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T2 Trainspotting (Boyle, 2017)


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12 replies to this topic

#1 Filippo

Filippo

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Inviato 01 marzo 2017 - 12:20

trainspotting-loc.jpg

 

http://www.ondacinem...inspotting.html

 

 

 

Mi considero per certi versi parte dell'ultimo "ciuffo" generazionale coinvolto dal boom di Trainspotting nella seconda metà degli anni '90. Ricordo vivamente la mia prima collisione con il film originale: la sua trasmissione in seconda serata su Italia 1 nell'autunno 1998 seguita da un dibattito in studio sui suoi contenuti diretto da Paolo Liguori, un prete (non ricordo se proprio Don Mazzi) e uno psicologo, una roba devastante al pensarci adesso ma quella era la televisione italiana dell'epoca.

In ogni caso quel film fu un'epifania: avevo 13 anni e lo videoregistrai  quasi di nascosto dai miei genitori, guardandomelo prima da solo e poi addirittura in gruppo con i miei compagni di classe. Questo per dare un esempio di quanto abbia rappresentato un vero e proprio "romanzo di formazione" per quelli che erano (o erano a un passo dal diventare) adolescenti in quel determinato momento di quel decennio, e posso solo immaginare quale impatto  possa avere avuto per chi lo aveva visto direttamente al cinema un paio d'anni prima.

Al di là del tema della droga, Trainspotting ha segnato un punto cruciale per moltissimi ragazzi dell'epoca che iniziavano a interessarsi alla musica, al cinema, alla letteratura e a prendere coscienza di sé stessi in modo realmente autonomo e personale: questo è dimostrato dall'enorme ondata di fanbase che, a distanza di due decenni, aspettava con trepidazione un sequel che di fatto non poteva che risolversi in un gioco di specchi tra i personaggi (e quello che sono diventati) e il pubblico che in quegli anni si identificò in modo così empatico con essi.

Per questo, personalmente, mi ritengo soddisfatto di questo "tour nella giovinezza": sapevamo tutti che la magia del primo film non sarebbe stata recuperabile, ma questo secondo episodio (al di là del dibattito se il primo fosse davvero autoconclusivo: per me non lo è mai stato) era comunque doveroso, in quanto non si chiedeva soltanto un proseguimento della storia (che già c'era stato con il romanzo "Porno", qui però ripreso alla larghissima) ma anche una messa a punto di come sono stati trasformati i "valori", le aspettative, le ambizioni e i sogni delle mini-generazioni pre-millennials dopo 20 anni nei quali quel mondo e quella società sono stati letteralmente fagocitati.

Sugli aspetti tecnici di T2 preferirei parlare in un secondo momento, perché la cosa che sinceramente adesso vorrei sottolineare maggiormente, senza voler montare alcuna polemica personale, è che a mio avviso un ragazzo nato nel '94 (il recensore del sito che ha stroncato il film con un 5, anche ben motivato per certi aspetti) non può interpretare pienamente il senso di tutta questa operazione: in sostanza, questo non è un film che "parla" a lui.

E' un film quasi interamente diretto a quelli che sono cresciuti negli ultimi scampoli di secolo prima della diffusione globale di internet e degli stravolgimenti di costume che li hanno investiti; quelli che scoprirono Iggy Pop grazie a quel film, quelli che vivevano anni in cui i Massive Attack e gli Underworld andavano al n.1 in classifica, o che da pischelli pensavano a quanto sarebbe stato figo essere come Sick Boy a 25 anni. Ecco, T2 ti dice che essere Sick Boy a 40-45 anni non è poi così tanto figo; è un lavoro meta-cinematografico che condivide la nostalgia dei protagonisti con quella del suo pubblico, che non può non essere in grandissima parte composto da coetanei o quasi coetanei dei personaggi stessi.

Le generazioni che sono venute dopo, inevitabilmente si perdono qualcosa di questo assurdo ma innegabile rapporto simbiotico, e ci sono due personaggi nel film che le rappresentano esplicitamente: il figlio di Begbie e la "fidanzata" di Sick Boy.

Entrambi si aggirano sui 20-22 anni ed entrambi sono oppositivi, vogliono "rompere" col modus vivendi dei loro referenti, non lo capiscono e se lo capiscono lo ritengono (anche giustamente) sbagliato e in poche parole li trattano esattamente come reietti fuori moda di un'altra epoca (quali sono, effettivamente).

