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Best Jazz/impro 2017


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#1 crocus behemoth

crocus behemoth

    Roadie

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Inviato 22 dicembre 2017 - 22:22

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Ivo Perelman

The Art of Perelman-Shipp Vol. 1 Titan     

The Art of Perelman-Shipp Vol. 2 Tarvos     
The Art of Perelman-Shipp Vol. 3 Pandora   
The Art of Perelman-Shipp Vol. 4 Hyperion  
The Art of Perelman-Shipp Vol. 5 Rhea     
The Art of Perelman-Shipp Vol. 6 Saturn     
The Art of Perelman-Shipp Vol. 7 Dione

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Ivo Perelman / Matthew Shipp - Live in Brussels; 2-cd Set     

Ivo Perelman / Matthew Shipp / Jeff Cosgrove - Live in Baltimore     
Ivo Perelman / Matthew Shipp / William Parker / Bobby Kapp -Heptagon     
Ivo Perelman / Matthew Shipp / Joe Hertenstein - Scalene     
Ivo Perelman / Matthew Shipp / Nate Wooley - Philosopher's Stone     
Ivo Perelman / Nate Wooley / Brandon Lopez / Gerald Cleaver - Octagon  

Leo Records  

 

Più che un disco il mio “best” dell’anno riguarda un musicista e la sua recente produzione: Ivo Perelman.

Il sassofonista brasiliano è sempre stato particolarmente prolifico (circa 80 pubblicazioni all’attivo) ma nel 2017 ha superato se stesso: ben 13 album (di cui uno doppio). Senza contare che negli ultimi mesi dello scorso anno aveva pubblicato i sei volumi di The Art of Improv Trio. Non a torto Mark Corroto in un articolo su AAJ ha titolato: Perelman makes rain….

Almeno in  questo  caso devo smentire il detto  “quality not quantity”. Secondo me questi 13 album sono più o meno tutti di spessore e almeno tre o quattro raggiungono livelli di eccellenza.

I sette volumi di Art of Perelman- Shipp, pubblicati per l’etichetta di Leo Feigin a metà anno, racchiudono una serie di registrazioni avvenute nell’arco di circa due mesi.  I titoli prendono spunto da Saturno e i suoi satelliti.

Il duo  Perelman -Shipp,  tranne che nel sesto volume Saturn, diventa un trio o un quartetto alternandosi con musicisti del calibro di  William Parker, Bobby Kapp, Whit Dickey, Andrew Cyrille, Michael Bisio.

Trattasi di improvvisazione totale, le sessioni di registrazione sono state realizzate senza idee predeterminate, spartiti o  idee preconcette. Considerando anche le affinità tra i diversi strumentisti l’empatia sonora è ai massimi livelli.

I migliori del lotto secondo me sono il volume 4 (Hyperion con Michael Bisio al contrabasso) e il volume 7 (Dione con il grande Andrew Cyrille).

Tutti gli album riportano in copertina opere pittoriche dello stesso Ivo Perelman in cui su sfondo nero si stagliano colature di vernice dorata che ricordano ideogrammi orientali.

La serie andrebbe considerata, secondo me, come un corpus unico e ancora non mi spiego la scelta della Leo Records di pubblicarli separatamente e non di realizzare  un  box. Anche perché sono usciti tutti in simultanea.

Tra le migliori cose realizzate dal sassofonista di San Paolo nella sua sterminata discografia.

 

Il secondo lotto di sei cd è uscito qualche mese fa e comprende live e registrazioni in studio.

Particolarmente interessante il  doppio Live in Brussels registrato a L’Archiduc nella primavera del 2017 con un pubblico ristretto di appena 75 spettatori. Un live che costituisce l’essenza  della concezione musicale di Ivo Perelman e Matthew Shipp. L’intesa tra i due  raggiunge livelli impressionanti tra scariche di adrenalina e momenti apparentemente più soft. Una performance fantastica.

In Philosopher Stone i fiati diventano  due  con l’aggiunta della tromba di Nate Wooley e l’interplay si rivela finissimo tra momenti di tensione statica e improvvise fughe. Bellissimo disco.

Avevo scoperto Matthew Shipp con il leggendario quartetto di David S. Ware. E’ un pianista compositore di grande eleganza e virtuosismo, dallo stile eclettico, complesso, di ispirazione tayloriana. Musicista dalla mentalità estremamente aperta che  nella sua vasta carriera non ha disdegnato sconfinamenti nell’elettronica e hip hop sperimentale (tipo la collaborazione con gli Anti Pop Consortium). Sufficiente dare uno sguardo  al catalogo della sua etichetta Thirsty Ear e alla collana Blue Series per avere un’idea.

Su Perelman poco da aggiungere. Si tratta di un artista di immaginazione e produttività inesauribile e sax tenore spettacolare. La sua grandezza è accresciuta anche dal fatto di saper allestire formazioni con musicisti di alto livello e dalla mentalità simile.

Mi ha colpito molto anche il suo interesse per l’opera letteraria della  scrittrice sua connazionale Clarice Lispector, l’autrice di Acqua Viva, dalla quale ha tratto  ispirazione per alcuni dischi (uno su tutti The Clairvoyant).

