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And Watched The Sound Of Silence: A Zonzo Nel Cinema Muto


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74 replies to this topic

#51 piersa

    Megalo-Man

  • Redattore OndaCinema
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  • Location14-16 Fabrizi Nicola e Aldo

Inviato 30 ottobre 2018 - 12:26

vi segnalo la PM al film di Porter.

 

Vi segnalo anche due link:

 

una cavalcata di 3 ore con il cinema di Emile Cohl

https://www.youtube....h?v=dNDIh3Z95X4

 

e questo archivio messo online dalla CIA, ma troppo ricco per tenerlo alla larga:

 

https://archive.org/


  • 2

#52 Tom

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Inviato 09 novembre 2018 - 22:13

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1923 The Hunchback of Notre Dame di Wallace Worsley
L'affiatatissima coppia Cheney - Worlsley stavolta alle prese con un classicone del feuilleton in formato kolossal. L'inizio e' un po' macchinoso e lento, ma poi esplode diventando un thriller-melo' appassionante, che non lesina in crudezze e torture, e che culmina con il fantastico assedio di Notre Dame. Dimenticate il gobbo dagli occhioni azzurri e il ciuffo da Beverly Hills della Disney, il Quasimodo di un esaltato ed esaltante Chaney e' un freak repellente e deforme, dalle movenze scimmiesche e dall'intelligenza limitata, uno struggente antenato di Elephant Man, ma molto piu' incazzoso, e che almeno si toglie la soddisfazione di far fuori un bel po' di gente. Impossibile non commuoversi nel finale e celeberrima, poi ripresa varie volte, la sequenza in cui gioca con le campane come un bambino. Notevole anche l'esile Patsy Ruth Miller nella parte di una zingara Esmeralda quasi adolescente, mix di innocenza e malizia. Film poco gotico, nonostante l'ambientazione, e' un medioevo grottesco piu' alla Bruegel.

Chaney vero idolo. Con lui, sempre del 1923, e' andato perduto While Paris Sleeps di Maurice Tourneur, che sulla carta ha una trama onestamente un po' da polpettone, ma pare avesse momenti da grand guignol.

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1923 Schatten - Eine nächtliche Halluzination di Arthur Robison
Film espressionista tedesco, anche se il regista e' di orgini americane. Un film muto senza parole. Nel senso e' del tutto privo di scritte: non solo e' privo di didascalie di dialogo (caso raro, per quanto non isolato), ma non ci sono neanche i titoli di testa, con all'inizio gli attori che si presentano in scena come a teatro, e la tipica suddivisione in capitoli del cinema tedesco che viene scandita dall'ombra di una mano che con le dita indica il numero del capitolo. La storia e' quella di un nobile, geloso ma imbelle, che invita a cena quattro amici i quali corteggiano la moglie parecchio civetta. Infiltratosi alla cena un misterioso artista di strada specializzato in ombre cinesi ipnotizza tutti quanti e mostra come la tensione erotica potrebbe finire in tragedia. Tragicommedia nera, popolata da personaggi grotteschi e antipatici, dove alla fine illusione e realta' si mescolano. Il continuo uso delle ombre crea curiosi cortocircuiti con il rappesentabile per la censura dell'epoca. Ad esempio, in una scena a causa di un gioco di ombre al marito sembra di vedere la moglie che viene palpata e accarezzata dagli amici: lo spettatore sa che che e' un'illusione, ma allo stesso tempo vede anche lui il malizioso gioco d'ombre, che immagino per l'epoca fosse una visione parecchio piccante. Al di la' dei giochi con le ombre un film comunque esplicito, una stramberia misantropa che potrebbe piacere a un, chessò, Polanski. Va da se' che la morale finale e' piuttosto maschilista.
  • 0

#53 Tom

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Inviato 18 novembre 2018 - 10:43

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1924 Peter Pan di Herbert Brenon
Adorabile e sorprendentemente ancora godibilissima prima versione "moderna" del celebre personaggio di Barrie. Basato sulla versione teatrale, diviso in tre atti corrispondenti a tre ambientazioni: la camera dei bambini, la caverna dei bambini perduti e la nave dei pirati. Pur ovviamente ridotti al minimo indispensabile e assecondando la natura infantile dell'opera gli effetti speciali sono ancora efficaci: Campanellino in particolare sembra uscita da un film degli anni 80, ma spassosissimi anche la cagnona-tata e il coccodrillo-orologio. L'atmosfera e' un po' da film dei Muppet, per dire.
 
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Trattandosi di un film di 95 anni fa straripano i buoni sentimenti a favore di famiglia, pace domestica e mamme (che fossero tutte come quella del film...), ma conditi con tanta sana ironia e non pochi tocchi crudeli. Comunque il tutto si conclude con Peter Pan che rifiuta di integrarsi in una famiglia perche' non vuole crescere e andare a scuola, ma soprattutto e' inorridito all'idea di poter diventare il Presidente degli Stati Uniti! ^_^ (Si', un'opera simbolo di inglesita' come PP viene americanizzata, con tanto di bandiera a stelle e strisce che sventola al posto di quella dei pirati dopo la vittoria su Uncino.)    
 
Com'era da tradizione teatrale dell'epoca Peter Pan era interpretato da ragazze efebiche, di cui comunque non veniva mai nascosta la femminilita'. Con gli occhi youpornosi di oggi diventano quindi parecchio maliziose tutte le scene di sbaciucchiamenti e coccole tra Peter Pan, Wendy e l'indianina.
 
