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La Casa Delle Bambole - Ghostland (Laugier, 2018)


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10 replies to this topic

#1 Conato

Conato

    Roadie

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Inviato 23 dicembre 2018 - 21:32

Pauline e le due figlie adolescenti, Beth e Vera, ricevono in eredità una vecchia villa piena di cimeli e bambole antiche che rendono l’atmosfera tetra e inquietante. Durante la notte, due intrusi penetrano nella casa e prendono in ostaggio le ragazze. Pauline lotta disperatamente per la vita delle figlie e riesce ad avere la meglio sugli assalitori, ma il trauma di quella notte segnerà per sempre il destino delle ragazze. Mentre Beth riesce a reagire e a lasciarsi il passato alle spalle, diventando una scrittrice di successo, Vera invece non supera lo shock e si rinchiude nelle sue paranoie. Sedici anni più tardi Beth riceve una telefonata dalla sorella che le chiede aiuto. La ragazza ritorna così nella casa delle bambole dove scoprirà che l’incubo, in realtà, non è ancora finito…

 

casa_delle_bambole_locandina.jpg

 

http://www.ondacinem...a-delle-bambole


  • 1
Ogni uomo nella culla
succia e sbava il suo dito
ogni uomo seppellito
è il cane del suo nulla

#2 George Kaplan

George Kaplan

    Giraghiere a tradimento

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Inviato 23 dicembre 2018 - 22:48

A me è piaciuto (senza troppi entusiasmi), ricopio quanto scritto altrove:

Detto che Laugier non mi è mai sembrato il migliore del lotto tra gli autori del nuovo (vabbé, ormai) horror francese e che ho spesso trovato eccessivi gli elogi a Martyrs, questa operetta cinica e crudele riesce, però, a tenere la tensione ad alti livelli, mentre l'orrore - ecco da sempre un merito di Laugier - esplode all'improvviso e in un attimo travolge lo spettatore picchiando direttamente sui suoi nervi. La spiegazione dopo (e spesso deludente), ma intanto: l'orrore. Sarà pure una scelta facile, ma riesce laddove le decine di horrorucoli che escono ogni mese falliscono: nel creare un continuo stato di allerta in chi guarda.

Laugier lavora con perizia sullo spazio:

Spoiler


... e sulla tensione, pressoché costante e sviluppata in modi sempre nuovi

Spoiler


Insomma, un buon film di genere, senza troppe pretese, forse superiore alla media di prodotti analoghi, anche se, certo, non esente da una certa faciloneria.


  • 1

#3 ucca

ucca

    CRM

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Inviato 10 gennaio 2019 - 22:34

Condivido la recensione, per tutto il film ho pensato che dietro la macchina da ripresa ci fosse Mike Tyson, mentre la sceneggiatura fosse opera di Gigi Di Maio. Un film di una bruttezza direi epocale, l'unica cosa positiva è che mi ha fatto tornare voglia di vedere i film di bud spencer e terence hill, che almeno facevano ridere. Il paragone con Martyrs non regge, qui non c'è assolutamente pathos, tensione, cioè la tensione è azzerata dal fatto che il film è sempre sopra le righe, il ritmo è sempre a duemila, troppa violenza, troppe botte, troppe scene tutte uguali, insomma una merda. 


  • 1

https://www.facebook...sychomusicband/

 

Mettere su un gruppo psichedelico a 40 anni.


#4 rudic

rudic

    Groupie

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Inviato 11 gennaio 2019 - 01:33

Condivido il tuo commento alla recensione. Anche perché l'ho scritta io :) 

 

Comunque pagherei per vedere un film prodotto in tandem da Tyson-Di Maio. Ho riso tanto


  • 1

#5 kristofferson

kristofferson

    Giù la testa, coglioni

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Inviato 11 gennaio 2019 - 15:22

"La casa delle bambole" è nondimeno un horror difficile da apprezzare senza una buona dose di parafilia cinefila.
Ma che recensione è?
Se non piace il genere, o ci scandalizzano questi film, si tralasci di scriverne, in caso contrario sarebbe auspicabile un'analisi che eviti facili giudizi morali(stici) di questo tipo...


  • 0

#6 rudic

rudic

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Inviato 11 gennaio 2019 - 16:07

Gentile Kristofferson,

 

la parafilia non c'entra nulla con le questioni morali, trattasi di pulsione erotica deviante. L'accostamento all'aggettivo "cinefila" vuole significare (in maniera ovviamente ironica, e un po' provocatoria) che per apprezzare il film bisogna avere un gusto un po' deviato. Come quello di Laugier che (mio modestissimo parere) innalza una debole impalcatura narrativa per dare corpo e scena a ossessioni e fantasie private.

