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Knight Of Cups (Malick, 2016)


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40 replies to this topic

#21 hexentöter

hexentöter

    the nameless uncarved user

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Inviato 25 marzo 2021 - 12:32

il film è proprio questo, via. tra l'altro lo gnosticismo è presente sin da "The Tree of Life", ma qui l'interpretazione diventa obbligatoria.

 

sì, intendevo dire che ho trovato il film così brutto da non meritare discussioni sui suoi temi/sulla sua costruzione concettuale, però non era mia intenzione suonare tranchant, avevo appena finito di vederlo ed era tardi asd

 

---

 

comunque non sono un detrattore, tutt'altro, ma da the tree of life ho perso di vista malick quindi ho letto con interesse sia l'inquadramento dell'ultimo periodo che ha fatto kaplan che ieri la recensione.

parto da una prospettiva assolutamente clueless di un tipo che non vede da anni un film di malick e ieri ha avuto la curiosità di vedere questo, una predisposizione poco distante da quella di chi beccherebbe per caso il film su una piattaforma di streaming, ed è quindi già a un livello banalebanale che il film (per me chiaramente) non funziona: all'ennesima scena in cui bale guida mentre accanto a lui una modella bionda si spoglia e fa le faccette e una voce femminile in voice over fa un monologo sospirante mi sembrava sinceramente di star vedendo una pubblicità, perché il linguaggio è quello e le immagini sono patinate uguale, è quasi più videoclipposo della fottuta snydercut che ho visto l'altro giorno.

 

e dico questo pur concedendo il viaggio del pellegrino, "il cinema di poesia", la mondanità e tutto il resto. cioè da qualche parte sepolto lì in mezzo ci sarà un buon film nelle intenzioni ed effettivamente in qualche passaggio, ma quella di ieri è stata un'esperienza davvero deludente.


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#22 paloz

paloz

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Inviato 25 marzo 2021 - 12:57

Tanto per cambiare si è partiti dal caso specifico per arrivare ad affossare un'intera carriera/visione cinematografica che, mi spiace per voi, va di molto oltre Badlands e Days of Heaven, i cui tratti stilistici e tematici si riverberano in tutta la sua produzione.

Il fatto che sia diventato un po' troppo "simile a se stesso" e si rifaccia ormai a un proprio canone estetico e di scrittura non significa che sia tutto da bollare come una kitschata da pubblicità di shampoo. Il principale punto d'arrivo è stato The Tree of Life, tutti i seguenti sono figli di quella rivelazione e svolta espressiva, con tutti i difetti e i "tic" registici del caso. Ritengo comunque sia To the Wonder che A Hidden Life dei film notevoli, la cui unica sfortuna è di essere i successori di quello che, assieme alla sua antitesi - Il cavallo di Torino - è il più grande poema cinematografico del ventunesimo secolo.


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esoteros

 

I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#23 William Blake

William Blake

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Inviato 25 marzo 2021 - 16:41

 

parto da una prospettiva assolutamente clueless di un tipo che non vede da anni un film di malick e ieri ha avuto la curiosità di vedere questo, una predisposizione poco distante da quella di chi beccherebbe per caso il film su una piattaforma di streaming, ed è quindi già a un livello banalebanale che il film (per me chiaramente) non funziona: all'ennesima scena in cui bale guida mentre accanto a lui una modella bionda si spoglia e fa le faccette e una voce femminile in voice over fa un monologo sospirante mi sembrava sinceramente di star vedendo una pubblicità, perché il linguaggio è quello e le immagini sono patinate uguale, è quasi più videoclipposo della fottuta snydercut che ho visto l'altro giorno.

 

e dico questo pur concedendo il viaggio del pellegrino, "il cinema di poesia", la mondanità e tutto il resto. cioè da qualche parte sepolto lì in mezzo ci sarà un buon film nelle intenzioni ed effettivamente in qualche passaggio, ma quella di ieri è stata un'esperienza davvero deludente.