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:eyebrows:
 
Le attrici erano tutte maggiorenni, comunque. ashd
  • 4

#54 Tom

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Inviato 02 dicembre 2018 - 12:50

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1925 The Phantom of the Opera di Rupert Julian
Tra tutti i mostri classici il Fantasma dell'Opera e' quello che non mi ha mai detto quasi nulla (se non nella variante glam e moderna di De Palma), del resto e' l'unico a cui il cinema non e' mai riuscito a dare un'iconografia subito riconoscibile. Ma non avevo mai visto 'sto capolavorone qua, che leggo essere il piu' fedele al romanzo di Leroux. Storia quindi di passaggi segreti, ombre, trabocchetti, omicidi, stragi, ma soprattutto storia di un'ossessione e NON una storia d'amore; elemento invece sempre presente in tutte le versioni sonore, persino in quella del solitamente anaffettivo Argento. Il fantasmone qua e' uno stalker non un freak innamorato, e la tipa (notevolissima) col cavolo che ne e' attratta. Visivamente un film ancora oggi impressionante, le imponenti scenografie trasmettono il fascino del teatro come un mondo a parte, e vorrei essere stato la' nel 1925 a vedere l'effetto che doveva fare la fantasmagorica sequenza a colori del ballo mascherato, con il Fantasma che si presenta come la Morte Rossa di Poe.

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Chaney, che come una mega-star fa attendere la sua entrata in scena per un terzo del film, e' ovviamente gigantesco. La sequenza tesissima in cui la cantante gli leva la maschera e' ancora oggi inquietante, con il celebre stacco di montaggio che cambiava il punto di vista e sbatteva in faccia allo spettatore il volto deturpato del Fantasma, doveva essere puro terrore per lo spettatore dell'epoca. Ma meriterebbe di essere ricordato anche l'epico finale in cui il Fantasma si prende gioco della folla che lo sta per linciare e muore sghignazzando.

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Davvero, nonostante la fama (forse piu' della maschera di Chaney che del film), non pensavo fosse cosi' bello. A questo punto anche troppo poco citato tra i classici del genere.
  • 3

#55 Tom

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Inviato 14 dicembre 2018 - 09:57

*
POPOLARE

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1924 Die Nibelungen: Siegfried / Kriemhilds Rache Fritz Lang
Come faccio a scrivere di quanto mi ha esaltato un film del genere senza sembrare un hipster che si esalta per i film "vecchi" per posa? Come si fa a dare l'idea della forza narrativa ancora intatta, della spettacolarita' delle scenografie e persino della piena godibilita' degli effetti speciali artigianali? Come si fa a scrivere, senza sembrare uno snob all'ultimo stadio, che un "fantasy" di quasi cent'anni fa atterrisce stilisticamente tutti i peterjackson del mondo con una messa in scena di potenza (pre-)kubrickiana, dove ogni inquadratura e' magia d'atmosfera e quadro da incorniciare?
 
In tempi remoti avevo visto il primo dei due film, che racconta l'ascesa e l'uccisione di Sigfrido: gia' di suo un capolavorissimo del racconto fantastico, tra invenzioni visive geniali e, sotto il tono cerimoniale e la raffinatezza delle inquadrature, una palpabile ironia grottesca. Ma il secondo, cupissimo, capitolo va oltre: nel raccontare della vedova Crimilde che si vendica dei suoi fratelli per la morte di Sigfrido, diventa una tragedia funerea di un'epicita' ancora pazzesca. Mai attori avvolti in lunghi mantelli sono stati cosi' affascinanti e carismatici, e l'ora finale tutta assedio, massacro e ammazzamenti e' roba che sembra il Kurosawa di trent'anni dopo.
 
Toh, la faccio veramente una considerazione da snob: quattro ore e mezzo di film che annichiliscono tutto il Trono di Spade nella sua incarnazione televisiva. Ad esempio, la Clark biondo-parruccata che va sposa a Momoa e' chiaramente la versione moderna di Crimilde che sposa il re deforme degli unni per portare a compimento la sua vendetta, ma basterebbe la potenza epica della sequenza di Crimilde che arriva al campo unno e atterrisce il re barbaro con la sua regalita' per stabilire chi, come Lang, sa dare solennita' al racconto e chi neanche sa di doversi porre il problema se una solennita' debba esserci o meno.
 
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Film molto amato da Hitler, tanto che nel '33 Goebbels in persona tento' di arruolare Lang nonostante fosse di madre ebrea e "M - Il mostro di Dusseldorf" avesse fatto infuriare i nazisti. Il regista per tutta risposta fece in fretta e furia le valigie e si autoesilio' in Francia e poi in America, dove giro' film anti-nazisti.
Verrebbe da dire che l'approvazione nazista e' incomprensibile. Lang non nasconde mai una sottile antipatia per il superuomo biondo Sigfrido e la sua disumana superiorita' (la celebre uccisione del drago e' mostrata come l'omicidio gratuito di un simpatico bestione che si faceva i cazzi suoi), mentre di contro mostra sempre l'umana fragilita' e i chiaroscuri dei suoi assassini, mai davvero "cattivi". Pure gli unni sporchi e goblineschi sembrano essergli piu' simpatici degli ariani nibelunghi. Ma soprattutto e' una storia di una tristezza cosmica, dove tutti sono perdenti, vittime dei loro rimorsi e spaventati dal loro ruolo, quindi niente di piu' lontano dalla forza della volonta' e dall'esaltazione nazista.
Ma, purtroppo, si capisce bene invece la fascinazione hitleriana per la pulsione di morte che si avverte in tutta la seconda parte della storia. Pulsione incarnata nel personaggio di Crimilde, vera protagonista della saga e personaggio femminile come pochi, tragico nella sua ossessione vendicativa e auto-distruttrice (a cui sacrifica senza quasi battere ciglio pure il figlio neonato), eppure maestosamente magnetico. Vengono i brividi a vedere l'assedio e l'incendio finale del film e pensare a Berlino bombardata e a quel bunker.
Parafrasando il poeta, dai diamanti non nascono i fior, ma ogni tanto escono gli stronzi.


