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Fusion Del Sol Levante


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6 replies to this topic

#1 slothrop

slothrop

    Enciclopedista

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Inviato 23 agosto 2018 - 14:51

So che ha degli estimatori sul forum ma soprattutto penso che lo sviluppo della fusion in Giappone, tra gli anni '70 e gli '80, abbia caratteristiche oggettivamente originali. Solo che non ne abbiamo mai parlato con un thread apposito, senza contare che le mie personali lacune sulla fusion in generale potrebbero avermi fatto sopravvalutare l'originalità della via nipponica a quella fusione tra rock e jazz (e in certi casi world-music) che per molti - sottoscritto compreso, per tanti anni - è una delle principali aberrazioni musicali dell'ultimo mezzo secolo, un'autentica corruzione dello "spirito del ruock!".

Bando agli antichi pregiudizi (visto che poi a me oggi sta roba piace), in che consiste questa originalità della fusion giapponese?
Essenzialmente in quello che è successo dalla seconda metà dei '70 in avanti. In pratica tutto prende avvio dal jazz, che in Giappone fino agli anni '60 è faccenda già di per se peculiare, perchè in patria è una musica che ha grande seguito (negli anni '30 contribuì anche alla liberazione sessuale del Paese, diventando poi un fenomeno di culto, ma parliamo di un culto di grandi numeri), mentre all'estero non viene filata di striscio. Gli stessi giapponesi pensavano di essere "razzialmente inadatti" a suonare il jazz, figuriamoci...
Sta di fatto che a fine anni '60 da una parte nasce la corrente free-jazz nipponica, che in breve tempo fa cose notevoli (sarà scoperta in Occidente con inevitabile ritardo), mentre sul versante più mainstream, al di là di alcune fortuite situazioni (la moglie di Charlie Mariano è una pianista giapponese), c'è chi riesce timidamente a varcare i confini con proposte più mainstream. Il primo è Sadao Watanabe, che impone in patria la moda dello smooth-jazz, una roba melliflua molto bossanovistica, stilosa ma davvero molto cartolinesca, e dopo di lui arrivano i primi musicisti fusion veri e propri, il più importante dei quali è probabilmente il trombettista Terumasa Hino.
Alla sua corte si formano in molti e prende vita una via "riccardona" al jazz in odore di fusion: in pratica musicisti molto tecnici che eseguono un repertorio jazz abbastanza classico; tra i più attivi figurano Motohiko Hino, Isao Suzuki (lontanamente imparentabile al free, come già Terumasa Hino e Masabumi Kikuchi), il prolifico Jun Fukamachi, l'enfant prodige Kazumi Watanabe, Kiyoshi Sugimoto e alcuni altri.

Questa classifica qui, che ha compilato un utente presumibilmente amante della fusion internazionale (vedi il nome), rende bene l'idea di questa stagione e dentro ci trovate anche figure più vicine al mondo del rock - in particolare il "new rock" raccontato da Julian Cope su Japrocksampler - e qualcuno più affine al free.

https://rateyourmusi...jazz___top_100/


Ma il compilatore si ferma un attimo prima di quella che io ritengo essere la fase più interessante. Il musicista chiave che emerge nei primi anni '70 è il pianista Yuji Ohno, secondo compositore chiamato a musicare l'anime di "Lupin III" con le ben note musiche soul-funk-fusion che tutti conosciamo. In pratica, Ohno apre alla musica pop, che in quella fase si stava profondamente rinnovando in Giappone. Nasceva infatti, in contemporanea, la cosiddetta "new music" che dimostra di poter eguagliare gli americani sul piano imitativo dell'aor anni '70, con la "regia" di Haruomi Hosono e dei suoi Tin Pan Alley e il city-pop di Tatsuro Yamashita che comincia a prender forma.

Ohno apre timidamente anche all'elettronica e alcuni dei suoi giovani collaboratori più svegli (in particolare Ponta Murakami, Kenji Omura e Shigeharu Mukai) cominciano a lavorare nel pop, nelle produzioni dei Tin Pan Alley, di Yamashita e del giovane Sakamoto (al lavoro con Taeko Ohnuki dal '77).

In pratica questi jazzisti-fusion hanno dimestichezza con pop ed elettronica ed entrano nel circuito della Yellow Magic Orchestra. Alcuni musicisti del new-rock - in particolare gli strumentisti della Sadistic Mika Band, come Yukihiro Takahashi che entra nella Ymo e il chitarrista Masayoshi Takanaka - diventano turnisti molto richiesti e firmano album che stanno a mezza via tra il pop e la fusion. Rock e world-music non sembrano essere materia di grande interesse per i fusionari nipponici, che sposano un'estetica più pop, spesso para-elettronica e para-orchestrale (la armonie rivestono un ruolo che spesso non è meno importante di quello ritmico, il che non è così tipico della fusion).
Da questo contesto emergono musicisti di enorme successo come i T-Square e i Casiopea, paragonabili a vere pop-star.
Su un versante più sperimentale emerge invece la stella di Kazumi Watanabe, che si libera dei giovanili dogmatismi jazz e lavora a stretto contatto in particolare con Sakamoto, il cui contributo si riflette nella fusion-wave futuribile del chitarrista che più di tutti si fa notare all'estero nella scena internazionale dei riccardoni. Su "Kylyn" suonano quasi tutti i migliori turnisti giapponesi dell'epoca e Watanabe - oggi troppo dimenticato e frettolosamente sostituito da musicisti molto meno dotati ma scoperti oggi in rete e divulgati anche grazie alla fascinazione per il city-pop - tornerà sui quei livelli a metà degli anni '80 con il fantastico progetto Mobo e una nuova infornata di musicisti creativi più giovani (ma anche più vecchi, vedi il progetto di rilancio del veterano Keizo Inoue).

