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Il film che ho visto (prima di postare leggere le regole in prima pagina)


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5148 replies to this topic

#5141 kristofferson

kristofferson

    Giù la testa, coglioni

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Inviato 29 marzo 2021 - 13:38

’71 (2014) di Yann Demange
 
71-poster.jpg

Niente male questo. Secondo me perde qualcosa nel non spingere fino in fondo l’idea di fare un film carpenteriano con la Belfast degli anni 70 come fosse la Manhattan di Escape from New York per adeguarsi, invece, da un lato alla moda imperante del survival movie (genere cinematografico per definizione degli anni ’10 come il thriller lo era dei ‘90) e dall’altro al tentativo di cercare di fare un discorso più serio e "impegnato" (come se i film "impegnati" sull’IRA non mancassero). Comunque funziona più che efficacemente lo stesso, grazie all’ottimo comparto tecnico (con menzione soprattutto a fotografia e ricostruzione d’epoca) e al lavoro del francese Yann Demange, uno che segue i dettami della nouvelle vague horror francese e gira tutto con stile livido e semi documentaristico, regista direi da tenere d’occhio.
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#5142 Tom

Tom

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Inviato 02 aprile 2021 - 09:45

image.jpg

 

2018 Mid90s di Jonah Hill

Classico coming-of-age, a base di skate, ghetto e disfunzioni familiari. Un po' monotona l'ingenuita' del protagonista, ragazzino munito di occhioni, ma la storia sa cogliere belle sfumature negli altri personaggi e si conclude in modo molto sentito. Uno di quei film che si fa amare per la sua semplicita' e sincerita'.

 

Mi incuriosiva naturalmente la visione retrospettiva degli anni 90 che Hill ha vissuto da ragazzino. Intanto gira un film sui anni 90 come fosse un film degli anni 90: lunghe scene di dialoghi cazzoni ("se fossi obbligato succhieresti il cazzo a tuo padre o leccheresti la figa a tua madre?"), colori tenui e pochissime ombre, attesa generale e beckettiana di non si sa cosa. Tanto Linklater, un po' di Kevin Smith, e uno stordimento progressivo forse in odor di  Scorsese. Immagino che per i nati negli anni 80 possa fare il suo effetto l'accumulo di simboli, marchi e prodotti dell'epoca, ma a parte quello il peccato veniale del film mi pare essere proprio che la stessa storia poteva essere tranquilamente ambientata in qualsiasi altra epoca, la nostra compresa. C'e' proprio un deficit di atmosfera, di qualcosa che ti faccia dire "cazzo bro', era proprio cosi' nei fottuti anni 90!".

 

Del resto mi sembra che cio' che ha caratterizzato i 90 sia stata proprio la loro mancanza di caratterizzazione. A livello estetico sono stati un decennio a basso voltaggio, quel po' di "glam" che hanno avuto era eredita' dei decenni precedenti. Cioe', se cerco un video asmr sui 90 esce roba svuotatissima cosi'...

 

 

...anche affascinante, ma se manco con lo stile d'arredamento ci tiri furi qualcosa di iconico o per lo meno spendibile la vedo dura darci dentro d'amarcord e revival. A meno che qualcuno non si inventi degli anni 90 che non sono mai esistiti, come alla fine a forza di revival e' successo con gli 80.


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#5143 Tom

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Inviato 02 aprile 2021 - 14:01

Altri due interessanti "capricci" d'attore visti recentemente.

 

lost-river-trailer-analysis-1-638.jpg

2014 Lost River di Ryan Gosling
Bella sorpresa. Goslin accumula un sacco di vezzi e vizi del cinema indipendente degli ultimi anni, a cominciare da un eccesso di catarsi e la presenza di un paio di cattivi di esasperata cattiveria, eppure realizza un'opera affascinante e intensa che mi ha colpito. Molto potente l'apocalittica visione di una cittadina abbandonata per la crisi del 2008, diventata una terra di nessuno percorsa da personaggi alla Mad Max e assediata da una speculazione edilizia stile il Nulla della Storia Infinita. C'ho messo anni a vederlo, perche' quando ne leggevo vedevo citate le paroline "realismo magico", che gia' in genere digerisco poco in salsa latina, ma non lo sopporto proprio quando lo fanno gli americani. Qui per fortuna il "magico" propriamente detto riguarda un'unica sequenza, il resto e' piu' questione di atmosfere e potere evocativo di molte immagini e trovate visive. Alla fine parlerei piu' di un gotico americano rinnovato coi colori rubati (tanto per cambiare) al gotico italiano, con tanto di Barbara Steele a fare l'icona muta. L'influenza del mentore Refn su molte sequenze e' netta, ombre anche di Lynch e Cianfrance (che un film cosi' per me non l'ha girato), ma Goslin ha un suo sguardo originale. Considerato che nel 2009 aveva pure dimostrato di aver un gran talento musicale col pop halloweenesco di ''Dead Man's Bones'' occhi da triglia e' un talentone poliedrico mica da poco.

