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[Monografia] Joel Coen (E Suo Fratello Ethan)


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164 replies to this topic

#21 Guest_vegeta_*

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Inviato 23 febbraio 2007 - 12:32

e quello stile accademico simil-Kubrick


eh?

#22 Jules

Jules

    Pietra MIliare

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Inviato 23 febbraio 2007 - 13:33

I Coen non mi piacciono. Mi infastidiscono sopratutto i dialoghi e quello stile accademico simil-Kubrick che fatica a sprigionare emozioni e l'eccesso di citazionismo.

Comunque è questione di gusti: riconosco che il cinema lo sanno fare eccome.

Il loro film che ho preferito è Fargo, mentre al'estremo opposto ci metto Fratello dove sei, che ho trovato troppo pretenzioso, anche se può vantare una libertà tematica ed espressiva che non si trova facilmente in altri autori.


Spiega cosa non ti piace dei "dialoghi"...e poi che vuol dire che uno stile simil-Kubrick si fatica a sprigionare emozioni?
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#23 satyajit

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Inviato 23 febbraio 2007 - 13:35

Molti critici li hanno accostati a Kubrick: se leggi la loro monografia del Castoro ne parlano.

Il problema però è che di Kubrick ce n'è uno. Diffidare delle imitazioni!


p.s.: ora sono al lavoro, se trovo il temp più tardi approfondisco.
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#24 Jules

Jules

    Pietra MIliare

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Inviato 23 febbraio 2007 - 13:37

Preferisco farmele io le idee, le monografie le lascio al tempo libero...e, perbacco, di Kubrick non ci vedo una cippa nello stile coeniano...comunque attendo una tua argomentazione in merito cosicchè si possa intavolare una nuova interessante discussione..
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#25 satyajit

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Inviato 23 febbraio 2007 - 15:43

I Coen e Kubrick si approcciano al cinema di genere modificandone le regole, pur conoscendole molto bene, spesso fondendo più generi in un unico film.

Per farlo, adottano uno stile relativamente statico e dedicano un'attenzione quasi maniacale per l'angolazione dell'inquadratura, impiegando largamente il grandangolo, posizionando talvolta la mdp a picco rispetto all'attore, limitandosi a movimenti di macchina e di zoom essenziali, a velocità moderatamente ridotta, farcendo l'opera di citazioni, cinematografiche i Coen, pittoriche Kubrick. Anche il montaggio non punta affatto sul gran ritmo, mentre la recitazione degli attori, pur non essendo eccessivamente enfatica, non è mai naturalistica.

Idem per dialoghi. Quelli dei Coen non mi piacciono perchè non c'è mai uno scambio di battute "normali", viene sempre ricercata la frase a effetto o l'aforisma, spesso ricorrendo a un linguaggio sboccato (che per Kubrick è tale solo nei contesti appropriati, come quello militare).

I film di entrambi non puntano sulla commozione o sull'empatia, ma sull'appagamento intellettuale (tranne che per le commedie pure dei Coen, genere su cui Kubrick non si è mai cimentato, dove l'obbiettivo è appunto il divertimento, anche se non del tutto spensierato).
Tuttavia, mentre nell'opera di Kubrick traspare un umanesimo universale, una tensione al sublime, i film dei Coen mi sembrano molto autoreferenziali. Al di là di un pessimismo di fondo e di una riflessione sul fato, a mio parere quello che più interessa agli autori è proprio lo scardinamento delle convenzioni dei generi. Questione che può interessare a molti, ma che non è precisamente quello che ricerco io in un film.

Questo è quello che ho colto dalla visione di alcuni di una buona metà dei loro film. Chiaro che non sono un esperto, ma proprio perchè non mi piacciono non lo diventò tanto facilmente.

Ora però dovete dirmi perchè secondo voi non ci sono analogie tra loro e Kubrick, visto che per me sono abbastanza evidenti.

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#26 Jules

Jules

    Pietra MIliare

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Inviato 23 febbraio 2007 - 19:16

I Coen e Kubrick si approcciano al cinema di genere modificandone le regole, pur conoscendole molto bene, spesso fondendo più generi in un unico film.