 

 

 


  • 3
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#2 crocus behemoth

crocus behemoth

    Roadie

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Inviato 22 dicembre 2017 - 22:35

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Matt Mitchell – A Pouting Grimace (Pi Recordings)

 

Dopo le ottime prove nelle band di Tim Berne e da ultimo con Steve Coleman (vedi Morphogenesis) Mitchell sforna

questo gioiello che ,per la verità, a primo impatto può risultare un po’ sofisticato e puntiglioso ma che dopo ripetuti

ascolti rivela gemme preziose  che condensano e raffinano gli elementi che avevano già reso il precedente doppio

Vista Accumulation" un puro piacere.

Secondo me la sua definitiva consacrazione tra i giganti del jazz contemporaneo.

 

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Mostly Other People Do the Killing -Loafer's Hollow  (Hot Cup)

 

Ho sempre ammirato gli  MOPDTK per la loro ironia  e per capacità di spaziare tra post bop,

swing, ballad fino all’avantgarde. Adoro questi brani che partono da  traditional per sfociare

all’improvviso nella follia pura e subito dopo tornare nei ranghi. Irresistibili. Non smetterei mai di ascoltarli!

 

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Steve Coleman's Natal Eclipse - Morphogenesis (Pi Recordings)

 

Ancora una conferma dello stato di grazia di Steve Coleman e del suo strepitoso ensemble (ove ce ne fosse bisogno..).

Morphogenesis è la naturale prosecuzione dello splendido  Synovial Joints, a mio parere uno dei dischi del decennio…

 

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Jaimie Branch- Fly Or Die (International Anthem)

Il disco della trombettista di Chicago è per me l’esordio più bello dell’anno. Inciso per la  label di Chicago

International Anthem(vi dice qualcosa Makaya McCraven?) con una serie di dotatissimi musicisti dell’aera di

Chicago: Chad Taylor, Jason Ajemian, Tomeika Reid, Josh Berman.

 

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Vijay Iyer - Far from over (E.C.M.)

 

La ECM di Manfred Eicher continua a sfornare dischi di altissimo livello.

Questa volta il pianista indiano è accompagnato da un sestetto  del tutto inedito di cui mi preme segnalare

il trio di fiati ma in  uno Steve Lehman particolarmente ispirato ( strepitoso in  Threnody) e i “soliti” partner

ritmici Stephan Crump e Tyshawn Sorey. Uno dei migliori Iyer in assoluto!

 

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Mary Halvorson Quartet - Paimon - The Book of Angels Volume 32 (Tzadik)

 

Una perla della serie Tzadik  Book  of Angels giunta ormai al n.32.

Stupefacente il vertiginoso duetto delle due chitarre Halvorson/Ozazaki e la brillante

ritmica Drew Gress/ Tomas Fuijwara. Pura delizia.

 

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Sestetto Internazionale - Aural Vertigo (Amirani Records)

Gianni Mimmo è un sax soprano eccellente, con idee brillanti e grande trasporto emotivo. E una particolare efficacia nell'elaborazione

di tecniche estensive e meditative dell'improvvisazione. Inoltre ha una grande capacità di contornarsi di musicisti di ottimo livello e di

formare progetti originali con organici inusuali. Come questo notevole Aural Vertigo frutto di  due lunghe performance registrate durante

il tour finlandese con il Sestetto Internazionale, ensemble  nato dalla sua collaborazione e amicizia di lunga data con il sopranista finlandese

Harri Sjostrom. A completare l'organico Alison Blunt al violino (già sodale di Gianni in Lasting Ephemerals), Achim Kaufmann al piano,

Ignaz Schick ai giradischi, e Veli Kujala che si cimenta con una particolare quarter tone accordion. Il disco è uscito per Amirani Records

etichetta piccola ma coraggiosa di cui Gianni è fondatore e direttore artistico. Date un occhio al catalogo, nasconde diverse perle....

http://www.amiranirecords.com

 

 

 

 

 


  • 6
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#3 crocus behemoth

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Inviato 22 dicembre 2017 - 22:47

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Roscoe Mitchell - Bells for the south side (E.C.M.)

 

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Tim Berne's Snakeoil - Incidentals (E.C.M.)

 

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Peter Brötzmann & Heather LeighSex Tape (Trost Records)

 

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Boneshaker [Williams, Nilssen-Love, Kessler] - Thinking Out Loud

 

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Akio Suzuki/John Butcher – Immediate Landscapes (Ftarri)

 

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Keiji Haino/John Butcher -Light Never Bright Enough (Cafè Oto)

 

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Mat Maneri/Evan Parker/Lucian Ban - Sounding Tears (Clean Feed)

 

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Matthew Lux's Communication Arts Quartet - Contra-Fact 

 

 

Tyshawn Sorey - Verisimilitude (Pi recordings)

Nick Mazzarella and Tomeka Reid - Signaling (Nessa Records)

Mazz Swift/Tomeka Reid/Silvia Bolognesi - Hear In Now - Not Living In Fear (International Anthem)

