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Il film che ho visto (prima di postare leggere le regole in prima pagina)


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4429 replies to this topic

#4421 The Man

The Man

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 06 novembre 2018 - 11:26

Oltre a un'inflazione e a una sovraesposizione che avrebbero ammazzato un bufalo la figura del serial killer proprio a partire dal franchaise con Anthony Hopkins ha dovuto anche fare i conti con esagerazioni e facilonerie assortite che hanno ben presto tolto verosimiglianza e quindi fascino malefico alle sue imprese.
Il John Doe di Seven fa già parte di questa seconda ondata che potremmo chiamare del serialkiller-superuomo, anzi ne è probabilmente il risultato migliore e più riuscito pur con tutti gli annessi e connessi di cui sopra.
Perché la figura dell'omicida seriale torni a inquietudini reali e profonde bisognerà aspettare Zodiac, capolavoro dello stesso Fincher, che col suo realismo certosino farà finalmente piazza pulita di decenni di mostri sempre più fumettistici e improbabili.

Messaggio modificato da The Man il 06 novembre 2018 - 20:47

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#4422 cinemaniaco

cinemaniaco

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Inviato 06 novembre 2018 - 16:39

fahreneit 11/9 (2018) di m. moore

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li ho visti quasi tutti i documentari di moore. e questo nuovo fahreneit mi è sembrato il suo film più arrabbiato, ma anche disilluso, sconfortato, disperato ed amareggiato. sicuro non c’è paragone con quell’imbarazzante apologia propagandistica della clinton che era il precedente michael moore in trumpland. probabile che persa anche quella battaglia, a moore sia rimasto solo lo sfogo. pur non condividendo parecchie cose dei suoi film – anche in questo – ammetto però che resta l’unico a dare voce ad un’america che all’estero si conosce sempre troppo poco. e chi dovrebbe parlare dell’america di flint? hollywood? il nyt? in teoria si, se non fossero troppo impegnati a fare fronte comune per difendere lo status quo

l’episodio di flint penso sia proprio paradigmatico per parlare della società americana. mostra quello che in america avviene da decenni: la cannibalizzazione del pubblico da parte del privato. non conosco molto bene le istituzioni americane da poter parlare con cognizione di causa, ma mi viene da pensare che abbiano molti meno contrappesi democratici di noi, se un governatore con una tale facilità può esautorare i poteri locali e trasformarsi in un piccolo sovrano, senza che nessun’altra istituzione od autorità si metta in mezzo bloccandone le decisioni. una volta che persone del genere hanno un tale potere, il passo successivo è la spartizione del pubblico (o di quel che ne resta) tra una piccola oligarchia privata. ma qui si va persino oltre. si arriva ad avvelenare una popolazione per inseguire profitti privati. da noi queste cose le fanno le mafie. ma quando la protesta monta, le denunce non si possono più arginare – dopo anni di costante avvelenamento – ecco che sembra muoversi finalmente washington nella persona dell’ex presidente barack obama. obama arriva in una città a maggioranza afroamericana e nel comizio in maniche di camicia l’unica cosa che si è preparato è una gag sull’acqua. dopodiché risale sul proprio aereo e il governatore può tornare a dichiarare che l’acqua di flint non presenta alcun rischio per la salute. ecco, questa scena andrebbe mostrato a tutti quelli che si chiedono come sia possibile che trump abbia vinto le elezioni

in verità mi aspettavo che moore si focalizzasse molto di più su questo aspetto, essendo in pratica stato l’unico ad aver “predetto” la vittoria, conoscendo molto bene la base elettorale operaia del paese. certo le stoccate ai democratici sono tante: dall’accusa di brogli nelle primarie per penalizzare bernie sanders, al suo bersaglio storico preferito (dopo bush jr), quel bill clinton e la sua “terza via” centrista che a detta di moore ha trasformato il partito democratico in un establishment elitario non molto diverso dai repubblicani. però alla fine la questione della crisi della sinistra resta un po’ aleatoria