Questa è l'unica cosa che hanno in comune...ma d'altronde lo riconosci pure te quando in seguito distingui le vie separate che prendono nell'affrontarla concretamente, questa modifica delle regole di un genere...la ricerca di Kubrick è sempre umanistica, reale, sociale, i generi cinematografici da scardinare sono solo un mezzo per arrivare laddove il soggetto del film si era prefisso di arrivare fin dal principio...dunque in Kubrick la rivisitazione dei generi è dovuta, direi, al rifiuto di accettare una noiosa standardizzazione secolare delle tecniche di messa in scena...

I Coen, è vero, fanno molto più metalinguismo fine a se stesso...è un'indagine, per lo più, strettamente cinematografica, ma su questo non posso certo sperare di convincerti della loro grandezza se tu stesso ammetti, da un punto di vista soggettivo, che c'è un determinato "qualcosa" che ricerchi in un film...e di qui si spiega la tua idiosincrasia per il surrealismo delle sceneggiature e delle scelte tecniche di ripresa...da parte mia posso soltanto dire che, siccome quando guardo un film non ho preconcetti di sorta e non cerco mai un "qualcosa" piuttosto che un altro "qualcosa", godo enormemente anche per come certi autori si divertono e fanno divertire con un semplice (che poi definire semplici le scritture di copioni come quello di Fargo, Il grande Lebowski, L'uomo che non c'era è cosa piuttosto criminale) lavoro di cinema puro..
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#27 satyajit

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Inviato 24 febbraio 2007 - 12:27

Questa è l'unica cosa che hanno in comune


Altri due elementi in comune, che nel post precedente mi sono dimenticato, sono il feroce humor nero e l'irruzione del grottesco nella realtà, riscontrabile in Kubrick in film come Il dottor Stranamore  e Full Metal Jacket e in un po' tutta l'opera dei Coen.

L'influenza del Maestro è ammessa dagli stessi fratelli, in particolare per quanto riguarda "l'aspetto molto formale nel suo approccio alla materia, la progressione regolare dal prosaico verso il barocco".


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#28 Jules

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Inviato 18 ottobre 2007 - 09:09

Prima di andare a vedere Ratatouille, ieri sera ho finalmente riaffrontato Barton Fink...che per me resta uno dei loro film in assoluto più deboli, ed ovviamente ha vinto la Palma d'Oror a Cannes...

E' l'unico film dei Coen senza quella loro proverbiale ironia che rende il loro cinema impermeabile al rischio di essere tacciato di snobismo, trombonismo, noioso e pedante contenutismo, cose che invece, nella discesa agli inferi del talentuoso scrittore che accetta di corrompere il suo talento, ci stanno eccome, purtroppo...mi ha proprio dato l'idea di essere un classico "film da festival", di quelli pianificati per entusiasmare le giurie...addirittura, e la cosa è ancor più clamorosa se pensiamo che si tratta dei Coen, mi è sembrata irrisolta la stessa trama, con alcuni vezzi buttati qua e là senza aiutare un minimo lo spettatore a raccapezzarcisi...comunque John Turturro è un mostro di bravura (come pure John Goodman)..
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#29 Homer

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Inviato 18 ottobre 2007 - 13:53

Ma quando esce quello nuovo?
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"Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Vlues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracey"

"Saigon. Merda. Sono ancora soltanto a Saigon. Ogni volta penso che mi risveglierò di nuovo nella giungla"


#30 Flight

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Inviato 18 ottobre 2007 - 14:19

Prima di andare a vedere Ratatouille, ieri sera ho finalmente riaffrontato Barton Fink...che per me resta uno dei loro film in assoluto più deboli, ed ovviamente ha vinto la Palma d'Oror a Cannes...

E' l'unico film dei Coen senza quella loro proverbiale ironia che rende il loro cinema impermeabile al rischio di essere tacciato di snobismo, trombonismo, noioso e pedante contenutismo, cose che invece, nella discesa agli inferi del talentuoso scrittore che accetta di corrompere il suo talento, ci stanno eccome, purtroppo...mi ha proprio dato l'idea di essere un classico "film da festival", di quelli pianificati per entusiasmare le giurie...addirittura, e la cosa èancor più clamorosa se pensiamo che si tratta dei Coen, mi è sembrata irrisolta la stessa trama, con alcuni vezzi buttati qua e là senza aiutare un minimo lo spettatore a raccapezzarcisi...comunque John Turturro è un mostro di bravura (come pure John Goodman)..



per me è l'esatto contrario, ma va bene così, meglio una pluralità di vedute.