Da segnalare che la mescolanza tra city-pop e fusion ha portato anche a un disco anomalo e bellissimo come "Sea is a lady", album strumentale di Toshiki Kadomatsu abbastanza noto sul forum.

In sostanza domando contributi, revisioni, opinioni, segnalazioni e preferenze in merito al settore.


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#2 dick laurent

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Inviato 23 agosto 2018 - 15:30

io sono ignorantissimo in materia quindi approfitterò del topic. Di tutta questa gente mi sa che conosco giusto Kazumi Watanabe e Masayoshi Takanaka. 

Pure vabbè qualcuno tipo Masahiko Sato che però non so quanto abbia a che fare, visto che la roba sua che ho sentito era più kozmigroov-sperimentale 


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#3 slothrop

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Inviato 23 agosto 2018 - 16:04

 

Pure vabbè qualcuno tipo Masahiko Sato che però non so quanto abbia a che fare, visto che la roba sua che ho sentito era più kozmigroov-sperimentale 

 

Lui è un grande eclettico, tipicamente inseribile nel free ma con tanti se e ma, al punto che è il preferito di Julian Cope proprio per come è stato vicino al new rock e a musiche para-elettroniche di estetica krauta. Questo in teoria lo rende - strictu sensu - un musicista fusion, ma la sua è appunto una strada che alla fine si è rivelata piuttosto unica e personale.

 

Di Watanabe e Takanaka posso chiederti, se lo ricordi, come e quando li hai scoperti? Lo domando perchè ho una teoria in proposito.


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#4 dick laurent

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Inviato 23 agosto 2018 - 17:49

Su Watanabe la memoria non mi aiuta granchè. Forse una playlist di Ed Motta, forse l'ho visto indicare da qualche parte come chitarrista sottovalutato e mi ha incuriosito... onestamente non ricordo bene. Takanata credo di averlo ascoltato dopo aver visto tante volte la copertina del suo disco An insatiable high (anche in ambito city pop credo), e quando una volta me la sono vista spuntare su youtube ero già curioso di sapere che roba fosse e l'ho ascoltato, ma in realtà non sapevo neppure che aspettarmi e manco che fosse un chitarrista.

 

Per quanto riguarda Sato me lo ricordo più vicino a certe cose di Herbie Hancock elettrico dalle parti di Sextant che il free vero e proprio, però ho sentito un paio di dischi, non conosco proprio la sua discografia.


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#5 woody

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Inviato 23 agosto 2018 - 18:22

Watanabe ha fatto uno o più dischi con Bruford. Li ascoltai secoli or sono, almeno 15 anni fa credo. Mi ricordo che mi sembrava appunto il solito chitarrista fusion ma potrei essermi benissimo sbagliato.
Dovrei pure riscaricarmi i dischi, adesso mi è venuta la curiosità di riascoltarlo.


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#6 slothrop

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Inviato 24 agosto 2018 - 09:27

Sospetti confermati. Appena sto a un Pc rispondo con dettagli.
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#7 slothrop

slothrop

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Inviato 24 agosto 2018 - 15:36

Come sospettavo, i ricordi legati a Watanabe sono più vecchi di quelli su Takanaka. Sono pre-algoritmici, in pratica. Il mondo non era per forza più giusto - l'informazione aveva limiti insormontabili - però almeno non era legato al caso o a poco chiare strategie della rete.

Ad ogni modo lungi da me avercela con Takanaka, uno che suona "Star Wars Samba" non si può che amare, senza contare il contributo alla splendida Sadistic Mika Band. Come immaginavo, la sua fama è legata alla fortuna algoritmica dell'album "An insatiable high", che si pone tra fusion e city-pop ed è effettivamente un bel disco con una grande titletrack, solo che il resto non le si avvicina e in generale la sua discografia tende troppo al mellifluo.

 

Watanabe varcò i patri confini già negli anni '80, ma sconsiglio la sua discografia con gli occidentali che risente appunto... degli occidentali! Quella vale come certificazione di talento, concentratevi sui citati "Kylyn" e "Mobo" (o "Mobo club"), ai quali aggiungo "Boys, dont' be ambitious" di Keizo Inoue, vecchio sassofonista free che Watanabe produsse e - data la seminalità - anche il grande Akira Sakata fa una bella ospitata, senza contare la presenza di Ponta Murakami e del grandemente misconosciuto Kiyohiko Semba.

 

Per quanto riguarda Masahiko Satoh, consiglio "Palladium", affermazione in patria del '69 ancora vicina a Bill Evans, il devastante kraut-noise di "Amalgamation" e la visionaria fusion orchestrale di "Yamataifu", tutti dei classici in Giappone.


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