paradossalmente nemmeno donald trump è il vero fulcro del documentario. anche se quando lo fa entrare e rientrare in scena, le accuse nei suoi confronti sono ovviamente durissime e l’immagine che ne emerge è chiaramente sgradevole. moore si fa prendere un po’ troppo la mano e cade nella solita trappola della reductio ad hitlerum, portando la testimonianza di due professori di storia che si affannano a trovare somiglianze tra l’america del 2018 e la germania del 1933. e così oltre a mettere in sincro un comizio di trump con le immagini di hitler, moore azzarda persino un parallelismo tra l’incendio del reichstag e l’11 settembre, direi sposando a viso scoperto le teorie complottistiche che vedono un piano autoritario della destra americana dietro gli attentati delle torri gemelle e ciò che ne è seguito

ma al di là di queste scelte parecchio discutibili e controverse, come dicevo emerge dal documentario la certificazione di quello che lo stesso donald trump aveva espresso nel suo primo (finto, organizzato, televisivo) comizio, nella sua discesa in campo: il sogno americano è morto. moore cerca speranza nell’attivismo spontaneo della gente comune, nei ragazzini sopravvissuti alla strage della scuola di parkland, ma non crede più che l’american way of life sia ancora una realtà nel suo paese. mi pare dica proprio: l’america per cui mi batto è l’america che non è mai esistita. l’ammissione di un fallimento, la disillusione e la consapevolezza che l’immagine dell’america che viene propagandata nel mondo non corrisponde per nulla alla realtà delle cose. l’america ha sicuramente dei grossi problemi a livello istituzionale, di regole del gioco: forse ci vorrebbe qualcuno che me lo spiegasse per bene, ma il loro meccanismo elettorale è surreale, ed è incredibile che non siano riusciti a cambiarlo in 200 anni
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#4423 piersa

piersa

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Inviato 08 novembre 2018 - 14:52

cazzo, la storia di Flint mi ha choccato, altro che trump.

 

Ieri l'altro ancora ho rivisto "Anatomia di un rapimento", del sommo Kurosawa Akira. L'avevo trovato in bancarella a 2E e ne ero stato felice, l'avevo visto al cine molti anni fa e lo avevo trovato straordinario. Rivedendolo, mi dicevo "guarda come fila, sembra un videoclip". E infatti era la versione italiana, tagliata di quasi 40 minuti :(

 

Lo consiglio vivamente a tutti (e nella versione originale), potrebbe essere il più bel noir della vostra vita. Forse anche il romanzo di Mc Bain potrebbe valere la lettura. Chi ne sa?

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#4424 solaris

solaris

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Inviato 08 novembre 2018 - 15:16

Molto interessante il nuovo Moore, anche se in certi momenti si perde. La retorica gli americani non se la fanno mancare mai e il tifo per le Ocasio-Cortez sembra più far parte del sistema che andarci contro. La storia di Flint è incredibile (tra l'altro l'avevo già sentita, ma m'ha fatto comunque effetto vederla).
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#4425 Roy Earle

Roy Earle

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Inviato 09 novembre 2018 - 08:14

Quello che funziona di più è proprio la parte su Flint, sarà che trovo Moore molto più centrato ed efficace quando si occupa di cose locali ed episodi apparentemente minori rispetto al tono simil Zeitgeist che utilizza quando parla di politica nazionale ed estera. Sarà anche che un po' mi sono affezionato a quella cittadina sfigata di cui da 30 anni Moore ci mostra il lento e inesorabile crollo, un tracollo così vistoso e terribile che ormai lo stesso governo lo usa come poligono di tiro per esercitazioni militari (credo la parte più assurda del film, si è invaso paesi per molto meno) senza nemmeno prendersi il disturbo di avvertire la popolazione che tanto sticazzi, già li stiamo consapevolmente avvelenando per lucrarci, che vuoi che sia. Una roba spaventosa, quello che personalmente mi rimarrà dell'opera di Moore in futuro sarà la sua testimonianza tra lo sbigottito e l'ironico della rovina sistematica e a tutti i livelli di una città nel pieno cuore dell'occidente più di tutto il resto.