  • 14

#56 Stephen

    Wannabe the Night Meister

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Inviato 14 dicembre 2018 - 11:58

Dopo leggo tutto anche perché scorgo interessantissimi spunti, ma Notre-dame de Paris non è un feuilleton!
  • 0

E un passo di quella danza era costituito dal tocco più leggero che si potesse immaginare sull'interruttore, quel tanto che bastava a cambiare...

... adesso

e la sua voce il grido di un uccello

sconosciuto,

3Jane che rispondeva con una canzone, tre

note, alte e pure.

Un vero nome.


#57 William Blake

    Titolista ufficiale

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Inviato 14 dicembre 2018 - 13:10

Tom, mi hai fatto venire una voglia bestiale di vederlo. È l'ultimo classico muto di Lang che mi manca: visione natalizia assicurata.
  • 0
Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#58 Stephen

    Wannabe the Night Meister

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  • LocationLa Callaretta della Colla

Inviato 14 dicembre 2018 - 13:50

Ma per la musica come si fa? È pensato per Wagner?


  • 0

E un passo di quella danza era costituito dal tocco più leggero che si potesse immaginare sull'interruttore, quel tanto che bastava a cambiare...

... adesso

e la sua voce il grido di un uccello

sconosciuto,

3Jane che rispondeva con una canzone, tre

note, alte e pure.

Un vero nome.


#59 Tom

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Inviato 14 dicembre 2018 - 14:00

Lo score originale, che mescola pezzi originali del compositore di fiducia di Lang Gottfried Huppertz e pezzi di Wagner, e' stupendo.

 

Su "Notre-dame" c'hai ragione. Manco uscito prima a dispense come si usava allora, vedo.


  • 0

#60 Tom

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Inviato 17 dicembre 2018 - 23:56

Dopo il Peter Pan per pervertiti e i Nibelunghi nazisti, altra roba del 1924 "fantasy".

 

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The Thief of Bagdad Raoul Walsh
Celebre classicone che avevo avuto la fortuna di vedere al cinema qualcosa come 25 anni fa, anche se ero abbastanza fumato, mi sa. Opera che cristalizzo' nell'immaginaro collettivo il genere esotico: un orientalismo da Mille e una notte con un pizzico di erotismo, a base di principesse velate con veli che velano poco circondate da schiave mezze nude; qui risalta il corpicino poco vestito di Anna May Wong, prima e per molti anni unica attrice cinese di una certa fama nel cinema USA. Ecco, questo film non posso dire che non sia per molti versi datato. Non nelle scenografie da kolossal, ancora spettacolari, ne' nel tono da favola fuori dal tempo, ma sicuramente  nell'approccio naif degli effetti speciali e nella recitazione, anche se Fairbanks e' ancora uno spasso e incarna alla perfezione il tipico eroe anarchico del grandissimo Walsh. Ma e' un datato che antichizza e impreziosisce, non invecchia. Commuove quasi, oggi, vedere un senso della meraviglia messo su schermo in modo cosi' diretto e sorridente. La seconda parte, piu' fantastica (dopo una prima parte piu' comica e romantica), e' quasi ipnotica nella sua atmosfera sognante. Dopo un po' anche il piu' cinico degli spettatori modeni finisce per restare incantato davanti a tappeti volanti e mantelli che trasformano in vortici invisibili. Inimmaginabile l'effetto che doveva fare allora, infatti segno' intere generazioni di spettatori, tanto che la sua influenza nel cinema fantastico-avventuroso arrivera' fino a Indiana Jones e Myazaki. 

 

Diciasette anni dopo il remake a colori (solo nominativo, dato che racconta tutta un'altra storia) di Powell e Pressburger sara' un altro capolavoro, anche piu' fantasmagorico sul piano delle invenzioni fantastiche, ma perdera' qualcosa in spirito gagliardo e ironia, sembrando tutto sommato piu' infantile. 

 

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Das Wachsfigurenkabinett (Il gabinetto delle figure di cera) Paul Leni
Altra perla dell'espressionismo crucco. Degna di un Terry Gilliam la cornice narrativa: uno scrittorucolo si reca nello scalcinato museo delle cere di un luna park e (piu' che altro per fare il filo alla bella figlia del padrone) accetta di scrivere tre racconti per pubblicizzare tre delle statute: lo sceicco ciccione Harun al-Rashid, Ivan il terribile e Jack lo squartatore. Cosi', mescolando con ironia e abilita' meta-narrazione e generi cinematografici, vengono messi in scena un primo racconto semi-comico e sorprendentemente boccacesco, in un buffo oriente da Mille e una notte, ma con poche magie e molta gente arrapata, un secondo che e' invece un cupissimo racconto in una Russia da incubo, praticamente un horror, con un grandissimo Conrad Veidt (vedi anche sotto) che fa un Ivan il terribile allucinato e vampiresco, e un terzo che e' un sorprendente epilogo onirico girato in stile semi-sperimentale in cui il narratore addormentatosi sogna di essere perseguitato da Jack lo squartore. Un quarto episodio dedicato al'immaginario brigante italiano Rinaldo Rinaldini, di cui pure vediamo la statua, non venne girato per questioni di budget. Cinema - luna park divertente e inquietante.

 

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Orlac's Hände / Le mani dell'altro Robert Wiene
Il titolo italiano per una volta e' piu' centrato di quello originale, laddove in effetti il senso della storia sta proprio nel fatto che le mani NON siano quelle del protagonista Orlac, un pianista rimasto menomato in un incidente ferroviario a cui trapiantano le mani di un assassino. Ancora espressionismo tetesco a palla, in un film non molto quotato mi sembra, che per me merita una riscoperta. Dopo "Il gabinetto del dottor Caligari" torna la coppia Wiene e Conrad Veidt. Non siamo a quei livelli, pero' e' un altra opera da lustrarsi gli occhi. Peccato solo per la risoluzione finale da giallaccio di serie B, che toglie fascino a uno spettacolo fin li' notevole. La deformazione della realta' non e' ottenuta attraverso scenografie teatrali, ma attraverso luci (poche) e ombre (tante) che trasformano ambienti reali in un "teatro" onirico. La recitazione ieratica e sonnambolica di tutto il cast, con al centro il solito spiritatissimo Veidt, crea un'atmosfera angosciosa e claustrofobica, oggi si direbbe kafkiana piu' ancora che gotica. Per l'ennesima volta il tono allucinato e straniante non puo' non far venire in mente un paragone con il cinema di Lynch.