 

 

Bisogna pur vedere cosa si intende con "videoclipparo" e quale connotazione si vuole dare al termine: lo dicevano anche i detrattori (capre) per criticare lo stile di Wong Kar-wai negli anni 90, ma il suo stile, per quanto potesse essere anche influenzato da MTV, proveniva da un percorso di maturazione artistica, esattamente come quello di Malick che ha alle spalle una vita e studi differenti ma sempre di essere pubblicitario viene accusato. Che determinate tecniche siano condivise dalle due forme espressive ok, d'altra parte sarebbe come voler negare che certe tecniche della serialità non siano penetrate al cinema (e viceversa). Non mi pare però che Malick abbia i contenuti e i tempi del videoclip, anche in "Song to Song", il suo film più "videoclipparo" perché ambientato nel mondo della musica, ritmo e tecniche del montaggio non sono proprio quelle del videoclip (anche se lo possono ricordare, per il discorso di cui sopra).

 

Malick ha plasmato uno stile tra i più influenti dell'ultimo ventennio (certamente anche grazie all'apporto di Lubezki, ma c'è una differenza clamorosa tra i film di Inarritu e i suoi e un motivo ci sarà...) e questo mi pare obiettivo: è diventato immediatamente l'architrave del cinema arthouse con una rapidità che ha pochi eguali nel contemporaneo (forse giusto Lynch, sempre per rimanere in America). L'uso della voce fuori campo non può però essere separata dal montaggio intellettuale fluttuante tra Eisenstein e Pelsjan, il contrappunto e la tensione epica. In breve, non si può separare la codifica linguistica dalla decodifica del contenuto, che può essere ripetitivo, una variazione sulle stesse idee etc. etc. ma che, come ha detto lazlo, fa anche parte di un tipico processo artistico di esplorazione di un proprio mondo/concezione intellettuale/artistico/a (la critica più facile e sciocca che si possa fare a Ozu è di fare sempre film su vecchi padri/genitori e figlie che devono prendere marito). Malick ricerca l'Assoluto e mi pare uno dei pochissimi, in particolare nel cinema occidentale contemporaneo, a provarci, creando un linguaggio che definisca il senso della sua ricerca estetica e spirituale e il moto di un pensiero che rimanda allo gnosticismo, ad Heidegger e a Leibnitz (anche io forse sono fumoso e me ne scuso, ma su Malick ho scritto parecchio su questo forum quando avevo più tempo ed energie mentre ora non posso mettermi a dissertare in modo estensivo asd). Concordo però con Sandor Krasna, quando dice che ci vuole un minimo di predisposizione, perché se si rigetta a priori, non può che risultare insopportabile: con un filo di retorica mi verrebbe da dire che ci vuole un abbandono che abbracci la fede che Malick ha nel cinema.

 

Postilla: per me a parte "Voyage of Time", niente di più che un'appendice al suo ultimo cinema, il più debole è forse proprio "A Hidden Life" perché, come avevo scritto nel thread, la fede diventa motivo dominante della narrazione in un contenitore formale molto più semplice, che non fa abbastanza lavoro di variazione, lasciando così domande&risposto del protagonista nettamente in primo piano e senza dare margine all'interpretazione. 


  • 5
Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#24 100000

100000

    Enciclopedista

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Inviato 25 marzo 2021 - 19:56

così al volo: a me piacciono gli autori che, come ha detto lazlo, vanno in profondità (diventano ossessivi, monotematici, monomaniaci)* come anche quelli che provano vie diverse. per questo sono bendisposto verso malick e the tree of life mi ha colpito molto.

capisco sia i fan che i detrattori e mi sembra che entrambe le fazioni stiano dicendo cose sensate. il problema, per me, in questo film in particolare (ma dopo the tree of life per me è stata una discesa e song to song non c'ho provato) non sono il voice over, la scarnificazione del messaggio, lo stile cinematografico, che sicuramente può condividere certe estetiche con quello pubblicitario senza esserne per forza derivativo (anzi). il problema però è quando i due stili alla fine coincidono e si fanno indistinguibili, stessa cosa per i dialoghi e le frasi della smemoranda, ecc.

