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Milton Friedman


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9 replies to this topic

#1 Guest_Ortodosso_*

Guest_Ortodosso_*
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Inviato 17 novembre 2006 - 02:59

...è morto. In novantaquattro anni si è fatto comunque un bel giro. E` il caso di ricordarlo, magari in un angolino dietro a Merola. Si trattava di una di quelle pochissime persone del tipo Michael Jordan o Indro Montanelli: era ancora in attività e già si sapeva che era il più grande di tutti.

E` il più grande economista del ventesimo secolo, uno dei più grandi di sempre. Intellettuali, non solo economisti. E come gran parte dei suoi pochissimi colleghi, specialmente contemporanei, del genio aveva anche i modi. La sua proposta unisce un'impareggiabile riflessione sulla condizione umana a una padronanza assoluta del metodo scientifico economico, e a uno squisito senso della parola parlata e scritta. Con una tranquillità disarmante menava colpi tremendi volti a distruggere tutti i pregiudizi e i postulati intoccabili del passato. Poteva dire e scrivere di ciò che volesse - e l'ha fatto.

SI può dire che tutta la micro/macroeconomia odierna scavi nel solco arato da Friedman. Milton Friedman sta all'economia come i Kraftwerk al rock, se i Kraftwerk avessero inventato anche il punk. Ha ricevuto il Nobel nel 1976, e il pari riconoscimento recentemente tributato a Phelps è praticamente un altro Nobel a Milton - Phelps arrivò alle stesse conclusioni di Friedman nello stesso periodo, indipendentemente.

C'è qualche venerando anche qui che si ricorderà delle crisi degli anni Settanta: se ora non siete in giro con il catorcio di Fantozzi, ma in Jaguar ascoltando l'iPod, Milton Friedman è la prima persona che dovete ringraziare, dopo voi stessi e i vostri maestri.

Quando il mondo aveva completato la ripresa dalla Depressione e dalla guerra, c'era in giro l'opinione che alla fine, non si capisce bene perché, le crisi economiche sono cicliche ed inevitabili, ma risolvibili: si pompa un po' di moneta pubblica nella macchina (la stampiamo e/o abbassiamo i tassi), si creano un po' di posti di lavoro, si rimette in moto la macchina, e adda passa' a nuttata.

Il merito principale di Friedman è l'avere inequivocabilmente dimostrato nella teoria (mentre la Storia lo stava facendo nella pratica) che trattavasi di un coacervo di pisellate. Stimolare la crescita non porta a una diminuzione della disoccupazione nel lungo periodo, ma solo a un più alto livello dei prezzi. Il boom del dopoguerra non è dovuto alla politica monetaria o fiscale dei burocrati: è dovuto al fatto che la gente ha lavorato parecchio, e alla tecnologia. E` la produttività che cambia davvero i valori in campo. Mi rendo conto che in Italia, e particolarmente da queste parti, questo possa suonare sorprendente: per il resto del mondo è verità assodata.

Il secondo grande merito di Friedman è aver documentato con pari rigore come il massimo benessere si raggiunga minimizzando l'estensione dell'intervento governativo nelle vite degli uomini (e massimizzando la potenza e la precisione di esso dove è necessario).

Quelli di voi che si fanno le canne non si sentano obbligati a votare Pannella o Caruso e a campeggiare nei Paesi Bassi, ma si leggano Friedman, che vent'anni fa ha dato la spiegazione definitiva del perché la liberalizzazione delle droghe leggere sia la miglior politica possibile contro la droga.

Milton Friedman, l'uomo, lo scrittore e lo studioso, è un gigante del progresso, dell'intelligenza e della potenza della mente, ed è stato il peggior nemico dell'approssimazione, dell'interesse, e delle teste di cazzo. L'opera di Friedman è tuttora della massima attualità: pare in grado di spiegare anche l'economia di oggi, quella della conoscenza. In particolar modo l'Europa ha un disperato bisogno di Friedman. L'Italia dovrebbe anelare un po' di Milton Friedman, il forum di Ondarock ancora di più, se possibile: la canzone da dedicargli non può non essere Chicago, di Sufjan Stevens.