 

La versione che si trova su youtube, ben restaurata e con un azzeccatissimo commento musicale, e' 20 minuti piu' lunga della durata ufficiale del film. In effetti alcune parti sembrano durare piu' del dovuto, come la sequenza iniziale dell'incidente ferroviario, anche se visivamente e' una scena straordinariamete moderna, con tanto di flares light e cinepresa immersa nel caos.

 

Martian-City-from-film-Aelita-Queen-of-M

Figo eh? Beh, il film parla di tutt'altro.

 

Aelita: Queen of Mars Jakov Aleksandrovič Protazanov
Mettersi a guardare il famoso primo film di fantascienza sovietico e scoprire che per un'ora abbondante di film su 80 minuti di durata generale e' un drammino realista e di propaganda, a base di equivoci e gelosie, praticamente una soap proletaria nella Russia gioiosamete post-rivoluzione. E quando alla fine i nostri comunisti volano su Marte e arriva la fantascienza e' tutto un ridicolo e trafelato teatrino futurista. C'e' da dire che, come in un fim moderno, c'e' un colpo di scena finale che permette di rileggere il film in un'ottica piu' sensata. E sospetto una certa ironia di fondo che rende il ridicolo non troppo involontario. Ma 'nsomma. Diciamo che almeno la propaganda ai tempi di Lenin era meno cerebrolesa di quella ai tempi di Stalin e come documento storico va giu' anche bene. Ma visto come film di fantascenza e' una gran sòla.

 

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Figo pure questo, eh? E invece no.

 

Dante's Inferno Henry Otto
Film difficilmente giudicabile visto lo stato delle copie che si trovano in giro. Un affarista carognone riceve in regalo l'Inferno di Dante e leggendolo scopre quello che lo aspetta. Specie di "Canto di Natale" senza redenzione finale, con la messa in scena dell'Inferno dantesco al posto delle visioni degli spiriti del natale. Passi che l'opera di Dante sia ridotta a un bigino scolastico recitato da attori da filodrammatica, ma non ce la si fa proprio a reggere la monotonia di un film di un'ora in cui per meta' del tempo si vede Virgilio che indica cose fuori campo a un Dante con la faccia da pirla in mezzo a un profluvio di didascalie. Le scenografie infernali non devono essere costate poco per l'epoca e alcuni "quadri" devono essere stati anche spettacolari (vedi la foto qui sopra), ma e' comunque tutto troppo statico e pedante per andare al di la' della semplice e decisamente pallosa curiosita'.


  • 6

#61 Tom

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Inviato 06 febbraio 2019 - 14:05

Ehm, mi sono appassionato al protocinema dell'800. ashd
Curioso notare come gia' allora i temi che andavano per la maggiore fossero gnocca, gatti e incidenti stradali. asd
 
No va beh, seriamente, ho scoperto un Grande Protagonista del Diciannovesimo Secolo, Charles-Émile Reynaud: scienziato, inventore, divulgatore scientifico e a tempo perso praticamente inventore del cinema d'animazione e del cinema di finzione in generale. Invento' il teatro ottico, un sistema di proiezione di quadri dipinti su vetro che praticamente era cinema fatto e finito, anche perche' a differenza della lanterna magica Reynaud aveva trovato il modo di rendere luminosa e ben chiara l'immagine proiettata.

 

Tra il 1888 e il 1894 girera' cinque mini film, da lui chiamati "pantomime luminose", che ebbero un enorme successo all'epoca.
 
1888 Un bon bock
1890 Le clown et ses chiens
1891 Pauvre Pierrot
1893 Autour d'une cabine
1894 Un rêve au coin du feu
 
Purtroppo come tanti geni doveva essere un tipo incazzoso, perche', deluso dell'affermarsi del cinema su pellicola, in una simbolicissima notte del gennaio del 1900 distrusse a martellate la sua opera gettandone i frammenti nella Senna.

Particolarmente dolorose le scomparse del primo corto Un bon bock,(in una locanda un servo riesce per due volte a scolarsi la birra di un cliente) che essendo del 1888 e' di gran lunga il primo vero "film" della storia a soggetto mai fatto, non documentario e non sperimentale, e dell'ultimo Un rêve au coin du feu (Un sogno accanto al fuoco) del 1894, che conteneva elementi onirici e il primo flashback della Storia.
 
Di quei cinque titoli ce ne sono arrivati solo due, e sono praticamente due commedie "sexi": Pauvre Pierrot
e Autour d'une cabine.

 


  • 4

#62 dick laurent

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Inviato 06 febbraio 2019 - 16:16

Tom e questo The cabbage fairy l'hai visto?

 

 

 

il primo film (vabbè film, un minuto scarso) di una donna regista, tale Alice Guy-Blachè che ci mostra SPOILER! come i bambini nascano effettivamente da sotto i cavoli e a vedere come vengono praticamente buttati per terra il primo film con maltrattamenti sugli stessi


  • 3

dai manichei che ti urlano o con noi o traditore libera nos domine


#63 Tom

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Inviato 06 febbraio 2019 - 16:59

Grande Alice Guy. Quel film l'ho scoperto e visto giusto l'altro giorno. L'ultimo bambino che giace a terra immobile (un aborto?) e' inquietante. asd

Questi primi proto-film, anche quando documentaristi, erano spesso ironici e satirici. Come umore erano molto vicini alla vignette di presa in giro dei costumi molto popolari sui giornali dell'epoca. Diciamo che quei primi registi sembravano divertirsi parecchio.