 

*anche il già citato lynch ad esempio si presta a sberleffi e memi e (pur essendo uno dei miei registi preferiti) capisco che anche certi suoi dialoghi/scelte naif siano passibili di una critica simile, eppure per me i suoi film sono più emozionanti di quelli di malick e gli giustifico letteralmente tutto. forse perché alla fine quando si fanno scelte poetiche così estreme la ricezione è davvero troppo legata alla soggettività dello spettatore (e questa è una cosa che mi ha sempre affascinato e per cui non condanno certo il malick autore, anches se per me knight of cups rimane una cagata che proprio non ce la posso fare)


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#25 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 25 marzo 2021 - 21:02

Io questa affinità con Lynch non ce la vedo però, Malick è estetizzante, Lynch visionario e a quest'ultimo ho sentito tutt'al più rinfacciare la noia (da gente che non sa quello che dice of course) ma non il ridicolo involontario.
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#26 George Kaplan

George Kaplan

    Giraghiere a tradimento

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Inviato 25 marzo 2021 - 23:51

In realtà mi pare che ci siano diversi momenti in Lynch suscettibili di una ricezione molto prossima al concetto di ridicolo involontario. Così su due piedi mi vengono in mente il finale di Fuoco cammina con me e vari spezzoni di TP3. In entrambi i casi mi pare che l’impressione derivi o da una mancata comprensione delle premesse (il patito della CGI che irride il momento in cui

Spoiler

o in generale altri memorabili momenti di lodevole artigianato) oppure da un loro rifiuto – legittimo, ma estraneo all’opera.
 

Però il paragone con Lynch, pur molto interessante, rischia di essere fuorviante, perché il genio di Missoula è comunque artefice di un cinema certamente più difficile da banalizzare, dal momento che si serve di strumenti meno immediati – chiunque, anche uno spettatore della domenica, viste una volta le immagini grandangolari dell’ultimo Malick, tenderà istintivamente a riconoscerle, volente o nolente, anche negli altri film; nel caso di Lynch per l’individuazione della paternità dell’opera si richiede una maggiore attenzione e un più fine apprendistato dello sguardo.
In generale anch’io mi sento molto più prossimo all’autore di Twin Peaks e ammetto che nel suo caso la fascinazione è sempre stata immediata e travolgente, mentre nel caso di Malick si è reso necessario un certo approfondimento di tematiche – lo gnosticismo – a me abbastanza estranee. Però non me la sento di dire che i suoi meriti siano minori o la sua visione del mondo più povera. E’ senz’altro molto più complesso catturare l’attenzione di uno spettatore moderno inscenando uno scritto apocrifo del Nuovo Testamento che stimolando l’immaginazione tramite il racconto di un mistero.
 

Sarebbe piuttosto interessante capire se, come dice 100000, ci siano dei momenti nel cinema di Malick in cui l’estetica diventi tanto sovrabbondante da smarrire l’equilibrio con la voce fuoricampo e banalizzare l’esperienza dello spettatore. Anche se la mia impressione è che i suoi ultimi film “maledetti” siano dei blocchi talmente difficili da scindere non solo al loro interno ma anche e soprattutto tra loro che parlare di momenti specifici in cui il livello della comunicazione si abbassa mi risulta difficile. Forse il finale di Song to Song, ecco, anche se lì era più un problema di svolta dell'intreccio.


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#27 Tom

Tom

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Inviato 26 marzo 2021 - 11:59

*
POPOLARE

Io sono una capra che se legge "gnosticismo" deve andarsi a leggere wikipedia (senza ironia), ma il Terrence con una erre in eccesso e un Bud in difetto mi piace lo stesso.

 

Lo "scandalo" dei suoi ultimi film mi pare evidente: non solo mette in scena uno sguardo buono, ma pone come presupposto che lo spettatore aderisca a quel filtro di bonta' senza troppe condizioni. Il che ovviamente attiva tutti i nostri anticorpi di cinici postmoderni che hanno gia' capito quel c'e' da capire della vita, l'universo e tutto quanto. Erano molto piu' digeribili i suoi film pre-Tree of Life (che preferisco anch'io, comunque), quando la ricerca di Malick si addentrava in scenari di caos, morte e violenza, seguendo personaggi ambigui e piuttosto fighi. Ci si poteva insomma illudere fossero dei Cuori di Tenebra e forse in parte lo erano pure. Ma con gli ultimi film non c'e' scampo, te lo sbatte in faccia che sono... Cuori di Luce. E gia' solo a googlare il passaggio da Conrad al nome di un'associazione new age da l'idea del deficit di coolness che la cosa comporta a livello di immaginario comune. 

