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Burning - L'amore Brucia (Chang-Dong Lee, 2018)


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3 replies to this topic

#1 verdoux

verdoux

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Inviato 09 ottobre 2019 - 14:18

Hae-mi è lei, disinvolta disinibita, poco affidabile e per niente fedele, ama lui Jong-su, timido, insicuro, introverso, con problemi famigliari, innamoratissimo di Hae-mi e di lei gelosissimo per via di Ben, un giovanotto che se la tira da grande Gatsby, ricco benestante, nulla facente, educato che guarda un po' tutti dall'alto in basso, soprattutto Jong-su che lo soffre e ne ha il complesso e mal sopporta i suoi sfottò. Una versione coreana del classico triangolo di Jules e Jim dove Hae-mi è una Catherine quasi perfetta, altrettanto non si può dire dei ragazzi, il cui rapporto non è di sincera amicizia e non è paritario per via della differenza di cultura e classe sociale di appartenenza. Il ritmo del film è lentissimo, il regista si prende tutto il tempo per definire i caratteri e creare situazioni di sfuggente irrealtà, inventate dalla fantasia dei protagonisti ma non esplicitamente assurde e grottesche, per cui il povero ingenuo e innamoratissimo Jong-su ci casca tutte le volte. In questo film c'è un po' di Antonioni, (blow up, identificazione di una donna), un po' di Truffaut come già detto, un po' di Asghar Farhadi, (about Elly), ed infine un po' di Tarantino, in questi stessi giorni sugli schermi, con la sua banalità (del male). Non vorrei però cadere nel citazionismo, perché il film è originale e ben girato, lento indubbiamente ma per niente noioso, credo che la sua lentezza sia funzionale allo sviluppo del racconto e della psicologia dei personaggi, non so se con un ritmo più serrato il risultato sarebbe stato migliore, manca la controprova.

Bello. Voto: 8

 

http://www.ondacinem...ore-brucia.html


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#2 piersa

piersa

    Megalo-Man

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  • Location14-16 Fabrizi Nicola e Aldo

Inviato 09 ottobre 2019 - 17:47

Filmone.
Lo speculo di Jules e Jim in effetti.
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#3 neuro

neuro

    king (beyond the wall)

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Inviato 09 ottobre 2019 - 19:36

Cos'è un granaio?

 

"Il tuo amico è uno scrittore, ti può spiegare cos'è una metafora"

 

Di tutte le domande umane ce n'è una in particolare che soltanto il cinema riesce ad affrontare di petto: cos'è reale? Viviamo nella realtà? Questi sprazzi di esperienze soggettive legati insieme da uno sputo di memoria sono abbastanza solidi da essere chiamati realtà?

 

La scienza si muove interamente nella cornice del reale e non può metterla in discussione. La filosofia non so, non sono aggiornato sugli sviluppi sul tema successivi a noumeno e fenomeno.

 

Il cinema ci va a nozze. Capolavori come Mulholland Drive, Twin Peaks s3, o Holy Motors affondano il coltello nel mettere in discussione ciò che tu chiami realtà, come la sfera nel mondo di flatlandia.

 

Burning appartiene a questa eletta schiera, col suo gatto di Schrodinger e le sue arance e i suoi granai e pozzi che forse esistono (sono esistiti) (non esistono più) forse no.

 

Appartiene a questa schiera ma con particolare eleganza, dal momento che non usa come ingrediente il metacinema ma solo il cinema diretto con grazia e il tessuto delle relazioni sociali.

 

Il film più bello dell'anno.


  • 1
apri apri, apri tutto!

#4 rudic

rudic

    Groupie

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Inviato 12 ottobre 2019 - 17:38

Film più bello dell'anno, concordo.

 

Più che mettere in discussione la realtà forse si tratta di alterare la percezione abituale che ne abbiamo : il paradigma storico dell'atomismo, 2000 anni in cui l'uomo ha guardato al mondo come insieme ordinato di mattoncini autonomi e indivisibili, è stato scalzato agli albori del secolo scorso. 

 

Interessante notare che le arti, anche quelle più recenti come il cinema, sono passate rapidamente da un più classico elogio della forma a una scrittura postmoderna, frammentaria, che descrive persino gli elementi più banali del quotidiano come intrisi di indeterminatezza. 

 

Rimane il dubbio se lei sia esistita veramente o se sia una proiezione del risentimento del povero verso il ricco, del represso verso il libertino. Il protagonista in fondo non ha elementi "reali" sui quali basare il suo giudizio. E' la realtà a determinare le nostre azioni? O non sono forse le azioni a determinare la realtà che vogliamo?

 

"Burning" mi ricorda molto "Personal Shopper", un altro film di genere ibrido, che si tiene dal principio alla fine in bilico tra realtà e allucinazione, necessità ed eventualità, senza ricorrere alle suggestive metafore archetipiche cui ricorre Lynch, ad esempio. Parlando di letteratura invece mi ricorda il Borges del libro di sabbia, che utilizza un linguaggio più ordinario possibile per parlare di eventi impossibili e paradossali, creando un forte senso di straniamento.


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