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Orologi, segnatempo, pendole e cucù


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179 replies to this topic

#81 starmelt

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Inviato 11 marzo 2012 - 15:11

Giusto l'altra settimana ho preso online questo:

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Bello il secondo oblomov.
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#82 il mistico

il mistico

    proxima centauri

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Inviato 25 marzo 2012 - 14:38

l'orologio sveglia più popolare degli anni 80.

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#83 Seattle Sound

Seattle Sound

    Non sono pigro,è che non me ne frega un cazzo.

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Inviato 25 marzo 2012 - 16:02

l'orologio sveglia più popolare degli anni 80.

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ce ne aveva svariate mia nonna e dio quanto rompeva le palle il ticchettio.una mi ricordo la presi a martellate asd
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Alfonso Signorini: "Hai mai aperto una cozza?"
Emanuele Filiberto: "Sì, guarda, tante. Ma tante..."
(La Notte degli Chef, Canale 5)

 

"simpatico comunque eh" (Fily, Forum Ondarock)

 

"passere lynchane che finiscono scopate dai rammstein"

"Io ho sofferto moltissimo per questo tipo di dipendenza e credo di poterlo aiutare. Se qualcuno lo conosce e sente questo appello mi faccia fare una telefonata da lui, io posso aiutarlo"
(Rocco Siffredi, videomessaggio sul web)


"Ah, dei campi da tennis. Come diceva Battiato nella sua canzone La Cura"


#84 sheikyerbouti

sheikyerbouti

    anti-intellettuale, coerente, obiettivo, ironico, arguto, spacca

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Inviato 28 maggio 2012 - 19:51

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non lo indosserei mai ma mi piace...

aloha.
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#85 Çorkan

Çorkan

    Utente onicofago con ghiri in culo

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Inviato 29 maggio 2012 - 00:20

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non lo indosserei mai ma mi piace...

aloha.


Non lo indosserei mai, non mi piace.
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"La legge non dovrebbe imitare la natura, dovrebbe correggerla"

Dekalog 5

#86 cool as kim deal

cool as kim deal

    Utente contro le bonus track

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Inviato 29 maggio 2012 - 10:05

l'orologio sveglia più popolare degli anni 80.

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Secondo me questi sono arrivati subito dopo la guerra,perchè è impossibile che al sud siano ovunque!Li vendevano nelle fiere di paese,per forza!

Io ho questo,molto sobrio ne convengo,ma mi piace troppo,attira l'attenzione un casino e si fa notare per forza;e poi è regalo di laurea di mia sorella:

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Un altro regalo è stato un Versus, credo molto costoso,ma mi fa cagare perchè pesante ed ingombrante,col cinturino in gomma elastica, credo che sia questo.

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Ma per vendere un orologio?Solo Ebay?
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Adescatore equino dal 2005

#87 thom

thom

    The infrared insert of memory encouragement immersion

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Inviato 29 maggio 2012 - 15:23

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little big time della Karlsson, l'ho pagato 30 mauri su ebay.uk
la lancetta dei minuti è ca. 80cm

lo volevo ancora più grande però
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#88 Man-Erg

Man-Erg

    Quando sulla riva verrai

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Inviato 29 maggio 2012 - 15:34

da polso? asd
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Trema la mano che insegue il sole, fino a sparire.


#89 oblomov

oblomov

    Mommy? Can I go out and kill tonight?

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Inviato 01 marzo 2013 - 13:45



Trent’anni di Swatch



Il primo marzo 1983 fu lanciato a Zurigo il prodotto che salvò l'industria svizzera degli orologi, e che abbiamo avuto praticamente tutti