Ci provano anche, entrambi, a un certo punto, a seguire le loro orme, ma poi si rendono conto che non è una roba loro: sono cresciuti in un mondo completamente diverso da quello dei quattro protagonisti.

Non sono necessariamente due personaggi che hanno scelto già così giovani "la lavatrice e il maxi-televisore del cazzo" (sui quali poi cadiamo comunque tutti: questo è un altro messaggio, forse scontato, del film che però viene espresso con un realismo di grande impatto) però dicono chiaro e tondo, in alcuni momenti-chiave, che hanno altre cose per la testa, altri gusti, altri modelli di riferimento e non hanno alcun interesse nel comunicare con quella generazione.

A proposito poi del monologo "aggiornato" del "Choose Life", io credo che quello di questo film sia di impatto maggiore rispetto a quello del primo Trainspotting, non fosse altro per il fatto che, se il primo era diretto a chi aveva già scelto quella vita, e che in sostanza ci diceva "tranquilli, non sto dicendo a voi ma ai vecchi babbioni", quello di T2 arriva dritto sparato a noi, in questo caso senza fare distinzioni generazionali: nell'uno Renton parlava, fuori campo, di chi aveva all'epoca già 40-50 anni e ti faceva pensare "beh io però non diventerò così", in questo invece ti guarda dritto negli occhi e ti dice proprio "SI, SIAMO DIVENTATI COSI'". Quella, per quanto mi riguarda, è una delle scene di comunicazione intragenerazionale più potenti che mi sia capitato di vedere in un film.


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#2 SuonatoreJones

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Inviato 04 marzo 2017 - 22:18

Filippo, ti rispondo visto che a differenza di molti altri hai saputo usare un tono cordiale e hai argomentato la tua posizione. 

 

Quando ho dovuto scrivere di T2 sapevo che, essendo figlio di un film di culto, in ogni qual modo ne avessi parlato avrei trovato qualcuno pronto a ricoprirmi di insulti. Insulti che ho accolto anche con una certa ilarità, ridendo di come certa gente sul web mostri il peggio di sé prendendosela tanto a cuore come se avessi offeso le loro famiglie.

Una cosa su cui non concordo però (non sei il primo a dirla) è il fatto che io sia troppo giovane per comprendere il film. Probabilmente in parte è vero, ma se da un lato ciò mi impedisce di vivere a pieno la tematica del film, dall'altro mi mette anche in una posizione privilegiata di distacco maggiormente oggettivo nel giudicarlo. Ed è proprio questo il punto: vogliamo giudicarlo oggettivamente o sentimentalmente? 

Emotivamente è ovvio che uno spettatore che ha amato il primo, ami almeno in parte anche il secondo (e io ho amato il primo e lo conosco a memoria) vivendo quella che ho chiamato atmosfera da "rimpatriata scolastica". Tu stesso racconti i tuoi trascorsi col film e ammetti che sono parte dei motivi per cui questo secondo capitolo ti è piaciuto.

 

Ma io per scrivere la recensione devo ragionare di testa e non di pancia: devo ragionare soprattutto sulla messa in scena, sul modo in cui le idee del soggetto sono state portate avanti e sull'utilità del film indipendentemente dal fatto che ci ricorda i tempi felici di quando guardavamo Mark Renton bucarsi. E oggettivamente mi sembra di essere stato anche troppo generoso sul mio giudizio. E se comunque io son troppo giovane per poter discutere su questo film, vi basti dare un occhio al tabellone dei voti (o ad altri siti) per vedere come redattori più adulti condividano effettivamente il giudizio negativo.


  • 3

"Nobil natura è quella

che a sollevar s'ardisce

gli occhi mortali incontra

al comun fato"


#3 SuonatoreJones

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Inviato 04 marzo 2017 - 22:20

Che poi è un po' come dire che non possiamo esprimere giudizi consapevoli sui film di De Sica perché non abbiamo vissuto il dopo guerra, dai...


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"Nobil natura è quella

che a sollevar s'ardisce

gli occhi mortali incontra

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#4 Claudio

Claudio

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Inviato 04 marzo 2017 - 23:49

vi basti dare un occhio al tabellone dei voti (o ad altri siti) per vedere come redattori più adulti condividano effettivamente il giudizio negativo.


Non nel mio caso (forse perché sono ancora più vecchio di quelli della "generazione-Trainspotting" asd ).