 

Altroche' se Lynch gioca sul filo del ridicolo come e piu' di Malick. Ma le sue opere emergono dal nero, e laggiu' nelle tenebre il fuori luogo e il grottesco non solo non sono difetti, ma sono il filo stesso del discorso. Malick e' uno dei rarissimi registi che invece parte dal bianco, nel bianco ci resta e ti ci vuole immergere. Con tutti gli enormi rischi del caso, a cominciare dal fatto che tutti piu' o meno siamo d'accordo su cosa e' il Male, mentre mettersi d'accordo su cosa sia il Bene e' piu' difficile che tenere unito un partito di sinistra. Ovvio quindi che a volte e' durissima per tutti. A me, che provo brividi, terrore e raccapriccio anche solo all'idea che ci possa essere qualcosa dopo la morte, la visione di un'aldila' come una spiaggiona piena di rincoglioniti col vestito della messa fa giusto ridere razionalmente. Ma Malick riesce a commuovermici, come mi commuove il ricordo di mia nonna che si commuoveva sul finale horror di "Marcellino pane e vino" (tanto per riprendere un discorso di qualche giorno fa). O ti ci arrendi a quello sguardo "altro" o non c'e' niente da fare. Naturalmente legittimo che molti facciano i loro conti e stabiliscano che non ne vale la pena. Cosa credo assolutamente messa in conto e ricercata da Malick.

 

Il film in questione l'ho visto male quando ero a Singapore e lo ricordo poco. Ma mi era piaciuto e mi aveva filtrato lo sguardo per qualche giorno. In un mondo in cui tutti vogliamo essere dei bei tenebrosi come Lancilotto, e dove la malvagita' di Modred e' molto piu' hype dell'insicurezza di quel cornutazzo di Artu', Malick ci vuole far guardare alle cose con lo sguardo da verginello meravigliato di un Parsifal. Non funziona se si guardano le strade e grattacieli di L.A. e si vedono le strade e i grattacieli di L.A., invece che fiumi di cemento solcati da misteriosi mostri meccanici in mezzo a vette di vetro, o peggio se si guarda Christian Bale e si vedono Batman e Bateman, invece che un'icona cavalleresca di idealizzata bellezza (e qui l'utilizzo dei corpi hollywoodiani per me torna perfettamente). E' il viaggio "siderale" in tangenziale di Solaris spalmato su tutto un film, non un film di Oliver Stone sugli yuppie fatto per confermarci quanto siano stronzi gli yuppie. Tra l'altro a me pare pure coraggioso l'utilizzo di quella fauna, molto piu' facile fare epica con categorie piu' simpatiche.

 

Mi viene in mente che negli anni 60 Dino De Laurentis era ossessionato dall'idea di produrre una trasposizione della Divina Commedia affidandola a tre registi diversi, che avrebbero dovuto dirigere un cantico a testa. Doveva aver rotto parecchio le balle in giro, perche' questa possibilita' l'ho vista citata nelle biografie e nelle interviste di molti grandi autori dell'epoca: Fellini, Bergman, Kurosawa, Welles tra quelli che mi vengono in mente. Nessuno ha probabilmente mai preso la cosa sul serio, ma la cosa buffa quanto prevedibile e' che TUTTI davano per scontato che a loro toccasse l'Inferno. Ecco, Malick e' uno dei pochi che forse avrebbe preso in considerazione anche il Paradiso (e Beatrice sarebbe stata Faye Dunaway o Candice Bergen, Dante: Paul Newman o Terence Stamp).