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We'll always have Paris


#4426 cinemaniaco

cinemaniaco

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Inviato 10 novembre 2018 - 09:48

zora la vampira (2000) di manetti bros

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dei registi appartenenti al collettivo de generazione, nel 2000 esordirono al lungometraggio asia argento con scarlet diva, alex infascelli con almost blue e i manetti bros con questo zora la vampira. film che suscitarono reazioni contrastate e contrastanti, ma che sembravano aprire una nuova stagione del cinema italiano. e invece è finito tutto lì, gli unici ad aver continuato con il proprio cinema sono stati proprio i manetti che hanno però raggiunto la consacrazione soltanto negli ultimi anni. alla fine il duopolio del cinema italiano - film d'arte da una parte e commedie mainstream dall'altra - è stato spezzato dalla tv con i vari romanzo criminale e gomorra, ma per ora senza creare veri epigoni

i manetti hanno tanti difetti, ma sicuramente sono simpatici e fanno un cinema simpaticamente stracultista. hanno il grosso limite che si fanno fermare da un eccesso di timidezza: a vedere il cinema che citano e che amano, troppa autocensura. guardano agli horror di argento e fulci , ma c'è pochissimo sangue. al porno di selen, ma non si vede neanche una tetta. ai poliziotteschi, ma manca totalmente il cinismo. non dico che zora la vampira sia un film da prima serata di rai 1, ma ecco, da rai 2 come il loro ispettore coliandro si. a loro va sicuramente il merito di aver portato alla ribalta una italia underground nel 2000, facendo una specie di musical rap misto horror che è la vera cifra di originalità. una sorta di dal tramonto all'alba all'amatriciana. per i nostalgici emerge anche il ritratto di quella sinistra rifondarola che poi prenderà le botte l'anno dopo al g8, ormai da libri di storia
  • 1

#4427 Giuseppe Bergman

Giuseppe Bergman

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Inviato 11 novembre 2018 - 14:47

Insomma tanta tristezza


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" Chi lo sa veramente? Chi può qui dichiarare

da dove è stata prodotta, da dove viene la creazione?

Dalla creazione di questo universo gli Dei vennero successivamente:
chi allora sa da dove ciò è sorto? "

 

*    *    *    *

 

सब्बे संखारा अनिच्चा सब्बे संखारा दुक्खा सब्बे धम्मा अनत्ता

 

 

#4428 Tom

Tom

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Inviato 11 novembre 2018 - 15:59

I Manetti finche' giocano coi generi ma fanno soprattutto commedia all'italiana (Zora, Song'e, Ammore) sono passabili, quando hanno tentato di prendere di petto il genere (Wang, Paura) il disastro. Anni fa li odiavo, e ne ho scritto peste e corna anche su questo forum, ma col tempo mi sono diventati simpatici.


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#4429 Seattle Sound

Seattle Sound

    Non sono pigro,è che non me ne frega un cazzo.

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Inviato 11 novembre 2018 - 17:26

I Manetti finche' giocano coi generi ma fanno soprattutto commedia all'italiana (Zora, Song'e, Ammore) sono passabili, quando hanno tentato di prendere di petto il genere (Wang, Paura) il disastro. 

 

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Alfonso Signorini: "Hai mai aperto una cozza?"
Emanuele Filiberto: "Sì, guarda, tante. Ma tante..."
(La Notte degli Chef, Canale 5)

 

"simpatico comunque eh" (Fily, Forum Ondarock)

 

"passere lynchane che finiscono scopate dai rammstein"

"Io ho sofferto moltissimo per questo tipo di dipendenza e credo di poterlo aiutare. Se qualcuno lo conosce e sente questo appello mi faccia fare una telefonata da lui, io posso aiutarlo"
(Rocco Siffredi, videomessaggio sul web)


"Ah, dei campi da tennis. Come diceva Battiato nella sua canzone La Cura"


#4430 woody

woody

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Inviato 11 novembre 2018 - 18:16

I Manetti finche' giocano coi generi ma fanno soprattutto commedia all'italiana (Zora, Song'e, Ammore) sono passabili, quando hanno tentato di prendere di petto il genere (Wang, Paura) il disastro. Anni fa li odiavo, e ne ho scritto peste e corna anche su questo forum, ma col tempo mi sono diventati simpatici.

Zora, Song e Ammore gli unici tre che ho visto pure io, leggeri simpatici e divertenti, con preferenza  a Song E' Napule probabilmente. Zora non so ha i suoi difetti ma alla fine si guarda volentieri. Spero abbiano trovato la loro cifra in questo mix di genere e commedia, ho bisogno di commedie in questo periodo, troppi film violenti e/o tristissimi, dio cristo tirate fuori qualche commedia decente un po' più spesso, suggeritemele voi magari forse sono io che non cerco nei posti giusti


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