 

zeroville-1.jpg

 

2019 Zeroville di James Franco
Questo e' davvero folle e anche difficile da descrivere. Tutto inizia nella Hollywood del 1969 nei giorni dell'omicidio di Sharon Tate (ricorda qualcosa?), quando arriva in citta' uno seminarista scomunicato che dopo aver visto "Un posto al sole" (il film con la Taylor e Monty Clift... cos'altro?) si e' innamorato del cinema e ci si dedica come una religione, diventando un ricercato montatore e scenografo. Forse e' tutto un suo sogno, forse e' James Franco che quella volta ha preso troppi acidi. Fatto sta che e' un psichedelico viaggione che rilegge gli anni della New Hollywood come un sogno e un incubo, in cui tempistiche, film e personaggi si sovrappongono senza un vero filo logico. Film "maledetto" di Franco che c'ha messo anni a portarlo a termine, girando a piu' riprese, manco fosse un novello Orson Welles. Ha senso impuntare squilibri e cadute di tono a un film del genere, in cui sequenze didascaliche da ricostruzione per un programma di Piero Angela (il protagonista va a una festa in cui ci sono guarda caso Milius, Spielberg, De Palma e Lucas e tutti guarda caso stanno parlando dei rispettivi film che li renderanno famosi) si alternano a sequenze totalmente surreali? E anche livello visivo ci sono picchi e abissi mica da ridere. Opera stramboide, senza senso, senza pubblico, forse un "The Room" con gia' incorporato il suo "The Disaster Artist" che Franco ha amorevolmente dedicato a se stesso. Forse una troiatona, forse un cultone: ci devo pensare.


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#5144 häxan

häxan

    the nameless uncarved user

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Inviato 02 aprile 2021 - 17:48

2019 Zeroville di James Franco
Questo e' davvero folle e anche difficile da descrivere. Tutto inizia nella Hollywood del 1969 nei giorni dell'omicidio di Sharon Tate (ricorda qualcosa?), quando arriva in citta' uno seminarista scomunicato che dopo aver visto "Un posto al sole" (il film con la Taylor e Monty Clift... cos'altro?) si e' innamorato del cinema e ci si dedica come una religione, diventando un ricercato montatore e scenografo. Forse e' tutto un suo sogno, forse e' James Franco che quella volta ha preso troppi acidi. Fatto sta che e' un psichedelico viaggione che rilegge gli anni della New Hollywood come un sogno e un incubo, in cui tempistiche, film e personaggi si sovrappongono senza un vero filo logico. Film "maledetto" di Franco che c'ha messo anni a portarlo a termine, girando a piu' riprese, manco fosse un novello Orson Welles. Ha senso impuntare squilibri e cadute di tono a un film del genere, in cui sequenze didascaliche da ricostruzione per un programma di Piero Angela (il protagonista va a una festa in cui ci sono guarda caso Milius, Spielberg, De Palma e Lucas e tutti guarda caso stanno parlando dei rispettivi film che li renderanno famosi) si alternano a sequenze totalmente surreali? E anche livello visivo ci sono picchi e abissi mica da ridere. Opera stramboide, senza senso, senza pubblico, forse un "The Room" con gia' incorporato il suo "The Disaster Artist" che Franco ha amorevolmente dedicato a se stesso. Forse una troiatona, forse un cultone: ci devo pensare.

 

recentemente ho letto il romanzo di steve erickson da cui è tratto, non sapevo nemmeno ci avessero tratto un film ma da come ne parli mi sa che franco ha rovinato tutto asd il tono surreale è già nel testo comunque, è strutturato in brevi capitoli/paragrafi a tratti quasi sconnessi tra di loro. lo consiglio in ogni caso, avrebbe quasi più senso parlarne in questa sezione che nella sezione letteraria tra l'altro.


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I work hard for everything I own

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#5145 Faccia da Merda

Faccia da Merda

    Goonie

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Inviato 03 aprile 2021 - 21:30

7 minuti di Michele Placido.

Praticamente una pièce teatrale che parla di una crisi aziendale all'interno di un consiglio operaio fatto di sole donne.
Avvincente e ricca di dramma, una sorprendente Fiorella Mannoia oltre che una sicura Ottavia Piccolo. Ma oltre la Angiolini, Capotondi e ottime comparse mi ha covinto più di tutte la Violante Placido su sedia rotelle, davvero brava.

http://forum.ondaroc...oria/?p=2618870
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Caro sig. Bernardus...