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#28 Sandor Krasna

Sandor Krasna

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Inviato 26 marzo 2021 - 12:31

Comunque anche secondo me Malick e Lynch sono accostabili, in fondo sono entrambi mistici del cinema. Uno con uno sguardo cristiano (neanche io in realtà conosco lo gnosticismo ma mi avete fatto venire voglia di studiarlo), l'altro invece più meditativo, che indaga i meandri della mente con una visione del mondo in questo caso proveniente dall'induismo. Certo, nella forma sono diversissimi, come giusto che sia, ma mi piace pensare che in fondo siano alla ricerca della stessa cosa.
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#29 Harry Caul

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    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 26 marzo 2021 - 13:00

La forma al cinema se non è tutto è comunque gran parte del risultato e per me quelle di Lynch e Malick rimangono due storie molto diverse.
A me sembra che i meriti che ascrivete a Malick (o almeno alla sua ultima fase) siano tutti e solo per contrasto, dove gli altri sono neri lui è bianco, dove gli altri sono cinici lui è puro, dove gli altri sono materialisti lui è spirituale, dove gli altri fanno solo film lui fa una ricerca...e mi sta bene per carità, ma alla fine bisognerà pure valutarne i meriti artistici che purtroppo aldilà delle immagini sicuramente bellissime, levigate e ultradefinite (troppe ce ne sono in giro in realtà) a me paiono latitare alquanto o almeno non essere così geniali e innovativi come sostengono i suoi ammiratori.
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#30 Harry Caul

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Inviato 26 marzo 2021 - 13:24

Ma poi anche senza tirare di nuovo in ballo la voceoff e i pensierini new age e concentrandoci proprio sulla sua tanto decantata abilità con le immagini: veramente per descrivere la purezza dell'infanzia e del sentimento materno c'è bisogno di utilizzare le immagini della Chastain sognante sull'altalena? e poi le mani che si intrecciano, gli abbracci in riva al mare al tramonto, le corse sul bagnasciuga....è un'iconografia che era già scontata cinquant'anni fa e Malick la prende e la ripropone con assoluta ingenuità (ok, purezza diranno i suo fans), come fosse una rivelazione.
Mi dispiace ma per me davanti a roba del genere ci vuole veramente tanta buona predisposizione per gridare al maestro.
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#31 solaris

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Inviato 26 marzo 2021 - 13:27

Gran post Tom, spunti molto lucidi.

 

 

edit: che poi che sia un linguaggio comunissimo in pubblicità è certamente vero, ma siamo sicuri che le pubblicità fossero così "delicate" prima di Tree of Life?


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#32 Tom

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Inviato 26 marzo 2021 - 13:45

A me sembra che i meriti che ascrivete a Malick (o almeno alla sua ultima fase) siano tutti e solo per contrasto, dove gli altri sono neri lui è bianco, dove gli altri sono cinici lui è puro, dove gli altri sono materialisti lui è spirituale, dove gli altri fanno solo film lui fa una ricerca...

 

Per quanto mi riguarda volevo sottolineare piu' la sua unicita', almeno a quei livelli produttivi e creativi.

 

Poi non credo ci sia bisogno di specificare che (tanto per associare due film coevi) tra l'andare verso la luce di Tree of Life e l'aspettare impotenti la tempesta di A Serious Man, io mi riconosca in pieno nella seconda visione, anche solo banalmente come tipo di cinema che mi piace vedere.


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#33 John Trent

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Inviato 26 marzo 2021 - 14:05

Innanzitutto non nascondo una certa dose di autocompiacimento per aver di colpo animato una discussione del genere nella zona più morta del forum... Venendo a cose più serie: mi ritengo un amante del cinema di Malick, anche The New World (che mi ricordo piuttosto criticato all'uscita) io lo ritengo un capolavoro, mi ero perso i suoi ultimi film per pigrizia e cause di forza maggiore, non partivo assolutamente prevenuto, anzi vi dirò che mi ero messo a vedere song to song e dato che mi stava intrigando ho deciso di retrocedere al film precedente per riprendere in maniera più logica la sua filmografia... Infatti ho iniziato il mio post con un sincero "Dai lo posso dire?" perchè mi sentivo un po' in colpa per ciò che stavo per postare...

