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Una Riflessione Ignorante Su Liberalizzazione, Globalizzazione E Crisi Delle Piccole E Medie Imprese


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69 replies to this topic

#1 cerezo

cerezo

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Inviato 14 ottobre 2014 - 17:24

scopro oggi che esiste un decreto salva-italia

me cojoni

 

dice il giornale che, tra le misure previste, ci sarebbe l'obbligo nel commercio di rispettare un certo numero minimo di giornate di chiusura

'ntu culu a monti e alla sua liberalizzazione

 

e i Grandi Della Distribuzione si indignano

"perderemo 1 miliardo di euro di incassi! dovremo tagliare 70.000 posti di lavoro!"

 

idiozia

come se la ggente, siccome non può più fare la spesa di domenica, non la facesse nemmeno il sabato o il lunedì

 

e da lì ho fatto una riflessione tutta mia, più personale che economica, e la condivido con voi:

quando ero piccolo io, negli anni 80, e vivevo nella ridente provincia italiana, ricordo che nel mio paesello, e in tutti i paesi che conoscevo, c'era un'imprenditorialità diffusa

ogni piazza, ogni quartiere, aveva il suo supermarket, il suo negozio di abbigliamento, la sua ferramenta, il suo fotografo e così via

ogni garage era una fabbrichetta

il posto dove vivevo io era stato ribattezzato "la valle dell'eden", eravamo dei campioni nell'industria manifatturiera (le avete mai sentite nominare la wampum e la casucci?)

c'erano tante piccole e medie imprese (PMI), settori floridissimi, un indotto pazzesco

per ogni fabbrica che faceva i jeans ce n'erano altre di fasonisti che facevano le asole e i rivetti, grossisti e negozi di abbigliamento

 

tanti erani imprenditori, tutti lavoravano, tutti compravano, circolo virtuoso

 

poi negli anni 90 sono arrivate la liberalizzazione e la globalizzazione

i centri commerciali

grande opportunità per i clienti italiani, più offerta, più concorrenza, prezzi più bassi per ovvie economie di scala

 

ma nei centri commerciali di tutta italia le insegne sono quasi sempre le stesse, ci avete fatto caso?

ci sono mediawordl, marcopolo, kasanova, avanzi

la benetton, stefanel, piazzaitalia, pimkie, terranova, spagnoli, francesi

quasi tutti articoli prodotti all'estero, in economia

le fabbriche locali chiudono, l'indotto muore, il piccolo commercio perde la battaglia contro il gigante

non ci sono più tutti gli imprenditori che c'erano prima

non ci sono più nemmeno tutti i posti di lavoro che c'erano prima

più produttività = meno necessità di lavoro, disoccupazione, meno potere d'acquisto

circolo vizioso

 

da ignorante mi sono fatto l'idea che la crisi, in una qualche misura non proprio piccola, sia cominciata anche da lì

 

ma voi che ne sapete di più di me cosa ne pensate?

al di là dell'esposizione da "vecchio che guarda i lavori in corso", vi sembra tanto folle il concetto che la liberalizzazione e la maggior concorrenza abbiano in realtà soltanto favorito i grandi gruppi ammazzando le PMI che erano il vero motore economico di tante aree italiane?

 

e, facendo il giochino "OndaRenzi: siamo tutti premier dell'Italia", quanto sarebbe fattibile e quanto sarebbe sensato fare un passo indietro?

togliere ai colossi della distribuzione alcuni dei loro vantaggi (l'apertura 24/7, per esempio) per sperare di rianimare l'imprenditoria periferica?

 

 

che l'ascia degli esperti si abbatta su di me


  • 6

#2 vuvu

vuvu

    الرجل المكرسة لقضية المرأة ويقع في

  • Redattore OndaRock
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Inviato 14 ottobre 2014 - 17:50

Qui a Marcianise, il centro commerciale Campania (tra i più grandi in Europa) e il mega outlet adiacente hanno letteralmente devastato i negozi presenti nei centri delle varie Caserta, Santa Maria Capua Vetere, ovviamente la stessa Marcianise, Maddaloni e così via. I negozi hanno cominciato a chiudere pochi mesi dopo l'apertura del centro commerciale. E' come se queste aziende estere avessero invaso le piazze delle nostre città senza chiedere il permesso a nessuno, o meglio solo a quei quattro politici che tutti conosciamo, ma anche no. Il problema è naturalmente politico e rappresentativo. E la colpa è essenzialmente nostra che abbiamo lasciato marcire il prosciutto sopra i nostri occhi per tanto tempo, credendo che questi colossi potessero solo migliorare la qualità della vita. E' un po' come se invitassimo a cena cento omoni affamati pretendendo che il frigorifero resti pieno e che la tavola resti intatta.


