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Mank (Fincher, 2020)


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29 replies to this topic

#1 Tom

Tom

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Inviato 09 dicembre 2020 - 23:35

Mank-recensione-Netflix-6-699x466.jpg

 

Ebbene si' dai, grande film, Mank. Il suo piu' elegante, allusivo e politico. Se Social Network era un film che metteva direttamente in scena l'atmosfera del decennio allora appena concluso, questo e' una parafrasi degli anni del trumpismo ""fingendo"" di parlare di un film degli anni 40 in cui si inchiodava certa roba degli anni 30. La storia di una vendetta etica, di uno scritore "lost" e un po' loser contro gli eterni vincitori coi miliardi e il potere. In questo senso un grande film noir senza il noir, come del resto Quarto potere.

Ma anche una storia di fantasmi della Storia, con i dialoghi zeppi di riferimenti a fatti, nomi e situazioni per lo piu' dimenticati. E ovviamente e' classico cinema sul cinema, con quel mix di amore e disgusto che quasi sempre hanno i film meta.

Bianco e nero da strapparsi gli occhi e cast di stralusso, con Oldman che naturalmente regna da attore "Re", wellesianamente.

 

Prevedibilmente la parte meno interessante e' quella legata alla polemica tra Mankiewicz e Welles, fortunatamente confinata nei minuti finali, e, proprio nel momento in cui sembra svaccare, nobilitata dalla sfumatura che i personaggi sembrano autoconsapevoli di star recitando una recita dovuta. Comunque resta una polemica stupida: che anche la migliore delle sceneggiatura cinematografica resti materia inerte se non c'e' l'occhio giusto a mettrla in scena lo prova l'esistenza di una caterva di remake di merda di grandi film che pure in teoria raccontano la stessa storia. Toh, altro appunto: un po' opaca e sottomessa la caratterizzazione del fratello Joseph, che insomma diventera' un regista tra i piu' grandi, mentre qui sembra un tizio un po' ingenuo vissuto all'ombra del fratello.    


  • 5

#2 lazlotoz

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Inviato 10 dicembre 2020 - 16:39

Allora, a livello di sensazioni per me è stata abbastanza contraddittoria come esperienza. Ci son dei momenti di altissimo cinema, dove davvero Fincher piazza dei colpi perfetti anche e soprattutto grazie a Oldman (davvero oltre la perfezione). E pure dei momenti di piccole cose un po' cheap (su tutti la parte finale con Welles). Non ho ben inquadrato alcune citazioni nelle immagini (la palla di vetro di Quarto potere)

L'ho trovato poco Fincheriano (asd), soprattutto nel suo essere un po' nostalgico. Nel voler riproporre alcuni stilemi di quel cinema là non sempre mi è sembrato a impeccabile (cioè, non è Maddin e si sapeva, però forse mi ha tenuto distante).

 

Sicuramente rimane un bellissimo ritratto di un personaggio bellissimo. Pure un bellissimo film.

Ci penso un attimo e poi magari approfondisco.


  • 1

#3 Tom

Tom

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Inviato 10 dicembre 2020 - 18:16

Si' anch'io devo digerire alcune cose, ma e' anche la cosa bella di film di questa complessita'.

Il ritratto di Welles soprattutto. Anche se so di contraddirmi essendo tra quelli che hanno difeso la versione "eretica" di Bruce Lee nell'ultimo Tarantino, in quanto funzionale al discorso del film. Certo, c'e' che Bruce Lee da quel film ne esce comunque almeno come un tipo simpatico, qui Welles e' ne' piu' ne' meno che uno degli antagonisti negativi del film che assediano il protagonista. Ok, Fincher ci mette i livelli di lettura, a cominciare dal fatto che mette in scena Welles attraverso i suoi personaggi, quindi e' come se dicesse "non e' mai veramente lui" (che e' quello che Mank dice dei personaggi della sceneggiatura), ma ovviamente a chi non conosce la storia questo film dira' soltanto: "quel falzo e impostore di Welles ha rubato il film al povero Mank, vergogna!!!".


  • 1

#4 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 10 dicembre 2020 - 19:43

Sì, ha complessità e profondità. Al di là del fatto che racconta intrecci e cose varie di personaggi più o meno noti (diciamo che qualcosa noi magari lo sappiamo, ma il pubblico in generale si perde i vari Meyer, Thalberg, o il fratello Mankiewicz... e magari pure Hearst) ha delle aperture sul potere propagandistico del cinema niente male, sullo sfruttamento dei lavoratori, sull'ipocrisia etc etc 

È scritto molto bene, senza dubbio alcuno.