 

Comunque anche alla luce di molti post di difesa interessanti continuo a non trovare nulla di buono, il tuo post Tom è molto meglio del film e parla di cose che nel film per me non ci sono, un'altra cosa fastidiosa: la voce off (tranne che in Scorsese dove diventa colonna sonora martellante) l'ho sempre trovato un artificio bruttino, qui è in tutto il film e lo fa diventare praticamente un audiolibro, se si toglie quella si vede solo letteralmente gente che volteggia senza fare null'altro, visivamente non ha senso, non compone nulla, nè di narrativo nè di emozionante... Se mi dite che questo film non è critico verso i suoi personaggi e che addirittura lo sguardo verso i grattacieli e le macchine e le belle fighe che sculettano è di meravigliata estasi allora lo boccio ancora di più... Io l'ho trovato proprio stupido, adolescenziale, le turbe d'amore viste con un'enfasi e un'importanza come solo uno che non ha mai avuto una relazione adulta può vedere, il figlio non nato (liquidato con un occhio umido della Portman), gli abbraccioni e respingimenti tra fratelli (proprio gesti retorici, brutti, da commedia nazionalpopolare).

 

Il paragone con Lynch non lo capisco davvero, i dialoghi di Lynch sono uno dei punti forza del suo cinema: situazioni, volti, spunti, fotografia, trucco e parrucco da telenovela e poi a poco a poco la degenerazione, l'infilarsi in perversioni assurde partendo da due giovani (o due anziani borghesi) che parlano del cielo blu e di quanto mi piaci tu (ed è tutto meta, nulla di serio), Malick qui si ferma al cielo è blu e a quanto mi piaci tu ed è sempre il suo pensiero mai il carattere di un personaggio, che poi te credo, sei prima la Portman, poi la Blanchette e poi l'indiana che fa yoga (e qui la mia ragazza s'è alzata ed è andata a dormire)...

 

Non è quello che si dice ma come lo si fa (e va beh)... Per altro io non sono un cinico, ho una famiglia fortemente cattolica e pur non credendo sono molto propenso ad ascoltare (anche con piacere) certi svolazzi spirituali... Ieri ho visto un altro film diciamo buonista e non cinico, perfino ingenuo quasi e cioè The Truman Show (visto e rivisto eh...) e la fuga finale in barca mi ha fatto quasi piangere. Boh ho perso un po' il filo, sono in ferie, ma mi si sveglia la popa tra poco. Ansia da prestazione. Però andate avanti e stasera guardo Song To Song.


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#34 Harry Caul

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Inviato 26 marzo 2021 - 14:15

Come ho detto per me The New World è il miglior risultato della sua seconda fase, nello splendido finale le sue immagini trovano ancora una perfetta sintesi con la storia diventando tangibili e anche dolorose e non solo svolazzi estetici (ed estatici) fini a se stessi.

(spoiler ovviamente)


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#35 John Trent

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Inviato 26 marzo 2021 - 14:37

edit: che poi che sia un linguaggio comunissimo in pubblicità è certamente vero, ma siamo sicuri che le pubblicità fossero così "delicate" prima di Tree of Life?

 

Direi di sì:

 

Spot - BAC Deodorante - 1982 (Completo HQ) - YouTube

 

A 0' 18'' volteggia anche.


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#36 hexentöter

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Inviato 26 marzo 2021 - 14:41

Comunque anche alla luce di molti post di difesa interessanti continuo a non trovare nulla di buono, il tuo post Tom è molto meglio del film e parla di cose che nel film per me non ci sono

 

pure secondo me i post di questo thread sono molto meglio del film asd anche se penso si stia parlando più della filmografia di malick e dei suoi obiettivi/tendenze tematiche che specificatamente delle due ore di questo film in particolare, su cui la penso come john trent

 

mi avete comnque fatto venire la curiosità di recuperare tutto ciò che mi manca dell'ultimo periodo e di rivedere ToL
 


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#37 kristofferson

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Inviato 26 marzo 2021 - 14:44

Io comunque non parlerei nemmeno di prima o seconda fase, almeno stilisticamente: voce off, immagini patinate (che negli anni 70 erano pure in anticipo sulla pubblicità o i videoclip), paesaggi, attori fighi (Richard Gere e Sam Shepard in Days oh heaven cos’erano?) nei suoi film ci sono sempre stati. Nei primi lavori casomai era molto maggiore l’importanza della sceneggiatura, che poi è andata via via perdendosi. Però sono convinto che se dovesse dirigere adesso gli script dei suoi film degli anni 70 li farebbe più o meno allo stesso modo...