Scontro tra Titanic

"Echheccazzo gdo cresciuto che nin sei altro."<p>

#5146 gwoemul

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Inviato 11 aprile 2021 - 09:48

locandina.jpg

 

La mafia non è più quella di una volta (2019), Franco Maresco

 

Direi in maniera abbastanza perentoria che Maresco è uno dei più grandi registi viventi. Pure tralasciando tutto quanto di eccelso fatto con Ciprì. Se ne è uscito con il dittico sulla mafia (Belluscone + questo) in cui mette in scena il mondo in una maniera sopraffina.

Belluscone (film da 9.5/10) certamente più riuscito di questo ma in ogni inquadratura, ogni parola, ogni gioco pure qui sta spanne sopra tutti quanti.

Sorprende la sua capacità di essere dentro un universo talmente complesso e "degradato". Il suo mettere in scena l'umanità così delirante con distaccata pietà ma fermo intento di analisi, spezzato da un'ironia travolgente, è qualcosa che non lo si può studiare a scuola. E anche il trovarsi nelle situazioni più assurde.

Per certi versi mi ricorda (nel modo) Herzog.

Ma non è solo contenuto, il suo è cinema fatta di immagini, inquadrature e montaggio perfetti. Perché poi sembra essere "solo" uno  bravo a trovarsi in quelle situazioni.

 

La cosa più incredibile è che non si capisce bene quando una cosa sia preparata e quando semplicemente documentata. In Belluscone raggiungeva la vertigine massima con la scena di Dell'Utri. Qui è una sensazione costante su cui però piazza dei capolavori (come la scena del trans che potrebbe stare nei Vangeli).

 

La questione è che ci son dei momenti che ti fan ridere da star male e allo stesso tempo riesce a farti piangere dalla rabbia. Magari con la stessa scena. Maresco è uno dei più grandi oggi, non in italia (che sarebbe poi poca cosa forse) ma nel mondo intero.

 

Voto: 9

 

 

Recuperato finalmente, si trova su Prime Video!!!

 

Benché forse più sfilacciato e meno fresco di Belluscone c'è uno spunto potentissimo che rende il film un altro capo: la cultura mafiosa cerca di fagocitare - distorcendoli - i simboli dell'antimafia (Falcone e Borsellino hanno portato l'illuminazione stradale, le scuole, i giardini...  asd). 

 

Il segmento della serata "Neomelodici per Falcone e Borsellino" in questo senso è clamoroso nel mettere in luce le contraddizioni più grottesche, con una galleria di personaggi uno più assurdo dell'altro e Maresco assolutamente spietato nel ridicolizzarli nella loro piccineria ma irrimediabilmente dalla loro parte. Magari è un accostamento del cazzo ma a me tutta questa parte ha ricordato addirittura l'Altman di Nashville e Radio America.

 

Così come in Belluscone, poi di tanto in tanto fanno capolino momenti di noir purissimo anche questi fantastici. Il mio preferito è il produttore che dopo la serata sparisce per giorni e viene ritrovato a casa (fingendo di essere :ossequi:) completamente impazzito a parlare con gli alieni!! 


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#5147 Central Perk

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    Il fu Chanandler Bong

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Inviato 12 aprile 2021 - 20:47

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In The Soup, 1992 (Alexandre Rockwell)

 

Adolpho Rollo vuole diventare regista cinematografico ma riesce a stento a sopravvivere e a pagare l'affitto dell'appartamento. Decide di fare un'inserzione per trovare qualcuno disposto a comprare la sua voluminosa sceneggiatura di circa 500 pagine. Trova un gangster fuori di testa di nome Joe che sembra interessato. I guai sono appena cominciati.

 

 

Quanto ho amato questa piccola gemma, che rientra di diritto tra i migliori film nella categoria "commedie schizzate newyorchesi tra la metà degli anni 80 e la metà dei 90". Rockwell firma una weird comedy alla Jarmush, che infatti partecipa come attore insieme a Carol Kane per un piccolo e delizioso cameo. Il bianco e nero newyorkese e la patina da vecchio noir scalcinato si fondono alla perfezione con le prestazioni di un cast in stato di grazia. Steve Buscemi è perfetto nella parte del loser con grandi ambizioni bohémien, mentre Jennifer Beals con la cameriera latino americana Angelica, amata follemente dallo spiantato Adolpho, crea un personaggio che è un sentito tributo alla Camilla Lopez di Chiedi Alla Polvere di John Fante. Discorso a parte merita il vero protagonista del film: Seymour Cassel è incredibile e svetta su tutto e tutti. Il suo Joe è un gangster profondo, tanto pericoloso quanto dolce e a tratti anche poetico, soprattutto nell'espressione fisica del suo attaccamento al giovane Adolpho, che riempie di baci, buffetti, pacche sulle spalle e occhiolini, tutto ciò sempre dopo averlo tradito, tramortito o ridicolizzato. Non esagero quando dico a voce alta che, nonostante abbia apprezzato il vecchio Cassel in tantissimi grandi film, questa è probabilmente la parte della vita. Questo strano rapporto tra il giovane e squattrinato regista e il gangster che vuole produrgli un film coinvolgendolo in loschi traffici è una piccola grande storia, un po' sfilacciata in certi momenti, ma proprio per questo ancora più da godersi nella sua piacevolissima stranezza. Bianco e Nero del film una gioia per gli occhi.