Persino i Lumière e il loro collaboratori, passati alla Storia come capiscuola del versante piu' realista e palloso del cinema, riprendevano spesso cose buffe e poetiche. Guardando i loro "film" come quadri in movimento se ne scopre un valore che va oltre il dato tecnico e documentario. Robe come queste hanno una loro poesia...

 

 

Il gatto ributtato nell'inquadatura. asd

 


  • 1

#64 Tom

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Inviato 07 febbraio 2019 - 10:51

Poi smetto, ma questo Fuori orario lo mando' in loop per tipo una decina di minuti una notte e ne rimasi molto colpito, la gente per strada ritratta incosapevolmente e noi piu' di un secolo dopo a guardarli. Non pensavo fosse dei Lumière e addirittura del 1896, mi sembrava una cosa tecnicamente piu' tarda.

 


  • 4

#65 100000

    Enciclopedista

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Inviato 07 febbraio 2019 - 10:57

Carrellata bellissima, non sembra di un secolo fa.

Comunque effetto affascinante sempre e comunque: una ripresa simile potrei guardarla per dieci minuti di qualunque epoca e luogo.


  • 0

#66 lazlotoz

    Enciclopedista

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Inviato 07 febbraio 2019 - 19:46

Si si, le robe dei Lumiere son bellissime. Specie perché poi man mano che si guardano le loro cose ci si accorge che questa roba della "documentazione" non è proprio come si dice in giro. In molti film si vede la messa in scena (banalmente, la famosa uscita dalla fabbrica ripresa più volte con gente vestita in modo diverso).

Son tutti molto gustosi, e hanno davvero quel gusto un po' da cazzoni che è proprio divertente. Di nuovo stando ai più famosi L'arroseur arrosé è clamoroso in tal senso. Ed è stato proiettato in quel famoso 28 dicembre 1895.

 

 

Ma saltando altrove, Tom che sei nell'infogno dei primordi e ovvio tutti gli altri:

 

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La guerra e il sogno di Momi, 1917, ultimo film e capolavoro di  Segundo de Chomón (che poi ha fatto direttore fotografia ed effetti speciali) codiretto con il nostro Pastrone. Meraviglioso film in stop motion che tiene benissimo il tempo.

Credo possa essere nelle tue corde attuali.

 

su Vimeo c'è tutto:  https://vimeo.com/85155924


  • 1

#67 Tom

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Inviato 10 gennaio 2020 - 15:59

*
POPOLARE

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1920 The Flapper di Alan Crosland con Olive Thomas

 

100 anni giusti. Adorabile commedia oggi dimenticata, ma epocale per vari motivi.

Primo: il titolo del film rese famoso in tutto il mondo il fenomeno delle flapper girl, cioe' nient'altro che le single dell'epoca che vivevano indipendenti nelle grandi citta' americane, e che, invece di fare vita da zitelle o di attendere trepidanti un marito, avevano l'inaudita pretesa di uscire la sera a divertirsi. In realta' nel film il fenomeno non e' minimamente documentato, essendo la storia di una sedicenne svitata che ne combina di tutte per darsi le aria da donna vissuta. C'e' giusto una scena in un locale dove si avvista un po' di fauna sociale e soprattutto l'impressionante e reale visione di una strada di New York gremita di uomini coi cilindri neri. 

 

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Secondo: la giovane star del film, Olivie Thomas, mori' misteriosamente a Parigi pochi mesi dopo l'uscita del film, presumibilmente suicida. Quando venne fuori che dietro la sua immagine di fidanzatina d'America si nascondeva una vita tutta alcool, droghe e amanti, ne naque il primo enorme scandalo hollywoodiano. E' da qui in poi che Hollywood diventa per molti la Mecca del vizio e del peccato. 100 anni fa, oh yeah.

 

Un gran peccato comunque perche', almeno a giudicare da questo film, la Thomas era un portento, attrice brillante e con uno stile modernissimo. Spassosissime ancora oggi sequenze come quella in cui, per nulla convinta, vuole impiccarsi ad un lampadario o quando tira avanti le lancette dell'orologio per fingere (con se stessa) di andare a dormire tardi. Ma la sua presenza non e' il solo pregio di un film notevole e sofisticato sia come forma (splendida fotografia e geniali le didascalie finto-moraliste) che come contenuti, con la sua satira bonaria verso i timori che la societa' nutre per i gggiovani. 100 anni fa, oh ri-yeah.

 

Neanche da scommettere che Woody Allen un film cosi' lo conosce e riverisce.


  • 12

#68 Reynard

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Inviato 11 gennaio 2020 - 18:52

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Gif dell'anno.

Devo recuperarlo.


  • 2
La firma perfetta dev'essere interessante, divertente, caustica, profonda, personale, di un personaggio famoso, di un personaggio che significa qualcosa per noi, riconoscibile, non scontata, condivisibile, politicamente corretta, controcorrente, ironica, mostrare fragilità, mostrare durezza, di Woody Allen, di chiunque tranne Woody Allen, corposa, agile, ambiziosa, esperienzata, fluente in inglese tedesco e spagnolo, dotata di attitudini imprenditoriali, orientata alla crescita professionale, militassolta, automunita, astenersi perditempo.

#69 Tom

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Inviato 16 gennaio 2020 - 14:00

Altra infornata di visioni di un secolo fa esatto: ancora 1920
 
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The Mark of Zorro Fred Niblo, Theodore Reed
Mentre si diverte a combattere il cattivo governatore sfuggendone gli sgherri, Zorro trova il tempo di corteggiare una bella senorita e fare lo scemo con tutti come Don Diego de La Vega. Nasce qui, ben piu' che nel romanzo dell'anno prima di Johnston McCulley, una delle massime icone e maschere del 900. Il film fornisce gia' tutta l'iconografia del personaggio, a parte proprio il mitologico costume tutto nero, qui in una variate ancora folk e messicaneggiante. Per il costume definivo bisognera' attendere il remake del 1940 con Tyrone Power. Con la sua strana faccia tra il bello e il buffo Douglas Fairbanks da vita a un personaggio forsennato e saltellante, con acrobazie ispirate a Chaplin e Keaton declinati in chiave cappa e spada, ma e' ancor piu' irresistibile nei panni del molliccio e pavido Don Diego, dove regala momenti di grande commedia. Ancora oggi un gioiello del cinema d'intrattenimento, piu' ancora che col gia' citato remake del '40, e' con la mitologica serie televisiva degli anni 50 con Guy Williams che se la gioca come migliore Zorro di sempre.
 