Solo non vorrei che la consapevolezza di questa targa apposta al film, il riconoscimento (Palma d'Oro meritatissima) ti abbia un pò obnubilato ciò che il film offre, una lucida, grottesca, spiazzante parabola esistenziale (Lo scrittore di teatro profeta in patria -New York-, che clamorosamente cicca la più facile delle trasferte, a dirigere favolette morali di genere a Hollywood); una discesa agli inferi kafkiana/polanskiana, l'insinuarsi dell'imprevisto che avanza e corrode l'abitudinario, il caso che falcia vite umane e ordisce incontri a proprio piacimento. L'uomo è incapace di controllare il proprio destino, è un pupazzo in mano a forze inconoscibili. L'eterna commedia-tragedia di un personaggio pirandelliano, talmente emblematico da essere chiunque, lo smascheramento di un inganno protratto, il relativo castello di carte che va per aria e il nichilismo, l'abbandono, il suicidio artistico-esi(sten)ziale.

Ironia, grottesco a palate, velenoso sarcasmo, atmosfera caustica, claustrofobica, espressionista, che veicola una galleria di personaggi improbabili quanto plausibili (non è l'arte ma la vita il luogo che ospita le maggiori stranezze!), la sensazione che il terreno frani continuamente sotto i piedi, ma ritardi, sadicamente, lo schianto, il nostro precipitare nel vuoto.

Uno dei tre-cinque primi film dei Coen.
Dubito tornino più a questi livelli di espressività, di magnificenza.
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fabio

#31 Jules

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Inviato 18 ottobre 2007 - 18:13

per me è l'esatto contrario, ma va bene così, meglio una pluralità di vedute.

Solo non vorrei che la consapevolezza di questa targa apposta al film, il riconoscimento (Palma d'Oro meritatissima) ti abbia un pò obnubilato ciò che il film offre, una lucida, grottesca, spiazzante parabola esistenziale (Lo scrittore di teatro profeta in patria -New York-, che clamorosamente cicca la più facile delle trasferte, a dirigere favolette morali di genere a Hollywood); una discesa agli inferi kafkiana/polanskiana, l'insinuarsi dell'imprevisto che avanza e corrode l'abitudinario, il caso che falcia vite umane e ordisce incontri a proprio piacimento. L'uomo è incapace di controllare il proprio destino, è un pupazzo in mano a forze inconoscibili. L'eterna commedia-tragedia di un personaggio pirandelliano, talmente emblematico da essere chiunque, lo smascheramento di un inganno protratto, il relativo castello di carte che va per aria e il nichilismo, l'abbandono, il suicidio artistico-esi(sten)ziale.

Ironia, grottesco a palate, velenoso sarcasmo, atmosfera caustica, claustrofobica, espressionista, che veicola una galleria di personaggi improbabili quanto plausibili (non è l'arte ma la vita il luogo che ospita le maggiori stranezze!), la sensazione che il terreno frani continuamente sotto i piedi, ma ritardi, sadicamente, lo schianto, il nostro precipitare nel vuoto.

Uno dei tre-cinque primi film dei Coen.
Dubito tornino più a questi livelli di espressività, di magnificenza.


Sempre un piacere leggerti, ma il punto è che secondo me i Coen giocano a fregarci...

Quando tu dici "l'uomo è incapace di controllare il suo destino, un pupazzo in mano a forze inconoscibili" implicitamente dai delle connotazioni molto profonde a questo film (correggimi se sbaglio)...mentre io vedo la chiave del film in una frase di John Goodman, che possiamo pure considerare il manifesto da sempre del cinema dei fratelli:

"Mi sono rotto il cazzo degli scrittori realisti, basta con il realismo, non mi interessa la realtà in un libro"

Il cinema dei Coen, ed è questa la cosa che personalmente me li ha sempre fatti amare, è un cinema molto più scanzonato di quanto molti, soprattutto quando li premiano, pensino: è un cinema fatto di grottesco e surrealismo all'enesima potenza, e ciò non è usato (tranne in pochi casi) come mezzo per parlare di qualche risvolto umano, ma prevalentemente lo si usa fine a se stesso, per provocare la reazione stupita dello spettatore...l'ambizione encomiabile di Barton Fink è che è un programma di tutta la loro carriera rinchiusa dentro un film: c'è il totale rifiuto di un certo realismo nella trama, i personaggi sono palesemente estremi, c'è l'omicidio (che non porta a niente, non è funzionale al resto, non viene manco risolto, non c'è alcuna connessione logica con il resto del film), insomma tutti i vezzi cari ai Coen...