  • 1

"L'intensità del rumore provoca ostilità, sfinimento, narcisismo, panico e una strana narcosi." (Adam Knieste, cit.)

 

"Deve rimanere solo l'amore per l'arte, questo aprire le gambe e farsi immergere dal soffio celeste dello Spirito." (Simon, cit.)

 

La vita è bella solo a Ibiza (quando non c'è nessuno).


#3 veryc

veryc

    E i ramo' ?

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Inviato 14 ottobre 2014 - 20:11

cerezo, ma che sei stato al centro commerciale Gran Sasso oggi?

 

ahhh la Wampum, mi hai fatto tornare in mente di questa bellissima stagione culminata col rush finale per approdare ai playoff e con gli amici di Campli che retrocedono (meglio di così?!). Da qualche parte forse ho anche la maglietta ed un libro con le rose di quell'anno, che nostalgia ;_;

Un'altra stagione (bruttina) e poi la promozione nella stagione dopo, proprio quando Wampum non era più lo sponsor ashd

 

Due parole da ignorante totale anche sul topic: non so quanto c'entrino le liberalizzazioni, ma le grandi catene commerciali abbattendo i prezzi di produzione sono troppo più competitivi dei medio-piccoli artigiani che puntano su una qualità più elevata, ma sempre meno apprezzata. In più hai dimenticato di citare la vera piaga: i cinesi.


  • 0

Ha già fatto tutto Black Mirror

 


#4 Max Stirner

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    Scaruffiano

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Inviato 14 ottobre 2014 - 20:27

secondo me la "crisi" e i centri commerciali non c'entran una sega l'uno con l'altro(d'altronde ci son anche a dubai e in cina)

la logica del negozietto sotto casa che fallisce perchè sono arrivati i cinesi mi sa che ce la dobbiam togliere in fretta

la "crisi" c'è solo(intendo paesi avanzati) nel sud europa(compresi francidioti) per dei motivi ben precisi

che poi la stessa cina o la germania abbian indicatori peggiori di quel che si pensava 6 mesi fa mi sa che dipende proprio dal sud europa


  • -1
"Ho abituato i miei occhi al sangue." Georg Büchner


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#5 cerezo

cerezo

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Inviato 14 ottobre 2014 - 20:47

secondo me la "crisi" e i centri commerciali non c'entran una sega l'uno con l'altro

 

non credi che la liberalizzazione abbia favorito la concentrazione della ricchezza in un numero di mani minore rispetto a quello di ieri?

non credi che questo abbia impoverito molti italiani?

 

riguardo alla cina e a dubai ti rispondo che "crisi" è un concetto relativo

la cina è in crescita quindi non è in crisi, ma è un paese la cui popolazione è mediamente molto più povera che in italia

l'italia ha invece una popolazione mediamente benestante ma la ricchezza diffusa sta diminuendo

 

la ricchezza si è diffusa nel nostro paese dagli anni 50 agli 80 e ritengo che la piccola-media imprenditoria abbia avuto un ruolo fondamentale


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#6 Ortodosso

Ortodosso

    baby even the losers

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Inviato 14 ottobre 2014 - 20:52

la vera piaga: i cinesi.

 

Ah però, complimentoni.


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Battibecco dovete domandare a Sarri, che è un razzista; e gli uomini come lui non possono stare nel mondo del calcio.


#7 Max Stirner

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Inviato 14 ottobre 2014 - 21:02

c'è un altro mezzo miliardo di cinesi(oltre a indiani, ecc) che ora vive in campagna ma prima o poi vorran anche loro la macchina, l'iphone e il pc, glielo vogliam mica negare?

la chiusura dei negozietti ha sicuramente portato impoverimento ma ha portato anche prezzi molto piu concorrenziali(con internet ancora di piu)

è lo stesso discorso dei negozi di musica in cui non va piu nessuno(o quasi)


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#8 Ortodosso

Ortodosso

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Inviato 14 ottobre 2014 - 21:07

*
POPOLARE

Rispondo sinteticamente alla questione, che riassumerei in si stava meglio quando si stava peggio?

 

No. Per tre motivi:

 

1. Il reddito pro capite, misurato in valuta, è più alto oggi che nel 1985, all'apice del ributtante piccolo mondo antico (e marcio) descritto da Cerezo. Persino in Italia dove stiamo pagando gli enormi debiti (pubblici, competitivi, giuridici, di svalutazione monetaria) sui quali si reggeva la merda nella quale siamo cresciuti. Quello del signor Wampum non era 100% genio imprenditoriale, ma abuso edilizio, evasione fiscale, debito pubblico, corruzione politica e whatnot. Lo dico con lo stesso spirito con cui si dice a un cinquenne che Babbo Natale non è mai esistito, il famoso complesso del mondo giusto citato da thom qualche giorno fa.