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Sumurum Ernst Lubitsch
Raffinato e divertentissimo cine-arabesco, una novella da Mille e una notte processata da quella testa fina di Lubitsch. E quindi niente incantesimi e tappetti volanti, ma solo il carosello umano del sesso, del desiderio e dell'amore, fatto di menzogne, sotterfugi e incontri clandestini. Tutti nel film sono frustrati e vogliono chi non possono avere, dal piu' ricco e potente, come lo sceicco con l'harem pieno di mogli (Paul Wegener, che quello stesso anno sara' il Golem) fino al misero saltimbanco gobbo. Piu' che la svenevole (ma sessualamente per nulla passiva) principessa del titolo, il motore erotico del film e' la disinibita danzatrice interpretata da una sexi Pola Negri con l'ombelico al vento. Fino alla tragedia finale, che sfocia in un finale che oggi si definirebbe #metoo, e' una brillante sciarada a tratti sorprendentemente esplicita. La regia di Lubitsch e' di una fluidita' e modernita' che lascia a tratti a bocca aperta, con uso del montaggio che non aveva bisogno di aspettare i russi per fare certe cose. Pensavo che Lang e Murnau fossero un passo davanti a tutti ad inizio di quel decennio, ma forse Lubitsch era un po' piu' avanti ancora.

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Von morgens bis mitternachts Karl Heinz Martin
Leggo su wikipedia che sarebbe considerato uno dei capolavori dell'espressionismo tedesco. Ammetto che non l'avevo mai sentito nominare prima dell'altro giorno. E' un pezzo di cinema di cui mi sfugge qualche coordinata: ad esempio non capisco se la recitazione perennemente sopra le righe del cast fosse un effetto voluto o semplice cagneria. Preso alla lettera senza farsi troppe domande e' un sorprendente incubo grottesco, visivamente splendido, soprattutto nelle numerose scene fatte di buio e neve. Le genialate visive sono parecchie, tutto e' finto e ricostruito attraverso grotteschi scenari teatrali, persino gli attori sono "ritoccati", e il tutto trasmette un'aria folle e parecchio malata, in sintonia con la psiche del protagonista. Questi e' un impiegato che ruba i soldi della banca in cui lavora e nel lasso di tempo indicato dal titolo verifichera' tutto il non senso dell'esistenza. Il furto piu' che per cupidigia lo commette perche' improvvisamente la realta' gli appare senza senso, tanto i rapporti umani (pianta in asso disgustato la famiglia e quando incontra delle donne che lo eccitano vede sempre apparire un teschio sulla loro faccia) quanto il senso stesso del valore del denaro. Nel ghignantissimo e misantropissimo finale il denaro si prendera' la sua rivincita. Film naif capace di sequenze ancora oggi efficacemente paradossali. Ad esempio, la molla che fa scattare la “follia” del protaonista e' una donna italiana, in cerca di un prestito per comprare un quadro per cui ha posato nuda: in una scena scopriremo che il quadro e' una crosta semi-astratta, ma subito dopo in un flash allucinatorio vedremo davvero l'attrice nuda. Un cult movie di cent'anni.

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1920 The Last of the Mohicans Maurice Tourneur, Clarence Brown
Sorprendente e spettacolare prima versone moderna del classico di Fenimore Cooper. Film di svelta e pura Avventura con la maiuscola, tutto assedi, agguati, duelli e fughe in una frontiera dominata dalla morte e dall'ingiustizia, dove il massimo del lusso e' sopravvivere. E' infatti la versione della storia piu' triste e cupa che abbia mai visto, compreso l'epico film di Mann di 72 anni dopo. Il culmine del film e' una lunga e insistita scena di massacro, in cui demoniaci indiani trucidano donne, bambini, neonati e lasciando una distesa di cadaveri, ma tutto il film e' attraversato da una vena nera e cruda. Si confronti la morte lirica e romantica di Uncas e Cora nel film di Mann con quella disperata messa in scena in questo. Pure notevole che la narrazione metta sullo sfondo il personaggio dell'eroe bianco Occhio di Falco per concentrarsi tutta sull'amore interrazziale tra Cora e Uncas. Scelta ancor piu' coraggiosa tenendo conto che la Cora del film (la bellissima Barbara Bedford) e' bianca, a differenza del romanzo dove, prudentemente e pelosamente, veniva definita come mulatta.

Sempre del '20 (millenovecentoventi... bisogna iniziare a specificarlo) e sempre dell'ottimo Tourneur e' andata purtroppo perduta una versione, pare pure questa notevole, di un altro classico dell'avventura ottocentesca: L'isola del tesoro.

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The Daughter of Dawn Norbert A. Myles
Il piu' famoso di tutta una serie di docudrammi dell'epoca che volevano documentare la cultura dei nativi americani. Impressiona pensare che i vecchi indiani che vediamo sullo schermo sono davvero quelli che hanno vissuto / subito le ben note vicende storiche (per gli esperti: ci sono i figli di Quanah Parker). Costumi e accampamenti sono reali, anche se bisogna ammettere che fanno un effetto un po' "da carnevale", bello anche l'utilizzo di attori non professionisti, con facce e fisici decisamente poco hollywoodiani, a cominciare dalla pucciosissima protagonista. Si sente invece tanto la mancanza degli stunt, soprattutto in quella che dovrebbe essere la sanguinosa battaglia finale: e' che vediamo gente che dopo la carica scende prudentemente dai cavalli e combatte col nemico a spintoni. La trama e' poco piu' che un pretesto e intrappolata in una certa idealizzazzione del buon selvaggio, ma la regia naif sa creare dei quadri molto belli nella loro semplicita'. E' dal punto di vista visivo che quest'opera affascinante, ma un po' pallosa, trova spesso una sua poesia.