Tomas Fujiwara - Triple Double (Firehouse 12)

Dave Liebman/Joe Lovano - Compassion - The Music of John Coltrane (Resonance)

Large Unit - Fluku (PNL)

Gonçalo Almeida / Rodrigo Amado / Marco Franco - The Attic (NoBusiness Records)

Rob Mazurek - Chimeric Stoned Horn (Astral Spirit)

Rob MazurekRome (Clean Feed)

Mike Reed - Flesh & Bone 

Fred Van Hove/Roger Turner - The Corner

Arrington de Dionyso & Ted Byrnes - The Ballot or the Bullet (Astral Spirit )

Craig Taborn - Daylight Ghosts (ECM)

Binker & Moses - Journey to the Mountain of Forever (Gearbox)

Angles 9 - Disappeared Behind The Sun(Clean Feed)

Evan Parker, John Edwards, Steve Noble - PEN (Dropa Disc, 2017)

Evans/ Fernández/ Gustafsson- A Quietness Of Water (NotTwo)

Barry Altschul's 3Dom Factor - Live In Krakow (NotTwo)

 

 


  • 4
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#4 crocus behemoth

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    Roadie

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Inviato 23 dicembre 2017 - 00:11

Ristampe/Inediti/Box

 

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Ornette ColemanOrnette at 12/Crisis (Real Gone)

 

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Thelonious Monk - Les Liaisons Dangereuses(Sam Records)

 

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David S. Ware Trio - Live in New York, 2010 ( 2 cd AUM Fidelity)

 

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Alice Coltrane - World Spirituality Classics : The Ecstatic Music of Alice Coltrane Turiyasangitananda Vol.1(Luaka Bop)

 

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John Butcher & Phil Minton - Apples Of Gomorrah (Weight of Wax - Bandcamp)

 

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Chet BakerAt Onkel Pö’s Carnegie Hall ( 2 cd Jazzline NDR Info)

 

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Elvin JonesAt Onkel Pö’s Carnegie Hall (2 cd Jazzline NDR Info)

 

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Tom Cora - Live At The Western Front (Klanggalerie)

 

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Vinny Golia Wind Quartet – Live at Century City Playhouse – Los Angeles, 1979 (Dark Tree)

 

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N.A.D.M.A. - Uno Zingaro Di Atlante Con Un Fiore A New York (Die Schachtel)

 

Albert Mangelsdorff - And His Friends (Musik Produktion Sch)

The Mike Westbrook Concert Band - Marching Song: Vol 1 / Vol 2 / Plus Bonus (3CD Box Set Turtle Records)

Arthur Blythe - Elaborations / Light Blue: Plays Thelonious Monk / Put Sunshine In It (Bgo)

Joe Henderson Featuring Alice Coltrane ‎– The Elements (Concord)

Detail (Johnny Mbizo Dyani/Frode Gjerstad/Eivin One Pedersen/John Stevens)- Detail at Club 7 (Nottwo)

Itaru Oki, Nobuyoshi Ino, Choi Sun Bae - Kami Fusen (NoBusiness Records)

Paul Rutherford/Sabu Toyozumi - The Conscience (NoBusiness Records)

The Lloyd McNeill Quartet - Washington Suite (Soul Jazz Records)

Bill Evans - The Quiet Passion Of Bill Evans (Box 3 cd El - Cherry Red)

Miles Davis - The Cinema Of Miles Davis(El - Cherry Red)

 

 

 


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#5 wago

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Inviato 23 dicembre 2017 - 00:42

I meglio:

 

STUFF. - Old Dreams New Planets

Andromeda Mega Express Orchestra - Vula

Portico Quartet - Art in the Age of Automation

Saagara - 2 

Mark de Clive-Lowe - Live at the Blue Whale [EP]

EABS - Repetitions (Letters to Krzysztof Komeda) 

MediaBanda - Bombas en el aire 

Yazz Ahmed - La saboteuse 

Hidden Orchestra - Dawn Chorus

The Kraken Quartet - Separate | Migrate

Anne Quillier - 6tet Dusty Shelters

Nomade Orquestra - Entremundos

Jazzpospolita - Humanizm

 

Notevole come i miei ascolti non si intersechino nemmeno per un album con le tonnellate di dischi di crocus (e viceversa, suppongo)


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#6 slothrop

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Inviato 23 dicembre 2017 - 10:37

credo di sì, e di sicuro vale per me, che ho un'opinione sull'anno moooolto vicina a quella di Crocus. Mostly, Coleman e Mitchell sono i miei primi tre, mentre Perelman lo rimando da una vita.


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#7 wago

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Inviato 23 dicembre 2017 - 11:12

Diciamo che a sorprendermi è - più che la distanza di gusto - la totale assenza di intersezioni. Sono due o più universi jazz distinti, e quest'anno più che mai. Mi chiedo se Crocus (o tu, sia chiaro) qualcuno dei titoli che ho indicato li abbia ascoltati. Io dei vostri nessuno - alcuni li ho visti e scartati a priori - altri proprio boh. Io sono molto selettivo e tendo a rifuggire tutto ciò che mi suona avant/free/incartapecorito: mi chiedo se sia in atto anche per voi un processo simile ma al contrario, o se proprio voi non vi siate imbattuti nemmeno in titoli anche relativamente in vista come Saagara o Yazz Ahmed. Questo tagliando deliberatamente uscite più "fringe" come quelle di area avant-prog o nu-jazz.