 

2. La ricchezza non è il numero che c'è nel tuo conto corrente, ma è quello che puoi comprare con quei soldi. La tecnologia e la produttività abbassano i prezzi e rendono tutti più ricchi a parità di stipendio. Pertanto, oltre al fatto che il reddito è più alto, i prezzi sono molto più bassi. La moderna Toyota Yaris è più confortevole di una Mercedes dell'epoca. Non c'era cifra che ti potesse garantire la conoscenza che oggi dà un banale computer da tavolo, inclusa la possibilità di rimuginare poeticamente sul boom italiano del dopoguerra in compagnia di sconosciuti. A gratis. O la possibilità di vivere decenni dopo aver contratto l'HIV. Basterebbe una macchina del tempo per far tornare i cerezo (o Salvini, o Grillo, o Le Pen, o Landini, o aggiungi l'ignorante che vuoi) alla qualità della vita del 1985 per una settimana  per disspiare ogni dubbio.

 

3. Globalizzazione, liberalizzazione e quant'altro hanno migliorato, in maniera molto più decisiva che da noi, ovvero dalla morte di fame alla speranza finanche di una vita normale, le condizioni di miliardi di persone, tra cui quelle definite qua sopra piaga. Capisco che di fronte alle magnifiche sorti e progressive delle popolazioni del Gran Sasso sia poca cosa, ma c'è anche questo: quattro miliardi di persone che oggi possono vivere alle soglie della dignità e nel 1985 non avrebbero potuto. 

 

Eppure il sentimento che si stia peggio c'è. Perché? Per due motivi:

 

- Perché le vecchie scarpe erano più giovani, e su questo c'è poco da fare, se non cercare di evitare di farne la misura di tutte le cose, come i già citati vecchietti.

- Perché parametriamo la nostra felicità su quella di chi ci sta vicino, e adesso è molto più facile vedere (e invidiare) chi sta meglio di noi, anche se noi stessi stiamo meglio che in passato. Ancora più grave se quelli che stanno meglio di noi prima morivano di fame, quello proprio ci uccide.

 

In sintesi: la globalizzazione ha tolto in qualche misura a chi ha il culo di nascere in una nazione ricca la possibilità di fare la bella vita rimanendo degli ignoranti totali, tramite maneggi pubblici e privati di ogni tipo (tangentopoli anyone?). 

 

Non sono dispiaciuto. 


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#9 soul crew

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    stocazzo

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Inviato 14 ottobre 2014 - 21:22

semmai è vero che quella ricchezza la spendiamo in maniera diversa, magari non facciamo le vacanze di un mese come i nostri genitori, ma quotidianamewnte non ci facciamo mancare il pranzo fuori, l'acquisto di qualcosa ecc ecc

magari è da vedere se tanti dei soldi che spendiamo, li spendiamo in cose davvero utili o se converrebbe tenerli in tasca e spenderli in altri modi tutti insieme, in questo, nell'induzione alla spesa facile, c'è sicuramente lo zampino della globalizzazione.

però anch'io in fondo la penso come ortodosso, se penso ai miei genitori ad esempio, nel caso del babbo non ho neanche da rimpiangere il mito del posto fisso, visto che in 38 anni di vita lavorativa ha fatto 21 lavori diversi (io a parte qualche mesata di fabbrica qua e là mentre ero studente, son 12 anni che faccio lo stesso lavoro anche se con contratti un po' del cazzo almeno per i primi 8-9 anni), però insomma faccio esempi concreti: da luglio ad oggi mi son comprato due elettrodomestici, una libreria fatta su misura, un altro mobile, ho fatto il bagno nuovo, un portatile nuovo, sono stato 10 giorni in provenza-costa azzurra e 4 a berlino. ovvio che mi girano i coglioni perchè il mio omologo tedesco sta il doppio meglio di me, però personalmente non posso lamentarmi.