  • 7

#70 Tom

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Inviato 25 gennaio 2020 - 16:58

Sempre la' nel 1920.

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Satana e Dio, mafiosi di merda, mandanti dello stupro.
 
Blade af Satans bog (Pagine del libro di Satana) Carl Theodor Dreyer
Oso? Oso: ammazza che palle! In teoria due ore e un quarto per mostrare il Male che trionfa nella Storia attraverso gli inganni di Satana (su ordini diretti di un Dio a dir poco sadico), in pratica, dopo il tradimento di Giuda messo in scena come un teatrino parocchiale, vediamo tre episodi intercambiabili in cui e' sempre la gelosia amorosa e il desiderio sessuale che scatenano la tragedia. Per carita', si vede l'occhio dell'autore nella pittoricita' di alcune inaquadrature e la visione e' cosi' fosca (e reazionaria) che riesce ancora ad opprimere (l'episodio sull'inquisizione spagnola e' ancora un discreto pugno nello stomaco), ma Dreyer fara' di meglio rispetto a questo impalato e interminabile predicozzo su pellicola.
 
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Theodor, questa tagliala dai, non sei mica Terry Jones.

Prästänkan (La vedova del pastore) Carl Theodor Dreyer
Tipo qua. Una vera sorpresa, almeno per me. L'austero Dreyer rivela un talento luminoso per la commedia e un lato persino comico. Incorniciato da una bella ambientazione folk, una simpatica e alla fine commovente parabola sulla volubilita' e miseria umana, riscattate dalla bonta' e umanita' dei personaggi. Anche a livello di scioltezza di regia e direzione degli attori un passo ben diverso dal film prima. Ah, almeno nella versione che ho visto io, la scena della foto effettivamente e purtroppo non c'e'.
 
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Sempre un gran occhio il Fritz Lang, peccato per il resto del film.

Das wandernde Bild (L'immagine vagante) Fritz Lang
Un Lang minorissimo dato perduto per molti anni. Incuriosisce il tema di fondo, il protagonista e' un "libero pensatore" che rifiuta convenzioni come il matrimonio anche di fronte alla nascita di un figlio, ed e' notevole lo sguardo disincantato del regista: l'immagine vagante del titolo che "redime" il protagonista, una miracolosa statua della Madonna, e' solo un equivoco. Ma di fatto e' un melodrammetto di montagna piuttosto melenso e noioso.
 
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Si', sono come quello la', ma tu non sei Cersei, spiacente.

Anna Boleyn Ernst Lubitsch
La nerissima parabola di Anna Bolena, prima sedotta e poi mandata al patibolo da Enrico VIII (un grufolante Emil Jannings). Tanto la storia che la confezione da kolossal (alcune sequenze di massa ancora impressionano) non erano forse nelle corde di Lubitsch, che pero' dirige da par suo con grandissima eleganza e scioltezza. E poi in in fondo, sia pur in versione nera, anche questa e' una storia di corna e sesso delle sue. Sempre attuale il discorso sull'imbecillita' delle masse.
 
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Uno dei tre e' la bella del paese contesa da tutti.


Romeo und Julia im Schnee (Romeo e Giulietta nella neve) Ernst Lubitsch
Kohlhiesels Töchter (Due sorelle) Ernst Lubitsch
Ancora Lubitsch con due mediometraggi comici. Due farse grottesche geniali, ambientate tra gente di montagna tanto bonacciona quanto totalmente idiota, dove "bellezze" rubiconde sono contese da "principi azzurri" con le facce da scemi. Splendide le ambientazioni innevate in veri paesini dell'epoca, e travolgente la modernita' e il ritmo della regia. Probabilmente il basso budget e la mancanza di attori famosi davano a Lubitsch ampio margine di liberta'.
 
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Prega, povero orfanello, che tra cent'anni vedrai che walfare c'avremo.

The Jack Knife Man King Vidor
Non un film su un assassino armato di coltello, come il titolo potrebbe suggerire, ma un amabile film sentimentale con protagonista un barbone che col coltello intaglia giocattoli per bambini. Il verismo della messa in scena e il tono pacato della regia di Vidor asciugano le lacrime facili e rendono ancora oggi commovente questa favola fatta di orfanelli, barboni e zitelle dal cuore d'oro, messi in contrasto con un mondo borghese (e una legge) ipocrita e senza cuore.
 
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Ho paulnewmato prima di te, Paul Newman.

Just Pals John Ford
Non so se le illustrazioni di Norman Rockwell fossero gia' fasmose nel 1920, ma Ford gia' metteva in scena quell'America fuori dal tempo. Proto-western che parte come un'adorabile commedia sul perditempo del paese, perche' troppo pigro, ma anche perche' troppo buono (non riesce a uccidere un pollo come gli e' stato chiesto). Funziona meno la seconda parte action (troppe coincidenze), col protagnista che si "redime" sventando una rapina in banca. Col suo stile introverso l'attore/cowboy Buck Jones anticipava di non poco i modi dei futuri  ribelli 50s.
 
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Gattini + bellezze dream pop, ah com'era diverso il mondo cent'anni fa!