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#8 Guest_Michele Murolo_*

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Inviato 23 dicembre 2017 - 11:33

Non è questione di gusti. E' questione di ritmo armonico. Tu ascolti una musica molto meno densa densa armonicamente rispetto a quella postata da Crocus. Insomma praticamente ascolti musica molto più compatibile con il rock che con il jazz(o almeno la maggior parte di questo genere).

Domandina veloce: A te il jazz tipo bebop, hard bop, big band piace? Lo ascolti con una certa frequenza?



#9 wago

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Inviato 23 dicembre 2017 - 11:41

Non è questione di gusti. E' questione di ritmo armonico. Tu ascolti una musica molto meno densa densa armonicamente rispetto a quella postata da Crocus. Insomma praticamente ascolti musica molto più compatibile con il rock che con il jazz(o almeno la maggior parte di questo genere).

Domandina veloce: A te il jazz tipo bebop, hard bop, big band piace? Lo ascolti con una certa frequenza?

 

Non mi spiace ma non lo ascolto granché. Il jazz inizia a intrigarmi davvero con "Time Out" prima e dalle parti di "Bitches Brew" poi: il "prima" mi suona un po' come i rapper old-skhool - sì, bravi e tutto, mi fa piacere che ci siano ma non mi interessa molto ascoltarli. La grossa cesura però è per me il free: di quella strada lì non m'importa un fico secco. Mi pare però che a tanti fan (non mi riferisco specificamente a Crocus e a Sloth: penso anche a frequentatori di festival che mi capita di avere accanto a teatro) importi solo quella, ed è un peccato perché così come io mi perdo un mucchio di roba per via di una preclusione così questi altri restano all'oscuro di linee di sviluppo che in questi anni stanno notevolmente svecchiando alcuni filoni.

 

ps. "Densa armonicamente" ha un significato preciso (frequenza dei cambi di accordi, alterazione dei medesimi, ecc.) o è un'espressione più vaga? Giusto per capire.
Vero è comunque che tendenzialmente nel jazz ricerco più l'elemento ritmico che quello armonico.


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#10 Guest_Michele Murolo_*

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Inviato 23 dicembre 2017 - 12:44

Si per densa armonicamente intendo proprio quella cosa. Dalla parte di chi sta nel jazz che non ti spiace ma non ascolti granché la musica che hai postato tu assomiglia a una specie di rock camuffato, molto lento, noioso. Dalla parte dove stai tu adesso è si apprezza qualcosa ma ti perdi il 90% della musica che sta dall'altra parte. Insomma come hai detto tu nel primo post sono due universi incomunicabili. E' possibile passare dall'uno all'altro ma stare contemporaneamente in tutti e due è praticamente impossibile. Che poi venga chiamato tutto jazz è solo un'etichetta. La stessa differenza che c'è tra Parker e  Andromeda Mega Express Orchestra è la stessa che sta tra Beethoven e Sciarrino. Mentre Sciarrino e Andromeda Mega Express Orchestra c'è molta più vicinanza anche se fanno "generi" diversi. Provare per credere! Il problema è quando ascolti Beethoven dopo esserti consumato le orecchie con Sciarrino o viceversa: non si capisce nulla.

Insomma per farla breve: sei un ascoltatore di rock camuffato o alternativamente un ascoltatore di jazz fasullo asd



#11 beatoangelico

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Inviato 23 dicembre 2017 - 14:19

anche per me alla fine il problema è se il jazz piace o meno. voglio dire, prendi una cosa decisamente jazz e fatta nel miglior modo possibile, diciamo quegli strumenti acustici soliti, una qualche senso di swing, una serie di improvvisazioni che suonano come improvvisazioni. ti piace o no?

se non piace finisci ad ascoltare solo la roba di wago asd


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#12 wago

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Inviato 23 dicembre 2017 - 17:02

Insomma per farla breve: sei un ascoltatore di rock camuffato o alternativamente un ascoltatore di jazz fasullo asd

 

Guardate, in realtà - per quanto la definizione non mi irriti e quasi mi inorgoglisca - non ho davvero bisogno di sentirmi spiegare se il jazz mi piace o no. Mi basta l'evidenza che una crescente porzione dei miei ascolti sia dedicata a dischi che, com'è come non è, hanno a che fare con quell'area. Vi voglio però far notare che decretare se a uno il jazz piaccia o no chiedendo se ascolta spesso artisti fino agli anni '50 suona grossomodo come stabilire se piace il rock in base all'apprezzamento di Elvis e Chuck Berry.