I never characterize myself as a conservative economist. As I understand the English language, conservative means keeping things as they are. I don't endorse keeping things as they are. The true conservatives today are the people who are in favor of even bigger government. People who call themselves liberals today, the new dealers, they are the conservatives, because they want to keep going the path we are going on. I would like to dismantle that. I call myself a liberal, in the true sense of liberal, in the sense pertaining to freedom. One of the great mistakes is to judge policies and programs by their intentions rather than their results. We all know a famous road that is paved with good intentions. The people who go around talking about their soft heart - I share their - I admire them for the softness of their heart, but unfortunately, it very often extends to their head as well, because the fact is that the programs that are labeled as being for the poor, for the needy, almost always have effects exactly the opposite of those which their well-intentioned sponsors intend them to have.

Milton Friedman (da qui, testo completo qui, che pare scritto per l'Italia, oggi.)

O.



#2 genio_incivile

genio_incivile

    pivello

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Inviato 17 novembre 2006 - 05:39

http://epistemes.org...uniti-damerica/

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#3 genio_incivile

genio_incivile

    pivello

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Inviato 17 novembre 2006 - 06:00

http://www.forcesita...les/foglio2.htm

Il primo link (quello più in alto) è un'esposizione semplice ma esaustiva delle teorie di Friedman sull'efficacia delle politiche antiproibizioniste applicate alla droga.

Il secondo link racconta come nei paesi anglosassoni queste teorie stiano guadagnandosi sostenitori persino tra i conservatori.
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#4 sheikyerbouti

sheikyerbouti

    anti-intellettuale, coerente, obiettivo, ironico, arguto, spacca

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Inviato 17 novembre 2006 - 06:41

grazie friedman.

r.i.p.

p.s.: bentornato, ortodosso...
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#5 Russian

Russian

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Inviato 17 novembre 2006 - 08:21

grazie friedman.

r.i.p.



Grazie anche per aver detto ( quando io,sheikyerbouti,Claudio e Number5 eravamo forse gli unici adulti del forum) che l'imminente avvento dell' Unione Europea gli sembrava tanto il "Quarto Reich". Che a qualcuno è servito a mettersi in guardia..
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#6 astrodomini

astrodomini

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Inviato 17 novembre 2006 - 18:11

Un grande pensatore e un grande economista, ho letto poco e mi riprometto di approfondire (il libro "Capitalismo e Libertà" risiede nella mia wishlist libraria da una vita). Dispiace che il mondo abbia perso una mente dotata di tali possibilità e qualità.
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the music that forced the world into future


#7 Claudio

Claudio

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Inviato 17 novembre 2006 - 21:32

Quando ho iniziato a farmi le prime nozioni d'economia, mi ero istintivamente schierato dalla parte del suo grande rivale, Keynes.
Mi sembrava, la sua, una prospettiva più giusta e più nobile per lo sviluppo dell'umanità, sebbene probabilmente utopistica.
Friedman, ahimé, ci ha smentiti sonoramente, facendo crollare quel che restava delle illusioni keynesiane.
Aveva ragione lui, c'è poco da fare. Anche se magari in molti hanno tratto dalle sue idee l'alibi per eccessi di liberismo incontrollato o per bagni di sangue sociali.

Questa, in particolare

One of the great mistakes is to judge policies and programs by their intentions rather than their results. We all know a famous road that is paved with good intentions. The people who go around talking about their soft heart - I share their - I admire them for the softness of their heart, but unfortunately, it very often extends to their head as well, because the fact is that the programs that are labeled as being for the poor, for the needy, almost always have effects exactly the opposite of those which their well-intentioned sponsors intend them to have.



è una grande verità, che diventa enorme se applicata all'Italia di oggi.
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#8 virginia wolf

virginia wolf

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Inviato 18 novembre 2006 - 17:47


Quelli di voi che si fanno le canne non si sentano obbligati a votare Pannella o Caruso e a campeggiare nei Paesi Bassi, ma si leggano Friedman, che vent'anni fa ha dato la spiegazione definitiva del perché la liberalizzazione delle droghe leggere sia la miglior politica possibile contro la droga.

O.