 

Si Welles sul finale così così. E sicuro che passa un po' così come dici. Non ho letto ancora nulla in giro sul film, aspetto la rece di OC.


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#5 Signor Armando

Signor Armando

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Inviato 11 dicembre 2020 - 02:11

Non ho letto ancora nulla in giro sul film.

Eh, campa cavallo


 


  • 0

"Tu pensi che la storia abbia le sue eccezioni; invece non ne ha nessuna. Pensi che la razza abbia le sue eccezioni; neanche per sogno.

  Non esiste alcun particolare diritto alla felicità, né esiste un diritto alla sventura. Non esiste tragedia, non esiste genio.

  La tua sicurezza e i tuoi sogni non hanno fondamento. Se su questa terra appare qualcosa di eccezionale, una particolare bellezza o una particolare

  manifestazione del male, la natura lo scova subito e lo estirpa."

 

"Sei benvenuto come una merda dentro una piscina."

 

L'intelligenza di cui ero dotato ha suppurato per mancanza di materia a cui applicarsi e ha preso strade diverse.


#6 William Blake

William Blake

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Inviato 12 dicembre 2020 - 20:45

Attraverso il racconto della genesi della sceneggiatura di "Quarto potere", David Fincher firma un ritratto cinico e disincantato della Hollywood degli anni Trenta. Passion project realizzato a partire da una sceneggiatura del padre, rimasta nel cassetto per anni, il film risulta tanto interessante quanto profondamente irrisolto

 

mank-locandina.jpg

 

http://www.ondacinem...nk-fincher.html


  • 2
Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#7 Kerzhakov91

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Inviato 14 dicembre 2020 - 11:22

Ma anche una storia di fantasmi della Storia, con i dialoghi zeppi di riferimenti a fatti, nomi e situazioni per lo piu' dimenticati. 

 

Rispetto a "C’era una volta a… Hollywood" ci sono sicuramente meno concessioni al grande pubblico, è un film ancora più pensato per i cinefili. Fincher ti immerge in quel mondo, e se non sai nulla della Vecchia Hollywood degli anni 30 e 40, di Louis B. Mayer e della MGM, di William Randolph Hearst, di Orson Welles e di "Quarto potere"… rischi di annoiarti, di rimanere disorientato e di capirci poco o nulla. Oppure, peggio ancora, di giungere a conclusioni affrettate e fuorvianti del tipo "ha fatto tutto Mank" (novello Eno  asd). Da questo punto di vista, mi è parsa un'opera abbastanza coraggiosa. Un plauso anche a Netflix per averci creduto. 
 
A me comunque è piaciuto (anche se non sono ancora in grado di dire quanto), ma non faccio probabilmente testo.

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#8 Pancakes

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Inviato 14 dicembre 2020 - 16:21

 

Ma anche una storia di fantasmi della Storia, con i dialoghi zeppi di riferimenti a fatti, nomi e situazioni per lo piu' dimenticati. 

 

Rispetto a "C’era una volta a… Hollywood" ci sono sicuramente meno concessioni al grande pubblico, è un film ancora più pensato per i cinefili. Fincher ti immerge in quel mondo, e se non sai nulla della Vecchia Hollywood degli anni 30 e 40, di Louis B. Mayer e della MGM, di William Randolph Hearst, di Orson Welles e di "Quarto potere"… rischi di annoiarti, di rimanere disorientato e di capirci poco o nulla. Oppure, peggio ancora, di giungere a conclusioni affrettate e fuorvianti del tipo "ha fatto tutto Mank" (novello Eno  asd). Da questo punto di vista, mi è parsa un'opera abbastanza coraggiosa. Un plauso anche a Netflix per averci creduto. 
 
A me comunque è piaciuto (anche se non sono ancora in grado di dire quanto), ma non faccio probabilmente testo.

 

 

 

Si e no secondo me. Come tema e argomento si, ma OUATIH aveva una scena [quella dove si vede Manson] che senza un minimo di background sulla vicenda non ha proprio senso. Insomma la sua comprensione è basata su informazioni che il film non fornisce, senza di esse è praticamente un setup senza payoff.
 


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#9 paloz

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Inviato 16 dicembre 2020 - 18:14

A poco meno di un'ora (che mi è sembrata ben più lunga) ho spento. Nessun tipo di appagamento da un film del genere, anche da cinefilo quale credo di potermi ancora ritenere. E di Fincher neanche l'ombra, imho.