E il rapporto mio personale con quelle due musiche è paragonabile: se "prendo una cosa decisamente jazz e fatta nel miglior modo possibile, diciamo quegli strumenti acustici soliti, una qualche senso di swing, una serie di improvvisazioni che suonano come improvvisazioni" (o se prendo una serie di classici rock'n'roll dell'era d'oro) quel che esce per me è ok, lo riconosco come buona musica, se c'è in un locale magari ci torno pure (ci fosse country o reggae ne starei invece alla larga).
Ma tutto sommato mi sta bene anche di sentirmi eventualmente dire che a me non piace il rock bensì il "finto-rock": per me le cose fiche in quel campo partono a metà degli anni Sessanta, e sono largamente consistite nel lasciarsi alle spalle i modelli e i canoni precedenti per lanciare quel linguaggio verso nuovi territori.

Appurato dunque che se "non è vero che ti piace il jazz" allora non è vero che mi piacciono il rock, l'elettronica, la musica tradizionale, ecc. (e ci sta: a me piace la musica che mi piace, fine)... In realtà nessuno ha ancora davvero risposto alla mia domanda, che era:

 

Ma qualcosa della mia lista lo avete ascoltato?

 

Per ora ho sentito da voi parlare della Andromeda Mega Express Orchestra (progetto che qualificherei come "al confine col progressive", e dunque effettivamente in area finto-jazz), ma non di cose sì "di frontiera" ma con un pedigree jazzistico assai più definito, come il disco di Yazz Ahmed o quello dei Saagara, a cui da subito ho fatto riferimento.
La risposta mi interessa proprio per capire se è in atto anche da parte di jazzofili più ortodossi di me un processo di selezione che scarta i progetti in virtù del loro aderire o meno a un certo "canone". Dal modo stesso in cui discutete mi pare sia così: ciò che pare qualificarsi come "finto-jazz" finisce automaticamente fuori dai potenziali ascolti.
Peccato perché proprio in questi anni in questi ambiti che forse vi paiono "all'acqua di rose" stanno venendo fuori idee e percorsi interessanti: in ambito nu-jazz per dire il Regno Unito sta vivendo un periodo d'oro. Insomma, per un appassionato di "finto-jazz" ( asd ) questi sono davvero ottimi tempi, e un po' spiace che chi ha una visione teoricamente più "ampia" del genere questa belle epoque se la stia perdendo.

 

Poi magari avete ascoltato tutto e vi è parso davvero poca cosa (che è stata un po' la reazione mia col disco di Jamie Branch, provato tempo fa su Bandcamp perché la copertina è obiettivamente molto fica), e quella che a me pare una divisione tra due mondi* è in realtà la semplice mancanza di una parte mia di una visione più globale che io non ricerco e voi invece possedete.

* Mi rendo conto di vivere. stando a Bergamo, una realtà jazzistica un po' provinciale, ma la netta percezione della presenza di una spaccatura l'ebbi quando anni fa vidi lo stesso pubblico - quello del Bergamo Jazz Festival - sorbirsi in tutta serenità un Roscoe Mitchell per me al limite dell'inascoltabile (e non ditemi che "il problema è se ti piace o no il bebop", perché Charlie Parker stava a quella roba lì come Elvis sta al noisecore) per poi abbandonare a frotte la sala di fronte a una performance elettrificata di Nils Petter Molvaer (non mi direte che è finto-jazz pure lui?) che è stata tra i live più entusiasmanti a cui abbia mai assistito.


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#13 woody

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Inviato 23 dicembre 2017 - 18:50

wago io leggendo la tua lista mi sono stupito che non conosco nessun nome nemmeno di striscio.
l'ultimo anno sono stato meno aggiornato del solito (non sono uno di quelli che deve per forza sentire 30 dischi nuovi al mese per stare al passo coi tempi ma mi piace comunque la musica moderna), però molti dei dischi segnalati da crocus li conosco o conosco gli artisti citati.
A volte mi viene il dubbio che tutte ste cose che piacciono a me (che sono più o meon quelle che piacciono pure a crocus o a sloth) mi piacciano perchè non sono realmente nuove, nel senso mi attirano queste perchè sono facilmente ricollegabili ad un'epoca che a me piace.

 

Comunque visto che hai problemi col "free storico" e quindi l'impro immagino ancora peggio, vorrei solo segnalarti che molti di questi dischi che te magari scansi perchè free, sono in realtà free solo nelle sonorità, in quanto sono spesso dissonanti e hanno una struttura piuttosto libera nel senso che si distaccano dall'hard bop più classico tema-primo solo-secondo solo-tema-fine. Però molta di questa roba, mi riferisco ad esempio a Tim Berne, Steve Lehman, Steve Coleman, Henry Threadgill, Matt Mitchell è composta e ultracomplessa, quindi forse potrebbero pure interessarti. Altri come Matthew Shipp, William Parker  o lo stesso Lehman hanno fatto dischi a metà tra il jazz e l'hip hop. Altri ancora tipo The Thing o Fire (orchestra e trio) hanno spesso un sezione ritmica solida e quasi rock (un brano dei Fire di 15 minuti è tutto costruito sul ritmo di Tomorrow Never Knows dei Beatles) mentre sopra a questa sezione ritmica solida improvvisano gli altri strumentisti.
Poi magari li hai ascoltati e sai già che è roba che comunque non ti piace, però appunto vorrei dirti che in molti casi siamo lontani da un free alla Cecil Taylor o dalle cose piuttosto difficili degli europei e che sapendo che ti piace la roba complessa a livello di scrittura alcune di queste cose potrebbero incontrare i tuoi gusti.