??La maggior parte dei reati non è commessa da gente affamata di pane, ma da gente affamata di droga. Il proibizionismo dovrebbe averci insegnato qualcosa. Quando il proibizionismo entrò in vigore, nel 1920, Billy Sunday, celebre predicatore evangelico e capo della crociata contro il Demone Rum, celebrava l??avvenimento con queste parole: ??Il regno delle lacrime è finito. Gli slums saranno solo un ricordo. Trasformeremo le nostre prigioni in fabbriche e le nostre celle in magazzini e granai. Gli uomini cammineranno a testa alta adesso, e le donne sorrideranno e i bambini rideranno. L??Inferno rimarrà sfitto per sempre?. Oggi sappiamo quanto tragicamente si sbagliasse. Nuove prigioni e nuove celle dovettero essere costruite per ospitare i criminali proliferati in virtù della trasformazione del consumo di bevande alcoliche in un crimine contro lo stato. Il proibizionismo minò il rispetto nella legge, corruppe i suoi tutori, creò un clima morale di decadenza e, in definitiva, non arrestò il consumo di alcol. Nonostante la tragica lezione dei fatti, sembriamo destinati a ripetere esattamente lo stesso errore nell??affrontare il problema della droga?.La proibizione ?? di bere, come di fumare, o di assumere stupefacenti ?? è un tentativo di cura che secondo noi, peggiora le cose sia per chi ne è schiavo sia per gli altri. Dunque, anche per chi ritenesse eticamente giustificata la proibizione da parte dello stato dell??assunzione di stupefacenti, dovrebbe ammettere che l??adozione di tali misure è sconsigliabile per considerazioni di opportunità. Prendiamo, innanzitutto, il tossicodipendente. La legalizzazione della droga potrebbe aumentare il numero dei tossicodipendenti, ma ciò non è sicuro. Il frutto proibito è affascinante, soprattutto per i giovani. Una considerazione ancora più importante è che molte persone sono deliberatamente spinte a diventare tossicodipendenti dagli spacciatori, che danno ai probabili candidati la prima dose gratuitamente. Allo spacciatore rende comportarsi così, perché una volta agganciato, il tossicomane è un consumatore obbligato. Se le droghe fossero legalmente disponibili, ogni possibile profitto da questa inumana attività, sparirebbe in larga misura, perché il tossicomane potrebbe comperare da una fonte meno cara?il singolo tossicomane avrebbe netti vantaggi dalla legalizzazione della droga. Oggi le droghe sono sia estremamente care sia di qualità molto incerta. I tossicomani sono spinti a collegarsi con i criminali per ottenere la droga e diventano criminali essi stessi per finanziare l??abitudine. Corrono costantemente rischi di morte e di malattia. Prendiamo la situazione dei non tossicodipendenti. Ciò che ci danneggia nell??abitudine di altri all??uso delle droghe deriva principalmente dal fatto che le droghe sono illegali. Si stima che da un terzo a metà di tutti i reati di natura violenta o contro la proprietà negli Stati Uniti siano commessi o da tossicomani dediti ad attività criminali per finanziare la loro abitudine, o da scontri tra gruppi rivali di spacciatori o nel corso dell??importazione e della distribuzione di droghe illegali. Con la legalizzazione delle droghe, la criminalità di strada crollerebbe immediatamente. Di più, tossicomani e spacciatori non sono il soli ad essere corrotti. Quando sono in gioco somme immense, è inevitabile che qualche poliziotto relativamente sottopagato o qualche altro funzionario pubblico ?? anche tra quelli ben pagati ?? soccomba alla tentazione del facile arricchimento?per quanto le droghe siano dannose per quanti le usano, è nostra ponderata opinione che cercare di proibirne l??uso fa ancora più male sia a chi le usa sia a noi. La legalizzazione delle droghe ridurrebbe simultaneamente il numero dei delitti e migliorerebbe il rispetto della legge. E?? difficile immaginare qualunque altro singolo provvedimento che possa dare un maggiore contributo alla promozione della legge e dell??ordine??.
Milton Friedman


Cogliamo l'occasione magari per ricordare la recente scomparsa anche di un grande liberale di casa nostra, Nicola Matteucci, uno dei fondatori della Rivista "Il Mulino" di Bologna.
http://www.radicali....ew.php?id=72446
  • 0
Penso a come contiamo poco, come tutti contino poco; com'è travolgente e frenetica e imperiosa la vita, e come tutte queste moltitudini annaspino per restare a galla.

#9 Guest_spacemen_*

Guest_spacemen_*
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Inviato 19 novembre 2006 - 12:47

grande Virginia. Sono sempre felice quando scopro che c'è un frequentatore di radicali.it

Poi Pannella,non certamente Caruso,e ancor più di Marco l'ex segretario Capezzone fanno una politica che rispecchia totalmente le idee di Friedman.Quindi si mi sento obbligato a votarlo.

#10 Guest_Surfer_*

Guest_Surfer_*
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Inviato 20 novembre 2006 - 17:13

qualcuno mi da un link dove la sua teoria economica sia spiegata in modo esaustivo?




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