Secondo me, Boyle ha fatto un'operazione molto onesta e affettuosa rispetto all'originale, evitando di sguazzare nella nostalgia da rimpatriata e cercando soprattutto di focalizzarsi su cosa sia la realtà di oggi per Renton & C. rispetto a quella degli anni 90, puntando sulla desolazione e sulla disperazione ma senza patetismi, con il suo cinema sempre elettrizzante e creativo. Insomma, più positivo che negativo, per me.


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#5 debaser

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Inviato 05 marzo 2017 - 10:41

Concordo pienamente.
  • 0

Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un'enciclopedia cinese che s'intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s'agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
 
non si dice, non si scrive solamente si favoleggia


#6 Filippo

Filippo

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Inviato 05 marzo 2017 - 11:35

 

vi basti dare un occhio al tabellone dei voti (o ad altri siti) per vedere come redattori più adulti condividano effettivamente il giudizio negativo.


Non nel mio caso (forse perché sono ancora più vecchio di quelli della "generazione-Trainspotting" asd ).

Secondo me, Boyle ha fatto un'operazione molto onesta e affettuosa rispetto all'originale, evitando di sguazzare nella nostalgia da rimpatriata e cercando soprattutto di focalizzarsi su cosa sia la realtà di oggi per Renton & C. rispetto a quella degli anni 90, puntando sulla desolazione e sulla disperazione ma senza patetismi, con il suo cinema sempre elettrizzante e creativo. Insomma, più positivo che negativo, per me.

 

 

Claudio, sinceramente non so mica tanto se tu non faccia parte della c.d. "generazione Trainspotting", ti dirò che quasi sicuramente ne sei membro molto più di me...così per dire, anagraficamente sei suppergiù un coetaneo di Renton!

Anzi, mi viene da pensare che diversi temi presentati dal film (penso ad esempio alla sottotraccia del rapporto padre-figlio) abbiano un maggiore impatto comunicativo proprio per quelli della tua fascia d'età che per la mia, e probabilmente quando lo rivedrò fra una decina d'anni coglierò altri elementi che me lo faranno apprezzare maggiormente.

Se poi ti riferisci al fatto che ti sei "formato" in un'epoca precedente a quella del film originale c'è da dire che in realtà era la trasposizione cinematografica del romanzo di Welsh ad allungare lo spettro generazionale di un racconto che parlava di ragazzi venuti su durante gli anni '80-primi anni '90, e che il film "aggiornava" quella storia per la "generazione-britpop" (o come la si vuole chiamare) creando un legame in generale con tutti quelli che di fatto erano under 30 in quel momento storico.

Basti pensare alla colonna sonora, che mischiava Underworld, Blur ed Elastica con Iggy Pop, Lou Reed e Blondie, creando un ponte tra le due generazioni, e più o meno fa lo stesso anche con questo film (dove ci sono Frankie Goes To Hollywood e Queen inframezzati a Wolf Alice e Young Fathers).

Si potrebbe dire che la fortuna di tutta questa "saga" sia stata proprio quella di coinvolgere una gamma anagraficamente piuttosto estesa di persone, anche se nel lungo periodo, secondo me, si è stabilizzata principalmente nell'immaginario di chi è cresciuto nell'epoca prima di internet e della globalizzazione.

 

Apprezzo comunque la risposta del recensore, per il quale naturalmente non intendevo evidenziare l'aspetto del coinvolgimento generazionale in modo fuorviante e pretestuoso, ma solo per ipotizzare la causa di alcuni punti di dissenso verso la pellicola (in particolare l'insistenza sul fatto che "non se ne sentiva bisogno").

In giornata cercherò di rispondere con un post più preciso ed esauriente, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti della messa in scena e della tecnica di ripresa utilizzata da Boyle (il quale comunque sembra destinato a spaccare in due la critica ad ogni film....c'è mai stata una volta in cui ha raccolto consensi unanimi?! Forse neanche quando ha vinto l'Oscar).


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#7 Filippo

Filippo

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Inviato 05 marzo 2017 - 12:03

53307.jpg

 

Riflessione sui tempi che cambiano (e sul come le persone cercano di adattarsi ad essi) messa in scena in modo impeccabile o sequel furbetto impregnato di fan service che in realtà ha poco da dire? Proseguiamo qui.