 


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#14 woody

woody

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Inviato 23 dicembre 2017 - 18:56

Poi magari avete ascoltato tutto e vi è parso davvero poca cosa (che è stata un po' la reazione mia col disco di Jamie Branch, provato tempo fa su Bandcamp perché la copertina è obiettivamente molto fica), e quella che a me pare una divisione tra due mondi* è in realtà la semplice mancanza di una parte mia di una visione più globale che io non ricerco e voi invece possedete.

* Mi rendo conto di vivere. stando a Bergamo, una realtà jazzistica un po' provinciale, ma la netta percezione della presenza di una spaccatura l'ebbi quando anni fa vidi lo stesso pubblico - quello del Bergamo Jazz Festival - sorbirsi in tutta serenità un Roscoe Mitchell per me al limite dell'inascoltabile (e non ditemi che "il problema è se ti piace o no il bebop", perché Charlie Parker stava a quella roba lì come Elvis sta al noisecore) per poi abbandonare a frotte la sala di fronte a una performance elettrificata di Nils Petter Molvaer (non mi direte che è finto-jazz pure lui?) che è stata tra i live più entusiasmanti a cui abbia mai assistito.

 

Su Roscoe Mitchell il problema in effetti non è il be-bop, però cristo è un solista della madonna, i suoi soli possono sembrare a caso però se uno ci entra dentro hanno una coerenza interna incredibile.
Mi sembra strano che la gente riesca comunque a "sorbirsi" Mitchell e scappi per Molvaer (dovrei avere un paio di dischi che mi ricordo pure niente male ma sinceramente dovrei riascoltarli), dalle mie parti trovo lo stesso pubblico sia che siano concerti free che roba magari più contaminata con l'elettronica, anzi forse la seconda ha solo riscontro maggiore.


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#15 woody

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Inviato 23 dicembre 2017 - 19:07

Comunque mi è sembrato pure strano che nella lunga e come sempre interessante lista di crocus non appaia il disco dei Toxic (Mat Walerian, Matthew Shipp e William Parker) con il modesto titolo "This is beautiful because we are beautiful people" (cosa che a seguire Shipp su facebook sembrerebbe pure poco vera!).

Vi lascio un link con la recensione di allaboutjazz

https://goo.gl/V2oED2

 

E vorrei pure fare una domanda, qualcuno ha ascoltato Camilla George quartet - Isang?
Lo chiedo perchè l'ho trovato in cima a una qualche classifica di sito straniero insieme al disco della Branch che sto ascoltando ora e di cui rimando il giudizio ad ascolti più attenti.


 


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#16 Guest_Michele Murolo_*

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Inviato 23 dicembre 2017 - 19:57

Boh per me Nils Petter Molvaer è post-rock proprio asd

Ma il fatto non è che l'ascoltatore di jazz deve ascoltare cose anni '50.

Ti piace Jason Moran? Cyrus Chestnut? Joshua Redman? Ambrose Akinmusire? Non è che bisogna ascoltare solo cose "ammuffite".

 

La risposta mi interessa proprio per capire se è in atto anche da parte di jazzofili più ortodossi di me un processo di selezione che scarta i progetti in virtù del loro aderire o meno a un certo "canone". Dal modo stesso in cui discutete mi pare sia così: ciò che pare qualificarsi come "finto-jazz" finisce automaticamente fuori dai potenziali ascolti.

 

Per me assolutamente si quando vengo da ascolti prevalentemente "classici".

Poi ci sono periodi in cui ascolto rock e la roba che ti ho elencato sopra non la sfioro neanche con un bastone lungo tre metri e mi ascolto le cose che hai postato tu(o che ci assomigliano).

Però amigo l'unica cosa che ti voglio dire è questa: se ascolti il bebop con l'"orecchio" con cui ascolti i gruppi che hai postato capterai si e no il 15% del discorso. Se invece fai il contrario, come ho fatto io oggi, trovi le robe che hai postato tu molto noiose, loffie, vuote, lente.

Non so da cosa derivi ma per me almeno è così(e visto la spaccatura che hai fatto notare non credo solo per me)

 

#17 wago

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Inviato 24 dicembre 2017 - 10:59

A volte mi viene il dubbio che tutte ste cose che piacciono a me (che sono più o meon quelle che piacciono pure a crocus o a sloth) mi piacciano perchè non sono realmente nuove, nel senso mi attirano queste perchè sono facilmente ricollegabili ad un'epoca che a me piace.

 
Io personalmente non ho dubbi che ciò che mi piace lo faccia perché direttamente ricollegabile a cose che apprezzo in altri settori. I dischi che ho citato sopra rientrano essenzialmente in tre categorie: commistioni con la world music, jazz molto "composto" e al limite del progressive, nu-jazz in cui elementi stilistici propri del jazz (post-bop in particolare) incontrano costruzioni elettroniche e ritmiche affini all'idm, all'hip-hop, al post-rock.
Non ci vedo granché di male, ognuno ha i suoi gusti e non seguirli equivale a percorrere una strada che non è davvero la propria, "facendosi piacere" cose in maniera per ben che vada inizialmente frustrante, e magari anche artificiosa e superficiale.
 