1 marzo 2013





Il primo marzo 1983, trent’anni fa, venne lanciato ufficialmente a Zurigo quella che allora era l’ultima novità dell’industria degli orologi svizzera: lo Swatch. Era l’ultimo prodotto perché il più recente, ma rischiava sul serio di essere uno degli ultimi in assoluto, perché il settore stava lentamente fallendo. La storia degli Swatch è quella di un grande ritorno sulla scena ma anche un caso esemplare di come si crea, oggi, un prodotto di successo. È una storia che ha un protagonista, «l’uomo che ha salvato l’industria degli orologi svizzera», e in cui compaiono un minerale, il Giappone e il cantante Moby.
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Gli svizzeri sono sempre stati all’avanguardia nella produzione degli orologi: anche quelli da polso erano un’invenzione loro (della Patek Philippe) e risalivano alla seconda metà dell’Ottocento. Chi li aveva resi un accessorio relativamente popolare, però, era stato il francese Louis Cartier qualche decennio dopo, negli anni della Prima guerra mondiale. Prima di allora, l’orologio maschile era solo quello da taschino.
Ad ogni modo, la Svizzera si mantenne fedele alla sua tradizione e dopo la Seconda guerra mondiale era la produttrice e l’esportatrice di circa metà degli orologi che si vendevano e acquistavano nel mondo. Il suo dominio quasi assoluto venne scosso solo negli anni Cinquanta dal lancio degli orologi TIMEX americani, che usavano metalli duri per i meccanismi invece di pietre preziose: si trattò di un duro colpo, ma era una concorrenza che si poteva ancora gestire.
Quarzo e Giappone
Poi arrivarono gli anni Sessanta e l’innovazione che rischiò di interrompere la lunga e gloriosa tradizione svizzera: l’orologio analogico al quarzo. In questo oggetto, la misura del tempo è data dalle vibrazioni – simili a quelle di un diapason – di un piccolo cristallo di quarzo, che garantisce una precisione superiore a quella di qualsiasi orologio meccanico. Gli svizzeri lavoravano da tempo a questa tecnologia ma vennero battuti sul tempo dalla giapponese Seiko, che intorno al 1970 era pronta a lanciare sul mercato di massa i nuovi orologi digitali. La seguirono altri giganti come Citizen e Casio.

In Svizzera, al di là di quello che succedeva in qualche laboratorio, gli orologi continuavano ad essere fatti alla vecchia maniera: oggetti meccanici dalla produzione lenta e dall’aspetto lussuoso. Ma in tutto il mondo – e nella stessa Svizzera – la gente cominciò a comprare orologi giapponesi al quarzo, che forse non avevano la stessa eleganza ma non costavano neppure qualche settimana di stipendio. L’industria svizzera degli orologi, che aveva fatto il grave errore di considerare gli orologi al quarzo una moda passeggera, perse in pochi anni due terzi dei suoi addetti e altrettanta quota di mercato.
Tra le aziende più in crisi ce ne erano due molto grandi, fondate agli inizi degli anni Trenta e dai nomi poco emozionanti: la SSIH – nata dalla fusione di due marchi storici, Omega e Tissot – e la ASUAG, una holding che univa decine di marchi. Entrambe producevano orologi meccanici di alta qualità ed entrambe, ai primi degli anni Ottanta, erano sull’orlo del fallimento e stavano per vendere i loro marchi più celebri (come Longines, Tissot e Omega) all’odiata concorrenza giapponese.
L’eroe di questa storia
Le banche creditrici affidarono allora a un abile e ricco consulente aziendale di Zurigo, Nicolas G. Hayek, uno studio per capire che cosa si potesse salvare nel disastro generale. Oppure, per come vendere ai giapponesi al prezzo migliore e di fatto concludere la pluricentenaria tradizione di orologi del paese, mantenendo solo la fabbricazione dei più ricercati oggetti di lusso.