 

poi se si parla di sistema, per me quello che ci ha messo in crisi sono le delocalizzazioni selvagge in assenza di una legge che le regolasse: nei paesi del nord europa dove la crisi non morde o morde di meno, la produzione industriale è rimasta quasi intatta e non risentono neanche dellaconcorrenza cinese o del paese emergente a vostra scelta. pensate solo alle auto tedesche, non sono economiche eppure hanno un mercato sia interno che verso l'estero, floridissimo e hanno ben 5 marche. noi abbiamo smantellato tutto (oddio, magari l'auto non è proprio l'esempio di mercato più corretto nel 2014, ma è il primo che mi è venuto in mente, per capirsi, magari vale lo stesso per una fabbrica di mangimi)


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#10 Max Stirner

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Inviato 14 ottobre 2014 - 21:42

premesso che entrare nel mercato delle auto è molto piu complicato che nel mercato delle asole, le auto tedesche van avanti per la QUALITA' che è l'unica cosa che può salvare nel mondo di oggi le aziende nostrane


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#11 soul crew

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    stocazzo

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Inviato 14 ottobre 2014 - 21:46

premesso che entrare nel mercato delle auto è molto piu complicato che nel mercato delle asole, le auto tedesche van avanti per la QUALITA' che è l'unica cosa che può salvare nel mondo di oggi le aziende nostrane

sì ma l'ho detto che l'auto può essere fuorviante, comunque è uguale per i supermercati eh

quelle botteghe che hanno investito sul prodotto locale di qualità esistono ancora, quelle che pensavano di campare vendendo lo yomo e la barilla al doppio dell'esselunga hanno chiuso bottega

e così per tanti settori produttivi: noi abbiamo un mix di classe politica ed imprenditoriale di merda proprio (la prima perchè non ha pensato a mettere regole, i secondi sono semplicemente gente che succhia risorse pubbliche per ingrassarsi e mandare a puttane decenni di storia precedente, così generalizzando eh), perchè altrove non hanno mandato le fabbriche in romania, polonia ecc ecc, se le sono tenute. pensa ad esempio alle fabbriche di cucine tipo merloni o scavolini. e via, di esempi ce ne sono migliaia


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#12 piersa

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    Megalo-Man

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Inviato 14 ottobre 2014 - 22:04

Siate ottimisti, al peggio fallite, che sarà mai.
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#13 Seattle Sound

Seattle Sound

    Non sono pigro,è che non me ne frega un cazzo.

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Inviato 14 ottobre 2014 - 22:10

tra i motivi dell'illusorio ricordo di Cerezo degli anni '80 come isola felice ai primi posti c'è lui

 

Gianni_De_Michelis_in_discoteca.jpg


  • 5

Alfonso Signorini: "Hai mai aperto una cozza?"
Emanuele Filiberto: "Sì, guarda, tante. Ma tante..."
(La Notte degli Chef, Canale 5)

 

"simpatico comunque eh" (Fily, Forum Ondarock)

 

"passere lynchane che finiscono scopate dai rammstein"

"Io ho sofferto moltissimo per questo tipo di dipendenza e credo di poterlo aiutare. Se qualcuno lo conosce e sente questo appello mi faccia fare una telefonata da lui, io posso aiutarlo"
(Rocco Siffredi, videomessaggio sul web)


"Ah, dei campi da tennis. Come diceva Battiato nella sua canzone La Cura"


#14 Giovanni Drogo

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Inviato 14 ottobre 2014 - 22:56

Due parole da ignorante totale anche sul topic: non so quanto c'entrino le liberalizzazioni, ma le grandi catene commerciali abbattendo i prezzi di produzione sono troppo più competitive dei medio-piccoli artigiani che puntano su una qualità più elevata, ma sempre meno apprezzata.


Secondo me sbagli a porla in questi termini, in Italia c'è anche scarsa qualità nel fare le cose, anche se sei impresa medio-piccola, perché piccolo non è necessariamente sinonimo di qualità. Questo può essere vero al massimo per il settore alimentare, in cui in effetti in Italia c'è una ricchezza e una varietà che andrebbe salvaguardata e fatta comprendere fuori. Anche sulle grandi catene non è solo una questione di abbattimento dei prezzi di produzione, ma anche di idee imprenditoriali, l'Ikea ad esempio ha letteralmente rivoluzionato il retail di mobili con idee fresche sul prodotto finito e sulla struttura del supermercato e del magazzino che prima non esistevano (che io sappia almeno). E' una questione di cultura imprenditoriale, che mette ad esempio in crisi il distretto del mobile che c'è qui in Veneto. Le medie e piccole imprese da noi si sono accontentate tutto sommato di fare sempre le stesse cose, di gestire i processi aziendali allo stesso modo e di avere quasi sempre una conduzione familiare.
Basta leggere notizie come questa: http://www.corriere....17d63eb63.shtml
  • 1

Statisticamente parlando, non lo so.