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esoteros

 

I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#10 bluetrain

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Inviato 16 dicembre 2020 - 19:04

Per me vale la pena già anche solo per la fotografia, davvero strepitosa. Sono d'accordo con Tom quando dice che è un noir denoirizzato, o meglio è un film che ha preso la il genere come contenitore (dal b/n alla verbosa complessità di certi dialoghi, che mettono tanta carne al fuoco richiamando un sacco di eventi e personaggi, un po' come facevano gli autori hard boiled con le loro trame intricatissime), per ficcarci dentro un biopic con espliciti richiami politici, anche attuali.

Paradossalmente la parte più debole è proprio quella strettamente biografica, non tanto per come tratteggia Mank, ma piuttosto per come, per sottrazione, faccia passare (o almeno, faccia intendere a chi magari non lo conosca) Orsone Wellesone come un isterico approfittatore, magari manco tanto bravo, in questo senso è un film molto sbilanciato, ma va beh pace.


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#11 lazlotoz

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Inviato 17 dicembre 2020 - 12:04

È vero quel che dici su Welles, però diciamo che il pubblico di un film come Mank credo sappia benissimo che Orson Welles È il cinema. Perché subito anche a me mi ha fatto un po' storcere il naso il suo personaggio. Ma poi effettivamente va bene così, aveva bisogno di un altro contrappeso tra i personaggi nel finale, e ci sta di far passare Welles un po' così.

 

Il bello è che riesce a essere un biopic senza esserlo praticamente (anche perché i biopic son mediamente molto pallosi).


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#12 William Blake

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Inviato 17 dicembre 2020 - 12:16

Secondo me sopravvaluti il pubblico di Netflix asd
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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#13 Signor Armando

Signor Armando

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Inviato 17 dicembre 2020 - 12:23

Secondo me sopravvaluti il pubblico di Netflix asd

Decisamente


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"Tu pensi che la storia abbia le sue eccezioni; invece non ne ha nessuna. Pensi che la razza abbia le sue eccezioni; neanche per sogno.

  Non esiste alcun particolare diritto alla felicità, né esiste un diritto alla sventura. Non esiste tragedia, non esiste genio.

  La tua sicurezza e i tuoi sogni non hanno fondamento. Se su questa terra appare qualcosa di eccezionale, una particolare bellezza o una particolare

  manifestazione del male, la natura lo scova subito e lo estirpa."

 

"Sei benvenuto come una merda dentro una piscina."

 

L'intelligenza di cui ero dotato ha suppurato per mancanza di materia a cui applicarsi e ha preso strade diverse.


#14 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 17 dicembre 2020 - 12:30

Ehehe, no non parlo del pubblico di Netflix, che credo mediamente non sappia manco chi sia Welles. Intendo chi, tra gli abbonati netflix, si guardano Mank. Che credo sia ben poco appetibile per chi non conosce un minimo cosa c'è dietro al film.

 

Poi magari si scopre che questo film qui è molto visto. 


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#15 bluetrain

bluetrain

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Inviato 17 dicembre 2020 - 12:32

 

 

Poi magari si scopre che questo film qui è molto visto. 

 

Non ci credo Mank se lo vedo.


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#16 rudic

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Inviato 17 dicembre 2020 - 18:58

Bisogna parlarne?
 
Vabbé, parliamone. Basata su una sceneggiatura di Fincher senior, l’ultima fatica di Fincher junior recupera la visualità e le atmosfere della Golden Hollywood in chiave citazionista, allestendo un finto biopic che in realtà è una falsa ricostruzione storica che in realtà usa i toni di una compiaciuta elegia che in realtà si pone come un discorso sulla potenza affabulatoria e mistificatrice del cinema (e dei mass media).
 
Pro. Allo straniamento immersivo della prima ora, condotta a un ritmo serrato, risponde una seconda parte più sinuosa e coinvolgente con alcuni memorabili climax – su tutti il suicidio e il monologo etilico. Come spesso accade in Fincher, la densa stratificazione audiovisiva erige un film-ponte, che nell’indivisibile malta di tecniche e immagini differisce a una meta che è innanzitutto meta-testo, percorrendo il film nella sua interezza proprio come l’arco invisibile sostiene il ponte di Marco Polo e Kublai Khan.
 
Contro. Anche un cinefilo perde facilmente l’equilibrio nella vertiginosa ridda di volti, nomi, eventi, pettegolezzi. “Mank” possiede una dimensione intenzionalmente menzognera, manierista nel recupero dei piani obliqui di Welles, nell’evocazione della cinematografia chiaroscurale di Toland, nei dettagli cringe delle finte bruciature di pellicola sopra un bianco e nero deterso di fascino, ripulito dal medium digitale.
 