Hayek era un cinquantenne nato in una ricca famiglia del nord del Libano e trasferitosi in Svizzera negli anni Cinquanta, dopo il suo matrimonio con la figlia di un industriale del paese alpino. Si convinse che le due case di produzione si potevano salvare e presentò un piano che aveva due punti principali. Il primo era la fusione di ASUAG e SSIH in una sola società; il secondo, il lancio su larga scala di un nuovo genere di prodotti a cui stavano lavorando da alcuni anni un gruppo di ingegneri della ditta ETA, che faceva parte di ASUAG: un orologio sottile e altamente tecnologico, il progenitore dello Swatch. La fusione si realizzò nel 1983 e nacque la SMH (Societé Suisse de Microelectronique et d’Horlogerie; il nome non era ancora molto accattivante, diciamo) mentre cominciarono i grandi cambiamenti che avrebbero portato alla produzione dello Swatch: in tutti i settori, dalla produzione alla distribuzione alla pubblicità.
Per produrre gli Swatch vennero semplificati e automatizzati gran parte dei processi industriali, in modo da rendere gli orologi più economici e producibili in massa: la più importante e celebre di queste trasformazioni – una delle intuizioni degli ingegneri dell’ETA – fu la drastica riduzione del numero di componenti dell’orologio, portandolo da più di cento a una cinquantina circa. E stiamo parlando di orologi al quarzo: Hayek decise di sfidare i giapponesi sul loro stesso terreno.
Hayek capì che per battere la concorrenza doveva fornire un prodotto leggermente diverso, e per farlo decise di investire sia sulla tecnologia che sul design. Gli orologi giapponesi, in effetti, funzionavano benissimo ed erano molto economici, ma erano decisamente bruttini, con i loro schermi grigi in un rettangolo di plastica nera. Le prime collezioni degli Swatch, dopo qualche aggiustamento iniziale, si presentavano con colori vivaci e con qualche altra pensata notevole – come il quadrante trasparente che lasciava vedere sotto di sé il meccanismo – che poi diventò persino bizzarra, come gli orologi profumati.
L’altro elemento era la varietà resa possibile dall’utilizzo della plastica per la cassa e il cinturino. Vennero lanciati in pochi anni decine e decine di modelli diversi, mantenendo invariate le caratteristiche produttive fondamentali (e quindi il prezzo) ma cambiando il design e i colori. In pratica, un invito al collezionismo.
Un successo straordinario
Sostenuti da una grande campagna pubblicitaria – circa un terzo del prezzo finale degli orologi va in pubblicità – gli Swatch diventarono di moda. Più ancora che di moda: diventarono uno dei simboli degli anni Ottanta. Gli Swatch cambiarono anche il modo di fare pubblicità degli orologi, vendendoli come un prodotto giovane e accessibile in campagne pubblicitarie molto creative e aggressive.

Breve inciso. Spesso si pensa che il nome abbia a che fare con la Svizzera, anche perché il marchio ufficiale è formato appunto dal nome e dalla croce bianca su sfondo rosso. In realtà, “Swatch” è un’abbreviazione di “second watch”, per promuovere l’idea che i consumatori ne avrebbero comprato più di uno.
L’idea su cui si investì, centrale per il suo successo, era che l’orologio non fosse più un oggetto che serviva solo per misurare il tempo, ma anche un modo per esprimere la propria personalità, con i suoi disegni sgargianti e i suoi colori. Cambiò anche il modo di venderli: da un lato, la Swatch aprì grandi negozi monomarca in posti molto celebri, come Times Square a New York o gli Champs Élysées a Parigi; dall’altro investì su punti vendita molto più piccoli ma molto riconoscibili in luoghi non convenzionali, come le stazioni o gli aeroporti. In pochissimi anni, gli Swatch ottennero un enorme successo commerciale, come mostrano i numeri di esemplari venduti: nel primo anno, il 1983, 1,1 milioni di orologi; nel 1986, oltre 12 milioni. Il 50esimo esemplare venne prodotto nel 1988.
Molti modelli venivano disegnati dagli Swatch Design Lab di Milano, guidati da Franco Bosisio. Il marchio venne associato all’arte e alla cultura pop: vennero lanciati Swatch disegnati da Moby, Akira Kurosawa, Spike Lee e Renzo Piano, per fare qualche esempio, oltre a diversi modelli disegnati da Keith Haring (la Swatch è anche sponsor dell’edizione 2013 della Biennale di Venezia). Spesso questi modelli venivano venduti in poche centinaia di esemplari che poi crescevano molto rapidamente di valore nel mercato dei collezionisti.
Guardate cosa avete al polso
La SMH cambiò nome nel 1998, per diventare The Swatch Group. Oggi è il più grande produttore di orologi del mondo (la Swatch ha festeggiato la produzione dell’esemplare numero 333 milioni nel 2006) e mantiene la proprietà di una vasta serie di marchi, non solo destinati al mercato di massa. Impiega 25 mila persone ed è un impero così ramificato in tutti i settori dell’orologeria che ha qualcosa a che fare con praticamente tutti gli orologi con il marchio “Made in Switzerland”.

