the-cabin-in-the-woods-white-board-image


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Alfonso Signorini: "Hai mai aperto una cozza?"
Emanuele Filiberto: "Sì, guarda, tante. Ma tante..."
(La Notte degli Chef, Canale 5)

 

"simpatico comunque eh" (Fily, Forum Ondarock)

 

"passere lynchane che finiscono scopate dai rammstein"

"Io ho sofferto moltissimo per questo tipo di dipendenza e credo di poterlo aiutare. Se qualcuno lo conosce e sente questo appello mi faccia fare una telefonata da lui, io posso aiutarlo"
(Rocco Siffredi, videomessaggio sul web)


"Ah, dei campi da tennis. Come diceva Battiato nella sua canzone La Cura"


#15 Spiritchaser

Spiritchaser

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Inviato 13 aprile 2020 - 17:31

Visto da pochissimo, protagonisti uno sceneggiatore in disgrazia e una aspirante attrice

 

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#16 gwoemul

gwoemul

    #2020VISION

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Inviato 13 aprile 2020 - 17:39

Tra i più recenti c'è il sottovalutato This Is the End (Facciamola finita se preferite) con tutti gli attori in orbita Apatow ad interpretare se stessi nella più improbabile delle apocalissi.

 

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Tornando in Italia, necessario citare il Moretti di Sogni d'oro, Il caimano e Mia Madre. Soprattutto il primo, quasi un remake sghembissimo ed esasperato dell'8 1/2 felliniano.

 

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Poi ci sarebbe anche una serie (più relativo film) leggerissimamente cult.

 

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  • 2

#17 Garga Charrua

Garga Charrua

    Morte a Boldrin!

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Inviato 13 aprile 2020 - 17:56

Il sottovalutatissimo Ladri di Saponette, del sottovalutatissimo Nichetti.

 

 

(peraltro sta in streaming gratuito su mediasetplay fino al 20 aprile)


  • 5

"Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Gargamella."


#18 Reynard

Reynard

    We're not in Kansas anymore

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Inviato 13 aprile 2020 - 18:15

Visto da pochissimo, protagonisti uno sceneggiatore in disgrazia e una aspirante attrice

 

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Questo lo adoro... ma il tema metacinematografico mi sembra molto incidentale.
 


  • 1
La firma perfetta dev'essere interessante, divertente, caustica, profonda, personale, di un personaggio famoso, di un personaggio che significa qualcosa per noi, riconoscibile, non scontata, condivisibile, politicamente corretta, controcorrente, ironica, mostrare fragilità, mostrare durezza, di Woody Allen, di chiunque tranne Woody Allen, corposa, agile, ambiziosa, esperienzata, fluente in inglese tedesco e spagnolo, dotata di attitudini imprenditoriali, orientata alla crescita professionale, militassolta, automunita, astenersi perditempo.

#19 Spiritchaser

Spiritchaser

    underground nebulosa

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Inviato 13 aprile 2020 - 18:56

Secondo me fa parte di quei film citati da Kerzhakov che hanno "uno sguardo più critico su Hollywood, che parlano del mondo del cinema, in modo spesso brutale, mostrandone il lato più oscuro"


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#20 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 13 aprile 2020 - 18:59

Contribuisco con un mio vecchio intervento su Gli Ultimi Fuochi, struggente passo d'addio del grande Elia Kazan.
http://forum.ondaroc...gina/?p=2230752
  • 0




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