Dei nomi "di area free" (in senso molto lato direi, viste le inclusioni) che citi, alcuni mi piacciono: Tim Berne ha fatto cose che reputo tra le mie preferite in assoluto in campo jazz ("Fractured Fairy Tales", ma anche più di recente le cose a nome Science Friction o lo splendido "Prezens" con David Torn). Steve Coleman è un altro che ha inciso dischi fenomenali anche a mio modo di vedere (banalmente "Black Science", ma pescando attorno vien fuori quasi solo roba buona), ma per dire il suo recente "Synovial Joints" mi era parso tremendo. "Mise en Abime" di Lehman è un disco molto interessante, ma son quelle cose che mi appassionano più sulla carta che nella loro effettiva realizzazione: lo stile sassofonistico impiegto è per me del tutto privo di interesse e spunti memorabili, nonostante la relativa linearità e il contorno (grazie al piffero, c'è Drew Gress!) senz'altro ben concepito.
In generale non ho preclusioni assolute: se mi tengo alla larga da nomi specifici è perché mi ci sono imbattuto in passato, talvolta ripetutamente, e ne ho tratto giramenti di coglioni. William Parker per dire l'ho pure visto un paio di volte dal vivo (all'interno di festival) in vari progetti, e sempre invariabilmente mi è riuscito seccante.
Un solo commento sulla Fire Orchestra e progetto connessi (vedi Angles 9 quest'anno): la vedo spessissimo citata tra le "big thing" del momento ma a me suona davvero poco interessante rispetto a progetti con un suono paragonabilmente "focoso": sospetto che l'esposizione e il conseguente consenso nascano più dalla presenza in formazione di personaggi con ampie credenziali piuttosto che dall'effettiva personalità della proposta. Sostanzialmente è roba finto-jazz pure quella come scelte stilistiche, l'elemento free/avant è molto stemperato... e a sto punto tutta la vita i Sons of Kemet o i Melt Yourself Down.
 

Ti piace Jason Moran? Cyrus Chestnut? Joshua Redman? Ambrose Akinmusire? Non è che bisogna ascoltare solo cose "ammuffite".


Redman visto qualche anno fa e apprezzato; mi piace molto anche il suo disco coi Bad Plus. Akinmushire devo averlo sentito (così pare dagli archivi) al Bergamo Jazz 2014 nel quartetto di Mark Turner, ma non ricordo granché se non che ero incazzato perché in formazione speravo ci fosse Avishai Cohen e invece. Gli altri non so proprio chi siano :/

 

Interessante comunque il tuo intervento: capisco giusto che sostanzialmente affermi di avere varie "modalità di ascolto" tali per cui secondo una (più "rockettara") un certo tipo di musica può piacerti e secondo un'altra (più jazzofila) non ti dice invece nulla? E' curioso, io certamente ne ho una sola per tutto quanto, che mi permette di apprezzare cose che vanno dal black metal a Scarlatti, dalla musica tradizionale turca ai Deltron 3030 ma a costo di lasciar fuori il grosso di quasi tutti i generi (per quanto mi piaccia il folk britannico, per dire, il 90% delle cose che propongono le riviste di settore mi risultano prive di interesse: smettessi di seguirle, però, mi perderei il 10% che poi mi piace...). Non so quale delle due opzioni sia meglio: di certo a me risulterebbe del tutto innaturale, al limite perfino inconcepibile, disporre di più set interscambiabili di parametri d'ascolto applicabili alla medesima musica.


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#18 slothrop

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Inviato 24 dicembre 2017 - 14:41

Diciamo che a sorprendermi è - più che la distanza di gusto - la totale assenza di intersezioni. Sono due o più universi jazz distinti, e quest'anno più che mai. Mi chiedo se Crocus (o tu, sia chiaro) qualcuno dei titoli che ho indicato li abbia ascoltati. Io dei vostri nessuno - alcuni li ho visti e scartati a priori - altri proprio boh. Io sono molto selettivo e tendo a rifuggire tutto ciò che mi suona avant/free/incartapecorito: mi chiedo se sia in atto anche per voi un processo simile ma al contrario, o se proprio voi non vi siate imbattuti nemmeno in titoli anche relativamente in vista come Saagara o Yazz Ahmed. Questo tagliando deliberatamente uscite più "fringe" come quelle di area avant-prog o nu-jazz.

 

 

avevo colto che il punto era "l'assenza di intersezioni", e condivido il tuo stupore. Ma lo rilancio addirittura, perchè la vedi la frase sottolineata? Ecco, potrei sottoscriverla.

Per lo meno se parliamo di "free incartapecorito", che io intendo o come "new thing" rimasta agli anni '60 o come impro radicale (che secondo me nemmeno è jazz), mentre il termine "avant" me lo tengo, ma è talmente ampio che non fa testo.