In pillole. “Mank” divide, ma non nell’analisi. L’analisi mette tutti d’accordo; il giudizio, meno. Si tratta paradossalmente di un testo trasparente, perché persino le sue ambiguità sono ostentate, trasparenti. A differire e dividere sono gli stessi presupposti con cui si guarda il cinema o si fa critica: gli appassionati di enigmistica apprezzano il rubik cinefilo di Fincher, e a buon diritto; chi vive il cinema in maniera più viscerale abbandona la visione, altrettanto a buon diritto, con un po’ di mal di stomaco

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#17 Signor Armando

Signor Armando

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Inviato 17 dicembre 2020 - 19:07

 

Bisogna parlarne?
 
Vabbé, parliamone. Basata su una sceneggiatura di Fincher senior, l’ultima fatica di Fincher junior recupera la visualità e le atmosfere della Golden Hollywood in chiave citazionista, allestendo un finto biopic che in realtà è una falsa ricostruzione storica che in realtà usa i toni di una compiaciuta elegia che in realtà si pone come un discorso sulla potenza affabulatoria e mistificatrice del cinema (e dei mass media).
 
Pro. Allo straniamento immersivo della prima ora, condotta a un ritmo serrato, risponde una seconda parte più sinuosa e coinvolgente con alcuni memorabili climax – su tutti il suicidio e il monologo etilico. Come spesso accade in Fincher, la densa stratificazione audiovisiva erige un film-ponte, che nell’indivisibile malta di tecniche e immagini differisce a una meta che è innanzitutto meta-testo, percorrendo il film nella sua interezza proprio come l’arco invisibile sostiene il ponte di Marco Polo e Kublai Khan.
 
Contro. Anche un cinefilo perde facilmente l’equilibrio nella vertiginosa ridda di volti, nomi, eventi, pettegolezzi. “Mank” possiede una dimensione intenzionalmente menzognera, manierista nel recupero dei piani obliqui di Welles, nell’evocazione della cinematografia chiaroscurale di Toland, nei dettagli cringe delle finte bruciature di pellicola sopra un bianco e nero deterso di fascino, ripulito dal medium digitale.
 
In pillole. “Mank” divide, ma non nell’analisi. L’analisi mette tutti d’accordo; il giudizio, meno. Si tratta paradossalmente di un testo trasparente, perché persino le sue ambiguità sono ostentate, trasparenti. A differire e dividere sono gli stessi presupposti con cui si guarda il cinema o si fa critica: gli appassionati di enigmistica apprezzano il rubik cinefilo di Fincher, e a buon diritto; chi vive il cinema in maniera più viscerale abbandona la visione, altrettanto a buon diritto, con un po’ di mal di stomaco

 

Solito Fincher, dunque.

Bellissima rece, puntuale e analitica; Merce rarissima un po' ovunque, ormai.


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"Tu pensi che la storia abbia le sue eccezioni; invece non ne ha nessuna. Pensi che la razza abbia le sue eccezioni; neanche per sogno.

  Non esiste alcun particolare diritto alla felicità, né esiste un diritto alla sventura. Non esiste tragedia, non esiste genio.

  La tua sicurezza e i tuoi sogni non hanno fondamento. Se su questa terra appare qualcosa di eccezionale, una particolare bellezza o una particolare

  manifestazione del male, la natura lo scova subito e lo estirpa."

 

"Sei benvenuto come una merda dentro una piscina."

 

L'intelligenza di cui ero dotato ha suppurato per mancanza di materia a cui applicarsi e ha preso strade diverse.


#18 thom

thom

    The infrared insert of memory encouragement immersion

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Inviato 03 gennaio 2021 - 18:43

concordo con la sufficienza della recensione; personalmente mi ha dato piuttosto fastidio quell'imitazione del b&w a basso contrasto e dell'audio in low-fi, mi sembrano manierismi veramente vuoti financo dannosi (tra tutti i finti classicismi il peggio direi le cigarette burns calcate più di quelle autentiche: didascalie per normie)

 

la cosa migliore probabilmente lo script del padre di fincher

 

inoltre questo film mi pare segni un evento epocale: per la prima volta il mio vulnus erotico, Amanda Seyfried, recita in un film che non è una merda totale


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#19 Il Cappellaio Matto

Il Cappellaio Matto

    Roadie

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Inviato 03 gennaio 2021 - 21:22

inoltre questo film mi pare segni un evento epocale: per la prima volta il mio vulnus erotico, Amanda Seyfried, recita in un film che non è una merda totale

 

Ti manca First Reformed allora.

Anche Mean Girls, nel suo, non era male. asd


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#20 George Kaplan

George Kaplan

    Giraghiere a tradimento

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Inviato 03 gennaio 2021 - 21:44

E anche While We're Young di Baumbach.

Per non parlare, poi, di:

 

becky-i-love-how-you-love-me.gif


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