 

 

Menzione speciale per un giovane Stanley Tucci con ancora qualche pelo sulla capoccia. 


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#5148 Acid WaruMonzeamon

Acid WaruMonzeamon

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Inviato 16 aprile 2021 - 01:03

Teresa-Ann-Savoy-nude-full-frontal-Pamel

 

Vizi privati, pubbliche virtù (1976) di Jancsò Miklos

 

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Jancsò in varie interviste disse che i suoi film italiani erano venuti fuori malamente, sopratutto per questioni di budget (e per l'impossibilità di lavorare con Monica Vitti, dal quale il pessimo risulto del il pacifista, quasi sicuramente il peggiore della filmografia di Jancsò). Questo qua pure mi pare fu fortemente criticato, e in Ungheria si cerca di dimenticare la parentesi italiana del regista. 

 

Ora, questo sicuramente non è da annoverare tra i grandissimi di Jancsò, all'inizio sembra un addirittura più un film di Tinto Brass, la regia dell'ungherese si fa riconoscere solo a tratti e la pellicola risulta per lo più una serie di sequenze con gente nuda e gioiosa. Del film si è detto (leggo adesso) che fu concepita come una furbata, cercando di mettere più nudi possibili per attirare il grande pubblico. è anche possibile che visto il budget ridotto si siano semplicemente divertiti a girare un soft-porn. Fatto sta che in Vizi privati, pubbliche virtù c'è praticamente di tutto: incesto, triplo incesto, orgie, ermafroditi (Teresa Ann-Savoy notevolissima), ermafroditi che stuprano alti ufficiali, servitù che piscia nel capello della principessa, etc... fa persino la sua comparsa una giovanissima Cicciolina. 

 

Il film narra l'ultima festa di Rodolfo d'Asburgo (cugino del Franz Ferdinand poi fatto fuori a Sarajevo), legittimo erede del regno austro-ungarico, che però al potere preferì trombazzare pigliando in giro il padre. E di fatti ci vien raccontato il giorno e la sera prima dei fatti di Mayerling, in salsa "meglio scopare in gruppo che esercitare brutalmente il potere". Tuttavia io starei ben attento ad etichettarlo come La solita tesi sul sesso come strumento di ribellione al potere in quanto si rischia di tralasciare certe sottigliezze che meriterebbero invece di essere approfondite. Senza dire troppe cose (il film si trova facilmente, guardatelo), meritano le varie inquadrature sparse sui visi singoli (nei momenti di distaccamento dell'orgia) che tradiscono la realizzazione della fine dei giochi. Tocco di classe infine il pompino finale.

 

In breve sintesti: un Zabriskie Point in costume, senza acidi e decisamente più spinto.  

 

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#5149 gwoemul

gwoemul

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Inviato 18 aprile 2021 - 09:02

The Oak Room (2020, Cody Calahan)
 
The%20Oak%20Room%20-%20recensione%20film
 
Interessante questo filmetto metanarrativo tutto digressioni dove chissenefrega di arrivare al punto, l'importante è come NON ci arriviamo
 
Un bar polveroso in orario di chiusura, una gelida notte canadese con tanto di tormenta di neve e la persona sbagliata che entra dalla porta con una storia da raccontare (a story that it's worth a thousand words).
Inizia così una serie di racconti pulp con bar polverosi in orario di chiusura, gelide notti canadesi con tanto di tormenta di neve, persone sbagliate che entrano dalla porta, ricordi inquietanti che riemergono davanti la bottiglia... Racconti uno dentro l'altro, magari inventati, spesso interrotti per essere forse ripresi in seguito oppure volutamente ininfluenti ai fini della trama. 
In questo senso abbastanza spiazzante il colpo di scena finale che risolve l'intreccio aprendo irrimediabilmente un'altra voragine e sancendo la vittoria di tutti i pezzi di storia mancanti (e qui chiaramente o si sta al gioco o ci si potrebbe irritare).
 
Giusti gli accostamenti a Hateful Eight, di cui è a tutti gli effetti un fratellino. Discutibile il fatto che venga venduto come horror, di fatto lo è solo a tratti e in maniera molto marginale (altra cosa che potrebbe irritare) ma allo stesso tempo mutua alcune soluzioni visive e l'atmosfera vagamente metafisica di certi horror anni 70 e il sound design degli horror moderni.

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