#15 debaser

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    utente stocazzo

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Inviato 14 ottobre 2014 - 23:06

Dal telefono ho il paywall del corriere, ma scommetto che è Luxottica.
  • 0

Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un'enciclopedia cinese che s'intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s'agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
 
non si dice, non si scrive solamente si favoleggia


#16 Giovanni Drogo

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Inviato 14 ottobre 2014 - 23:21

Sì.
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Statisticamente parlando, non lo so.


#17 Ortodosso

Ortodosso

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Inviato 14 ottobre 2014 - 23:28

Che già Delvecchio ha avuto la buona idea di delegare la gestione a manager esterni, da cui il successo dell'azienda. Poi all'avvicinarsi dell'inevitabile (c'ha ottant'anni) ecco i casini. Ma nel 99% delle aziende familiari il figlio/a diventa amministratore delegato, e finisce tutto lì.


  • 0

Battibecco dovete domandare a Sarri, che è un razzista; e gli uomini come lui non possono stare nel mondo del calcio.


#18 cerezo

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Inviato 15 ottobre 2014 - 06:54

questione, che riassumerei in si stava meglio quando si stava peggio?

 

 

ne ero esplicitamente consapevole ma vi ho pure pregato di non fermarvi all'apparenza

 

 

 

Quello del signor Wampum non era 100% genio imprenditoriale, ma abuso edilizio, evasione fiscale, debito pubblico, corruzione politica e whatnot. 

 

è una generalizzazione un po' troppo drastica, non ti pare?

e sarebbe altrettanto banale pensare che oggi tutte le aziende italiane prosperino esclusivamente per merito del loro genio imprenditoriale

 

anzi, il focus del mio messaggio non era contro la globalizzazione e liberalizzazione ma piuttosto contro la concentrazione del potere economico in un numero minore di aziende grandi e, pertanto, abbastanza potenti da avere più accesso agli abusi di cui parli (che non sono stati estirpati)

 

 

 

Globalizzazione, liberalizzazione e quant'altro hanno migliorato le condizioni di miliardi di persone

 

l'economia ci dice:

liberalizzazione = + concorrenza = + offerta a prezzi + bassi = il cliente ci guadagna

verissimo

ma non solo

liberalizzazione = + forza alle granzi aziende = meno piccole e medie imprese

ti ripeto: le economie di scala delle grandi aziende determinano più produttività ma questa significa anche meno posti di lavoro a parità di produzione, quindi meno potere d'acquisto per il cliente

 

 

 

io vedo le cosa dal basso, ricevo i curriculum delle persone rimaste senza lavoro, sento le loro lamentele

e faccio come i bambini, faccio il gioco del perchè

perchè c'è la crisi? perchè la gente consuma di meno

perchè la gente consuma di meno? perchè molti hanno perso il lavoro, ma veramente tanti

perchè le fabbriche hanno chiuso? perchè la domanda di produzione si è spostata altrove, il lavoro che la fabbrichetta nel garage di tommasino svolgeva per conto della wampum oggi lo svolge qualche altra fabbrica in tunisia o polonia e lo fa per conto della benetton

 

 

la gente che oggi in italia ha ancora un lavoro, ed è la maggioranza, probabilmente sta meglio nel 2014 che nel 1984

ma c'è troppa nuova disoccupazione, troppi nuovi poveri che l'italia ieri non aveva

 

io vedo che la ricchezza e l'imprenditoria sono meno diffuse

anche se la ricchezza complessiva è cresciuta, si è comunque concentrata nelle tasche di meno persone

al riguardo ti suggerisco di non guardare il PIL ma di guardare il numero dei nuovi poveri

 

 

ed in risposta a max stirner, non guarderei le nicchie e le eccellenze, le piccole aziende che prosperano perchè hanno trovato un loro laghetto nel quale fare i pesci grossi esistono oggi ma esistevano pure trent'anni fa

la mia riflessione invece prende in oggetto i beni di consumo di massa, quelli che muovono i volumi di denaro maggiori

e mi sembra inconfutabile che oggi questi volumi di denaro vadano a finire in un numero minore di tasche


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#19 Russian

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Inviato 15 ottobre 2014 - 06:59

E' un po' come se invitassimo a cena cento omoni affamati pretendendo che il frigorifero resti pieno e che la tavola resti intatta.

 

 

Non c'è molto altro da aggiungere parlando di Italia. Calza dallo sport alla politica passando per la religione.


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FORZA LEGA, FORZA SALVINI!

#20 soul crew

soul crew

    stocazzo

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Inviato 15 ottobre 2014 - 07:16

Cerezo la concentrazione di cui parli va bene oer il commercio, per le industrie è esattamente il contrario. E il problema è proprio quello, le mitizzate pmi da sole non lo reggono il sistema
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