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#38 Harry Caul

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    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 26 marzo 2021 - 14:53

'Nsomma, certi stilemi anche imoportanti sono sicuramente già presenti ma nei film degli anni 70 non mi sembra di notare nè l'imperversare monotematico della voce off, nè il misticismo esacerbato ed estatico che compare dalla Sottile Linea Rossa in poi.


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#39 lazlotoz

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Inviato 26 marzo 2021 - 15:45

Come ho detto per me The New World è il miglior risultato della sua seconda fase, nel finale le sue immagini trovano ancora una perfetta sintesi con la storia diventando tangibili e anche dolorose e non solo svolazzi estetici (ed estatici) fini a se stessi.

 

(spoiler ovviamente)

 

 

The New World per me capo.

Più che altro va recuperato nell'extended version, perché si capisce che tutta la questione del racconto ellittico in realtà è 'na cazzata e il film era sinceramente montato con l'accetta (poi non so, magari era pure il volere di Malick, boh ma di certo ricordo che il passaggio da una all'altra versione per me fu illuminante).


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#40 William Blake

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Inviato 26 marzo 2021 - 22:56

 

Comunque anche alla luce di molti post di difesa interessanti continuo a non trovare nulla di buono, il tuo post Tom è molto meglio del film e parla di cose che nel film per me non ci sono, un'altra cosa fastidiosa: la voce off (tranne che in Scorsese dove diventa colonna sonora martellante) l'ho sempre trovato un artificio bruttino, qui è in tutto il film e lo fa diventare praticamente un audiolibro, se si toglie quella si vede solo letteralmente gente che volteggia senza fare null'altro, visivamente non ha senso, non compone nulla, nè di narrativo nè di emozionante... Se mi dite che questo film non è critico verso i suoi personaggi e che addirittura lo sguardo verso i grattacieli e le macchine e le belle fighe che sculettano è di meravigliata estasi allora lo boccio ancora di più... Io l'ho trovato proprio stupido, adolescenziale, le turbe d'amore viste con un'enfasi e un'importanza come solo uno che non ha mai avuto una relazione adulta può vedere, il figlio non nato (liquidato con un occhio umido della Portman), gli abbraccioni e respingimenti tra fratelli (proprio gesti retorici, brutti, da commedia nazionalpopolare).

 

 

solo due considerazioni: la questione del montaggio audiovisivo in Malick è forma ed è inscindibile dalle dinamiche che attivano una determinata stimolazione sensoriale-emotiva. le scene di cui parla The Man, ad esempio, a me procurano un sussulto, una sorta di tremore (per rimanere nel linguaggio poetico asd) ogni volta che le vedo e dal 2011 le ho viste parecchie volte (anche a mozzichi in tv e ogni volta Malick fa centro). mi conosco abbastanza per sapere che non sono un sentimentale o che non riconosce uno stimolo ricattatorio quando lo vede messo in scena*. la forza delle immagini di Malick è epica e possiedono qualcosa di aurorale pur nella loro patina assolutamente contemporanea. e questo vale anche per "Knight of Cups". a proposito di questo film non è vero che non è critico verso i suoi personaggi, Malick li colloca (in questo caso Bale) in un percorso iniziatico, dove la discesa nel mondo materiale a un certo punto conduce tramite indizi, guide, ricerca verso l'illuminazione, la conoscenza fino a raggiungere il risveglio e la trascendenza.

ricordo che in un altro thread Tom aveva scritto (credo) che dopo aver visto un film di Malick pensava di poter diventare una persona migliore, ma poi si risvegliava come il solito stronzo. ecco, Malick dimostrando una totale fede nel linguaggio del cinema richiede quest'abbandono (senza che poi uno si debba trasformare in San Francesco asd). Malick affronta la metafisica come Heidegger, che diceva che quando si pronuncia questa parola si ha la reazione di fuggire come davanti a un appestato (e lo diceva un secolo fa). comunque, al netto della questione spirituale (giustissimo il riferimento al fraseggio "religioso" di Kaplan), lo stimolo intellettuale ed estetico del suo cinema non mi manca mai.

 

ps: bravo John ad aver gettato il sasso


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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"




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