Diciamo che a differenza tua io vengo da queste cose qui, che oggi mi interessano meno, ma molti dei titoli postati da Crocus mi sembrano "oggettivamente" tra i più chiacchierati in quella fetta di universo jazz che anche io batto. Coleman, Berne, Iyer (che ti consiglio in particolare), Mitchell, Halvorson, anche Butcher, sono tra i nomi di cui più spesso sento parlare nei circuiti jazzistici che "frequento".

Anche per questo ascolterò con curiosità un po' delle cose che menzioni; so che esistono altri universi e li indago sempre volentieri, magari cerco di capire anche quali sono le fonti critico/informative di questa parte dell'universo jazz.


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#19 slothrop

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Inviato 24 dicembre 2017 - 15:07

 sono in realtà free solo nelle sonorità, in quanto sono spesso dissonanti e hanno una struttura piuttosto libera nel senso che si distaccano dall'hard bop più classico tema-primo solo-secondo solo-tema-fine. Però molta di questa roba, mi riferisco ad esempio a Tim Berne, Steve Lehman, Steve Coleman, Henry Threadgill, Matt Mitchell è composta e ultracomplessa,.

 

 

ottima sintesi!

Ho sentito alcune cose segnalate da Wago, sono all'incirca come me le aspettavo e, sì, penso che molti possano vederle come fake-jazz, che poi ha un suo pubblico, eh.

Per caso, nell'affaire Mitchell/Molvaer il pubblico ci provò, almeno, ad ascoltare il secondo o sparirono prima dell'inizio del concerto?

 

Ad ogni modo io seguo con un certo interesse la scena jazz giapponese, che non è mica tanto lontana dalle cose che ascolta Wago; devo direi che il tuo disco jazz dell'anno mi sembra papabile per me. Partendo dai giapponesi ultimamente mi sciroppo roba che anni fa probabilmente non avrei filato. Un musicistta chiave in questo senso è Naruyoshi Kikuchi, che ha suonato veramente di tutto, arrivando persino a strane forme di synth-pop e all'hip-hop, ma anche il jazz-prog intricatissimo dei Tipographica e il davisismo a briglia sciolta dei Date Course Royal Pentangon. Però è anche un musicista innamorato del cool-jazz, e mi piace citarlo perchè fra i generi "classici" del jazz - quelli bene o male ancora "idiomatici", magari meno del dixieland ma prima del "liberi tutti" degli anni '50/'60 - è quello che mi appassiona veramente. Tiro in ballo la faccenda perchè a wago è stato chiesto " ma a te piace VERAMENTE il jazz?".

 

Ecco, non credo sia una domanda provocatoria, perchè in effetti un purismo esiste in questa musica, e io alle robe più riccardoniche e fusion e fake-jazz quel che vi pare, mi ci avvicino attraverso i giapponesi che non hanno di queste remore. Non possono averle loro, perchè il jazz non è musica "loro", ma non posso neanche averle io su di loro, visto che ovviamente quando vedo un giapponese al sax non mi aspetto di venire investito dalla festosa epica di New Orleans, ecco.

Poi, certo, rispetto al jazz nordico e a certe "freddezze" tecnico di stampo fusion molto vicine al post-rock, nei nipponici in gnere ci sono colori e follia in quantità sufficiente da farmi pensare che, molto semplicemente, sia soprattutto quello che mi piace del loro approccio alla materia jazz.


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#20 crocus behemoth

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Inviato 24 dicembre 2017 - 15:33

Diciamo che a sorprendermi è - più che la distanza di gusto - la totale assenza di intersezioni. Sono due o più universi jazz distinti, e quest'anno più che mai. Mi chiedo se Crocus (o tu, sia chiaro) qualcuno dei titoli che ho indicato li abbia ascoltati. Io dei vostri nessuno - alcuni li ho visti e scartati a priori - altri proprio boh. Io sono molto selettivo e tendo a rifuggire tutto ciò che mi suona avant/free/incartapecorito: mi chiedo se sia in atto anche per voi un processo simile ma al contrario, o se proprio voi non vi siate imbattuti nemmeno in titoli anche relativamente in vista come Saagara o Yazz Ahmed. Questo tagliando deliberatamente uscite più "fringe" come quelle di area avant-prog o nu-jazz.

 

Direi che la totale assenza di intersezioni si spiega proprio con il fatto che sono due universi distinti. E io preferisco le cose impro free ..Tutto qui.

Però non tendo a rifuggire le cose che hai indicato nella tua playlist..

Di quelli cha hai indicato ho ascoltato la Andromeda Orchestra ma solo di sfuggita..Non male, mi ricorda un po’ i Jaga Jazzist di qualche tempo fa che mi gustavano mucho..

The Kraken Quartet me ne hanno parlato come di qualcosa di simile al post rock alla Tortoise ma non so quanto ci sia di vero..

Buio totale su Saagara o Yazz Ahmed e anche sul tuo primo della lista..

Qualsiasi dritta è ben accetta.


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Le merendine di quand'ero bambino non torneranno più! I pomeriggi di Maggio!




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