Pollyanna Paul Powell
Suds John Francis Dillon
Due dei tremila fim girati da Mary Pickford quando era LA diva del cinema e una delle donnine piu' maledettamente in gamba dei primi del 900. Davvero una potenza, l'unica attrice/autrice capace di stare alla pari coi Chaplin, Keaton, Llloyd e il marito Fairbanks. Attrice modernissima, priva dei cascami teatrali e svenevolezze di molte dive dell'epoca, micidiale nelle parti comiche e misurata anche nei momenti piu' melo'. "Pollyanna” e' praticamene un film-pretesto totalmente basato sulla sua verve e simpatia, “Suds” e' invece un vero capolavoro alla Dickens, capace di mescolare momenti commoventi (il cavallo vecchio salvato dal macello) con altri comici ancora esilaranti (la protagonista che si porta il suddetto cavallo in casa... un appartamento al terzo piano). Vien da adorala anche a 100 anni di distanza, si capisce bene l'isteria di massa che scatenava all'epoca.
 
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Vaffanculo Billy Wilder!

Why Change Your Wife? Cecil B. DeMille
Something to Think About Cecil B. DeMille
Altra dittico, altra diva: Gloria Swanson, qui col fido De Mille. Quel capo di "Viale del tramonto" l'ha immortalata come la diva polverosa per eccellenza, facendole un bel torto, perche' era invece un'attrice glam, moderna, e parecchio sexi. "Why Change Your Wife?" e' una commedia ancora strepitosa, incredibilmente maliziosa e libertina, con gran profusione di splendide schiene e gambe nude. "Something to Think About" e' un melo' edificante molto meno memorabile, anche se mettere in scena all'epoca la relativita' dell'amore immagino fosse non cosa da poco.
 
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Mal te ne incogliera' malafemmina!

Sex Fred Niblo
Come non vedere un film di cent'anni fa con un titolo del genere? Ahime', e' un melodrammino moralista e pure un bel po' misogino, che ho finito solo grazie alla velocita' 2 di youtube. Vamp rovina-matrimoni quando si sposa subisce la legge del contrappasso: la trama e' tutta qui, e il massimo della malizia e' mostrare gente imbriaga che fa il trenino in un salotto. In confronto "Why Change Your Wife?" qui sopra e' un film porno. Interessante giusto come documento sulla dolce vita newyorkese di quegli anni, tra locali con nani vestiti da giullari e orchestrali vestiti da diavoli.
 
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Oh no, ancora senza scampo, e' la quarta volta oggi!

A Woman in Grey James Vincent
Scatenato serial "del mistero" in 15 episodi di 10 minuti l'uno. Ogni episodio finiva con i proverbiali cliffhanger, a volte risolti nell'episodio dopo con adorabile cialtroneria: tipo, un episodio finisce con la protagonista che cade in una botola mortale? All'inizio dell'episodio successivo si vede lei che semplicemente evita la caduta. Case maledette, messagi cifrati, passaggi segreti, trabocchetti, complicati congegni mortali, inseguimenti, sparatorie, scazzottate. Uno spasso.


  • 7

#71 Bad Vibes

    Sporco Lennoniano Fanatico [(C) BillyBud]

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Inviato 25 gennaio 2020 - 23:44

Dei film che hai citato conosco solo The mark of Zorro e Pagine del libro di Satana (che secondo me è un bel film).
  • 0

#72 dick laurent

    ...

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Inviato 17 febbraio 2020 - 22:12

 l'arrivo del treno dei Lumiere restaurato con l'intelligenza artificiale a colori, 4k e 60 fotogrammi al secondo

 

 

fa abbastanza impressione vedere un filmato che risale a due secoli fa con questa chiarezza.


  • 5

dai manichei che ti urlano o con noi o traditore libera nos domine


#73 Reynard

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Inviato 16 marzo 2020 - 16:45

Per distrarmi da questo clima manzoniano ho deciso di guardare Faust di Murnau... che si apre con una bella pestilenza, tanto per gradire.

 

Temendo il contagio lo streaming si è bloccato irrevocabilmente dopo appena mezz'ora, mutilandomi l'esperienza angosciante.

 

Già dopo mezz'ora, però, sono rimasto stupefatto. Delle immagini di una potenza e plasticità duereriana. Murnau dal punto di vista visivo qui ha dato il suo meglio. La scena dell'apparizione di Mefistofele in una brughiera nebbiosa, e poi la sua riapparizione in casa di Faust quando questi fugge dal luogo dell'invocazione, sembra presa dai miei incubi peggiori.

 

Murnau qui da una sua interpretazione del mito di Faust. Invece di dannarsi per brama di conoscenza, Faust lo fa a fin di bene. Con tutta la sua scienza impotente di fronte al dilagare della peste, non trova di meglio che vendere l'anima al diavolo. (Ogni riferimento a discussioni realmente in corso nella sezione politica del forum è puramente casuale).

 

Sospetto di aver visto un frammento di capolavoro.

 

Spoiler

  • 2
La firma perfetta dev'essere interessante, divertente, caustica, profonda, personale, di un personaggio famoso, di un personaggio che significa qualcosa per noi, riconoscibile, non scontata, condivisibile, politicamente corretta, controcorrente, ironica, mostrare fragilità, mostrare durezza, di Woody Allen, di chiunque tranne Woody Allen, corposa, agile, ambiziosa, esperienzata, fluente in inglese tedesco e spagnolo, dotata di attitudini imprenditoriali, orientata alla crescita professionale, militassolta, automunita, astenersi perditempo.

#74 Tom

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Inviato 16 marzo 2020 - 17:12

E non sei ancora arrivato a tutta la parte con lei...

 

Faust-Eine-deutsche-Volkssage-AKA-Faust-

 

:wub:


  • 0

#75 Tom

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Inviato 06 maggio 2021 - 10:40

Ispirato dal mostrodomo. Dalla serie "David Lynch non sei nessuno", un notevole machecazz d'annata: The Cameraman's Revenge di Wladyslaw Starewicz, film d'animazione del 1912 di 13 minuti, praticamente un kolossal per l'epoca. I simpatici interpreti di questa divertente pochade sono insetti morti.

 


  • 7




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