L’impero della Swatch, in accordo con le idee di Hayek, è un impero svizzero. Hayek amava la Svizzera con l’entusiasmo che a volte si trova nei cittadini acquisiti: si opponeva con tutte le sue forze al suo pensiero di vendere tutto e trasformare il paese in un paese in cui avevano sede solo le banche (che personalmente Hayek odiava, dicendo che aveva preso un prestito l’ultima volta nel 1957). E quindi, contrariamente a una delle regole base delle multinazionali di oggi – produrre ovunque costi meno – il nucleo centrale del gruppo Swatch in tutti i settori, dalla ricerca e sviluppo alla produzione, è sempre rimasto nella zona montuosa svizzera vicino al confine con la Francia, la sede della tradizione orologiaia svizzera.
Nicolas G. Hayek è morto nel 2010, a 82 anni, per un infarto che lo ha colpito nel quartier generale della Swatch a Biel. La sua riorganizzazione aveva avuto così successo che Hayek rimase alla guida del gruppo dal 1983 fino alla sua morte: nel 1985 comprò una quota di controllo delle azioni della società. Quando morì era per tutti «l’uomo che ha salvato l’industria degli orologi svizzera».

http://www.ilpost.it...rologio-swatch/

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Soltanto chi non ha approfondito nulla può avere delle convinzioni.

#90 ---

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    Classic Rocker

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Inviato 01 marzo 2013 - 13:48

Bellissima storia di rilancio industriale (e di creazione di un mito), l'ho appena letta anche io.
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#91 floods

floods

    l'utente main$tream

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Inviato 02 febbraio 2014 - 16:30

Aiutoooooooooo!!!!!
E' bastato trovarmi di fronte la foto di uno Swatch durante una navigata chee mi son chiesto:

"Quanto varranno ora i miei? Cerchiamo..."
"Cavolo ma questo sito vende pure modelli vecchissimi, ma nuovi!"
"E ce n'è pure un altro a prezzi ancora più bassi senza spese di spedizione!"
"E ci sono i modelli pacchianissimi che da piccolo non trovavo mai e che costavano una cifra nei negozi specializzati di Roma e Chiasso"

Morale della favola ne ho già ordinati tre per la modica cifra di 174 euro:

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Me lo sento sono ricaduto nel vortice dopo vent'anni, e adesso ho pure i soldi e i mezzi (internet) per comprare i modelli che prima erano proibitivi, adesso lo so già che non sarò felice finchè non mi comprerò lui:

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Costa solo 180 euro! asd
C'è qualche altro disgraziato ad avere la mia stessa dipendenza?
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#92 xtc

xtc

    Gianfranco Marmoro

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Inviato 02 febbraio 2014 - 19:43

Aiutoooooooooo!!!!!
E' bastato trovarmi di fronte la foto di uno Swatch durante una navigata chee mi son chiesto:

"Quanto varranno ora i miei? Cerchiamo..."
"Cavolo ma questo sito vende pure modelli vecchissimi, ma nuovi!"
"E ce n'è pure un altro a prezzi ancora più bassi senza spese di spedizione!"
"E ci sono i modelli pacchianissimi che da piccolo non trovavo mai e che costavano una cifra nei negozi specializzati di Roma e Chiasso"

Morale della favola ne ho già ordinati tre per la modica cifra di 174 euro:

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Me lo sento sono ricaduto nel vortice dopo vent'anni, e adesso ho pure i soldi e i mezzi (internet) per comprare i modelli che prima erano proibitivi, adesso lo so già che non sarò felice finchè non mi comprerò lui:

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Costa solo 180 euro! asd
C'è qualche altro disgraziato ad avere la mia stessa dipendenza?

quasi un migliaio di pezzi,
tra i quali un bergstrussi e un foon, nonche il set valigia di vivienne westwood
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#93 floods

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    l'utente main$tream

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Inviato 02 febbraio 2014 - 19:58

Quanto mi piaceva il Bergstrussli, quanto può valere ora? Ho visto che alla fine solo i modelli art e special hanno acquisito un certo valore con gli anni, dei modelli normali solo il medici's e qualcun altro ha un prezzo leggermente superiore agli atri (in media tra i 50 e i 60 euro).
Il set valigia della Westwood non ce l'ho presente, mi ricordo che aveva disegnato due pop swatch però...