Non so, detta così sembra quasi che ci rivedo le stesse emozioni di Lebowski o di Fargo, semplicemente mi è sembrato un esercizio intellettuale troppo ricercato, non appassionante come altre volte (e tieni presente che so di aspettarmi un cinema molto freddo anche al loro meglio dai Coen)...

Detto questo, non c'entra niente ma il nuovo film della Pixar è bellissimo..
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#32 Homer

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Inviato 18 ottobre 2007 - 22:14

Quando tu dici "l'uomo è incapace di controllare il suo destino, un pupazzo in mano a forze inconoscibili" implicitamente dai delle connotazioni molto profonde a questo film (correggimi se sbaglio)...


Beh, ma secondo me in molti dei film dei Coen c'è anche, spesso, la persona che finisce, per un motivo quanto mai futile, in situazioni più grandi di lui, la persona proprio in balia del destino...cioè, l'ironia, il surreale, il grottesco sono scelte, che non fanno altro che sottolinerare tutto questo. Tu dici -al contrario- che questo non viene sempre usato come mezzo per parlare di qualche risvolto umano (come invece sottolineo io), ma prevalentemente lo si usa fine a se stesso (citando parole tue).
Forse sono vere entrambe le cose. Nel primo caso per Fargo e L'uomo che non c'era. Nel secondo per Il grande Lebowsky: surreale e grottesco arrivano ad un punto tale che il film vive solo di loro, con delle situazioni assurde che vengono create lungo tutta la sua durata. Ecco, per questo film, accetto il fatto che il surreale sia fine a se stesso nel cinema dei Coen, per divertire e stupire.
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"Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Vlues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracey"

"Saigon. Merda. Sono ancora soltanto a Saigon. Ogni volta penso che mi risveglierò di nuovo nella giungla"


#33 Guest_vegeta_*

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Inviato 18 ottobre 2007 - 23:49



Detto questo, non c'entra niente ma il nuovo film della Pixar è bellissimo..


è un capolavoro! :-* Apri il thread cazzarola!

#34 reitz

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Inviato 23 ottobre 2007 - 14:43

qualcuno in giro per il mondo ha visto NON E' UN PAESE PER VECCHI?

io ho appena finito il libro di mccarthy, straordinario! Un grande libro sull??America dei nostri giorni. Con molti dubbi e poche certezze. Dialoghi serratissimi e stile fatto apposta per il cinema...


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#35 Jules

Jules

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Inviato 21 febbraio 2008 - 22:55

Esce domani nelle sale italiane "Non è un paese per vecchi"...da parte mia non posso che invitarvi ad andarlo a vedere il prima possibile...

Visto da due giorni, ancora mi sono riuscito a trattenere dal proferir parola, onde evitare, commentando, di farmi scappare anche un sol minimo spoiler (è proprio un peccato mortale rovinarselo perchè qualcuno ti ha raccontato qualcosa)...per ora posso dire solo che...vabbè ne riparliamo sabato..
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#36 Homer

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Inviato 21 febbraio 2008 - 23:02

Mi fai venire ancora di più l'acquolina in bocca!!!
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"Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Vlues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracey"

"Saigon. Merda. Sono ancora soltanto a Saigon. Ogni volta penso che mi risveglierò di nuovo nella giungla"


#37 Jules

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Inviato 22 febbraio 2008 - 10:50

Una cosa la voglio dire...quest'uomo è un mito

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#38 Homer

Homer

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Inviato 22 febbraio 2008 - 11:24

Ma pettinato così o in quanto tale?
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"Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Vlues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracey"

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#39 nicholas_angel

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Inviato 22 febbraio 2008 - 12:36

Nah... io lo trovo sopravvalutato ;D
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#40 Cartaìno- non Cartàino

Cartaìno- non Cartàino

    pivello

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Inviato 22 febbraio 2008 - 18:39

jules, il grande falsone, ma ad un certo punto la sua menzogna riflettette la mia e da allora non riesco a sentire più nulla...

???
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