 

Non c'è da parte mia alcun giudizio, alcuna implicazione di carattere etico. Lo scandalo (per me) non è in ciò che è rappresentato, ma nella pochezza della rappresentazione. Come sempre c'è spazio e modo per dissentire, tant'è vero che diversi membri della redazione non si sono trovati d'accordo con il mio giudizio. Ti invito a questo proposito a leggere l'ottima recensione (positiva) di Pettierre su Taxidrivers.

 

RC


  • 0

#7 kristofferson

kristofferson

    Giù la testa, coglioni

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Inviato 11 gennaio 2019 - 16:26

"Lo scandalo non è in ciò che è rappresentato, ma nella pochezza della rappresentazione"
va bene, giudizio nel merito del film

 

"per apprezzare il film bisogna avere un gusto un po' deviato, come quello di Laugier" (e come quello di Pettiere o di chi a cui è piaciuto, presumo)
questa - per quanto ironica e provocatoria - esula dall’analisi tecnica e implica si un giudizio (etico o morale o quel che vuoi tu) che invece in una recensione cinematografica non (mi) va più bene


  • 0

#8 rudic

rudic

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Inviato 11 gennaio 2019 - 17:07

Ci tengo a ribadire che etica e moralità non c'entrano proprio nulla, il giudizio è puramente di gusto.

 

E' chiaro che il gusto è una facoltà soggettiva, i nostri (come quelli di Antonio, di Laugier e chicchessia) possono divergere su alcuni punti, convergere su altri (per esempio dal tuo avatar mi pare di capire che amiamo entrambi Giù la testa). Peraltro l'impossibilità di definire una concezione oggettiva, o standard, in fatto di gusti, implica che ciascuno di noi ha, in maniera del tutto legittima e in ogni ambito, le sue passioni, antipatie, convinzioni e deviazioni.

 

Perciò, una provocazione ironica su un giudizio di gusto deve essere presa per quello che è, ovvero una semplice provocazione ironica su un giudizio di gusto, scevra da qualsiasi implicazione che vada oltre il contesto preso in esame - in questo caso, il film di Laugier.

 

Con simpatia,

 

R


  • 0

#9 kristofferson

kristofferson

    Giù la testa, coglioni

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Inviato 11 gennaio 2019 - 17:22

Certo, ma scrivere "questo film secondo il mio gusto è una chiavica" e "chi apprezza questo film ha dei gusti deviati o da parafiliaco" non è mica uguale, eh. Va bon comunque accetto che fosse una provocazione ironica (riuscita male, secondo me, come anche la battuta horror torture porn molto torture e poco porn) e la chiudo qui (anche perché tra i motivi del mio post un po' polemico  - oltre al fatto che i primi 3 film di Laugier mi sono piaciuti moltissimo e mi spiaceva sentirne parlare male - è che mi annoiavo e volevo cagare un po’ il cazzo asd )


  • 1

#10 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 11 gennaio 2019 - 17:23

 - è che mi annoiavo e volevo cagare un po’ il cazzo asd )

 

Per quello c'è il topic di Suspiria


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#11 kristofferson

kristofferson

    Giù la testa, coglioni

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Inviato 17 gennaio 2019 - 10:48

Visto anch’io e - al di là di gusti deviati o disturbi di parafilia - non è piaciuto nemmeno a me. L’impronta di Laugier si intravede a livello concettuale, ma lo script - con le sue elissi e piani alternati - è poco convincente e soprattutto a livello estetico il film è una delusione. Probabilmente Laugier, come altri registi horror della new wave di inizio millennio, si trova a far fronte a difficoltà produttive (in Francia nessuno finanzia più i suoi film) e a lavorare con budget sempre più risicati (fra poco dovrà ricorrere al crowdfunding come Rob Zombie) ma in Ghostland non c’è nulla né dell’eleganza formale di Saint Ange né della radicalità di Martyrs ma nemmeno dell'onesta professionalità di The Tall Man, che per quanto prodotto mainstream in cui il suo stile veniva appiattito per penetrare nel mercato americano era comunque ben riconoscibile. Qui invece il regista sembra muoversi in territori ben circoscritti e convenzionali, se non proprio derivativi (la più trita home invasion), e schemi narrativi collaudati e ordinari, limitandosi a sovraccaricare il film soprattutto a livello sonoro e a fare ampio uso di jumpscare per far saltare il pubblico sulla sedia, ma purtroppo senza quasi nulla di quella crudeltà disturbante e di quell’idea di cinema senza compromessi per cui è diventato famoso.


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