P.S.: Gianfranco fai foto!!!
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#94 Embryo

Embryo

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Inviato 21 agosto 2014 - 09:01

Regalo della futura signora:

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nobody knows if it really happened

At this range, I'm a real Frederick Zoller.

La birra è un perfetto scenario da sovrappopolazione: metti una manciata di organismi in uno spazio chiuso con più carboidrati di quanti ne abbiano mai visti e guardali sterminarsi con gli scarti che producono - nel caso specifico, anidride carbonica e alcol. E poi, alla salute!

#95 oblomov

oblomov

    Mommy? Can I go out and kill tonight?

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Inviato 21 agosto 2014 - 20:01

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Soltanto chi non ha approfondito nulla può avere delle convinzioni.

#96 auslöschung

auslöschung

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Inviato 22 agosto 2014 - 08:30

sugli orologi cambio idea ogni tre giorni. la mia line up del cuore, ultimamente, è:

nomos tangomat
patek philippe calatrava
piaget altiplano [2]
vacheron constantin patrimony

diverso:

rolex milgauss

sono così noioso che ringrazio il cielo di essere (a) troppo pleb per potermeli permettere (b) contrario al portarli davvero. redarguiscimi, oblomov. [2] per gli hipster lifehacker che non possono permettersi un altipiano (tantomeno scheletrato, pfff) c'è il rip off giovane e dinamico; qualcuno ci ha fatto un pensiero?
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#97 oblomov

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    Mommy? Can I go out and kill tonight?

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Inviato 22 agosto 2014 - 18:48

sugli orologi cambio idea ogni tre giorni. la mia line up del cuore, ultimamente, è:

nomos tangomat
patek philippe calatrava
piaget altiplano [2]
vacheron constantin patrimony

diverso:

rolex milgauss

sono così noioso che ringrazio il cielo di essere (a) troppo pleb per potermeli permettere (b) contrario al portarli davvero. redarguiscimi, oblomov. [2] per gli hipster lifehacker che non possono permettersi un altipiano (tantomeno scheletrato, pfff) c'è il rip off giovane e dinamico; qualcuno ci ha fatto un pensiero?


Il milgauss è talmente brutto che mi piace e lo desidero, per il nomos guarda stowa antea, lo porti via con una cifra quasi accettabile
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#98 thom

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Inviato 23 agosto 2014 - 18:06

sugli orologi cambio idea ogni tre giorni. la mia line up del cuore, ultimamente, è:
Il milgauss è talmente brutto che mi piace e lo desidero, per il nomos guarda stowa antea, lo porti via con una cifra quasi accettabile


secondo me la rolex fa molto di peggio che il milgauss verde, per esempio, che si avvicina pericolosamente alla decenza (finché non lo vedi al polso di daniel craig, per cui ritorna subito da dove è venuto)

oggi l'ivoriano che passa da me ogni sabato mattina mi ha proposto questo, non ho resistito:

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#99 Stephen

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  • LocationLa Callaretta della Colla

Inviato 26 giugno 2015 - 17:50

Sfoglio il catalogo Breitling per scegliere un cronografo sportivo con/cui appioppare un bel quadrante nero, e mi innamoro di un pataccone giallo che va 3000 metri sott'acqua (in caso si può far diventare nero).

s6B8XUp.jpg

E' più cool nero o giallo? Io direi giallo.
E' più bello il Superocean? http://www.breitling...itage-46-42.png

Diciamo che sono indeciso tra questi due (stili).

 

Ciao ;)


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E un passo di quella danza era costituito dal tocco più leggero che si potesse immaginare sull'interruttore, quel tanto che bastava a cambiare...

... adesso

e la sua voce il grido di un uccello

sconosciuto,

3Jane che rispondeva con una canzone, tre

note, alte e pure.

Un vero nome.


#100 Max Stirner

Max Stirner

    Scaruffiano

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  • LocationAci Trezza(CT)

Inviato 12 gennaio 2016 - 18:16

http://www.lichterlo...m/en/normalzeit

li conosce qualcuno?

ne portereste mai uno al polso?


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"Ho abituato i miei occhi al sangue." Georg Büchner


"Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius"




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