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#8 piersa

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Inviato 17 marzo 2017 - 16:49

Andato a togliermi il dente. L'anestesia ha fatto passi da gigante e oggi andare dal dentista è come spendere 700€ per una droga sintetica e sadiana (sono così indie che....)
In T2 c'è ancora l'eroina sicché lo sbadiglio era dietro l'angolo anche se "l'eroina sta rimontando" (Tarantino, 1995).
T2 segue T1, non si sfugge, sia nella costruzione drammatica sia negli ammicchi. Nondimeno poteva essere schematico (difetti boyle ne ha, ma schematico non lo è) o niceforfans (evvabbè, oggetto troppo di culto).
Il primo mi fece uscire dalla sala un po' infastidito (mai più rivisto ma me lo ricordavo benissimo, avendo colto tutti i riferimenti, tipo l'avvocato che era la fidanza di renton, sapevate?). Questo è un mumble mumble, quasi vicino alla registrazione della morte che il mite truffò fece con Doinel.


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#9 markmus

markmus

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Inviato 17 marzo 2017 - 17:04

pierspotting. P2.


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#10 John Trent

John Trent

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Inviato 15 novembre 2021 - 15:18

Ho avuto tempo e coraggio di vederlo solo ora e a me è piaciuto... Ok nel finale c'è un po' troppo volemose bene con tanto di musica da serie TV come, purtroppo, capita spesso ultimamente nei film di Boyle, ma prima tira delle botte mica male ad una generazione di sfigati irrecuperabili (quando Renton ricorda a Sick Boy della bimba morta m'è venuto da star male giuro...)
E poi c'è lo stile: esaltante, come usa il digitale il buon Danny mescolando camere a qualità di grana diversa, camere a circuito chiuso e manipolazione computerizzata pochi al mondo. Un trip lucido direi. Poi molti giochi di riflessi, di simmetria, angolazioni inusuali, bello per gli occhi di sicuro.

Comunque Boyle quando evita i soggetti da mulino bianco a me continua a piacere molto, anche lo stralcio che ho visto del suo biopic su Jobs mi pareva promettere bene.
  • 3

#11 Sandor

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Inviato 15 novembre 2021 - 15:23

Ho avuto tempo e coraggio di vederlo solo ora e a me è piaciuto... Ok nel finale c'è un po' troppo volemose bene con tanto di musica da serie TV come, purtroppo, capita spesso ultimamente nei film di Boyle, ma prima tira delle botte mica male ad una generazione di sfigati irrecuperabili (quando Renton ricorda a Sick Boy della bimba morta m'è venuto da star male giuro...)
E poi c'è lo stile: esaltante, come usa il digitale il buon Danny mescolando camere a qualità di grana diversa, camere a circuito chiuso e manipolazione computerizzata pochi al mondo. Un trip lucido direi. Poi molti giochi di riflessi, di simmetria, angolazioni inusuali, bello per gli occhi di sicuro.

Comunque Boyle quando evita i soggetti da mulino bianco a me continua a piacere molto, anche lo stralcio che ho visto del suo biopic su Jobs mi pareva promettere bene.

Tolta quella monnezza zuccherosa sulle musiche dei Beatles più o meno i suoi film mi sono sempre piaciuti, questo è sempre sottovalutato ma è un buon anche per me. 


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#12 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 15 novembre 2021 - 15:31

Io non son riuscito a finirlo.

Una discreta porcheria.

 

Ma poi magari son io. Qui non ho trovato nulla di interessante, le strizzatine d'occhio, il cinema aggiornato, le furbizie. Che però non ha manco il ritmo sgangherato o la presa male che ti prendeva bene.

Qui siamo dalle parti della nostalgia quasi mucciniana. Almeno non c'è Accorsi.


  • -1

#13 John Trent

John Trent

    Genio incomprensibile

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Inviato 15 novembre 2021 - 16:00

Invece a me è proprio piaciuto come nella maggior parte delle occasioni ha gestito il pericolo nostalgia canaglia insito nel tipo di operazione, nel senso che lo affronta di petto esplicitandolo in alcuni dialoghi per poi percularlo nel momento in cui il climax vorrebbe il trionfo della retorica, come nell'esempio che citavo prima del tributo a Tommy dove a Sick Boy e Renton viene messo in bocca uno scambio di battute molto brillante a riguardo o come quando nel prefinale Renton tenta di parlare a Carlyle dei bei tempi delle elementari e questo dopo un attimo di esitazione prosegue a tentare di ammazzarlo.
Purtroppo nel finale in effetti cede un po' troppo a quello che dici.
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